Catanzaro – UICI e Pari Opportunità: un connubio concreto

Un’ente che sia esso di tipo associativo o di altra natura deve misurare il suo grado di integrazione dal livello di pari opportunità che riesce a garantire non solo al suo esterno, battendosi per il raggiungimento della piena integrazione, ma anche e soprattutto al suo interno in relazione ai ruoli che ed alle possibilità che può garantire.

Di ciò si è discusso lo scorso venerdì in occasione dell’incontro del Settore Pari Opportunità, voluto dalla Consigliera Luciana Loprete e dal Presidente Regionale dell’UICI Calabria Pietro Testa, per discutere, prevedere e programmare ogni azione necessaria affinché le donne e gli uomini afferenti alle sedi territoriali UICI della Calabria possano sentirsi tutelati nel rispetto della loro diversa condizione. Che siano essi uomini o donne poco cambia, l’importante è che a tutti vengano date le stesse opportunità.

Molteplici i temi discussi in occasione dell’incontro e che hanno spaziato dalla formazione professionale alla salvaguardia del diritto al lavoro, dalla pensionistica alle ulteriori iniziative per il contrasto delle discriminazioni sino alla concomitanza della Settimana Mondiale del Glaucoma ove su proposta della Consigliera Loprete, ogni sede ha destinato la giornata dell’8 marzo all’organizzazione di screening oculistici interamente destinati alle donne e soprattutto a quelle che come nel caso recedente delle donne Ucraine necessitano di ulteriori attenzioni essendo esse stesse scappate da zone di guerra o di povertà.

Durante l’incontro da parte della Responsabile del settore Luciana Loprete è stato posto l’accento ed un plauso condiviso poi da tutti i presenti sull’iniziativa che la Vice Presidente della Regione Calabria Giusy Princi che seppur ricopra il suo incarico istituzionale da poco tempo, è già riuscita nell’intento di promuovere e porre all’ordine del giorno di una seduta ad hoc del Consiglio regionale della Calabria, il disegno di legge recante “Misure per il superamento della discriminazione di genere e incentivi per l’occupazione femminile”, un provvedimento attraverso il quale la Regione Calabria si vuole dotare di un elemento che possa essere di supporto per il superamento del gap che le Regioni del Sud purtroppo devono recuperare nei confronti delle consorelle del nord.

Queste sono le azioni concrete che la pubblica amministrazione deve porre in essere per l’abbattimento delle discriminazioni in ambito di pari opportunità perché il GAP da abbattere, risiede in primis tra la distanza che spesso le stesse donne che ricoprono ruoli rilevanti frappongono fra se ed il resto della categoria.

Pubblicato il 08/03/2022.

Il braille, una luce nell’universo… Un racconto di esistenze

Autore: Pierfrancesco Greco

XV Giornata Nazionale del Braille

Grandi contenuti ed emozioni nel simposio, inerente al sistema di letto-scrittura che da due secoli regala ai non vedenti di tutto il mondo l’opportunità di studiare, lavorare, essere parte attiva della società, organizzato dai Consigli regionali UICI di Puglia e Calabria e tenutosi martedì scorso. “Un importante momento di condivisione valoriale”, hanno dichiarato i promotori.

Dare spazio, respiro, forza alla sensibilizzazione universale sui temi dell’accesso al sapere, alla conoscenza dell’immanente, alla comprensione e alla costruzione di ciò che si vuole essere, andando oltre ogni ostacolo, confutando ogni preclusione, abbattendo ogni vallo: temi, questi, afferenti in maniera diretta alla sfera del braille, di cui lo scorso 21 febbraio s’è celebrata la XV Giornata Nazionale, nell’ambito della quale, la mattina di giorno 22, s’è svolto un simposio, dal tema “Il braille: una storia di punti … Libertà e riscatto umano raccontati dal Mezzogiorno”, promosso e organizzato dai Consigli Regionali dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. “Un importante momento di condivisione valoriale tra due territori, tra due sezioni regionali della nostra grande famiglia associativa, le quali, attraverso questa sorta di gemellaggio, intendono offrire un esempio di collaborazione sui temi, sui principi e sulle azioni concrete che, ci auguriamo, sia prodromo di un’innovativa modalità operativa basata sul confronto delle proposte, sullo scambio delle idee, sulla sintesi da trovare nelle misure, nelle azioni, negli interventi a favore dei nostri associati e di tutti i non vedenti e pluriminorati”, hanno evidenziato le promotrici e i promotori dell’evento, a cui hanno dato forte impulso la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazione dell’UICI, e la professoressa Chiara Calisi, Consigliere Nazionale UICI e componente dei gruppi di lavoro e istruzione; un evento orientato a porre all’attenzione del senso comune la centralità, l’intangibilità, la sacralità dell’umana aspirazione a essere parte attiva, pensante, cosciente della propria individualità, delle proprie capacità, delle proprie peculiarità contestualmente alle assise della società contemporanea, in una prospettiva solidaristica e universale, ove la persona realizza se stessa in un consesso comunitario, ove la valorizzazione della summenzionata individualità non si traduce nell’apologia dell’individualismo, che genera isolamento, bensì nella maturazione di una coscienza collettiva cementata dalla comune condizione d’umanità, intesa sia come insieme di donne e uomini che vivono e amano nello stesso punto dell’universo sia come sentimento che dovrebbe indurre ognuno a trovare nell’altrui felicità la strada della propria crescita e della propria felicità. Strada che ha nel braille una delle corsie preferenziali e su cui il convegno ha acceso il faro dell’attenzione, dell’interesse attraverso la partecipazione, da remoto, di dirigenti e rappresentanti associativi, esperti e studenti: pensieri, riflessioni, voci le quali hanno trovato compendio in un segmento temporale che è stato possibile seguire sulle pagine facebook di UICI Calabria e UICI Puglia e che ha pienamente assunto quei crismi di richiamo universalista di cui si è scritto pocanzi, in linea, del resto, col messaggio insito nella Giornata Nazionale del Braille, o meglio, nella data che gli estensori della legge n. 126 del 3 agosto 2007, con cui si è istituita la ricorrenza, hanno designato per la celebrazione annuale, il 21 febbraio, ovvero simultaneamente con la Giornata internazionale della Lingua Madre, decretata nel 1999 dall’Unesco per promuovere e salvaguardare l’identità e, nel contempo, la diversità linguistica e culturale. Una coincidenza non casuale e decisamente significativa che pone nella giusta luce la sconfinata portata del braille nella storia della nostra della nostra realtà sensibile: pur non essendo propriamente né un linguaggio né, tanto meno, una lingua, il braille apre le porte alla comprensione, alla lettura alla scrittura alla diffusione di ogni lingua, delle scienze, delle espressioni artistiche e culturali, e permette, letteralmente, di toccare le parole; e poi, alla stregua dei linguaggi e delle lingue, è una stella che viene incontro alla caratteristica precipuamente connotante il genere umano, ovvero la socialità; senza la condivisione delle lingue l’uomo, l’animale sociale per eccellenza, risulterebbe snaturato nella propria essenza, privato del proprio senso, del proprio tempo, dei propri spazi. Allo stesso modo, senza il braille la vita di chi non ha la possibilità di apprezzare con gli occhi l’alba del nuovo giorno risulterebbe defalcata,  chiusa all’interlocuzione, al sapere, al mondo. Quel mondo che il braille porta nelle mani e nella vita, nei giorni e nelle sensazioni, negli impegni e nei sogni di chi tocca i salvifici puntini e di chi li incide. Tocco e incisione che, per i non vedenti, equivalgono alla lettura e alla scrittura, proprie di chi riesce a catturare la luce del mondo con i propri occhi: ecco, il braille, questo alfabeto, questo codice, questo sistema è “la luce di chi non vede”, come spiegato esaustivamente in un filmato realizzato dall’Istituto dei ciechi di Milano, in cui il professore Rodolfo Masto, Presidente della Federazione Nazionale Pro Ciechi, il professore Giancarlo Abba, Docente tiflopedagogista, la professoressa Paola Bonomi, Docente tiflologa e il professor Franco Lisi, Direttore scientifico del summenzionato Istituto, hanno focalizzato l’attenzione,  tra i tanti tratti caratteristici del Braille, su quello che, senza ombra di dubbio, è il principale: la capacità di unire l’astratto al concreto, come fa la musica, che, infatti ha anch’essa carattere universale. E il Braille è veramente qualcosa di universale, come evidenziato nel corso dei lavori anche dal dottor Antonio Giampietro, moderatore del seminario, dalla dottoressa  Palummo, dalla professoressa Calisi, dal dottore Paolo Lacorte, dal dottor Nicola Stilla e dal professor Giuseppe Lapietra: un codice che, con i suoi 6 puntini, con le 64 combinazioni che essi riescono a formare è internazionalmente adoperato come sistema di letto scrittura per rappresentare le lettere dell’alfabeto, i numeri, la punteggiatura, i simboli matematici, le note e gli altri segni musicali. Ecco, incontriamo di nuovo la musica, la quale, proprio come il braille “riempie la vita”, ha osservato Annamaria Palummo, “non conosce confini – ha aggiunto Paolo Lacorte, Presidente dell’UICI Puglia – e può essere appreso da tutti, a prescindere da differenze linguistiche e culturali”. “Un codice che per i non vedenti è semplicissimo da leggere e scrivere – ha affermato Nicola Stilla, Presidente del Club del braille –  ma a cui, in ogni caso, possono accostarsi anche i vedenti, per i quali, pur nell’impossibilità di leggere attraverso il solo tocco dei puntini, è comunque stimolante addentrasi in una dimensione suggestiva, in seno alla quale importante non è imparare le combinazioni a memoria, quanto, piuttosto, entrare nei meccanismi della regolarità di un sistema logico”. Meccanismi “che si integrano perfettamente – ha affermato Rodolfo Masto – con le risorse informatiche, le quali non devono essere viste come fattori che superano il braille, ma che, al contrario, ne esaltano le meravigliose potenzialità, che, inizialmente,  furono avversate, anche nelle scuole: nei primi anni, ovvero in quelli successivi alla sua ideazione, il braille era visto come qualcosa di segreto”, anche sovversivo, e, in effetti, era ed è vero, vista la rivoluzione che esso ha innescato, in senso di liberazione dei ciechi dal giogo della non conoscenza. Una rivoluzione che in Italia “è arrivata nel 1863, a Milano, attraverso una corrispondenza da Marsiglia; e da allora – ha proseguito Masto – gli istituti sono diventati la culla di questo sistema di lettoscrittura, oggi tanto importante per i Bambini, per noi tutti e che, nel capoluogo lombardo, ha prestigioso presidio nel  Museo del braille”, ove si preserva, si alimenta e da cui si diffonde il faro che questo codice ha accesso nella storia; un faro che non è soggetto alla consunzione del tempo e che nel tempo risulta sempre nuovo, adattabile alle novità.  Al riguardo, alquanto interessanti si sono rivelate le considerazioni proposte dal professor Giuseppe Lapietra, componente della Direzione Nazionale UICI, già Direttore dei Corsi di formazione e di aggiornamento organizzati dall’IRIFOR nazionale: “considerazioni prescindenti da specifici e analitici riferimenti, per così dire, al glorioso Braille tradizionale cartaceo, ancor oggi fondamentale nell’educazione ed istruzione dei ciechi. Una perplessità sempre più pressante ci lascia attoniti allorché ,spesso esplicitamente, molte volte come scontato sottinteso, si diffondono vere e proprie corbellerie tese a sentenziare il definitivo superamento del nostro sistema di riscatto culturale, in ragione dell’affermarsi dell’informatica applicata alla didattica. Ripetere innumerevoli volte una stupidaggine, con ogni evidenza, non la rende magicamente pregevole, per cui certe sgraziate sirene non ci hanno mai blandito. Le vivaci, creative e robuste iniziative, che anche quest’anno si sono svolte ovunque nel nostro Paese, hanno contribuito a mettere ordine nei pensieri e a discernere il vero dal falso. Abbiamo fatto uso intensivo delle piattaforme comunicative digitali e così raggiunto un numero enorme di nostri concittadini con le nostre irrefutabili argomentazioni e convinzioni basate sull’esperienza e la conoscenza. Penso che ciò costituisca il risultato più significativo dei nostri sforzi. Che si tratti di una vera e propria battaglia culturale non ancora definitivamente vinta l’avvertiamo in tanti e, a maggior ragione, occorrerà contrastare i luoghi comuni con approfonditi studi innovativi e nuove metodologie che diano maggiore solidità agli interventi scolastici specifici rivolti ai non vedenti e agli ipovedenti. Ho scritto questi appunti di riflessione utilizzando il sistema Braille touch screen ormai implementato su smartphone e, pur affascinato dagli enormi progressi di cui siamo attivi testimoni, non è mai superfluo ribadire che la tecnica e le tecnologie che pur hanno un valore intrinseco, non possono nulla senza l’educazione; non possono dare alcun contributo all’affermazione, alla crescita e all’istruzione dei non vedenti, se non sorrette da precisi impegni educativi ben concepiti, ben congegnati ed indirizzati. Sapere che esistono innumerevoli materiali ed ausili didattici specifici, averli visti e considerare bastevole ciò e, tuttavia, non sapersene servire utilmente, nell’attività quotidiana di insegnamento, costituisce un problema di non poco conto, che scaturisce dalla formazione approssimativa e generica del personale docente preposto. Al riguardo, quasi irrilevante risulta la distinzione tra insegnanti legalmente in possesso di titolo di specializzazione e insegnanti che ne siano sprovvisti, con riferimento alle competenze per gli alunni con minorazione visiva. Naturalmente, gli sviluppi delle tecnologie informatiche hanno aggiunto ulteriori inadeguatezze alla loro preparazione: non è affatto raro assistere ad un capovolgimento di ruoli tra docente e discente non vedente. Francamente, si resta interdetti nel constatare che, ai nostri giorni, proprio quando si è ormai sbriciolato il muro di incomunicabilità tra sistema Braille di lettoscrittura e modalità visiva, proprio oggi che il Braille informatico, in strutturale continuità con il Braille ottocentesco, è pienamente osmotico e sinergico rispetto ai sistemi informatici, in quanto basato su una logica binaria, proprio oggi che abbiamo acquisito la tensione e il dovere di rispettare i piccoli non vedenti nel loro sacrosanto diritto di persone necessitanti di un rigoroso riconoscimento dell’importanza decisiva di far loro acquisire una mentalità Braille, si rischia di smarrire tale via con surrogati vacui e facilistici puramente uditivi. Si ha quasi l’impressione che si voglia una rivincita sul tatto, come se fosse troppo disturbante, inadatto, innaturale per l’atavica assimilazione del conoscere con tutto ciò che è visivo. Eppure, sovente, spirito letterario e cultura scientifica hanno posto l’accento supremo sul profondo valore degli occhi della mente, a prescindere dal visivo sensibile. Gli esperimenti mentali di galileiana memoria, per l’appunto fatti con gli occhi interiori, ne sono un’altissima attestazione nel campo della metodologia scientifica. Ma come è spiegabile tanta difficoltà nel far accettare il nostro Braille come conquista storico-culturale? Qui non si tratta del rifiuto delle acquisizioni sancite dal diritto internazionale e recepite nelle norme nazionali; in gioco è il diritto naturale di una minoranza umana priva della vista di leggere e scrivere con i magici puntini tattili, invece che con grafie analogico/visive. Ma non è forse il tatto uno dei nostri sensi? Che cosa c’è di innaturale nel nostro modo di leggere? Certo, il Braille parla fortemente al tatto, non alla vista. Proprio in ciò sta la rivoluzione copernicana di Louis Braille: se consideriamo tutti i tentativi settecenteschi e ottocenteschi di dare soluzione al problema di far leggere e scrivere i ciechi, possiamo dire che avevano il loro limite invalicabile nel pensare necessari ai ciechi semplicemente adattamenti più o meno appropriati della scrittura visiva. Louis Braille indossa una lente innovativa e, per l’appunto, con gli occhi della mente si aggrappa all’ancora solidissima della logica matematica binaria. Che la conoscesse o meno ha poca importanza. Non ci risultano specifici studi delle opere di Nepero, né sembrerebbe aver avuto contatto col filosofo e geniale matematico tedesco Gottfried Wilhelm von Leibniz, che studiò per primo tale sistema di numerazione e ne fu il suo formidabile inventore. Per lungo tempo su questi studi prevalse l’oblio. Si ricordi, però, che da tali accquisizioni si affacceranno all’orizzonte le grandi scuole di logica matematica del novecento, con la nascita del calcolatore elettronico. Ora, ed è ciò che ci interessa, noi comunque possiamo constatare che Louis Braille nel primo trentennio del XIX secolo se n’è servito magistralmente, aderendo tra l’altro operativamente a una essenzialità “economica” nell’evitare qualsiasi inutile spreco funzionale di motricità, dato che il tatto è una sorta di vista ridotta a zero. A tal guisa, ci tornano sempre alla mente le parole di Pierre Villey che, nel 1909, a un secolo dalla nascita di Louis Braille, affermò che “il braille è la rivolta del tatto contro il dominio prepotente dell’occhio”. In realtà, questa dirompente espressione sancisce l’irrinunciabile affermazione di un diritto civile da conquistare, pur nell’alterità del nostro sistema rispetto alla consuetudine. Ma, come si suol dire, il cuore forte si vede alla distanza, dato che la forma delle cose è nella durata, direbbe Bergson. In effetti, qual è stato il miracolo che Louis Braille ci ha donato a distanza di poco meno di due secoli? Presto detto: è stato sufficiente aggiungere 2 puntini, per trasformare le 2 colonnine parallele di 3 puntini in colonne di 4 puntini e l’anello conoscitivo si è perfettamente chiuso. Ecco, braille e informatica sono sposi felici e anche litigarelli, naturalmente. Però sanno svolazzare stretti stretti nei medesimi byte anche sulle nuvole delle memorie. Poi, con una formidabile cura dimagrante il braille ha finito per avere lo stesso peso, diciamo così, del simbolo visivo. Ma oggi, siccome i vedenti si sono messi a imitare i servizi storici dei ciechi e s’ingozzano di audiolibri, ci vogliono nuovamente convincere che il nostro leggere, il nostro braille, anche quello informatico, quello labile, è una inutile fatica da accantonare. Silenzio, per favore, richiederebbe Marcel Proust ne Il Tempo Ritrovato: ogni lettore, quando legge, legge se stesso; l’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che senza libro non avrebbe forse visto in se stesso. E allora: fateci leggere, fate leggere – ha chiosato Lapietra, al termine di un intervento copioso di riferimenti metaforici che hanno stillato una passione non disgiunta da una marcata efficacia comunicativa – chi desidera raccogliersi e far riposare l’udito per afferrare le idee con il nostro tatto e non farle fuggir via, perché leggere è altro dal sentir leggere”. Insomma, il braille non ha affatto abdicato al suo ruolo apicale, ovvero quello di essere il miglior sistema per diffondere il sapere tra i non vedenti, per diventare protagonisti della cultura. “Un sistema d’incredibile attualità e adattabilità – ha osservato Pietro Testa, Pesidente dell’UICI Calabria – che s’integra perfettamente nelle dinamiche della rivoluzione digitale”, proseguendo il suo cammino lungo la strada tracciata dal suo inventore, che ha aperto gli orizzonti dei diritti ai non vedenti di tutto il mondo e di ogni tempo, permettendo alle bambine e bambini privi della vista di percorrere la strada della cultura, della conoscenza, dell’istruzione. Ecco la magia dei puntini, di questo codice comunicativo che non è confinato nell’ambito relazionale di chi vive il limite sensoriale ma che, in effetti, pur non essendo una lingua, unisce e mette in relazione tutto il mondo: una “non lingua” che parla tutte le lingue del mondo, con i suoi numeri, con la sua scienza, con la sua musica, con la sua arte, con la sua bellezza. Un codice che non è solo la via maestra verso il superaramento del buio e l’accesso al patrimonio culturale e scritto dell’umanità, architrave di ogni espressione di civiltà, ma che è capace di mettere in comunicazione emozioni, intuizioni, parole che, grazie a questo sistema – “elaborato nella prima metà dell’Ottocento dal genio animante Louis Braille, alfiere assieme ad Helen Keller, che accompagnò Braille nel suo ultimo viaggio verso il Pantheon di Parigi, e a tanti altri della forza, del coraggio, della determinazione con cui va affrontata la mancanza della vista”, ha evidenziato la vicepresidente nazionale dell’UICI Linda Legname – escono dal recinto del’Io, diventano fattore comune, diventano cultura: cultura del progresso, del confronto, del dialogo, cultura di pace anche, in un tempo agitato da ansie e inquietudini, ove la lenta uscita dalla fase pandemica è, in queste ore sferzata, da folate tempestose recanti la gelida prospettiva della guerra, di quell’assurdità che appare una piaga che non si rimargina; una piaga che, come tutte le sciagure della storia, è cagionata dall’ottusità, dalla chiusura, dalla mancanza di adeguati canali comunicativi, che lascia la scena della ribalta a chi è avverso a ogni eventualità di dialogo. In questo senso, la salvaguardia delle identità linguistiche appare in tutta la sua imprescindibile importanza: essa non marca visioni settarie, bensì apre i pensieri, le considerazioni individuali alle altrui visioni, agli altrui interessi, alle altrui prospettive, per trovare la convergenza su nuovi obiettivi, nuove scoperte, per conoscere nuovi volti, per donare e abbracciare nuovi sospiri, fondamentali sia per i destini del mondo e dell’evoluzione della Grande Storia, sia, per la dignità, la realizzazione e la serenità di ogni persona, delle tante piccole storie che vanno a comporre l’immenso mosaico del creato. E l’identità del braille è un sospiro che è pervaso dalla vocazione universalistica di cui si sta qui discorrendo e che nel convegno di ieri ha trovato espressione nelle riflessioni proposte dai partecipanti, i quali, collegati da varie aree del mezzogiorno hanno dato slancio a un confronto in cui l’eco delle irrisolte questioni riguardanti le criticità storicamente zavorranti le vicende del meridione italiano – concernenti un campo più largo di quello relativo alle disabilità, la cui complessità, in ogni caso, non risulta certo alleggerita dalle dinamiche in cui si dibatte il contesto socio-territoriale di riferimento – è stato accompagnato dal vitale soffio di speranza scaturito  dalle esperienze e dalla determinazione dei giovani che sono intervenuti: giovani studenti, i quali, collegati da diciassette istituti scolastici sparsi tra Puglia e Calabria – nello specifico hanno preso parte all’iniziativa la classe II della Scuola Primaria Don Milani, Plesso di Platania, presso Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, la classe III della Scuola Primaria di Carapelle, provincia di Foggia, la classe IV della Scuola Primaria Ampolo di Surbo, presso Lecce, la classe IV della Scuola Primaria Vespucci di Vibo Valentia, la classe V della Scuola Primaria Falcone di Copertino, presso Lecce, la classe I  della scuola secondaria di primo  grado, IC Manzoni, di San Pancrazio Salentino, presso Brindisi, la classe II della Scuola Secondaria di primo grado IC di Papanice, provincia di Crotone, la classe III  della Scuola Secondaria di primo grado IC Corrado Alvaro, di Melito di Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, la classe III della Scuola Secondaria di primo grado Devitofrancesco G. XXIII, di Grumo Appula, in provincia di Bari, la classe I della Scuola Secondaria di secondo grado ITC Palma, di Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza, la classe II della Scuola Secondaria di secondo grado Istituto Alberghiero Perrone, di Castellaneta, in provincia di Taranto, la classe IV della Scuola Secondaria di secondo grado Liceo Artistico Preti Frangipane, a Reggio Calabria, la classe IV della Scuola Secondaria di secondo grado Istituto alberghiero Liside, a Taranto, la classe V della Scuola Secondaria di secondo grado Istituto De Nobili, a Catanzaro, la classe V della Scuola Secondaria di secondo grado Liceo Troya, di Andria, la classe V della Scuola Secondaria di secondo grado Liceo Tedone di Ruvo, presso Bari, le classi V, A e B, della Scuola Secondaria di secondo grado Istituto Morvillo Falcone, indirizzo Socio-Sanitario, di  San Vito dei Normanni, in provincia di Brindisi – , sono stati i veri protagonisti della mattinata e che con curiosità e spontaneità hanno offerto un rigoglioso esempio di matura sensibilità e una toccante testimonianza di effettiva integrazione, discorrendo, raccontando, ponendo, unitamente alle insegnati e agli insegnati che quotidianamente li seguono con amorevole cura – e i quali hanno degnamente rappresentato durante i lavori una categoria che è decisiva nella costruzione di un futuro mondato dalla morale solidaristica e inclusiva – quesiti circostanziati in merito all’ambito del braille e della disabilità visiva, permettendo agli autorevoli relatori di esplicitare efficacemente le loro considerazioni; considerazioni rispetto a cui le ragazze e i ragazzi, molti dei quali non vedenti, si sono relazionati con acribia, offrendo un emozionante affresco di didattica, di amicizia, di consapevolezza in merito ai postulati etici che devono regolare una società desiderosa di migliorare se stessa. “Siamo contenti che Alessia possa leggere come tutti noi … È bello condividere con lei questo fantastico metodo fatto di puntini”; “Emiliano, ha imparato a scrivere con il punteruolo e la tavoletta e anche con la dattilobraille, ottimizzando il proprio lavoro scolastico e iniziando a studiare la musica. Tutto ciò ha favorito l’instaurazione di un bellissimo rapporto d’empatia con i suoi compagni, i quali sono affascinati dai suoi doni innati, tra cui l’orecchio assoluto, che, certamente, gli sarà utile nel coltivare la sua passione per il pianoforte, con cui delizierà il nostro cuore, proprio come fa ora, con la sua presenza”; “ la nostra compagna Bianca, ci ha fatto da tutor alla scoperta dei sensi diversi dalla vista”; “Cristian, grazie al braille, è riuscito a integrarsi benissimo con il resto della classe e, ogni giorno, non ha alcuna difficoltà nell’affrontare il lavoro scolastico. Per noi insegnanti è motivo di grande soddisfazione constatare, giorno dopo giorno, i risultati che scaturiscono da questa bellissima sinergia determinatasi tra il bambino, noi e i suoi compagni, i quali grazie a lui stanno scoprendo questo sistema, questo metodo, questo codice che, anche per i vedenti, è un mondo affascinante, da conoscere e vivere insieme.  Sì, insieme, vedenti e non vedenti, rendendo fattuale quell’integrazione e quell’inclusione che a volte resta solo fattore verbale, convegnistico”; “Alessandro disegna le sue emozioni, descrivendole con i puntini”; “Daniele, è un appassionato della lingue e della musica, che vive con il braille insieme con noi”; “La classe, oltre a palesare interesse per il braille, ha voluto sperimentare la dimensione del buio, al fine comprendere le sensazioni di Saim, per vivere in comunità queste sensazioni, facendo sì che, seppure per poco tempo, siano state le sensazioni di tutti; sensazioni da ricordare e da vivere ancora, per sentirci più vicini, gli uni agli altri”: queste sono solo alcune delle testimonianze che hanno impreziosito la mattinata di ieri; queste le voci, questo il Mezzogiorno che ieri ha raccontato storie di libertà, di riscatto; un Mezzogiorno che ha trovato la via del riscatto, in questo caso, attraverso il braille, e anche attraverso la passione, l’applicazione, lo slancio empatico; un Mezzogiorno che potrebbe essere il volano di un riscatto complessivo della complessiva realtà socio-terrtoriale a cui si faceva prima cenno, in congruenza con la logica filantropica della crescita collettiva, che trova solido fondamento nel benessere di ogni individuo, senza che nessuno sia lasciato indietro. E il braille, “questo strumento di inclusione sociale, che apre opportunità per una vita viva, variegata, grondante cittadinanza attiva, la cui celebrazione oggi, con questo confronto tra le voci di Puglia e Calabria, tra le scuole di queste due Regioni, ci lascia un bel messaggio di cooperazione”, ha asseverato Rosa Barone, assessore al welfare  della Regione Puglia, messaggio “che  dovrebbe essere d’insegnamento per la politica su come fare squadra” ha aggiunto Vincenzo Di Gregorio, consigliere regionale pugliese, è nato proprio per questo, per non lasciare nessuno indietro: “questo sistema di letto scrittura – ha spiegato Giancarlo Abba – va considerato dal punto di vista pedagogico ed educativo, come elemento determinante nell’ambito scolastico, ove permette a chi non vede di apprendere e interagire analogamente agli altri e di risultare, quindi, decisivo nella crescita intellettuale”. Una considerazione, questa, a cui Abba ha accompagnato una riflessione: “spesso si sente dire «i bambini ciechi possono andare a scuola». Ecco, questo verbo, “possono”, non mi piace, perché i bambini non «possono» bensì devono andare a scuola, dove hanno il diritto di ricevere e accrescere nel miglior modo possibile il proprio bagaglio culturale e la propria personalità, lasciando libero sfogo all’intelligenza, all’intuito”, a quei fattori che ben si confanno alla natura del sistema braille, che “nasce da un’azione intelligente, da un’intuizione di un giovane che, partendo da un codice militare, ha costruito un codice, un alfabeto basato su una logica rigorosa”. Ovviamente, fondamentale è il ruolo degli insegnanti, “che devono essere in possesso di un’adeguata preparazione riguardo al braille, la cui conoscenza generalizzata, in particolare da parte di chi insegna,  fa sì che esso non diventi qualcosa di marginale ma che, al contrario, consolidi la sua posizione di centralità nella dimensione culturale; e poiché si sta nel mondo attraverso la dimensione culturale, il braille pone la bambina e il bambino cieco al centro del mondo”. Del resto, le bambine e i bambini ciechi hanno tutto per costruirsi un futuro di felicità e gratificazioni, personali e professionali: “C’è, infatti, un’abilità specifica, non un’abilità diversa; c’è l’abilità di decifrare i puntini, di scrivere col punteruolo, di digitare la dattilo braille, di adoperare gli strumenti informatici o digitali, tutte azioni che sono analoghe a quelle che, da vedente, compie chi usa la penna, chi scrive al computer, chi si destreggia col telefonino. Insomma – ha concluso Abba – , promuovere, insegnare, conoscere il braille è un attestato di riconoscimento” per coloro i quali saranno a pieno titolo e con pieni diritti cittadini del domani. “Sì – ha aggiunto Franco Lisi – è proprio così: il braille è qualcosa di unico, è l’unico codice di letto scrittura per i non vedenti che fa costruire relazioni umane alla pari; e, quando si legge e scrive come gli altri, si entra nell’alveo della vera inclusione”, in senso universalistico. Sì, questo sistema apre veramente, le porte dell’universo, di tale dimensione assoluta che abbiamo incontrato tante volte in queste righe; questo sistema, “che – come ha sintetizzato Lapietra  – uniforma le varietà di grafie, che, con logica matematica, parla non agli occhi ma al tatto e che col tatto avvicina tantissimo le sensazioni di chi non vede a quelle che percepiscono coloro i quali hanno a disposizione il senso visivo”, è veramente il presupposto di un nuovo mondo, di un mondo migliore, quello che l’UICI da centouno anni cerca di costruire, in sinergia con le altre associazioni e con le istituzioni. Una sinergia che in Calabria e Puglia ha permesso di raggiungere risultati lusinghieri e, fino a pochi anni fa, impensabili: “con l’UICI la collaborazione è proficua – ha, al riguardo affermato il dottor Francesco Forliano, Dirigente Tecnico Coordinatore presso l’Ufficio scolastico regionale della Puglia -; il nostro compito è supportare attività Unione e dare sussidi e ausili per eliminare ogni barriera e introdurre facilitatori, setting d’aula adeguati, formare operatori qualificati a seguire i nostri ragazzi, ad adoperare i sussidi e cogliere le infinite potenzialità che offre l’integrazione tra il braille e l’informatica, di cui si è diffusamente parlato poco fa”; un settore d’azione, questo, ove si innesta “la rete dei servizi messi a disposizione e dei sussidi previsti, a livello scolastico, anche dall’Ente Regionale – ha specificato la dottoressa Laura Liddo dirigente dipartimento welfare della Regione Puglia – per i disabili della vista, con la collaborazione dell’UICI, volti a valorizzare le varie peculiarità”. “Peculiarità che oggi – ha argomentato Annamaria Palummo – si sono espresse nelle relazioni e negli interventi degli ospiti che hanno onorato questa iniziativa e, soprattutto, nella gioia, nella vivacità, nell’innocenza, nell’intelligenza che ci hanno regalato le bimbe e i bimbi che hanno impreziosito questi attimi passati insieme; quella che si va a concludere è stata un’iniziativa molto significativa sotto il profilo della sensibilizzazione e della divulgazione; un’iniziativa da replicare, come hanno già auspicato i tanti amici che hanno parlato prima di me. In queste tre ore passate insieme abbiamo, innanzitutto, avuto il palesamento, che qui è stato verbale ma che ogni giorno è fattuale, della relazione che si dispiega con gli operatori e organismi che lavorano con i nostri alunni non vedenti e ipovedenti. Oggi, in questa nostra iniziativa congiunta, che ha avuto un carattere sperimentale, è emersa, attraverso gli interventi e le domande delle studentesse e degli studenti, la necessità di competenza da parte delle scuole; necessità che ci spinge a cercare l’interazione con le scuole anche per il futuro, in altre occasioni, e con i luoghi ove è conservata e sedimentata la materia del braille, come il Museo di Milano, avvicinando il mondo dell’educazione anche agli ambiti e alle pratiche più articolate, più ostiche, che, con applicazione, dedizione e metodo possono essere affrontate con profitto dai nostri ragazzi non vedenti. E, poi, oggi abbiamo fatto qualcosa di nuovo: abbiamo coniugato due esperienze, abbiamo fatto lavorare insieme due organismi regionali della nostra Unione; una collaborazione che ha dato luogo a un incontro storico, da cui, lo reitero, è emersa la richiesta, da parte delle scuole, di formalizzare un sapere e pure una pratica, un metodo per sistematizzare, contestualmente alla realtà dei non vedenti e della società nella sua interezza – di cui tutti, ricordiamocelo, vedenti e non vedenti, facciamo parte – un modo di lavorare e vivere che dia la giusta rilevanza a ogni specificità. Specificità, ovvero unicità, assecondando la quale non si sbaglia mai; del resto, per raggiungere le nostre mete basta abbandonarsi a quello che si sente, a quello che si è dentro; anche quando si legge il braille occorre lasciarsi andare, in quel caso abbandonandosi al tatto. Certo, da vedente è difficile fare ciò … Però, se proviamo ad abbandonarci al nostro naturale istinto di stare insieme, che poi è un sentimento, possiamo condividere la percezione della magia, che esce dai puntini, che esce da noi stessi, che entra in noi stessi”. “Ora – ha concluso Chiara Calisi – abbiamo più spunti, rispetto a ieri, più idee, anche più entusiasmo per dare spazio, per porre nella giusta luce la quotidianità di chi, attraverso l’insegnamento e l’apprendimento del braille, abbatte ogni giorno il buio e, con esso, tutte le barriere che si frappongo fra noi e la pienezza della vita. Oggi abbiamo saputo cogliere l’occasione per fare un bel passo, soprattutto culturale, verso l’autonomia e l’integrazione; certamente ce ne saranno altre, ce ne dovranno essere altre, perché ogni occasione è utile per apprendere, per migliorare, per crescere, insieme, tutti insieme”. E per guardare lontano, per volare verso l’infinità delle opportunità che l’Universo può dare.

Pierfrancesco Greco

Pubblicato il 24/02/2022

“Il braille: una storia di punti … Libertà e riscatto umano raccontati dal Mezzogiorno”

Autore: Pierfrancesco Greco

L’evento, a cui daranno il loro contributo autorità, esperti e studenti, si svolgerà in modalità remota e sarà trasmesso in diretta sulle pagine facebook regionali dell’ente promotore, i cui dirigenti affermano: “sarà un importante momento di condivisione valoriale”.

Tutto pronto per il simposio “Il braille: una storia di punti … Libertà e riscatto umano raccontati dal Mezzogiorno”, organizzato dall’UICI di Calabria e Puglia

Ci siamo: tra poco, alle ore 10, avranno inizio i lavori del simposio “Il braille: una storia di punti … Libertà e riscatto umano raccontati dal Mezzogiorno”, che, organizzato dai Consigli Regionali dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Calabria e Puglia, in occasione della XV Giornata nazionale del braille, si svolgerà in modalità remota e sarà trasmesso in diretta sulle pagine facebook di UICI Calabria e UICI Puglia.

“L’evento – si legge in un comunicato dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – costituirà un momento di confronto, d’interlocuzione, di scambio ideale e valoriale, su tematiche quali l’inclusione esistenziale e la promozione dell’Unicità, che troverà enucleazione attorno alle argomentazioni che autorevoli relatori proporranno all’uditorio inerentemente al sistema di lettoscrittura ideato e codificato nella prima metà del XIX secolo dal francese Louis Braille, il quale, sulle ali di una genialità capace di librarsi oltre ogni limite, oltre ogni difficoltà, oltre ogni pregiudizio, ha regalato a tutti i non vedenti del mondo una vera e propria lingua, una strada verso la conoscenza, una stella con cui infrangere il buio e dare alito alla luce dei sensi, della mente, del cuore, delle emozioni che la vita, nelle sue infinite sfaccettature, può regalare ai nostri sogni e ai nostri giorni.  Da tali basi analitiche prenderà forma la nostra giornata di studio, divulgazione e sensibilizzazione, che, siamo certi, sarà foriera di rilevanti spunti di riflessione in ordine all’immaginazione di una realtà mondana più consona alla dimensione umana: un’immaginazione la cui trasfigurazione in termini fattuali dipende dalla capacità della società, intesa quale insieme di individualità pensanti e consapevoli della propria natura, di valicare lo steccato dell’indifferenza”. E chi meglio dei giovani può fare ciò? Loro, le giovani e i giovani, con il cuore e la mente resi fertili dallo studio, dal sapere, dalla curiosità sono naturalmente portati a guardare oltre ogni muro, oltre ogni asperità, a costruire ponti, a tendere la mano, a toccare la sostanza di ciò che appare difficile e a renderla semplice, proprio come succede nel sistema braille, ove il tocco di alcuni puntini riesce stupendamente a schiudere orizzonti sorprendenti e infiniti; e saranno proprio le voci degli studenti del mezzogiorno a imprimere la loro impronta al dibattito che si svilupperà durante il convegno: loro, le loro personalità, già abituate a confrontarsi con concetti quali riscossa, sviluppo, rinascita, atavicamente attinenti al contesto meridionale, sapranno interloquire con autorità ed esperti della materia, sapranno approcciarsi proficuamente alla sfera di riferimento del braille, sapranno apprezzare la sua essenza affrancatrice, rivoluzionaria, ariosa. Loro, le giovani e i giovani del meridione sapranno dire: “noi ci siamo!”

Calabria – Seminario conclusivo progetto in favore di persone cieche pluriminorate

MARTEDI’ 9 NOVEMBRE 2021 – SALA VERDE CITTADELLA
REGIONALE


Il Consiglio Regionale dell’UICI della Calabria e il Comitato IAPB Regionale Calabria indicono un seminario conclusivo che si inserisce nel più ampio progetto, finanziato dalla Regione Calabria – Dipartimento Politiche Sociali.

Progetto per lo sviluppo di servizi in favore di persone cieche pluriminorate (L.R. 17/19 del 31 maggio 2019).
Il progetto si pone come obiettivi l’integrazione sociale, scolastica e lavorativa del cieco pluriminorato, attraverso attività dirette a raggiungere concreti risultati attraverso la preparazione alla frequenza della scuola comune, l’assistenza didattica extra-scolastica, l’assistenza domiciliare e la consulenza alle famiglie. La Legge Regionale che lo sostiene è di eccezionale rilevanza non solo per il panorama calabrese ma anche nazionale, essendo unica nel suo genere.

PROGRAMMA:

SEMINARIO CONCLUSIVO
Progetto per lo sviluppo di servizi a favore delle persone cieche pluriminorate
(Legge Regione Calabria n. 17 del 31 maggio 2019)
9 Novembre 2021 – Sala Verde – Cittadella Regionale
Germaneto – Catanzaro
ore 9.30 – Coffee break – Apertura lavori
Saluti
On. Roberto OCCHIUTO – Presidente Regione Calabria
On. Gianluca GALLO- Consigliere Regione Calabria
Dott. Mario BARBUTO – Presidente Nazionale UICI e /APB
D.ssa Annamaria PALUMMO – Consigliera Nazionale UICI
lnterventi
Pietro Testa – Presidente Regionale UICI e /APB
Avv. Annunziata Denisi – Consulente Giuridico UICI Calabria
Presidenti Sedi Territoriali UICI de/la Calabria:
Laprete Concetta – Catanzaro;
Motta Francesco – Cosenza;
Scicchitano Francesco – Crotone;
Marino Francesca – Reggio Calabria;
Deluca Rocco – Vibo Valentia
Testimonianze/Dibattito
ore 12.30 – Chiusura lavori
Modera: Dott. Domenico Gareri.

Locandina dell’evento

Pubblicato l’8/11/2021.

Calabria – Festival del Sociale

Autore: Pietro Testa

Mercoledì scorso ho avuto l’onore e il piacere di presenziare, in rappresentanza dell’UICI e della IAPB della Calabria, al Festival del Sociale.

L’evento, tenutosi nella splendida cornice di Cassano allo Ionio, ha visto unite in un cordone unico e solidale tutte le più importanti associazioni di rappresentanza del sociale e delle disabilità calabresi. È stata un’emozione indescrivibile quella di partecipare ad un evento che attraverso lo spettacolo, l’arte e l’intrattenimento puro e genuino, ogni anno manda messaggi importanti sul nostro territorio. Messaggi di speranza.

È stata un’occasione fondamentale per consolidare quel dialogo che oramai da molti anni stiamo intraprendendo con le più importanti autorità istituzionali del territorio. Erano presenti infatti gli assessori Gianluca Gallo e Sergio De Caprio, persone che, al di là del volto istituzionale, stanno dimostrando grande sensibilità verso tutti quei temi che poniamo ogni giorno all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica. Ma ho avuto anche modo di apprezzare la vicinanza dell’onorevole Silvia Vono, in prima fila nel dialogo sulle pari opportunità, tema anch’esso fondamentale nella tutela dei diritti delle persone con disabilità.

All’indomani del Covid è stato straordinario poter apprezzare tutto quell’entusiasmo che ci circondava. E anche in quella sede, il messaggio che ho inteso rivolgere è stato quello di sempre: camminiamo insieme.

Trasformiamo la sofferenza di questo lungo periodo in opportunità per un nuovo cambiamento, affinché il mondo del volontariato e dell’associazionismo di categoria diventi interlocutore privilegiato dell’Autorità politico-amministrativa.

Questo è l’invito che raccolgo qui, oggi. Raccogliamo l’eco di quel desiderio di solidarietà e unione che, fondamento dell’associazionismo che rappresento, ha attraversato le case e i balconi vestiti a tricolore durante il corso della pandemia e ci ha fatto sentire più sicuri e pieni di speranza. Speranza che è un’alternativa, una possibilità di migliorare le nostre vite e che possa ancora oggi, soprattutto oggi, esistere.

Siamo diversi per poter fare la differenza, ma per fare la differenza c’è bisogno che tutti, insieme, ci prendiamo cura della diversità.

Viva la Calabria! Viva l’Italia! 

Pietro Testa

Foto degli ospiti sul palco

Pubblicato il 08/09/2021

Catanzaro – UICI protagonista dell’unificazione del CSV Calabria Centro

Nel rinnovo dell’organigramma complessivo dei Centri di Servizio al Volontariato d’Italia, che si riducono per numero ma certo non in termini di efficienza, viene ad essere compresa la recente fusione tra i CSV di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia.  

Il nuovo CSV Calabria Centro, che estende il suo raggio d’azione a tutta l’area centrale della regione, non nasce certo per caso, ma dopo un lungo confronto che ha fatto emergere una visione d’insieme rispetto alla logica territoriale, e che si traduce in un elemento di novità significativo in un contesto regionale per nulla avvezzo ad ampliare il proprio sguardo al di là dei confini certi e definiti. 

Il 1° gennaio ha sancito ufficialmente l’atto di nascita del CSV Calabria Centro, e l’iter di fusione è stato portato a completamento con grande senso di responsabilità e con la voglia di accettare una sfida complessa che rappresenta un nuovo punto di partenza per affermare i valori della partecipazione, della cittadinanza attiva, della solidarietà.  

In un contesto particolare come quello calabrese, attraversato da forti resistenze al cambiamento e da una frammentazione notevole che non riguarda solo il terzo settore, percorrere la strada della condivisione di esperienze, competenze e capacità è praticamente rivoluzionario.  

Il compito che il nuovo CSV porterà a compimento sarà quello di continuare a lavorare per rafforzare e rendere sempre più efficace l’attività di sostegno e qualificazione del volontariato, interpretando la fusione come una grande opportunità per migliorare e superare le criticità finora incontrate. 

La storia e le esperienze maturate dai tre CSV di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia nei rispettivi territori di competenza non potranno di certo essere cancellate, ma rappresentano le basi su cui costruire questo nuovo importante capitolo per il Volontariato ed il Terzo Settore della Calabria centrale. 

Il nuovo CSV si troverà per prima cosa a sviluppare ed implementare il processo di conoscenza e di analisi dei bisogni del terzo settore che opera nel nuovo ambito territoriale di riferimento, in modo da garantire standard qualitativi omogenei nell’erogazione dei servizi e, nello stesso tempo, rispondere in maniera efficace alle specifiche esigenze del volontariato e delle comunità.  

Un impegno notevole sarà determinato dal superamento dei problemi connessi alla pandemia da Covid 19 attraverso l’esercizio di tutte le funzioni necessarie a sostenere le organizzazioni di volontariato e gli altri enti del terzo settore in questo momento di straordinaria difficoltà e, nell’ottica della piena applicazione del principio di sussidiarietà, costruire sin da subito relazioni di scambio e di collaborazione con le istituzioni e gli enti locali delle tre province. 

Prioritario, inoltre, il tema dell’applicazione della riforma del terzo settore che interessa tutto il mondo dell’associazionismo e che necessita di una costante azione di consulenza, formazione ed accompagnamento che il nuovo CSV Calabria Centro dovrà essere in grado di fornire. Anche in relazione al nuovo protagonismo che il Codice Terzo Settore riconosce agli enti del terzo settore nei rapporti con le Pubblica Amministrazione, specialmente con riferimento all’elaborazione dei piani di zona, sarà essenziale programmare rapidamente una specifica linea d’intervento. 

Tenere lo sguardo alto verso i nuovi obiettivi è ciò che più conta ora per il nuovo Centro di Servizi, che con la dimensione territoriale di oggi può andare incontro alle realtà associative e comunitarie più fragili e precarie che dovranno essere sostenute e supportate meglio e più di prima. 

Un percorso dunque ampiamente condiviso dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Catanzaro che ha potuto contare sulla presenza all’interno del CDA del CSV di Catanzaro di Luciana Loprete che dall’alto della sua esperienza ha saputo dare il suo contributo nelle fasi di accorpamento di quello che ad oggi è divenuta una entità fondamentale per la politica del terzo settore dell’area centrale della Calabria. 

Uno spunto quindi questo, che può fare da apripista a valutazioni ancor più incisive se si pensa alla divisione territoriale anche della struttura ramificata dell’UICI e che con accorpamenti mirati e soprattutto sulla base di evidenze statistiche potrebbe portare a risultati ancor più soddisfacenti in termini pratici.

Calabria – Benvenuto 2021

Autore: Labate Andrea Salvatore

Sì, ti aspettavamo con grande speranza e ci affidiamo a te che con il tuo arrivo ci porti una ventata che sradica la malerba che non fa sviluppare le menti sane per un effettivo cambiamento mirato a questa grave situazione di pandemia del coronavirus 19, che porta lutti, sofferenze fisiche e psicologiche ed anche economiche, con enormi disagi nella nostra vita giornaliera ma soprattutto a in quella delle persone diversamente abili.

Ti rispondo subito caro Andrea, purtroppo, mio malgrado, mio fratello 2020, mi ha lasciato in eredità questo enorme fardello disastroso e sono alquanto perplesso e preoccupato, non mi aspettavo che voi umani vi sareste accorti solo ora di essere precipitati giù per la china. Non vi volete convincere degli errori fatti in passato, ve li siete trovati oggi, cercate di rimediare al danno, facendo tutto il possibile per arginarlo, altrimenti arriverete al punto di non ritorno.

Sì, vi siete accorti ora che il danno provocato dagli esperimenti nocivi, il vostro malefatto si è diffuso in tutto il pianeta, quindi, come un boomerang ricade su voi stessi ed ha fatto l’approdo, ed ora subirete le conseguenze.

Non avete rispettato la natura che vi dà la vita, avete inquinato l’aria che respiriate, l’acqua del mare, dei fiumi, dei laghi e perfino il sottosuolo. Avete continuato ed ancora continuate a guerreggiarvi senza posa, per avidità di potere e di ricchezze, invece io vi esorto ad essere uno per tutti e tutti per uno, solo così avrete la possibilità di sviluppare e rendere reale la vostra pacifica convivenza.

L’unità di intenti porta sicuramente ad un reale beneficio dell’umanità, infatti, la globalizzazione delle economie mondiali, sono in possesso di pochi e dovrebbe essere distribuita equamente a tutti, ma la mia teoria è un’utopia, infatti, le diversità ideologiche, impediscono di realizzare dei progetti, nessuno vuole scendere dal piedistallo e non guarda mai in basso, per vedere nel mondo la povertà, la sofferenza e l’indigenza in alcune località remote del mondo.

Caro 2021, fai invertire il cammino e fai prendere la strada maestra, inculcando alle eccelse menti, le quali, dovranno lavorare proficuamente per il benessere comune.

Labate Andrea Salvatore

Calabria – La vita dei soggetti con Pluriminorazione ai tempi del Covid-19

Il progresso sociale di una comunità, è spesso determinato dal valore delle azioni che ogni individuo attua non solo per il proprio interesse ma anche e soprattutto per uno scopo più ampio, ossia quello di supportare chi purtroppo resta indietro.

La legge Regionale 17/19, licenziata lo scorso Maggio 2019 dal Consiglio Regionale della Calabria che l’ha approvata all’unanimità,  è un esempio di come, quando le parti collaborano costantemente con l’unico obiettivo di portare sollievo a chi ha maggiori difficoltà, si possano realizzare azioni che lascino un segno tangibile nella collettività. Una legge quindi, voluta fortemente dall’IAPB Calabria e dall’UICI, attraverso un iter burocratico farraginoso durato quasi 4 anni ma che in uno dei momenti più bui per la politica Calabrese ha visto invece la Luce divenendo strumento per il sostegno di quella categoria spesso messa ai margini della società, i ciechi pluriminorati.

“Quanto approvato dal Consilio Regionale della Calabria lo scorso Maggio – ha affermato Luciana Loprete – è un tangibile esempio di civiltà e comprensione perché oltre ogni barriera politica, oltre ogni colore e schieramento l’intera assise ha dotato la Calabria di una Legge unica in Italia nel suo genere e che rappresenta una pietra miliare per la categoria dei ciechi pluriminorati”

L’importanza della predetta Legge pertanto che oggi vede le sezioni territoriali dell’UICI coinvolte nella realizzazione delle attività, è ancor più evidente in virtù della crisi sociale, sanitaria ed economica che il nostro paese sta vivendo a causa del COVID19. Infatti, in un momento storico dove i contatti personali sono stati quasi completamente azzerati dal timore del contagio, i soggetti pluriminorati e le loro famiglie hanno potuto continuare ad avere il supporto necessario alle proprie esigenze. Gli operatori infatti, dopo aver dato il proprio benestare, hanno così potuto continuare a sostenere i soggetti ed i loro familiari nei servizi essenziali come OSS, assistenza domiciliare, servizio spesa, supporto psicologico e supporto a distanza attraverso gli strumenti messi a disposizione.

“Ci è stata tolta ogni tipo di sensazione ed emozione – aggiunge Luciana Loprete – perché per noi che viviamo di contatti non avendo il dono della vista, il distanziamento sociale e l’impossibilità di un abbraccio o di una stretta di mano hanno sortito un effetto devastante per cui non potevamo permettere che soggetti ancor più svantaggiati di noi unitamente alle loro famiglie patissero in modo esponenziale questo dramma. Sin da subito quindi ci siamo premurati di trovare forme di sostegno che potessero comunque preservare la salute di tutti ed aiutati dalla guida del Signore siamo riusciti a contenere i disagio degli utenti sostenendo anche i tanti professionisti impiegati che hanno così potuto, anche in questa fase, continuare a lavorare”

Oggi ci appelliamo quindi a tutte le forze politiche Calabresi affinché con lo stesso senso di responsabilità con il quale le nostre strutture hanno continuato ad operare sino ad oggi, si possa superare la difficoltà di sanare i tagli sin oggi effettuati alla legge 17/19 che come anzidetto rappresenta l’unico sostengo per i soggetti ciechi pluriminorati Calabresi, le loro famiglie ed i tanti operatori che grazie a tale finanziamento, in una terra come la Calabria dove il tasso di disoccupazione giovanile tocca il 52,7% hanno trovato la loro occupazione.