Ad un passo dalla nuova stagione, di Luisa Bartolucci

Autore: Luisa Bartolucci

Con due affollate puntate di Slashbox estate, che hanno avuto quali protagonisti unicamente dirigenti e curatori delle nostre rubriche e gli ascoltatori che ne hanno avvertito il desiderio, si è conclusa la stagione 2019-2020 di Slash Radio Web, la radio dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus Aps. È trascorso un anno con una velocità incredibile, forse perché anche estremamente denso di avvenimenti, episodi e, per la nostra radio, di tante novità. Abbiamo ripreso le dirette a fine agosto 2019, sapendo che avremmo avuto davanti una stagione impegnativa, quella che ci avrebbe condotti al centenario della nostra associazione ed al Congresso. Abbiamo quindi iniziato a lavorare alacremente, desiderosi, come sempre, di dare il massimo e di coinvolgere il maggior numero di ascoltatori nelle nostre attività e trasmissioni, riprendendo il consueto palinsesto, arricchendolo di volta in volta, di mese in mese con nuove rubriche. Ma proviamo ad andare con ordine.

Il 18 di settembre abbiamo festeggiato insieme a molti ascoltatori, alcuni dei quali sono venuti anche a trovarci in sede, lo slash radio Day, una sorta di rinascita, di rimodulazione della nostra emittente, che ha avuto luogo dal 2016. È piacevole e emozionante avere gli ascoltatori in sede, che si conoscono e incontrano spesso per la prima volta, che dialogano tra loro, che si alternano ai nostri microfoni, che condividono con noi bei momenti, fatti di chiacchiere, di confronto, di racconto. In genere sono ascoltatori di Roma, ma non di rado sono venuti a trovarci anche da altre regioni e questo ci ha ancora più inorgogliti, perché hanno dovuto viaggiare, hanno proprio scelto di venire da noi. A chi non farebbe piacere? È stato un pomeriggio molto gradevole, arricchito dai tanti vostri messaggi. Riporto qui lo stralcio di uno scritto che Luciana Brida di Trento, una ascoltatrice fedelissima della prima ora, con noi dal 2007, anno di nascita della nostra radio, ci ha inviato per l’occasione. Così scrive: “Nella civiltà dell’immagine la radio è ancora uno strumento poderoso di diffusione di vari contenuti, perché consente ad una molteplicità di soggetti un utilizzo del proprio tempo realmente produttivo, sia che si tratti di intrattenimento o di crescita culturale”.

La compagnia dell’ascolto è, infatti, il migliore abbinamento per chi, ad esempio, viaggia spesso alla guida di un veicolo o svolge attività manuali. Ecco dunque la nostra emittente, via web o tramite la specifica app, una realtà che grazie ai vari passaggi della sua evoluzione, ha saputo proporsi in una veste completa.

Noi conosciamo i contenuti, sui quali non mi soffermo. Un aspetto che, invece, mi colpisce, anche se apparirà scontato, è l’idea di far comprendere come fra i ciechi e gli ipovedenti si possano trovare persone in grado di contribuire attivamente alla crescita di questa realtà. Lo dimostrano le svariate collaborazioni per alcune rubriche, che vengono curate in maniera qualitativamente eccellente.

Proprio con la concretezza si valorizza l’immagine del disabile visivo come persona dai molteplici interessi e dalle potenzialità che non vengono ancora riconosciute; credo che proprio questo, accanto allo spessore generale dei contenuti proposti, soprattutto grazie al lavoro dello staff di qualità di cui si avvale, sia il perno sul quale la nostra radio possa continuare a girare.

Del resto gli ospiti che si alternano durante le nostre dirette e che vengono intervistati anche in differita, dimostrano la giusta considerazione per un’iniziativa che merita, secondo me, una maggiore diffusione e conoscenza da parte di un pubblico più allargato, per questo motivo mi sento di invitare gli ascoltatori a promuovere la nostra radio nella cerchia delle proprie conoscenze, partendo anzitutto dai contenuti di qualità che sta proponendo.

Buon compleanno, dunque, e un grazie a chi rende grande Slashradio!

Altri eventi sono seguiti, così come altri incontri con piccoli gruppi di ascoltatori, in numero proporzionato alla grandezza della sede naturalmente. Proseguendo nel nostro excursus, il 21 novembre abbiamo incentrato una trasmissione sulla violenza contro le donne, con interventi davvero di livello, in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2019 del 25 novembre. Si è trattato di un approfondimento sul tema in collaborazione con la Commissione Nazionale Pari Opportunità dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus-APS. Sono intervenuti tra gli altri: la Dirigente della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Torino, Primo Dirigente della Polizia di Stato dott.ssa Barbara Detoma, la Responsabile Terza Sezione Ufficio Commissario della Polizia di Stato dott.ssa Paola Fuggetta, Milena Di Gennaro (vittima di violenza), il magistrato Fabio Roia (autore del libro “Crimini contro le donne. Politiche Leggi e buone pratiche”, FrancoAngeli editore), la giornalista Marianna Aprile (autrice de “Il grande inganno”, edizione Piemme), Marisa Guarnieri della Libreria delle Donne Milano e fondatrice della Casa di Accoglienza delle donne maltrattate di Milano e l’avv. Antonella Faieta (telefono rosa). È stato un momento di dibattito di grande importanza, con testimonianze estremamente toccanti, che ha visto partecipare anche le forze dell’ordine ed un magistrato impegnato da sempre sul fronte della lotta contro la violenza di genere.

Siamo stati presenti con Chiara Maria Gargioli e Renzo Giannantonio in qualità di intervistatori, commentatori ed audiodescrittori al Premio Braille, tenutosi presso il Teatro Quirino. Il 5 marzo è andato in onda, come ogni anno, l’ormai classico ed immancabile “Meeting dei lettori di Kaleidos”, giunto alla sua XII edizione, l’ultimo evento che ha portato ascoltatori nella nostra sede, poiché subito dopo è sopravvenuto, purtroppo, il lockdown. Anche questa edizione del Meeting, organizzato come sempre dalla Commissione Nazionale Pari Opportunità, ha avuto un grosso successo, suscitando interesse nel numeroso pubblico che lo ha seguito. Il 20 di marzo su idea e sollecitazione della Presidenza nazionale, a lockdown appena iniziato si è dato vita ad un pomeriggio incredibile, che ha visto la partecipazione di numerose personalità del mondo dello spettacolo, della cultura, della letteratura, della radio, della televisione della musica. Questo importante momento che ha riunito una miriade di persone intorno alla nostra associazione e alla nostra Slash radio web è stato trasmesso anche dal canale del MIBACT ed ha avuto ascolti elevatissimi. Abbiamo ovviamente mandato in diretta eventi e riunioni istituzionali, cercando di dare diffusione al maggior numero possibile di manifestazioni, convegni ed altro, come è nella nostra migliore tradizione.

Ma veniamo alle novità e alle rubriche, che con i mesi sono aumentate esponenzialmente, le citerò in ordine sparso, seguendo un po’ il nostro palinsesto.

Slash sport: abbiamo voluto dedicare ben due rubriche allo sport, una mensile ed una settimanale, questa ultima con i risultati, i commenti e i dettagli su campionati, gare e tornei, che hanno visto protagonisti i nostri atleti e cultori dello sport. La rubrica, nello specifico è stata curata da Hubert Perfler coordinatore della Commissione di settore e dal referente Ciro Taranto e condotta dal nostro Renzo Giannantonio. Dalla collaborazione con Hubert e Ciro e da molte richieste è nata una nuova opportunità durante il periodo della pandemia, quella di utilizzare la radio affinché gli ascoltatori e tutte le persone interessate fossero posti in condizione di svolgere esercizi ginnici, in un periodo piuttosto critico, in cui non si poteva uscire, né recarsi a fare attività fisica. È stato un vero successo e, naturalmente, stiamo proseguendo l’esperienza. Vi è una ulteriore novità: grazie all’interessamento di Hubert Perfler a partire da settembre Slash Radio Web manderà in onda i gran Premi di Formula1 con una speciale descrizione, maggiormente dettagliata ed accurata. Se l’esperienza riuscirà verrà esportata anche in altri paesi europei e non solo. L’iniziativa vedrà collaborare Slash Radio web, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS APS, ovviamente, e un club della Ferrari sito a riga.

I.Ri.Fo.R. informa. Ogni secondo martedì del mese è andata in onda una trasmissione realizzata in collaborazione con l’I.Ri.Fo.R, Istituto per la Ricerca, La formazione e la riabilitazione, finalizzata a portare a conoscenza del maggior numero di persone tutte le attività alle quali l’istituto, emanazione della nostra associazione, ha dato e continuamente dà vita. Il programma ha visto la partecipazione attiva, tra gli altri di Massimo Vita e Carmelo Gurrieri.

Uicicom: è proseguita ed è divenuta una interessantissima realtà la rubrica Uicicom. Abbiamo voluto strutturarla in due puntate a settimana: una prima trasmissione in onda il mercoledì, in cui abbiamo dato notizie su tutto ciò che avviene sul territorio, sia a livello regionale che provinciale, con interviste approfondimenti e molto altro, oltre ad informare relativamente alle iniziative della Presidenza nazionale, anche attraverso la lettura dei diversi comunicati. La trasmissione del venerdì, invece è stata un vero tour attraverso tutte le sezioni provinciali ed intercomunali, nonché i consigli regionali del sodalizio. Terminato questo incredibile viaggio, abbiamo realizzato un cofanetto che è stato inviato a chiunque ne abbia fatta richiesta e distribuito nel corso di una seduta del Consiglio Nazionale. Si è trattato di una bella e completa panoramica della nostra realtà associativa. Uicicom è stata curata prevalentemente dal nostro Renzo Giannantonio.

Scuola alla radio: la rubrica iniziata da Marco Condidorio, è stata curata successivamente dalla componente della Direzione nazionale Linda Legname, che le ha dato vita, arricchendola con le testimonianze e i contributi, oltre che di esperti e personalità del mondo della scuola e della politica, tra i quali il ministro Azzolina e il presidente del Consiglio Conte, di studenti, docenti, genitori, operatori dei CCT e molto altro. Questo appuntamento è divenuto un importante riferimento per chi si occupa di scuola. Il programma è stato condotto e curato sotto il profilo redazionale dalla nostra Chiara Maria Gargioli.

È continuata la produzione e messa in onda in assoluta diretta degli appuntamenti mensili con i componenti della Direzione Nazionale, dialogo con la Direzione, mentre, soprattutto nel periodo del lockdonw, “Chiedi al Presidente” è divenuta rubrica con cadenza settimanale, onde far sentire la vicinanza della nostra associazione e, in particolare del Presidente, a tutte le persone cieche ed ipovedenti, che numerose hanno contattato Mario Barbuto per informazioni, richieste, consigli e anche solo per scambiare due parole in un periodo piuttosto duro per tutti.

Scodinzolando: sono tornate le amiche che curano Scodinzolando, il programma dedicato alle nostre guide a quattro zampe, Elena Ferroni e Irene Balbo.

Anche questa rubrica durante il lockdown ha avuto un ulteriore spazio, con cadenza settimanale, finalizzato a spiegare come mantenere attivi i nostri quadrupedi. Il titolo che chi cura Scodinzolando ha voluto dare a questo ulteriore momento di comunicazione è stato: Scodinzolando con il Covid.

Anche la tecnologia ha avuto spazi importanti: oltre a Nunziante Esposito e Giuseppe Fornaro, rispettivamente Coordinatore e referente della Commissione nazionale Ausili e tecnologie, che ogni mese e, al bisogno, anche più di frequente, si sono messi a disposizione dei nostri ascoltatori per rispondere a quesiti e fornire loro informazioni preziose, Marino Attini ha curato per conto dell’INVAT l’interessante rubrica Orizzonti Multimediali, di grande successo.

Importante spazio è stato dato anche alla musica, Renzo Giannantonio e Antonio Quatraro sono stati i conduttori di Musical-mente, un programma volto ad evidenziare talenti tra persone cieche ed ipovedenti, oltre a discutere delle diverse problematiche che può incontrare un cieco e/o un ipovedente che intraprenda lo studio della musica, o una carriera conseguente.

SlashMusic: il nostro socio Giuseppe Voci ha curato, in maniera encomiabile, una rubrica mensile, nella quale ha analizzato di volta in volta, i più interessanti esponenti della musica italiana e/o straniera, realizzando delle vere e proprie monografie molto apprezzate.

Slashtunes: il nostro ascoltatore Gianluca Nucci ogni quindici giorni ha allietato gli ascoltatori di Slash Radio Web con una pregevole e ascoltatissima trasmissione incentrata sulla musica internazionale, arricchendola, non solo con notizie sugli artisti e i pezzi prescelti, ma anche con traduzione dall’inglese degli stessi.

Gocce di Jazz: il pianista Filippo Visentin, sempre nostro ascoltatore e socio, ci ha proposto uno spazio settimanale di 30 minuti, dedicato al Jazz, con ascolti e contestualizzazione degli artisti e dei brani. anche questa rubrica ha riscosso un grande successo.

C’è Luce in cucina: due volte a settimana la nostra ascoltatrice, anch’ella non vedente Lucia Esposito, cura una rubrica di cucina, in cui fornisce squisite ricette e ottimi consigli per realizzarle al meglio.

Scrivono di noi: il martedì e il giovedì mattina Renzo Giannantonio e Chiara Maria Gargioli informano i nostri ascoltatori sul punto di vista dei diversi quotidiani e periodici in materia di disabilità visiva.

Ci siamo soffermati anche sul cinema, con una rubrica mensile dedicata alle audiodescrizioni, con la partecipazione di Vera Arma e Carlo Caffarella oltre che ad un programma settimanale, Grandangolo, curato dalla nostra bravissima ascoltatrice e socia Marika Giori, nel corso del quale offre a tutti gli Slashers, recensioni sulle ultime uscite cinematografiche, comparazioni con romanzi da cui sono stati tratti i film, commenti su trasmissioni e/o fiction televisive, con perizia e destrezza. Una volta al mese, inoltre, Marika approfondisce alcuni aspetti anche durante il nostro contenitore pomeridiano Slashbox.

Guida tv: ogni giorno va in onda una guida tv, nella quale offriamo anche alcune trame o indicazioni specifiche.

Teste di calcio: da diverso tempo coinvolgiamo i nostri ascoltatori amanti del calcio, o per meglio dire, tifosi, nella realizzazione di un talk, Teste di calcio, in cui gli ascoltatori si confrontano e discutono animatamente di calcio e delle loro squadre del cuore, ora da opinionisti, ora da veri e propri tifosi sfegatati.

Il simposio dei lettori: Come è noto durante Slashbox siamo soliti offrire ai nostri ascoltatori numerose presentazioni di libri di ogni genere, best-seller ma anche pubblicazioni di nicchia, intervistandone gli autori. Abbiamo pensato, però, di dar vita ad uno spazio incentrato sulla letteratura straniera. Così abbiamo chiesto alla nostra ascoltatrice e ormai amica, Rossella Lazzari, che ha un blog dedicato proprio ai libri, di curare per noi, ogni settimana, una trasmissione in cui ci propone la lettura di un romanzo di uno scrittore straniero. La rubrica è seguitissima e Rossella davvero brava, come tutti i curatori delle nostre rubriche. Così scrive Rossella in merito alla stagione 2019-2020 della nostra radio: “La stagione 2019-2020 ha confermato il trend positivo di Slash radio Web: la nostra radio sta crescendo sempre di più e quest’anno, in particolare, ha avuto un exploit non indifferente. Agli appuntamenti consueti, che pure sono risultati arricchiti, si sono aggiunte molte occasioni di socialità e condivisione. Penso ai pomeriggi con le playlist, con le colonne sonore, con i commenti al festival di Sanremo, con l’appassionante Slash quiz canzoni! Penso anche alle nuove rubriche mattutine che arricchiscono la programmazione: Raccontami, Scrivono di noi, UiciCom, Slash Sport News, ma anche la neonata e molto apprezzata Slash fitness la cui nascita è emblematica del respiro sociale di questa radio perché è seguita ad un’esigenza degli ascoltatori. E gli ascoltatori sono sempre più al centro di questa radio: basti pensare a tutte le rubriche che sono nate quest’anno, curate, appunto, da noi ascoltatori. Lo dico da tempo: la forza di questa radio è proprio il rapporto con gli ascoltatori e la possibilità di crescere insieme, consentendo a ciascuno di esprimersi in ciò che conosce ed ama. Io, per esempio, amo i libri, ho un blog e mi piace recensire e consigliare letture. Ebbene, dal 31 gennaio curo una rubrica settimanale in cui consiglio libri agli ascoltatori… e lo stesso vale per chi sa consigliare i film, la musica (italiana, internazionale, Jazz), le ricette. Noi ascoltatori ci sentiamo parte di questa radio, la radio cresce e si intercettano sempre più temi di interesse per tutti. Detto ciò, tengo a fare un ringraziamento particolare a Slash radio Web per l’immenso lavoro svolto durante il lockdown: quando ci si sente spaesati, sperduti, impreparati, si ha bisogno di punti di riferimento… ebbene voi, in quei mesi, per me lo siete stati ancor più del solito. Accendere la radio la mattina, fare gli esercizi di ginnastica sapendo che in altre case sparse per l’Italia altri stavano facendo la stessa cosa, affidarsi alla rassegna stampa come un’ancora nel bombardamento continuo delle notizie spesso contrastanti, rilassarsi o impegnare la mente in altri argomenti che non fossero il Covid, è stato fondamentale per traghettarmi fuori dal lockdown senza impazzire prima. E poi le voci: la cosa più bella ed importante è stata, in quei giorni d’incertezza, ritrovare voci familiari, quelle di Chiara, Renzo, Luisa e degli altri ascoltatori… di persone conosciute, non di ectoplasmi venuti fuori dal nulla urlante del sensazionalismo! E infine, ma non ultimo, un grazie infinito ai fonici che, tra telefonate, ospiti, quiz, rubriche, montaggi vari, collegamenti skype, musica e chi più ne ha più ne metta, davvero, fanno un GRAN lavoro. Perciò, quest’anno più che mai, grazie, grazie, grazie Slash radio Web… grazie a tutti noi. All’anno prossimo… anzi, a fra poco!”.

Approfondimenti: abbiamo poi dei momenti di approfondimento, generalmente mensili, dedicati a diverse specialità. Ci occupiamo di Moda, con la collaborazione della stilista Stefania Cavalieri e di Gianluca Peverada, esperto in calzature e non solo; ci soffermiamo sulla naturopatia grazie ai consigli della naturopata Federica Fiano, anch’ella nostra socia; di particolare spessore l’approfondimento mensile dedicato alla psicologia, curato dalla dott.ssa Chandra Massetti, la quale interloquisce e si confronta con altri esperti del settore. Sono stati affrontati numerosi argomenti di grande importanza per la vita di tutti e, anche, in particolare, per la quotidianità di ciechi ed ipovedenti.

Sono continuate ad andare in onda le rubriche: Almanaccando, Raccontami, curate dal nostro gruppo di lavoro; il meteo, l’oroscopo, spotlight, la nostra rassegna stampa, nel corso della quale ogni giorno viene approfondito un argomento con ospiti e, soprattutto, giornalisti di chiara fama; un libro al giorno, curata dal centro Nazionale del Libro Parlato e il Giornale radio del sociale. Da rimarcare anche la rubrica Classic rock On Air, rubrica musicale curata da Renato Marengo.

È proseguita la collaborazione con il MIBACT e sono andate in onda anche nel corso di questa stagione le nostre ormai consuete conversazioni d’arte. Nel periodo del lockdown, poi la nostra offerta è stata arricchita grazie al Museo tattile statale Omero, che ha curato una interessantissima rubrica settimanale dal titolo “Toccare l’arte alla radio”, che ci ha accompagnati fino a quasi tutto il mese di giugno e che ci auguriamo di riprendere quanto prima.

Non sono mancate le puntuali relazioni sui lavori della Direzione nazionale del sodalizio, curate dal nostro Eugenio Saltarel. Sempre Renzo Giannantonio ha curato una rubrica incentrata sulle attività delle Commissioni Nazionali e sui gruppi di lavoro della nostra Associazione.

Durante il periodo del lockdown vi sono stati anche dei musicisti che ci hanno allietato con la loro arte: l’eccellente Massimo Tagliata, fisarmonicista di notevole spessore e la nostra strepitosa Silvia Zaru, cantante e pianista. Anche Filippo Visentin ci ha fatto dono di una performance live, di estremo interesse.

Non sono mancati anche i momenti ludici: abbiamo realizzato il I torneo di SlashQuizCanzoni, che ha visto la partecipazione di numerosi concorrenti. È stato divertente ed avvincente insieme. La finale è stata tutta al maschile, tra il nostro irriducibile Gianluca Monni e Antonio Brunetti, che ha vinto il torneo e si è aggiudicato il premio, Echostudio di Alexa. Abbiamo coinvolto gli ascoltatori anche in altre minigare, la playlist più bella, e altri giochi e miniquiz. E che dire del nostro contenitore pomeridiano, la nostra scatola magica, Slashbox? Ha ospitato veramente personalità di grandissimo spessore, mai come in questa stagione, possiamo ritenerci soddisfatti. Rai2 ha realizzato due servizi sulla nostra radio web, inviando persino una troupe televisiva per le riprese; la giornalista ci ha fatto anche molti complimenti, che ci hanno indubbiamente fatto piacere.

Che dire degli ospiti, ne abbiamo avuti davvero tanti: il vincitore del premio Strega, tanti e tanti scrittori di chiarissima fama, attori, giornalisti della carta stampata, della radio e della televisione, cantanti, citiamo solo Edoardo Bennato, Eugenio Bennato, Luca Barbarossa; personalità del mondo della politica, citiamo qui il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, grazie al Presidente Nazionale ci ha fatto pervenire un messaggio per i nostri studenti e il ministro Lucia Azzolina. Non sono mancati neanche uomini di sport, professori universitari, medici, proprio nel periodo del lockdown. Insomma, vi è stata un’offerta molto vasta e variegata, unita ad un grande lavoro di informazione relativo al sociale e alla disabilità visiva. Abbiamo anche organizzato delle audioconferenze con i nostri ascoltatori, onde confrontarci e conoscerci meglio. Slash-Magazine è giunta sempre nelle vostre case portandovi il meglio delle nostre trasmissioni e anche nuovi contributi, tra i quali mi piace qui ricordare Le pillole di Inglese, rubrica curata dalla nostra Rosa Martellucci. Il 12 di agosto sono giunti numerosi messaggi dei nostri ascoltatori, alcuni in audio, altri su facebook, altri ancora via telefono, e-mail o sul form. A voi tutti il nostro grazie più sentito. La nostra radio non sarebbe nulla senza di voi, senza la vostra presenza, la vostra collaborazione, elementi che ci inducono ad andare sempre più avanti. Ma prima di lasciarvi con qualche contributo dei nostri ascoltatori, alcuni dei quali hanno partecipato attivamente alle nostre trasmissioni presentando insieme a noi libri, cd musicali o iniziative di grande interesse e spessore, tra i quali cito qui: Lorenza Vettor, Rossella Lazzari, Cristina Della Bianca, Monica Nolli, Ely Basone, Marino Tambuscio, Arturo Vivaldi, Carlo Piccini, Massimo vita, Antonio Quatraro, Erica Monteneri, Vincenzo Massa, ma so di far torto sicuramente a molti di cui mi sfuggono i nomi, perché sono davvero numerosi, desidero ringraziare di vero cuore per l’eccellente lavoro svolto i componenti dello staff di Slash Radio Web, Chiara Maria Gargioli e Renzo Giannantonio per la parte redazionale e i nostri tre straordinari fonici, che sanno davvero realizzare ogni nostro desiderio, con professionalità, rapidità e grande efficienza. Grazie di vero cuore a tutti, come un ringraziamento desidero rivolgerlo ai curatori delle nostre rubriche, che profondono grande impegno, perizia e professionalità a titolo di assoluto volontariato.

Ora alcuni contributi:

Marco Trombini:

Ciao Luisa, ciao Chiara e Renzo, un saluto a tutto lo staff della radio e a coloro che leggeranno queste poche righe. Per chi come me ha avuto diverse occasioni per scrivere dei miglioramenti della nostra radio, è difficile scrivere qualcosa di diverso senza correre il rischio di incorrere nella ripetitività o nella retorica. Ogni anno però la nostra radio coinvolge nuove persone che con una notevole voglia di fare ci propongono sempre trasmissioni diverse che in poco tempo ottengono il successo dei programmi già consolidati. Questa a mio parere, sarà la ricetta che farà sempre crescere al meglio la nostra radio. Buona estate a tutti da Marco Trombini.

Monica Nolli:

La mia radio

È un pomeriggio d’estate, uno strano agosto di una strana estate, di un anno stranissimo! Come spesso accade in questi ultimi due anni, sono qui in casa sola, che attendo notizie dall’ospedale. Si sa, quando i genitori sono anziani, è routine, ma non lo è mai. Cerco di distrarmi come posso fino alle 16, quando accendo o meglio, mi connetto a Slash Radio Web. Ebbene, mi connetto proprio nel momento in cui parte la musichetta. È la sigla di Slash box, la trasmissione pomeridiana di Slash Radio Web. Oggi al microfono c’è Chiara, Che durante la settimana, si alterna con Renzo. Spesso c’è anche Luisa, direttrice e conduttrice… ogni giorno si affrontano temi ed argomenti diversi. Ci sono interviste a scrittori, c’è tanta cultura musicale, e ci sono anche i momenti istituzionali. Come è normale che sia, ci sono temi ed argomenti che mi interessano di più, altri… Un pochino meno… Ma io, anche se a volte mi distraggo, o ascolto portando avanti anche qualche altra attività manuale, le voci di conduttori ed intervistati, sono li con me. La novità di questa radio è che, non solo lei entra in casa mia, ma io entro in una grande casa, in una specie di famiglia allargata e molto variegata. Dopo due anni che frequento questa casa, sento di farne parte. non sono solo voci che ti sparano nelle orecchie informazioni e buona musica, ma attraverso le onde sonore, si percepisce tanta umanità. Ci sono momenti divertenti ed anche momenti tristi che soprattutto quest’anno abbiamo condiviso. Ci sono voci strazianti, come quella del presidente dell’UICI di Bergamo, che a marzo in piena pandemia, parlava e piangeva, pensando a tutti i morti di quella città… Per me, è stato il momento più triste… non so come Renzo, Chiara e Luisa, siano riusciti a trattenere le lacrime, forse nemmeno loro le hanno trattenuto e… Ma hanno semplicemente spento il microfono in alcuni momenti… Forse ha pianto anche Alessio, dietro il vetro… Che di solito quando ti chiama, solo con la sua voce ed il suo accento romano, ti mette di buon umore… ma fortunatamente, ci sono i momenti molto, molto divertenti. Le playlist, i quiz, e tutte le baggianate che noi ascoltatori, me compresa, tirano fuori dal cilindro, giusto per scacciare la malinconia e la pesantezza della vita… non so cosa ci sia di straordinario in questa radio, o forse, l’ho intuito. C’è un ingrediente in più, un valore aggiunto, che credo nessun’altra radio a: l’empatia. Addirittura i personaggi del mondo della cultura dello spettacolo e dello sport, che vengono intervistati, e che a volte sentiamo anche in altri contesti radiofonici e televisivi quando parlano ed intervengono su Slash Radio Web, si rilassano, e tolgono quelle tante maschere che tutti noi, e soprattutto i personaggi più famosi, indossano per rendersi appetibile al pubblico. Slash Radio Web è mia, proprio per questo. Nessuno è un ascoltatore o un personaggio, ma tutti siamo persone e come tali, siamo importanti e protagonisti. Torniamo al pomeriggio di uno strano agosto, di una strana estate di un anno… Stranissimo. Suona il telefono ed arrivano buone notizie. Mamma non verrà ricoverata e così, al termine di questo anno stressante, potrò concedermi una settimana di vacanza. Sia mai, che questa radio porti anche fortuna? Grazie sempre Slash Radio Web.

Massimo Vita:

Credo che la stagione radiofonica si possa racchiudere in tre parole: qualità, cortesia e socialità.

Irene:

Mi sono divertita un mondo con il quiz canzoni. rifatelo, è stata un’idea vincente, come quella delle telenovelas, dei caroselli. giusto parlare di cose serie, ma lecito divertirsi e farlo con molta intelligenza.

Rita:

Parlare della nostra radio non è semplice, poiché è così variegata. Ciò che a me è piaciuto tanto è questo coinvolgere tutti noi, far venire le persone nella radio, far scegliere la musica e ultimamente anche invitare quelli che lo vogliono nelle presentazioni di libri che piacciono. Non esiste radio al mondo che fa questo. poi siete sempre cortesi e pronti a rispondere ad ogni richiesta, ci siete sempre e per qualche verso una risposta a noi ci arriva comunque. spero che questa radio resti sempre così. Buone vacanze amici, perché è così che vi percepisco, siete degli amici.

Gianluca:

Peccato che il Covid ci abbia rubato la festa. Sarebbe stato fichissimo incontrarci, conoscerci e divertirci tutti insieme sotto l’egida della nostra stella, slash radio web. belle ferie per tutti.

Simona:

Voglio esprimere la mia gratitudine per questa stagione radiofonica stupenda. Una cosa per tutte l’intervista ad Oleg Mandic. Ho sentito Luisa e l’altra signora così commosse ed io vi dirò, ho pianto tutte le mie lacrime. Vi ringrazio perché in un mondo così freddo questi sono momenti di radio che molti dovrebbero aver modo di seguire.

E concludiamo con una poesia scritta da una nostra ascoltatrice da sempre, Antonella Iacoponi.

Poesia per Slash Radio, di Antonella Iacoponi

Slash Radio: un refolo di vento,

dolce e impetuoso a un tempo,

soave per l’amore, l’amicizia che reca,

impetuoso per l’entusiasmo, la forza che emana,

la propria joie de vivre,

infinito scrigno di sogni,

fruscio di foglie,

canto di un fanello in un sentiero di campagna,

melodia che si spande nella sera,

suonata da mille zufoli.

Slash Radio: una mano amica,

per rendere magico ogni istante.

Cosa altro aggiungere? Non ci resta che darvi appuntamento su Slash radio web per una nuova e ci auguriamo avvincente ed interessante stagione radiofonica.

Luisa Bartolucci

60 anni di cecità trascorsi nei 100 dell’Unione, di Carlo Carletti

Autore: Carlo Carletti

Forse l’età e i condizionamenti del Corona-virus, hanno favorito il vagare dei miei pensieri nelle vicende della mia esistenza, riportandomi anche ai ricordi dei momenti più infelici, coincidenti con l’acquisita cecità, che il tempo, mi aveva portato a credere ormai sepolti e dimenticati nel profondo dell’animo. Una fortuita pallonata sul viso durante una partita di calcio, giocata nel mese di novembre del 1960, mi aveva provocato il distacco della retina con la complicanza di emorragie in entrambi gli occhi. Trascorsi circa otto mesi nel reparto oculistico dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, fra speranze e delusioni sull’esito delle terapie e dei necessari interventi chirurgici, sono tornato nella mia città di Pesaro, al compimento dei miei 18 anni, con la sola percezione della luce e un profondo stato depressivo. La cecità, che già conoscevo, in quanto mio fratello di 6 anni più grande era cieco dalla nascita, per un glaucoma infantile, ha evidenziato in me, inattesi problemi. la normalità, che caratterizzava la sua convivenza con la cecità, mi induceva a credere di non possedere la stessa capacita di affrontare la mia nuova condizione. Provavo enorme disagio nel percepire, che la mia angoscia per la perdita della vista, non fosse pienamente compresa da parte di mio fratello e dagli amici ciechi, che conoscevo e frequentavo. Considerando la mia nuova condizione, ormai identica alla loro, mi spronavano a seguire il loro esempio per costruirmi un futuro, che io, invece non ero nemmeno in grado di percepire possibile. La convinzione, che la mia sofferenza non fosse compresa nemmeno da coloro che vivevano la cecità, mi aveva indotto ad interrompere anche la loro frequentazione e a rifugiarmi in uno stato di totale solitudine. La nostra comune condizione di cecità, che pur aveva effetti pratici identici, era vissuta molto diversamente sotto l’aspetto psicologico e di prospettiva. Mentre mio fratello, cieco dalla nascita, viveva con la curiosità di conoscere l’ambiente che lo circondava e il senso di ogni aspetto del vedere, io vivevo con angoscia la perdita di quel senso conosciuto. Mentre lui viveva valorizzando la sua attività lavorativa, il suo impegno politico e le relazioni umane e sociali, io vivevo in assoluta solitudine l’assenza di ogni prospettiva per il futuro pensando alla perdita dell’attività sportiva, del lavoro e degli amici. Mentre lui pensava e operava per costruirsi una famiglia, e a migliorare la propria esistenza, io meditavo come poter porre fine alla mia. Le mie frequentazioni sociali si erano pressoché azzerate, in quanto gli amici si trovavano al cospetto di una persona profondamente diversa da quella conosciuta, depressa, incapace di partecipare attivamente alla vita comune. Ogni progetto e ogni azione o divertimento nei quali cercavano di rendermi partecipe, mi apparivano inadeguati alla mia nuova condizione. La totale mancanza di autostima, mi induceva a considerare forma pietistica ogni attenzione che mi veniva riservata. Le persone che frequentavano la famiglia, mi riservavano espressioni compassionevoli, mettendo a confronto l’attuale triste e penosa condizione, con quella precedente, di promettente calciatore e di disegnatore di moda per calzature. Era divenuta una consuetudine dovermi rifugiare nella mia camera, in occasione di visite di parenti o amici di famiglia, per evitare ogni possibile loro commento. Solo mia madre, ormai esperta in problemi di cecità e senza più lacrime da versare, sapeva arginare i commenti, che potevano, anche involontariamente ferire. Sapeva rassicurare tutti affermando, che se il destino e il buon Dio, hanno voluto quanto accaduto, significava che un futuro sarebbe esistito anche per me, come avvenuto per mio fratello, occupato come centralinista e in procinto di formarsi una propria famiglia. Il trascorrere del tempo, ha contribuito ad attenuare il dolore più acuto e l’esempio rappresentato dal vivere di mio fratello e degli amici ciechi, che avevo ripreso a frequentare, ha gradualmente ricreato anche in me la speranza di un possibile percorso per una nuova esistenza. Quando sono riemerso dal profondo abisso della depressione e il pensiero positivo ha ricominciato ad illuminare la mente, ho iniziato ad accettare e ravvivare qualche sopita amicizia, con la consapevolezza di aver rifiutato ogni gesto di vera solidarietà ed anche di profondo amore, che ingiustamente avevo valutato essere soltanto attenzioni pietistiche . Avevo già acquisito la consapevolezza che avrei dovuto convivere con la cecità affrontando le problematiche connesse, quando un giorno, le ombre che vedevo, cominciarono a divenire forme, che si arricchivano anche di sbiaditi tenui colori. Incerto fra sogno e realtà, ricordo di essere restato per alcuni giorni a fissare un preciso punto della finestra, cercando di individuare ulteriori segni di speranza. Gradualmente ho recuperato, anche se da un solo occhio, un piccolissimo residuo visivo, che mi ha consentito di riprovare quella meraviglia del vedere, che credevo definitivamente perduta. Nel momento della contentezza, confermato dal Prof. Caramazza dell’oftalmico S. Orsola di Bologna, che mi ha diagnosticato un modesto parziale riassorbimento dell’emorragia retinica, ho assunto con me stesso, l’impegno che quel residuo visivo, anche se piccolo, sarebbe stato un patrimonio a disposizione di tutte le persone cieche e non solo mio. Con emozione ho gradualmente ripreso ad accompagnare mio fratello e gli altri amici ciechi, fra i quali, anche il Presidente dell’Unione di Pesaro, che mi ha rilasciato la prima tessera associativa. Nel ricordo di mio fratello prematuramente scomparso, per molti anni, mi sono portato dentro molti sensi di colpa, per aver compreso le sue difficolta connesse alla cecità, soltanto quando io stesso, mi sono trovato a doverle vivere. Soltanto approfondendo l’argomento, con l’aiuto dell’amico, prof. Mario Mazzeo, studioso delle problematiche dei ciechi, ho compreso con sollievo, che da vedente, non potevo disporre degli elementi necessari per compenetrarmi nella sua condizione. Ho altrettanto compreso, che mio fratello, non avendo mai visto, non possedeva elementi sufficienti per valutare le vere ragioni del tanto dolore che io provavo per aver perduto la vista. La triste condizione, i ricordi, le esperienze e le riflessioni riguardanti la mia persona, sono sicuramente particolari per alcuni aspetti e sul piano psicologico, ma nella pratica simili a quelle di molte persone cieche, che hanno costituito e costituiscono anima e corpo della nostra Associazione. Infatti, l’Unione, capace di comprendere le difficolta e le esigenze di ciascuno, mi ha accolto, sostenuto e guidato per farmi conseguire obiettivi nuovi e possibili, compreso il posto di lavoro, rendendo la mia nuova esistenza dignitosa e positiva, tanto da poterla vivere con serenità. All’Unione e alle persone, che con immenso spirito di solidarietà, l’hanno fondata e guidata, riservo tutta la riconoscenza e la gratitudine per questa mia nuova vita, che è stata attratta dai valori umani e sociali dell’Associazione, fino a confondersi positivamente nelle sue vicende e nella sua storia. Dal 1962, ho partecipato e vissuto ogni istante della vita Associativa, ricoprendo nel tempo, incarichi ad ogni livello, fino alla Direzione Nazionale. Trasferendomi a Roma, Ho potuto conoscere apprezzare e collaborare con tutti i Presidenti e i dirigenti Nazionali, che si sono succeduti nel tempo. La loro frequentazione mi ha consentito di conoscere, apprezzare e condividere i valori umani e sociali, che hanno ispirato e sostenuto il loro solidale impegno per rappresentare con passione, forza e tanta dignità i diritti delle persone cieche. La fortuna, mi ha davvero assistito, consentendomi di conoscere, di crescere e operare, guidato da persone di altissimo valore umano, che hanno illuminato il percorso dell’Unione e il progresso sociale dei ciechi. Come in altri contesti sociali, anche nella vita associativa dell’Unione, si sono sempre svolti approfonditi confronti sulle possibili soluzioni dei problemi da prospettare alle autorità di governo, sempre finalizzate al conseguimento di migliori condizioni di vita delle persone cieche, escluse dal contesto sociale e lavorativo. Consapevole del ruolo e dei diritti, mi sono trovato ad esprimere, nel contesto associativo, opinioni anche diverse da coloro che la rappresentavano,, non tanto sugli obiettivi, ma soprattutto sulle priorità, sui tempi e sulle modalità delle azioni da intraprendere per conseguirli . Ho partecipato attivamente, fin dal 1964,quando Presidente Nazionale era Paolo Bentivoglio, alla organizzazione e al coordinamento delle manifestazioni dei ciechi nelle piazze di Roma, anche non autorizzate dalle pubbliche autorità, per sensibilizzare l’opinione pubblica, i rappresentanti dei vari Governi e dei partiti politici, estremizzando le rivendicazioni, per favorire e consentire il più alto livello di mediazione al Presidente e alla Dirigenza Nazionale dell’Unione. Scomparso il Presidente Bentivoglio nel dicembre 1965, verso il quale mi sentivo di dover solo assecondare le sue disposizioni, le rivendicazioni e le manifestazioni continuarono con il Presidente Giuseppe Fucà che l’ho ha sostituito alla guida dell’Unione. La scelta di manifestare nelle piazze, non era condivisa da tutti i dirigenti, alcuni la ritenevano disdicevole e perfino umiliante per i ciechi stessi, tanto da richiedere l’espulsione dei dirigenti del Lazio, quali promotori e organizzatori . Nel corso di una riunione del Consiglio Nazionale, nella quale venivo contestato per le esuberanti manifestazioni, il Presidente Fucà, pose fine alle incomprensioni, informando che i dirigenti nazionali dell’Unione per conseguire i positivi risultati, concernenti l’indennità di accompagno, l’aumento della pensione e la soppressione dell’Opera Nazionale ciechi civili, si sono avvalsi anche delle, non ufficialmente condivise, ma in privato sostenute, manifestazioni di piazza organizzate dai dirigenti locali, che hanno riscosso anche la solidarietà di altre componenti sociali. Nel 1978, dopo una serie di travagliate vicende connesse al ritorno dell’Unione, ad essere nuovamente una Associazione privata, il Congresso nel riconfermare alla Presidenza Giuseppe Fucà, ha anche consentito di eleggere alla Vice presidenza, l’avv. Roberto Kervin, cieco vittima civile di guerra, al quale va riconosciuto il merito di aver intuito e proposto la necessità di dover equiparare la indennità di accompagno dei ciechi civili a quella percepita dai ciechi per causa di guerra, in quanto anche se diversa era la causa della cecità, identico ne era il conseguente bisogno. Tale equiparazione fu approvata dal parlamento nel dicembre 1979, ma per renderla fruibile ai ciechi civili per la carenza dei finanziamenti, furono necessarie numerose manifestazioni di protesta, che culminarono con quella organizzata il 22 ottobre 1982, con circa mille ciechi a Roma, davanti a palazzo Chigi, sede del Governo, durante la quale, insieme al Presidente dell’Unione di Latina e Frosinone, fui tratto in arresto e condotto nel carcere di Regina Coeli, fino all’arrivo del magistrato, che ci ha liberati nella tarda serata. Anche questa manifestazione, che ad alcuni di noi organizzatori, ha comportato problemi sul piano personale, ha contribuito a far assicurare i necessari finanziamenti per l’effettiva equiparazione dell’indennità di accompagnamento. Nella vita associativa non sono mancati dissapori e contrasti sulle cose da fare e su ruoli da attribuire, che in alcune circostanze, hanno inciso profondamente e negativamente anche sui rapporti personali. Ho partecipato attivamente alla vita associativa, nel proporre, nel fare, ma anche nel subire, come ho subito, un provvedimento di espulsione dall’associazione, ritenuto ingiusto dalla totalità dei soci della mia Sezione e anche dal Tribunale di Roma. Il tempo e la vicinanza delle tante persone che con me avevano condiviso azioni e obiettivi hanno mitigato le amare delusioni. Il saldo convincimento, che il primario ruolo dell’Unione, non potesse essere oscurato e mitigato, nemmeno dai comportamenti errati dei suoi dirigenti, ha accompagnato me e molti altri ciechi, anche nella migrazione in altre associazioni. Dopo 16 anni, fortemente sollecitato dai comuni amici, Franco Valerio e Giovanni D’Alessandro, è avvenuto il positivo incontro con il Presidente Nazionale Tommaso Daniele, che ha sancito la nostra riconciliazione, ponendo fine ad ogni possibile recriminazione e il mio ritorno, insieme a molti amici ciechi, alla vita associativa nell’Unione. Un momento veramente importante ed emozionante sul piano umano, quello della riconciliazione fra persone che si erano fortemente contrapposte e che con umiltà hanno convenuto di dover rivolgere ogni loro pensiero al futuro dell’ Associazione. Il ruolo dell’Unione, è stato di fondamentale importanza Per il progresso umano sociale e culturale dei ciechi italiani. Ha consentito loro di conseguire nel tempo, molti obiettivi nei vari settori: pensione, indennità di accompagnamento, lavoro istruzione ecc. L’impegno attuale è volto a conservare quanto acquisito, ha programmare il raggiungimento di nuovi obiettivi e nuovi diritti, rispondenti alle mutate esigenze e condizioni delle persone cieche e ipovedenti. La cecità, attualmente, colpisce in prevalenza le persone adulte, le quali possono usufruire del sostegno economico, pensione e indennità di accompagno, ma ancora non dispongono del necessario sostegno psicologico e pratico, per fronteggiare la loro nuova condizione. Penso con profondo dispiacere che ognuna di queste persone, ancora oggi, è costretta a vivere la stessa difficile e infelice condizione che ho vissuto io in tempi lontani. Nel corso del mio impegno associativo, l’attività di “Consulenza alla pari”, ha assorbito molto del mio tempo. Ricorrendo a questa positiva esperienza umana, e nel corso dell’attuale impegno, rilevo situazioni di persone che riescono in pochi mesi e con pochi incontri a ritrovare in loro stessi le necessarie risorse per ricostruire una nuova esistenza, ma rilevo anche la situazione di persone più fragili, sconvolte dal tragico evento nel quale sono incorse, che vivono la nuova condizione nello sconforto e nella profonda depressione. Alcune, soltanto dopo vari incontri percepiscono che il Consulente alla pari è persona amica, che comprende e condivide il loro stato emotivo, al quale possono aprirsi per confidare anche i loro pensieri più nascosti. Può anche accadere che alcuni confessino anche di aver pensato al suicidio, nei momenti di maggior disperazione, trovando sollievo nel sapere che tale pensiero affiora nella mente anche di altre persone che vivono la loro stessa condizione. Qualche volta è accaduto che anch’io avessi confessato di averlo pensato, senza però, riuscire ad essere sincero fino in fondo, in quanto, ho sempre tentato di sfuggire al triste ricordo di quel giorno, che giunto sul ponte della Via Adriatica, che sovrasta la ferrovia, ho trovato la persona, a me più cara, che avendo intuito l’intenzione del folle gesto, mi ha ricondotto a casa. Una triste vicenda sepolta dal complice e più assoluto riserbo, un segreto, che non so, con quanto dolore, mia madre, si è portata fino alla fine dei suoi giorni. Ripercorrendo come in un film la mia esistenza, credo che la colonna sonora possa essere attribuita di diritto al brano: “Meraviglioso”, che sembra far riferimento alla mia personale vicenda. Modugno ha lanciato quel brano nel lontano 1968, proprio in coincidenza con il mio matrimonio con Giovanna, che ci ha regalato due figli, 5 nipoti e due piccoli pronipoti, ai quali è affidata la nostra proiezione nel futuro. Penso di dover riservare tutto il mio tempo e il mio bene ai più piccoli della famiglia, per compensarli del minor tempo che mi resta da riservare loro. . Genera in me forti emozioni l’ascolto di quel brano, che mi ripropone il ricordo di un momento disperato, ma anche il ricordo di una persona speciale, che con quella sua puntuale presenza ha reso possibile il mio sereno cammino verso un mondo, che si è rilevato davvero meraviglioso . Il desiderio di ricondurre al pensiero positivo persone che vivono la sofferenza della cecità, è stato un impegno che ha accompagnato la mia esistenza. Operando a contatto con queste persone, ho potuto costatare che lo strumento della Consulenza alla pari è molto efficace. Il Consulente alla pari risulta efficace soprattutto nel promuovere il primo contatto di relazione e informazione, con la persona che ha acquisito il deficit visivo al quale, quando necessario, può far seguito, quello con lo Psicologo con specifiche competenze sulla disabilita visiva. La consulenza e l’informazione può essere estesa anche al contesto famigliare, quando manifesta difficolta nell’ affrontare le problematiche connesse alla nuova situazione. Il Consulente alla pari non offre soluzioni, ma induce la persona consultata a ritrovare in se stessa le risorse per ridefinire la propria esistenza. Credo che la Consulenza alla pari per la sua sperimentata validità, se estesa presso le strutture associative, potrebbe divenire anche una riconosciuta professione per giovani e meno giovani ciechi e ipovedenti., I Consulenti alla pari risultano essere anche Dirigenti dell’Unione più motivati, più competenti e consapevoli di dover corrispondere a nuove problematiche associative. Nonostante il mio doloroso ritorno alla cecità totale e la mia avanzata età, mi sento profondamente e doverosamente impegnato affinché l’Unione di oggi e di domani possa programmare anche attività e interventi diretti alle problematiche delle persone, che perdono la vista in età adulta, che rappresentano circa l’80% dei ciechi totali e parziali. All’Unione, che rappresenta e tutela tutte le persone con disabilita visiva, compete il difficile compito di adeguare le proprie strutture e formare i dirigenti alle nuove e più complesse problematiche tenendo conto che coloro che perdono la vista, molto spesso, si auto- condannano a quell’isolamento, che solo i consulenti alla pari hanno le maggiori probabilità di rimuovere. L’Unione dovrà promuovere e organizzare le modalità per informarle circa le loro possibilità e i loro diritti. Diffondere e donare loro almeno la prima tessera associativa, accompagnata da una semplice informativa sulle finalità dell’Unione, quale simbolo di accoglienza e appartenenza alla nostra comunità, potrebbe rappresentare uno dei momenti più significativi del ruolo della nostra Associazione. L’Unione, fin dalla sua fondazione, ha, sempre operato con generosità per raggiungere e offrire solidarietà a coloro che non la conoscevano e che non possedevano alcun punto di riferimento. Su coloro che fortunati come me, sostenuti dall’Unione hanno conseguito autonomia, soddisfacenti condizioni economiche, sociali e culturali, ricade la responsabilità di offrire il loro impegno per riorganizzarla, adeguandola alla nuova e più complessa realtà sociale.

All’Unione, che ha portato con se i miei 60 annidi cecità, in occasione del suo “centenario”, venendo meno anche al riserbo delle cose più private e mai confessate, affido, nel giorno del mio 77° compleanno, le emozioni e, i ricordi personali di una vita, costituita da grandi speranze deluse, da immensi dolori, da grandi speranze rinate, da sicurezze conseguite, da serenità ed anche da momenti di vera felicita. Per questa vita intensa, sorprendente, appagante e bella per essere vissuta con dignità, un immenso e vero grazie lo riservo alle tante persone cieche che con alto senso di umana solidarietà, illuminato e coinvolgente impegno sociale hanno, nel tempo, assicurato e assicurano l’esistenza della nostra Associazione.

Duemila più venti, uguale cento, di Sergio Prelato

Autore: Sergio Prelato

Percorro senza fretta i portici nel cuore del centro della mia città, in questa limpida mattina d’agosto. L’aria è tiepida, piacevole dopo la calura africana dei giorni scorsi.

Spazzolo con il bastone bianco la pietra dura del selciato di corso Vittorio Emanuele secondo, facendo un po’ Di rumore, il giusto, quel tanto da far spostare chi a la sventura di incrociare un retinopatico con un campo visivo ingannevole e capriccioso.

Passo davanti alla sezione territoriale della nostra associazione e procedo verso il mio obiettivo.

Attivo il secondo semaforo sonoro per attraversare via san secondo, mi dispiace come sempre notare la mancanza di percorso tattile a terra, ma purtroppo sotto i portici è difficile intervenire. Ascolto con soddisfazione il suono intermittente del semaforo ottenuto con tanta fatica, proprio sotto la sede dell’Unione.

Mentre mi dirigo verso via sacchi, noto con disappunto il groviglio di tavolini sotto il porticato, che si sono estesi come dei biscioni per molti metri, dheors concessi per la crisi post covid, limitando l’utilizzo della guida naturale. Con qualche difficoltà guadagno via sacchi, anche qui semaforo sonoro fresco fresco, a pochi metri da punti strategici per l’accesso alla stazione ferroviaria di Porta Nuova.

Attraverso la via con calma, godendomi il traffico rallentato d’agosto.

Approdo al percorso l. v. e. (loges vettor evolution) che fiancheggia la stazione così famigliare. Il comitato autonomia e mobilità che coordino, ha contribuito alla sua progettazione.

Una signora anziana con il suo bastone di sostegno mi affianca e mi supera. accelero il passo seguendo i binari del percorso e la supero a mia volta per questioni di orgoglio urbano, poi mi sento ridicolo: facile battere una persona anziana, con difficoltà ben più gravi delle mie nel muoversi. Arrivo davanti alla fermata della metro di fronte alla stazione, ma devio verso il percorso parallelo che mi porterà a prendere il 35 bus di superficie, gettando lo sguardo prima a sinistra, verso il bel giardino della stazione di piazza Carlo Felice, con le sue fontane e laghettini, poi a destra, lungo il bel porticato della stazione di testa appena restaurato.

Lancio un pensiero preoccupato all’atrio tutto transennato per creare i flussi in entrata e in uscita allestito in questa fase di emergenza Covid, sconvolgendo la logica dei percorsi che finalmente erano stati completati fin sulle banchine, su via sacchi, e davanti al giardino, con collegamenti sotterranei alla metro, dopo anni di mail, sopralluoghi e confronti con Grandi Stazioni, Rete Ferrovie Italiane e Comune di Torino.

Speriamo che il Virus molli la presa, fra i tanti effetti collaterali mi rattrista la riduzione della libertà di movimento di chi non vede.

Mi attesto sulla palina della fermata, passa un bus l’autista apre e suggerisce il numero e mi fa salire dalla porta anteriore, concessione avuta dall’azienda torinese di trasporti in deroga ai protocolli che indicano la salita posteriore.

Noto soddisfatto che la formazione sul personale sulla quale tanto abbiamo insistito, funziona. Salgo e subito constato che nonostante le numerose segnalazioni, la sintesi vocale che annuncia le fermate previste, nei nuovi mezzi Mercedes, non funziona ancora nonostante la rete G.P.S.

Il bus gira subito a destra in via Nizza, osservo dal mio sedile lo scorrere della lunga doppia pista ciclabile che ha rivoluzionato chilometri di questo tratto di città, fino in piazza Carducci.

Anche in questo caso siamo stati coinvolti nella progettazione, di percorsi tattili e semafori sonori, che servono oltre 80 attraversamenti, su 600 incroci totali: altro bel pezzo di accessibilità raggiunto.

Supero piazza Carducci e sfilo a fianco del grattacielo in costruzione nell’ex area lingotto che ormai svetta nel cielo azzurro, alto 39 piani , che accoglierà tutti gli uffici sparsi della regione Piemonte. Un percorso L.V.E. collegherà una nuova stazione metro, Italia 61, e la stazione ferroviaria del lingotto, ad un centro congressi e giardini annessi, parte integrante del grattacielo, in questo caso lavorando con il comitato regionale autonomia. Alle mie spalle alcuni passeggeri discutono, scommettendo sui ritardi della messa in opera di questo grattacielo in costruzione dal 2014. Inevitabile ripensare ai verbali, dei sopralluoghi, alle mille riunioni. Il profilo avveniristico di quest’area si sta delineando con precisione, fra il fiume Pò, la collina e il quartiere che ha abbandonato la sua vocazione storico industriale. Scendo dal bus dopo pochi isolati per fare un giro nel cantiere del nuovo capolinea della metro, Piazza Bengasi, che entrerà in esercizio forse nella primavera prossima.

Mi accoglie un architetto di Infra to., società che gestisce la metropolitana di superficie e sotterranea, con cui collaboro ormai da anni nell’impegnativa impresa di rendere la metropolitana di Torino un luogo completamente accessibile a tutti coloro che ne fruiscono in linea con il principio internazionale dell’accessibilità per tutti, codificato nelle linee guida del U.D.L. (Universal Design for Learning guidelines).

Penso soddisfatto che la fermata metro Italia 61 e quella che sto esplorando (Bengasi) le abbiamo portate a casa.

I percorsi in superficie nella grande piazza, adibita ad area mercatale al confine fra Torino e Nichelino, sono puntuali e precisi, collegano le scale della metro e l’ascensore alle fermate dei bus di superficie, agli attraversamenti con semaforo sonoro e all’area taxi adiacente, nonché ai primi edifici utili come guida naturale. Mentre parlo con l’architetto Dhebora Lamberti, una strana sensazione mi assale.

Ho percorso senza volerlo vent’anni di storia dell’accessibilità della mia città, senza contare altri cantieri e quartieri, un mosaico, un puzzle che l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha saputo, tramite i suoi soci più impegnati, portare a termine.

I progetti in cantiere ormai sono esecutivi, i giochi nel bene e nel male sono fatti, in questa parte dell’ex capitale d’Italia. Trattative lunghe con ferrovie, regione, comune, Società di trasporti, privati, tecnici, ingegneri e architetti che rendono concrete e fruibili le norme di legge e le esperienze di anni dei cittadini non vedenti. Bel modo di festeggiare il centenario della nostra associazione.

Cari padri fondatori, ovunque voi siate, spero che tutto ciò vi renda orgogliosi. Chissà dove ci porteranno fra altri cento anni le fermate della metropolitana.

È successo l’8 agosto del 2020, di Alfio Pulvirenti

Autore: Alfio Pulvirenti

Sabato, 8 agosto 2020, un gruppo di ex allievi dell’Istituto per Ciechi “Tommaso Ardizzone Gioeni” si è incontrato proprio in istituto per trascorrere una giornata insieme.

Si è trattato di una cinquantina di persone, fra ciechi, mariti, mogli, figli e accompagnatori.

Gli ex allievi provenivano da diverse località della regione siciliana ma la lunghezza del percorso e il disagio per alcuni, a seguito dei collegamenti complessi, non ha frenato l’entusiasmo dei partecipanti.

L’incontro si è svolto nei locali regolarmente praticati dagli ex allievi, nel cortile, un grande chiostro dalla struttura architettonica imponente, e nella sala teatro, un ambiente in grado di accogliere tutti i presenti nel rispetto delle regole per la prevenzione del Covid-19.

Dopo l’incontro spontaneo per i saluti fra i partecipanti, che arrivavano mano a mano, Giovanni Falduto, uno degli organizzatori dell’evento, invitava tutti a recarsi nella sala teatro, situata al piano superiore, per trascorrere li del tempo.

Questo è il terzo incontro per gli ex allievi ma solo ora il fondatore del gruppo, l’ex allievo Giuseppe Lentini, è potuto essere presente, consentendo al gruppo di porgergli un tributo. Anche questa volta è stato presente l’Istitutore Luigi Lombardo.

Per il pranzo il gruppo lasciava l’istituto e si recava presso un ristorante situato nelle vicinanze. Considerato il numero dei partecipanti, è stato possibile ottenere una sala esclusivamente per il gruppo e grazie alla sensibilità manifestata dal personale di sala è stato possibile realizzare il clima conviviale auspicato.

Dopo il pranzo il gruppo ritornava in istituto per trascorrere ancora delle ore, parlando, cantando e suonando.

Quanto descritto potrebbe indurre chi legge ad immaginare una normale giornata di vacanza tra non vedenti, così come se ne organizzano tante e in tutt’Italia, ma in questo caso il tempo trascorso, dalla mattina presto alla sera tardi, fra le mura dell’Istituto costituiva il veicolo per un preciso messaggio: l’Istituto è dei ciechi, le cui necessità ed opportunità non sono mutate nel corso della storia. I ciechi hanno bisogno di lavoro e per lavorare hanno bisogno dell’istruzione non solo scolastica, la quale può avvenire anche fra le mura dell’Istituto.

Gli ex allievi costituiscono un gruppo spontaneo laddove la leadership informale, esercitata da parte di alcuni, costituisce  solo un valido supporto per il soddisfacimento delle  necessità correlate alle iniziative che prevedono un’organizzazione più complessa e tutto il gruppo è estremamente grato a questi amici.

Al termine della giornata, i presenti si salutavano ridandosi appuntamento a data da destinarsi ma col profondo desiderio di rivedersi.

Sicuramente, il messaggio generato fra le imponenti mura del Gioeni echeggerà, prima o poi, nei palazzi di chi ha facoltà di decidere, sollecitando la sensibilità di questi ultimi, inducendoli ad agire per il bene dei ciechi e degli ipovedenti.

Insegnare il braille, di Stefano Mantero

Autore: Stefano Mantero

Il rumore della pioggia che picchietta incessante contro i vetri della finestra mi aiuta a trovare la concentrazione e a dedicarmi per qualche ora allo studio.

Malgrado la non più verde età, da qualche anno mi sono dedicato a studiare e mi sono iscritto alla facoltà di storia dell’università di Genova.

Le ore che riesco a dedicare allo studio sono momenti di gioia e credo che questo percorso potrà rendermi, in qualche modo, un vecchio migliore.

Nel momento in cui il telefono inizia a squillare, interrompendo la mia concentrazione, mi maledico per non aver silenziato lo smartphone e tuttavia decido di rispondere.

“Ti disturbo?” mi dice Arturo, amico e Presidente Regionale dell’U.I.C.I e, senza lasciarmi il tempo di replicare, prosegue: “ho bisogno di un insegnante di braille per il corso per centralinisti telefonici ed ho bisogno che sia tu a farlo”.

“Io?” esclamo stupito e inizio ad opporre alla sua perentoria richiesta una serie di obiezioni, tutte assolutamente inopinabili, non ultimo il fatto che non sono un braillista fra i più capaci ed esperti.

Lui sembra avere una risposta a ogni mia obiezione e alla fine ci lasciamo con l’intenzione di risentirci entro un paio di giorni per una risposta definitiva.

Alla fine è lui ad avere la meglio e mi ritrovo, non so bene quanto meritatamente, a essere l’insegnante di Braille per il corso di centralinista telefonico.

I mesi successivi scorrono senza troppi scossoni e del mio impegno relativo al corso ho delle informazioni sporadiche che mi arrivano sotto forma di e-mail o di qualche telefonata, ma la mia mente è ancora rivolta ad altre incombenze.

Arriva anche il nuovo anno, il 2020 e verso la fine di gennaio, giungono dal lontano oriente, per la precisione dalla Cina, delle notizie relative a una epidemia che si diffonde rapidamente nella provincia dell’Hubei.

Ascolto distrattamente queste notizie, forse come hanno fatto molti, pensando che in fondo la Cina è lontana, molto lontana e che il contagio non arriverà mai nel nostro paese.

Intanto nel mese di febbraio ho la mia prima lezione in classe con i ragazzi del corso e sarei bugiardo se non confessassi che ero emozionato e pieno di aspettative e anche un poco incuriosito sul fatto di mettermi alla prova.

Fin da subito posso contare sulla preziosa collaborazione di Giulia, che se in aula si è rivelata utilissima, in seguito sarà indispensabile.

Conoscere queste persone, non vedenti, ciechi assoluti e ipovedenti, è un poco come fare un salto indietro nel tempo, quando ero io fra i banchi con il mio bagaglio di speranze e di preoccupazioni.

Per cercare di stabilire subito un contatto e permettermi di conoscere velocemente le loro voci associandole così ad un nome, chiedo loro di fare una breve presentazione.

Finito il giro, estraggo una serie di cartoncini sui quali ho incollato dei tappi di plastica, quelli, per spiegare, che chiudono le bottiglie di acqua. Ogni cartoncino porta sei tappi a simulazione dei sei puntini Braille.

La lezione scivola via senza problemi e mentre loro cominciano a familiarizzare con i primi rudimenti dell’alfabeto, io cerco di memorizzare le voci e di seguire gli sforzi che piano piano ci conducono a percorrere le lettere che si formano sotto i loro polpastrelli.

Alla fine delle tre ore ci salutiamo dandoci appuntamento per la settimana successiva, non prima che abbia loro raccomandato di esercitarsi per non perdere ciò che hanno appreso durante quella prima lezione.

Invece non ci incontreremo più, il Covid 19 entra con prepotenza nella vita di ognuno, costringendoci a lunghi periodi di reclusione in casa e a confrontarci con un nemico spietato e senza controllo che avrebbe fatto migliaia di vittime che, malgrado tutto, continua a mietere, anche se i numeri si sono fortunatamente andati assottigliando.

Qui potrei aprire un vastissimo ventaglio di considerazioni su quanto è accaduto, ma sarebbe un’altra storia e forse anche già sentita. Desidero invece continuare a raccontare di quella classe e del Braille, del progetto finanziato dalla Regione Liguria e promosso dal Consiglio regionale dell’U.I.C.I. in collaborazione con l’Istituto David Chiossone, di quell’opportunità che comunque Covid o non Covid, non poteva andare sciupata.

Nel mese di aprile infatti ricevo una telefonata da Federica, Coordinatrice del progetto, che mi informa che il corso sarebbe ripreso e le lezioni avrebbero avuto luogo mediante una piattaforma online per garantire il distanziamento ed evitare ai corsisti spostamenti e viaggi in treno o in pullman.

Naturalmente considero che se le lezioni online vanno bene per molte materie, dubito che possano funzionare anche per il Braille.

Pur tuttavia bisogna almeno provare, cercare un sistema efficace che consenta alla classe di corsisti di imparare a leggere e a scrivere in braille.

Malgrado tenti di assumere un atteggiamento positivo che mi permetta di estrarre il famoso coniglio dal cilindro, non riesco a pensare ad un valido surrogato della didattica frontale, però non voglio arrendermi definitivamente.

Il caso vuole che mi venga consegnata la spesa dal supermercato e mentre ripongo gli acquisti mi capiti in mano una confezione di uova, quelle confezioni che contengono sei uova in altrettanti alloggiamenti di cartone.

Subito mi torna alla mente un episodio di molti, troppi, anni fa, quando un consigliere della nostra sezione cercava di insegnare ad un me stesso, poco più che adolescente e spaurito, i primissimi rudimenti del Braille.

Ero andato a casa di Aldo De Vercelli, così si chiamava il consigliere sezionale, il quale si fece dare dalla moglie uno di quei portauova da frigorifero e facendomi sentire i primi sei alloggiamenti convessi mi fece toccare la raffigurazione ingrandita di una cella Braille.

Poi voltando il contenitore mi indicò come gli alloggiamenti concavi rappresentavano bene il braille come si scrive, ossia alla rovescia di come si legge.

Naturalmente il mio percorso con la scrittura e lettura Braille non si fermò a quel portauova, ebbi la fortuna di poter avere come insegnante anche il Professor Giacomo Raggio, ma intanto il portauova mi suggerisce una possibile strada per far apprendere alla classe i concetti principali.

Grazie anche alla consulenza di Lucia Russo che ringrazio per avermi sostenuto in questo periodo, ne parlo con Federica e le chiedo di fare in modo che tutta la classe si doti di una confezione di uova, logicamente dopo averla messa a parte delle mie intenzioni.

Penso che sia rimasta parecchio stupita, anche se onestamente non lo ha fatto trasparire e il suo: “È davvero ingegnoso”, più che al sottoscritto va attribuito a De Vercelli.

Riprendere le lezioni e ascoltare le voci degli allievi sulla piattaforma online, è una grossa emozione, qualcuno riesco a riconoscerlo, altri con maggiore difficoltà e a un po’ di allievi cambio per diverse volte il nome, con qualche disappunto del malcapitato.

In un momento di grande difficoltà per tutti, in pieno lockdown e maneggiando con cautela le uova della confezione, siamo ripartiti e piano piano posso constatare che stiamo progredendo.

Intanto ad ogni allievo viene spedito un kit con tavoletta, punteruolo e carta per scrivere e successivamente, grazie a Carlo Merisio e la sezione di Genova dell’Unione Ciechi e Ipovedenti, anche un piccolo plico di fogli stampati in braille.

Insomma possiamo finalmente lasciare le uova, che oramai sono quasi sode, per dedicarci a scrivere e leggere sul serio.

Non pensavo che saremmo riusciti a fare così tanta strada, ogni piccolo progresso è stato conquistato dai corsisti con grande volontà e impegno.

Con l’aiuto di Giulia mettiamo a punto un sistema per poter fare dei test che ci consentano di valutare tangibilmente i miglioramenti o invece dove dovremmo insistere per colmare le lacune.

Più avanti dettiamo dei testi alla classe che naturalmente scrive con tavoletta e punteruolo. Viene poi chiesto ad ogni allievo di fare una foto, o di farsi aiutare a fotografare il proprio elaborato e inviarlo a Giulia mediante whatsapp.

Credo che la povera Giulia abbia perso almeno sei o sette diottrie per leggere i testi in braille dalle foto, ma l’utilità di questo lavoro ha dato i suoi frutti fornendoci indicazioni precise sulla preparazione del gruppo.

È molto bello ascoltare le voci degli allievi che di volta in volta vengono chiamati a leggere piccoli brani e percepire come i tentennamenti e le insicurezze iniziali, lasciano il posto ad una maggiore padronanza e sicurezza che logicamente andrà allenata per essere ancora più veloce e precisa.

Se all’inizio non avrei voluto, posso dire che sono stato veramente felice di fare questa esperienza, certo meglio sarebbe stato poter lavorare in classe durante lezioni frontali, ma non è stato possibile quindi abbiamo fatto di necessità virtù, senza piangerci addosso e senza mai abbatterci.

«Vedete quest’uovo?» affermava Denis Diderot, che proseguiva: «con quest’uovo si rovesciano tutte le scuole di teologia e tutti i templi della terra».

Noi, molto più modestamente abbiamo pensato che: meglio un uovo oggi che una gallina domani.

L’Helen Keller di Messina consegna due cani guida e quattro bastoni bianchi all’Istituto per ciechi Ardizzone Gioeni di Catania, di Anna Buccheri

Lunedì 13 luglio 2020 alle 17.00 nella splendida cornice del cortile dell’Istituto Gioeni di Catania, sotto un gazebo e graziati da una leggera brezza, c’è stata la cerimonia di consegna di due cani guida e quattro bastoni bianchi a coronamento di un lavoro di addestramento e di affiancamento svolto dal Centro Regionale Helen Keller di Messina di cui erano presenti operatori e veterinaria, oltre naturalmente la Presidente, Linda Legname, e il vice-Presidente, Santino Di Gregorio.

Al tavolo delle autorità sedevano il Presidente del Centro Regionale Helen Keller di Messina Linda Legname, il Presidente Nazionale dell’UICI Mario Barbuto, il Presidente del Consiglio Regionale UICI Sicilia Gaetano Minincleri, l’Assessore Regionale Siciliana alla Famiglia Antonio Scavone, il Magistrato del Tribunale di Catania Santino Mirabella e il Direttore del quotidiano La Sicilia Antonello Piraneo.

Prima dell’inizio della cerimonia, l’Assessore Scavone, il Magistrato Mirabella e il Direttore Piraneo hanno fatto una breve esperienza di percorso con il bastone bianco e il cane guida, bendati.

Linda Legname ha quindi introdotto l’incontro sottolineando che sono stati rispettati i protocolli dettati dalla pandemia e spiegando i motivi che hanno condotto alla scelta dell’Istituto Gioeni per la consegna dei cani guida e dei bastoni bianchi. All’Istituto Gioeni, infatti, tanti non vedenti e ipovedenti sono cresciuti e da qui è cominciato il loro percorso di autonomia e di libertà per diventare persone di alto profilo, perché i ciechi e gli ipovedenti vogliono essere cittadini tra cittadini e il cane guida è un mezzo di autonomia e di libertà. L’augurio per l’Istituto Gioeni di Catania è che diventi luogo di lavoro e di formazione, fiore all’occhiello della città di Catania.

Di seguito hanno preso la parola l’Assessore Scavone, il Magistrato Mirabella e il Direttore Piraneo.

L’Assessore Scavone, dopo aver ringraziato Linda Legname, ha tracciato una breve storia degli IPAB che è una grande storia, di grandi debiti, di grandi beni, di grandi lavoratori, di grandi centri. È un dovere far funzionare queste strutture, ha ringraziato perciò il Commissario del Gioeni Giampiero Panvini, salutato il Presidente Nazionale UICI Mario Barbuto, il Presidente Regionale UICI Sicilia Gaetano Minincleri e la Presidente della Sezione Territoriale Provinciale UICI di Catania Rita Puglisi e informato che la Regione Sicilia si sta dotando di un’Anagrafe della disabilità avendo in progetto di dare assistenza in modo più mirato e attento alle singole fragilità. Poi, sull’onda dell’esperienza vissuta con il bastone bianco in particolare, ha osservato che è uno strumento semplice che però dà autonomia e che in qualche modo lo ha portato a riflettere sul fatto che si deve fare un po’ meglio e un po’ di più.

Il Magistrato Mirabella ha condiviso le sensazioni ed emozioni provate in prima persona grazie all’esperienza del percorso seguito. È stata un’esperienza che ha suscitato in lui non solo curiosità, ma anche stupore, perché aveva immaginato più facile camminare per un tratto breve con il bastone e il cane, ne ha derivato una impressione che ha definito “bidimensionale”. Ho guardato il buio, ha detto. Il buio si ispessiva andando avanti, ai lati era come se qualcosa lo schiacciasse, come se potesse sbattere contro una parete, come se fosse stretto su se stesso. Si è sentito insicuro in una situazione che invece per chi non vede è la normalità.

Il Direttore del quotidiano La Sicilia Piraneo ha ringraziato perché per lui che racconta storie come giornalista è importante capire, e questa è stata un’occasione per capire cos’è il lavoro del Centro Helen Keller, cos’è la normalità della vita per chi non vede. E allora è un doppio mea culpa che ha sentito di dover fare: un mea culpa per il poco spazio sui media generalisti che si dà ad attività e a Centri come l’Helen Keller, spazio che non corrisponde all’impegno con cui lavorano i Centri e il Terzo Settore, perché si insegue la notizia che fa notizia; l’altro mea culpa riguarda il modo in cui si parla degli IPAB, sempre con riferimento a vertenze, come se fossero stipendifici, invece bisognerebbe sforzarsi di andare oltre l’emergenza (sussidi, tagli) e fare attenzione al cosa si dice e al come si dice.

Linda Legname ha rilevato a questo punto che oggi con l’inclusione scolastica molte delle attività che una volta i bambini e i ragazzi facevano negli Istituti (attività di autonomia personale, di orientamento e mobilità, di socializzazione e ludiche, di manualità, di artigianato) vengono in parte svolte nei campi estivi organizzati dall’IRIFOR, mentre dovrebbero essere attività quotidiane, perché solo così si realizza una vera inclusione. Ha quindi salutato (scusandosi se dimenticava qualcuno), tra i numerosi presenti, l’Assessore del Comune di Catania Michele Cristaldi, il delegato del Prefetto di Catania Magnano, i Presidenti delle Sezioni Territoriali UICI Salvatore Albani di Ragusa, Tommaso Di Gesaro di Palermo, Santino Di Gregorio di Enna, Alessandro Mosca di Caltanissetta, Rita Puglisi di Catania, Giuseppe Vitello di Agrigento, i Consiglieri della Sezione Territoriale UICI di Catania e la Consigliera Regionale UICI Rosa Lattuga, e le persone sedute in prima fila che hanno fatto l’Orientamento e Mobilità e l’affiancamento cani guida, in attesa di ricevere il cane guida e i bastoni bianchi.

I cani guida sono stati consegnati a Lucilla D’Antillo e ad Orazio Visalli; i bastoni bianchi ad Antonio Bova, a Nazareno Lo Rocco, a Stefania Olivieri e ad Antonella Rigano. 

Per il Presidente Nazionale UICI Mario Barbuto la cerimonia è stata emozionante perché lui stesso ha frequentato al Gioeni le elementari e le medie. Ed è infatti con voce commossa che ha osservato che nella convinzione di fare un passo avanti si sono dismesse Istituzioni che consentivano ai ciechi e agli ipovedenti di essere quello che sono. Si sta vivendo così un grandissimo bluff che si ritorce contro le persone che si vorrebbero mettere in condizione di parità. È come dire: vi mandiamo a scuola con tutti e sarete uguali. Ma non è così. Un reggimento di operatori circonda il bambino e il ragazzo, ma il re è nudo e dirlo non è una mancanza di riguardo per il re. L’UICI deve poter rientrare in possesso delle strutture in cui vivere le situazioni educative e formative necessarie per una vera autonomia. L’Istituto Gioeni va riconsegnato all’UICI che, se non sarà in grado di gestire bene, andrà via, ma deve avere la possibilità di essere messa alla prova.

Anche il Presidente del Consiglio Regionale UICI Sicilia Gaetano Minincleri ha affermato che l’Istituto Gioeni deve tornare a vivere, essendo il luogo adatto per svolgere i Corsi di formazione professionale organizzati da IRIFOR e UICI. E la presenza dell’UICI nell’amministrazione dell’Istituto è necessaria e opportuna. Inoltre ha chiesto un tavolo tecnico per la questione relativa all’assistenza scolastica ed extrascolastica pomeridiana ai bambini e ai ragazzi con disabilità visiva.

Sono state consegnate anche tre medaglie del Centenario dell’UICI rispettivamente all’Assessore Scavone, al Magistrato Mirabella e al Direttore del quotidiano La Sicilia Piraneo. La medaglia ha sul dritto l’immagine di Omero e sul verso quella di Ulisse e Diomede con la lanterna di Genova.

La manifestazione si è conclusa con un piccolo rinfresco offerto dal Consiglio Regionale UICI Sicilia.

Fotogrammi dell’Agone della politica associativa e il dietro le quinte della scena, di Marco Condidorio

Autore: Marco Condidorio

Si può in un momento storico, quale è quello che sta attraversando la nostra associazione, gridare agli untori?

Provare a inseguire questi sogni letterari di manzoniana memoria, giova poco e niente, se non a gettare tinte color quaresima negli occhi di chi prova a districarsi in questa selva oscura.

Dopo aver letto l’articolo del Prof. Lapietra, col quale lo stesso non lesina considerazioni lievemente lesive, poco eleganti dirette a sottolineare l’operato del sottoscritto, qualificandolo indirettamente di basso profilo, ho sentito il desiderio di rispondere riportando il personale punto di vista, che non è quello di un passante qualunque, ma di chi ha vissuto in prima persona, non solo il singolo evento riportato arbitrariamente da Lapietra, ma l’intera stesura nonché sottoscrizione del protocollo di intesa UICI-MIUR.

Nessun veleno, solo un cammino irto di ostacoli e incomprensioni.

E infatti, il ventitré agosto del 2018 viene sottoscritto il protocollo di intesa. UICI-MIUR.

Nei tre mesi successivi, a novembre 2018, dopo un lavoro incessante, su sollecitazione del Presidente Barbuto, riuscimmo ad ottenere il decreto ministeriale-dipartimentale, col quale veniva istituito il tavolo paritetico, strumento indispensabile, per un dialogo diretto e permanente con lo stesso dicastero dell’istruzione.

Tavolo, tra l’altro, previsto proprio dal protocollo stesso, scritto praticamente interamente da noi.

Nei giorni convulsi, precedenti la versione definitiva del documento, rileggendo più e più volte lo stesso, mi resi conto di quel che rappresentava se mai fosse divenuto ufficiale e dunque operativo. Se mai fossimo davvero arrivati alla sottoscrizione, pensavo al grande lavoro che avremmo dovuto fare, tutti, nessuno escluso, per ottemperare dignitosamente al contenuto esposto in ben oltre diciassette obiettivi.

È già sufficiente leggere i verbali delle sedute dell’anno 2019, primo anno di lavoro del tavolo tecnico, per comprendere il senso di questo documento e di ciò che ha permesso di portare alla presenza degli esperti del ministero.

Basta leggere la documentazione prodotta tra la nostra struttura nazionale e i diversi dipartimenti del MIUR per capire che, oggi, l’UICI è sulla strada giusta.

E ancora, parliamo delle potenzialità e delle competenze dei centri di consulenza tiflodidattica; della formazione e dell’aggiornamento degli insegnanti, degli educatori e degli assistenti per la comunicazione e per l’autonomia.

Di trascrizione dei testi e di progettazione e realizzazione di materiale didattico.

Dunque, sono citati nel documento gli enti collegati all’UICI, la Biblioteca per i ciechi Regina Margherita; la Federazione delle Istituzioni Prociechi; l’I.Ri.Fo.R.

Il NIS, network per l’inclusione scolastica.

Stavamo per lanciare una tra le sfide più importanti della nostra storia, del nostro primo centenario della fondazione.

Una vetrina niente male, cui avremmo dovuto dare quanto prima una sistematina ai contenuti didattici, formativi, e di competenza. E non perché non vi fossero, semplicemente stavamo prendendo coscienza del fatto che, una volta ottenuta la firma, il ministero ci avrebbe chiesto conto di quel che siamo e sappiamo fare; di quel che abbiamo e possiamo essere per poter rispondere alle criticità del territorio, della scuola.

Questo il sentimento successivo ai giorni che seguirono alla firma del ventitré agosto, allor quando convocai alcune sedute della commissione istruzione per pianificare un percorso e mi trovai di fronte all’interrogativo dei colleghi di commissione, in particolare dell’amico Enzo Bizzi e Giancarlo Abba, i quali erano piuttosto perplessi sugli esiti che avrebbe potuto avere una eventuale richiesta da parte del ministero su un qualunque tema, vedi per esempio quello della formazione specifica degli insegnanti sul sostegno didattico. Preoccupazione più che legittima!

Tutti ne eravamo consapevoli, compreso il nostro Presidente Barbuto, che ci propose di snellire alcuni dei progetti formativi. 

E così, nonostante l’ansia da prestazione delle prime settimane, finalmente i contenuti iniziavano a prendere forma, svolti i primi compiti, tra cui quello di redigere via via percorsi di formazione da sottoporre alla super visione del NIS, della Commissione istruzione, dell’I.Ri.Fo.R. e del Presidente Barbuto, al fine di promuovere un piano di formazione nazionale, magari proprio da condividere con il MIUR su piattaforma S.O.F.I.A.

E già da questo breve cenno, si può evincere che non eravamo sprovvisti di un piano di formazione, se pure in working progress, da proporre all’attenzione del MIUR e in particolare del dirigente D’Amico.

La verità è che a Lapietra nonostante il lavoro intenso di quei mesi, che precedettero l’incontro citato nell’articolo dallo stesso, i progetti formativi non parevano sufficientemente adatti e, questo va detto, non sufficientemente estetici, accattivanti stando alle parole del direttore D’Amico, dovemmo riprendere tutto in mano, come se fossimo all’anno zero!

Ma leggiamo assieme qualche passaggio del protocollo d’intesa UICI-MIUR, oggi tra l’altro MI, Ministero dell’Istruzione, per saggiarne lo spirito guerriero, di chi riconosce di sé il vigore e la forza delle proprie idee dei sani principi che lo animano, l’UICI:

PREMESSO CHE

il MIUR si propone di:

rafforzare l’inclusione scolastica, la formazione e la socializzazione delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti, con disabilità visiva e/o minorazioni aggiuntive di ogni ordine e grado;

rispondere alle diverse criticità afferenti ai bisogni educativi e didattici specifici, promuovendo azioni finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno, nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole e nella prospettiva di migliorare la qualità della vita;

attivare specifiche iniziative e idonei servizi per un potenziamento delle attività che contribuiscano all’integrazione degli studenti con disabilità visiva.”

Leggiamo ora quel che abbiamo scritto riguardo la nostra associazione:

“l’UICI

in qualità di “Ente di tutela degli interessi materiali e morali dei ciechi” ai sensi della legge n. 1047 del 26 settembre 1947, opera senza fini di lucro per l’esclusivo perseguimento di finalità volte alla piena inclusione delle persone cieche e ipovedenti nella società;

promuove e attua iniziative volte a garantire l’educazione e l’istruzione delle persone cieche e ipovedenti, nonché la loro formazione culturale e professionale;

si avvale delle prestazioni di una rete di strutture e istituzioni, come di seguito elencate, a qualificazione elevata, funzionali alla realizzazione dei suindicati scopi, le quali riconoscono al Presidente nazionale UICI – come da verbali del Gruppo di coordinamento dell’UICI ed Enti dipendenti e collegati, del 30/11/2017 e del 21/02/2018, depositati agli atti presso gli Uffici del Dipartimento – il pieno titolo a rappresentarle nella sottoscrizione del presente Protocollo.

Segue l’elenco con le finalità degli enti, dunque i servizi di cui sono titolar

Istituto Nazionale di Ricerca, Formazione e Riabilitazione ETS (I.Ri.Fo.R.), istituito il 22 febbraio 1991 dall’UICI e finanziato dallo Stato con legge n. 379/1993 e successive modificazioni. Ente già riconosciuto dal MIUR quale punto di riferimento della formazione scolastica sulle tematiche della disabilità visiva e accreditato per l’erogazione di formazione e aggiornamento al personale docente (D.M. 10 luglio 2000, n. 177), al fine di favorire l’istruzione e l’inclusione degli alunni con disabilità visiva nelle scuole di ogni ordine e grado;”

La domanda del Direttore D’Amico fu chiara e secca:

“Avete già pronto qualche progetto formativo, che possa essere appetibile e dunque inseribile su piattaforma SOFIA?

Premesso che I.Ri.Fo.R. già aveva inserito materiale su SOFIA, in virtù dell’accreditamento presso il ministero stesso degli anni precedenti, che hanno fatto del nostro Ente di formazione, comunque un modello di riferimento, potevamo riferire al Direttore di non avere niente in cantiere?

Dichiarando una inesattezza?

Abbiamo risposto positivo, consapevoli di dover accogliere l’opportunità di una sfida, che abbiamo vinto.  Abbiamo saputo contrarre i tempi e sollecitare noi stessi a operare per produrre in tempi brevi un pacchetto di offerta formativa da poter far caricare su SOFIA senza ulteriori rinvii da parte, sia ministeriale che nostra.

E oggi, per una qualche ragione recondita, davvero per una caduta di stile da parte del Prof. Lapietra, leggiamo di un misfatto, inesistente, dopo aver conseguiti risultati, per carità, certo non per merito diretto del sottoscritto, ma che, senza il tavolo tecnico istituito tra Uici-Miur probabilmente sarebbero ancora lontani.

Oggi, desidererei ricordare a Lapietra, e di ciò ne sono orgogliosamente felice, l’UICI può godere di un luogo privilegiato qual è il tavolo paritetico, attraverso il quale infatti, già dalle prime riunioni ha ottenuto ascolto e condivisione, raggiungendo traguardi, che sino a qualche anno fa, sarebbero stati impensabili, come scritto sopra, vedere i verbali degli incontri.

Il lavoro è tanto, certo, ma non impossibile a realizzarsi e a consentire di raggiungere ulteriori e preziosi traguardi.

Gelosie; desiderio di rivalsa; insofferenza, ma perché?

Perché attendere questo istante e non rendere manifesti questi sentimenti nel tempo dei fatti?

Ancora in una trasmissione di Scuola alla Radio, credo di fine febbraio, dedicammo uno spazio significativo proprio ai corsi messi su piattaforma SOFIA dall’I.Ri.Fo.R. e coordinati da Lapietra, trasmissione nella quale lo stesso manifestò gratitudine sia nei miei confronti che di altri.

E oggi che leggo?

Onestà intellettuale e ipocrisia non possono andare sottobraccio, confliggono terribilmente.

Tan tè, questo è quel che mi trovo a leggere tra le righe di un articolo.

La domanda sorge spontanea: Ma lo scopo dello scritto era di denigrare, ridicolizzare Marco o di parlare del grande successo dell’iniziativa formativa?

Personalmente non posso che essere contento degli esiti positivi, conseguiti dal gruppo di formatori tiflologi perché gli alunni, gli studenti, le famiglie e la scuola meritano di ricevere risposte esaustive alle loro richieste.

L’I.Ri.Fo.R. e tutta l’UICI meritano questo successo e anche Lapietra, che tanto si è speso per mettere in piedi il carrozzone, in senso figurato evidentemente.

Dunque a che serve schernire, chi oggi tra le altre cose, è completamente fuori da ogni competizione, che riguarda nello specifico la formazione?

Forse per rendere ancora più luminoso il traguardo?

Sinceramente penso proprio di no, la caduta di stile è sin troppo evidente e credo potesse essere evitata.

Lapietra,  credo sia stato un acrobata, nel senso che di fronte a quella sfida,  con il supporto di una squadra eccezionale, ha prodotto non un semplice salto mortale ma triplo e di ciò penso tutti le saremo grati.

Si è parlato spesso di concretezza e di tempi brevi, ecco la concretezza fa parte di quel meccanismo, il cui sistema implica anche quello di dover lavorare al massimo dell’energie e delle capacità, anche quando sappiamo di dover magari rivedere quel che già abbiamo fatto.

Ora che ha gettato un poco di fango sulla faccia del sottoscritto, che probabilmente teneva dentro da tempo, si sente un poco meglio?

Questa è l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti?

L’associazione del veleno e della vendetta, dello scontro a tutti i costi, anche riguardo a ciò che appartiene al passato, se pure recente?

È vero, ci son stati screzi e le conflittualità non mancavano; punti di vista differenti e visuali spesso distorte dal contesto, non sempre favorevole al dialogo, spesso infatti dovevamo svolgere le riunioni della commissione istruzione su una piattaforma assai precaria dal punto di vista della connettività.

Abbiamo certo discusso, ma dopo esserci chiariti,  io e Lei, in diverse occasioni, spesso anche durante il tragitto dal Miur alla sede centrale, per me potevano restare lì. Lei invece le riporta al cuore, segno che non le ha superate.

Il risultato di ciò, non è il fango gettato addosso al sottoscritto, ma il rischio di presentare all’esterno una associazione non proprio in salute, anzi.

Perché rendere pubblico un sentimento, che avrebbe avuto maggiore forza se manifestato al diretto interessato in quel tempo?

Forse l’impellente bisogno di movimentare l’atmosfera dell’agone politico, in attesa del prossimo congresso?

Ma lasciamo queste inezie al loro valore e torniamo al documento, per sottolinearne la freschezza e intensità operativa.

È questo il punto in cui si parla della Federazione Nazionale delle Istituzioni  ProCiechi ETS, costituita il 23 febbraio 1921, eretta in ente morale con R.D. 23 gennaio 1930, n. 119, il cui statuto è stato approvato con R.D. 28 luglio 1939 n. 1437 e successive modificazioni. Tra le sue finalità: la promozione dell’inclusione scolastica e sociale degli alunni con disabilità visiva; il sostegno dei centri di ricerca tiflopedagogica ed educativa, volti a realizzare studi, progetti e altre iniziative in materia di disabilità visiva, quali, ad esempio, lo sviluppo dell’area dei sussidi tiflodidattici, multimediali e dei libri tattili per la prima infanzia; l’attuazione di ricerche e studi finalizzati al miglioramento delle realtà educative che accolgono disabili visivi e il potenziamento dell’informazione e della diffusione della cultura tiflopedagogica.

E ancora,

Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita” ETS, sorta nel 1928, con lo scopo di: diffondere la lettura tra i minorati della vista attraverso la realizzazione di prodotti librari nei formati adeguati, accessibili e fruibili, anche per agevolare l’istruzione dei ciechi e degli ipovedenti, così come definiti ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 138; consentire il pieno sviluppo personale e sociale, perseguendo il pieno diritto allo studio e all’inclusione culturale e professionale. La Biblioteca dispone, inoltre, di un Centro di documentazione tiflodidattica, istituito ai sensi della legge n. 52/1994 e di tredici Centri territoriali di consulenza tiflodidattica, istituiti ai sensi della legge n. 76/2011.

Poi troviamo:

L’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia ETS), sezione italiana, costituita per atto pubblico il 9 febbraio 1977 dagli Enti Morali Unione Italiana dei Ciechi (oggi UICI) e dalla Società Oftalmologica Italiana, riconosciuta dallo Stato italiano con legge 28 agosto 1997, n. 284 e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Agenzia opera in stretta cooperazione e collaborazione con le sedi regionali e territoriali dell’UICI per promuovere e attuare iniziative volte alla prevenzione della cecità e alla riabilitazione visiva; diffondere a livello nazionale, regionale e locale la conoscenza delle principali patologie oculari; promuovere e sostenere campagne di informazione, prevenzione e tutela della “vista”, convegni e riunioni a carattere scientifico in collaborazione con lo Stato, le Regioni, le strutture scolastiche e universitarie e con le strutture ospedaliere di oftalmologia; promuovere e organizzare corsi di formazione e di aggiornamento per educatori e per riabilitatori visivi.

Scrissi al Presidente, che lesse e apportò proprie correzioni e contributi al testo, se non fosse geniale inserire anche i centri nel protocollo e così li inserii e di ciò ne sono contento.

Segue il testo:

Centri di Consulenza Tiflodidattica e Centri di Documentazione Tiflologica, istituiti per volontà dell’UICI dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi e dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, i quali costituiscono una rete di diciotto strutture su tutto il territorio nazionale, per garantire agli alunni, alle famiglie, agli insegnanti e a quanti operano nell’ambito dell’inclusione scolastica un servizio di risorse didattiche e tiflopedagogiche per facilitare la comprensione delle problematiche degli alunni e degli studenti con minorazioni visive e orientare alla programmazione dell’itinerario educativo. Inoltre, hanno lo scopo di promuovere lo studio relativo alle aree della tiflologia (tiflotecnica, tiflodidattica e tifloinformatica). Ciascun Centro è supportato dalla consulenza di un esperto in materie tiflologiche.

Seguono la Stamperia di Catania e il Centro Hellen Keller.

Stamperia Regionale Braille e Polo Tattile Multimediale dell’UICI, istituita con legge regionale della Regione Sicilia del 4 dicembre 1978, n. 52 e sostenuta principalmente da finanziamenti statali e regionali e riconosciuta dalla Regione siciliana con leggi regionali 16 novembre 1984, n. 93, 1 marzo 1995, n. 16 e 30 aprile 2001, n. 4. Tra le sue finalità, vi è quella di contribuire all’integrazione scolastica, sociale e culturale attraverso la creazione di manufatti editoriali per persone non vedenti e ipovedenti;

Centro Regionale Helen Keller, istituito per impulso dell’UICI dalla Regione siciliana con legge regionale 30 aprile 2001 n. 4, che annovera particolari competenze e professionalità nell’area della mobilità, dell’autonomia personale, della vita indipendente, con annessa scuola di addestramento di Cani guida per ciechi.

Ecco, in questo lungo articolo, ho desiderato ripercorrere alcune delle tappe del documento di cui poco si conosce, ma che oggi costituisce lo strumento di confronto e progettazione tra UICI e Ministero dell’Istruzione.

Finalmente, in UICI, oggi, molto più che nel passato, si parla tanto di scuola e ciò non può che far bene a tutti i protagonisti, in primis ai bambini, agli alunni e gli studenti, poi alle loro famiglie e alla scuola tutta.

La vera grande sfida di cui siamo protagonisti, ha avuto inizio il giorno in cui il Ministero dell’Istruzione, rappresentante esecutivo della forza di Governo in materia di istruzione e dunque anche di integrazione e inclusione scolastica, ha messo il proprio sigillo su quella nostra proposta concretizzatasi nel primo e unico protocollo di intesa tra noi, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e loro, Ministero dell’Istruzione.

Nessuna meraviglia dunque, solo la consapevolezza che, se desideriamo davvero esserci nel futuro dei nostri ragazzi, dobbiamo accettare il confronto con i bisogni reali dei bambini, alunni e studenti in condizione di cecità assoluta o di ipovisione grave, magari con anche, purtroppo una ulteriore minorazione aggiuntiva.

Un derby tutto da “vedere” anche per i non vedenti. San Siro, un passo inclusivo oltre le barriere

Autore: Francesco Cusati

Fonte: La Repubblica.it sez. Lettere, del 28/05/2020

Ti scrivo per raccontarti un importante progetto di inclusione sociale promosso e realizzato dalle squadre calcistiche meneghine.

Inter e Milan hanno avviato lo scorso mese di settembre, in collaborazione con la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e il Centre for Access to Football, il progetto “San Siro per tutti” che permette a chi non vede di seguire le partite allo stadio.

Ai tifosi ciechi e ipovedenti seduti in tribuna vengono fornite cuffie con ricevitore a radio.

I radiocronisti di Milan e Inter, oltre alla cronaca della partita, descrivono anche ciò che avviene all’interno dello stadio, ad esempio gli striscioni, gli atteggiamenti di giocatori… Insomma, tutto ciò che occorre a vivere l’esperienza allo stadio a 360 gradi.

Inoltre è previsto un servizio di accoglienza delle persone con disabilità visiva sin dal loro arrivo allo stadio.

Tornare allo stadio, dopo oltre 30 anni, è stato emozionante e, pur non vedendo, l’esperienza è stata strepitosa.

In occasione dell’ultimo derby i dirigenti di Inter e Milan, prima della partita, hanno organizzato un momento di saluto, donando al presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e al presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti la maglia di Lukaku e Ibrahimovic con la scritta in braille del nome e numero di maglia.

Un segno tangibile di attenzione al mondo di chi non vede.

Adesso non “vediamo” l’ora di tornare allo stadio e tifare per i nostri beniamini !!! Francesco Cusati Q uello che mi è piaciuto molto della lettera di Francesco è percepire l’ironia con cui affronta la propria disabilità.

Ironia che si riesce a sviluppare soprattutto quando si riesce ad accettare completamente la malattia.

L’importante è che questo tipo di approccio sia proprio solo degli interessati o di persone a loro vicine, altrimenti può risultare offensivo.

Tornando al servizio per le persone non vedenti all’interno dello stadio di cui mi aveva parlato il signor Roghi (CSR Manager del Milan), mi fa piacere sapere che funziona e anche molto bene.

Credo che parte di questo successo sia dovuto alla scelta di essersi rivolti direttamente alle persone non vedenti e alle loro associazioni e fondazioni di riferimento.

Per una persona non vedente l’audio descrizione è fondamentale in molte situazioni della vita, per permettere di vivere le esperienze in modo più coinvolgente, allo stadio come in altri luoghi, per esempio al cinema.

Questa testimonianza è la dimostrazione che quando si interpellano i diretti interessati è più facile pensare a delle soluzioni adeguate.

Altrimenti il rischio rimane sempre quello di offrire un servizio non adatto alle esigenze e di sprecare soldi inutilmente.

Visto che il coinvolgimento dei diretti interessati ha sortito effetti così positivi, perché non fare la stessa cosa anche con le persone con altri tipi di disabilità? Per esempio per i posti carrozzina? Sappiamo bene che, in assenza di un confronto serio e dell’ascolto dei bisogni reali, l’esperienza offerta può risultare indimenticabile, ma in senso negativo.

Già ottenere un posto è complicato, poi con patologie gravi bisogna sperare che il tempo sia clemente, bisogna arrivare molto presto per avere i posti migliori… le variabili per riuscire ad andare allo stadio sono talmente tante e complicate quasi quanto quelle per catturare Beep-Beep da parte di Willy coyote.

Nell’organizzazione dello stadio per i disabili ci sono aspetti positivi, ma purtroppo ad oggi prevalgono soprattutto gli aspetti negativi.

Solo quando le persone con qualsiasi tipo di disabilità potranno raccontare esperienze così belle come quella di Francesco, solo allora San Siro sarà veramente “per tutti”.

A presto.

Link diretto all’articolo: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2020/05/28/un-derby-tutto-da-vedere-anche-per-i-non-vedenti-san-inclusivoMilano11.html?ref=search

Prossime assemblee: perché tanta fretta?, di Mario Mirabile

In queste poche righe desidero condividere alcune riflessioni scaturite dalla decisione della Direzione Nazionale di far svolgere le prossime assemblee in tempi così brevi e, soprattutto dopo un periodo così complesso da cui stiamo appena uscendo. Ho sempre evidenziato ed apprezzato come, a differenza di altre grandi associazioni, le nostre elezioni sono state sempre caratterizzate da una discussione preventiva, da una grossa partecipazione degli associati, dalle modalità di voto che la rendono davvero una grande organizzazione. E, invece, questa volta mi sembra che queste peculiarità miranti alla partecipazione e alla democrazia, rischiano di svanire. Il fatto di ridurre così drasticamente i tempi di comunicazione e convocazione delle assemblee; la costatazione che le elezioni si debbano svolgere in mesi con temperature presumibilmente molto elevate; la consapevolezza che la nostra organizzazione è composta in maggioranza da anziani, persone quindi meno avvezze all’utilizzo delle tecnologie e che potrebbero avere serie difficoltà a spostarsi in un periodo post pandemia e molto caldo; il fatto che, dati i tempi stabiliti dalla Direzione, le elezioni è meglio concluderle entro luglio, dato che nel mese di agosto il personale sezionale dovrà usufruire delle ferie. A tal ultimo proposito, è doveroso precisare che in periodo di pandemia i dirigenti e soprattutto i dipendenti delle sezioni non si sono mai fermati, cercando di assicurare, anche a distanza, i servizi agli associati e alle loro famiglie. Dunque mi chiedo: perché questa accelerata? Non sarebbe stato meglio far coincidere le assemblee elettive con quelle autunnali che devono concludersi entro il 30 novembre? A questo interrogativo forse non avrò risposta, ovvero mi verrà detto che in autunno potrebbe verificarsi un nuovo picco. Ecco potrebbe, ma non è certo. E allora in tanta incertezza mi sembra davvero azzardato organizzare le assemblee sezionali in così poco tempo, in mesi così caldi e, soprattutto, prevedendo di spendere molto di più del previsto senza peraltro garantire la piena partecipazione e soddisfazione degli associati. A proposito della scarsa partecipazione, a Napoli nel 2015 il numero dei votanti è stato di 561.

Gilfredo Batistini ricordo degli amici

L’11 Gennaio 2020 alle 8 del mattino ci è giunta la triste notizia della scomparsa di un grande amico: Gilfredo Batistini.

Nato nel 1936 era originario di Sassetta, poi si era trasferito a Livorno e qui ha svolto ininterrottamente la sua militanza politica ed aveva messo al centro della vita, il suo impegno come Vicepresidente dell’Unione Italiana Ciechi di Livorno fin dai tempi della presidenza di Ciampolini e quando la Sezione di Livorno aveva sede in corso Mazzini, (era stato insignito come cavaliere del lavoro con riconoscimento del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga il 2 giugno del 1986).

Giovanissimo fu assunto come operaio nelle cave di Sassetta ma durante una giornata di lavoro ebbe un incidente: a causa di un innesco difettoso un’esplosione gli fece perdere la vista.

Nel 1959 si iscrisse all’Unione Italiana Ciechi di Livorno, poi negli anni 60 entrò nell’Istituto dei Ciechi di Firenze, poi presso l’Istituto per Ciechi N. Frediani di via del Mare ad Ardenza per frequentare il corso di centralinista per inserirsi nel mondo del lavoro, senza mai trascurare la vita associativa; ha lavorato presso l’Ufficio del Lavoro e della massima Occupazione dapprima in via del Giglio poi in via Fiume.

Nel 2007 con il rinnovo delle cariche elettive, fu nominato Presidente dell’UIC Livorno, dove ricoprì la carica fino al 2010; in quegli anni di presidenza e in quelli antecedenti, diedero vita in collaborazione con la Presidente Anna Maria Campochiari che poi divenne Presidente Onoraria, ad alcuni rilevanti Progetti come ad esempio il Corso di Lettura e Scrittura Braille, Inserimento di un Ausilio con sintesi vocale nelle banche per l’uso dei Bancomat affinché i non vedenti potessero accedervi in autonomia (per primo venne installato al Monte dei Paschi), cene al Buio alle quali parteciparono le alte cariche locali (queste ultime in un primo momento suscitarono delle perplessità ma invece ancora oggi sono fondamentale strumento che permette alle persone normodotate di comprendere meglio e fino in fondo la vita quotidiana dei non vedenti destando interesse e avvicinando la solidarietà nei confronti dei ciechi).

Gilfredo era sposato con Lidia, una persona splendida e meravigliosa dalla quale ha avuto due figli; Lidia lo accompagnava ovunque: alle riunioni di Lavoro, negli uffici, alla Sezione Territoriale UIC, alle Assemblee, rendendogli la vita meno faticosa e difficile.

Oggi purtroppo Gilfredo non è più tra noi, ha lasciato un grande vuoto, ci mancheranno tanto il suo impegno e la tenace volontà con cui ha affrontato la vita e la sua costante presenza nella Associazione.

Livorno, giovedì 23 Gennaio 2020

Con affetto

Gli amici

Anna Masoni – Manuele Marcangeli – Luigi Vanni – Italo Sacchetto – Paola De Paoli – Davide Burchi – Italo Sacchetto – Anna Centenaro – Elena Galgano – Paola Catarsi