“Una Coca-Cola, un sorriso”: nasce The Smile Can: un’edizione limitata con messaggi dedicati in Braille.

Milano, 2 ottobre 2020 – Nella Giornata Mondiale del Sorriso, celebrata a livello globale il primo venerdì di ottobre, tutto è pensato per strapparcene uno. Niente è più immediato di un sorriso per generarne un altro: basta vedere una persona farlo, infatti, per sorridere a nostra volta. Ma c’è chi i sorrisi non riesce a vederli. Se c’è una cosa che quest’anno ci ha insegnato è che c’è sempre un altro modo per far arrivare i sorrisi.

Per dedicare un momento di divertimento a chi il sorriso non lo percepisce con gli occhi, nasce “the Smile Can”, una serie di 5 lattine da 33cl in edizione limitata* che riporteranno  alcuni messaggi scritti in Braille, co-creati insieme ad UICI, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti: “Se strofini ancora esce il genio”, “Gratta pure, tanto non vinci nulla” sono solo alcuni dei messaggi che saranno presenti sulla serie di lattine, con l’obiettivo di generare un sorriso per ogni Coca-Cola, come recita il payoff.

Coca-Cola è un brand da sempre legato al concetto di felicità, vissuta come fonte di ispirazione anche attraverso progetti che promuovono l’inclusione e il superamento delle barriere, valorizzando le diversità.

Attraverso “The Smile Can” Coca-Cola ha scelto di sostenere il Centenario della fondazione dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, che proprio nel 2020 celebra questo importante traguardo.

Ottimismo e inclusione fanno da sempre parte del DNA di Coca-Cola” dichiara Cristina Broch, Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali per Coca-Cola Italia.La celebrazione dell’anniversario di UICI è solo il tassello più recente di un percorso che ci vede da tempo impegnati nel promuovere una società più inclusiva dove la valorizzazione della diversità possa essere leva di cambiamenti positivi”.

Coca-Cola e UICI hanno lavorato insieme nel definire i messaggi da leggere in Braille in modo divertente. Condividere i propri sorrisi e sensibilizzare attraverso il linguaggio universale della felicità sull’importanza di questo modo di leggere e scrivere è tra i principali obiettivi dell’Associazione.

Siamo felici di aver collaborato con Coca-Cola a questo progetto e che l’azienda sia al nostro fianco in occasione dei 100 anni della nostra fondazione”- dichiara il Presidente Nazionale UICI Mario Barbuto. “Questa iniziativa esprime qualcosa che noi promuoviamo da tempo, perchè vuole coniugare la sensibilizzazione sui temi della disabilità visiva con la leggerezza di un sorriso”.

Per presentare il progetto, Coca-Cola promuoverà su Linkedin e Youtube un messaggio dedicato a generare sorrisi proprio nella Giornata Mondiale dedicata a questo gesto; le lattine saranno poi presenti durante alcune delle principali iniziative dedicate alla celebrazione del centenario di UICI in tutta Italia. Con il suo messaggio positivo, anche la comunicazione di The Smile Can si inserisce perfettamente nella nuova strategia “Come Mai Prima”, la campagna lanciata a fine luglio a livello europeo che invita ad affrontare ogni cosa in modo diverso rispetto al passato, apprezzando da una nuova prospettiva tutto ciò che abbiamo intorno a noi.

In occasione delle celebrazioni del Centenario dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, che riprenderanno ‪il 19 ottobre con l’incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un “villaggio” itinerante toccherà quest’anno diverse città italiane, tra cui Genova, Roma, Milano, Bologna. Si potrà partecipare a esperienze sensoriali e di “donazione della voce”, dimostrazioni con il cane guida per ciechi, sessioni sportive, laboratori educativi e iniziative di sensibilizzazione in cui toccare con mano anche l’edizione limitata di “The Smile Can” di Coca-Cola, e scoprire il mondo della disabilità visiva in una luce di inclusione, indipendenza e creatività.

Torniamo a sorridere #Comemaiprima

Per agevolare la condivisione, allego di seguito i link ai diversi canali che ospiteranno la nostra comunicazione

Serata di Gala a Bolzano per i 100 anni di storia UICI, di Valter Calò

Autore: Valter Calò

La sezione UICI Alto Adige raccoglie la sfida e vuole condividere con i cittadini la ricorrenza dei 100 anni associativi.

A fine 2019 il Consiglio sezionale ha iniziato a lavorare su come e cosa fare per onorare questo evento; non è stata facile la scelta, ma per prima cosa abbiamo elaborato il tema e la finalità giusta per dare una nostra immagine e contemporaneamente sensibilizzare il cittadino sulla disabilità di persone cieche e ipovedenti.

Abbiamo così scelto un importante Teatro di Bolzano, la Casa della Cultura, “Walther von der Vogelweide”. Il 3 ottobre alle 20:30, gli spettatori arriveranno e, subito all’entrata, saranno accolti dai volontari della Croce Rossa Italiana per le misure preventive vigenti. Assieme ai volontari della CRI, ci sarà una raffigurazione di come eravamo: una signora in abiti vintage e con occhiali da sole suonerà l’Ukulele e canterà per intrattenere gli spettatori, alleggerendo così l’attesa.

Gli ospiti appena entrati si accorgeranno subito che dopo 100 anni i tempi sono cambiati, infatti ci saranno le nostre tre segretarie Gabi, Patrizia e Serena, tra le quali Gabi è non vedente e svolge da anni ottimamente il suo lavoro, mentre su un lato dell’entrata Ines Mair presenterà le sue opere. Ines è ipovedente e Consigliera sezionale, come attività è un’artista e dipinge con una tecnica tutta sua e in linea con quello che interiormente la ispira.

Inizierà la serata con la Merano Pop Symphony Orchestra diretta dal maestro Roberto Federico, con colonne sonore di famosissimi film. L’orchestra e il suo direttore, amici della nostra associazione, qualche anno fa hanno dedicato a noi ciechi e ipovedenti il concerto di Natale a Merano con ospite Annalisa Minetti.

I presentatori della serata saranno lo scrivente Valter Calò, Presidente UICI Alto Adige e la cantante Annika Borsetto, da anni vicina alla nostra associazione; numerosi sono infatti i concerti di sensibilizzazione al buio dove abbiamo ottimamente collaborato. La serata proseguirà con altri brani musicali e in uno di questi Monica Bancaro entrerà in scena eseguendo un ballo di pole dance, un misto di ginnastica e danza con la pertica. Monica è ipovedente e anche Consigliera sezionale UICI. L’ospite d’onore della serata sarà il nostro Presidente Nazionale UICI, prof. Mario Barbuto. Da troppi anni il Presidente Nazionale non veniva a visitare i soci altoatesini, le memorie storiche dicono dagli anni 70. Siamo fieri ed orgogliosi della sua presenza fisica, anche perché Barbuto ci è sempre stato vicino nei momenti di difficoltà, aiutandoci e collaborando con noi nel risolvere situazioni difficili o sostenendoci nelle nostre attività; è un amico, un nostro amico che sappiamo sempre essere presente.

Si continuerà con un nostro socio, il prof. Luigi Mariani, insegnante al conservatorio di Bolzano Monteverdi e direttore d’orchestra. Prenderà le bacchette dal direttore Roberto Federico e coordinerà gli orchestrali in questa difficile arte. La serata proseguirà con tanta altra musica ed entra sul palcoscenico Anna Maria Chiuri, cantante ormai famosa di musica classica, originaria di San Candido, ma cittadina del Mondo con concerti nei migliori teatri dall’America all’Oriente. Anna è una nostra amica, ci ha dedicato una lettura nel progetto “Leggi per noi”, leggendo ai nostri soci un racconto scelto da lei.

Ultima pausa per presentare ancora una iniziativa per celebrare i 100 anni di UICI, in concomitanza con la commemorazione dei 500 anni dalla morte di Raffaello Sanzio, la dott.ssa Cristina Alietti della Ripartizione Cultura Italiana della Provincia di Bolzano con notevole dispendio di energie e difficoltà date da questa pandemia, da circa un anno, con la collaborazione dell’UICI, ha fortemente voluto allargare la platea dei visitatori alle persone con disabilità visiva, organizzando una mostra che si terrà al centro Trevi di Bolzano dal 10 ottobre fino alla fine di novembre. La mostra sarà completamente accessibile ai non vedenti, con percorsi tattili e audioguide descrittive oltre le duplici copie delle sue opere, ovvero, oltre agli originali, saranno presenti le copie tattili, in rilievo, accessibili alle persone con disabilità visiva.

Gran finale dell’Orchestra diretta da Roberto Federico, sperando di aver lasciato a tutti gli spettatori un buon ricordo di noi.

La sezione UICI Alto Adige è stata fondata nel 1947, una associazione attiva e dinamica che copre tutto il territorio Provinciale con i suoi 1300 ciechi e ipovedenti, dei quali quasi 800 sono soci UICI. Grande importanza e rilevanza ha avuto la presidenza del mio predecessore cav. Josef Stockner, il quale dal 1968 fino al 2015, ha seguito con grande passione gli interessi e risolto le difficoltà delle persone con disabilità visiva della provincia di Bolzano. A noi il difficile compito di proseguire e mantenere quanto il mio maestro ha con immensa fatica costruito per tutti noi.

Premio Braille del Centenario: 24 ottobre 2020, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Teatro Carlo Felice, Genova, ore 20.00

Care amiche e cari amici, l’edizione del Centenario del Premio Braille si terrà sabato 24 ottobre 2020 a Genova, presso il Teatro Carlo Felice, Passo Eugenio Montale, 4, con ingresso al pubblico dalle ore 20.00.

Tra i magnifici artisti nostri ospiti: Antonello Venditti, Mario Biondi, Gianfranco Berardi e altri, in una serata condotta e presentata dalla nota presentatrice televisiva Monica Leofreddi.

Per favorire la partecipazione più ampia dei nostri soci e dirigenti, la Presidenza e la Direzione Nazionale  offriranno a ciascuna sezione territoriale un contributo giornaliero di 60 Euro a persona e altrettanto per l’accompagnatore, per contribuire alla copertura delle spese di soggiorno. Inoltre, è offerto l’alloggio in hotel a Genova, in camera singola o doppia per le notti di sabato 24 e domenica 25 ottobre.

Ogni sezione potrà indicare due propri soci, con relativo accompagnatore per una presenza a Genova che dovrà protrarsi anche nei giorni di domenica 25 e lunedì 26.

Domenica 25, infatti, si svolgerà la cerimonia di consegna della Campana Aurelia appositamente forgiata dalle fonderie vaticane per celebrare la ricorrenza del Centenario.

Lunedì 26, nel contesto di una mostra fotografica storica, si svolgerà la cerimonia di annullo ufficiale del francobollo celebrativo del centenario, appositamente emesso da Poste Italiane per onorare la ricorrenza dei cento anni di vita dell’Unione Italiana ciechi e Ipovedenti.

Analoghe condizioni di partecipazione sono previste anche per i componenti del Consiglio Nazionale, con relativo accompagnatore.

Sugli eventi di domenica e lunedì verranno fornite ulteriori informazioni dettagliate, man mano che i nostri amici dirigenti UICI della Liguria impegnati nell’organizzazione, potranno definire insieme a noi modalità, luoghi e orari di svolgimento delle manifestazioni previste.

Confido in una presenza ampia e significativa da parte del territorio e in proposito prego ciascun presidente sezionale e regionale di voler profondere il massimo impegno per garantire una partecipazione numerosa all’insieme degli eventi che celebreranno a Genova il nostro Centenario di Fondazione e recheranno l’onore dovuto ai nostri grandi dirigenti del passato.

I presidenti sezionali avranno la cortesia di voler segnalare alla segreteria della presidenza nazionale i nominativi delle persone che parteciperanno alle celebrazioni di Genova, entro il prossimo 12 ottobre, scrivendo a: segreteria@uiciechi.it

Analoga segnalazione attendiamo anche dai consiglieri nazionali che desiderino prendere parte alle manifestazioni celebrative su indicate. In attesa di incontrarci a Genova e celebrare tutti insieme il compleanno più importante della nostra Unione, saluto tutte e tutti con affetto.

Alto Adige – Invito alla Serata di Gala per 100 anni UICI

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS è lieta di invitare tutta la popolazione all’evento per le celebrazioni dei 100 anni di storia dell’Associazione. Tutti sono cordialmente invitati a una splendida Serata di Gala: musiche di Ennio Morricone e tant’altro con la Merano Pop Symphony Orchestra, voce di Anna Maria Chiuri, assolutamente da non perdere, e ancora molto di più….
Sabato 3 ottobre a Bolzano
Casa della Cultura „Walther von der Vogelweide” – Via Sciliar 1
Inizio ore 20:30
Entrata libera
La sala ha una capienza di circa 600 posti, i quali verranno assegnati fino ad esaurimento.
Info: Unione Ciechi e Ipovedenti Alto Adige
Tel.: 0471-971117 Email: info@unioneciechi.bz.it Sito: www.unioneciechi.bz.it
Questa serata vuole essere un’occasione speciale per festeggiare assieme la nostra storia associativa, ma soprattutto vuole essere un ringraziamento rivolto ai nostri soci, ai volontari e a tutte le persone che ci sono vicine, a partire dal cittadino che ci incrocia sulla strada, si avvicina, spesso con timore e ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto, fino ai politici o dirigenti ai quali ci rivolgiamo per assolvere e risolvere i problemi dei nostri soci. Venite a condividere con noi i cento anni associativi, ci saranno molte altre sorprese che speriamo Vi stupiranno!

PROGRAMMA
The Legend of Ortolani-Morricone
“Tributo alle grandi musiche da film”
Merano Pop Symphony Orchestra
Direttore Roberto Federico
Riz Ortolani
Fratello Sole, Sorella Luna
Fantasia d’Amore (Clarinetto Monica Moro)
Oh My Love (Voice Roberta Manzini)
I Consigliori
More
Acquarelli (Luigi Mariani pianoforte)
Ennio Morricone
Playing Love (Luca Schinai Pianoforte)
Gabriel’s Oboe (Daniele Catania Oboe)
C’era una Volta il West – Addio Cheyenne
Per un Pugno di Dollari – Tema di Deborah – L’estasi dell’Oro

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS-APS (U.I.C.I) è un’associazione fondata nel 1920 a Genova da Aurelio Nicolodi, un ufficiale trentino che perse la vista durante il primo conflitto mondiale. I valori dell’U.I.C.I., un secolo dopo, sono gli stessi che hanno ispirato il suo fondatore, convinto assertore dell’emancipazione e dell’integrazione delle persone con disabilità visiva.
La Sezione Alto Adige U.I.C.I. è a disposizione di tutte le persone con gravi disturbi visivi e dei loro familiari per consulenze e sostegno di vario genere. Riunisce i minorati della vista di tutti e tre i gruppi linguistici, rappresenta e tutela i loro interessi, fornisce aiuto per l’espletamento delle pratiche di pensione e simili, procura ausili tiflotecnici e aiuta nella presentazione delle relative domande di contributo, si occupa sia della formazione professionale che dell’inserimento nel mondo del lavoro e organizza soggiorni estivi nonché attività culturali. Per una consulenza o richiesta di informazioni i cittadini sono invitati a contattare l’ufficio sezionale dell’Unione sito in via Garibaldi n. 6 a Bolzano, Tel. 0471-971117, sito internet: www.unioneciechi.bz.it Per recarsi personalmente all’ufficio sezionale attualmente bisogna accordare un appuntamento.

60 anni di cecità trascorsi nei 100 dell’Unione, di Carlo Carletti

Autore: Carlo Carletti

Forse l’età e i condizionamenti del Corona-virus, hanno favorito il vagare dei miei pensieri nelle vicende della mia esistenza, riportandomi anche ai ricordi dei momenti più infelici, coincidenti con l’acquisita cecità, che il tempo, mi aveva portato a credere ormai sepolti e dimenticati nel profondo dell’animo. Una fortuita pallonata sul viso durante una partita di calcio, giocata nel mese di novembre del 1960, mi aveva provocato il distacco della retina con la complicanza di emorragie in entrambi gli occhi. Trascorsi circa otto mesi nel reparto oculistico dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, fra speranze e delusioni sull’esito delle terapie e dei necessari interventi chirurgici, sono tornato nella mia città di Pesaro, al compimento dei miei 18 anni, con la sola percezione della luce e un profondo stato depressivo. La cecità, che già conoscevo, in quanto mio fratello di 6 anni più grande era cieco dalla nascita, per un glaucoma infantile, ha evidenziato in me, inattesi problemi. la normalità, che caratterizzava la sua convivenza con la cecità, mi induceva a credere di non possedere la stessa capacita di affrontare la mia nuova condizione. Provavo enorme disagio nel percepire, che la mia angoscia per la perdita della vista, non fosse pienamente compresa da parte di mio fratello e dagli amici ciechi, che conoscevo e frequentavo. Considerando la mia nuova condizione, ormai identica alla loro, mi spronavano a seguire il loro esempio per costruirmi un futuro, che io, invece non ero nemmeno in grado di percepire possibile. La convinzione, che la mia sofferenza non fosse compresa nemmeno da coloro che vivevano la cecità, mi aveva indotto ad interrompere anche la loro frequentazione e a rifugiarmi in uno stato di totale solitudine. La nostra comune condizione di cecità, che pur aveva effetti pratici identici, era vissuta molto diversamente sotto l’aspetto psicologico e di prospettiva. Mentre mio fratello, cieco dalla nascita, viveva con la curiosità di conoscere l’ambiente che lo circondava e il senso di ogni aspetto del vedere, io vivevo con angoscia la perdita di quel senso conosciuto. Mentre lui viveva valorizzando la sua attività lavorativa, il suo impegno politico e le relazioni umane e sociali, io vivevo in assoluta solitudine l’assenza di ogni prospettiva per il futuro pensando alla perdita dell’attività sportiva, del lavoro e degli amici. Mentre lui pensava e operava per costruirsi una famiglia, e a migliorare la propria esistenza, io meditavo come poter porre fine alla mia. Le mie frequentazioni sociali si erano pressoché azzerate, in quanto gli amici si trovavano al cospetto di una persona profondamente diversa da quella conosciuta, depressa, incapace di partecipare attivamente alla vita comune. Ogni progetto e ogni azione o divertimento nei quali cercavano di rendermi partecipe, mi apparivano inadeguati alla mia nuova condizione. La totale mancanza di autostima, mi induceva a considerare forma pietistica ogni attenzione che mi veniva riservata. Le persone che frequentavano la famiglia, mi riservavano espressioni compassionevoli, mettendo a confronto l’attuale triste e penosa condizione, con quella precedente, di promettente calciatore e di disegnatore di moda per calzature. Era divenuta una consuetudine dovermi rifugiare nella mia camera, in occasione di visite di parenti o amici di famiglia, per evitare ogni possibile loro commento. Solo mia madre, ormai esperta in problemi di cecità e senza più lacrime da versare, sapeva arginare i commenti, che potevano, anche involontariamente ferire. Sapeva rassicurare tutti affermando, che se il destino e il buon Dio, hanno voluto quanto accaduto, significava che un futuro sarebbe esistito anche per me, come avvenuto per mio fratello, occupato come centralinista e in procinto di formarsi una propria famiglia. Il trascorrere del tempo, ha contribuito ad attenuare il dolore più acuto e l’esempio rappresentato dal vivere di mio fratello e degli amici ciechi, che avevo ripreso a frequentare, ha gradualmente ricreato anche in me la speranza di un possibile percorso per una nuova esistenza. Quando sono riemerso dal profondo abisso della depressione e il pensiero positivo ha ricominciato ad illuminare la mente, ho iniziato ad accettare e ravvivare qualche sopita amicizia, con la consapevolezza di aver rifiutato ogni gesto di vera solidarietà ed anche di profondo amore, che ingiustamente avevo valutato essere soltanto attenzioni pietistiche . Avevo già acquisito la consapevolezza che avrei dovuto convivere con la cecità affrontando le problematiche connesse, quando un giorno, le ombre che vedevo, cominciarono a divenire forme, che si arricchivano anche di sbiaditi tenui colori. Incerto fra sogno e realtà, ricordo di essere restato per alcuni giorni a fissare un preciso punto della finestra, cercando di individuare ulteriori segni di speranza. Gradualmente ho recuperato, anche se da un solo occhio, un piccolissimo residuo visivo, che mi ha consentito di riprovare quella meraviglia del vedere, che credevo definitivamente perduta. Nel momento della contentezza, confermato dal Prof. Caramazza dell’oftalmico S. Orsola di Bologna, che mi ha diagnosticato un modesto parziale riassorbimento dell’emorragia retinica, ho assunto con me stesso, l’impegno che quel residuo visivo, anche se piccolo, sarebbe stato un patrimonio a disposizione di tutte le persone cieche e non solo mio. Con emozione ho gradualmente ripreso ad accompagnare mio fratello e gli altri amici ciechi, fra i quali, anche il Presidente dell’Unione di Pesaro, che mi ha rilasciato la prima tessera associativa. Nel ricordo di mio fratello prematuramente scomparso, per molti anni, mi sono portato dentro molti sensi di colpa, per aver compreso le sue difficolta connesse alla cecità, soltanto quando io stesso, mi sono trovato a doverle vivere. Soltanto approfondendo l’argomento, con l’aiuto dell’amico, prof. Mario Mazzeo, studioso delle problematiche dei ciechi, ho compreso con sollievo, che da vedente, non potevo disporre degli elementi necessari per compenetrarmi nella sua condizione. Ho altrettanto compreso, che mio fratello, non avendo mai visto, non possedeva elementi sufficienti per valutare le vere ragioni del tanto dolore che io provavo per aver perduto la vista. La triste condizione, i ricordi, le esperienze e le riflessioni riguardanti la mia persona, sono sicuramente particolari per alcuni aspetti e sul piano psicologico, ma nella pratica simili a quelle di molte persone cieche, che hanno costituito e costituiscono anima e corpo della nostra Associazione. Infatti, l’Unione, capace di comprendere le difficolta e le esigenze di ciascuno, mi ha accolto, sostenuto e guidato per farmi conseguire obiettivi nuovi e possibili, compreso il posto di lavoro, rendendo la mia nuova esistenza dignitosa e positiva, tanto da poterla vivere con serenità. All’Unione e alle persone, che con immenso spirito di solidarietà, l’hanno fondata e guidata, riservo tutta la riconoscenza e la gratitudine per questa mia nuova vita, che è stata attratta dai valori umani e sociali dell’Associazione, fino a confondersi positivamente nelle sue vicende e nella sua storia. Dal 1962, ho partecipato e vissuto ogni istante della vita Associativa, ricoprendo nel tempo, incarichi ad ogni livello, fino alla Direzione Nazionale. Trasferendomi a Roma, Ho potuto conoscere apprezzare e collaborare con tutti i Presidenti e i dirigenti Nazionali, che si sono succeduti nel tempo. La loro frequentazione mi ha consentito di conoscere, apprezzare e condividere i valori umani e sociali, che hanno ispirato e sostenuto il loro solidale impegno per rappresentare con passione, forza e tanta dignità i diritti delle persone cieche. La fortuna, mi ha davvero assistito, consentendomi di conoscere, di crescere e operare, guidato da persone di altissimo valore umano, che hanno illuminato il percorso dell’Unione e il progresso sociale dei ciechi. Come in altri contesti sociali, anche nella vita associativa dell’Unione, si sono sempre svolti approfonditi confronti sulle possibili soluzioni dei problemi da prospettare alle autorità di governo, sempre finalizzate al conseguimento di migliori condizioni di vita delle persone cieche, escluse dal contesto sociale e lavorativo. Consapevole del ruolo e dei diritti, mi sono trovato ad esprimere, nel contesto associativo, opinioni anche diverse da coloro che la rappresentavano,, non tanto sugli obiettivi, ma soprattutto sulle priorità, sui tempi e sulle modalità delle azioni da intraprendere per conseguirli . Ho partecipato attivamente, fin dal 1964,quando Presidente Nazionale era Paolo Bentivoglio, alla organizzazione e al coordinamento delle manifestazioni dei ciechi nelle piazze di Roma, anche non autorizzate dalle pubbliche autorità, per sensibilizzare l’opinione pubblica, i rappresentanti dei vari Governi e dei partiti politici, estremizzando le rivendicazioni, per favorire e consentire il più alto livello di mediazione al Presidente e alla Dirigenza Nazionale dell’Unione. Scomparso il Presidente Bentivoglio nel dicembre 1965, verso il quale mi sentivo di dover solo assecondare le sue disposizioni, le rivendicazioni e le manifestazioni continuarono con il Presidente Giuseppe Fucà che l’ho ha sostituito alla guida dell’Unione. La scelta di manifestare nelle piazze, non era condivisa da tutti i dirigenti, alcuni la ritenevano disdicevole e perfino umiliante per i ciechi stessi, tanto da richiedere l’espulsione dei dirigenti del Lazio, quali promotori e organizzatori . Nel corso di una riunione del Consiglio Nazionale, nella quale venivo contestato per le esuberanti manifestazioni, il Presidente Fucà, pose fine alle incomprensioni, informando che i dirigenti nazionali dell’Unione per conseguire i positivi risultati, concernenti l’indennità di accompagno, l’aumento della pensione e la soppressione dell’Opera Nazionale ciechi civili, si sono avvalsi anche delle, non ufficialmente condivise, ma in privato sostenute, manifestazioni di piazza organizzate dai dirigenti locali, che hanno riscosso anche la solidarietà di altre componenti sociali. Nel 1978, dopo una serie di travagliate vicende connesse al ritorno dell’Unione, ad essere nuovamente una Associazione privata, il Congresso nel riconfermare alla Presidenza Giuseppe Fucà, ha anche consentito di eleggere alla Vice presidenza, l’avv. Roberto Kervin, cieco vittima civile di guerra, al quale va riconosciuto il merito di aver intuito e proposto la necessità di dover equiparare la indennità di accompagno dei ciechi civili a quella percepita dai ciechi per causa di guerra, in quanto anche se diversa era la causa della cecità, identico ne era il conseguente bisogno. Tale equiparazione fu approvata dal parlamento nel dicembre 1979, ma per renderla fruibile ai ciechi civili per la carenza dei finanziamenti, furono necessarie numerose manifestazioni di protesta, che culminarono con quella organizzata il 22 ottobre 1982, con circa mille ciechi a Roma, davanti a palazzo Chigi, sede del Governo, durante la quale, insieme al Presidente dell’Unione di Latina e Frosinone, fui tratto in arresto e condotto nel carcere di Regina Coeli, fino all’arrivo del magistrato, che ci ha liberati nella tarda serata. Anche questa manifestazione, che ad alcuni di noi organizzatori, ha comportato problemi sul piano personale, ha contribuito a far assicurare i necessari finanziamenti per l’effettiva equiparazione dell’indennità di accompagnamento. Nella vita associativa non sono mancati dissapori e contrasti sulle cose da fare e su ruoli da attribuire, che in alcune circostanze, hanno inciso profondamente e negativamente anche sui rapporti personali. Ho partecipato attivamente alla vita associativa, nel proporre, nel fare, ma anche nel subire, come ho subito, un provvedimento di espulsione dall’associazione, ritenuto ingiusto dalla totalità dei soci della mia Sezione e anche dal Tribunale di Roma. Il tempo e la vicinanza delle tante persone che con me avevano condiviso azioni e obiettivi hanno mitigato le amare delusioni. Il saldo convincimento, che il primario ruolo dell’Unione, non potesse essere oscurato e mitigato, nemmeno dai comportamenti errati dei suoi dirigenti, ha accompagnato me e molti altri ciechi, anche nella migrazione in altre associazioni. Dopo 16 anni, fortemente sollecitato dai comuni amici, Franco Valerio e Giovanni D’Alessandro, è avvenuto il positivo incontro con il Presidente Nazionale Tommaso Daniele, che ha sancito la nostra riconciliazione, ponendo fine ad ogni possibile recriminazione e il mio ritorno, insieme a molti amici ciechi, alla vita associativa nell’Unione. Un momento veramente importante ed emozionante sul piano umano, quello della riconciliazione fra persone che si erano fortemente contrapposte e che con umiltà hanno convenuto di dover rivolgere ogni loro pensiero al futuro dell’ Associazione. Il ruolo dell’Unione, è stato di fondamentale importanza Per il progresso umano sociale e culturale dei ciechi italiani. Ha consentito loro di conseguire nel tempo, molti obiettivi nei vari settori: pensione, indennità di accompagnamento, lavoro istruzione ecc. L’impegno attuale è volto a conservare quanto acquisito, ha programmare il raggiungimento di nuovi obiettivi e nuovi diritti, rispondenti alle mutate esigenze e condizioni delle persone cieche e ipovedenti. La cecità, attualmente, colpisce in prevalenza le persone adulte, le quali possono usufruire del sostegno economico, pensione e indennità di accompagno, ma ancora non dispongono del necessario sostegno psicologico e pratico, per fronteggiare la loro nuova condizione. Penso con profondo dispiacere che ognuna di queste persone, ancora oggi, è costretta a vivere la stessa difficile e infelice condizione che ho vissuto io in tempi lontani. Nel corso del mio impegno associativo, l’attività di “Consulenza alla pari”, ha assorbito molto del mio tempo. Ricorrendo a questa positiva esperienza umana, e nel corso dell’attuale impegno, rilevo situazioni di persone che riescono in pochi mesi e con pochi incontri a ritrovare in loro stessi le necessarie risorse per ricostruire una nuova esistenza, ma rilevo anche la situazione di persone più fragili, sconvolte dal tragico evento nel quale sono incorse, che vivono la nuova condizione nello sconforto e nella profonda depressione. Alcune, soltanto dopo vari incontri percepiscono che il Consulente alla pari è persona amica, che comprende e condivide il loro stato emotivo, al quale possono aprirsi per confidare anche i loro pensieri più nascosti. Può anche accadere che alcuni confessino anche di aver pensato al suicidio, nei momenti di maggior disperazione, trovando sollievo nel sapere che tale pensiero affiora nella mente anche di altre persone che vivono la loro stessa condizione. Qualche volta è accaduto che anch’io avessi confessato di averlo pensato, senza però, riuscire ad essere sincero fino in fondo, in quanto, ho sempre tentato di sfuggire al triste ricordo di quel giorno, che giunto sul ponte della Via Adriatica, che sovrasta la ferrovia, ho trovato la persona, a me più cara, che avendo intuito l’intenzione del folle gesto, mi ha ricondotto a casa. Una triste vicenda sepolta dal complice e più assoluto riserbo, un segreto, che non so, con quanto dolore, mia madre, si è portata fino alla fine dei suoi giorni. Ripercorrendo come in un film la mia esistenza, credo che la colonna sonora possa essere attribuita di diritto al brano: “Meraviglioso”, che sembra far riferimento alla mia personale vicenda. Modugno ha lanciato quel brano nel lontano 1968, proprio in coincidenza con il mio matrimonio con Giovanna, che ci ha regalato due figli, 5 nipoti e due piccoli pronipoti, ai quali è affidata la nostra proiezione nel futuro. Penso di dover riservare tutto il mio tempo e il mio bene ai più piccoli della famiglia, per compensarli del minor tempo che mi resta da riservare loro. . Genera in me forti emozioni l’ascolto di quel brano, che mi ripropone il ricordo di un momento disperato, ma anche il ricordo di una persona speciale, che con quella sua puntuale presenza ha reso possibile il mio sereno cammino verso un mondo, che si è rilevato davvero meraviglioso . Il desiderio di ricondurre al pensiero positivo persone che vivono la sofferenza della cecità, è stato un impegno che ha accompagnato la mia esistenza. Operando a contatto con queste persone, ho potuto costatare che lo strumento della Consulenza alla pari è molto efficace. Il Consulente alla pari risulta efficace soprattutto nel promuovere il primo contatto di relazione e informazione, con la persona che ha acquisito il deficit visivo al quale, quando necessario, può far seguito, quello con lo Psicologo con specifiche competenze sulla disabilita visiva. La consulenza e l’informazione può essere estesa anche al contesto famigliare, quando manifesta difficolta nell’ affrontare le problematiche connesse alla nuova situazione. Il Consulente alla pari non offre soluzioni, ma induce la persona consultata a ritrovare in se stessa le risorse per ridefinire la propria esistenza. Credo che la Consulenza alla pari per la sua sperimentata validità, se estesa presso le strutture associative, potrebbe divenire anche una riconosciuta professione per giovani e meno giovani ciechi e ipovedenti., I Consulenti alla pari risultano essere anche Dirigenti dell’Unione più motivati, più competenti e consapevoli di dover corrispondere a nuove problematiche associative. Nonostante il mio doloroso ritorno alla cecità totale e la mia avanzata età, mi sento profondamente e doverosamente impegnato affinché l’Unione di oggi e di domani possa programmare anche attività e interventi diretti alle problematiche delle persone, che perdono la vista in età adulta, che rappresentano circa l’80% dei ciechi totali e parziali. All’Unione, che rappresenta e tutela tutte le persone con disabilita visiva, compete il difficile compito di adeguare le proprie strutture e formare i dirigenti alle nuove e più complesse problematiche tenendo conto che coloro che perdono la vista, molto spesso, si auto- condannano a quell’isolamento, che solo i consulenti alla pari hanno le maggiori probabilità di rimuovere. L’Unione dovrà promuovere e organizzare le modalità per informarle circa le loro possibilità e i loro diritti. Diffondere e donare loro almeno la prima tessera associativa, accompagnata da una semplice informativa sulle finalità dell’Unione, quale simbolo di accoglienza e appartenenza alla nostra comunità, potrebbe rappresentare uno dei momenti più significativi del ruolo della nostra Associazione. L’Unione, fin dalla sua fondazione, ha, sempre operato con generosità per raggiungere e offrire solidarietà a coloro che non la conoscevano e che non possedevano alcun punto di riferimento. Su coloro che fortunati come me, sostenuti dall’Unione hanno conseguito autonomia, soddisfacenti condizioni economiche, sociali e culturali, ricade la responsabilità di offrire il loro impegno per riorganizzarla, adeguandola alla nuova e più complessa realtà sociale.

All’Unione, che ha portato con se i miei 60 annidi cecità, in occasione del suo “centenario”, venendo meno anche al riserbo delle cose più private e mai confessate, affido, nel giorno del mio 77° compleanno, le emozioni e, i ricordi personali di una vita, costituita da grandi speranze deluse, da immensi dolori, da grandi speranze rinate, da sicurezze conseguite, da serenità ed anche da momenti di vera felicita. Per questa vita intensa, sorprendente, appagante e bella per essere vissuta con dignità, un immenso e vero grazie lo riservo alle tante persone cieche che con alto senso di umana solidarietà, illuminato e coinvolgente impegno sociale hanno, nel tempo, assicurato e assicurano l’esistenza della nostra Associazione.

Duemila più venti, uguale cento, di Sergio Prelato

Autore: Sergio Prelato

Percorro senza fretta i portici nel cuore del centro della mia città, in questa limpida mattina d’agosto. L’aria è tiepida, piacevole dopo la calura africana dei giorni scorsi.

Spazzolo con il bastone bianco la pietra dura del selciato di corso Vittorio Emanuele secondo, facendo un po’ Di rumore, il giusto, quel tanto da far spostare chi a la sventura di incrociare un retinopatico con un campo visivo ingannevole e capriccioso.

Passo davanti alla sezione territoriale della nostra associazione e procedo verso il mio obiettivo.

Attivo il secondo semaforo sonoro per attraversare via san secondo, mi dispiace come sempre notare la mancanza di percorso tattile a terra, ma purtroppo sotto i portici è difficile intervenire. Ascolto con soddisfazione il suono intermittente del semaforo ottenuto con tanta fatica, proprio sotto la sede dell’Unione.

Mentre mi dirigo verso via sacchi, noto con disappunto il groviglio di tavolini sotto il porticato, che si sono estesi come dei biscioni per molti metri, dheors concessi per la crisi post covid, limitando l’utilizzo della guida naturale. Con qualche difficoltà guadagno via sacchi, anche qui semaforo sonoro fresco fresco, a pochi metri da punti strategici per l’accesso alla stazione ferroviaria di Porta Nuova.

Attraverso la via con calma, godendomi il traffico rallentato d’agosto.

Approdo al percorso l. v. e. (loges vettor evolution) che fiancheggia la stazione così famigliare. Il comitato autonomia e mobilità che coordino, ha contribuito alla sua progettazione.

Una signora anziana con il suo bastone di sostegno mi affianca e mi supera. accelero il passo seguendo i binari del percorso e la supero a mia volta per questioni di orgoglio urbano, poi mi sento ridicolo: facile battere una persona anziana, con difficoltà ben più gravi delle mie nel muoversi. Arrivo davanti alla fermata della metro di fronte alla stazione, ma devio verso il percorso parallelo che mi porterà a prendere il 35 bus di superficie, gettando lo sguardo prima a sinistra, verso il bel giardino della stazione di piazza Carlo Felice, con le sue fontane e laghettini, poi a destra, lungo il bel porticato della stazione di testa appena restaurato.

Lancio un pensiero preoccupato all’atrio tutto transennato per creare i flussi in entrata e in uscita allestito in questa fase di emergenza Covid, sconvolgendo la logica dei percorsi che finalmente erano stati completati fin sulle banchine, su via sacchi, e davanti al giardino, con collegamenti sotterranei alla metro, dopo anni di mail, sopralluoghi e confronti con Grandi Stazioni, Rete Ferrovie Italiane e Comune di Torino.

Speriamo che il Virus molli la presa, fra i tanti effetti collaterali mi rattrista la riduzione della libertà di movimento di chi non vede.

Mi attesto sulla palina della fermata, passa un bus l’autista apre e suggerisce il numero e mi fa salire dalla porta anteriore, concessione avuta dall’azienda torinese di trasporti in deroga ai protocolli che indicano la salita posteriore.

Noto soddisfatto che la formazione sul personale sulla quale tanto abbiamo insistito, funziona. Salgo e subito constato che nonostante le numerose segnalazioni, la sintesi vocale che annuncia le fermate previste, nei nuovi mezzi Mercedes, non funziona ancora nonostante la rete G.P.S.

Il bus gira subito a destra in via Nizza, osservo dal mio sedile lo scorrere della lunga doppia pista ciclabile che ha rivoluzionato chilometri di questo tratto di città, fino in piazza Carducci.

Anche in questo caso siamo stati coinvolti nella progettazione, di percorsi tattili e semafori sonori, che servono oltre 80 attraversamenti, su 600 incroci totali: altro bel pezzo di accessibilità raggiunto.

Supero piazza Carducci e sfilo a fianco del grattacielo in costruzione nell’ex area lingotto che ormai svetta nel cielo azzurro, alto 39 piani , che accoglierà tutti gli uffici sparsi della regione Piemonte. Un percorso L.V.E. collegherà una nuova stazione metro, Italia 61, e la stazione ferroviaria del lingotto, ad un centro congressi e giardini annessi, parte integrante del grattacielo, in questo caso lavorando con il comitato regionale autonomia. Alle mie spalle alcuni passeggeri discutono, scommettendo sui ritardi della messa in opera di questo grattacielo in costruzione dal 2014. Inevitabile ripensare ai verbali, dei sopralluoghi, alle mille riunioni. Il profilo avveniristico di quest’area si sta delineando con precisione, fra il fiume Pò, la collina e il quartiere che ha abbandonato la sua vocazione storico industriale. Scendo dal bus dopo pochi isolati per fare un giro nel cantiere del nuovo capolinea della metro, Piazza Bengasi, che entrerà in esercizio forse nella primavera prossima.

Mi accoglie un architetto di Infra to., società che gestisce la metropolitana di superficie e sotterranea, con cui collaboro ormai da anni nell’impegnativa impresa di rendere la metropolitana di Torino un luogo completamente accessibile a tutti coloro che ne fruiscono in linea con il principio internazionale dell’accessibilità per tutti, codificato nelle linee guida del U.D.L. (Universal Design for Learning guidelines).

Penso soddisfatto che la fermata metro Italia 61 e quella che sto esplorando (Bengasi) le abbiamo portate a casa.

I percorsi in superficie nella grande piazza, adibita ad area mercatale al confine fra Torino e Nichelino, sono puntuali e precisi, collegano le scale della metro e l’ascensore alle fermate dei bus di superficie, agli attraversamenti con semaforo sonoro e all’area taxi adiacente, nonché ai primi edifici utili come guida naturale. Mentre parlo con l’architetto Dhebora Lamberti, una strana sensazione mi assale.

Ho percorso senza volerlo vent’anni di storia dell’accessibilità della mia città, senza contare altri cantieri e quartieri, un mosaico, un puzzle che l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha saputo, tramite i suoi soci più impegnati, portare a termine.

I progetti in cantiere ormai sono esecutivi, i giochi nel bene e nel male sono fatti, in questa parte dell’ex capitale d’Italia. Trattative lunghe con ferrovie, regione, comune, Società di trasporti, privati, tecnici, ingegneri e architetti che rendono concrete e fruibili le norme di legge e le esperienze di anni dei cittadini non vedenti. Bel modo di festeggiare il centenario della nostra associazione.

Cari padri fondatori, ovunque voi siate, spero che tutto ciò vi renda orgogliosi. Chissà dove ci porteranno fra altri cento anni le fermate della metropolitana.

Lettera aperta al nostro Centenario, di Linda Legname

Autore: Linda Legname

Caro Centenario, come stai? Non oso pensare!

Immagina come possiamo stare noi! Non mi sono dimenticata di te!

Non ci siamo dimenticati di te!

Era il tuo anno e lo sarà. Promesso.

Che gran parlare intorno a te! Come sarà, cosa succederà, dove andrà, chi incontrerà, quanto costerà…

Attese, immagini, idee, proposte, riunioni, progetti, ipotesi…

Però mi mancava qualcosa. Sentivo il bisogno di vederti e così, con il tempo, ti ho disegnato con la mente e con il cuore. E alla fine, su un foglio bianco freddo come il marmo, mentre nervosamente dovevo cancellare le date del tour che avevamo organizzato per celebrarti, sei comparso tu.

Eccoti: un vecchietto distinto e arzillo, con un grande cappello in testa e il sorriso generoso sulle labbra.

Gambe solide, ma accipicchia quanta strada hai percorso!

Mani grandi, ansiose di continuare a esplorare ancora il mondo. Braccia lunghe, sempre pronte ad accogliere e avvolgere.

Orecchie acute, pronte a sentire ogni battito di cuore.

Occhi brillanti, capaci di spaziare l’infinito.

Hai preso per mano tanti di noi giorno dopo giorno.

Per noi e con noi hai sostenuto Diritti, garantito opportunità e quando molti volevano sfiduciarti, tu hai trovato la fermezza pacata per tenerci uniti.

Hai vissuto la seconda Guerra Mondiale, la guerra fredda, la marcia del dolore, la Rivoluzione culturale del ’68, lo sbarco sulla Luna… Hai visto tanti governi sorgere e cadere, tante ideologie fiorire e tramontare. Hai incoraggiato l’ingegno e le doti di tanti giovani ciechi e ipovedenti e hai donato una vita e un futuro a moltissimi tra noi.

In questi anni ho imparato a conoscerti, a volerti bene e a vivere accanto a te.

Sei esigente, ma sai donare senza limiti. A volte le chiacchiere a vuoto che ti tocca ascoltare sembrano sommergerti, ma poi sai sempre trovare le parole che servono e che bastano. Amo la vivacità che proviene da tutti i territori dove hai saputo radicare la tua presenza. Ho sentito di volerti bene addirittura all’inverosimile, quando hai volto il tuo sguardo per accogliere con immenso amore, ma con tante incertezze e difficoltà anche le persone con disabilità plurime. Non eri pronto, lo so… Oggi infatti sei ancora alla ricerca di certezze e soluzioni efficaci per loro. Noi ci siamo. Non demordere. Fidati.

A cento anni dalla tua nascita, l’ennesima sfida da sostenere, forse la più grande.

Ma tu non sentirti solo. Noi ci siamo: uniti e compatti accanto a te, con l’orgoglio di chi non vuole tornare indietro e la certezza di un futuro tutto da vivere e costruire insieme.

Eravamo pronti, eravamo partiti. E che partenza, a Catania, il 21 febbraio!

Le risa, le voci, l’allegria e lo stupore dei bambini e dei cittadini rintoccano ancora nel mio cuore, nonostante la stanchezza di quei giorni frenetici. Eravamo splendenti; tu eri splendente. E il sole caldo di quella giornata sembrava quasi aver anticipato la primavera.

C’eravamo e c’erano proprio tutti a celebrarti: il Braille, i cagnoni guida, lo sport, gli antichi mestieri degli istituti per ciechi, l’esperienza al buio, l’arte, i libri tattili, la prevenzione. Persino qualche campione osannato del nostro Calcio aveva mandato la sua maglietta da gioco scritta in Braille per farla ammirare e renderti onore.

Che orgoglio, quanta fierezza, nel raccontare di te… Poi, le prime notizie del virus maledetto, pensavamo fosse un momento pesante, ma breve.

E con fiducia siamo arrivati a Catanzaro e Potenza.

Prima il vento freddo, poi la pioggia gelata, a spalmare sui nostri cuori la paura che da un giorno all’altro potesse fermarsi ogni cosa d’improvviso.

E quella paura, infine, si è fatta concretezza il 28 di febbraio. Dovevamo fermarci. Dovevi fermarti. E a raccomandarlo, sei stato proprio tu, richiamando i valori che da sempre ti contraddistinguono e ci hai insegnato: senso di responsabilità e tutela delle persone. Così ti sei ritirato in un angolino: “non è tempo di festeggiamenti e celebrazioni”.

All’improvviso, la chiusura delle scuole, le zone rosse, il blocco del Paese, l’interruzione delle relazioni sociali.

Non potevamo crederci.

Intanto l’Italia e il mondo intero si piegavano sotto il peso dei tanti morti.

E anche tu hai dovuto piangere tanti figli perduti.

Tu, per tanti giorni sei rimasto in silenzio: le parole distanziamento sociale e annullamento dei contatti umani richiamavano indietro la tua memoria a tempi oscuri e lontani.

Oggi ritorni per infonderci la linfa della fiducia; per sostenerci nel dialogo con le istituzioni; per salvaguardare quei Diritti dei quali i segni indelebili sulla tua pelle testimoniano della faticosa conquista.

Ci guidi nel sensibilizzare la comunità alla solidarietà sociale; ci esorti a rinnovare il nostro impegno e rimanere fedeli ai tuoi valori e alle tue regole. Noi siamo con te. Uniti e vicini.

Nell’attesa della tua celebrazione, cerco di ingannare il tempo ricordandoti con questa breve lettera, tra memoria, futuro e scherzo. Così ho provato indegnamente a darti un volto, un’anima, e a circondarti del calore di chi ti vuole bene.

Ci siamo abituati a considerarti indistruttibile, come i personaggi delle favole che appaiono quando li invochiamo. Ci hai convinti che il nostro sguardo non ha misura e che le nostre dita sono maestre nell’intrecciare cultura, storia, sogni, passioni, speranze.

Tienici sempre per mano… e portaci lontano. Con affetto e devozione

Toscana – Noi il centenario lo celebriamo anche così

Ricco non è chi ha molto, ma chi sa donare

Il consiglio regionale toscano organizza una campagna di raccolta fondi per aiutare il volontariato

Raccogliamo fondi per fornire ai volontari i dispositivi di protezione individuali che consentano di prestare il loro servizio in condizione di maggior sicurezza.

La nostra Unione celebra il centenario dalla sua fondazione. Siamo nati per aiutare i nostri compagni di viaggio: ciechi e ipovedenti, soci e amici.

Oggi più che mai è necessaria la solidarietà per superare questo momento difficile per l’Italia e per il mondo.

Pubblicheremo i risultati di questa campagna.

Anche un piccolo aiuto fa la differenza!

https://www.gofundme.com/f/ricco-non-e-chi-ha-molto-ma-chi-sa-donare

Le tappe del tour del nostro Centenario, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Care amiche e cari amici,
siamo giunti alla terza tappa del nostro tour e abbiamo già incontrato le città e i cittadini di Catania, Catanzaro e Potenza con un bilancio molto lusinghiero sia per i contenuti degli eventi organizzati, sia per l’accoglienza della cittadinanza e l’attenzione dei Media.
L’espandersi delle misure sanitarie di contenimento della diffusione del Covid19 (Corona virus), purtroppo, rendono oggi impossibile proseguire sulla via di Bari, Napoli, Pescara e Ancona, città che avremmo raggiunto nella prossima settimana. Per tale ragione, abbiamo deciso di sospendere il tour e di riprenderlo con la tappa di Perugia del prossimo 13 marzo, sempre che le condizioni generali lo consentano.
Le quattro tappe oggi sospese, verranno recuperate quanto prima, in accordo con il territorio, appena saremo in grado di riprogrammare il nostro calendario degli eventi.
Al momento, tutte le altre tappe e iniziative previste o in corso di definizione rimangono in essere e saranno organizzate e svolte come da programma originario.
Nonostante le notevoli difficoltà imposte dalla situazione generale del Paese, già nelle prime tre tappe, la nostra Organizzazione nazionale ha dato ottima prova di sé e i dirigenti locali e territoriali hanno risposto in modo puntuale, efficiente e appassionato alla nostra sollecitazione. Una ragione concreta e consistente per ringraziare tutte le persone che stanno lavorando alla buona riuscita del Centenario con passione, dedizione ed efficienza.
Mi scuso in particolare con dirigenti, soci, cittadini e amici per il disagio causato dalla sospensione delle prossime tappe, anche perché, da programma, erano stati previsti e organizzati eventi significativi e di grande spessore che non vogliamo perdere. Riprenderemo quindi il cammino al più presto e soprattutto, non lasceremo indietro nessuno, recuperando anche le città che oggi siamo costretti a saltare per motivi che vanno ben oltre la nostra volontà.
Sono sicuro di trovare in ognuno di voi comprensione e solidarietà in un momento nel quale occorre rimanere uniti e compatti, come sempre, per dare le migliori dimostrazioni delle capacità e della maturità di questa nostra grande Famiglia, dell’Unione che portiamo nel cuore e nelle testimonianze di tutti i giorni con orgoglio e convinzione.
Un abbraccio a tutte e a tutti.

Catanzaro – Centenario UICI, il ringraziamento di Luciana Loprete: dal territorio un grande esempio di passione e solidarietà

Il centenario dell’Unione italiana ciechi celebrato a Catanzaro è stata una grande festa che ha unito  le sezioni territoriali per un momento di riflessione e di condivisione con le istituzioni e la società civile. In un particolare clima reso “pesante” dal CoronaVirus ed il terremoto, si è riusciti a trasmettere il senso ed il  significato di questo centenario che ha visto Catanzaro  protagonista di un importante messaggio di unione e collaborazione. A conclusione di un ricco programma di attività celebrative, la presidente dell’UICI di Catanzaro Luciana Loprete, ha voluto ringraziare tutti quanti hanno partecipato e collaborato alla realizzazione dell’evento all’insegna dei valori di dignità, inclusione e uguaglianza che hanno caratterizzato la mission dell’Unione fin dalla sua nascita. Un impegno comune, quello della rete delle Istituzioni, del volontariato e del Terzo settore, mirato ad abbattere tutte le barriere e a sostenere le diverse abilità.
“Con grande emozione ed orgoglio – ha detto Luciana Loprete – posso dire che Catanzaro e la Calabria hanno portato all’attenzione nazionale una viva testimonianza della passione, del coraggio e della solidarietà che animano il nostro territorio. Dalla cultura allo sport, dall’inclusione lavorativa alla prevenzione e alla ricerca, tanti sono gli esempi positivi che hanno come protagonisti i ciechi e gli ipovedenti impegnati sempre di più a ritagliarsi il proprio spazio all’interno della società”. Un messaggio rafforzato anche dalle parole del presidente regionale UICI Calabria, Pietro Testa, il quale ha evidenziato il valore di un’iniziativa che “ha contribuito a dare visibilità a chi non ne ha, facendo conoscere alla cittadinanza quanto messo in campo dall’Unione nei diversi settori della scuola, del lavoro, della formazione e dello spettacolo”.
Luciana Loprete ha ringraziato, quindi, il presidente nazionale UICI Mario Barbuto per essere stato presente all’evento a cui hanno portato il proprio saluto istituzionale anche il consigliere regionale Domenico Tallini e l’assessore del Comune di Catanzaro Alessandra Lobello. Ad offrire la loro testimonianza anche il vicario dell’Arcidiocesi  di Catanzaro-Squillace, don Pino Silvestre, e il presidente del Rotary Club di Catanzaro, Giuseppe Mazzei, Filippo Pietropaolo ed il parroco Tommaso Mazzei che ha donato una poesia scritta per l’occasione.  All’UICI hanno inviato il proprio messaggio di gratitudine anche il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, che ha espresso i migliori auguri per il successo dell’evento, e la Governatrice della Calabria, Jole Santelli, la quale ha manifestato l’auspicio affinché possa essere organizzato presto un incontro per discutere sulle problematiche inerenti i ciechi calabresi. La giornata conclusiva del 25 ha reso il complesso monumentale San Giovanni, che ha ospitato gli eventi per due giorni, sede di percorsi socio culturali,  di innovazione tecnologica, di comunicazione, mirati a favorire lì’emancipazione e l’integrazione delle persone con disabilità visiva. Un percorso realizzato con impegno passione, dedizione, tenacia a autorevolezza volto a promuovere l’uguaglianza dei diritti  per donare luce alle persone cieche, ipovedenti e con disabilità plurime.