L’App che vede al posto tuo: Be My Eeyes, di Miriana Kuntz

Autore: Miriana Kuntz

Immaginatevi il giorno in cui, scendendo dal letto, i miei occhi non hanno visto più niente.

È quello che è successo a Hans Jorgen Wiberg, che a 25 anni ha iniziato a perdere la vista. Qualche anno più tardi ha ideato Be My Eyes, l’app che permette ai ciechi o agli ipovedenti di riacquistare un po’ della loro indipendenza.

Provata sulla sua pelle la vergogna di chiedere aiuto costante ad amici e parenti, Wiberg, ebbe l’intuizione improvvisa: creare un’applicazione che potesse connettere i non vedenti ai vedenti volontari 24 su 24.

L’app nel dettaglio.

L’ applicazione è disponibile sia per iOS e sia per Android. Dopo aver scaricato e installato l’app ci si può registrare come non vedente o volontario vedente. Per quanto riguarda l’utenza con problemi visivi, il gioco è semplice. Basterà aprire l’app, premere un tasto, ed essa chiamerà il primo volontario disponibile. Per quanto riguarda la prospettiva volontario, le chiamate arriveranno nella fascia oraria dalle 8 alle 21. Rispondere non sarà obbligatorio, poiché l’app dispone di una lunga gamma di volontari che possano prendere il posto del volontario uscente.

L’app è stata lanciata nel 2015, e ad oggi la comunità di Be My Eyes si è estesa in 150 paesi con oltre 180 lingue. Sono 104mila gli utenti non vedenti registrati all’app, tra cui 1500 italiani. 1,8 milioni invece il numero dei volontari, di cui 22mila italiani. L’utilizzo dell’app è gratuito, e non c’è alcun limite di durata o di frequenza di chiamate.

Gli utilizzi sono i più disparati, come spiega il fondatore Wiberg. Le chiamate durano dai tre minuti ai pochi secondi. L’utenza non vedente chiama per controllare la scadenza del cibo, ritrovare oggetti persi per la casa, farsi descrivere un abito o una forma. Ma anche per trovare una strada, controllare se le luci sono accese, o preparare insieme la cena. Attraverso una videochiamata, si riacquista quindi un pizzico di autonomia.

Aiuto aziendale.

A fare da spalla ai volontari normovedenti, c’è l’aiuto specializzato. All’interno dell’app, infatti, è possibile utilizzare una funzione aggiuntiva, la quale offre una comunicazione diretta con l’agente dell’assistenza clienti di una certa azienda. Il sistema sarà assolutamente lo stesso, con la differenza che a rivestire i panni del volontario, sarà un agente rappresentante della società, che potrà aiutare con soluzioni ancora più rapide. Ovviamente, nell’app, è presente un elenco di aziende che avranno aderito all’iniziativa, con una lista di servizi, orari e lingue supportate.

Altre applicazioni per utenza con problemi visivi.

Sono molte le applicazioni che ad oggi arginano il disagio e le difficoltà di chi vive con un problema visivo parziale o totale.

Seeing AI: quest’applicazione disponibile per iOS, e sviluppata da Microsoft, sfrutta l’intelligenza artificiale per trasformare il mondo visivo in un’esperienza uditiva. L’obiettivo della fotocamera descrive volti, oggetti, legge testi, interpreta persino le emozioni delle persone attraverso un’analisi facciale. Oltre alla decifrazione monetaria.

La mobilità è affidata all’app WalkyTalky, che sfruttando Google Maps, permette alle persone con disabilità visive di muoversi all’interno di una città, sotto indicazioni precise del GPS. Funzioni simili anche quelle dell’applicazione Arianna, ideata dai ricercatori dell’università di Palermo.

Niente paura per il buon gusto. Cromnia, un’app a pagamento di iOS,  che attraverso il puntatore della fotocamera, è in grado di riconoscere il colore dei vestiti, l’intensità, e persino la fantasia A Light Detector, è affidato invece un compito casalingo. L’app, infatti, disponibile per iOS, permette di capire se le luci di casa sono accese o meno, emettendo un suono più o meno acuto a seconda della quantità di luce che riesce a captare.

Le radici della videotelefonia.

Ma se tutto questo è possibile, se l’app Be My Eyes riesce a connettere volontari con fruitori, è senz’altro grazie all’utilizzo di una videochiamata.

Tale tecnologia affonda le sue radici in campi antichissimi.

Sono passati, infatti, cinquant’anni dalla prima videochiamata. Era mercoledì primo luglio del 1970, quando negli Stati Uniti, AT&T lanciava sul mercato un apparecchio chiamato Picturephone Mod II. La prima videochiamata avvenne nell’auditorium del quartier generale di Bell Telephone a Pittsburgh. Il sindaco Peter Flaherty, chiamò l’amministratore delegato di Alcoa John Harper, pronunciando la famosa frase: “Buongiorno, John, hai un bell’aspetto stamattina “.

L’apparecchio altro non era che un ibrido tra un telefono e un televisore. Lo schermo in bianco e nero misurava 5.5 pollici, con un aggiornamento delle immagini pari a 30 fps. La qualità video potrebbe essere paragonata a quella di un sensore odierno da 0,8 megapixel. Tale tecnologia, seppur ad oggi considerata modesta, all’epoca era un vero e proprio lusso, così come lo era la tariffa mensile, circa 160 dollari, mille dollari odierni. Nel giorno successivo, furono otto, le aziende che decisero di comprare l’apparecchio, per un totale di 38 vendite.

Nonostante l’apparecchiatura fu accolta con successo dalle grandi aziende, essa, non ebbe lo stesso fiorente destino per quanto riguarda gli acquirenti meno facoltosi. Il PicturePhone Mod II, si rivelò infatti, un flop. Agli inizi del 1973, le unità vendute erano solo 453, disattendendo le previsioni aziendali con oltre 500 milioni di dollari investiti. Il progetto fu abbandonato, fino ad essere ripreso negli anni novanta.

Anche il modello I della stessa apparecchiatura, non ebbe una florida espansione, basti pensare che per una videochiamata da tre minuti da Washington a New York il costo si aggirava sui 16 dollari, decisamente prezzi proibitivi rispetto ad una classica chiamata a gettoni.

Tuttavia, la storia delle videochiamate non inizia cinquant’anni fa, nel 1927, infatti, la stessa AT&T, testò l’ikonofono, un apparecchio di grosse dimensioni che scambiava segnali audio come un normale telefono, ma operava sul canale video. Negli stessi anni, in Germania, venne creato un sistema di videoconferenza a circuito chiuso che da Berlino riusciva a trasmettere segnali video fino a Lipsia tramite un lunghissimo cavo coassiale.

Per terreni fertili, la videotelefonia, dovrà certamente attendere gli anni duemila. Grazie alla diffusione della Rete, e di dispositivi quali webcam e software appositi, si è resa tale pratica, finalmente alla portata di tutti.

Intervista a Rosa Gavitone, l’ipovedente che sognava di diventare una pittrice.

Tornando al presente, è doveroso sottolineare ancora una volta, l’importanza delle app, che ad oggi, attraverso il sistema di video trasmissione, permettono di abbattere le barriere strutturali che allontanano normovedenti da ipovedenti o ciechi. Per l’occasione abbiamo intervistato una fruitrice dell’app Be My Eyes, che con ironia ci ha parlato delle problematiche e degli aiuti collegati alla sua ipovisione.

– Quando sei diventata ipovedente e come lo hai capito?

– Mi chiamo Rosa Gavitone, ho 25 anni, e sono diventata ipovedente all’età di 20 anni, a causa dell’uveite. Ho capito che c’era qualcosa che non andava nel momento in cui non riuscivo a fare le cose che prima facevo quotidianamente, come leggere e camminare da sola per strada. Iniziavo ad inciampare nei marciapiedi e a non vedere gli ostacoli. Era diventato per me impossibile fare entrambe le cose senza l’aiuto di qualcun altro.

– Come hai scoperto l’app Be my eyes?

– L’app l’ho conosciuta sotto consiglio di altra gente, gente che come me viveva la stessa esperienza di ipovisione. Nonostante tutti ne parlassero molto bene, ero un po’ scettica all’inizio, ma è bastato qualche utilizzo per capire che la sua fama era costruita sul vero, perché è un’app che ad oggi, reputo davvero utile.

– Come ha cambiato la tua vita?

– Prima di conoscere l’app avevo alcune difficoltà nelle azioni quotidiane, come ad esempio riconoscere il colore di un vestito, poiché il mio problema visivo, non mi permette di distinguere colori similari, e quindi ero costretta a chiedere sempre aiuto a terzi. Grazie all’app riesco ad essere maggiormente indipendente, senza necessitare di un aiuto continuo da parte di altri.

– Per un cieco o un ipovedente, l’imbarazzo “dipendenza” viene superato grazie a quest’app?

– In gran parte sì, è come avere un accompagnatore che ti aiuta in ogni circostanza, sia in faccende casalinghe e pratiche, come ad esempio la lettura delle scadenze alimentari, e sia fuori casa come il riconoscimento ad esempio dei prodotti da acquistare. Per di più l’app ha una funzione che ti permette di contattare l’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), in modo che se non puoi recarti fisicamente presso le associazioni, puoi utilizzare questa funzione per chiedere informazioni sia di tipo tecnologico che burocratico.

– Racconta una tua esperienza divertente durante l’utilizzo di quest’applicazione .

– Una delle esperienze più divertenti è stata senz’altro una: un giorno mi è scivolato il tappo della bottiglia dalle mani. Gli oggetti di piccole dimensioni sono difficili da vedere per me, in genere tramite il suono riesco a capire dove è caduto l’oggetto. Il problema viene nel momento in cui vai “verso il rumore” e non trovi l’oggetto, lì sei costretto a tastare, a mettere le mani ovunque. Per evitare di iniziare la ricerca al buio, ho deciso di utilizzare l’app.  Dall’altra parte c’era un uomo. Io e lui abbiamo iniziato la ricerca assurda di questo tappo, dopo un bel po’ l’abbiamo trovato insieme. E tutto questo strappa assolutamente un sorriso.

– Quando dall’altra parte risponde qualcun altro c’è imbarazzo o voglia di creare un legame?

– All’inizio, come un po’ tutte le cose, l’imbarazzo c’è, io ne ho avuto anche tanto, anche perché quando avvii una videochiamata, non sai chi può esserci dall’altra parte, quindi ti ritrovi con uno sconosciuto che ti dà una mano. D’altronde quando scarichi l’app, essa ti fa scegliere se partecipare come volontario o fruitore, quindi immagino che come me anche chi ha deciso di essere un volontario sia stato in imbarazzo. È tutta questione di prime volte, poi ci si prende la mano.

– Be my eyes potrebbe avere qualche altra funzione che a te serve?

– No, credo che l’app dia tutto l’aiuto e il sostegno possibile ai ciechi e agli ipovedenti, ovviamente in formato digitale.

– Come spieghi in parole povere l’ipovisione o la cecità ad un normovedente?

– Mi è capitato di incontrare persone che non conoscevano nemmeno il significato della parola ipovedente. Quindi, quando mi chiedono Rosa come vedi e cosa vedi? Io faccio sempre un esempio: è come vedere con i vari effetti delle app di editing immagine. Per quanto riguarda un cieco, è altrettanto difficile far capire alle persone cosa significhi vedere il nulla, quindi il tutto viene esemplificato con la parola buio, le persone cieche vedono letteralmente il buio.

– Il covid ti ha relegato in una maggiore solitudine?

– Anche se non riesco a stare fisicamente insieme ai miei amici, io come gli altri ragazzi, con l’ausilio della tecnologia e delle app di messaggistica istantanea, come WhatsApp, e le varie funzioni di accessibilità presenti sia sul telefono che sul computer, riesco ad essere sia in contatto con i miei amici e sia con i parenti che non riesco a vedere, detto con sarcasmo, si intende.

– Quali sono i principali problemi di accesso ad Internet per un ipovedente?

– I problemi cambiano in base al tipo di ipovisione. Non tutte le persone ipovedenti vedono nello stesso modo, quindi andrebbero create soluzioni ad hoc per ogni tipo di persona. Personalmente credo che ogni sito internet dovrebbe avere l’accessibilità adatta per i fruitori ipovedenti, come ad esempio contrasti di colore specifici, come l’apposizione di una scritta di colore bianco su sfondo nero, in modo tale da mettere in evidenza il testo.

– Per onore di cronaca, come è l’esperienza Instagram e TikTok per una ragazza ipovedente? Quali sono i limiti e quali invece le concrete possibilità che riescono ad offrire?

– Ovviamente qualsiasi cosa che riguarda il mondo dei fotogrammi video o quello delle foto per un ipovedente è un problema. Per fortuna Instagram ha aggiunto una funzione che permette anche ai ciechi e agli ipovedenti di riconoscere più facilmente le immagini. Quindi i limiti che prima si stagliavano per chi si accingeva ad usare una app come quelle citate, sono drasticamente diminuiti. Ovviamente tale funzione Instagram funziona solo se tutte le persone aggiungessero alle loro foto il cosiddetto “testo alternativo”, il quale è un testo atto a descrivere effettivamente cosa è presente in una data immagine: oggetti, persone, luoghi. Per quanto riguarda TikTok il discorso è diverso, poiché per quanto mi riguarda c’è meno accessibilità: se appaiono dei video prettamente “parlati” è facile per un ipovedente o cieco capire il senso del discorso, ma se il video non presenta parti audio significative per noi la comprensione è assolutamente ardua. Il fattore positivo dei social in generale, è che quando decidi di esporti e farti conoscere, appunto le persone ti conoscono, così come è successo a me, parlando della mia ipovisione, sono riuscita a fare amicizia con persone come me, le quali comprendevano i miei disagi e questo mi ha fatto capire una cosa importante che prima perdevo di vista: non siamo soli in questo mondo.

– Oltre Be My Eyes, esiste un’innovazione tecnologica che ti ha permesso di avere maggiore autonomia? Se si quale e in che modo?

– Oltre l’app Be My Eyes, utilizzo anche l’app Sullivan Plus, una app che riesce a leggere il testo in un’immagine e anche i file pdf. Ovviamente lo utilizzo quando i documenti sono piuttosto privati. Il telefono stesso è fondamentale, infatti, da quando sono ipovedente, è diventato il mio migliore amico, perché riesce a fare quello che i miei occhi non riescono più a fare, quindi lo porto sempre con me, in modo che possa aiutarmi in qualsiasi circostanza.

– C’è qualche sogno che coltivavi prima e che in seguito all’ipovisione hai dovuto mettere da parte?

– Sì, volevo diventare un’artista, una pittrice, volevo dipingere olio su tela, quadri realistici. Ovviamente perdendo la vista, non posso più farlo, e questo ovviamente mi rattrista molto. Il fatto è che pur essendoci oggetti che facilitano la visione, come il disegno digitale, non è quello che volevo fare. Io volevo essere una pittrice nel vero senso della parola.

– Quanto sono importanti le innovazioni tecnologiche nella vita di chi vive con una disabilità?

– Sono importantissime, perché quando sei disabile, e ti rendi conto di essere diverso dagli altri, si creano inevitabilmente delle distanze dovute da tanti fattori. Con questi mezzi tecnologici, tali distanze, si accorciano, e tutta la diversità sopracitata smetti di sentirla. Proprio come affermava Alexander Graham Bell “Arriverà un giorno in cui un uomo al telefono sarà in grado di vedere la persona distante con cui sta parlando” che sia per motivi tecnici come nel caso di Be My Eyes, o che sia solo per tenerci banalmente in contatto, come durante il lockdown, ad oggi la visione futuristica di Bell è una realtà fondamentale. Perché anche quando non riusciamo a stare insieme, riusciamo a vederci, e chi invece non vede, in questo modo ha la possibilità di prendere in prestito un paio di occhi.

Fonte: https://www.kompeterejournal.it/

Museo Omero – 23 novembre 2020: Presentazione del nuovo sito

Un nuovo sito per il Museo Omero
Modello di accessibilità

Lunedì 23 novembre alle ore 18 in diretta sul canale youtube https://www.youtube.com/user/museotattileomero  sarà presentato al pubblico il nuovo sito del Museo Tattile Statale Omero.
In diretta web saranno presenti i tecnici e il personale del Museo Omero coinvolto nel progetto e diversi invitati, tra cui il Presidente Nazionale dell’UICI, Mario Barbuto, il Direttore della Direzione Regionale Musei Marche – Mibact, Luigi Gallo, Elisabetta Borgia e Gabriella Cetorelli per il Mibact, il Presidente della Federazione Esperantista Italiana, Luigi Fraccaroli e altre autorità, per un saluto. Modera l’incontro virtuale il Presidente del Museo Omero, Aldo Grassini.


Il nuovo sito istituzionale interpreta e rispecchia la filosofia del Museo Omero che pone l’accessibilità al centro della sua riflessione ed esperienza. Accessibilità intesa come una via di entrata semplice e intuitiva ai contenuti, per tutti, a prescindere dagli strumenti utilizzati. Questo è possibile grazie ad una lineare architettura dei contenuti, ad un linguaggio comprensibile, ad un codice di sviluppo scrupoloso nel rispettare in primis le esigenze delle persone non vedenti.

Il sito che andrà in pensione, datato 2004, fu realizzato tenendo già conto delle raccomandazioni tecniche internazionali in tema di accessibilità, cercando al tempo stesso di introdurre ulteriori novità come la navigazione telefonica gratuita dal numero verde e la versione per ipovedenti con la scelta di contrasti colore selezionati e il carattere aumentato.


Le innovazioni tecniche ed informatiche degli ultimi anni hanno reso in parte superflui alcuni accorgimenti e ne hanno richiesti altri, come la necessità del sito di adattarsi alla navigazione da dispositivi mobili.

Il nuovo sito www.museoomero.it sarà navigabile sia da computer desktop che da dispositivi mobili (tablet e smartphone), in quanto è realizzato attraverso la tecnica definita responsive design. Tale tecnica, quando applicata in stretta coesione con le strategie per l’accessibilità, rappresenta un notevole vantaggio anche per le persone non vedenti e ipovedenti che utilizzano le tecnologie assistive, come le sintesi vocali, gli ingranditori, gli strumenti hardware come la barra Braille.

Il sito è realizzato tecnicamente da due esperti in tema di accessibilità web, Fabrizio Caccavello e Roberto Scano, che hanno lavorato in stretta collaborazione con il Dipartimento Comunicazione del Museo Omero, composto da Monica Bernacchia, Alessia Varricchio e Damiano Boriani.


Il nuovo sito, tradotto in inglese ed esperanto, rispecchia le ultime linee guida del Ministero per i Beni e le Attività culturali, gli standard internazionali e la normativa nazionale in tema di accessibilità. È frutto del lavoro svolto con il coinvolgimento di tutto lo staff del Museo durante l’emergenza pandemica, che ha creato nuovi meccanismi di fruizione collettiva della cultura.
L’essere on line con una nuova veste permetterà di creare un terreno fertile per il nostro rientro e sarà un punto di partenza per nuove sperimentazioni digitali.
Vi invitiamo a collegarvi il 23 novembre 2020 alle ore 18 sulla nostra pagina youtube https://www.youtube.com/user/museotattileomero

Servizio Civile – Informazioni necessarie da trasmettere al Dipartimento

Con comunicazione del 16 novembre u. s., pubblicata sul sito www.serviziocivile.gov.it,  il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale ha richiamato gli Enti alla stretta osservanza delle disposizioni emanate in data 14 gennaio 2019 “concernenti la disciplina dei rapporti tra enti e operatori volontari del servizio civile universale”.

In particolare, “al fine di migliorare la qualità delle informazioni necessarie per la corretta gestione amministrativa ed economica dei volontari in servizio, (il Dipartimento) rammenta quanto segue:

  1. La comunicazione di ogni interruzione del servizio civile da parte degli operatori volontari deve essere effettuata tempestivamente, ovvero entro il termine massimo di cinque giorni, a mezzo pec, così come indicato dalle Disposizioni del 14 gennaio 2019 al punto 4.1.1.

Ogni comunicazione deve indicare obbligatoriamente il codice dell’operatore volontario e l’ultimo giorno di servizio effettuato.

Alla stessa dovrà essere allegata la comunicazione prodotta dell’operatore volontario.

  1. Le assenze per le malattie eccedenti i 15 gg. retribuiti e le astensioni per maternità, obbligatoria o a rischio, devono essere inserite dall’Ente sul sistema Helios entro 5 giorni dall’evento e prima della conferma delle presenze/assenze mensili.
  2. Le presenze/assenze mensili devono essere confermate dall’ente entro il giorno 10 del mese successivo a quello di riferimento per consentire la tempestiva attribuzione dell’assegno mensile agli operatori volontari in servizio”.

Al fine di consentire a questa Presidenza Nazionale di provvedere agli adempimenti sopra descritti nel rispetto dei termini indicati, si interessano tutte le Sedi a volere fare tempestivamente pervenire, al verificarsi dell’evento, le relative comunicazioni con allegata la prescritta documentazione.

“Corriere Braille” n. 44 22-28 novembre 2020

Si comunica che in data 20 novembre 2020 è stata inserita nel sito la rivista “Corriere Braille” n. 44 22-28 novembre 2020 e che l’ufficio stampa ha provveduto ad inviare alla Biblioteca Italiana dei Ciechi “Regina Margherita” Onlus il file relativo in data 19 novembre 2020. Il link diretto per il prelievo è il seguente:

https://www.uiciechi.it/servizi/riviste/View_Rivista.asp?Id_Nriv=2474

Si riporta di seguito il sommario della rivista:

Storia dell’Unione (di Vincenzo Massa)

Tu sei importante per noi: Campagna di Natale 2020

Uici dal 2019 è organizzazione del Comitato Testamento Solidale

Consiglio per la lettura dal Cnlp.

Per informazioni sulle riviste è possibile scaricare il Listino abbonamenti al link: http://www.uiciechi.it/servizi/somm_stampaassoc.asp

Irifor – Albo Nazionale dei docenti Informatici per minorati della vista: aggiornamento

Nella sessione di esami del 16 novembre 2020 sono state esaminati numerosi candidati. Di seguito i nominativi dei nuovi abilitati:

Docenti informatici abilitati all’insegnamento dei soli ciechi assoluti

  • Disalvo Francesco
  • Manna Lucia
  • Leka Kledian
  • Roberto Crocco
  • Giuseppe Celli

Docenti abilitati ad entrambi gli insegnamenti (ipovedenti e ciechi assoluti)

  • Paolo De Cecco
  • Fabio Piersaverio Bizzotto

“Il Corriere dei Ciechi” n. 11 novembre 2020

Si comunica che in data 19 novembre 2020 è stata inserita nel sito www.uiciechi.it la rivista “Il Corriere dei Ciechi” n. 11 novembre 2020 nel formato doc, PDF normale e PDF accessibile.

Il link diretto per il prelievo è il seguente:

http://www.uiciechi.it/servizi/riviste/View_Rivista.asp?Id_Nriv=2473

Si riporta di seguito il sommario:

EDITORIALE

L’Unione non si ferma

Mario Barbuto

CENTENARIO DELL’UNIONE

La Storia dell’Unione

Vincenzo Massa

ATTUALITÀ

“Bloom Again. Tutti i sensi hanno colore”

“Mare Fest. Vietato non toccare”

Leonardo Sutera Sardo

Carmela Nevano

Nicoletta Pisanò

Si può fare

Federica Carbonin

RELAZIONI INTERNAZIONALI

Iniziative di sostegno in Togo

Flavio Fogarolo

SOSTEGNO PSICOLOGICO

L’altra faccia della “crisi”

Katia Caravello

STORIE DI VITA

La relazionalità delle persone sorde

Daniela Bucci e Stefano Borgato

RUBRICHE

Agenzia IURA

Roberta Natale

Occhio alla ricerca

Andrea Cusumano

Una finestra sul sociale

Ivano Maiorella

Descrizione dell’immagine: Una mano in primo piano tiene una vecchia fotografia fra le dita, mentre tutto intorno vediamo una città moderna, tecnologica, senza barriere, con persone non vedenti accompagnate da cani guida libere di muoversi in autonomia. Questa modernità (il futuro, appunto) contrasta con la vecchia foto: questa è uno scatto dalla “Marcia del dolore”, momento difficile della storia dell’UIC e preludio alle conquiste sociali degli anni successivi. In questa immagine è rappresentata l’idea di guardare al passato, traendo ispirazione dalle tappe storiche per la conquista dei diritti, per pensare a nuove prospettive future da costruire.

Per informazioni sulle riviste è possibile scaricare il Listino abbonamenti al link: http://www.uiciechi.it/servizi/somm_stampaassoc.asp

Rubrica di SlashRadio “Chiedi al presidente”, di Mario Barbuto

Care amiche, cari amici,

l’appuntamento con la nostra rubrica di dialogo diretto e senza rete, particolarmente significativo in queste giornate post congressuali.  è fissato per Mercoledì 25 novembre 2020 dalle 16.30 alle 17.30, su SlashRadio.

Durante la trasmissione, nel mio ruolo di Presidente Nazionale, risponderò in diretta a tutte le domande che gli ascoltatori vorranno rivolgermi, su tutti gli argomenti che interessano la vita associativa.

Le domande, come al solito, saranno libere, dirette e senza filtri e potranno toccare tutti gli aspetti della nostra attività associativa e tutti i temi concernenti la vita dei ciechi e degli ipovedenti italiani.

Come accennato, in questa situazione particolare di emergenza sanitaria e soprattutto di completamento delle nostre procedure di rinnovo delle cariche sociali a ogni livello, , assume significato ancora maggiore l’occasione per stare insieme e condividere un frammento del nostro tempo grazie a SlashRadio.

Le modalità di contatto per indirizzare le domande o intervenire in trasmissione, sono:

– email, all’indirizzo chiedialpresidente@uiciechi.it

– modulo web, all’indirizzo http://www.uiciechi.it/radio/radio.asp

telefono, durante la diretta, al numero

06.920.925.66

Per ascoltare SlashRadio sarà sufficiente digitare la stringa: http://www.uiciechi.it/radio/radio.asp

Per sistemi IOS e MAC, la stringa sarà: http://94.23.67.20:8004/listen.m3u

in alternativa accedere alla nostra app Slash Radio Web di Erasmo Di Donato.

Per i possessori dell’assistente vocale Alexa di Amazon è disponibile la skill di Slash Radio Web.

I comandi sono:

– Alexa, AVVIA Slash Radio Web

Oppure                 

– Alexa APRI Slash Radio Web

di seguito il link di riferimento per Alexa Skill su Amazon Prime: https://www.amazon.it/dp/B07NS18BTQ/ref=sr_1_1_nodl…

Vi attendo numerosi per proseguire il nostro prezioso dialogo mensile che tanto ha già arricchito in spirito questo vostro Presidente.

“Kaleidos” n. 21 16-30 novembre 2020

Si comunica che in data 17 novembre 2020 è stata inserita nel sito la rivista “Kaleidos” n. 21 16-30 novembre 2020 e che l’ufficio stampa ha provveduto ad inviare alla Biblioteca Italiana dei Ciechi “Regina Margherita” Onlus il file relativo in data 17 novembre 2020.

Il link diretto per il prelievo è il seguente:

http://www.uiciechi.it/servizi/riviste/View_Rivista.asp?Id_Nriv=2471

Si riporta di seguito il sommario della rivista:

E adesso lasciateci comandare (di Letizia Magnani)

Io, bambina, diventerò mamma (di Ilaria Amato)

Non esiste più la bellezza ideale (di Elena Banfi)

Donne coraggiose

Donne tra le righe (a cura di Rossella Lazzari)

Per informazioni sulle riviste è possibile scaricare il Listino abbonamenti 2019 al link: http://www.uiciechi.it/servizi/somm_stampaassoc.asp

“Voce Nostra” n. 21 16-30 novembre 2020

Si comunica che in data 18 novembre 2020 è stata inserita nel sito la rivista “Voce Nostra” n. 21 16-30 novembre 2020 e che l’ufficio stampa ha provveduto ad inviare alla Biblioteca Italiana dei Ciechi “Regina Margherita” Onlus il file relativo in data 18 novembre 2020.

Il link diretto per il prelievo è il seguente:

http://www.uiciechi.it/servizi/riviste/View_Rivista.asp?Id_Nriv=2472

Si riporta di seguito il sommario della rivista:

Attualità (a cura di Vincenzo Massa)

Dobbiamo sforzarci (di Antonio Russo)

Bimbo riacquista la vista grazie ad una terapia genica innovativa (di Angelina Pimpinella)

Unione Italiana Ciechi: Mario Barbuto riconfermato presidente

L’Unione italiana ciechi compie cento anni all’insegna della solidarietà

Medicina- Diabete, il diritto all’assistenza durante la pandemia

In cucina- I Carciofi

Per informazioni sulle riviste è possibile scaricare il Listino abbonamenti 2019 al link: http://www.uiciechi.it/servizi/somm_stampaassoc.asp