Campobasso – XIV Giornata Nazionale del Braille

L’ Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti  onlus- aps 

Sezione Territoriale di Campobasso vi invita a partecipare al seminario online : 

IL MONDO SULLA PUNTA DELLE MIE DITA  

Per la  XIV Giornata Nazionale del Braille  

22 FEBBRAIO 2021 ORE 15.00  

TRAMITE GOOGLE MEET : https://meet.google.com/noq-wver-nyc  

SALUTI ISTITUZIONALI :  

Linda Legname   

Vice Presidente Nazionale Uici   

Gaetano Accardo   

Presidente Regionale UICI Molise   

Raffaella Petti   

Responsabile inclusione Ufficio Scolastico Regionale Molise   

INTERVENTI :  

Miriam Gianfagna : Il Braille nel gioco  

Coordinatrice Centro Documentazione Handicap di Campobasso  

Vincenzo Grande:   L’ Inclusione scolastica   

Coordinatore dell’ Ambito Territoriale Sociale di Isernia  

Sabella Costantina : L’utilità dell’insegnante di sostegno negli istituti di scuola superiore 

Docente a contratto Scienze della Formazione Primaria e Corso per la specializzazione  sostegno  UNIMOL Campobasso 

Miranda Sparvieri : La mia esperienza scolastica con il braille   

Insegnante di sostegno  presso scuola primaria Montenero di Bisaccia 

Giovina Tomaciello : Impariamo costruendo ( presentazione Lego Braille Bricks)  

Responsabile Centro di Consulenza Tiflodidattica del Molise   

CONDUCE I LAVORI : MENA MASCIA 

VICE PRESIDENTE DELLA SEZIONE TERRITORIALE DI CAMPOBASSO 

Catanzaro – XIV Giornata Nazionale del Braille

Autore: Annamaria Palummo

Simposio “Il Braille tra le mani … le mani che esplorano, ricordano, raccontano e trasmettono le emozioni che l’occhio non vede”

Relazione sul tema “Il braille e l’ipovisione:  sublimazione di conoscenza e interazioni di percezioni”

A cura della

Dottoressa ANNAMARIA PALUMMO

Consigliere Nazionale UICI

Buonasera a tutti!

L’emergenza pandemica che stiamo vivendo ha, momentaneamente, modificato le nostre abitudini e anche il nostro modo di relazionarci. In altri tempi questo simposio sarebbe stato condito dai nostri abbracci, dalla reciproca prossimità, dal calore che solo essa può dare. Per ora dobbiamo accontentarci di ascoltarci e sentirci vicini attraverso questo mezzo virtuale, attraverso il solo senso dell’udito, ovvero una delle finestre in cui si sostanzia la nostra relazione col mondo, attraverso cui soffia la brezza della conoscenza. Oggi io parlerò di altri sensi, di altre finestre sul mondo, sulla realtà, sulla conoscenza, nella sua più ampia accezione, sperando di adoperare al meglio lo spazio che gli amici di Catanzaro hanno affidato alle mie riflessioni; spazio che mi offre l’opportunità di focalizzare l’attenzione su alcuni punti di una tematica che mi appassiona da sempre … Già, i punti: il punto di partenza di questo breve contributo sono proprio (chiedo venia per il gioco di parole)  i punti, o meglio i puntini, quelli che il genio di Louis Braille ci ha regalato; sono i puntini del suo sistema di letto-scrittura le pietre miliari che, dagli anni ’20 del diciannovesimo secolo, hanno guidato e tuttora guidano i non vedenti sulla strada della conoscenza, la medesima in cui germoglia l’autonomia, da cui, a sua volta trovano respiro l’integrazione, l’opportunità di personale realizzazione, insomma, la possibilità di inseguire e realizzare i propri sogni e, in definitiva, la piena libertà.  Il braille è, dunque, la bussola che apre l’orizzonte della libertà all’esistenza dei non vedenti. E non solo a loro … Ecco, siamo arrivati al fulcro della tematica che voglio brevemente affrontare insieme a voi: la funzione, l’importanza del braille, di tale coreografia vitale, afferentemente alla dimensione dell’ipovisione, quella che da tanti lustri accompagna la mia quotidianità, il mio lavoro, le mie passioni. Diciamolo subito: l’ipovisione è una condizione particolare, sia rispetto all’universo della cecità, sia riguardo al firmamento della normodotazione; in altre parole, l’ipovedente se nel primo caso, quello concernente la cecità, è, soprattutto, il cieco che vede, dall’altra prospettiva, quella della normale capacità visiva, egli è preminentemente il vedente che non vede. Insomma, in un ogni caso, gli ipovedenti vivono una sorta di limbo esistenziale dovuto a tali ossimoriche connotazioni in cui, va sottolineato, si annidano potenziali e, sovente, poco considerati ostacoli nel percorso, già di per sé arduo, dell’autonomia e dell’integrazione predette. Ma di questo oggi non voglio e non devo parlare: oggi voglio parlare di opportunità inerenti alla categoria dell’ipovisione. Opportunità come quelle che schiude il sistema braille; opportunità che aprono prospettive sorprendenti, anche per gli ipovedenti; prospettive che trovano genesi nell’interazione fenomenica di due mondi sensoriali diversi, seppur complementari: il tatto e la vista. Come evidenzia Enzo Tioli in uno dei suoi tanti illuminanti scritti, pur esistendo leggi comuni riguardo alla percezione, il mondo sensoriale del tatto risulta autonomo relativamente a quello della vista e degli altri sensi. Questo significa che se da un versante il mondo percepito con il tatto è lo stesso, con lo stesso ordine, del mondo percepito da chi vede, dall’altro lato ogni organo di senso percepisce qualità specifiche. In altre parole, laddove nel non vedente la percezione aptica è, per così dire, allo stato puro, in coloro che vedono, essa “collabora” sempre con la vista. Da tale “collaborazione”, praticamente inconsapevole in chi vede, hanno avuto origine, evidenzia Tioli, “gli errori di coloro che credono di trovare corrispondenze fra fenomeni appartenenti ai due mondi sensoriali”.  Ebbene, nell’ipovedente tale collaborazione è, a differenza che nel non vedente, una realtà quotidiana e, differentemente rispetto al vedente, decisamente consapevole, per ragioni legate, ovviamente, al deficit visivo presente, il quale alza quella sorta di soglia di attenzione che una normale capacità visiva tende, invece, ad abbassare. Una collaborazione completa, potremmo dire, quella riguardante l’ipovedente, in grado, se non proprio di definire una precisa corrispondenza fenomenica tra sensi, quanto meno di rendere, in certi casi, non solo congruenti presupposti ed “esiti” sensoriali differenti, ma anche più definita, più precisa, più esaustiva la capacità conoscitiva soggettiva. Ecco, uno di questi casi è il braille: tale collaborazione sensoriale trova, infatti, la sua apoteosi allorché l’ipovedente va a confrontarsi con i puntini; un’apoteosi che si sprigiona nell’interazione individuale delle percezioni poco fa tratteggiate, in cui trova linfa una vera, profonda appagante sublimazione di conoscenza. Conoscenza multiforme dal punto di vista tecnico, dovuta alla capacità di affrontare l’appropinquamento alla sfera dei puntini in forma diversa rispetto al non vedente, consolidando l’apprendimento e ottimizzando la capacità di lettura oltre che con una percezione tattile più sviluppata, tipica del disabile della vista, anche attraverso il residuo visivo, che risulta sottoposto a un minore sforzo in rapporto alla lettura effettuata soltanto per mezzo di esso, oppure compensando, grazie al residuo medesimo, l’eventuale difficoltà di rapportarsi esclusivamente tattilmente con i puntini (esercizio decisamente complicato dopo una certa età, come evidenziato da tanti esperti del settore tiflologico, come Vincenzo Bizzi, che ritroveremo più avanti); e, poi, sopratutto nell’ambito scolastico e accademico, conoscenza dei contenuti, delle idee, delle scienze, della cultura, del sapere, insomma, adoperando le opzioni sensoriali congiuntamente, oppure prediligendo, di volta in volta, una rispetto a un’altra, a seconda del contesto con cui ci si deve rapportare o della materia che si deve trattare. Conoscenza resa più agevole e immediata dalla collaborazione sensoriale, quella che ogni qualvolta poggio i polpastrelli su un foglio vergato dai puntini in rilievo, riempie il mio cuore e i miei pensieri di emozione, di voglia, di gioia: emozione di conoscere, voglia di crescere, gioia di avere sempre nuove opportunità. Quella conoscenza, quella crescita, quelle opportunità che  rendono tutti noi, ciechi e ipovedenti, parte del mondo, parte della Storia, parte del nostro destino, quello che è nelle nostre mani, nei nostri polpastrelli, in quei puntini che gli ipovedenti sono capaci di vedere, oltre che di toccare, trovandosi nelle condizioni di veicolare nel vissuto delle sorelle e dei fratelli, a cui i contorni visivi del reale sono sensorialmente preclusi, il racconto delle esperienze disegnate dalla luce, ricevendo in cambio il sospiro interiore che permette a chi non vede di disegnare una prospettiva di realtà originale, forse più vera, sicuramente più bella. Ecco spiegato il plurale: “interazioni” e non “interazione” di percezioni. Già, perché le percezioni in cui, non solo attraverso il braille, si sublimano la conoscenza, anzi, le conoscenze, sono quelle che si fondono nell’incontro delle individualità, delle esperienze e delle evoluzioni che connotano la vita e la formazione di ogni singolo individuo, trovando sintesi in tale incontro, cogliendo la luce nella capacità di volare, insieme, ognuno sorretto dalle proprie specificità, abilità e attitudini, oltre la coltre delle ombre, quelle in cui la solitudine può precipitare ogni essere umano e che è doveroso fugare. Un dovere che deve essere anche un fattore a cui educare, fin dall’infanzia. Un ambito questo, ove utilissime sono le considerazioni del già citato Vincenzo Bizzi, il quale ha dedicato tante pagine alla relazione tra la condizione dell’ipovisione e il sistema braille, ponendo l’accento sull’opportunità e sulle modalità di introdurre il bambino ipovedente allo studio e all’uso del braille, in particolare laddove il  quadro oculistico risulti severo e variamente caratterizzato da ridottissima acutezza visiva, alterazioni campimetriche, disturbi della sensibilità cromatica e luminosa, disturbi della motilità, evoluzione della patologia difficilmente controllabile. In questi casi, evidenzia Bizzi, pur “senza scomodare importanti teorie sulla valenza compensativa offerta dalla sinergia intersensoriale, penso che un po’ di buon senso potrebbe già orientare le scelte di strumentalità verso una completa valorizzazione nel bambino di ogni sua risorsa senso-percettiva disponibile: tattile, visiva, uditiva, motoria… Cerchiamo di andare oltre il primo impulso di aiutarlo per forza a vedere. Rendiamoci conto che questo anelito comprensibilissimo, rischia però di andare ad insistere proprio sull’ambito sensoriale più vulnerato, mentre ben altre sorprendenti risorse potrebbero sostenere il suo gioco, la sua corsa, il suo studio… Incoraggiamo il bambino a essere protagonista di se stesso e a saper scegliere, di volta in volta, le modalità sensoriali più convenienti per conoscere con piacere. Anche a scuola avrebbe bisogno di una metodologia aperta. Potrebbe  con vantaggio utilizzare la scrittura e la lettura Braille, soprattutto in quelle materie che richiedono un’analisi attenta del testo: matematica, grammatica, lingue straniere, ma poi ancora filosofia, latino… Potrebbe valorizzare il piccolo residuo visivo per apporre  con la penna le risposte ai questionari o per il piacere di saper scrivere qualcosa come i compagni. Ma anche per il piacere di osservare, disegnare, giocare, o per leggere qualche breve brano o un articolo di argomento coinvolgente, o per sfogliare un fumetto o una rivista, magari con l’aiuto di un videoingranditore o di una lente. Altre materie infine si apprendono discretamente potenziando pian piano  nel bambino la capacità di ascolto, anche di testi registrati”.  Del resto, conclude Bizzi, incoraggiare “i bambini ad usare anche le mani per conoscere e per fare è un indirizzo pedagogico indiscusso e affermato, da Platone a Piaget. Nel bambino con disabilità visiva ha addirittura una valenza compensativa e promuove un potenziamento integrato e concreto della sua conoscenza più significativa e vivace, con risultati sorprendenti. Permettere, anzi incoraggiare in famiglia l’azione esplorativa aptica ad un bambino ipovedente grave, promuoverà in lui un effetto liberatorio perché gli farà intuire di essere amato e rispettato proprio così come è, e non come avremmo voluto che fosse”.

Vado a concludere … Sarebbero ancora tante le parole da pronunciare, le riflessioni da proporre, le emozioni da condividere in merito al tema che ho cercato di sviluppare in questo spazio temporale, ma preferisco fermarmi qui, lasciando al vostro cuore e ai vostri pensieri l’elaborazione di ulteriori considerazioni, da condividere magari in altre occasioni, quando sarà possibile abbracciarci, quando potremo riaffacciarci, sfiorarci attraverso le altre finestre sensoriali, che la pandemia ha solo socchiuso e da cui una nuova brezza inizia a fare capolino.

19 febbraio 2021

Catania – XIV Giornata Nazionale del Braille

Autore: Simonetta Cormaci

Il braille tra gioco e inclusione

Fare o non fare? E come la mettiamo con la pandemia e con la sicurezza?E pensare
solo un anno fa…
Proprio così, un anno fa, da Catania partivano gli eventi per il centenario dell’UICI in
occasione della Giornata del braille, la grande invenzione rivoluzionaria che ha
cambiato le vite di tante persone cieche nel mondo.
Poi è arrivato il covid – ancora non debellato. “Ma non possiamo fermarci davanti alla
paura del fare, piuttosto dobbiamo raccogliere la Sfida”. Così ha pensato la Presidente
Rita Puglisi e dal bisogno di reagire , di recuperare in qualche modo la vicinanza fisica
negata dal covid è venuta fuori un’idea luminosa realizzata grazie al lavoro congiunto
di tante persone che si sono spese, a vario titolo, per la realizzazione della Giornata
che vi raccontiamo in cronaca.
L’idea parte dal pensiero di ricominciare dai bambini e le bambine ipo e non vedenti o
anche pluridisabili, sicuramente fra le categorie più colpite e danneggiate
dall’immobilismo causato dal covid e dal conseguenziale blocco di qualsiasi attività.
Si riparte allora dal gioco,dal divertimento dall’inclusione invitando oltre ad un piccolo
gruppo di nostri bambini anche qualche bimba e bimbo normodotati.
Oltre che dal personale, il servizio civile e i tanti assistenti, i bambini hanno trovato
all’ingresso l’omino con il carretto dello zucchero filato che ha distribuito bacchette
con il soffice vaporoso zucchero. A seguire un gruppo di clown circensi che hanno
eseguito degli scherzi a suon di musica, dopo questo gioioso e divertente inizio i
bambini, sempre nel rispetto delle distanze di sicurezza, sono stati accompagnati ai
tavoli dei laboratori e precisamente:
Dall’aptica al braille
La musica tra suono e silenzio
Conosciamo l’arte manipolando l’argilla
Scopriamo la cucina con sapori e profumi
Un libro tattile da realizzare insieme.
Mentre i bambini si esercitavano nei vari laboratori giocando, in mansarda si è svolto
un momento di incontro e scambio. Avendo realizzato un gemellaggio con la Sezione
di Oristano e, grazie alla tecnologia, ci si è collegati con Oristano dove era in
svolgimento ugualmente la giornata braille. E ancora, grazie ad una piattaforma web,
abbiamo ricevuto i calorosi e sentiti saluti di Presidente e vice Presidente nazionale
Mario Barbuto e Linda Legname rammaricati di non poter essere presenti ma
apprezzando calorosamente l’iniziativa. Dopo i saluti delle autorità cittadine delle due
sezioni gemellate,i saluti della Presidente e Presidenti sezionali, la Direttrice della
Biblioteca ha descritto il progetto che vede un partenariato tra l’UICI di Catania e la
Biblioteca Comunale Vincenzo Bellini affinché si costruisca un percorso accessibile e
inclusivo all’interno della stessa e, per sottolineare il grande valore della lettura,un
reading di una fiaba dello scrittore siciliano Luigi Capuana grazie all’attrice Chiaraluce
Fiorito. Non sono mancati i saluti della Presidenza e Consiglio regionale espressi dalla
consigliera Rosy Lattuga e del nostro concittadino neo Consigliere nazionale Stefano
Salmeri. Sono seguiti altri interventi da parte di operatrici specializzate, una mamma a
nome di tutti i genitori di bambini della nostra Sezione, il tutto condotto e scandito
dalla conduttrice la giornalista Sarah Donzuso da sempre vicina alla nostra UICI e al
mondo del volontariato.
Ieri abbiamo abbattuto barriere fisiche e lanciato ponti collegando due isole,
facilitando nel gioco l’incontro tra bambini con disabilità e non, provocando menti e
cuori su come ripartire anche con il covid ma in sicurezza e senza lasciare indietro
nessuno. E non è forse questo il grande messaggio e valore insuperato che un giorno
ha lanciato Louis Braille con il suo codice? Non è stato ed è ancora così che riusciamo,
pure con tanta volontà e impegno, a metterci in pari e studiare, conoscere la realtà,
integrarci, recuperare dignità e diritti di cittadinanza? Pensiamo proprio di si e per
questo ringraziamo il braille di esserci.
Doveroso ma sinceramente grato il ringraziamento della Presidente a quanti,
numerosissimi, si sono spesi per la riuscita della giornata dando la migliore
testimonianza di come lavorando insieme con entusiasmo e passione si possano
realizzare cose buone e belle.

Foto scattata durante il laboratorio creativo

Museo Omero – Alberto Mattioli racconta il canto lirico

Mercoledì 24 febbraio ore 18:00 – evento online
Per la rassegna “La voce specchio dell’anima”

Invitato a questo secondo appuntamento della rassegna “La voce specchio dell’anima”, organizzata dal Museo Tattile Statale Omero in collaborazione con gli Amici della Lirica Franco Corelli di Ancona,è un noto esperto d’opera: Alberto MattioliScrittore e critico musicale per “La Stampa” di Torino, Mattioli interverrà all’incontro online con “Cantami o divo – La Storia si mette all’opera” un’indagine sull’evoluzione del gusto del canto lirico. L’incontro, gratuito e aperto a tutti previa prenotazione all’email conferenze@museoomero.it, si svolgerà sulla piattaforma Zoom del Museo Omero dalle 18:00 alle 19:30; è possibile anche seguire la diretta via streaming sulla pagina YouTube del Museo Omero. Alberto Mattioli è un’ospite d’eccezione: collaboratore di molti teatri e riviste italiani e internazionali, tiene una rubrica su «Classic Voice». Ha scritto i libri “Big Luciano. Pavarotti, la vera storia” (Mondadori 2007), “Anche stasera. Come l’opera ti cambia la vita” (Mondadori 2012) e “Meno grigi più Verdi. Come un genio ha spiegato l’Italia agli italiani” (Garzanti 2018), “Il gattolico praticante” (Garzanti 2019); e due libretti d’opera, “La paura” e “La rivale”.

La rassegna “La voce specchio dell’anima”, proseguirà nei mesi febbraio e marzo 2021, indagando, attraverso le riflessioni di studiosi e artisti, le declinazioni e il ruolo che la voce assume nelle arti: il teatro, la musica vocale, l’opera, il doppiaggio.

Il calendario degli incontri

·       Mercoledì 3 marzo

Melo-Dramma: Quando il Canto si fa Teatro

Piero Mioli, scrittore, docente di storia della musica presso il Conservatorio di Bologna.

·       Martedì 9 marzo

“Da Tiranno ad Amante”. Le voci maschili nel melodramma.

Gabriele Cesaretti, docente di lettere, scrittore e giornalista, collabora con numerose testate nazionali.

·       Mercoledì 17 marzo

“Al Tuo Perpetuo Canto”. Le voci femminili nel melodramma.

Cristiano Veroli, musicologo. Collabora stabilmente con la Fondazione dell’Orchestra Regionale delle Marche.

·       Mercoledì 24 marzo

La voce è la tua impronta digitale – Il teatro. Il doppiaggio. La vita

Luca Violini, attore e doppiatore. Fondatore di Quellicheconlavoce.

Pubblicazione rivista “Corriere Braille” n. 8 22-28 febbraio 2021

Si comunica che in data 22 febbraio 2021 è stata inserita nel sito la rivista “Corriere Braille” n. 8 22-28 febbraio 2021 e che l’ufficio stampa ha provveduto ad inviare alla Biblioteca Italiana dei Ciechi “Regina Margherita” Onlus il file relativo in data 18 febbraio 2021. Il link diretto per il prelievo è il seguente:

http://www.uiciechi.it/servizi/riviste/View_Rivista.asp?Id_Nriv=2519

Si riporta di seguito il sommario della rivista:

I Lego Braille Bricks (di Maria Concetta Cusimano)

Donatori di voce (di Vincenzo Massa e Francesca Ferraro)

Agenzia Iura (a cura di Roberta Natale)

Guida pratica per gestire la navigazione nel sito e nell’home banking di Bper Banca (di Rocco Clementelli e Nunziante Esposito).

Per informazioni sulle riviste è possibile scaricare il Listino abbonamenti al link: http://www.uiciechi.it/servizi/somm_stampaassoc.asp

Pubblicazione rivista “Voce Nostra” n. 4 16-28 febbraio 2021

Si comunica che in data 19 febbraio 2021 è stata inserita nel sito la rivista “Voce Nostra” n. 4 16-28 febbraio 2021 e che l’ufficio stampa ha provveduto ad inviare alla Biblioteca Italiana dei Ciechi “Regina Margherita” Onlus il file relativo in data 18 febbraio 2021.

Il link diretto per il prelievo è il seguente:

http://www.uiciechi.it/servizi/riviste/View_Rivista.asp?Id_Nriv=2518

Si riporta di seguito il sommario della rivista:

Attualità (a cura di Vincenzo Massa)

Possiamo cambiare (di Antonio Russo)

Civette romane

Campagna fiscale 2021 – Tariffe convenzionate con il Caf Anmil

Medicina- Come dare sollievo ai muscoli del collo con massaggi e calore

In cucina- Pizze alternative

Per informazioni sulle riviste è possibile scaricare il Listino abbonamenti 2021 al link: http://www.uiciechi.it/servizi/somm_stampaassoc.asp

Sei puntini e una vita

Autore: Mario Barbuto

Sono trascorsi ormai troppi anni da quando ho varcato per la prima volta la soglia dell’Istituto dei Ciechi Ardizzone Gioeni di Catania e la mia Maestra di allora, indimenticata, mi avviò all’apprendimento del Braille.

Ero indietro rispetto ai miei compagni perché per me l’anno scolastico era iniziato alla fine di gennaio. Eppure quanta voglia di conoscere, scrivere, leggere… mentre il ticchettìo dei punteruoli a forare la carta e il rumore metallico delle tavolette mi divenivano ogni giorno più familiari.

Ricordo con nostalgia i bei giorni della mia infanzia nutrita di giochi condivisi, di corse spericolate a piedi e in bicicletta; le birichinate con i “ragazzacci” del quartiere… ma loro tutti i giorni sparivano dalla circolazione per tre, quattro ore e andavano a scuola e imparavano a leggere e scrivere con penne e quaderni.

Quante mattinate da solo, a casa o in cortile ad aspettare il loro ritorno da scuola.

I primi mesi al Gioeni trascorrevano lenti nel confronto quotidiano con il cibo, con i nuovi compagni di scuola e di giochi, difficili da conoscere per via del mio carattere schivo e introverso. E intanto la curiosità di imparare a leggere e a scrivere mi riempiva l’anima di forza, coraggio, speranza.

A sette anni, così, incontrai per la prima volta quei sei puntini in rilievo sulla carta, grazie alle mani morbide e pazienti della Maestra Raffaella, alla sua voce limpida e ferma.

Già a marzo, tornato a casa per il fine settimana, fiero, orgoglioso e un po’ trepidante, dinanzi ai miei genitori incuriositi ed emozionati, lessi la mia prima poesia, in Braille, con le mani sul libro di scuola che finalmente avevo conquistato anch’io, come le mie sorelle, i miei fratelli, i miei compagni di giochi. Certo un libro un po’ speciale. Senza inchiostro e pagine illustrate, ma pur sempre il mio libro, con tanti puntini da toccare.

Da allora il Braille mi è compagno di vita: nelle lunghe e intense giornate di lavoro, nelle notti spesso insonni, nel poco tempo libero dedicato agli adorati libri; in viaggio, in vacanza, nella scrittura di programmi per il computer, nella preparazione di emendamenti, comunicati, documenti, lettere, articoli; all’alba quando leggo qua e là i giornali, su Facebook per ritrovare qualche amico e un po’ di leggerezza.

Sì, sempre con me.

Anche l’armadietto delle medicine e il mio guardaroba conoscono il Braille: camicie, maglioni, giacche, pantaloni, portano sempre un’etichetta segreta, a puntini, che mi ricorda il loro colore.

Dalla mia città natale, Catania, fin dalla primissima infanzia, all’amata Bologna, mia città di adozione, all’Istituto dei Ciechi Cavazza dove inizio a occuparmi della Biblioteca dopo aver appena completato gli studi, dall’inseparabile tavoletta e punteruolo ai più moderni sistemi tecnologici, allo schermo touch a Braille virtuale dello smartphone, il Braille sempre, sempre con me.

Al Braille, pertanto, credo di dovere larga quota della mia formazione umana, preparazione professionale e in definitiva, la persona che sono diventata e che sono oggi.

Non potrei mai immaginare le mie mani private della possibilità di percepire, scoprire e catturare quei puntini sempre tanto attuali e insuperati.

Risuonano spesso in me le parole della Maestra Raffaella: “le mani, devono sapersi muovere, toccare, esplorare, riconoscere, discriminare”.

Un tuffo nel passato che sa di presente e che vive di attualità.

Imparare a leggere e scrivere è un Diritto sacrosanto, un atto essenziale della vita che consolida l’autostima, rafforza quel piacere della scoperta e del fare sul quale incentrare l’intero percorso di crescita di tutti gli esseri umani. Negarlo ai bambini ciechi per scarsa competenza degli insegnanti, per improvvisazione di operatori non specializzati, per superficialità e indifferenziata incapacità di identificare le specifiche esigenze di ognuno, appare come un delitto che riguarda non soltanto la Scuola e le Istituzioni, ma l’intera collettività.

Louis Braille non è soltanto l’inventore di un sistema rivoluzionario, ma il portavoce di un messaggio attuale e universale di umanità e di crescita: credere in se stessi, ricercare e costruire la propria personale identità, desiderare, rischiare per essere felici, scommettere sulle proprie abilità per contribuire al benessere della comunità della quale si è parte.

Oggi ai nostri bambini, alle nostre bambine, ai nostri amici che perdono la vista in età avanzata va insegnato non solo il Braille come mezzo per leggere, scrivere, comunicare, non rimanere indietro, ma soprattutto quel bagaglio umano e quel messaggio intimo e insieme universale che i sei puntini a rilievo portano in giro per il mondo da quasi duecento anni.

Rubrica di SlashRadio “Chiedi al presidente”

Autore: Mario Barbuto

Care amiche, cari amici,

l’appuntamento con la nostra rubrica di dialogo diretto e senza rete, è fissato per Mercoledì 24 febbraio 2021 dalle 16.30 alle 17.30, su SlashRadio.

Durante la trasmissione, nel mio ruolo di Presidente Nazionale, risponderò in diretta a tutte le domande che gli ascoltatori vorranno rivolgermi, su tutti gli argomenti che interessano la vita associativa.

Le domande, come al solito, saranno libere, dirette e senza filtri e potranno toccare tutti gli aspetti della nostra attività associativa e tutti i temi concernenti la vita dei ciechi e degli ipovedenti italiani.

Le modalità di contatto per indirizzare le domande o intervenire in trasmissione, sono:

– email, all’indirizzo chiedialpresidente@uiciechi.it

– modulo web, all’indirizzo http://www.uiciechi.it/radio/radio.asp

telefono, durante la diretta, al numero 06.920.925.66

Per ascoltare SlashRadio sarà sufficiente digitare la stringa: http://www.uiciechi.it/radio/radio.asp

Per sistemi IOS e MAC, la stringa sarà: http://94.23.67.20:8004/listen.m3u

in alternativa accedere alla nostra app Slash Radio Web di Erasmo Di Donato.

Per i possessori dell’assistente vocale Alexa di Amazon è disponibile la skill di Slash Radio Web.

I comandi sono:

– Alexa, AVVIA Slash Radio Web

Oppure                 

– Alexa APRI Slash Radio Web

di seguito il link di riferimento per Alexa Skill su Amazon Prime: https://www.amazon.it/dp/B07NS18BTQ/ref=sr_1_1_nodl%E2%80%A6

Vi attendo numerosi per proseguire il nostro prezioso dialogo mensile che tanto ha già arricchito in spirito questo vostro Presidente.

Mantova – XIV Giornata Nazionale del Braille

21 Febbraio 2021

IL CODICE PREZIOSO DEI CIECHI DIVENTA UN GIOIELLO DA INDOSSARE E VEDERE CON LE DITA

SABATO 20 FEBBRAIO 2021

presso la Gioielleria Oreficeria Tosoni, Via Roma, 7 a Mantova

Si terrà l’inaugurazione del progetto “Il tuo gioiello che BRAILLA”

a cura della Presidente dell’U.I.C.I. di Mantova Mirella Gavioli e di Gaia Tosoni della storica Gioielleria Oreficeria Tosoni

“Il tuo gioiello che BRAILLA” questo è il nome che, la locale sezione U.I.C.I. di Mantova, in collaborazione con la Gioielleria Tosoni, ha scelto per celebrare la preziosità del codice di letto scrittura inventato dal geniale Louis Braille nel 1827 e che, da quasi 200 anni, garantisce a tutte le persone cieche del mondo, di accedere alla cultura, alla conoscenza e all’autonomia quotidiana.

Il 21 febbraio, oltre alla Giornata Nazionale del Braille, si celebra la giornata mondiale della difesa dell’identità linguistica promossa dall’Unesco. Il Braille, nella sua evoluzione storica e tecnologica, è un sistema sempre attuale e adattabile a tutti gli usi, da quelli scolastici, a quelli musicali, passando per tutte le materie di interesse personale, linguistico, fino ad arrivare all’uso comune riportato sulle confezioni dei medicinali o sui prodotti alimentari, sugli ascensori, nei musei e luoghi della cultura, quali indicatori per l’orientamento nelle stazioni ferroviarie e per gli usi più vari che andrebbero sempre più potenziati a beneficio dell’autonomia e delle pari opportunità che anche le persone con disabilità visiva debbono potersi vedere garantite. Per dare seguito alle celebrazioni del centenario di costituzione dell’Associazione, si è voluto rendere omaggio a questo codice così prezioso, dedicando una linea artigianale ed esclusiva di gioielli personalizzati che riportino una iniziale scelta da chi vorrà regalarsi o regalare questo prestigioso monile che può contribuire a sensibilizzare e a “vedere un gioiello, con altri occhi”. Il progetto mira a far conoscere all’opinione pubblica questo codice straordinario grazie al quale bambini, giovani, adulti ed anziani, possono vivere e gioire di esperienze sempre più inclusive, offrendo anche a chi non è abituato a “vedere con le dita”, un’esperienza di sensibilità tattile ma soprattutto culturale volta a concepire questo, come un linguaggio universale, altamente performante ed adattabile alle tante forme di arte.

La Gioielleria Tosoni, grazie alla creatività delle proprietarie Gaia e Laura, che hanno accolto con sensibile entusiasmo questa originale visione proposta dalla Presidente UICI Mirella Gavioli, hanno realizzato una linea di gioielli che possano rappresentare tutto ciò. I manufatti realizzabili in argento e oro sono un prezioso connubio tra chi vede con gli occhi e chi con le dita, in un gesto unico di solidarietà. Il ricavato sarà devoluto alla sezione di Mantova dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti onlus-aps a sostegno delle attività di assistenza, autonomia e inclusione delle persone con disabilità visiva.

Si può aderire al progetto recandosi presso la Gioielleria Tosoni o contattando telefonicamente o via e-mail per prenotare “Il tuo gioiello che BRAILLA” … Scegli l’iniziale che ti rende davvero speciale.

Contatti:

U.I.C.I. Sezione Territoriale di Mantova

Via della Conciliazione n.37 – Mantova

Tel. 0376 323317

uicmn@uici.it

Gioielleria Oreficeria Tosoni

Via Roma, 7 – Mantova

Tel. 0376 364895

info@tosonigioielli.com

Vaccinazione dei disabili tra stranezze interpretative e dubbi procedurali

Autore: Giovanni Taverna

Ricordiamo tutti quando i telegiornali e gli organi di stampa annunciarono che i disabili gravi sarebbero stati sottoposti a vaccinazione nella seconda fase, cioè quella dedicata agli anziani over 80 e a poche altre categorie ritenute particolarmente deboli in rapporto al contagio. Ora la seconda fase è iniziata quasi in ogni regione italiana, ma i disabili gravi che chiamano i numeri previsti per le prenotazioni presso le ASL di competenza si sentono rispondere che non possono essere presi in considerazione al di fuori dell’età prevista perché “mancano le linee guida ministeriali sulle vaccinazioni dedicate ai disabili”. Ovviamente il primo pensiero va al forte dimagrimento della campagna di vaccinazione determinato dalla imprevista quanto enorme carenza delle dosi rispetto agli ordini effettuati, ma seppure con numeri ridotti rispetto al previsto, pare che sia preponderante il blocco costituito dalla mancanza di istruzioni ministeriali in merito. Ad aumentare la confusione giungono però notizie, per dir così, “a macchia di leopardo” di singole ASL site in varie parti della nazione le quali, pur in mancanza delle famose linee, hanno tranquillamente iniziato a vaccinare i disabili gravi; si crea così, ancora una volta, la classica situazione di tutta l’attività sanitaria e assistenziale italiana: paesino che vai, assistenza che trovi, come se ognuna delle 800 e passa ASL territoriali fosse una piccola repubblica autogestita. Altro che stato federale! Ma veramente mancano queste benedette istruzioni specifiche sulla seconda fase? Alcuni, molte regioni e ASL derivate, sostengono di sì, il sottoscritto e molti altri dirigenti associativi di diverse entità legate ai disabili sostengono di no o almeno che l’eccessiva finezza interpretativa finisca per falsare il senso delle istruzioni esistenti. Per dare a ciascuno il modo di fare una valutazione personale del problema fornisco di seguito i brani che sono alla base della discordia. Il giorno 8 febbraio 2021, il Ministero della Salute in collaborazione con la struttura del Commissario Straordinario per l’emergenza COVID, AIFA, ISS e AGENAS ha elaborato un documento di aggiornamento delle categorie e dell’ordine di priorità dal titolo “Le priorità per l’attuazione della seconda fase del Piano nazionale vaccini Covid19”. In tale documento si legge:” Con riferimento alle categorie di individui con aumentato rischio clinico per comorbidità, sulla base delle conoscenze attualmente disponibili, si è reso necessario un approfondimento per poter fornire delle indicazioni di priorità nel maggior dettaglio e sono state prioritariamente considerate le aree di patologia riportate nella tabella seguente (tabella 1)”. Nella tabella , le aree patologiche definite sono: Malattie respiratorie, Malattie cardiocircolatorie, Condizioni neurologiche e disabilità sensoriale, intellettiva, psichica), Diabete/altre endocrinopatie severe, fibrosi cistica, HIV e via per un’altra decine di categorie   patologiche, compresa la sindrome di Down. Quello che interessa notare è la voce relativa alle Condizioni neurologiche e disabilità sensoriale, intellettiva, psichica. Orbene, qualche riga dopo nello stesso documento si afferma:

“Sulla base dei criteri già indicati, è stato pertanto definito il seguente ordine di priorità:

Categoria 1. Le persone estremamente vulnerabili, intese come affette da condizioni che per danno d’organo pre-esistente, o che in ragione di una compromissione della risposta immunitaria a SARS-CoV-2 hanno un rischio particolarmente elevate di sviluppare forme gravi o letali di COVID-19, a partire dai 16 anni di età*;

Categoria 2: Le persone di età compresa tra 75 e 79 anni;

Categoria 3: Le persone di età compresa tra i 70 e i 74 anni;

Categoria 4: Le persone con aumentato rischio clinico se infettate da SARS-CoV-2 a partire dai 16 anni di età fino ai 69 anni di età*;

Categoria 5: Le persone di età compresa tra i 55 e i 69 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico;

Categoria 6: Le persone di età compresa tra i 18 e 54 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico. “

Scusate, e le disabilità sensoriale intellettive e psichiche? Non vi aspettavate di trovarle nella categoria 1 o nella 2? Invece sono scomparsi dal radar, dato che quasi tutte le altre categorie patologiche della tabella 1 rientrano ovviamente nella categoria 1. Quindi se i disabili sensoriali o intellettivi e psichici aspirano ad essere vaccinati se va bene lo saranno in base alle categorie di età il che può anche voler dire categoria 5 o seguenti, a meno che non abbiano danni organici presistenti che li facciano rientrare comunque nella categoria 1; in sostanza , con buona pace di Arcuri e del ministero della sanità, i disabili sensoriali o per cause neurologiche e psichiche si troveranno bellamente distribuiti nelle rispettive fasce d’età, senza nessuna considerazione della disabilità grave che non costituisce evidentemente un fattore di fragilità sufficiente a somministrare il vaccino con un certo anticipo. Per noi disabili, o per lo meno per quei disabili che hanno sempre lottato per ottenere l’equiparazione ai cosiddetti “normodotati”, risulta abbastanza beffarda la conquista dell’uguaglianza con tutti gli altri proprio a causa di una pandemia che ci vede di parecchio svantaggiati di suo; basti pensare alle migliaia di disabili sensoriali chiusi in casa da quasi un anno, dato che usare trasporti pubblici in modo autonomo risulta proibitivo per un non vedente ad esempio; lo stesso valga per la mobilità autonoma, basata spesso sul tatto…. Don Milani affermava che non v’era peggiore disuguaglianza che trattare da eguali coloro che eguali non sono. Forse sarà bene ricordarlo al ministero della sanità chiedendogli dove sono finiti i dsabili gravi. Altrimenti saremo affidati al buon cuore o al pressapochismo di qualche direttore locale di ASL, e sarà fortunato il disabile che vince la lotteria del vaccino.

Dott. Giovanni Taverna

Consigliere Nazionale

Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti  UICI