Rubrica di Slash Radio “Chiedi al Presidente”, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Care amiche, cari amici,

vi rammento che il 26 agosto dalle 16,30 alle 17,30, andrà in onda la rubrica “Chiedi al Presidente ” tramite il nostro canale web di Slash Radio. La rubrica andrà in onda ogni ultimo mercoledì del mese, sempre dalle 16,30 alle 17,30.
Durante la trasmissione, nel mio ruolo di Presidente Nazionale, risponderò in diretta a tutte le domande che gli ascoltatori vorranno rivolgermi.
Le domande saranno libere, senza filtri e potranno toccare tutti gli aspetti della nostra attività associativa e tutti i temi concernenti la vita dei ciechi e degli ipovedenti italiani.
Le modalità di contatto per indirizzare le domande o intervenire in trasmissione, sono: email, all’indirizzo chiedialpresidente@uiciechi.it telefono, ai numeri 06/69988353-06/6791758.
Vi attendo numerosi per dare vita a un dialogo diretto che ci aiuti a crescere e a migliorare.

Mario Barbuto

Replica al Presidente Nazionale, di Nicola Stilla

Autore: Nicola Stilla

Caro Mario, non si tratta di campagna elettorale, ma di tutela dei reali interessi delle persone con disabilità in genere, e dei nostri soci in particolare. Ci tengo a precisare che il mio riferimento a “chi parla di disabilità senza tener conto delle necessità reali dei diretti interessati” non è rivolto a te, bensì ai cattivi maestri che già in passato (mi riferisco, ad esempio, alla vicenda ISEE) hanno fatto parlare di sé. Ciò premesso sento l’obbligo di sottolineare che se il tuo intento era quello di ottenere visibilità mediatica probabilmente è riuscito, a costo però di assumerti l’onere di una di una posizione non condivisa né all’interno della nostra Associazione, né all’interno della FAND. Tra l’altro, vorrei precisarti che nessuno in Consiglio Nazionale è intervenuto perché l’argomento non era all’ordine del giorno.
Per quanto concerne le attività atipiche: saranno pure casi limitati, ma credo sia nostro preciso impegno tutelare TUTTE le persone ipo e non vedenti, poche o tante che siano. Inoltre, quello delle professioni atipiche ritengo sia, in prospettiva, un settore da sostenere e promuovere: da lì emergono esempi virtuosi di cui posso anche dirti nello specifico, sennonché mi sorprende che debba essere io a fornirti questi dati.
Il discorso, per quanto mi riguarda, si chiude qui: il materiale sulla questione è sufficiente perché ciascuno abbia la possibilità di elaborare una propria idea in merito, per cui, in futuro, onde evitare polemiche ad oltranza, non intendo replicare.
Nicola Stilla

***Nota del Presidente Nazionale ***

Caro Nicola,
anch’io concluderò con questa brevissima nota lo scambio di opinioni sul tema.
Certo l’argomento non era all’ordine del giorno del Consiglio Nazionale, sebbene ciò non precluda in assoluto a un consigliere di richiamare l’attenzione di tutti su temi che ritenga di elevata importanza.
Faccio tuttavia notare che la Direzione Nazionale del 2 luglio ha svolto una esplicita discussione sul cosiddetto “Jobs Act”, esprimendo un orientamento sostanzialmente favorevole dal quale è poi scaturito perfino un comunicato a uso interno che riepilogava i punti salienti del provvedimento.
Affermare dunque, come fai tu, che l’orientamento della Direzione Nazionale non è condiviso all’interno della nostra Associazione, mi pare piuttosto azzardato, per non dire estraneo alla realtà dei fatti.
Quanto ai casi atipici di ciechi iscritti nelle liste di collocamento e ai numeri che ti chiedevo, la mia domanda era volta a dimostrare senza alcun dubbio che essi sono infinitesimali, se non addirittura inesistenti.
La tua risposta, del resto, conferma questa mia affermazione, testimoniando come si sia voluto soprattutto sollevare un polverone propagandistico niente affatto sostenuto da cifre e da dati reali.
Nel merito, se è vero che in futuro le professioni atipiche potrebbero assumere un ruolo di maggiore importanza anche per la nostra categoria, come tutti auspichiamo, allora sarà altrettanto vero che le chiamate nominative concordate, basate sul principio della persona giusta al posto giusto, potranno offrire prospettive di inclusione lavorativa ben più fondate rispetto a obblighi generici che in questi anni sono stati sempre e sistematicamente disattesi dalle aziende, come dimostrano i dati delle relazioni parlamentari sul tema.
Un sistema misto di chiamate nominative con una piccola percentuale di avviamenti forzosi potrebbe costituire la soluzione basata su un giusto equilibrio.
Questo tuttavia, sarà dibattito dei prossimi anni e non materia di pura propaganda estiva.

Mario Barbuto

Centro Nazionale del Libro Parlato: nuovo servizio segnalazioni

Abbiamo il piacere di comunicare che a seguito delle numerose richieste pervenute da parte dei nostri utenti è stato creato un indirizzo e-mail dedicato esclusivamente alle segnalazioni relative al Centro Nazionale del Libro Parlato dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS. Gli utilizzatori dei servizi del Centro potranno postare all’indirizzo segnalazioni.cnlp@uiciechi.it segnalazioni di disservizi, di disfunzioni relative alla produzione o alla distribuzione, problemi riscontrati sulle opere di primo livello, ma anche, ci auguriamo, osservazioni, indicazioni e segnalazioni positive. L’indirizzo non dovrà essere utilizzato, invece, per la richiesta di opere da produrre o da ricevere, visto che per questo esistono già appositi canali e recapiti ai quali rivolgersi. Chi lo desidererà potrà anche inviare attraverso la posta privata della nostra pagina ufficiale Facebook messaggi, ai quali risponderemo, ma per le segnalazioni è preferibile l’utilizzo dell’indirizzo e-mail che garantisce maggior sicurezza di ricezione e tracciabilità. Cogliamo l’occasione per rammentare che i nostri uffici rimarranno chiusi dal 13 al 23 di Agosto.

Centro Nazionale del Libro Parlato: novità e maggiore interazione, di Luisa Bartolucci

Autore: Luisa Bartolucci

Nel dicembre 2012 abbiamo deciso di aprire un profilo Facebook dedicato al Centro Nazionale del Libro Parlato. A fronte dello scetticismo di molti il profilo ha destato interesse negli utenti, che numerosi si sono iscritti. sono stati anni estremamente proficui, in cui l’utenza ci ha dato molteplici suggerimenti, consigli, ci ha fatto notare eventuali problemi, temporanei disservizi, ma anche ha approvato la nostra linea e quanto via via si andava facendo. Sono state numerose anche le attestazioni di stima, e gli apprezzamenti per il lavoro dei nostri operatori e ciò, naturalmente non può che far piacere, poiché ciò significa aver risposto alle esigenze dei fruitori. Si è trattato di un rapporto al quale, personalmente, ho sempre conferito grande importanza, poiché si è riusciti ad interagire in tempo reale. Abbiamo meglio compreso i gusti del nostro target di riferimento, abbiamo dato notizia e pubblicato immediatamente le nostre novità, insieme a brevi recensioni dei testi prodotti. Ma il profilo è stato anche utile mezzo di divulgazione per l’esterno, infatti avevamo tra i nostri contatti anche scrittori, giornalisti, case editrici. Tutto ciò è venuto meno a causa di segnalazioni che hanno portato Facebook a chiudere il nostro profilo, per altro senza consentirci di migrarlo a pagina, come invece ci è stato fatto fare nel caso di Slash Radio. Non voglio neanche commentare il fatto, mi limito solo a dire che quanti agiscono così non danneggiano certo la struttura o chi temporaneamente se ne occupa, bensì colpiscono e danneggiano gravemente gli utenti e, direi che ciò si commenta da sé. Ma noi non ci perdiamo d’animo: sul nostro giornale elettronico pubblicheremo quotidianamente le nostre novità, le informazioni utili e le recensioni dei libri e/o altre pubblicazioni presenti sul nostro catalogo. Abbiamo, inoltre, grazie al prezioso aiuto del nostro amico e componente il comitato stampa Nunziante Esposito, creato una lista di discussione su yahoogroups, attraverso la quale potrete, egualmente, ricevere informazioni, novità e recensioni, ma servirà anche a scambiarci opinioni e consigli di lettura. Per iscrivervi uicilibroparlato-subscribe@yahoogroups.com. Ma non abbiamo voluto abbandonare neanche Facebook, infatti è stato costituito un gruppo denominato Centro Nazionale Libro Parlato, dedicato al nostro centro. Sarà un prezioso luogo virtuale ove discutere di libri, scambiarci informazioni e conoscere a fondo il CNLP ed i suoi servizi. Abbiamo anche aperto la pagina ufficiale del Centro alla quale vi invitiamo ad aderire mettendo il vostro «mi piace». Ma non finisce qui. Molti tra i nostri utenti che hanno richiesto, o richiedono la registrazione di opere di primo livello attraverso il nostro form, o scrivendo o telefonando, ci hanno rappresentato la necessità di conoscere in tempo reale lo stato di lavorazione dell’opera segnalata. da tempo è stato realizzato uno strumento che consentirà tutto ciò, consultabile facilmente anche dagli utenti tramite internet. I nostri operatori lo stanno testando e, a fine Luglio, il capo del servizio mi ha riferito che effettuate le ultime modifiche, questo strumento sarà a disposizione di tutti, auspicabilmente a partire dal mese di Settembre. Inoltre, a breve, verrà creata una apposita e-mail alla quale l’utenza potrà far pervenire le proprie segnalazioni, alle quali risponderanno, per competenza, i nostri operatori e non solo. Insomma, noi crediamo in un rapporto diretto tra chi opera e chi riceve i nostri servizi, da sempre abbiamo agito affinché vi fosse una crescente interazione. Per concludere desidero anche informare chi legge, che stiamo organizzando in collaborazione con la Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita di Monza, nonché con il MIBACT e l’AIE, un convegno dedicato alla lettura e fruizione del libro, al quale è prevista la partecipazione anche di scrittori. Ci stiamo lavorando con passione e ci auguriamo che l’evento incontrerà anche il vostro gradimento.

Luisa Bartolucci

Precisazioni del Presidente Nazionale sull’articolo di Nicola Stilla, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Caro Nicola,
poiché chiamato direttamente in causa, reputo doveroso aggiungere al tuo scritto questa mia breve nota.

Comincio col dire che altri e più corposi argomenti farebbero maggior onore alla tua campagna elettorale.
Ma tant’è…
Siamo già alle parole forti!!!
“Fuga in Avanti”, “grande sconcerto”, “sorpresa”…
Il Presidente Nazionale che parla a nome della disabilità senza averne titolo…
Che compromette i rapporti nella FAND e con i sindacati…
Frena, frena…. Nicola!

Il Presidente Nazionale, dopo avere tentato invano di pervenire a un testo condiviso in ambito FAND, ha ritenuto utile sottoscrivere un documento unitario con FISH e CISL, nel quale sono ripresi in modo pressoché fedele gli argomenti evidenziati in analogo e separato comunicato dell’ANMIL relativo ai decreti sul cosiddetto Jobs Act.
La contrarietà di ANMIC, purtroppo, ha reso impossibile la redazione di un documento comune e di fatto ha tagliato fuori la FAND dal dibattito, facendone sparire la presenza dai media, mentre tutti prendevano posizione sul tema.

Per non trascinare la nostra Unione in questa parabola di totale oscuramento mediatico, il Presidente Nazionale ha ritenuto utile aggiungere la propria adesione al documento unitario con FISH e CISL, esprimendo comunque a chiare lettere la nostra forte contrarietà circa l’istituto della chiamata diretta.
In quel documento, altre e ben più significative omissioni vengono contestate al Governo e ai decreti, ma Nicola, evidentemente, non si è peritato di sottolinearlo.
Quanto alla chiamata nominativa, considerato che dalle relazioni parlamentari e dai dati pregressi ne emerge un ricorso diffuso, stabilizzato, generalizzato ed efficace, ma considerato soprattutto che essa pochissimo potrebbe incidere sul collocamento obbligatorio dei ciechi, il Presidente Nazionale ha ritenuto utile lasciare aperta una porta alla sua applicazione poiché essa non causa di fatto alcun danno sostanziale alla nostra categoria.
In proposito, infatti, vorrebbe elencare, Nicola, ai nostri soci e lettori le attività atipiche rispetto alle quali vi siano ciechi iscritti nelle liste di collocamento, magari dandocene anche il numero?

Prima di sparare fango sul Presidente Nazionale, così, tanto per muovere le acque e fare un po’ di campagna elettorale a buon mercato, mi permetto consigliare a Nicola una più puntuale attenzione, una maggiore serenità di giudizio e soprattutto un più opportuno senso di unità associativa.
Non si conquista la presidenza nazionale attaccando il Presidente in carica sulla stampa senza nemmeno essersi dati pena di verificare quanto accaduto e di stabilire una interlocuzione diretta.
E dire che c’è stata in mezzo perfino una riunione del Consiglio Nazionale nel corso della quale nulla è stato eccepito e nulla il Presidente ha sentito al riguardo.
Se il buon giorno si vede dal mattino!
Be’, meditiamo, gente, meditiamo!!!

Mario Barbuto

Giù le mani dai lavoratori disabili più deboli, di Nicola Stilla

Autore: Nicola Stilla

Il Presidente regionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia Nicola Stilla esprime grande sorpresa e sconcerto per le dichiarazioni del Presidente Nazionale della stessa Unione Mario Barbuto, in merito alla positività della chiamata nominativa generalizzata per i lavoratori disabili, prevista dall’art. 6 del decreto 176 sul Jobs Act.

“Tale dichiarazione non mi risulta essere in linea con la valutazione negativa che molti dirigenti dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti hanno espresso circa la previsione normativa in esame; a mio avviso, la fuga in avanti del Presidente nazionale rischia di compromettere il fronte unitario della FAND, le cui associazioni aderenti non hanno ritenuto di sottoscrivere la dichiarazione in questione, e presta il fianco a strumentalizzazioni nei già difficili rapporti con le organizzazioni sindacali, rischiando di pregiudicare l’unità anche su questo versante”.

“Ancora una volta – continua il Presidente Stilla – ci troviamo ad ascoltare chi parla in nome della disabilità senza tenere conto delle necessità reali dei diretti interessati. Come accaduto per l’ISEE, nella sciagurata ipotesi passasse la chiamata nominativa generalizzata, si dovrà dar vita ad un contenzioso per evitare la discriminazione dei lavoratori con disabilità più deboli, in particolare quelli non vedenti e ipovedenti coinvolti nelle attività atipiche non coperte dalle leggi speciali”.

Torino-Le accuse rivolte alla gestione dell’UICI di Torino del CRV di Ivrea? Probabilmente un boomerang per chi le ha lanciate, di Francesco Fratta

Autore: Francesco Fratta

Fin da quando, lo scorso dicembre, l’UICI di Torino si è aggiudicata la gestione del CRV di Ivrea, vincendo la gara di appalto con un’offerta di circa 19.000 euro inferiore a quella della concorrente APRI che lo aveva gestito lo scorso biennio per un importo analogo a quello riproposto in quest’ultima gara, gli attacchi alla nostra sezione torinese ed ai suoi dirigenti da parte dell’APRI e del suo presidente si sono susseguiti sempre più pesanti, non tralasciando neppure il piano strettamente personale. Il principale argomento ricorrente, sottinteso anche nelle ultime accuse lanciate dai 27 firmatari della lettera fatta pervenire una dozzina di giorni fa all’ASL e alle autorità amministrative del Comune di Ivrea e della Provincia, consiste nell’asserire che un costo di gestione così consistentemente più basso non può non comportare una riduzione e un abbassamento qualitativo del servizio.

Tuttavia le cose non stanno affatto così. Prima di formulare la sua offerta, infatti, il consiglio UICI di Torino ha fatto un’attenta valutazione dei costi che avrebbe dovuto sostenere relativi ad ogni singolo servizio già in essere nel CRV,ed ha calcolato che, senza doverne ridurre in alcun modo l’erogazione e corrispondendo un’equa retribuzione a tutte le figure professionali necessarie per il loro espletamento (psicologo, educatori, ecc.), era in grado di assumere la gestione del Centro per un importo pari a 61.770 euro all’anno.

Venendo ora alle accuse contenute nella lettera dei 27 “pazienti”, di cui riferisce La Stampa del 21 luglio scorso, dalla documentazione dei 7 mesi del CRV a gestione UICI risulta innanzi tutto che soltanto un terzo di essi si è valsa in qualche modo dei servizi erogati dal Centro, dunque non si vede come i rimanenti due terzi facciano a dichiarare (per altro senza riferimenti precisi e circostanziati)  l’incompetenza e l’insensibilità del personale impiegato dall’UICI nel CRV, né come possano parlare di servizi carenti o addirittura sospesi.

Ma val la pena di leggere per intero la lettera che il presidente UICI di Torino ha inviato alle stesse autorità locali ed ai giornali in risposta a quella dei 27.

 

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Spett. Direttore Generale Asl Torino 4, dott. Lorenzo Ardissone,

 

Spett. Sindaco di Ivrea, dott. Carlo Della Pepa,

 

Spett. Assessore Regionale alla Sanità, dott. Antonio Saitta,

 

L’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) di Torino è costretta nuovamente a tornare sulla questione del CRV (Centro di Riabilitazione Visiva) di Ivrea, struttura che la nostra associazione gestisce da sette mesi, su mandato dell’Asl Torino 4. Recentemente su alcuni siti internet e organi di stampa sono comparse pesanti accuse rivolte al personale in servizio presso il CRV, tacciato di essere insensibile, arrogante e impreparato. Questo si legge in una lettera inviata all’ASL TO4 da 27 pazienti del centro, che hanno lamentato il peggioramento della qualità del servizio, nonché, appunto,  l’incompetenza del personale impiegato. Se ciò fosse vero, la situazione sarebbe gravissima, ma per fortuna di tutti gli utenti non è affatto così. Prima di tutto qualche dato oggettivo: nei primi sette mesi della nostra gestione, tutte le attività presenti con la precedente gestione sono state mantenute e dove possibile rafforzate; inoltre sono stati introdotti nuovi servizi.

Venerdì 17 luglio una delegazione dell’UICI Torino, guidata dal presidente Franco Lepore e dal consigliere delegato Giuseppe Salatino, è stata ricevuta dal nuovo Direttore Generale dell’ASL TO 4, il dott. Lorenzo Ardissone, il quale ha preso atto con piacere della crescita del Centro e ci ha tenuto a precisare che fino a quel momento non era pervenuta alcuna lamentela in ordine al lavoro svolto dall’UICI Torino. Ma torniamo alla lettera di protesta. L’UICI Torino, dopo aver letto i nomi dei firmatari, si è premurata di controllare le presenze al centro di tali persone (basandosi sui fogli firma che i pazienti devono sottoscrivere quando prendono parte ai corsi) e ha scoperto con grande stupore che la stragrande maggioranza di esse in realtà non ha mai frequentato il CRV o tutt’al più l’ha frequentato in passato ma manca da diverse settimane. Ora, come possono queste persone esprimere giudizi su un servizio che non hanno mai sperimentato?

I 27 presunti pazienti si lamentano anche di inconvenienti circa le prescrizioni degli ausili protesici e della sospensione degli interventi domiciliari di riabilitazione. Su questi punti preferiamo richiamare testualmente quanto riferito dall’ASL TO 4 ai giornali nei giorni scorsi: “fin d’ora possiamo dire che non vi sono stati inconvenienti nella prescrizione degli ausili protesici, anche perché tali prescrizioni si effettuano nel rispetto della normativa nazionale (Decreto Ministeriale 332/1999) e regionale in merito.  Gli interventi domiciliari di riabilitazione alla mobilità effettuati dal Centro non sono stati sospesi”. A questo punto una domanda nasce spontanea: se attualmente le prescrizioni degli ausili vengono effettuate nel pieno rispetto della legge, come venivano gestite prima dell’arrivo dell’UICI Torino?

L’UICI Torino non intende più tollerare accuse false, ma questa volta vuole andare fino in fondo. Nei prossimi giorni chiederemo all’ASL di effettuare accurate verifiche e, qualora dovessero emergere scorrettezze da parte dei soggetti coinvolti nelle prescrizioni passate, non esiteremo ad informare la magistratura, anche perchè in ballo c’era l’impiego di soldi pubblici. Inoltre l’UICI Torino, viste le gravissime accuse mosse al personale impiegato al CRV diffuse a mezzo stampa, valuterà l’opportunità di tutelare la reputazione e l’immagine dei propri dipendenti in sede penale. Un’ultima considerazione: questi attacchi gratuiti e non supportati da alcun riscontro si susseguono ormai da diversi mesi, ma puntualmente cadono nel vuoto perché sterili e insensati. Tuttavia costringono l’UICI Torino a prendere sempre posizione per tutelare l’operato dei propri collaboratori e l’interesse dei disabili visivi, sottraendo così tempo e risorse preziose al lavoro nel centro.

 

Torino, 23 luglio 2015

 

Avv. Franco Lepore

Presidente UICI Torino

 

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Sembra insomma di capire che i reiterati tentativi – compreso quest’ultimo –  da parte dell’APRI e dei suoi sostenitori di infangare il buon nome dell’UICI, dei suoi dirigenti ed ora perfino del suo personale, siano dettati più che da motivazioni oggettive, da un sordo risentimento per aver perduto quella sorta di  primato in termini di rappresentanza e di gestione dei servizi in una zona in cui la sua presenza associativa era storicamente più radicata che altrove.

Ma se, come non abbiamo motivo di dubitare, gli accertamenti dell’ASL sui presunti disservizi  e carenze saranno rigorosi e approfonditi, potrebbero anche emergere elementi critici riguardanti più la precedente gestione che quella attuale. In ogni caso, è giusto che qualora si rilevassero disfunzioni e anomalie nella conduzione del servizio esse vengano sollecitamente corrette. Non abbiamo la presunzione di dover essere ritenuti a priori impeccabili. Ma abbiamo la pretesa – questa sì! – che allorquando ci viene fatto un rilievo critico sul nostro operato esso sia veritiero e circostanziato, e non mosso da malanimo preconcetto e privo di riscontri concreti.

Vediamoci alla radio: giovedì 30 luglio 2015 ore 19.00 su RadioRadio

Giovedì 30 luglio 2015 andrà in onda, dalle 19.00 alle 20.00, su RadioRadio 104.500 fm, www.radioradio.it e piattaforma Sky canale 8872, il decimo appuntamento con “Vediamoci alla radio”: STORIE, ESPERIENZE, SAPORI SCONOSCIUTI… DA VEDERE, ALLA RADIO.
“Vediamoci alla radio”, come è ormai noto, è una trasmissione congiunta di RadioRadio e dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS, volta a far conoscere le diverse tematiche e problematiche legate alla cecità e all’ipovisione attraverso esempi, storie e situazioni da raccontare possibilmente in positivo.
La trasmissione è condotta da Stefano Molinari, una delle punte di diamante dell’emittente e da Luisa Bartolucci, componente della Direzione Nazionale e responsabile del settore Informazione e Comunicazione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS.
“Vediamoci alla radio” si sta dimostrando, sempre più, una importante ed incisiva opportunità per farci conoscere meglio e per abbattere, insieme agli amici di RadioRadio, i muri e le barriere dei pregiudizi, dei luoghi comuni che da sempre condizionano la vita e la quotidianità di ciechi e ipovedenti.
Nel corso della puntata di giovedì 30 luglio ci si soffermerà, inoltre, sul problema dei “parcheggi selvaggi” e verrà illustrata la campagna “Fotografa l’impostore”.
Interverranno, tra gli altri, Massimiliano Bellini, Simona Zanella e Ada Orsatti, principali attori di questa campagna.
Gli ascoltatori potranno interagire con i conduttori e gli ospiti mediante sms da inviare, durante la trasmissione, al numero 3775-104500, o tramite telefono componendo lo 06-8833033. “Vediamoci alla radio” ha altresì una pagina Facebook, che vi invitiamo a visitare mettendo anche il vostro “mi piace”. Vi esortiamo ad inviare in trasmissione contributi e vostre testimonianze, onde arricchire sempre più questo momento di informazione verso l’esterno.
Vi attendiamo numerosi, dunque, giovedì 30 luglio su Radioradio alle 19 in punto!

Aurelio Nicolodi – Il libro sull’eroe civile e fondatore dell’Unione Ciechi e Ipovedenti donato al Presidente della Repubblica

Venerdì 24 luglio il presidente della Cooperativa IRIFOR del Trentino Ferdinando Ceccato, gli autori Alberto Folgheraiter e Giorgio Lunelli e il presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mario Barbuto sono stati ospiti del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al Quirinale.
Sono state donate al Presidente della Repubblica alcune copie speciali del libro “Aurelio Nicolodi – Una luce nel buio dei giorni”, che i due autori trentini hanno scritto per celebrare il centenario dalla battaglia in cui Nicolodi, volontario trentino nell’esercito italiano, perse la vista.
Il Presidente Mattarella ha apprezzato il dono delle copie del libro in Braille, in nero ingrandito e in formato audio, sottolineando egli stesso l’importanza di una cultura, e dunque di una società, accessibile a tutti.

Attualità di Aurelio Nicolodi, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Cento anni fa, in un’azione di guerra, Aurelio Nicolodi, giovane ufficiale di Trento, combattente volontario nell’esercito italiano, perdeva la luce degli occhi.
Cento anni fa, grazie a quell’ufficiale al quale la guerra aveva tolto per sempre il bene della vista, per tutti i ciechi d’Italia iniziava un cammino di luce e di speranza che ancora oggi prosegue positivamente…

Quale lezione ci consegna Nicolodi come ciechi, come cittadini, come esseri umani?
Quale insegnamento siamo sollecitati a trarre dalla sua vita, dalla sua opera, dal suo esempio?
Quali tratti peculiari rendono oggi quest’uomo dall’animo nobile così attuale, così prossimo, così esemplare?

Aurelio Nicolodi insegna a tutti noi innanzitutto l’orgoglio. Di esseri umani liberi e uguali; portatori di dignità. Individui consapevoli, custodi gelosi della propria personalità, protagonisti attivi della propria esistenza.
E poi ci mostra come saper trasformare in energia positiva le vicissitudini più avverse della vita; perfino una sciagura tanto terribile, tale da cambiare del tutto il segno della sua quotidiana esistenza.

Appena un anno dopo aver perduto l’uso degli occhi, lo troviamo a Firenze, responsabile della casa di accoglienza e di riabilitazione dei ciechi di guerra.
E ancora, capo della legione trentina degli irredentisti, pochi giorni dopo l’armistizio e la vittoria, a Trento, incaricato di consegnare al Re d’Italia il tricolore della legione.
E intanto lo sguardo della sua vivida mente, già andava oltre il tema dei reduci e abbracciava l’intera comunità dei ciechi italiani. Di tutte quelle persone che affrontavano e vivevano la propria disabilità visiva come una croce da sopportare nel calvario di una vita inerte e passiva, quasi in attesa di una morte liberatrice.
Per tutti quei ciechi, oppressi dal buio e attanagliati alla miseria, egli cominciò a immaginare un futuro diverso, a sognare un mondo possibile di uguaglianza e di cittadinanza.
Insieme ad altri ufficiali segnati dal suo stesso handicap, Nicolodi diede vita a un’azione febbrile e instancabile che portò alla fondazione dell’Unione Italiana Ciechi a Genova, in un congresso celebrato nel 1920.
La natura, l’essenza stessa dell’Unione ne marcarono da subito i tratti peculiari e salienti che traevano origine dal proprio fondatore e dal gruppo che ne sosteneva l’opera.
Una specie di “mai più su di noi, senza di noi”, di meravigliosa attualità caratterizzò fin dall’esordio la presenza e l’azione dell’Unione Italiana Ciechi, associazione costituita dagli stessi protagonisti della loro disabilità i quali prendevano in mano, finalmente, direttamente, le sorti del proprio destino.
Una presenza associativa basata sui princìpi di democrazia e di rappresentanza ai quali l’Unione non rinunciò mai, nemmeno negli anni in cui la convivenza e la collaborazione con lo Stato autoritario ne resero certamente più complicata la custodia e la tutela.
Per la prima volta nella Storia, così, grazie a quel gruppo di ufficiali guidati da Aurelio Nicolodi, il popolo dei ciechi ebbe una propria voce e una propria rappresentanza, evidenziate con il congresso di Genova di fondazione dell’Unione e con il nuovo periodico informativo che Nicolodi volle, costituì e diffuse in tutta Italia, il Corriere dei Ciechi, quale portavoce di questa nuova categoria sociale che si affacciava sul palcoscenico della Storia nazionale.
Il livello di cultura non di rado elevato e le condizioni materiali spesso agiate degli uomini che diedero corpo all’Unione, la loro volontà di tornare a una vita civile attiva e produttiva, quella che avevano in genere conosciuto e vissuto prima di patire le conseguenze atroci della guerra, conferirono all’associazione, fin dal suo esordio, una consistenza strutturale e una forza valoriale tali da consentire ai suoi dirigenti di saper guardare al futuro in una prospettiva di lungo respiro, senza limitarsi soltanto a una mera, per quanto necessaria, rivendicazione di miglioramento delle condizioni presenti e delle contingenze personali dei principali protagonisti.
Una idea di futuro e un senso di comunità, di famiglia, furono fin dall’inizio le linee di forza dell’Unione, quella forza che ha consentito di mantenere unita, viva e forte questa grande organizzazione di categoria per quasi cento anni e che ancora oggi ne caratterizza la fisionomia, la struttura, l’azione politica e associativa.
L’Unione di Nicolodi fu subito in grado di elaborare un progetto sociale di lungo respiro, capace di riscattare negli anni migliaia e migliaia di ciechi in Italia, offrendo loro una prospettiva di vita fondata sull’istruzione, sulla formazione, sul lavoro, assai lontana dalla concezione dominante dell’epoca, basata invece sulla rassegnazione, sulla pietà e sull’elemosina.
Un welfare fondato sullo sviluppo e sulla partecipazione personale al proprio riscatto, cominciava dunque a sostituirsi al welfare caritatevole e assistenzialistico che aveva dominato la scena sociale fin dai primordi della Storia umana e soprattutto negli ultimi secoli in Europa e nel mondo.
Accanto alle rivendicazioni di assistenza, di supporto finanziario, di prestazioni di cura che riguardavano i ciechi e le istituzioni a essi dedicate, cominciavano a prendere forma concreta le nuove esigenze, i nuovi obiettivi di istruzione, lavoro, integrazione sociale dei quali l’Unione si rese interprete e che seppe perseguire con la tenacia dei forti, con la pazienza dei saggi, con la perseveranza dei giusti.
Nell’arco di un decennio, grazie all’opera dell’Unione Italiana Ciechi guidata da Aurelio Nicolodi, si rafforzò il ruolo della Federazione Nazionale delle istituzioni pro ciechi e sorsero nuove organizzazioni con scopi e finalità di supporto alla istruzione e alla formazione quali la biblioteca italiana per ciechi, la stamperia nazionale Braille, l’ente di lavoro.
Grazie a tali enti, vero braccio operativo dell’Unione, e al magistrale ruolo di raccordo che essa vi giocò, si spostava progressivamente l’asse dell’azione di rappresentanza e di tutela che riguardava i ciechi italiani, ora apertamente consapevoli di poter disporre di uno strumento e di una guida per aspirare al sogno semplice e ambizioso di conquistare per sé e per i propri compagni d’ombra” una vita normale, caratterizzata dalla frequenza scolastica, da una attività lavorativa, da una presenza personale di ciascuno nel tessuto umano e civile circostante, improntata a uguaglianza, cittadinanza, dignità.
Al centro e quale obiettivo fondamentale della propria azione, Nicolodi pone sempre, al di sopra di tutto, il tema del lavoro, individuando nell’acquisizione di un impiego per i ciechi la via maestra del riscatto personale e sociale, l’unica che poteva garantire una vera indipendenza economica e di conseguenza la conquista di un reale senso di appartenenza alla comunità.
Grazie al Lavoro, infatti, ogni individuo, ben oltre la propria disabilità, acquisiva condizioni materiali di maggior sicurezza, un profilo sociale nuovo e diverso, una propria capacità di creare e mantenere una famiglia, una presenza attiva nel proprio contesto civile.
In virtù di un proprio posto di lavoro, le persone colpite dalla cecità, conquistavano finalmente uno strumento decisivo e insostituibile per conseguire quella dignità di uomini, di donne, di cittadini, riconosciuta soltanto grazie al ruolo attivo esercitato nel proprio ambiente sociale.
Una persona, infatti, soggiace passiva finché è costretta a vivere di elemosina, di carità, di assistenza, pubblica o privata che sia.
Una persona, invece, diviene protagonista del proprio destino e interprete di se stessa, quando ottiene la propria indipendenza e la propria autonomia, veri e autentici passaporti di libertà ai quali nessuno dovrebbe rinunciare.
In un tempo e in un contesto economico e industriale molto difficili, dinanzi al rifiuto irremovibile della classe imprenditoriale dell’epoca ad accogliere dipendenti ciechi tra le maestranze dei propri stabilimenti, Nicolodi ebbe l’ingegno, la forza, l’intraprendenza per rovesciare i termini della questione, creando egli stesso le fabbriche, gli opifici, i laboratori nei quali accogliere lavoratori privi della vista, affiancati da tanti altri lavoratori vedenti, ciascuno adibito a mansioni in grado di espletare senza rischio e senza disagio eventualmente causato dalla disabilità.
In tal modo poté offrire non solo un lavoro stabile e un impiego sicuro a centinaia e centinaia di ciechi, ma creare opportunità occupazionali per un numero altrettanto elevato di persone vedenti che entrarono a far parte delle maestranze delle fabbriche presso le quali erano impiegati i ciechi stessi.
Non chiese e non pretese mai condizioni di favore, ottenendo le commesse statali a parità di prezzo di offerta, mentre si adoperava per assicurare ai lavoratori ciechi condizioni adeguate di svolgimento delle proprie mansioni, mai, tuttavia, tentato dall’idea di instaurare o favorire nelle fabbriche condizioni di maggior privilegio giustificate dalla disabilità.
Il lavoro come strumento di riscatto delle condizioni di supposta inferiorità dell’intera categoria dei ciechi, fu dunque per Nicolodi, sempre, la ragione principale della sua azione, la priorità più alta della sua agenda quotidiana.
Quel lavoro che ancora oggi rappresenta, come allora, lo strumento per un riscatto vero del cieco, oltre ogni forma di pietismo, di assistenzialismo, di compassionevole sopportazione da parte della società.
Quel lavoro che ha consentito a generazioni e generazioni di ciechi, da Nicolodi in avanti, di percorrere una propria personale strada di dignità, segnata talvolta anche dal raggiungimento delle vette più alte in campo culturale e sociale, ma comunque sempre caratterizzata da persone in cammino, gravate certo dalla propria disabilità, consapevoli tuttavia dei propri diritti, fiduciose nella forza della propria degnità e nella possibilità di guadagnare la considerazione, l’apprezzamento, il rispetto civile.
Ecco la vera, autentica attualità di Aurelio Nicolodi!
Aver consentito con la propria opera la crescita e il radicamento sociale di generazioni di ciechi e di ipovedenti che oggi sono in grado di proseguire su quella strada da lui tracciata verso una completa emancipazione personale, verso la conquista della dignità di donne, di uomini, di cittadini.
Nicolodi, dunque, ci insegna innanzitutto la dignità.
L’orgoglio di non elemosinare.
La forza di essere liberi.
La volontà di essere uguali.
L’ambizione di essere cittadini.
Un piccolo presidente come me, di passaggio dentro un passaggio difficile, alla sola idea di occupare, indegnamente, quel posto che fu del più grande, che fu del fondatore della nostra Unione, sente davvero tremare le vene e i polsi, pur vivendo l’intensità di una emozione che non ha misura, che non ha paragone.
Occupare quel posto che fu dei forti, degli intrepidi, dei saggi, mi richiama ogni momento al peso e al senso della responsabilità di dover guidare questa Unione con la mano ferma, con lo spirito saldo e con l’orgoglio sicuro che furono di Aurelio Nicolodi.
Occupare quel posto, dunque, mi conferisce la forza che deriva dall’opera e dall’insegnamento del nostro padre fondatore, che io ho il dovere di custodire e rilanciare in ogni occasione.
Occupare quel posto mi regala l’orgoglio dell’appartenenza. Ad un consesso di donne e di uomini che hanno reso grande l’Unione e che sapranno conservare lo spirito combattivo e la tenacia irremovibile del suo fondatore.