Da Torino a Venezia lungo la via del Po

Un itinerario di oltre 600 km in tandem per raccontare l’Italia, la natura, lo sport e la vita

A.S.D. Polisportiva U.I.C.I. Torino Onlus, Associazione Italiana Agentidi Viaggio AIAV, GO-ON-ITALY, Sanicode ed Exibito promuovono l’evento

Sabato 7 settembre partiranno da Torino 5 tandem composti da una persona ipovedente e da un accompagnatore, anche over 70, più tre ciclisti singoli che percorreranno la c.d. “Via del Po” e dopo una pedalata di circa 600 km giungeranno a Venezia-Mestre il 13 settembre.

I ciclisti della A.S.D. Polisportiva U.I.C.I. (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) Torino Onlus saranno assistiti da meccanici e personale di supporto e verranno accompagnati da due mezzi furgonati che provvederanno al trasporto dei bagagli e fungeranno da officina mobile in caso di necessità. Questa esperienza irripetibile e ricca di emozioni attraverserà Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto e toccherà i comuni di Torino, Chivasso, Crescentino, Trino, Casale Monferrato, Valenza, Pavia, Chignolo Po, Cremona, Brescello, Mirandola, Ferrara, Contarina e Venezia- Mestre.

I ciclisti faranno tappa notturna a Casale Monferrato, Chignolo Po, Brescello, Ferrara e Contarina. Ai Comuni sede di tappa è stato chiesto di fornire sia un punto d’arrivo e d’incontro con i rappresentanti della cittadinanza sia di realizzare dei book fotografici e dei video che verranno poi post prodotti e utilizzati per creare un reportage dell’iniziativa che verrà comunicata al mondo da GO-ON-ITALY, il più completo portale italiano dedicato all’incoming che ha contatti con le principali Agenzie di viaggio nazionali e internazionali.

Da Torino a Venezia lungo la via del Po è un esempio di come l’entusiasmo e la passione siano i motori necessari per creare progetti interessanti e sfidanti tanto per le persone che hanno disabilità fisiche quanto per i volontari che li accompagnano. La sette giorni ha anche una valenza green: scegliere il cicloturismo significa infatti non inquinare, puntare su un viaggio slow che rispetta la natura e che è l’occasione per assaporare gli aspetti più reali e genuini di un Paese come l’Italia che ha molto da offrire anche attraverso i borghi e le piccole città ricche di storia, cultura e folklore.

AIAV ha scelto di patrocinare e sponsorizzare questo evento che ha come claim #NessunoÈTagliatoFuori sia per il profondo valore del messaggio trasmesso sia per dare sostegno alla diffusione delle attività turistico-sportive tra coloro che hanno disagi fisici, ma che sanno dimostrare come passione, volontà e sport possono diventare un collante sociale irresistibile.

Il Presidente di AIAV Fulvio Avataneo sottolinea: “Creare uno stretto rapporto tra le organizzazioni locali e nazionali che rappresentano le diverse disabilità e gli Agenti di viaggio italiani è fondamentale per diventare i migliori referenti per le persone disabili sia nell’organizzazione di iniziative sportive, culturali o enogastronomiche sia per le loro stesse vacanze”.

Oltre all’Associazione Italiana degli Agenti di Viaggio Da Torino a Venezia lungo la via del Po è patrocinata e sponsorizzata anche da GO-ON-ITALY, dall’azienda che realizza sistemi informatici per la tutela e l’archiviazione dei dati sanitari personali Sanicode e da Exibito, specializzato nell’organizzazione di fiere ed eventi nazionali.

Ufficio stampa:

Barbara Odetto info@barbaraodetto.com 339.6343997

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Cerisano, un convivio al riparo della luce, per vedere ciò che la luce nasconde, di Pierfrancesco Greco

Una Cena nell’abbraccio dell’oscurità… Una Stella in un firmamento di sensibilità

La Cena al Buio “Dell’Urbe i bei Sapori… nel Buio i suoi Colori”, tenutasi nella serata di sabato, 31 agosto, presso Palazzo Sersale, quale prologo alla XXVI Edizione del Festival delle Serre, ha offerto sensazioni intense e originali spunti di riflessione agli oltre cinquanta ospiti invitati. Un’iniziativa senza precedenti, coronata da un successo che riempie di orgoglio e soddisfazione il Comune di Cerisano e la Presidenza Nazionale dell’UICI, organizzatori della serata. “Un momento di sentimenti forti”, hanno affermato in coro Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI, e il Sindaco di Cerisano Lucio Di Gioia, nell’accogliere il Presidente Nazionale UICI, Mario Barbuto, presente all’evento, curata dal personale della sezione UICI di Catanzaro, guidato da Luciana Loprete.

La tenebra del crepuscolo, sabato sera, stava togliendo spazio agli ultimi vagiti di luce e il portico d’ingresso di Palazzo Sersale era già stato cinto da quei contrasti di luci e ombre in cui si adagia il pathos tipico delle antiche residenze nobiliari del meridione d’Italia, quando le parole del Sindaco di Cerisano, avvocato Lucio Di Gioia, hanno attraversato, da un capo all’altro, l’atrio del ducale maniero, lastricato in un selciato dal tempo levigato e sormontato dalle pregevoli arcate tufacee e dalle spartane strutture lignee sotto cui, secoli addietro, trovavano riparo i Signori di Cerisano: “Partecipare a una Cena al Buio – ha esordito il Sindaco – significa condividere; condividere spazi, condividere pensieri, parole, sapori. Partecipare a una Cena di tal tipo, significa, poi, condividere questa esperienza del buio, che ci fa sentire inermi, rendendoci, nel contempo, più uniti al nostro vicino, in cui cerchiamo e a cui siamo disposti a dare rassicurazione, compagnia, interlocuzione; partecipare a una Cena al Buio significa, quindi, condividere valori, valori solidali, valori alti, quelli di cui l’animo umano non deve sentirsi mai sazio, quelli che questa sera riempiranno, insieme al buio, la sala ove gusteremo un invitante menù dalle tinte romane. Questa Cena sarà un incontro; un incontro tra l’Ente comunale, che mi onoro di amministrare, e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che nel nostro territorio può contare sulla presenza di un Consigliere Nazionale, che è una cara amica, una cerisanese, la dottoressa Annamaria Palummo, insieme con la quale siamo finalmente riusciti a realizzare questo evento, che nobilita il nome di Cerisano e del suo Festival delle Serre. Annamaria, con la sua passione, con la sua creatività, con la sua tenacia, ha fatto in modo che la complessa macchina organizzativa, sottendente a questo tipo d’iniziative, potesse entrare in sinergia con le possibilità offerte dalla struttura comunale: il risultato di questo lavoro lo vedremo, o meglio, considerata la circostanza, lo coglieremo, lo toccheremo con mano, lo gusteremo tra poco, lasciandoci guidare dai nostri amici dell’UICI di Catanzaro, che ci accompagneranno in un viaggio sensoriale che ricorderemo per sempre”. Effettivamente, ha proseguito la dottoressa Annamaria Palummo, Consigliere Nazionale dell’UICI, “la Cena al Buio, che tra poco troverà svolgimento in una sala di questo storico Palazzo, è un’iniziativa la cui realizzazione è maturata nel tempo. Già negli anni scorsi mi era capitato di prospettare al carissimo Sindaco del nostro borgo, in cui ho il piacere di risiedere, la possibilità di organizzare insieme, Comune di Cerisano e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, un evento conviviale di questo tipo, in cui predominante è l’elemento sensoriale, prescindente, ovviamente la vista. Sì, come ha sottolineato Lucio, una Cena al Buio è, prima di tutto, un’esperienza sensoriale; un’esperienza per alcuni sconvolgente, per tutti sicuramente unica, che non è scontato e neanche facile accogliere all’interno di una manifestazione come il Festival delle Serre, ove predominante è la ricerca delle emozioni attraverso le arti, la musica, il teatro, la cultura; noi, questa sera, cercheremo le emozioni nella totale mancanza di luce, in una dimensione nuova per tanti di noi, che, se ci pensiamo bene, è legata a quella sfera del mondo sensibile in cui la bellezza, che gli artisti ci regalano, riesce a rapire il nostro animo: così come un’aria lirica, o una poesia, o una scultura sono in grado di guidarci lungo i sentieri della più rarefatta armonia rispetto al creato, così il buio, in cui stiamo per calarci, ci condurrà in un mondo ove riusciremo a vedere tutto quello che la luce ci nasconde. Mancandoci la visione di ciò che ci circonda, cominceremo a usare meglio gli altri sensi e l’odorare, il desinare, il conversare, l’ascoltare assumeranno contorni sorprendenti, permettendoci di scoprire l’altra faccia dell’esistenza, quella che per tanti di noi è quotidianità, quella che tutti voi, a fine cena sentirete un po’ vostra. Sono certa che tra qualche ora guarderete al mondo della disabilità visiva con occhi diversi, con gli occhi di chi conosce di più il proprio prossimo; e sarà un momento di crescita anche per la nostra comunità cerisanese, i cui autorevoli rappresentanti, espressione di categorie legate all’UICI e alla realtà della disabilità visiva, qui invitati, unitamente a personalità delle Istituzioni civili, quale il Sindaco di Castrolibero, ingegner Giovanni Greco, religiose, come il Parroco di Cerisano, Don Alfonso Vulcano, del mondo accademico e dell’associazionismo, non degusteranno soltanto i deliziosi piatti attinti dalla tradizione culinaria capitolina, preparati dallo chef del ristorante I Giardini di Eva, di Mendicino, ma interiorizzeranno nel loro cuore il valore della solidarietà, che dovrebbe pervadere anche le istituzioni, soprattutto nella capacità di vedere le necessità degli altri. Stasera queste istanze saranno autorevolmente portate all’attenzione dei commensali dal Presidente Nazionale dell’UICI, dottor Mario Barbuto, presente qui a Cerisano nonostante i tanti impegni nelle assise istituzionali più alte, il quale, insieme alla componente della Direzione Nazionale, dottoressa Linda Legname, al Presidente Regionale Pietro Testa, al Presidente della Sezione UICI di Catanzaro Luciana Loprete, che è tra noi anche in un’altra veste, come scopriremo tra poco, e al Consigliere provinciale dell’UICI di Cosenza Nives Mastromonaco, daranno ancora più pregnanza al messaggio d’inclusione, che, nella stanza qui accanto, busserà alla porta del nostro animo e del vostro cuore”. Una porta che il Presidente Barbuto ha attraversato dopo aver suggerito agli altri ospiti alcuni elementi di riflessione, con una punta di spirito che ha contribuito ad allentare l’ansia che in alcuni iniziava a fare capolino nell’imminenza di dover affrontare il disorientamento che il buio, almeno inizialmente, induce in chi affida alla vista gran parte dell’esplorazione e della conoscenza del mondo che fa da cornice alla nostra vita: “questo Palazzo antico – ha affermato con intelligente ironia il presidente Barbuto – s’è stasera popolato di un nutrito gruppo di temerari che hanno aderito all’idea e alla possibilità di provare per un breve momento la condizione del buio, quella che per noi ciechi è la normalità; del resto, stasera il mio cuore è saldo, perché, come raccontavo poco fa ad alcuni amici, di cene al buio io ne faccio una al giorno, sia che mi trovi a casa, sia altrove, per cui, non sarà difficile, per me, adattarmi”, ha scherzato Barbuto, suscitando l’affettuoso applauso degli astanti; “seriamente – ha proseguito Barbuto –, per voi sarà intrigante e bello scoprire gli oggetti sul tavolo, riconoscere i sapori delle pietanze, rigorosamente tenute segrete, versare l’acqua e il vino nel bicchiere, fare, insomma, tutte quelle piccole cose che di solito si fanno quasi meccanicamente e a cui oggi sarete chiamati ad approcciarvi con un’attenzione inusitata. In ogni caso, come hanno rimarcato il Sindaco Di Gioia e Annamaria, l’occasione della Cena è un pretesto leggero per sottolineare una tematica complessa, quale quella delle disabilità, in generale, e delle disabilità visive, in particolare. Disabilità afferentemente a cui si parla sempre d’integrazione, inclusione: integrazione e inclusione che oggi passano attraverso il riconoscimento, da parte degli altri, della società civile e delle Istituzioni, di una problematica che esiste e che deve essere affrontata; una problematica dalla quale non è possibile scappare e che neanche si può edulcorare tanto, con quella terminologia, desunta dal politicamente corretto, che spesso evita di adoperare certe espressioni le quali, secondo una vulgata diffusa, potrebbero urtare la nostra sensibilità; al contrario, una spontaneità, anche nelle parole, è la premessa a una vera forma d’integrazione: per cui esprimetevi come meglio credete, usate pure il termine ciechi, che è il più adatto a denotare la nostra condizione e a focalizzare al meglio la tematica della disabilità. Ecco, è bello e importante focalizzare questa tematica ed è stimolante, da parte nostra, sensibilizzare la società, presso ogni categoria, in ordine alla richiesta d’inclusione, di partecipazione come tutti gli altri cittadini; un’istanza, questa, di cui ci facciamo portatori in ogni ambito, anche qui, questa sera, in questo Palazzo, con questa piccola esperienza che, siamo sicuri, vi avvicinerà alle tematiche portate avanti dall’UICI, non solo e non particolarmente per la percezione del buio in se stesso, e per la resistenza psicologica da vincere, ma soprattutto per l’inclusione, la contaminazione tra le persone che queste iniziative favoriscono e che costituiscono i canali migliori per processare e giungere a quell’integrazione, a quell’autonomia, a quella libertà verso cui aneliamo con tutte le nostre forze, nella convinzione che tenersi per mano significhi includere un po’ di più e sentire le altre persone più vicine e meno diverse. E ora – ha concluso Barbuto – godiamoci questa bella cena”, la quale “è un momento di amalgama tra le sensibilità personali – ha asserito Pietro Testa, Presidente Regionale dell’UICI Calabria – che il Sindaco Di Gioia e il nostro Consigliere Nazionale Annamaria Palummo, la quale è un vulcano, hanno acutamente inserito nel cartellone di questo Festival, contribuendo ad ampliare la platea a cui parlare delle nostre questioni”. Una necessità, quella di comunicare la propria realtà del quotidiano e i bisogni per viverlo degnamente, che per i ciechi e gli ipovedenti è primaria, e su cui ha indugiato anche la dottoressa Nives Mastromonaco, Consigliere Provinciale dell’UICI di Cosenza, secondo la quale tale comunicazione deve avere come corollario “la gioia, la tranquillità, la delicatezza; in questo senso il convivio è un momento privilegiato per rendere testimonianza del nostro modo di percepire la realtà; una percezione che è diversa per tutti, sia per chi vede, sia per chi non vede, e che, al cospetto del buio, viene messa sullo stesso piano, ponendo le nostre individualità, tutte dissimili tra loro, in una situazione di genuina uguaglianza, senza quelle sovrastrutture le quali, ogni giorno, creano muri che non esistono e da cui è possibile liberarsi”. In effetti “stare al buio, significa stare in compagnia delle altre persone attraverso il sentimento”, ha evidenziato Annamaria Palummo, quel sentimento che “Luciana Loprete, Presidente della Sezione Territoriale UICI di Catanzaro, mette in ognuna delle tantissime attività che la vedono anima e cuore pulsante e che stasera profonderà nel guidarci in questa esperienza con il suo staff. Un’esperienza “che per voi sarà una sorta di viaggio – ha spiegato il Presidente della Sezione di Catanzaro – durante il quale dovrete fidarvi di noi, che facciamo questo lavoro da una vita, con semplicità e tranquillità; stasera, in sostanza, si capovolgerà la situazione, perché saremo noi a guidarvi; noi faremo in modo che la nostra Cena sia per voi un momento di gioia, da vivere senza traumi, riflettendo, lasciandosi sensibilizzare, aprendo il cuore al proprio animo, approfittando di un’occasione in cui non siamo distratti dalla vista, che è meravigliosa, che è un dono prezioso, ma che spesso, paradossalmente, ci nasconde tante cose, portandoci, nel momento stesso in cui guardiamo qualcosa, a pensare immediatamente a quello che c’è dopo, a guardare troppo oltre, impedendo ai nostri istanti di rallentare, di fermarci a riflettere: stasera, durante questa Cena al Buio, potrete fermarvi, potrete guardarvi dentro in maniera così tanto profonda da riuscire a vedere chiaramente, nonostante la totale oscurità, le sensazioni del vostro vicino di posto, e sarà bello scoprire i convitati che insieme con voi poggeranno le mani sul tavolo e imbastire una conversazione con cui, almeno stasera, anzi, anche stasera, infrangere quell’apparente barriera che il buio frappone tra noi e gli altri. State per entrare in un mondo magico: non cercate la conferma dello sguardo, esplorate i vostri spazi con le mani, colloquiate serenamente e pacatamente, cercando di capire chi è capitato al vostro fianco, gustate le pietanze in tranquillità, lasciatevi prendere dai sentimenti, lasciatevi andare in questa magia”. Così, dopo una preghiera recitata dal parroco di Cerisano, Don Alfonso Vulcano, è iniziato un sorprendente viaggio di fiducia e abbandono totale nell’abilità di Luciana, la quale, dopo aver disposto gli oltre cinquanta ospiti in ordinata fila, alla stregua di un trenino, e non prima di aver distribuito a tutti un pratico bavettone, utile a evitare inconvenienti dovuti all’atipico contesto, li ha guidati, a turno, verso i tavoli, facendoli accomodare rapidamente e in tutta sicurezza ai posti loro assegnati. In effetti, entrando nei grandi saloni in cui si dispiega il piano terra del Sersale, passando gradualmente dalla luce, alla penombra e, infine, al buio più impenetrabile, è stato come entrare in un mondo irreale, in cui, almeno per lo scrivente, l’iniziale senso di smarrimento, ancor di più, di solitudine, contro cui s’impattava nel momento di superare l’ultima tenda, s’è tosto dissolto in uno stato d’animo egemonizzato dalla serenità, dall’atarassia, addirittura, al cui cospetto il buio sembrava avvolgere i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni, tutto il nostro essere, diventato, a un tratto, una cosa unica con lo spazio circostante. È stata una sensazione strana, quella provata appena entrati, perfino raccontarla suscita impressioni insolite, che sembrano superare il tempo, lo spazio: il passato pare diventare presente e… Ecco, ci troviamo di nuovo nella Sala ove si svolge la Cena, completamente al Buio.

Sì, siamo completamente al Buio, un Buio straordinariamente sconosciuto, che difficilmente i nostri occhi incontrano in una situazione di assenza di luce, per così dire, normale. Qui sembra di trovarci davanti a un muro, anzi, all’interno della materia, all’interno di qualcosa che aderisce a noi, che ci serra ma che non ci tocca, che è impalpabile; è difficile rendere efficacemente a chi legge l’idea della sensazione che si prova.  Le nostre mani, le nostre braccia, le nostre giacche si sentono, ma non si vedono, e assolutamente ignoti sono i vicini, ammesso che ci sia qualcuno al nostro fianco: ma, ecco, una voce, due voci, tante voci attraversano questa bolla e tu non sei più solo. Allora la fantasia s’incarica di rivelarti l’espressione che i vicini potrebbero avere in questo momento, l’espressione che tu stesso potresti avere in questo momento, ma subito sovvengono le parole di Annamaria e di Luciana e comprendi che ciò non è poi una cosa importante; più importanti sono le parole, con cui inizi uno scambio ideale che ti accompagnerà per tutta la serata, rivelandoti come l’essere umano, privato dei suoi simili, sia poca cosa. E mentre tale riflessione ti fa quasi dimenticare l’abisso di buio in cui ti trovi immerso, ecco che sul tavolo la tua mano sfiora qualcosa: è il piatto, il piatto con l’antipasto, e poi i bicchieri, la frescura delle bottiglie d’acqua, la forma inconfondibile di quelle contenenti il vino, e, allora, inizi a usare, con maggior attenzione, rispetto al solito, l’olfatto, cercando di capire quello che lo chef ha preparato per te e che i camerieri ti hanno servito; l’odore è gradevole, la cena può principiare. Usare le forchette, onestamente, non è facilissimo, e la tentazione di adoperare in maniera informale le mani è forte, però poi ti abitui e tutto risulta più facile, così come più semplice è lasciarsi andare a tutto ciò che questo momento, a livello emozionale e sensoriale, ti può regalare. Sì, è più facile lasciarsi andare anche ai sapori tipici della cucina romana, che trovi negli inconfondibili rigatoni all’amatriciana e nella trippa con le patate, con il loro olezzo, avvolgente quasi come l’oscurità circostante; un’oscurità in cui, nonostante tutto, circola un microfono, che permette al nostro udito di ascoltare le impressioni e le suggestioni di qualche commensale particolarmente colpito e ispirato dal frangente. Luciana, intanto, come una mamma attenta, passa, insieme alle sue ragazze e ai suoi ragazzi, tra i tavoli, riuscendo prodigiosamente a muoversi in foggia agevole, servendoti impeccabilmente, riuscendo a cogliere la tua presenza da un semplice respiro e ricordandosi che su quella sedia stai seduto proprio tu: ti senti chiamare per nome, quasi sobbalzi, e ti senti al sicuro. Il buio, l’abisso di cui si parlava poc’anzi, inizia a diventare accogliente. Intanto, un gradevole sottofondo jazz fluttua tra le voci che il buio sembra a tratti confondere, ma ecco che la musica s’interrompe e la voce melodiosa di una ragazza recita alcuni versi, composti per l’occasione e dedicati alla cena e a Roma, a cui questo convivio vuole, in linea con quanto accadrà durante il Festival, rendere omaggio. Sono versi settenari che sembrano guidarti nell’onirica bellezza della Capitale, che troviamo anche nei nomi assegnati ai tavoli, i quali ti portano dal Quirinale, ove chi scrive sta vivendo questa emozione, a Piazza di Spagna, invitandoti a una passeggiata a Villa Borghese, per poi aprirti la strada su Via del Corso, e, dopo un po’, verso Castel Sant’Angelo, a pochi passi dal Vaticano, per poi salire sul Gianicolo, dove il panorama sulla Città Eterna t’impedisce di tenere fermo lo sguardo, il quale, chissà poi perché, si sofferma sul Vittoriano, che ti porta alla mente i poco lontani Fori Imperiali, mentre l’attenzione già si sposta sulle statue della basilica lateranense che domina Piazza San Giovanni: sì, ti sembra di vedere Roma in questo buio, che magia! Ha ragione Luciana: grazie a Lei e ai suoi ragazzi, quello che da soli vivremmo come un incubo, è un mondo fatato. Sì, è una dimensione dell’esistenza intensa ed eterea quella in cui stiamo respirando e sospirando. Peccato che la frutta sia già arrivata; consumarla è un esercizio veloce. Siamo alla fine. Luciana intona due belle canzoni, per accomiatarsi da noi, Annamaria ringrazia, una mano tocca la spalla, invitando ogni commensale ad alzarsi e ad accodarsi: si riforma il trenino, il quale, lentamente, fa a ritroso il percorso d’inizio serata, portandoci nuovamente alla luce, che nei primi minuti quasi ci ferisce gli occhi, infrangendo quel senso di magia che ci aveva pervaso poco prima. Sì, è il ritorno alla normalità, a quella normalità che ci ricorda come quel buio, che allo scrivente è parso così rassicurante e gradevole, grazie all’amorevole lavoro dei nostri angeli custodi, per tante persone sia preclusione alla visione di alcune delle bellezze del mondo, oltre che a una vita pienamente soddisfacente, a livello professionale ed emotivo, a causa delle barriere materiali e psicologiche che la nostra approssimazione spesso erge lungo il cammino di chi condivide con noi quest’angolo di universo. E, allora, risulta agevole capire come il vero buio sia quello dell’indifferenza verso le difficoltà e i bisogni altrui. E allora vien da riflettere: così come l’attenzione e la cura, prestataci da Luciana e dalla sua stupenda squadra, è riuscita a rendere indimenticabile un’esperienza potenzialmente drammatica, lenendo il nostro momentaneo disagio, fino a renderlo piacevole, allo stesso modo, nella vita di tutti i giorni, la cura, la premura e l’attenzione che noi, i cosiddetti normodotati, dovremmo doverosamente prestare a coloro i quali del buio fanno un’esperienza costante, riuscirebbero a lenire la sensazione di perenne caducità indotta dall’invalidante condizione, permettendo loro di cogliere la magia che ogni attimo, che ogni sapore, che ogni abbraccio, che ogni bacio sono capaci di portare nel nostro sentire interiore, a prescindere dal buio e dalla luce che attraversano i nostri occhi. Sì, è il ritorno alla normalità, anche se, dopo questa serata, in questa normalità ci sarà sempre posto per l’immaginifico ricordo di una serata passata sui bordi delle realtà sensibili che la mondanità ci mette a disposizione, offrendocele in infinite forme, sulla base della quotidianità che ognuno di noi vive. Il bavettone, recante il tema della Cena, la data e i motivi grafici delle locandine realizzate per il Festival imminente, non serve più, o meglio, servirà ancora, portandolo con noi a casa e conservandolo, magari anche macchiato, a ravvivarci, di tanto in tanto, il ricordo di un’esperienza unica. Sì, è stata per davvero un’esperienza unica, difficilmente descrivibile, intimamente vissuta in un alveo di riferimento collettivo, vissuta fino in fondo.

 Un’iniziativa senza precedenti, per il territorio dell’hinterland cosentino, che ci ha consentito di respirare, nell’abbraccio dell’oscurità, un momento di compenetrazione radicale in una dimensione esistenziale da esplorare e capire, attraverso la scoperta di un’esperienza dei sensi che fa pensare, che conquista, che lascia il segno, che ha lasciato il segno, grazie a tutti coloro i quali hanno, in qualche modo, partecipato alla Cena al Buio, come già detto, organizzata dal Comune di Cerisano, dal Consiglio Nazionale e dalla Presidenza Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, e tenutasi all’interno del monumentale Palazzo Sersale di Cerisano, quale prologo della XXVI Edizione del Festival delle Serre: è stata una serata speciale anche grazie al Presidente Nazionale dell’UICI Mario Barbuto e agli altri dirigenti dell’Unione presenti, quali Linda Legname, Annamaria Palummo, instancabile promotrice e madrina dell’iniziativa, Luciana Loprete, Pietro Testa e Nives Mastromonaco, i quali hanno onorato e colmato di contenuti una serata assolutamente unica, per il significato e le emozioni che è stata capace di inoculare nel nostro animo; è stata una serata coinvolgente anche grazie al Sindaco di Cerisano, avvocato Lucio Di Gioia, e all’Assessore alla Cultura, dottoressa Francesca Pellegrino, per la fattiva vicinanza mostrata nell’organizzazione di un evento di tale portata; è stata una serata magica anche grazie alle amiche e agli amici della sezione territoriale UICI di Catanzaro, Antonella Mascaro, Ilaria Mascaro, Vincenzo Mascaro, Karol Grazia Mascaro, Gianluigi Melina, Daniela Taverna, Patrizia Giuffrè e Danilo Pizzini, i quali, guidati dalla grande, efficiente e premurosa Luciana Loprete, oltre a garantire un perfetto coordinamento della sala e del servizio ai tavoli, sono stati i nostri angeli custodi nelle tre ore di buio, che è stato, nello stesso tempo, conviviale e formativo; è stata una serata gioiosa anche grazie a Vincenzo Nardi e ai suoi collaboratori del ristorante I Giardini di EVA, con il sopraffino servizio di catering, che ci ha aiutato a dipingere, sulla tela del buio, una Roma oltremodo bella, vergata dalla fantasia traente linfa nelle servite leccornie e dalle parole ascoltate; ma, sopratutto, è stata una serata indimenticabile grazie al resto dei commensali, autorità e non, i quali, partecipando alla Cena, hanno dimostrato apertura e disponibilità verso la comprensione di una condizione che, sovente, è causa di esclusione e frustrazione per tante nostre sorelle, tanti nostri fratelli, tantissimi bambini, i quali, lungo i sentieri del futuro, lastricati di difficoltà, potranno realmente assaporare il profumo della vera integrazione soltanto nell’attimo in cui noi tutti riusciremo effettivamente a valicare la ritrosia che ci blocca ogni qualvolta siamo indotti a immaginarci nella mente degli altri, nel Cuore degli altri, negli Occhi degli altri. Sabato sera, nel corso della Cena che ha alitato “Dell’Urbe i bei Sapori… nel Buio i suoi Colori”, e di cui s’è, speriamo degnamente, qui favellato, ognuno di noi è riuscito a sentire come propri gli occhi del vicino di posto, vedente o non vedente che fosse, cogliendo, in quella totale assenza di luce, la scintilla di valori quali la gentilezza, il calore, la solidarietà, estrinsecantesi in un pezzo di pane passato o in un bicchiere d’acqua versato, in quelle piccole cose, che, in definitiva, fanno veramente la differenza, contestualmente a una società matura, e che, al di fuori di ogni retorica, salveranno realmente la nostra umanità, intesa come capacità di essere consequenziali alla nostra natura sociale. Una Cena al Buio, questa Cena al Buio, può apparire una piccola luce in un cielo oscuro: in realtà essa è una stella che brilla in un firmamento ove gli Astri della buona volontà e dell’Amore riusciranno, col vento della sensibilità, in ogni crepuscolo a portare l’Aurora. L’Aurora che toglie spazio a ogni sussulto di oscurità, l’Aurora che vince ogni tenebra, che rischiara ogni ombra.

E ora il Festival delle Serre, quest’anno dedicato alla nostra Capitale, può veramente iniziare.

Cena al Buio a Cerisano – Foto di gruppo con il Presidente Nazionale UICI – foto di Simone Settino

Catania – Soggiorno sull’Etna 27-30 agosto 2019, di Anna Buccheri

Autore: Anna Buccheri

La Commissione terza età, coordinata dalla Consigliera Sezionale dell’UICI di Catania, Carmen Romeo, ha proposto quest’anno per la prima volta un mini soggiorno a Zafferana Etnea, presso l’Hotel Esperia Palace. La proposta ha esaudito il desiderio espresso da molti soci di avere la possibilità di trascorrere qualche giorno in completo relax, essendo il soggiorno a mare, a volte, un po’ faticoso, seppure stimolante e ricco di proposte. La Signora Romeo ha quindi voluto fortemente dare seguito alla richiesta trovando pieno appoggio nel Consiglio sezionale e nella Presidente Rita Puglisi.

Il gruppo era composto da 16 persone: 8 soci più 8 accompagnatori; in supporto: 3 volontari UNIVOC e i ragazzi del SCV (che a turno hanno raggiunto il gruppo ogni mattina).

Zafferana Etnea è uno dei comuni che fanno parte del Parco dell’Etna, si trova a 574 metri di altitudine, è a metà strada tra il mare e la montagna. Il clima nei mesi estivi è gradevole e consente di respirare e di stare più freschi trovando refrigerio al caldo asfissiante della città.

L’Hotel Esperia Palace si trova in un parco secolare in una posizione panoramica tra il verde dei pini e il profumo delle ginestre al cui colore giallo, Zaufanah in arabo, sembra risalire il nome del paese, Zafferana Etnea, conosciuto per l’ottimo miele che vi viene prodotto. La struttura alberghiera è elegante e si distingue per l’attenzione rivolta agli ospiti. Il gruppo è stato infatti “coccolato” più che servito, come ha detto una dei partecipanti. Un servizio navetta messo a disposizione ha permesso gli spostamenti in paese.

Le giornate sono trascorse nel modo seguente: la mattina dopo una ricca e variata colazione, piscina; pranzo, riposino o quattro chiacchiere nelle salette; alle 18.00 in piccoli gruppi con i ragazzi del SCV in piazza o al teatro Falcone-Borsellino in paese per assistere agli spettacoli organizzati dall’Assessorato al turismo del Comune.

Il 27 agosto sera in piazza c’era uno spettacolo di musica etnica. Il 28 agosto sera presso il teatro Falcone-Borsellino era organizzato un karaoke, stile trasmissione “La corrida”, con la finalità di aiutare la Misericordia a comprare un defibrillatore. Sono stati infatti acquistati dei biglietti di una lotteria che metteva in palio una crociera nel Mediterraneo. Tra fischi e applausi la serata è trascorsa in un clima di spensierata partecipazione, allegramente, e il tempo è volato più in fretta di quanto si potesse pensare. Il 29 sera in piazza c’erano cabaret e musica, in particolare è stato offerto un repertorio di canzoni siciliane; il gruppo è stato raggiunto dalla Presidente dell’UICI di Catania, Rita Puglisi; tutti insieme si sono gustate le pizze fritte che sono una specialità di Zafferana Etnea, gustose e appetitose; è stata un’occasione per stare insieme, come ha sottolineato la Presidente Puglisi, chiacchierando al fresco. Il 30 mattina dopo la colazione in hotel, degustazioni in paese di miele, liquori e biscotti, e quindi rientro. Il bilancio dell’esperienza è sicuramente positivo, ha dichiarato la Signora Romeo, il piccolo gruppo ha consentito un coinvolgimento di tutti, nessuno escluso, in un reciproco stimolo a partecipare, e si è riscoperta la dimensione dello stare insieme in tranquillità, impegnati, ma rilassati, perché la montagna dà serenità, ritempra e rigenera con i suoi odori, i suoi tempi, le sue consuetudini: un’esperienza certamente da ripetere.

Aquila – Perdonanza inclusiva

Informazioni in Braille e lettura della Bolla anche in Lis

Strumenti di inclusione per la Perdonanza: storia di Collemaggio in Braille e la Bolla del Perdono anche il Lis.

Perdonanza 2019, a Collemaggio storia e informazioni in Braille, in Lis lettura della Bolla. Biondi: “Tutti potranno apprezzare la bellezza e la grandezza dell’evento”.

La storia della Basilica di Collemaggio e il testo della Bolla del Perdono scritti in Braille, la traduzione del documento papale in Lis (Lingua italiana dei segni) al momento della lettura da parte del sindaco al termine del Corteo storico del prossimo 28 agosto, spazi riservati a persone con difficoltà motorie in occasione degli spettacoli serali. Queste le iniziative adottate dal Comune dell’Aquila per garantire la massima fruibilità e accessibilità di spazi, luoghi identitari ed eventi in occasione della Perdonanza celestiniana.

All’interno della Basilica di Santa Maria di Collemaggio (vicino alla porta centrale) è stato posizionato un pannello con l’immagine in rilievo della chiesa e con il testo della Bolla del Perdono in Braille, l’alfabeto che utilizzano i non vedenti. “Inoltre – ha spiegato Antonio Rotondi, presidente del consiglio provinciale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (Uici), che ha realizzato il progetto di concerto con il sindaco – attraverso il codice QR che si trova sotto l’immagine dell’edificio sacro, si potrà ascoltare sia il programma della Perdonanza celestiniana che ricevere informazioni su Collemaggio. Un sistema che potrà essere utilizzato sia dai non vedenti sia dai vedenti. Abbiamo fortemente voluto che questa iniziativa diventasse realtà, convinti che anche i ciechi debbano poter fruire di una città che ha tanto da offrire in termini culturali e storici, e ringraziamo il Comune per aver sostenuto questa idea”.

Già la sera dell’inaugurazione della Perdonanza, il 23 agosto, i passaggi istituzionali più significativi sono stati tradotti in Lis per i sordomuti. Un’esperienza che sarà ripetuta il 28 agosto, prima dell’apertura della Porta Santa della Basilica di Collemaggio, quando un interprete della lingua dei segni tradurrà il contenuto della Bolla del Perdono durante la lettura del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

“Papa Celestino ci ha donato un documento dal valore straordinario – ha commentato il sindaco – con il quale veniva concessa indulgenza plenaria a tutti, senza alcuna distinzione. Noi, che di quella Bolla siamo i custodi, abbiamo il compito di diffonderne il messaggio a tutti i cittadini, abbattendo quelle barriere che spesso rendono poco agevole per un disabile la conoscenza degli insegnamenti celestiniani o la partecipazione agli appuntamenti inseriti nel cartellone della Perdonanza. Oltre all’iniziative per i non vedenti, per la quale ringrazio l’Uic, e per i sordomuti, non dimentichiamo che, con il Comitato Perdonanza e grazie alla collaborazione con il Centro di servizi per il volontariato, ci siamo adoperati per garantire dei posti riservati al piazzale di Collemaggio per consentire di assistere tranquillamente a concerti e spettacoli a persone con difficoltà motorie. L’inclusione – ha concluso Biondi – è uno dei perni del programma di questa amministrazione. L’Aquila è tra le città italiane, non molte in realtà, che si è avvalsa della figura e della professionalità del disability manager, con il quale sono stati attuati progetti importanti e rilevanti nell’ambito dell’inclusione o della progettazione universale. L’Aquila, infatti, è stata sede, a giugno scorso, del corso di formazione in ‘Universal Design’ frutto della collaborazione tra l’Ufficio del disability manager del settore Ricostruzione beni pubblici e i quattro ordini e collegi provinciali delle professioni tecniche, con il sostegno dalla Fondazione Carispaq e il patrocinio della Regione Abruzzo e dell’Ance, al termine del quale sono state selezionate otto proposte finalizzate al miglioramento o all’adeguamento della fruibilità dello spazio urbano”.

Fonte: “ilcapoluogo.it” del 26 agosto 2019.

Di seguito alcuni link relativi ad similari pubblicati in merito alla perdonanza aquilana:

https://www.ilcapoluogo.it/2019/08/26/perdonanza-inclusiva-informazioni-in-braille-e-lettura-della-bolla-anche-in-lis/

http://www.ansa.it/abruzzo/notizie/2019/08/26/perdonanzatraduzione-in-lis-della-bolla_eef387d8-9ef5-47df-bb34-2863d585e86e.html

https://www.google.com/amp/s/www.virgilio.it/italia/capistrello/ultima-ora/perdonanza_traduzione_in_lis_della_bolla-59739382.html/amp

https://www.rpiunews.it/post/per-la-prima-volta-nella-storia-domani-la-bolla-di-celestino-nella-lungua-dei-segni.html

http://www.radiolaquila1.it/varie/item/44616-perdonanza-inclusiva-a-collemaggio-storia-e-informazioni-in-braille-in-lis-lettura-della-bolla-il-28

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/perdonanza-inclusiva-a-collemaggio-storia-e-informazioni-in-braille-lis/699312-432/

Rimini – Guardiamo Oltre Quattro: artisti, una maratona musicale, un sogno

Serata a favore dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Rimini

Giovedì 22 agosto dalle ore 19.30 – Podere dell’Angelo

Rimini. giovedì 22 agosto a partire dalle ore 19,30 nella cornice del Podere dell’Angelo a Vergiano, quattro artisti si alternano sul palco per regalare emozioni e note a favore dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione territoriale di Rimini. La serata, promossa e organizzata dall’associazione Una Goccia per il Mondo in collaborazione con l’associazione culturale no profit Sorridolibero e grazie all’ospitalità del Podere dell’Angelo, inizia al tramonto gustando le proposte degli stand gastronomici allestiti sull’aia e prosegue, alle ore 21, con Aleandro Baldi, Sergio Casabianca, Cristina Di Pietro e Massimo Tagliata in concerto; le singole performance avranno ciascuna la durata di circa mezz’ora.

In caso di maltempo la manifestazione si svolgerà regolarmente presso la tensostruttura di Parco Pertini in via Piero della Francesca (zona Ghetto Turco).

Aleandro Baldi, polistrumentista e cantautore, è stato vincitore per due volte di Sanremo: nel 92 in categoria Nuove Proposte con “Non amarmi” in coppia con Francesca Alotta; la seconda nella categoria Campioni, con il brano “Passerà” da lui scritto che lo porta alla vittoria della manifestazione. Nel 2000, la versione spagnola di “Non Amarmi”, interpretata da Jennifer Lopez e Marc Antony, vende 8 milioni di copie, dando all’artista toscano popolarità a livello internazionale. Fra le sue raccolte: “Il meglio e il nuovo”, “Il Divo”,  “Passerà”, “Liberamente tratto”, che sarà ispiratore anche di un nuovo tour nazionale. Baldi è stato vincitore del Premio Mia Martini Speciale «per avere portato la musica italiana nel mondo».

Sergio Casabianca cantautore e cantastorie attraverso i suoi coinvolgenti brani porta sul palco racconti di vita riuscendo a far sorridere e riflettere. I suoi brani spesso intimi ed emozionali danno voce all’amore e alle contraddizioni del mondo. Vanta prestigiose partecipazioni (Castrocaro, Sanremo Rock), ospitate in importanti trasmissioni e collaborazioni con grandi artisti, quali: Giulio Capiozzo e Paul Manners, Zucchero, Irene Fornaciari, Filippo Graziani, Paolo Vallesi, Iskra Menarini, Cristina Di Pietro, Andrea Mingardi, Marco Della Noce, Alessandro Politi e i Nomadi. È chitarrista e voce del suo gruppo musicale, si esibisce nelle piazze e nei teatri nazionali insieme alla sua band.

Cristina Di Pietro, cantante e pianista,  diplomata in pianoforte all’Istituto Lettimi di Rimini, ha al suo attivo un repertorio internazionale che spazia tra vari generi musicali, dal pop al soul, dal R&B agli evergreen, dal latino-americano alla musica leggera italiana, alla musica classica  e scrive brani propri. Ha vinto il secondo posto ed il premio della critica al Festival della Canzone città di Sulmona. Ha partecipato a “Mezzogiorno in Famiglia” e nel 2016 ha superato le Blind Audition di The Voice of Italy, in onda sulla Rai entrando nel gruppo di Max Pezzali.

Massimo Tagliata fisarmonicista, pianista ed arrangiatore,  amante della musica latina e del jazz, ha orientato la sua grande sensibilità musicale verso la conoscenza di diversi generi primo fra tutti il tango argentino classico e contemporaneo che ha amato da subito. Collabora con i più grandi nomi del panorama jazzistico italiano tra i quali Teo Ciavarella, Felice Del Gaudio, Jimmy Villotti, Fabio Grandi, Marco Bovi, Andrea Olivi, il gruppo Banda Favela, Rita Botto, Antonio Marangolo, Alfio Antico. Si muove con disinvoltura fra il jazz e il tango passando per la musica italiana d’autore e quella popolare fino al forrò.

I proventi della serata sostengono il progetto della sezione territoriale UICI dal titolo “Andiam per mare occhio alla ciurma!”

“Lo sport in generale, così come l’attività ludica, ha un ruolo molto importante, soprattutto se di gruppo. – spiega Domenico Mini, presidente UICI Rimini. – Per il minorato della vista, assume valenza maggiore poiché aiuta a superare l’isolamento a cui spesso è portato e ad acquisire una maggiore sicurezza in sé e nelle proprie capacità. Per la persona non vedente che intraprende qualsiasi attività è fondamentale superare la paura del vuoto e dello spazio. Nella vela, compito dell’istruttore sarà quindi in primo luogo far conoscere gli ambienti in cui si svolgerà senza dimenticare che per un non vedente le improvvisazioni possono creare disorientamento. I corsi di vela, con istruttori professionali, entrambi della durata di una settimana, sono organizzati su due livelli che consistono in una parte teorica ed una pratica. Per la parte teorica verranno utilizzate dispense in Braille e modellini di barche in scala poiché bisogna ricordare che il non vedente dalla nascita non può avere l’idea di come è una barca a vela nel suo insieme e tavoloni allestiti con tutti gli oggetti che compongono una barca come winch, strozzatori e scotte. Le lezioni pratiche verranno fatte su piccoli cabinati con la presenza a bordo di un istruttore che interviene solo in caso di estrema necessità. La mancanza per un non vedente di punti di riferimento visivi ha portato alla realizzazione di strumenti come boe per delimitare il campo di regata e particolari dispositivi posti sulle barche che emettono suoni ben distinti tra loro. Per  rendere più sicura la navigazione vorremmo dotare la nostra imbarcazione di uno strumento computerizzato di navigazione satellitare, un particolare GPS dotato di sintesi vocale che grazie al possibile inserimento delle carte nautiche è in grado di tracciare una rotta e di segnalare la presenza di ostacoli fissi. La realizzazione di questo bel progetto sarà possibile anche grazie al contributo di questa serata per la quale ringraziamo di cuore per la loro generosità gli artisti e le associazioni coinvolti, oltre a tutti coloro che interverranno.”

Per Info: UICI Rimini 0541 29069.

Pubblicazione sito Agenzia IURA – Agenzia per i Diritti delle Persone con Disabilità

Da tempo è ormai sostanzialmente attiva presso la Sede Nazionale l’Agenzia per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, il cui ambito di azione spazia fra diverse tematiche, non inerenti solamente alle situazioni di discriminazione nei confronti di chi soffre di patologie della vista.

In attesa della prossima costituzione formale dell’Agenzia quale entità autonoma, attesa per l’autunno, il servizio si arricchisce già ora di un importante strumento: è stato infatti pubblicato il sito https://www.agenziaiura.it/, interamente dedicato al tema della disabilità.

L’architettura del sito pone alla base la ratifica italiana della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che rappresenta un riferimento e uno stimolo affinché l’inclusione e la partecipazione in condizioni di pari opportunità assumano reale concretezza anche nel nostro Paese.

Documentarne l’effettiva applicazione, osservare e proporre norme, sviluppare idonee politiche, rilevare le reali condizioni di vita delle persone e delle famiglie rappresenta il nostro contributo all’impegno delle organizzazioni delle persone con disabilità, ma anche di quanti si prodigano in tal senso, occupandosi di questi temi.

Agenzia Iura è un progetto doppiamente in evoluzione. Da un lato lo è per definizione: un continuo monitoraggio e una puntuale analisi del contesto normativo e sociale. Dall’altro lato è in evoluzione anche per la sua stessa struttura: l’Unione, infatti, cerca sempre nuovi soggetti disponibili a condividere questo impegno morale e sociale negli intenti e nelle modalità, prima di definirne anche formalmente profilo, struttura e contorni.

Il sito, curato dal nostro esperto Carlo Giacobini, è stato realizzato ponendo estrema attenzione all’accessibilità, ed è in continuo aggiornamento. Raccoglie e ordina dati e fonti normative e statistiche, raccoglie e pubblica storie di vita, collaziona e pubblica un elenco ragionato di dati e di fatti di cronaca verificati e significativi sul fronte dei Diritti umani delle persone con disabilità.

Le pagine del sito, inoltre, mantengono anche sotto osservazione la produzione normativa di Camera e Senato monitorando l’evoluzione dei progetti e dei disegni di legge di interesse in discussione presso le Commissioni parlamentari e l’Aula.

Una parte specifica è poi dedicata allo stato di attuazione reale del Programma d’azione biennale sulla disabilità, approvato nel 2017.

Strumenti utili soprattutto a chi vuole approfondire, documentarsi, avanzare proposte o progetti sostenibili e autorevoli.

Infine, ricordo che l’Agenzia Iura raccoglie le segnalazioni di violazioni dei diritti delle persone con disabilità: è possibile scrivere nel seguente apposito modulo di contatto.

Con la nascita di questo nuovo soggetto, in ossequio al dettato congressuale, intendiamo offrire un servizio di consulenza, documentazione e informazione, mirato a promuovere e sensibilizzare più efficacemente le istituzioni e il pubblico sui Diritti fondamentali delle persone con disabilità, nonché tutelarle meglio dinanzi a qualsiasi violazione.