Fotogrammi dell’Agone della politica associativa e il dietro le quinte della scena, di Marco Condidorio

Autore: Marco Condidorio

Si può in un momento storico, quale è quello che sta attraversando la nostra associazione, gridare agli untori?

Provare a inseguire questi sogni letterari di manzoniana memoria, giova poco e niente, se non a gettare tinte color quaresima negli occhi di chi prova a districarsi in questa selva oscura.

Dopo aver letto l’articolo del Prof. Lapietra, col quale lo stesso non lesina considerazioni lievemente lesive, poco eleganti dirette a sottolineare l’operato del sottoscritto, qualificandolo indirettamente di basso profilo, ho sentito il desiderio di rispondere riportando il personale punto di vista, che non è quello di un passante qualunque, ma di chi ha vissuto in prima persona, non solo il singolo evento riportato arbitrariamente da Lapietra, ma l’intera stesura nonché sottoscrizione del protocollo di intesa UICI-MIUR.

Nessun veleno, solo un cammino irto di ostacoli e incomprensioni.

E infatti, il ventitré agosto del 2018 viene sottoscritto il protocollo di intesa. UICI-MIUR.

Nei tre mesi successivi, a novembre 2018, dopo un lavoro incessante, su sollecitazione del Presidente Barbuto, riuscimmo ad ottenere il decreto ministeriale-dipartimentale, col quale veniva istituito il tavolo paritetico, strumento indispensabile, per un dialogo diretto e permanente con lo stesso dicastero dell’istruzione.

Tavolo, tra l’altro, previsto proprio dal protocollo stesso, scritto praticamente interamente da noi.

Nei giorni convulsi, precedenti la versione definitiva del documento, rileggendo più e più volte lo stesso, mi resi conto di quel che rappresentava se mai fosse divenuto ufficiale e dunque operativo. Se mai fossimo davvero arrivati alla sottoscrizione, pensavo al grande lavoro che avremmo dovuto fare, tutti, nessuno escluso, per ottemperare dignitosamente al contenuto esposto in ben oltre diciassette obiettivi.

È già sufficiente leggere i verbali delle sedute dell’anno 2019, primo anno di lavoro del tavolo tecnico, per comprendere il senso di questo documento e di ciò che ha permesso di portare alla presenza degli esperti del ministero.

Basta leggere la documentazione prodotta tra la nostra struttura nazionale e i diversi dipartimenti del MIUR per capire che, oggi, l’UICI è sulla strada giusta.

E ancora, parliamo delle potenzialità e delle competenze dei centri di consulenza tiflodidattica; della formazione e dell’aggiornamento degli insegnanti, degli educatori e degli assistenti per la comunicazione e per l’autonomia.

Di trascrizione dei testi e di progettazione e realizzazione di materiale didattico.

Dunque, sono citati nel documento gli enti collegati all’UICI, la Biblioteca per i ciechi Regina Margherita; la Federazione delle Istituzioni Prociechi; l’I.Ri.Fo.R.

Il NIS, network per l’inclusione scolastica.

Stavamo per lanciare una tra le sfide più importanti della nostra storia, del nostro primo centenario della fondazione.

Una vetrina niente male, cui avremmo dovuto dare quanto prima una sistematina ai contenuti didattici, formativi, e di competenza. E non perché non vi fossero, semplicemente stavamo prendendo coscienza del fatto che, una volta ottenuta la firma, il ministero ci avrebbe chiesto conto di quel che siamo e sappiamo fare; di quel che abbiamo e possiamo essere per poter rispondere alle criticità del territorio, della scuola.

Questo il sentimento successivo ai giorni che seguirono alla firma del ventitré agosto, allor quando convocai alcune sedute della commissione istruzione per pianificare un percorso e mi trovai di fronte all’interrogativo dei colleghi di commissione, in particolare dell’amico Enzo Bizzi e Giancarlo Abba, i quali erano piuttosto perplessi sugli esiti che avrebbe potuto avere una eventuale richiesta da parte del ministero su un qualunque tema, vedi per esempio quello della formazione specifica degli insegnanti sul sostegno didattico. Preoccupazione più che legittima!

Tutti ne eravamo consapevoli, compreso il nostro Presidente Barbuto, che ci propose di snellire alcuni dei progetti formativi. 

E così, nonostante l’ansia da prestazione delle prime settimane, finalmente i contenuti iniziavano a prendere forma, svolti i primi compiti, tra cui quello di redigere via via percorsi di formazione da sottoporre alla super visione del NIS, della Commissione istruzione, dell’I.Ri.Fo.R. e del Presidente Barbuto, al fine di promuovere un piano di formazione nazionale, magari proprio da condividere con il MIUR su piattaforma S.O.F.I.A.

E già da questo breve cenno, si può evincere che non eravamo sprovvisti di un piano di formazione, se pure in working progress, da proporre all’attenzione del MIUR e in particolare del dirigente D’Amico.

La verità è che a Lapietra nonostante il lavoro intenso di quei mesi, che precedettero l’incontro citato nell’articolo dallo stesso, i progetti formativi non parevano sufficientemente adatti e, questo va detto, non sufficientemente estetici, accattivanti stando alle parole del direttore D’Amico, dovemmo riprendere tutto in mano, come se fossimo all’anno zero!

Ma leggiamo assieme qualche passaggio del protocollo d’intesa UICI-MIUR, oggi tra l’altro MI, Ministero dell’Istruzione, per saggiarne lo spirito guerriero, di chi riconosce di sé il vigore e la forza delle proprie idee dei sani principi che lo animano, l’UICI:

PREMESSO CHE

il MIUR si propone di:

rafforzare l’inclusione scolastica, la formazione e la socializzazione delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti, con disabilità visiva e/o minorazioni aggiuntive di ogni ordine e grado;

rispondere alle diverse criticità afferenti ai bisogni educativi e didattici specifici, promuovendo azioni finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno, nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole e nella prospettiva di migliorare la qualità della vita;

attivare specifiche iniziative e idonei servizi per un potenziamento delle attività che contribuiscano all’integrazione degli studenti con disabilità visiva.”

Leggiamo ora quel che abbiamo scritto riguardo la nostra associazione:

“l’UICI

in qualità di “Ente di tutela degli interessi materiali e morali dei ciechi” ai sensi della legge n. 1047 del 26 settembre 1947, opera senza fini di lucro per l’esclusivo perseguimento di finalità volte alla piena inclusione delle persone cieche e ipovedenti nella società;

promuove e attua iniziative volte a garantire l’educazione e l’istruzione delle persone cieche e ipovedenti, nonché la loro formazione culturale e professionale;

si avvale delle prestazioni di una rete di strutture e istituzioni, come di seguito elencate, a qualificazione elevata, funzionali alla realizzazione dei suindicati scopi, le quali riconoscono al Presidente nazionale UICI – come da verbali del Gruppo di coordinamento dell’UICI ed Enti dipendenti e collegati, del 30/11/2017 e del 21/02/2018, depositati agli atti presso gli Uffici del Dipartimento – il pieno titolo a rappresentarle nella sottoscrizione del presente Protocollo.

Segue l’elenco con le finalità degli enti, dunque i servizi di cui sono titolar

Istituto Nazionale di Ricerca, Formazione e Riabilitazione ETS (I.Ri.Fo.R.), istituito il 22 febbraio 1991 dall’UICI e finanziato dallo Stato con legge n. 379/1993 e successive modificazioni. Ente già riconosciuto dal MIUR quale punto di riferimento della formazione scolastica sulle tematiche della disabilità visiva e accreditato per l’erogazione di formazione e aggiornamento al personale docente (D.M. 10 luglio 2000, n. 177), al fine di favorire l’istruzione e l’inclusione degli alunni con disabilità visiva nelle scuole di ogni ordine e grado;”

La domanda del Direttore D’Amico fu chiara e secca:

“Avete già pronto qualche progetto formativo, che possa essere appetibile e dunque inseribile su piattaforma SOFIA?

Premesso che I.Ri.Fo.R. già aveva inserito materiale su SOFIA, in virtù dell’accreditamento presso il ministero stesso degli anni precedenti, che hanno fatto del nostro Ente di formazione, comunque un modello di riferimento, potevamo riferire al Direttore di non avere niente in cantiere?

Dichiarando una inesattezza?

Abbiamo risposto positivo, consapevoli di dover accogliere l’opportunità di una sfida, che abbiamo vinto.  Abbiamo saputo contrarre i tempi e sollecitare noi stessi a operare per produrre in tempi brevi un pacchetto di offerta formativa da poter far caricare su SOFIA senza ulteriori rinvii da parte, sia ministeriale che nostra.

E oggi, per una qualche ragione recondita, davvero per una caduta di stile da parte del Prof. Lapietra, leggiamo di un misfatto, inesistente, dopo aver conseguiti risultati, per carità, certo non per merito diretto del sottoscritto, ma che, senza il tavolo tecnico istituito tra Uici-Miur probabilmente sarebbero ancora lontani.

Oggi, desidererei ricordare a Lapietra, e di ciò ne sono orgogliosamente felice, l’UICI può godere di un luogo privilegiato qual è il tavolo paritetico, attraverso il quale infatti, già dalle prime riunioni ha ottenuto ascolto e condivisione, raggiungendo traguardi, che sino a qualche anno fa, sarebbero stati impensabili, come scritto sopra, vedere i verbali degli incontri.

Il lavoro è tanto, certo, ma non impossibile a realizzarsi e a consentire di raggiungere ulteriori e preziosi traguardi.

Gelosie; desiderio di rivalsa; insofferenza, ma perché?

Perché attendere questo istante e non rendere manifesti questi sentimenti nel tempo dei fatti?

Ancora in una trasmissione di Scuola alla Radio, credo di fine febbraio, dedicammo uno spazio significativo proprio ai corsi messi su piattaforma SOFIA dall’I.Ri.Fo.R. e coordinati da Lapietra, trasmissione nella quale lo stesso manifestò gratitudine sia nei miei confronti che di altri.

E oggi che leggo?

Onestà intellettuale e ipocrisia non possono andare sottobraccio, confliggono terribilmente.

Tan tè, questo è quel che mi trovo a leggere tra le righe di un articolo.

La domanda sorge spontanea: Ma lo scopo dello scritto era di denigrare, ridicolizzare Marco o di parlare del grande successo dell’iniziativa formativa?

Personalmente non posso che essere contento degli esiti positivi, conseguiti dal gruppo di formatori tiflologi perché gli alunni, gli studenti, le famiglie e la scuola meritano di ricevere risposte esaustive alle loro richieste.

L’I.Ri.Fo.R. e tutta l’UICI meritano questo successo e anche Lapietra, che tanto si è speso per mettere in piedi il carrozzone, in senso figurato evidentemente.

Dunque a che serve schernire, chi oggi tra le altre cose, è completamente fuori da ogni competizione, che riguarda nello specifico la formazione?

Forse per rendere ancora più luminoso il traguardo?

Sinceramente penso proprio di no, la caduta di stile è sin troppo evidente e credo potesse essere evitata.

Lapietra,  credo sia stato un acrobata, nel senso che di fronte a quella sfida,  con il supporto di una squadra eccezionale, ha prodotto non un semplice salto mortale ma triplo e di ciò penso tutti le saremo grati.

Si è parlato spesso di concretezza e di tempi brevi, ecco la concretezza fa parte di quel meccanismo, il cui sistema implica anche quello di dover lavorare al massimo dell’energie e delle capacità, anche quando sappiamo di dover magari rivedere quel che già abbiamo fatto.

Ora che ha gettato un poco di fango sulla faccia del sottoscritto, che probabilmente teneva dentro da tempo, si sente un poco meglio?

Questa è l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti?

L’associazione del veleno e della vendetta, dello scontro a tutti i costi, anche riguardo a ciò che appartiene al passato, se pure recente?

È vero, ci son stati screzi e le conflittualità non mancavano; punti di vista differenti e visuali spesso distorte dal contesto, non sempre favorevole al dialogo, spesso infatti dovevamo svolgere le riunioni della commissione istruzione su una piattaforma assai precaria dal punto di vista della connettività.

Abbiamo certo discusso, ma dopo esserci chiariti,  io e Lei, in diverse occasioni, spesso anche durante il tragitto dal Miur alla sede centrale, per me potevano restare lì. Lei invece le riporta al cuore, segno che non le ha superate.

Il risultato di ciò, non è il fango gettato addosso al sottoscritto, ma il rischio di presentare all’esterno una associazione non proprio in salute, anzi.

Perché rendere pubblico un sentimento, che avrebbe avuto maggiore forza se manifestato al diretto interessato in quel tempo?

Forse l’impellente bisogno di movimentare l’atmosfera dell’agone politico, in attesa del prossimo congresso?

Ma lasciamo queste inezie al loro valore e torniamo al documento, per sottolinearne la freschezza e intensità operativa.

È questo il punto in cui si parla della Federazione Nazionale delle Istituzioni  ProCiechi ETS, costituita il 23 febbraio 1921, eretta in ente morale con R.D. 23 gennaio 1930, n. 119, il cui statuto è stato approvato con R.D. 28 luglio 1939 n. 1437 e successive modificazioni. Tra le sue finalità: la promozione dell’inclusione scolastica e sociale degli alunni con disabilità visiva; il sostegno dei centri di ricerca tiflopedagogica ed educativa, volti a realizzare studi, progetti e altre iniziative in materia di disabilità visiva, quali, ad esempio, lo sviluppo dell’area dei sussidi tiflodidattici, multimediali e dei libri tattili per la prima infanzia; l’attuazione di ricerche e studi finalizzati al miglioramento delle realtà educative che accolgono disabili visivi e il potenziamento dell’informazione e della diffusione della cultura tiflopedagogica.

E ancora,

Biblioteca Italiana per i Ciechi “Regina Margherita” ETS, sorta nel 1928, con lo scopo di: diffondere la lettura tra i minorati della vista attraverso la realizzazione di prodotti librari nei formati adeguati, accessibili e fruibili, anche per agevolare l’istruzione dei ciechi e degli ipovedenti, così come definiti ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 138; consentire il pieno sviluppo personale e sociale, perseguendo il pieno diritto allo studio e all’inclusione culturale e professionale. La Biblioteca dispone, inoltre, di un Centro di documentazione tiflodidattica, istituito ai sensi della legge n. 52/1994 e di tredici Centri territoriali di consulenza tiflodidattica, istituiti ai sensi della legge n. 76/2011.

Poi troviamo:

L’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia ETS), sezione italiana, costituita per atto pubblico il 9 febbraio 1977 dagli Enti Morali Unione Italiana dei Ciechi (oggi UICI) e dalla Società Oftalmologica Italiana, riconosciuta dallo Stato italiano con legge 28 agosto 1997, n. 284 e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Agenzia opera in stretta cooperazione e collaborazione con le sedi regionali e territoriali dell’UICI per promuovere e attuare iniziative volte alla prevenzione della cecità e alla riabilitazione visiva; diffondere a livello nazionale, regionale e locale la conoscenza delle principali patologie oculari; promuovere e sostenere campagne di informazione, prevenzione e tutela della “vista”, convegni e riunioni a carattere scientifico in collaborazione con lo Stato, le Regioni, le strutture scolastiche e universitarie e con le strutture ospedaliere di oftalmologia; promuovere e organizzare corsi di formazione e di aggiornamento per educatori e per riabilitatori visivi.

Scrissi al Presidente, che lesse e apportò proprie correzioni e contributi al testo, se non fosse geniale inserire anche i centri nel protocollo e così li inserii e di ciò ne sono contento.

Segue il testo:

Centri di Consulenza Tiflodidattica e Centri di Documentazione Tiflologica, istituiti per volontà dell’UICI dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi e dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi, i quali costituiscono una rete di diciotto strutture su tutto il territorio nazionale, per garantire agli alunni, alle famiglie, agli insegnanti e a quanti operano nell’ambito dell’inclusione scolastica un servizio di risorse didattiche e tiflopedagogiche per facilitare la comprensione delle problematiche degli alunni e degli studenti con minorazioni visive e orientare alla programmazione dell’itinerario educativo. Inoltre, hanno lo scopo di promuovere lo studio relativo alle aree della tiflologia (tiflotecnica, tiflodidattica e tifloinformatica). Ciascun Centro è supportato dalla consulenza di un esperto in materie tiflologiche.

Seguono la Stamperia di Catania e il Centro Hellen Keller.

Stamperia Regionale Braille e Polo Tattile Multimediale dell’UICI, istituita con legge regionale della Regione Sicilia del 4 dicembre 1978, n. 52 e sostenuta principalmente da finanziamenti statali e regionali e riconosciuta dalla Regione siciliana con leggi regionali 16 novembre 1984, n. 93, 1 marzo 1995, n. 16 e 30 aprile 2001, n. 4. Tra le sue finalità, vi è quella di contribuire all’integrazione scolastica, sociale e culturale attraverso la creazione di manufatti editoriali per persone non vedenti e ipovedenti;

Centro Regionale Helen Keller, istituito per impulso dell’UICI dalla Regione siciliana con legge regionale 30 aprile 2001 n. 4, che annovera particolari competenze e professionalità nell’area della mobilità, dell’autonomia personale, della vita indipendente, con annessa scuola di addestramento di Cani guida per ciechi.

Ecco, in questo lungo articolo, ho desiderato ripercorrere alcune delle tappe del documento di cui poco si conosce, ma che oggi costituisce lo strumento di confronto e progettazione tra UICI e Ministero dell’Istruzione.

Finalmente, in UICI, oggi, molto più che nel passato, si parla tanto di scuola e ciò non può che far bene a tutti i protagonisti, in primis ai bambini, agli alunni e gli studenti, poi alle loro famiglie e alla scuola tutta.

La vera grande sfida di cui siamo protagonisti, ha avuto inizio il giorno in cui il Ministero dell’Istruzione, rappresentante esecutivo della forza di Governo in materia di istruzione e dunque anche di integrazione e inclusione scolastica, ha messo il proprio sigillo su quella nostra proposta concretizzatasi nel primo e unico protocollo di intesa tra noi, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e loro, Ministero dell’Istruzione.

Nessuna meraviglia dunque, solo la consapevolezza che, se desideriamo davvero esserci nel futuro dei nostri ragazzi, dobbiamo accettare il confronto con i bisogni reali dei bambini, alunni e studenti in condizione di cecità assoluta o di ipovisione grave, magari con anche, purtroppo una ulteriore minorazione aggiuntiva.

Un derby tutto da “vedere” anche per i non vedenti. San Siro, un passo inclusivo oltre le barriere

Autore: Francesco Cusati

Fonte: La Repubblica.it sez. Lettere, del 28/05/2020

Ti scrivo per raccontarti un importante progetto di inclusione sociale promosso e realizzato dalle squadre calcistiche meneghine.

Inter e Milan hanno avviato lo scorso mese di settembre, in collaborazione con la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e il Centre for Access to Football, il progetto “San Siro per tutti” che permette a chi non vede di seguire le partite allo stadio.

Ai tifosi ciechi e ipovedenti seduti in tribuna vengono fornite cuffie con ricevitore a radio.

I radiocronisti di Milan e Inter, oltre alla cronaca della partita, descrivono anche ciò che avviene all’interno dello stadio, ad esempio gli striscioni, gli atteggiamenti di giocatori… Insomma, tutto ciò che occorre a vivere l’esperienza allo stadio a 360 gradi.

Inoltre è previsto un servizio di accoglienza delle persone con disabilità visiva sin dal loro arrivo allo stadio.

Tornare allo stadio, dopo oltre 30 anni, è stato emozionante e, pur non vedendo, l’esperienza è stata strepitosa.

In occasione dell’ultimo derby i dirigenti di Inter e Milan, prima della partita, hanno organizzato un momento di saluto, donando al presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e al presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti la maglia di Lukaku e Ibrahimovic con la scritta in braille del nome e numero di maglia.

Un segno tangibile di attenzione al mondo di chi non vede.

Adesso non “vediamo” l’ora di tornare allo stadio e tifare per i nostri beniamini !!! Francesco Cusati Q uello che mi è piaciuto molto della lettera di Francesco è percepire l’ironia con cui affronta la propria disabilità.

Ironia che si riesce a sviluppare soprattutto quando si riesce ad accettare completamente la malattia.

L’importante è che questo tipo di approccio sia proprio solo degli interessati o di persone a loro vicine, altrimenti può risultare offensivo.

Tornando al servizio per le persone non vedenti all’interno dello stadio di cui mi aveva parlato il signor Roghi (CSR Manager del Milan), mi fa piacere sapere che funziona e anche molto bene.

Credo che parte di questo successo sia dovuto alla scelta di essersi rivolti direttamente alle persone non vedenti e alle loro associazioni e fondazioni di riferimento.

Per una persona non vedente l’audio descrizione è fondamentale in molte situazioni della vita, per permettere di vivere le esperienze in modo più coinvolgente, allo stadio come in altri luoghi, per esempio al cinema.

Questa testimonianza è la dimostrazione che quando si interpellano i diretti interessati è più facile pensare a delle soluzioni adeguate.

Altrimenti il rischio rimane sempre quello di offrire un servizio non adatto alle esigenze e di sprecare soldi inutilmente.

Visto che il coinvolgimento dei diretti interessati ha sortito effetti così positivi, perché non fare la stessa cosa anche con le persone con altri tipi di disabilità? Per esempio per i posti carrozzina? Sappiamo bene che, in assenza di un confronto serio e dell’ascolto dei bisogni reali, l’esperienza offerta può risultare indimenticabile, ma in senso negativo.

Già ottenere un posto è complicato, poi con patologie gravi bisogna sperare che il tempo sia clemente, bisogna arrivare molto presto per avere i posti migliori… le variabili per riuscire ad andare allo stadio sono talmente tante e complicate quasi quanto quelle per catturare Beep-Beep da parte di Willy coyote.

Nell’organizzazione dello stadio per i disabili ci sono aspetti positivi, ma purtroppo ad oggi prevalgono soprattutto gli aspetti negativi.

Solo quando le persone con qualsiasi tipo di disabilità potranno raccontare esperienze così belle come quella di Francesco, solo allora San Siro sarà veramente “per tutti”.

A presto.

Link diretto all’articolo: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2020/05/28/un-derby-tutto-da-vedere-anche-per-i-non-vedenti-san-inclusivoMilano11.html?ref=search

Prossime assemblee: perché tanta fretta?, di Mario Mirabile

In queste poche righe desidero condividere alcune riflessioni scaturite dalla decisione della Direzione Nazionale di far svolgere le prossime assemblee in tempi così brevi e, soprattutto dopo un periodo così complesso da cui stiamo appena uscendo. Ho sempre evidenziato ed apprezzato come, a differenza di altre grandi associazioni, le nostre elezioni sono state sempre caratterizzate da una discussione preventiva, da una grossa partecipazione degli associati, dalle modalità di voto che la rendono davvero una grande organizzazione. E, invece, questa volta mi sembra che queste peculiarità miranti alla partecipazione e alla democrazia, rischiano di svanire. Il fatto di ridurre così drasticamente i tempi di comunicazione e convocazione delle assemblee; la costatazione che le elezioni si debbano svolgere in mesi con temperature presumibilmente molto elevate; la consapevolezza che la nostra organizzazione è composta in maggioranza da anziani, persone quindi meno avvezze all’utilizzo delle tecnologie e che potrebbero avere serie difficoltà a spostarsi in un periodo post pandemia e molto caldo; il fatto che, dati i tempi stabiliti dalla Direzione, le elezioni è meglio concluderle entro luglio, dato che nel mese di agosto il personale sezionale dovrà usufruire delle ferie. A tal ultimo proposito, è doveroso precisare che in periodo di pandemia i dirigenti e soprattutto i dipendenti delle sezioni non si sono mai fermati, cercando di assicurare, anche a distanza, i servizi agli associati e alle loro famiglie. Dunque mi chiedo: perché questa accelerata? Non sarebbe stato meglio far coincidere le assemblee elettive con quelle autunnali che devono concludersi entro il 30 novembre? A questo interrogativo forse non avrò risposta, ovvero mi verrà detto che in autunno potrebbe verificarsi un nuovo picco. Ecco potrebbe, ma non è certo. E allora in tanta incertezza mi sembra davvero azzardato organizzare le assemblee sezionali in così poco tempo, in mesi così caldi e, soprattutto, prevedendo di spendere molto di più del previsto senza peraltro garantire la piena partecipazione e soddisfazione degli associati. A proposito della scarsa partecipazione, a Napoli nel 2015 il numero dei votanti è stato di 561.

Gilfredo Batistini ricordo degli amici

L’11 Gennaio 2020 alle 8 del mattino ci è giunta la triste notizia della scomparsa di un grande amico: Gilfredo Batistini.

Nato nel 1936 era originario di Sassetta, poi si era trasferito a Livorno e qui ha svolto ininterrottamente la sua militanza politica ed aveva messo al centro della vita, il suo impegno come Vicepresidente dell’Unione Italiana Ciechi di Livorno fin dai tempi della presidenza di Ciampolini e quando la Sezione di Livorno aveva sede in corso Mazzini, (era stato insignito come cavaliere del lavoro con riconoscimento del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga il 2 giugno del 1986).

Giovanissimo fu assunto come operaio nelle cave di Sassetta ma durante una giornata di lavoro ebbe un incidente: a causa di un innesco difettoso un’esplosione gli fece perdere la vista.

Nel 1959 si iscrisse all’Unione Italiana Ciechi di Livorno, poi negli anni 60 entrò nell’Istituto dei Ciechi di Firenze, poi presso l’Istituto per Ciechi N. Frediani di via del Mare ad Ardenza per frequentare il corso di centralinista per inserirsi nel mondo del lavoro, senza mai trascurare la vita associativa; ha lavorato presso l’Ufficio del Lavoro e della massima Occupazione dapprima in via del Giglio poi in via Fiume.

Nel 2007 con il rinnovo delle cariche elettive, fu nominato Presidente dell’UIC Livorno, dove ricoprì la carica fino al 2010; in quegli anni di presidenza e in quelli antecedenti, diedero vita in collaborazione con la Presidente Anna Maria Campochiari che poi divenne Presidente Onoraria, ad alcuni rilevanti Progetti come ad esempio il Corso di Lettura e Scrittura Braille, Inserimento di un Ausilio con sintesi vocale nelle banche per l’uso dei Bancomat affinché i non vedenti potessero accedervi in autonomia (per primo venne installato al Monte dei Paschi), cene al Buio alle quali parteciparono le alte cariche locali (queste ultime in un primo momento suscitarono delle perplessità ma invece ancora oggi sono fondamentale strumento che permette alle persone normodotate di comprendere meglio e fino in fondo la vita quotidiana dei non vedenti destando interesse e avvicinando la solidarietà nei confronti dei ciechi).

Gilfredo era sposato con Lidia, una persona splendida e meravigliosa dalla quale ha avuto due figli; Lidia lo accompagnava ovunque: alle riunioni di Lavoro, negli uffici, alla Sezione Territoriale UIC, alle Assemblee, rendendogli la vita meno faticosa e difficile.

Oggi purtroppo Gilfredo non è più tra noi, ha lasciato un grande vuoto, ci mancheranno tanto il suo impegno e la tenace volontà con cui ha affrontato la vita e la sua costante presenza nella Associazione.

Livorno, giovedì 23 Gennaio 2020

Con affetto

Gli amici

Anna Masoni – Manuele Marcangeli – Luigi Vanni – Italo Sacchetto – Paola De Paoli – Davide Burchi – Italo Sacchetto – Anna Centenaro – Elena Galgano – Paola Catarsi

Il libro scolastico digitale: lo stato dell’arte, di Pietro Piscitelli

A 10 anni dalla firma del Protocollo d’intesa con L’Associazione Italiana degli Editori

L’uso del personal computer tra i giovani minorati della vista – anche grazie alle nuove e più prestazionali periferiche speciali – è cresciuto in maniera esponenziale.

La Biblioteca “Regina Margherita” si è trovata a fronteggiare una richiesta sempre crescente di testi di studio in versione digitale per affiancare o sostituire il testo cartaceo.

Per rispondere a questa richiesta la Biblioteca “Regina Margherita” ha istituito il “servizio nazionale del libro informatico” che provvede, secondo la richiesta dello studente, alla distribuzione di testi in formato PDF, DOC per non vedenti e DOC per ipovedenti.

  • Il formato PDF è esattamente quello fornito dall’Editore
  • Il formato DOC per non vedenti è un file convertito dal PDF dell’Editore in DOC e adattato alla lettura con il sintetizzatore vocale o con il display braille
  • Il formato DOC per ipovedenti è un file convertito dal PDF dell’Editore in DOC e adattato alla lettura con il personal computer e con il software ingrandente; senza immagini ma conservando, il colore e, quando possibile, la struttura delle tabelle e dei grafici.

Il primo aspetto che si intende evidenziare è quello della risposta degli Editori alla richiesta di file provenienti dalla Biblioteca desumibile dalla seguente tabella.

Tabella 1 – Richieste avanzate ai principali Editori e loro risposte

Gruppo EditorialeFile richiestiFile ricevuti% fornituraTempo minimoTempo massimi
De Agostini12912798,45%136
Eli595898,31%1143
Giunti3434100,00%157
Il Capitello3232100,00%128
La Scuola1079798,65%1223
Loescher878395,40%1141
Mondadori Education14914295,30%196
Pearson18718397,86%190
Principato292793,10%1111
Raffaello161593,75%123
Rizzoli1039693,20%184
Esselibri Simone151493,33%998
Wolters Kluivert262492,31%164
Zanichelli16916798,82%137
TOTALI1.1411.09996,31%1223

L’attenzione è subito attratta da tre dati generali.

a) la lusinghiera risposta dei grandi gruppi Editoriali che ormai soddisfano oltre il 96% delle richieste;

b) i tempi di risposta non sempre pienamente soddisfacenti;

c) 42 libri non sono disponibili e non possono essere forniti in versione digitale.

Più complessa è la situazione con i piccoli Editori con i quali si fa molta più fatica e da cui, a volte, riceviamo risposte parziali e tardive.

C’è anche un piccolo gruppo di Editori che continuano a rifiutarsi di concedere i file che vengono richiesti (circa 80 testi ogni anno).

È opportuno sottolineare come il rapporto con L’Associazione Italiana degli Editori vada sempre più migliorando, e che sono allo studio o in fase di avanzata realizzazione anche alcune importanti iniziative comuni per migliorare la qualità e la gamma dei servizi offerti.

Un altro aspetto riguarda le “preferenze” degli studenti in relazione all’ordine di scuola frequentato, che si evince dalla tabella seguente nella quale vengono illustrate tutte le richieste di libri di testo nelle diverse versioni (sia cartaceo che digitale) pervenute alla Biblioteca:

Tabella 2 – Richieste di trascrizione pervenute alla Biblioteca “Regina Margherita

ScuolaTesto cartaceoTesto digitaleTotale Alunni che hanno  fruito di libri    
alunniPercentualeAlunnipercentuale
Primaria32781,95%7218,05%399
Secondaria I° grado6516,13%33883,87%403
Secondaria II° grado468,14%51991,86%565
 438 986 1.367

È di tutta evidenza che nella scuola secondaria il testo digitale è il prevalente strumento di studio tra gli alunni minorati della vista.

Si ritiene utile segnalare anche un complementare vantaggio della scelta di studiare su testi digitali, dato che emerge dalla tabella seguente

Tabella 3 – Tipologia dei testi distribuiti

CartaceoDigitale
Totale alunniTotale  testiMedia testi per alunnoTotale alunniTotale testiMedia testi per alunno
4382.2315,09%98610.05710,12%

Ne discende che per gli alunni che scelgono il testo digitale è disponibile un’offerta formativa doppia rispetto a quanti scelgono la versione cartacea.

Certo l’accessibilità e l’autonoma fruibilità dei testi digitali – specialmente per alcune tipologie – non è ancora sufficiente. Per tutti i testi manca un adeguato accesso alla componente iconografica, per i testi scientifici anche un semplice accesso alla simbologia specifica; problemi questi su cui si sta lavorando ma su cui è necessario fare rete per unificare gli sforzi, i tentativi e le sperimentazioni che da molte parti si stanno compiendo.

Occorre intervenire anche nel processo di creazione del prodotto/libro per introdurre specifici accorgimenti che poi consentano un più semplice adattamento del file alle esigenze del non vedente, e questo è un argomento delicato che richiede un percorso complesso e l’investimento di importanti risorse finanziarie.

Sarà anche necessario stimolare la ricerca per nuovi applicativi che consentano il riconoscimento e l’acquisizione di tutte le simbologie presenti in un testo, anche di quelle altamente specifiche come quelle del greco antico, dell’arabo, ecc.

Tuttavia si può affermare che il percorso compiuto e le conquiste ormai acquisite che ci sono alle spalle, non sono marginali e, seppure con difficoltà, consentono agli studenti minorati della vista di tenere il passo con i loro coetanei. Ne sono piena dimostrazione i risultati di un sondaggio recentemente realizzato dalla Biblioteca “Regina Margherita” in modalità “anonima” su uno statisticamente significativo campione di utenti (ha risposto il 34,58% dei fruitori del servizio) che si riporta nella tabella seguente

Tabella 4 – Risultati del questionario (sintesi)

DomandaRisposte%
Il Questionario è compilato da: Genitore Scuola Utente Altro 222 48 55 16 341su 341 65,10% 14,08% 16,13% 4,69 —
Utente: Ipovedente Cieco234 107 341su 341 68,62% 31,38% —
Scuola frequentata: Primaria Secondaria I grado Secondaria II grado Università/Libero prof.21 114 168 38 341su 341 6,16% 33,43% 49,27% 11,14% —
Tipo di ausilio informatico utilizzato: (Risposta multipla) Sintesi vocale Barra Braille Software ingrandente Altr0 su 443 37,43% 20,77% 27,54% 14,22%
I file forniti le risultano di semplice utilizzo? Sì No Abbastanza Non molto Altro Non risponde   Positivi (si + abbastanza) Negativi (No + Non molto)244 4 72 13 2 6 335 316 17su 335 72,84% 1,19% 21,49% 3,88% 0,60% 1,79% — 94,33% 5,07%
I tempi di fornitura dei file sono risultati adeguati alle sue esigenze? Sì No Abbastanza Non molto Altro Non risponde   Positivi (si + abbastanza) Negativi (No + Non molto)154 26 129 20 4 8 333 283 46Su 333   46,25% 7,81% 38,74% 6,01% 1,20% 2,40% — 84,98% 13,81%
Ritiene adeguata la qualità delle opere realizzate? Sì No Abbastanza Non molto Altro non risponde   Positivi (si + abbastanza) Negativi (No + Non molto)258 3 63 5 1 11 330 321 8su 330 78,18% 0,91% 19,09% 1,52% 0,39% 3,33%   97,27% 2,42%

È un buon risultato che però non deve illudere: la strada per la piena autonomia nello studio e nel lavoro attraverso il computer è ancora lunga e irta di difficoltà. Per sintetizzarla con una sola frase si può dire che “qualcosa è stato fatto ma … molto c’è ancora da fare”.

Ripartire insieme alle Istituzioni, di Antonio Quatraro

Autore: Antonio Quatraro

Dopo la comunicazione della presidenza del consiglio del 27 marzo, che invitava le Regioni a raccordarsi con FAND e FISH, e sulla scorta della nostra campagna di raccolta fondi per migliorare la protezione dei volontari (circa 8 mila euro), ci siamo attivati per costruire un percorso condiviso con Regione Toscana, Protezione civile e con il coordinamento del volontariato toscano, di cui fanno parte Crocerossa, ANPAS, Misericordia e protezione civile.

Le tematiche sono: mobilità, protezione e prevenzione con particolare riferimento alle persone con disabilità visiva ((quindi mascherine ad alta sicurezza), tutela del diritto alla pedonalità sul suolo pubblico, ecc. Come suggerisce la citata comunicazione della presidenza del consiglio, il tavolo si avvarrà anche del contributo di FAND e FISH.

Di seguito il primo comunicato stampa, che si colloca in una tradizione di collaborazione fra UICI, FAND e regione Toscana.

https://www.toscana-notizie.it/web/toscana-notizie/-/disabilit%C3%A0-e-covid-regione-insieme-a-unione-italiana-ciechi-per-valorizzare-le-differenti-abilit%C3%A0

“Scuola: cosa abbiamo fatto, stiamo facendo, possiamo fare”: discutiamone!, di Silvana Piscopo

Autore: Silvana Piscopo

Oggi, mentre passeggiavo con il mio cane guida,(la dolcissima candy), ho incontrato Linda P, mia ex alunna, poi docente di matematica e, successivamente, insegnante di sostegno presso uno dei più noti licei polifunzionali di Napoli; con lei ci eravamo ritrovate, dopo parecchi anni, nell’occasione della stesura del piano educativo individualizzato di 2 allievi ciechi assoluti, seguiti, come tanti altri, dal centro di consulenza tiflodidattico di Napoli ed io svolgevo una funzione di raccordo con la sezione.

Più volte ci siamo trovate su posizioni differenti circa le strategie più efficaci da adottare per  sviluppare capacità di organizzazione degli apprendimenti e incremento delle relazioni con i compagni sia in classe, che oltre la classe.

Abbiamo ripercorso, con ironia,le tappe accidentate, ma con soddisfazione per i risultati conseguiti dai due allievi, attualmente universitari; nel salutarci, la prof. Linda P. nel salutarci, ha ringraziato l’intera sezione di napoli, attraverso di me, perché, invece di adottare una, ormai diffusa pratica fondata sul pregiudizio contro la scuola che non funziona, che discrimina ed abbandona, ha offerto collaborazione con pazienza, costanza e competenza.   

Queste parole mi hanno prodotto un gran sollievo in un  tempo così pesante e carico di confusione, incertezze nelle scelte da fare, nelle attività da offrire a bambini e adolescenti, nelle opzioni di percorsi da indicare a tanti docenti che ci contattano, nel dare risposte a genitori in difficoltà nel seguire figli che non potevano essere, tecnologicamente attrezzati e psicologicamente così solidi per affrontare limiti e specificità del fare scuola a distanza.

E, tuttavia, ho realizzato che la prof. Linda P. ha ragione:

la pazienza nell’ascolto delle ragioni dell’altro, la costanza nel perseguire obiettivi semplici, ma significativi, la competenza nell’indicare percorsi in grado di potenziare capacità individuali e favorire relazioni affettive e di reciprocità tra coetanei, ci hanno consentito di essere punti di riferimento sia come sezione territoriale sia come persone individuali.

Sia come supporto specialistico per quanto riguarda le consulenze tiflodidattiche fornite dall’apposito centro di Napoli. Abbiamo lavorato con continuità dalla metà di marzoin stretta collaborazione tra sezione e centro tiflodidattico e, dopo aver analizzato i bisogni dei ragazzi e bambini attraverso contatti telefonici e risposte a domande semplici, ma mirate, abbiamo orientato insegnanti e genitori, abbiamo coinvolto i responsabili della commissione tecnologie, il gruppo di esperti organizzato presso il Cavazza e tutti hanno contribuito alla soluzione di problemi di gestione delle piattaforme, di carenza di ausili adeguati a poter seguire le lezioni a distanza, a rimodulare programmazione didattica personalizzata.

Allo stato attuale, ormai vicino alla conclusione dell’anno scolastico, ci stiamo preparando ad essere vicini a famiglie e ragazzi su due versanti: quello della proposta di attività ludiche-relazionali e di promozione di abilità in materia di autonomia e mobilità, quello di preparazione ad affrontare la ripresa della scuola che, auspichiamo, si svolga in presenza, ma che, comunque dobbiamo affrontare mettendo i nostri giovani e bambini in condizione di poter gestire al meglio tutto ciò che le tecnologie assistive permettono di realizzare per la crescita dell’indipendenza.

C’è molto cammino da fare, risorse umane e materiali da impegnare, ma anche molto tessuto da ricostruire tra famiglie, docenti, personale scolastico specializzato e non: per quella che è stata la mia esperienza di docente e, poi, di dirigente scolastica non vedente e per questa esperienza che sto conducendo da 5 anni nell’impegno associativo, posso testimoniare che alimentando le conflittualità ad ogni passo di strada tra famiglia e scuola,procedere per generalizzazioni con sfiducia e continue accuse di discriminazioni,si rischia di allontanarci dai traguardi che ci prefigiamo, perché apparire come i perseguitati, non ci rende giustizia e non corrisponde, almeno credo, al grado di integrazione sociale di cui  siamo protagonisti.

Ci serve valorizzare le buone prassi che, nonostante tutto, sono tante e, se utilmente aggregate, possono costituire fonte di merito per chi le attiva e spinta propulsiva per chi le apprende. E, allora? Mettiamocela tutta per costruire ponti ed evitare i muri che separano!

Silvana Piscopo, componente della commissione istruzione nazionale, responsabile istruzione   sezione territoriale di Napoli.

Tv di oggi e problemi di ieri, Ma non troppo

Autore: Vincenzo La Francesca

(n.d.r.) Anche in questo modo ricordiamo il nostro caro amico Vincenzo che ci ha lasciati molto prematuramente. Ho trovato tra le mie cose un suo articolo che non avevo ancora pubblicato e mi accingo a farlo con tanto piacere, perché sono certo che, come lo sto ricordando io, lo ricorderete anche voi, almeno per chi lo conosceva.

Nunziante Esposito.

***

La tv negli ultimi decenni ha subito una vera e propria evoluzione del suo consueto modo di essere intesa

Qualcuno aggancia i suoi ricordi ad uno scatolone disposto in varie stanze della casa, magari a colori, generalmente corredato di un telecomando, sempre oggetto di diatribe circa il suo posizionamento.

Qualcun altro, facendo un ulteriore passo indietro, ricorda scatole ancor più ingombranti, con qualche tasto o rotella che erano necessari al funzionamento, rigorosamente lontani dal proprio divano, per cui alzarsi era fondamentale per padroneggiarli.

Vi era un certo numero di canali, dichiarati in alcuni casi 99, che trasmettevano contenuti di vario ordine e grado, per i quali erano obbligatorie forme di equilibrio spaziale, umano e temporale, nel tentativo di non perdersi nulla.

I più fortunati possedevano un videoregistratore, quando proprio non si poteva fare a meno di conciliare i propri orari con quelli della trasmissione preferita. Altri dovevano scegliere: partita o cena, moglie o film.

Prima il digitale terrestre, poi internet e il satellite, a seconda dell’ordine che ciascuno vuole scegliere, hanno cambiato progressivamente e radicalmente il nostro modo di rapportarci con la tv.

È andato via prima di tutto lo scatolone, ora sempre più sostituito da un quadro da parete, e ai 99 canali dichiarati e mai trovati se ne sono sostituiti centinaia, da ricevere via digitale terrestre, magari 2.0, via satellite o via internet.

La trasmissione?

La si può scegliere in diretta, un’ora dopo, il giorno dopo o, a richiesta, per gli anglofoni on demand.

Come se ciò non bastasse, la larga banda di internet ha portato la televisione su qualunque dispositivo, non necessariamente più tv, intanto divenuta smart e slim, ma anche smartphone, tablet, per non perdere neanche un passaggio della squadra del cuore, magari seduto comodamente a letto, o mentre ci si trova in contemplazione dei propri arredi in ceramica, alla stregua di Carlo, famoso chef stellato.

Le emittenti, pubbliche e private, si sono adeguate al corso dei tempi. Un po’, facendo finta, hanno battagliato tra loro, un po’ si sono scannati per accaparrarsi clienti; resta il fatto che hanno provato a stare realmente al passo con l’innovazione, ed hanno iniziato ad offrire secondo le loro strategie e le loro risorse servizi sempre più su misura.

Quali vantaggi concreti per chi ogni giorno fa i conti con la minorazione visiva?

Per rispondere a questa domanda, analizziamo cosa offre il mercato, necessariamente costretti a fare nomi. Ci limiteremo ai grandi colossi, senza che nessuno dei broadcaster minori ce ne voglia, ma fiduciosi che se ciò che scriviamo è inesatto, potremo essere sicuramente corretti.

Distinguiamo due momenti nell’ambito dell’attività televisiva: la diretta e quello che viene chiamando on demand, cioè trasmissione a richiesta.

Sulla diretta tra la nostra Rai, emittente pubblica, Mediaset, nella sua versione in chiaro o a pagamento, e Sky le novità essenzialmente riguardano la qualità audio e video. Dopo l’alta definizione, hd, è arrivato il 4k, che promette una visione tale da permettere di distinguere anche i fili d’erba di un terreno da gioco, ammesso che il proprio televisore sia predisposto.

C’è stato un periodo in verità in cui la tecnologia tridimensionale sembrava volersi imporre, ma al momento sembra che essa sia stata confinata nelle sale del grande schermo, probabilmente visti anche i costi maggiori necessari alla produzione e alla visione.

Ma mentre il 3d è irrilevante per chi non può fruirne, altri esperimenti polisensoriali hanno visto la luce e poi le tenebre, come ad esempio il cinema a 4 o 5 dimensioni, ove le scene dell’audiovisivo erano accompagnati con spostamenti della poltrona o con immissione nell’aria di odori attinenti la scena o addirittura di sostanze come l’acqua, per enfatizzare gli schizzi dell’andare in canoa.

Ritornando sulla trasmissione in diretta, ci sono notizie positive. È finita l’epoca dei dispositivi usb da collegare al computer per avere un software che ci leggesse la guida dei programmi o che ci informasse sul nome del canale selezionato e il contenuto trasmesso al momento.

Potrebbe essere finita anche l’epoca della tv dedicata alle specifiche disabilità, da gustarsi da soli tra la folla, magari con comandi vocali ed altri computer che fungono da tramite.

Le nuove smart scatole, che è meglio chiamare smartbox o smart-tv, che oltre a fare la tv fanno altre cose, consentono facilitazioni anche per alcuni tipi di disabilità. In questo la guida vocale, o comunque la si voglia chiamare, finalmente consente la gestione in autonomia del menu, dei canali, della guida tv e tutte le funzioni principali.

Questi nuovi quadri da parete permettono anche di scaricare applicazioni di ogni ordine e grado. Per queste ultime in verità l’accessibilità è ancora molto da discutere, ma sinceramente un gran passo avanti è stato compiuto.

Problemi si incontrano, sempre rimanendo in diretta, quando si vuol usare un decoder, ad esempio quello di Sky. L’accessibilità, almeno su quelli tradizionali, non esiste, e si torna al vecchio sistema dell’uso senza alcun tipo di riscontro.

È pur vero che le app sugli smartphone ora consentono di conoscere la guida programmi in tempo reale, e di poter quindi scegliere diciamo così alla cieca solo il numero del canale.

Molte le funzioni interessanti del decoder Sky, alcune delle quali in qualche modo si gestiscono, ma non quelle avanzate.

Così si riesce a mettere in pausa e riprendere un programma, riavviare un film dall’inizio, cambiare la lingua audio del programma, esempio utilizzando le audio descrizioni. Poi… ci fermiamo qui.

E molto spesso ci fermiamo proprio all’accensione, quando premiamo il tasto dedicato e… come Michelangelo tocca chiederci: “Perché non parli?”, possibilmente evitando poi di usare il martello nel tentativo di emulare l’artista. Per fortuna è ancora valido il meccanismo di togliere selvaggiamente corrente all’arnese e far ripartire dall’inizio il tutto: per ora funziona!

Di contro dall’app possiamo far partire la registrazione di una trasmissione, ma se non c’è un occhio che dal decoder la mandi in play, resterà smarrita dei meandri del disco.

La Rai ha realizzato app per smartphone e tablet di ogni ordine e grado, e i risultati sono tutto sommato soddisfacenti, almeno per ciò che concerne tablet e smartphone.

Ogni tanto nelle varie release dell’app l’accessibilità si perde per strada, ma tutto sommato la gestione dei canali in diretta è ora possibile sul tv smart vocalizzato, e tutte le altre funzioni tramite smartphone, tablet o apple tv, con risultati interessanti.

Per quanto riguarda Mediaset, solo diretta sulla tv smart. La guida tv la rimediamo dal televisore vocalizzato o da qualche app, ma niente altro. Le app sono praticamente inaccessibili, e nemmeno usabili, a patto che non si intenda impazzire.

Una parola a parte merita la gestione via web, cioè via computer senza app, dei tre gestori analizzati sin qui.

Buona la gestione Sky, sia della diretta che dei programmi a richiesta, anche se la diretta si limita a canali selezionati da loro.

Gestibile anche la Rai, con qualche problema, ma superabile.

Disastrosa Mediaset, in tutte le sue forme.

A titolo di informazione va detto che la gestione via app o via web prevede tutta una serie di restrizioni, come numero di dispositivi registrabili, contemporaneità dei dispositivi stessi ed altro ancora, che sinceramente qui evitiamo di approfondire.

La trasmissione su richiesta necessita di un discorso un attimo approfondito.

Intanto, come abbiamo visto, i principali competitors sono entrati a loro modo nel settore, ma vi sono provider che offrono solo tv a richiesta.

Online tv, mediaset online e netflix sono quelli più in voga al momento, ma altri si stanno affacciando, come Amazon, Youtube, Apple.

Online tv o nowtv è una sezione distaccata di Sky, rivolta a quegli utenti che vogliono avvicinarsi a Sky, ma senza investire troppo danaro. È come dire, se ti piace, pensa cosa ti aspetta se sottoscrivi un abbonamento via satellite!

Premium Online è la stessa prospettiva applicata a Mediaset.

Netflix è un provider internazionale, noto per le sue numerose offerte di serie e per i prezzi contenuti. Ottima l’usabilità e l’accessibilità, su qualunque dispositivo, sia come app che come web.

Interessante la pennetta di Amazon, che si collega alla propria tv, purché sia presente una porta hdmi, e l’accessibilità è garantita da un suo screen reader integrato.

Le app di Apple e Youtube sono gestibili, ma non è ancora chiaro quali contenuti intendano veicolare.

Netflix si utilizza ottimamente anche su appletv, per la quale la Rai ha risposto presente e in maniera soddisfacente, mentre gli altri nicchiano.

Praticamente nessuna utilizzabilità per Mediaset, ancora una volta, e per tvnow. Si riescono a fare poche cose, ma con tanto artificio che alla fine non vale la pena.

Per quei contenuti che si potrebbero gestire da app o pc, ma non da tv, una piccola accortezza consente di sopperire alla mancanza trasferendo il segnale dal proprio dispositivo fisso o mobile alla smart-tv, tramite apposite pennette o protocolli già incorporati nella tv connessa alla propria rete, sebbene alcuni provider impediscano per ragioni di diritti di autore e di chissà cos’altro questo tipo di mirroring, cioè riproduzione su audio e schermo secondario.

Anche Tim offre una sua tv, con qualche canale in diretta e il resto a richiesta. L’app si usa decentemente, ma solo perché spesso la regalano con l’abbonamento della rete fissa. Se dovessi sottoscrivere l’abbonamento a parte, non lo farei magari, perché non è poi tanto utilizzabile.

Meglio va se andiamo sul web da computer, dove ci si destreggia benino, non senza difficoltà.

Nel panorama appena descritto si è appena affacciato il nuovo decoder di Sky, detto Sky-q. Esso è una sintesi di ciò che il provider, cioè il fornitore del servizio, intende essere utile per i suoi utenti, frutto del dialogo con gli stessi.

Il nuovo dispositivo concilia la fruizione di contenuti in diretta e a richiesta, oltre a tutti i servizi pensabili e non per una tv.

Le funzioni in sintesi sono sempre le stesse, ma ampliate a tutta casa e a dispositivi di ogni ordine e grado. E siccome si amplia la tecnologia, anche i costi si adeguano.

Al momento nel nuovo decoder non è prevista accessibilità, ma le prospettive, a riferire le notizie di Sky, sono buone, a cominciare da un comando vocale: che cosa farà e se farà lo scopriremo in estate.

Qualche vantaggio in termini di uso c’è, perché l’app dal dispositivo mobile consente di gestire più cose, anche riportandole poi sul decoder, dove sempre alla cieca si può fare qualcosina in più.

È comoda la funzione che, premendo un tasto, finalmente fa suonare il telecomando, non più oggetto degli improperi quando lo si perde.

Ma a fronte di un contributo d’attivazione molto alto e di un canone mensile non trascurabile, secondo me al momento non vi sono vantaggi tali da giustificare una spesa importante come questa.

In definitiva, quindi, di strada se ne è fatta, e mettendo assieme un pezzo dagli smartphone, un pezzo dalla tv e uno dal computer, si fanno parecchie cose in autonomia, senza per forza distaccarsi da un contesto casalingo.

Ma quando si potrà fare tutto da una sola parte, e magari assieme agli altri, saremo tutti più contenti.

Nel frattempo continuiamo a sperare che il tempo, meteorologicamente parlando, non sia troppo avverso, altrimenti la diretta via digitale terrestre, anche se 2.0, e via parabola, potrebbe essere compromessa, con ricezione a singhiozzo o totalmente assente.

Vincenzo La Francesca

Tour virtuali e accessibilità. Un binomio impossibile?, di Luca Ciaffoni

Autore: Luca Ciaffoni

In tempi di Coronavirus le nuove tecnologie sono diventate prepotentemente parte integrante delle nostre vite, per lavoro e svago: smart working, lezioni on line, cloud computing, nonni e genitori che si ingegnano per fare videochiamate con nipoti e figli lontani, corsi on line di qualunque tipo, fitness, cucina e chi più ne ha più ne metta.

Non poteva mancare, per fortuna, in un Paese che vanta il 60% del patrimonio culturale mondiale, anche la possibilità di accedere virtualmente ai luoghi della nostra cultura e della nostra storia: i musei, almeno i più importanti che, purtroppo, come tante altre realtà sono, in questi giorni, chiusi al pubblico e quando riapriranno dovranno farlo con tutte le accortezze previste per i luoghi pubblici (igienizzazione, distanziamento, etc.), con tutte le difficoltà che questo comporta.

Ben venga quindi la possibilità di fare un giro virtuale al museo e ammirare i capolavori del nostro Rinascimento stando comodamente seduti sul proprio divano, visitare una mostra sull’archeologia e muoversi tra le sale dell’esposizione trascinando e cliccando col proprio mouse.

Al tradizionale sito web, con le schede e le foto delle opere si affianca, o sostituisce, la più eccitante ed immersiva visita virtuale in 3D a 360 gradi. Il colpo d’occhio abbraccia un corridoio o una sala con le opere esposte, proprio come se fossimo lì, possiamo girare lo sguardo verso un’opera, avvicinarci e leggere la didascalia, cliccando sul pallino che compare subito sotto. Straordinario.

Sono un informatico, ma lavoro da molti anni con persone disabili, in particolare ciechi e ipovedenti, cercando ogni giorno un modo per rendere accessibile e fruibile anche a loro quanto è disponibile per noi comuni “normodotati” e ogni volta che vedo un’applicazione delle nuove tecnologie, un sito, un’app per dispositivi mobili, un nuovo elettrodomestico, mi viene automatico chiedermi: “come fa un cieco ad utilizzarlo?”, “come può un daltonico vedere quel pulsante?”, etc. e ovviamente questa curiosità mi ha portato a fare un giro “bendato” anche in alcune di queste “sale virtuali”.

Accessibilità

Possiamo dire, semplificando, che realizzare un sistema accessibile vuol dire creare qualcosa che l’utente possa utilizzare indipendentemente dalla sua dotazione tecnologica e dalle sue abilità sensoriali. Un’informazione dev’essere veicolata in modo che possa essere percepita tramite più di un senso e l’attivazione di una funzione non dev’essere limitata ad un solo dispositivo di input.

Al giorno d’oggi, i linguaggi più diffusi, per la realizzazione di prodotti web, mobile, etc. dispongono di strumenti che consentono agli sviluppatori di prevedere il supporto per le tecnologie assistive utilizzate da persone disabili. Quando creiamo qualcosa, dobbiamo ricordarci che tra i destinatari del nostro prodotto vanno incluse anche queste persone e per fare ciò bisogna documentarsi e utilizzare gli accorgimenti suggeriti da linee guida ormai internazionalmente riconosciute.

Tornando al nostro tour virtuale, e semplificando un po’ le cose, facciamo un giro accompagnati da un cieco.

Sono due gli aspetti, a mio avviso, da tenere in considerazione per quanto concerne l’accessibilità:

1. L’accessibilità dell’interfaccia

2. L’accessibilità dei contenuti e dell’esperienza in generale.

Partiamo dal primo punto, ovvero dalla possibilità di utilizzare il sistema per poter fruire dei contenuti. 

Testi alternativi

Il cieco usa il computer, il tablet o il telefonino grazie ad uno screen reader, ovvero un programma con il quale esplora gli oggetti visibili a schermo, come farebbe se entrando in una stanza dovesse farsi un’idea di quello che c’è dentro, uno ad uno toccherebbe sedie, tavoli, maniglie e quant’altro sia presente all’interno dell’ambiente. Un’esplorazione sequenziale quindi, manca la visione d’insieme. Il programma salta da un elemento all’altro e, per ciascuno, informa l’utilizzatore sul tipo di controllo su cui si trova il focus in quel momento (pulsante, campo di testo, link, etc.) e sulla funzionalità che questo svolge se si tratta di un’azione, o sul un dettaglio dell’elemento se si tratta di altro, ad esempio un’immagine.

Qui entrano in gioco varie questioni. Cercando, ribadisco, di semplificare quanto più possibile e limitandoci solo alla nostra visita, scopriamo che gran parte dei pulsanti non hanno un’etichetta alternativa che lo screen reader può leggere al cieco, visto che quest’ultimo non vede la freccina per voltarsi a destra o la lente di ingrandimento per “zoommare”.

Questa etichetta, quando c’è, può non essere visibile a schermo, ma serve a questo software per informare il non vedente delle funzioni di ciascun pulsante. Se l’etichetta manca e l’oggetto non è riconosciuto correttamente, è come se il nostro cieco si muovesse nella stanza dell’esempio sopra per capire cosa ha intorno ma, ciascun oggetto (sedie, tavoli, etc.) fosse imballato in un involucro di plexiglass. So che c’è qualcosa, forse fa qualcosa, ma non so cos’è e cosa fa.

Spesso infatti gli oggetti a schermo non sono riconosciuti dallo screen reader per quello che graficamente sono e quindi potenzialmente fanno, ad esempio un pulsante può non essere visto come tale e questa informazione non viene fornita al non vedente che quindi non saprà mai che tramite quell’oggetto può svolgere un’azione. 

Cieco che usa il computer

Altro aspetto è quello dell’input. Spesso questi sistemi prevedono un uso intenso e più o meno esclusivo del mouse: click (es. clicca sul pallino per maggiori informazioni), hover (mantieni la freccia del mouse per qualche tempo su di un elemento perché compaia il popup), trascina per ruotare, zoommare, avvicinarti, etc., ma il cieco non usa il mouse! Non vede il puntatore, non sa dov’è, non sa dove clicca, se clicca e, quindi, semplicemente, non clicca anzi, stacca il mouse dal suo computer o disattiva il touchpad del suo portatile, per evitare di compiere, inavvertitamente, azioni di cui potrebbe pentirsi.

Il nostro tour, forse, non può neanche cominciare, visto che non clicchiamo.

In realtà qualcosa, usando la tastiera, si riesce a fare e quando, faticosamente, il focus del nostro screen reader entra “nella sala virtuale” vediamo che premendo le frecce direzionali otteniamo lo stesso effetto del trascinamento del mouse. Ci giriamo, avanziamo, guardiamo verso l’alto, etc…

Il cieco non lo saprà mai. Tutto è silenzio, tutto è uguale.

Qui entra in gioco l’aspetto contenuti ed esperienza. 

Ci saremmo potuti dilungare ulteriormente sul primo punto e introdurre altri elementi, ma un approfondimento ulteriore esula dalle finalità di questo articolo.

Fornire ad un non vedente un’esperienza simile o paragonabile a quella di una persona vedente che si muove all’interno di un ambiente, osservando le varie opere nel loro insieme ed andando nei dettagli di quelle a cui è interessata, comporta inevitabilmente l’utilizzo di suoni: suoni ambientali, passi, rumori di fondo, musiche e, ovviamente, audiodescrizioni delle opere, o quantomeno la possibilità di accedere alle didascalie testuali (opzione che ricade nel primo punto).

Creare quindi un’esperienza di visita virtuale veramente fruibile e arricchente per una persona disabile, non vedente nel caso specifico, richiede un’attenta progettazione, che non sia una mera riproduzione, visiva e non, degli ambienti della struttura, ma qualcosa che permetta di fruire in maniera alternativa, ma proficua, dei contenuti presenti nell’esposizione, probabilmente un investimento che non è limitato a rendere accessibile e fruibile l’applicativo utilizzato per somministrare l’esperienza, ma la produzione di contenuti idonei, accessibili e la loro disposizione negli spazi dell’allestimento virtuale.

Conclusioni

Dobbiamo quindi rinunciare ad offrire quest’esperienza anche alle persone con disabilità? Ovviamente no, ma è evidente che in un contesto del genere, il creare un’esperienza accessibile può avere un impatto molto importante in termini di costi e il risultato potrebbe non essere altrettanto soddisfacente ed efficace. La creazione di sistemi accessibili “paralleli” è sempre vivamente sconsigliata, ma in questo caso, più che in altri, viene naturale chiedersi se non sia da valutare un sistema alternativo, più immediato, accessibile e che consenta a chi ha difficoltà, di fruire appieno delle informazioni messe a disposizione e godere delle opere del nostro straordinario patrimonio culturale. 

Il nostro obiettivo dev’essere sempre la massima integrazione, per cui, se si opta per il tour 3D, occorre che l’applicazione sia utilizzabile con le tecnologie assistive e che, tramite la stessa, si possa accedere a descrizioni testuali, audio e/o video che descrivano le opere in una maniera accessibile e semplificata.

In medio stat virtus insomma. La virtù è nel mezzo dei due estremi, che sono egualmente da evitare.

Luca Ciaffoni

Luca Ciaffoni: Fin dall’inizio della sua carriera lavorativa, Luca Ciaffoni si è interessato allo sviluppo di soluzioni accessibili per non vedenti e ipovedenti. Lavora da molti anni per l’Istituto dei Ciechi “F.Cavazza” di Bologna, centro di eccellenza per quanto concerne la ricerca e la formazione sulla disabilità visiva e sulle tecnologie assistive. Ha collaborato a diversi progetti di interesse per l’accessibilità del web e di applicazioni software per dispositivi mobili, in particolare diverse app tra cui Ariadne GPS e ViaOpta Nav, pensate per facilitare la mobilità di persone non vedenti e ipovedenti che hanno ottenuto riconoscimenti a livello mondiale. E’ tra i fondatori della startup ITCares il cui core business è lo sviluppo di PharoSuite, suite di componenti per produrre app native ed accessibili per piattaforme iOS e Android, per musei e non solo.

Il Braille non è pezzo da museo, di Antonio Quatraro

IRIFOR, Biblioteca di Monza, IAPB, Federazione delle Istituzioni pro Ciechi, centro Helen Keller), ha fatto il punto sul lavoro degli ultimi 5 anni.

Grazie all’impegno dei soci fondatori e di molti dirigenti associativi, il Braille gode di ottima salute. Nella sua attività il Club ha cercato di mettere in pratica i sani principi che fin dalla fondazione della nostra Unione hanno ispirato i nostri padri: farsi conoscere fra il grosso pubblico, rivolgersi ai giovani in formazione, per far conoscere il nostro Braille come uno strumento per la libertà e per l’autonomia, e come una meravigliosa opera d’ingegno, che sa liberare anche chi non ha la vista dai ceppi dell’analfabetismo. Ma soprattutto il camminare insieme, tutti insieme ciascuno con il proprio passo, verso un obiettivo comune, ossia affermare la dignità della persona che non vede e la sua capacità di essere cittadino fra cittadini, se riceve l’aiuto giusto.

Il club ha cercato di inserire le proprie attività non come qualcosa di estraneo ai tempi, o come richiesta di attenzione perché così vuole la nostra Costituzione, ma collegandosi ai principali eventi nazionali, nell’ottica della inclusione sociale. Di qui la scelta di celebrare la giornata del Braille nelle città capitali europee della cultura (Pistoia, Matera), di qui la scelta di presentare il Braille nei luoghi di formazione, coinvolgendo i bambini ed i giovani (scuole, università).

Tutte le iniziative del club poi sono il frutto di un parto “plurigenitoriale”, si può dire? Nel senso che fin dal concepimento delle varie idee, sono state coinvolte tutte le istituzioni che hanno dato vita al club stesso.

Negli ultimi 5 anni infine è aumentato il consenso delle nostre sezioni, e questo non può che incoraggiarci. Ma la strada da fare è ancora lunga, perché ancora troppi sono coloro che vivono il Braille come una iattura, o come un inutile gingillo, retaggio dei tempi passati.

Perché faticare ad imparare il Braille se con la voce sintetica posso leggere di tutto? Perché imparare il Braille se posso leggere con caratteri ingranditi? Proporre il Braille ad un bambino ipovedente grave, per molte famiglie e molti insegnanti è come chiamare il pronto soccorso quando il bimbo ha solo 37 e mezzo di febbre.

La vera difficoltà è quella di comunicare correttamente l’utilità di questo meraviglioso congegno, che ci consente di fuggire dal labirinto, come fece Icaro, e tornare a riveder le stelle.

Come tutte le cose belle, anche il Braille è affascinante a prima vista, ma richiede grande fatica per impararlo bene. Ma anche fare musica è così: tutti più o meno sappiamo cantare o suonare qualche strumento, ma pochi lo sanno fare come si conviene.

Provate voi a leggere un prospetto statistico in forma di tabella solo con la voce.

Voi sapreste giocare a carte senza conoscere il Braille? E sapreste trovare il farmaco giusto senza conoscere il Braille? E ancora: scrivere correttamente è ancora un buon biglietto da visita. Se sbaglia un vedente, lo fa perché è distratto, ma se sbaglia un cieco, lo fa perché è un povero cieco. Si scrive 4 anni fà, o 4 anni fa?

E per dire che qualcuno ha un ruolo importante di mediazione, si scrive alla francese trait-d’union, oppure all’inglese “trade union”? La voce dice più o meno la stessa cosa, ma le due espressioni hanno un significato molto diverso.

Vivrà il Braille? Sì, se i nostri giovani, ciechi o ipovedenti gravi, lo impareranno, lo mostreranno senza pudori e lo ameranno.