Centro di Educazione e Riabilitazione Visiva “Enrico Giannelli”, di Massimo Vita

Autore: Massimo Vita

Giorno 9 luglio u.s. presso il Policlinico universitario Santa Maria alle Scotte, è stato inaugurato il Centro di Educazione e Riabilitazione Visiva intitolato al nostro amico dirigente “Enrico Giannelli”. Si tratta di una conquista di non poco conto per varie ragioni.

Il centro è pubblico e vivrà grazie alla collaborazione tra I.Ri.Fo.R. e pubblica amministrazione. Il terzo polo per la riabilitazione visiva dopo quello di Firenze e di Pisa. Una risposta pubblica a un bisogno sempre più impellente.

All’inaugurazione erano presenti: il direttore generale dell’ospedale, quello della ASL e il Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti oltre al Vice Presidente regionale dell’Unione Massimo Diodati, al Presidente regionale della IAPB Italia Giorgio Ricci e tanti dirigenti territoriali con molti soci e cittadini.

Con il taglio del nastro si raggiunge un obiettivo voluto fortemente dalla sezione di Siena e dal Consiglio regionale dell’Unione ma è soprattutto l’inizio di un cammino che dovrà migliorare i servizi a favore dei disabili visivi.

Nel centro sono coinvolti numerosi professionisti e tutti saranno guidati dal professore Gianmarco Tosi e tutti insieme opereranno in sinergia con il territorio perché il centro ha due link importanti sul territorio di Arezzo e Grosseto. Un risultato frutto di un lavoro di squadra vincente e gratificante.

L’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione è coinvolto con i suoi tecnici e mira a strutturare una sinergia con tutti i centri oculistici presenti in Toscana sia sul  piano della cura sia sul piano della prevenzione e senza trascurare la ricerca.

Un grazie sincero all’assessore Saccardi e ai diregenti e collaboratori dell’ospedale e della ASL che hanno permesso questa nuova realtà.

Abbiamo voluto che il centro fosse intitolato a un nostro amico e dirigente della sezione di Siena dell’UICI, Enrico Giannelli perché lui si era speso insieme a noi per questa conquista.

Enrico ha dato tutta la sua intelligenza, la sua coerenza e il suo affetto alla categoria da socio, da dirigente e da uomo di grande cltura e professionalità.

Massimo Vita

Cerisano, l’avvolgente intreccio emotivo di Mozart cinge di passione Palazzo Sersale, di Pierfrancesco Greco

Autore: Pierfrancesco Greco

L’antica residenza ducale del borgo delle Serre ha fatto, ieri sera, da proscenio al “Don Giovanni”, proposto, con la regia di Katia Ricciarelli ed Enzo Dimatteo, in un allestimento accattivante, prodotto, inerentemente al cartellone di “Basilicata Opere in Atto”, dalla Camerata delle Arti, che ha esaltato un’azione teatrale e musicale di livello assoluto, sostenuta dall’Orchestra del Cerisano Opera Festival e dai solisti del progetto Opera Studio 2.0, i quali, diretti dal Maestro Direttore e Concertatore Francesco Zingariello, hanno saputo porre in evidenza la sublime universalità artistica e psicologica di un’Opera senza tempo. Stasera, alle ore 21, la replica.

L’ombra argentea aspersa dalla metà assolata dell’astro lunare già tergeva gli angoli tufacei del maniero e l’eco delle luci del tramonto indugiava ancora a scivolar lungo la volta del crepuscolo, che andava insinuandosi tra i merli sovrastanti la sublime ribalta del Cortile, a cui l’ivi incastonato Pozzo del ducale Palazzo di Cerisano, che vi si avviluppa attorno, fa da diadema, quando le prime note dell’ouverture del “Don Giovanni” di Wolfgang Amadeus Mozart hanno fatto irruzione tra i sensi e i volti della platea, adagiata sul secolare selciato, afferrandone tosto l’attenzione; una fresca notte d’estate ha così assunto nuovi colori, quelli che solo l’animo può vedere, i medesimi che il genio di Mozart sa miscelare, trovando splendida sintesi nella seconda delle tre opere “italiane” più famose scolpite dal prodigio salisburghese sul pentagramma, da egli stupendamente modellato fra i versi vergati dal prestigioso librettista Lorenzo Da Ponte, il quale, oltre che per il “Don Giovanni”, la cui prima rappresentazione ebbe luogo a Praga, nell’ottobre del 1787, pose la sua vis poetica a disposizione di Mozart anche afferentemente alle altre sue due opere connotate dalla nostra lingua madre, quali “Le nozze di Figaro”, terminata nel 1786, e “Così fan tutte”, andata in scena all’inizio del 1790. Una creazione, il “Don Giovanni”, ove l’opera buffa palesa tratti propri dell’opera seria, in un continuo, avvolgente e ricorrente intreccio di vita e morte, riflessione e pulsione, sentimento e lussuria, amore e odio, tenerezza e vendetta, moralità e licenziosità, commedia e dramma, a cui l’ispirazione musicale mozartiana, con il suo stile, i suoi ritmi, i suoi accordi, i suoi vocalizzi, le sue coloriture, dona corpo, forza, energia, in un’apoteosi emotiva veicolante la tensione traente vigore dai contrasti che solcano la vicenda e la psicologia delle figure, straordinariamente narrate da melodie e armonie, tra arie celebri ed espressivi recitativi, da cui si staglia potentemente un abbandono alla bellezza estrema, debordante, anche violenta, destinata, in ultima analisi, a fagocitare, fino alle estreme conseguenze, l’anarchica, smisurata e individualistica sensualità del nobile e dissoluto protagonista, in un finale tragico e, nel contempo, eroico, che si presta a diverse letture, sia valoriali, andanti oltre le evidenti sfumature critiche di stampo “politico” e la mera accezione moralizzatrice dell’opera, con i sentimenti di ribellione che si manifestano sul palcoscenico contro il potente Don Giovanni, empio e prevaricatore, che termina la sua parabola nella punizione inflittagli, relativamente al caso in questione, da un’entità ultraterrena, e tracimanti, con ogni probabilità al di là delle intenzioni dell’accorto librettista e del divino compositore, persino nel campo del libero pensiero, ridestato, all’epoca di Mozart, dalla cultura illuminista, trovante spazio, come si dirà più avanti, nella personalità sincretica di Don Giovanni, sia artistiche, focalizzate sul carattere innovativo dell’opera, che valica i canoni del tempo, risolvendosi in un’osmosi perfetta tra composizione musicale e trama dalle venature drammatiche, in originale congruenza con quelli che saranno gli elementi propri delle rappresentazioni in musica dell’epoca Romantica. Caratteri, questi, che hanno avuto possente riverbero nella serata di ieri sera, che vivrà una replica stasera, alle ore 21, in una sorta di prologo al prossimo Festival delle Serre, “fortemente voluto – ha affermato, in apertura, il Sindaco di Cerisano, Lucio Di Gioia –  dall’amministrazione che mi onoro di guidare, la quale, fin dall’inizio del suo mandato, ha fissato l’obiettivo di rendere lustro alla grande tradizione artistica, musicale e culturale di Cerisano, intraprendendo con coraggio una strada intesa a fare del nostro paese un faro di bellezza nel panorama creativo del mezzogiorno”. Una strada che ieri sera ha portato nel borgo delle Serre un allestimento particolare, ove l’apicale levatura dell’Opera e il carattere semiscenico, adottato per l’occasione, si sono simbioticamente integrati con l’austera atmosfera di Palazzo Sersale; un allestimento accattivante, che, prodotto inerentemente al cartellone di “Basilicata Opere in Atto”, dalla Camerata delle Arti di Matera, con la regia curata da una delle maggiori icone della Lirica italiana e mondiale, qual è Katia Ricciarelli, in collaborazione con Enzo Dimatteo, ha esaltato un’azione teatrale e musicale di livello assoluto, sostenuta dall’Orchestra del Cerisano Opera Festival e dai solisti del progetto Opera Studio 2.0, i quali, diretti dal Maestro Direttore e Concertatore Francesco Zingariello, già lo scorso anno impegnato, contestualmente alla medesima location, nella direzione di una grandiosa rappresentazione di Cavalleria Rusticana, hanno saputo porre in evidenza la sublime universalità artistica e psicologica di un’opera che, in occasione della prima rappresentazione praghese nel 1787, stregò perfino Giacomo Casanova, emblema storico, alla stregua di Don Giovanni, suo alter ego scenico, di quell’epicureismo moderno destinato a entrare nell’immaginario collettivo, artistico, musicale e letterario della contemporaneità, quale filosofia vitalistica votata alla ricerca sistematica e alla pratica radicale del piacere, in un’esistenza altrimenti grigia, monotona, ordinaria. Un’universalità che, ieri sera, gli artisti hanno saputo elargire con quella consonanza di grazia e impeto, severità e ironia, propria dello spirito e dello spartito mozartiano, arrivando a inebriare gli astanti, costantemente attenti nel seguire le peripezie di Don Giovanni, egregiamente interpretato da Eldar Akhmedov, di Leporello a cui ha dato voce e presenza scenica un eccelso e applauditissimo Cesare Filiberto Tenuta, eccezionale, oltre che nel cantare l’agire del personaggio, col suo superbo registro basso, anche nell’evidenziare i suoi tratti di bramosia, impudenza e pusillanimità, temperati da una vena comica e da un’umanità di fondo sconosciuta a Don Giovanni, dell’ambigua Donna Anna, impersonata da Laura Ulloa Hernandez, del temibile Commendatore, espresso da Gianluca Convertino, del debole Don Ottavio, incarnato da Nicola Pisanello, dell’innamorata e tormentata Donna Elvira, proposta da Antonella Orofino, dell’inizialmente ingenua Zerlina, portata sulla scena da Elena Finelli, e del geloso Masetto, rappresentato sul proscenio da Mattia Rossi. In questi personaggi, con i loro chiaroscuri, nelle inclinazioni, tra esse dissimilissime e, comunque, tutte inquiete, ognuno dei presenti, forse, avrà colto uno o più caratteri, anche reconditi, della propria personalità, quella di donne e uomini che vivono le difficoltà e la caducità di questa vita, provando, magari, pietà, o addirittura simpatia, se non proprio empatia, per l’amorale Don Giovanni, impavido e spericolato nell’affermare la propria volontà di sprezzante trasgressione e determinato, fino all’ultimo istante, nel rifiutare il pentimento, che, se da una parte gli avrebbe garantito la salvezza dell’anima, dall’altra avrebbe significato il riconoscimento del fallimento di un’intera esistenza; prospettiva inaccettabile per lui, un cultore estremo della vita, il quale preferisce, perciò, restare saldo nei suoi “principi”, anche nella morsa letale della statua del Commendatore, del Convitato di Pietra, al termine di un confronto senza speranza, ove la personalità di Don Giovanni, irrazionale e, insieme, calcolatrice, trasudante una tensione ottimistica d’impronta illuminista che va a interagire con un titanismo autodistruttivo dal richiamo romantico, in aderenza, del resto, al ciclico andamento ossimorico di tutta l’opera, trova la forza di accettare le fiamme dell’inferno e la dannazione eterna, piuttosto che il tradimento della propria voracità mondana, la quale, se ci riflettiamo, è, nel contempo libertà e schiavitù, della propria pertinace condotta gaudente, di se stesso, insomma. In tal modo, Don Giovanni fa sì che la fatale sconfitta si riveli, invece, una definitiva vittoria su quelle regole, su quella morale, su quelle virtù che egli non aveva mai accettato, calpestandole baldanzosamente, fino all’ultimo respiro. Un respiro a cui ha fatto seguito il fragoroso applauso, con cui il pubblico ha salutato la conclusione della rappresentazione, offerta ieri sera secondo il canovaccio proprio della versione meno aderente allo standard tradizionale dell’opera tragicomica settecentesca, ossia di quella rappresentata, per la prima volta, nel maggio del 1788, sul palcoscenico del Burgtheater di Vienna, con l’opera che trova conclusione nella discesa agli inferi del protagonista e non nella scena successiva, presente, invece, nell’originaria versione praghese, dove trova spazio la sentenza morale emessa dagli attoniti personaggi verso “chi fa mal”, verso i “perfidi”, la cui morte “Alla vita è sempre ugual”: una scena che è “moralizzatrice”, evidenziando il carattere potenzialmente sovversivo (senz’altro troppo sovversivo, alla fine del diciottesimo secolo, per l’uditorio della capitale asburgica) di un’opera in cui un nobile snaturato paga con la vita l’esecrabilità dei suoi abusi, e anche “normalizzatrice”, rispetto al “pericolo” di offrire a quella “Alma ingrata” di Don Giovanni, cantata e amata dalla povera Donna Elvira, la possibilità di vedere, in un certo qual modo, rischiarata la propria grettezza da un’aura epica; una scena ove, comunque, va a palesarsi il senso di vuoto che la dipartita dello scellerato protagonista, lascia, paradossalmente, nell’animo e nell’esistenza degli altri personaggi, accorsi con l’intenzione di vendicarsi, ponendo Don Giovanni di fronte alle sue responsabilità. Nel caso della rappresentazione di ieri, l’omissione dell’originaria ultima scena, ha effettivamente contribuito a tratteggiare in maniera più audace e articolata, e meno etica, la figura di Don Giovanni e la sua filosofia di vita, ben compendiata nel “Vivan le femmine, viva il buon vino! Sostegno e gloria d’umanità”, declamato poco prima dell’arrivo, presso il suo banchetto, del Convitato; un tratteggio apprezzato dal pubblico, il cui applauso, oltre a esternare il giusto tributo verso gli artisti che, insieme alla voce recitante di Maria Grazia Zingariello, hanno splendidamente reso onore al capolavoro mozartiano, recava insita l’ammirazione, di più, una propinquità interiore, prescindente l’ovvio, semplicistico e, diciamolo pure, banale giudizio di valore, all’antieroe carnale, ipocrita, cinico e, tuttavia, capace, di affrontare con fiera dignità la tremenda pena comminatagli da un potere superiore, in espiazione delle sue colpe, dei suoi delitti e, soprattutto, del suo ripudio di ogni forma di rimorso. Già, forse questo ha pervaso i pensieri e le emozioni della platea raccolta nell’antico Palazzo, un tempo dimora dei Signori di Cerisano, un esponente dei quali, secondo alcune fonti ascrivibili, in verità, più alla dimensione leggendaria che alla documentazione storiografica, avrebbe avuto ben poco da invidiare alla natura materialistica, malestrua e degenerata di Don Giovanni; una natura che, secondo tali narrazioni, aveva crudele estrinsecazione nello ius primae noctis, ovvero nel preteso diritto del Duca cerisanese di trascorrere la prima notte di nozze con le donne che si sposavano all’interno del feudo. Una leggenda che, nella percezione dello scrivente, ha reso ancor più intense le sensazioni indotte dal monumentale effluvio musicale e poetico espirato da questo dramma giocoso nel seducente proscenio della dimora signorile di Cerisano, nei pressi di quel Pozzo prima menzionato, a cui è legata la succitata leggenda del dissipato emulo locale di Don Giovanni, in base alla quale una delle novelle spose, scelte Duca per dar sfogo ai suoi più biechi istinti, avrebbe deciso di difendere la propria dignità, di ribellarsi a quella violenza, preferendo togliersi la vita, lasciandosi cadere proprio nel Pozzo posto al centro del Cortile ove i cantanti e gli orchestrali hanno ieri sera deliziato i sensi di tanti cultori della passione lirica. Certo, come detto si tratta solo di una leggenda, ma è affascinante accostare la vicenda di Don Giovanni, delle sue conquiste e delle sue vittime, vogliose di rivalsa, a quella del Duca, delle novelle spose abusate e della fanciulla, ribelle fino alla morte: vicende diverse, nella psicologia, nella natura e nell’agire delle figure, e non certo sovrapponibili, mancando, ad esempio, nel caso del Duca qualsiasi traccia di fierezza eroica e titanica paragonabile a quella ergentesi, pur nella depravazione, in Don Giovanni e che, invece, si riscontra, in foggia lineare e consona a un animo privo di ombre, nella ragazza cerisanese che si erge a sfidare il prepotente feudatario, al fine di salvaguardare la sua purezza, uscendo vincitrice dall’inegual tenzone, seppur nel supremo sacrificio; vicende diverse, accomunate, però, da quell’eterna dicotomia tra virtù e vizio, che nell’Opera, a differenza di quanto riportato dalla leggenda cerisanese, appare sovente nebulosa, perennemente oscillante nella mente e nelle azioni di personaggi difficilmente definibili in maniera manichea. Una dicotomia sovente sfociante nel capitale epilogo, in cui l’empietà e la purezza vanno a collimare, a volte confondendosi in quel pozzo imperscrutabile che è la nostra disarmonica esistenza, da cui solo l’Amore, con le sue somme espressioni di bellezza, arte, musica, poesia, può elevarci, dandoci il respiro per anelare a quella melodiosa perfezione immanente sul cui orizzonte Mozart proiettava il sospiro della sua genialità. Sì, questa è la riflessione sovvenuta quando le luci si sono riaccese; questo il pensiero levatosi sul selciato secolare e distesosi nella mente, insieme alle note, al momento di allontanarsi da quel diadema attorno a cui si avviluppa, a Cerisano, il Palazzo ducale, da quel Pozzo, incastonato ivi, nel Cortile, in quella ribalta sublime sovrastata dai merli, tra cui stanziava del crepuscolo la volta, lungo la quale era ormai scivolato il tramonto e delle sue luci l’eco, che sol prima risuonava sul maniero e sui tufacei angoli tersi dal lunare astro, con la sua assolata metà aspergente argentea l’ombra.

Il mondo dei non vedenti, di Valter Calò

Autore: Valter Calò

Il racconto di Valter Calò sulla partecipazione del Presidente Mario Barbuto alla trasmissione radio “Tra poco in edicola”

Venerdì 5 luglio nella trasmissione “Tra poco in edicola”, di Stefano Mensurati, per 60 minuti è stato ospite il nostro Presidente Mario Barbuto.

La trasmissione è iniziata alle 23:00 con un approfondimento sulla prostituzione e la proposta di aprire le case chiuse, la seconda parte della trasmissione, subito dopo il telegiornale della mezzanotte, riguardava proprio noi, come recita il titolo “Il mondo dei non vedenti”. Purtroppo l’ora per tanti era proibitiva, l’orologio segnava mezzanotte e trenta minuti ed era iniziato sabato 6, per questo motivo pubblico una sintesi e il link del Podcast per chi volesse ascoltarlo o riascoltarlo.

Il programma è condotto da uno dei migliori giornalisti RAI, inizia con una panoramica sulle prime pagine dei quotidiani che la mattina troviamo in edicola, seguono sempre approfondimenti sui fatti più rilevanti, alternando ospiti e telefonate di cittadini o messaggi SMS, dando così la possibilità a tutti di intervenire confrontandosi e portando le loro piccole e grandi problematiche ed opinioni, gli ospiti sono sempre di grande livello. Passata mezzanotte, finito il telegiornale, breve rassegna stampa ed inizia subito la nostra trasmissione: “Il mondo dei non vedenti”. Mensurati presenta il nostro Presidente, definendolo come il “Cicerone” per illustrare la nostra realtà.

La prima domanda rivolta a Barbuto è quante persone disabili visive ci sono in Italia, poi si passa alla mobilità con treni, aerei e altro, chiede se era meglio prima o adesso con l’accessibilità data dal mondo digitale e si fanno considerazioni sull’invecchiamento della popolazione e di conseguenza l’aumento delle persone con problemi agli occhi, conclude chiedendo un parere riguardo il neo costituito Ministero della famiglia e delle disabilità. Barbuto risponde con calma, puntualizzando ogni passaggio e soffermandosi su tematiche importanti come il lavoro e l’isolamento di tante persone con disabilità visiva.

Primo ospite Fuentes, un giornalista Spagnolo che illustra ONCE, la nostra analoga organizzazione del suo paese, basata per il suo sostentamento dalla vendita di biglietti delle lotterie, inizialmente lavoro svolto solo da persone con disabilità visiva, mentre negli ultimi anni sono entrate ad occupare questa mansione lavorativa anche altre persone con diverse disabilità. Barbuto illustra la nostra esperienza con le lotterie, sottolineando le difficoltà incontrate.

Iniziano le telefonate e ci sono proprio io per rompere il ghiaccio e scaldare l’ambiente, la mia è una domanda sui prossimi problemi da risolvere sia a breve che lungo termine. Barbuto elenca a breve termine le problematiche sull’istruzione e formazione e il lavoro e la ricerca di nuove professioni, mentre a lungo termine, la cecità.

Altra telefonata Federico, chiede a che punto è il Caregiver. Barbuto risponde che la legge c’è, ma non è stata finanziata. Mensurati inizia a leggere gli SMS arrivati.

Interviene un altro ospite, Giuliano Frittelli, organizzatore di cene al buio ed altri eventi. In studio si approfondisce questa tematica di sensibilizzazione, Mensurati invita gli ascoltatori a partecipare a questi eventi.

Telefonata di Ernesto da Siena, 80 anni e da quattro cieco per un glaucoma, esprime i suoi problemi di non vedente, difficoltà nel mangiare e la solitudine. Altra telefonata, Roberto di Arezzo che si lamenta che durante le radiocronache di calcio non si capisce nulla perché i radiocronisti continuano a parlare e commentare. Segue Stefano da Trieste, espone il problema della progressione lavorativa e chiede quanti disabili visivi svolgono mansioni dirigenziali, in quanto secondo una sua ricerca non c’è nessuno. Barbuto risponde a tutti, a Stefano sottolinea il fatto che trovare un lavoro momentaneamente è prioritario, mentre per la progressione lavorativa ci vogliono normative più aggiornate.

Entra in trasmissione un altro ospite, Massimo Russo, addestratore di cani per ciechi. Si apre così questa tematica partendo dall’addestramento fino al valore sociale del cane guida. Sempre sul tema, un’altra ospite, Linda Legname, presidente del Centro Regionale “Helen Keller”, Scuola Cani Guida per Ciechi e Polo Nazionale per l’Autonomia di Messina, che racconta la consegna di 4 cani guida tenutasi il giorno stesso a Palermo. Mensurati approfondisce in studio con Barbuto questo tema.

Altra telefonata di un non vedente che presenta altre problematiche: barriere architettoniche, automobili elettriche e altro ancora. Barbuto risponde punto per punto.

Interviene Roberto da Venezia, ma è fuori tema ed argomento, Mensurati con molta diplomazia lo interrompe.

Francesco da Firenze, ha un vecchio PC e molte difficoltà di accesso a tanti programmi.

Altri SMS con domande e situazioni varie. Si arriva così alla conclusione della trasmissione che potete riascoltare integralmente cliccando sul link subito sotto, quando si apre la pagina scendere fino ad “ascolta” e cliccare sopra; come ho già detto la prima parte tratta un altro argomento, so che si può regolare il timer di entrata, ma non so come si fa e allora aspettate circa 50 minuti e potete seguire questa bella trasmissione.

https://www.raiplayradio.it/audio/2019/06/TRA-POCO-IN-EDICOLA-80e3a53d-2533-43f3-8e23-e4db1c719c92.html

Verso il centenario, di Massimo Vita

Pensando al centenario che festeggeremo il prossimo anno, mi tornano in mente tante storie; molte le ho vissute personalmente, altre come spettatore. La prima tessera l’ho ricevuta dalle mani del preside Nicola Castellucci quando frequentavo la scuola media all’Istituto Martuscelli di Napoli nel lontano 1976, ma allora mi diceva poco o nulla. Poi la decisione di trasferirmi dalla mia famiglia in quel di Torino nel 1978 per frequentare l’Istituto magistrale. Qui l’incontro che ha segnato la mia vita associativa e non solo. Mi recai alla sezione di Torino perché avevo bisogno di strumenti per studiare e Tomatis Enzo mi supportò in modo straordinario. Iniziai a frequentare la sezione, il gruppo sportivo e le assemblee e mi interessai ai temi associativi. Mi accorgo che molti temi di oggi esistevano anche allora. Si parlava di come coinvolgere di più i ciechi, di come dialogare con le istituzioni, di come lavorare con le altre associazioni e si discuteva dello Statuto. Poi, appena raggiunta la maggiore età, mi arrivò, da Tomatis la proposta di entrare in Consiglio. Quando espressi le mie perplessità legate alla mia inesperienza, Enzo mi disse: “Sei giovane e imparerai”. Nel 1980 entrai in Consiglio e nella prima seduta mi ritrovai circondato da personaggi che vivevo come degli esempi: Paschetta, Fratta – che era al primo incarico associativo come me – Freccero, Fresia, Salatino e altri amici. Fu una esperienza molto istruttiva ma anche molto impegnativa. Enzo disse a noi novelli consiglieri: “Giovani, ricordate che dovete dare ciò che vi è stato dato”.

Fu per me un messaggio che ancora oggi mi guida e che mi fa agire in modo da servire la causa associativa e non servirmi dell’associazione. Seguendo Enzo partecipai alle numerose manifestazioni di protesta a Roma. Ricordo l’esperienza di Sala Borromini e la visita in delegazione con Schiavone presso la sede della Democrazia Cristiana; la manifestazione che vide fermati alcuni dirigenti dal Commissario Stella davanti a Palazzo Chigi; poi con Tommaso Daniele durante il governo Berlusconi e tanti altri momenti vissuti a Tirrenia. Lasciato Torino nel 1985 e, ritornato nella terra natia in provincia di Salerno, cercai di inserirmi, non senza difficoltà, nella sezione di Salerno. Per molti anni ho vissuto i Congressi dall’esterno dato che non ho trovato posto tra i delegati fino al 2010 a Chianciano. Quel Congresso ha dato il via a un profondo cambiamento dell’Associazione o quantomeno ci ha provato. Ho vissuto da dirigente territoriale il passaggio dalla presidenza Daniele alla presidenza Barbuto e poi il cammino verso il Congresso del 2015. Quel Congresso ci ha dato uno Statuto rinnovato e snellito ma soprattutto è stato il primo congresso con due aspiranti alla Presidenza. Un Congresso di passaggio e come tutti i momenti interlocutori, anche nel nostro Congresso non fu possibile spingere fino in fondo l’acceleratore. La riflessione sullo Statuto, pur profonda, non ha inciso sul modello organizzativo di cui ho già trattato in un precedente articolo. Nel prossimo Congresso dovremo affrontare gli aspetti riguardanti le incompatibilità che, a mio avviso, sono troppo stringenti e mettono in seria difficoltà le strutture territoriali. Dovremo sviluppare meglio la tematica del riassetto territoriale delle nostre strutture favorendo accoppiamenti e riaggregazioni per snellire la macchina organizzativa a favore di un sempre più efficace contatto con le persone e il territorio.

Penso si dovrà rivedere la composizione delle Direzioni Regionali e Nazionale perché, a mio avviso, dovrebbero essere composte da persone indicate dal Presidente Nazionale e non necessariamente prese dal Consiglio Nazionale. Oltre ai temi statutari, dovrebbero essere trattati i temi dell’istruzione e della formazione. In merito al tema della istruzione ci dobbiamo interrogare sul sistema formativo che il nostro paese ha costruito e dobbiamo farlo a partire dagli interrogativi che più volte il Presidente Nazionale ha posto nei suoi interventi. Siamo sicuri che questo sistema sia davvero il meglio che possiamo avere per i nostri ragazzi? Io credo che una riflessione approfondita possa servire anche nel confronto con il governo affinché si costruiscano percorsi più chiari e più rispondenti alle esigenze di una formazione più efficiente e davvero di qualità. La scuola non può accogliere tutti e non a tutti i costi. Quanti nostri ragazzi procedono con percorsi differenziati rispetto ai programmi istituzionali, quanti ragazzi arrivano al diploma non potendolo utilizzare a fini professionali? In merito alla formazione professionale dobbiamo ripensare i percorsi abilitanti calibrandoli alle esigenze del mercato e della disabilità visiva.

Il Congresso del Centenario, ci deve impegnare seriamente per produrre scelte e linee di azione il più concrete possibili e qualitativamente importanti. Se dovessimo commettere errori correremo il rischio di perdere un treno importante e potremmo condannare l’associazione al declino. Per sbagliare il meno possibile ci vogliono questi ingredienti: collegialità, determinazione, costanza e continuità.

Dovremo essere meno burocratici e più squadra, meno formali e più concreti, aprendoci alla modernità per non perdere il treno che porta verso il futuro. Non dobbiamo disperdere la memoria ma da questa dovremo ripartire per aprirci concretamente a tutte quelle risorse umane che esistono nel nostro mondo e che, spesso, tropo spesso sono ai margini o fuori dalla nostra organizzazione.

Concludo questo contributo con un auspicio: Spero che l’associazione si ritrovi intorno a un progetto condiviso e non si arrovelli intorno ai nomi o, peggio, alle poltrone. L’anno del centenario lo vorrei poco celebrativo e molto riflessivo. Con i piedi nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro come diceva il buon Pierangelo Bertoli.

IRIFOR: Soggiorno “Primo Sole” al Centro Olympic Beach Hotel a Tirrenia, di Nunziante Esposito

Di soggiorni in giro per l’Italia, organizzati dalle Sezioni Territoriali,  se ne fanno ormai tanti, talvolta anche in strutture non proprio adatte per i problemi che può avere un cieco assoluto o un ipovedente in una struttura alberghiera al mare. Però, dobbiamo anche dire che tante sono le strutture che, stimolate da disabili visivi,  man mano si stanno adeguando, rendendo accessibile anche a noi questi luoghi per la balneazione, riducendo non poco il disagio che si può avere in posti dove non è stata mai pensata l’accessibilità.

L’Unione se ne occupa da anni ed ha sempre gestito una struttura alberghiera al mare, Le Torri di Tirrenia, che, oltre a servire per convegni e corsi di apprendimento per varie discipline, d’estate è sempre servita alla balneazione dei disabili visivi, mettendo a disposizione una struttura che dichiarare accessibile sarebbe come sminuirla del suo carattere di “ambiente” creato appositamente per eliminare tutte le barriere per i disabili visivi.

Da qualche anno, questa struttura completamente accessibile è stata ceduta dall’Unione, prima in gestione e poi con delle clausole particolari di acquisto, a dei professionisti alberghieri, ma rimane e continua ad avere un carattere di massima accessibilità, con il risultato che i soggiornanti ne hanno guadagnato in qualità in vitto, alloggio e professionalità del personale che ci lavora.

In passato, sono stati programmati soggiorni per gli anziani dall’Unione che, per anni, sono stati programmati e coordinati dal Dott. Cesare Barca, una persona che ha sempre messo al centro dell’attenzione tutti gli anziani disabili visivi soggiornanti, nelle varie attività ludico ricreative che sono sempre state svolte  a questi soggiorni.

Ancora adesso, l’Unione mantiene viva l’attenzione a questi momenti per gli anziani disabili visivi, non solo contribuendo ad organizzare questi soggiorni come “Primo Sole” e come “Sole di Settembre”, ma incaricandone della gestione da circa 6 anni l’IRIFOR che, contribuendo anche economicamente alla realizzazione del progetto, rende ancora più importanti queste attività per la categoria.

Sembra ieri, ma sono tanti invece gli anni passati da quando Cesare Barca mi chiese di dare una mano agli anziani ciechi frequentanti questo tipo di soggiorno e, come dice sempre lui, “Per far perdere loro la paura di usare le nuove tecnologie ed affrontare con più serenità il computer”.

Dall’esperienza fatta a tutti i soggiorni cui ho partecipato, programmando e realizzando per i soggiornanti anziani un poco di autonomia personale con le nuove tecnologie, mi sento molto fortunato ad aver avuto questa enorme esperienza di vita, non solo per aver dato veramente una mano a tante persone a vivere meglio la loro disabilità usando le nuove tecnologie, ma anche e soprattutto per la crescita professionale che ho avuto negli anni, con tutti gli insegnamenti di vita che ho acquisito da tante persone diverse per cultura ed estrazione sociale.

Quest’anno, mentre mi preparavo ad affrontare con la solita professionalità l’ennesimo soggiorno “Primo Sole”, ho avuto una telefonata dal vicepresidente IRIFOR, Massimo Vita, che, da un certo punto di vista, mi ha inorgoglito non poco, ma subito dopo mi ha messo in forte preoccupazione. Mi è stato chiesto di assumermi anche l’onere del coordinamento del soggiorno, nel mentre ero già incaricato di occuparmi come sempre dell’informatica assieme alla signora Maria Stabile.

A dire il vero, pur se preoccupato della enorme responsabilità che comportava l’incarico che mi veniva affidato, ho accettato con orgoglio, sicuro che avrei potuto affrontare anche questo lavoro che non ho mai fatto in prima persona.

A farmi decidere di affrontare anche questo incarico importante per gli anziani, assieme a quello che ho sempre fatto al soggiorno, è stata anche la consapevolezza che, con l’esperienza fatta assieme a cesare e ai due ultimi coordinatori, non ero chiamato a fare un lavoro nuovo, ma dovevo solo continuare l’organizzazione di attività ormai collaudate. In pratica, avrei dovuto solo fare attenzione a non commettere l’errore di sottovalutare l’importanza che hanno le esigenze di tutti gli anziani presenti.

Il tutto sembrava semplice, ma non lo è stato, anche perché le attività che ero abituato a fare ogni anno, mi sono imposto di farle lo stesso, perché sentivo di non dover far mancare quel sostegno che ho sempre fornito a chi ha un po’ di anni in più a me, ma che confida in questo aiuto che gli viene fornito istituzionalmente dalla nostra associazione.

Ho potuto fare come al solito la docenza informatica, lavoro  che mi ha tenuto impegnato tutti i pomeriggi, grazie alla collaborazione di alcune persone, oltre a quella del Direttore della struttura e dei due animatori.

Tra queste persone che mi hanno aiutato a coordinare il soggiorno, annovero in primis mia moglie Rita e la sig.ra Maria Stabile che, tra l’altro, mi fa da tutor per le nuove tecnologie, anche se devo dire che nessuno si è risparmiato a dare consigli per il buon andamento di tutte le attività. Inoltre, la collaborazione continua con i due animatori che ha fornito la struttura alberghiera, mi ha permesso di essere sempre a conoscenza di tutte le attività in essere, per poter decidere al momento quando si presentavano esigenze particolari.

Anche se questo soggiorno si chiama “Primo Sole”, ironicamente parlando, non sono riuscito ad ordinare da subito il sole così come diceva scherzosamente Cesare, tanto è vero che i primi 5 giorni sono stati di pioggia, quindi, abbiamo avuto subito l’emergenza di dover organizzare le attività in albergo.

Però, non abbiamo avuto gli stessi problemi come avveniva negli anni scorsi, perché la struttura ha messo a disposizione i nuovi locali che sono stati attrezzati nell’area Piscina che è stata ristrutturata ed è ancora in fase di completamento.

In questi giorni e al coperto è stato possibile impegnare gli ospiti con giochi di società, con corsi di ballo, con le nuove tecnologie, con lo showdown e con una postazione di bowling organizzato dagli animatori con attrezzature disponibili in sede. Ci sono stati anche gruppi spontanei impegnati al gioco delle carte, per lo più scopone scientifico, come avviene sempre in questi casi.

Tutte le sere e durante tutto il soggiorno, sono state organizzate dagli animatori, concordandole con me, serate ludico ricreative che hanno visto partecipare ogni sera sempre quasi tutti gli ospiti.

Gli animatori hanno organizzato due volte la corrida, mentre nelle altre serate sono state organizzate, come avviene sempre, serate di quiz, di ballo e di karaoke.

Come ogni anno, nei due mercoledì abbiamo potuto gustare ed apprezzare gli spaghetti aglio olio e peperoncino a mezzanotte, preparati in modo impeccabile dalla cuoca.

Questa volta, come non avveniva da alcuni anni, abbiamo avuto una grossa partecipazione a tutte le attività, ma non è stato certamente merito mio. Infatti, a parte il torneo di Shodown organizzato dalla sig.ra Maria Stabile, al quale hanno partecipato la solita dozzina di persone, abbiamo avuto 8 coppie di scopone scientifico che il sig. Renato conti ha organizzato in un torneo, e diverse persone ai giochi sperimentali di Bowling e Bocce per disabili visivi organizzati dai due animatori. Anche la partecipazione alle attività di spiaggia è stata significativa, soprattutto per la ginnastica mattutina, le passeggiate e i giri in pedalò organizzati in modo ordinato e sistematico dai due animatori.

alla gita, organizzata per visitare la città di Pisa con un battello per visitare la città dal fiume Arno con una guida a bordo, abbiamo avuto la partecipazione di 49 persone e tra queste, anche una persona in carrozzina. E’ stata una bella gita con la soddisfazione di tutti.

Ultima, ma non per importanza è stata l’attività sulle nuove tecnologie che mi ha visto impegnato assieme alla sig.ra Maria Stabile ad affrontare l’uso del PC con Windows 10 ed un approccio anche al computer Mac, mentre per l’uso degli smartphone, ci sono stati pochi interventi per l’approccio all’uso di iPhone e soprattutto per degli approfondimenti. Infatti, in genere, gli interventi che ci impegnano di più sono quelli  per far apprendere a chi ne ha bisogno l’utilizzo delle app che desiderano usare.

È stato possibile anche far constatare a chi ne aveva la necessità, con delle dimostrazioni pratiche,  anche l’uso dei device Android. Infine è stato anche possibile far conoscere a due persone l’uso di Speaky Facile.

Essendo presenti al soggiorno due persone che hanno bisogno di controllare la glicemia e che utilizzano un sensore bluetooth che si applica al braccio, e che leggono, con un dispositivo elettronico e con lo smartphone, i valori di glicemia e gli altri dati che servono a capire se devono assumere insulina, ne ho subito approfittato ed ho organizzato una dimostrazione pratica per chi ne aveva bisogno, fornendo al volo una interessante informazione per questo tipo di dispositivo.

Durante i pomeriggi delle due settimane del soggiorno, un gruppo di sei o sette signore anziane hanno organizzato, con il supporto della signora Mariangela, moglie del sig.  Camillo Franchini che abita a poca distanza dall’Olimpic Beach hotel, la lettura dei libri che le soggiornanti stesse avevano portato in vacanza. Inoltre, come si fa già da alcuni anni, queste stesse signore hanno organizzato un’attività di allenamento della memoria da autodidatte, sostenute da due di loro che frequentano abitualmente questo tipo di attività all’Istituto dei Ciechi a Milano.

Valutando questa esperienza a mente fredda e a distanza di quindici giorni, posso ritenermi soddisfatto di quello che siamo riusciti a realizzare a questo soggiorno che mi vede coordinatore per la prima volta. Come si dice in questi casi, tutto è perfettibile ed è anche frutto di quello che personalmente si riesce ad organizzare con i tempi che si hanno a disposizione. Ovviamente, avendo avuto delle direttive precise dal CDA IRIFOR, sono soddisfatto per aver rispettato tutto quanto era stato programmato  a progetto.

Ritornati alla propria residenza e agli impegni di tutti i giorni e oltre a quelli associativi, dovendo coordinare anche il soggiorno “Sole di Settembre”, ho già iniziato a pensare che nel prossimo soggiorno sarà utile organizzare meglio le attività fatte e consolidate da anni, ma organizzare anche le attività nuove che abbiamo già provato e qualche attività che più soggiornanti hanno chiesto di avere a disposizione.

Sarebbe bello poter fare un corso di ballo, un torneo di Bowling e di bocce, organizzare una attività per aiutare a deambulare da soli quelle persone nuove che non conoscono la struttura ed il percorso per andare al mare, eccetera.

Visto che la fantasia non manca come non mancano le richieste dirette degli ospiti che hanno partecipato a questo soggiorno, sicuramente non deluderemo le aspettative di quanti si aspettano di vivere un soggiorno ricco di attività e soprattutto di spensieratezza, consapevoli di vivere due settimane al mare con divertimento assicurato, così come trascorse a questo soggiorno.

Desidero mettere in evidenza l’importanza che rivestono le decisioni del CDA IRIFOR in merito a queste importanti attività per gli anziani e al contempo desidero ringraziare per avermi concesso di vivere questa notevole esperienza che ha arricchito tanto il mio bagaglio professionale e culturale che cercherò di mettere sempre a disposizione di tutti quelli che vivono la cecità come me.

Nunziante Esposito, nunziante.esposito@uiciechi.it

I nuovi treni: qualche problema in meno?, di Marco Trombini e Giovanni Taverna

Il 14 giugno abbiamo partecipato, su delega del Presidente Nazionale, ai viaggi inaugurali di due nuovi treni regionali di Trenitalia, entrati in servizio nella regione Emilia Romagna. Molti tra noi hanno esperienza di cosa sia il traffico ferroviario cosiddetto locale, sia per l’affollamento negli orari di punta sia per le condizioni non proprio eccellente del materiale rotabile e della sua pulizia. Parecchi fanno il confronto con i treni rapidi, le famose frecce per non parlare dei treni rapidi a conduzione privata. Ma finalmente le cose stanno per cambiare anche per il trasporto regionale. Da Piacenza partiva infatti il treno Rock, a due piani di carico, mentre da Rimini è partito il treno Pop, a piano unico; all’arrivo a Bologna i partecipanti sono stati accolti da discorsi brevi da parte dell’assessore regionale ai trasporti Raffaele Donini, Tiziano Onesti, Presidente di Trenitalia, Orazio Iacono, Amministratore Delegato di Trenitalia e  Paolo Polillo, Direttore Generale di TPER. Per recuperare le fatiche del viaggio è stato quindi offerto un brindisi, gradito come sempre. Le novità più significative sono quelle invisibili, nel senso che questi treni sono dotati di una strumentazione elettronica d’avanguardia  compreso la video sorveglianza dei vagoni, creata in collaborazione con la giapponese HITACHI, ma anche la cantieristica italiana dei motori ha avuto modo di farsi valere dotando i vagoni di una accelerazione che risulta essere la migliore attualmente in opera in Europa. L’accesso ai vagoni è a livello dei marciapiedi  e l’apertura delle porte dall’esterno è ottenuta da un pulsantone sulla sinistra delle porte che reca a rilievo le doppie frecce divergenti, simboleggiando anche tattilmente l’apertura. I sedili sono abbastanza comodi, anche se sono di pelle sintetica e non morbidissimi; altra innovazione sono le prese elettriche per i caricatori , poste tra un sedile e l’altro, comprendendo anche il caricamento tramite usb. Le scale per salire al piano superiore sono abbastanza agevoli, ma sicuramente da affrontarsi con attenzione e solo in caso di necessità; il condizionamento ambientale e gli annunci vocali sono all’altezza e si spera che rimangano a questi livelli anche durante l’uso diuturno. L’unico punto che potrebbe risultare un pochino scomodo per certe categorie è la presenza di due soli servizi igienici per treno, posti all’inizio e alla fine del convoglio; in effetti si tratta di locali di dimensioni circa doppie rispetto alle solite, adatte quindi anche alle carrozzine, con una innovazione veramente gradevole: sulla parete esterna, a lato della porta, si trova infatti una piantina orientativa con gli oggetti numerati in chiaro e braille collocata a fianco di una tabella declaratoria che reca la descrizione dei vari componenti in chiaro a rilievo e in braille. Insomma, un servizio veramente accessibile in autonomia, ove quando si entra almeno si ha idea di dove trovare ciò che serve senza esperienze esplorative che potrebbero riservare qualche spiacevole sorpresa… L’ultima buona notizia è che entro il 2020 tutto il trasporto regionale emiliano sarà fornito da queste due tipologie di treni e lo speriamo vivamente. Quindi non ci resta che augurare buon viaggio a tutti!

T & T

La scuola di addestramento di Campagnano consegna cinque cani guida, di Gaetano Aquilino

Lunedì 20 maggio, alla presenza del presidente Nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mario Barbuto, la Scuola di addestramento di Campagnano ha consegnato 5 cani guida ad altrettanti utenti non vedenti in attesa da tempo.

La cerimonia si è aperta con la visita della scuola, ancora in fase di rifinitura , ma che si mostra già perfettamente attrezzata per soddisfare i bisogni dei nostri amici a quattro zampe e anche di chi li prenderà come compagni di vita. Il centro, infatti, dispone di 7 camere da letto per ospitare in loco, nel momento dell’affiatamento, gli utenti che prenderanno il cane. Inoltre è dotato di un enorme cortile dove i cuccioli possono scorrazzare e giocare felici e di confortevoli box dove vengono accolti con cura dagli istruttori e dalle persone di servizio e accudimento.

Il Centro è Dotato anche di una sala per gli eventi ed è proprio lì che ha avuto inizio la cerimonia di consegna, proseguita poi nel cortile esterno.

Grande emozione quando il presidente Nazionale Mario Barbuto ha consegnato uno dei cani guida al suo conduttore, augurandogli  buon viaggio per questa sua nuova e splendida avventura, con la raccomandazione di avere la massima cura per il proprio compagno a quattro zampe e sottolineando il valore di questo insostituibile collaboratore.  Il Presidente Ha inoltre fatto una riflessione sugli attuali tempi di consegna dei cani, assolutamente da ridurre: I 24/30 mesi di attesa di oggi, sono un tempo veramente inaccettabile, auspicando che anche grazie alla sinergia tra le varie scuole di addestramento italiane si possano abbreviare drasticamente le attese. Con la consegna degli altri 4 cani, da parte del presidente ANPVI Egidio Riccelli e degli assessori del Comune di Campagnano, si è conclusa la cerimonia ufficiale, sancita da un felice esito che ha sottolineato ancora una volta, il clima di festa di questa giornata e lo spirito di collaborazione anche con le istituzioni pubbliche.

Orbite sonore: Progetto musica dal vivo, di Domenico Cataldo

Da circa un anno, un gruppo di soci Uici, ipo e non vedenti, stanno unendo le loro competenze canore e strumentali, oltre alla sempre crescente passione che gravita intorno alla musica, per proporre uno o più eventi  dal vivo anche in occasione dell’ormai imminente centenario.

Il collettivo nasce dalla volontà di organizzare concerti live nei quali vengano contemplate le svariate espressioni musicali presenti nel panorama artistico (pop, rock, jazz, funky ecc), in un contesto inclusivo in cui possano convergere musicisti di varie estrazioni, provenienze e generazioni: vi è la compresenza di professionisti, semiprofessionisti, nonché studenti che al fine di potenziare le loro capacità e allo scopo di farsi conoscere aderiscono al progetto.

Attualmente il gruppo é composto da 10 cantanti che si esibiranno con 2/3 brani ciascuno, costoro vengono accompagnati da gruppi composti appositamente da 9 strumentisti raggruppati in due formazioni (batteria, basso, tastiera, chitarra). Gli aderenti provengono da varie regioni d’italia (Lombardia, Veneto, Friuli, Marche, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia), quasi tutti ipo e non vedenti ma con la collaborazione di tre musicisti vedenti. In concreto le prime prove si sono svolte nel week end tra il 5 ed il 6 aprile scorsi presso il Centro “Musicolepsia” di Melegnano (MI), lo svolgimento delle stesse é stato possibile grazie alla disponibilità di auto finanziamento da parte di tutti i musicisti aderenti al collettivo, ed oltre all’intenso lavoro di sessions (4 ore di prova il primo giorno e 10 ore il giorno successivo) si è avuta anche l’importante possibilità di fare gruppo a livello personale e di creare amicizie reciproche attraverso momenti conviviali. Le prossime prove sono previste per Ottobre ma prima di allora avranno ovviamente luogo sessioni di studio e arrangiamento del materiale proposto dai vocalist. I pezzi provati di volta in volta vengono pensati rigorosamente dal vero, ossia senza l’utilizzo di basi pre registrate anche per fare in modo che molti cantanti, sopratutto in giovane età, apprezzino e si approccino sempre di più ad una concezione di “insieme” che non sempre viene tenuta in considerazione come fondamentale motore di sviluppo artistico oltre che strettamente personale.

Il collettivo, attualmente in cerca di un nome é composto da:

Voci: Jessica Doccioli, Morena Burattini, Samantha De Rosa, Marianna Alario, Mariangela Cassano, Luana Malerba, Giannalisa Saccomano, Maria Vittoria Tranquilli, Matteo Tiraboschi, Marco Olivieri;

Chitarre: Domenico Cataldo, Emanuele Cortese;

Tastiere: Marco Olivieri, Matteo Tiraboschi, Michela Barrasso, Maria Vittoria Tranquilli;

Basso: Giovanni Iacono, Christian Bernardo, Emanuele Cortese;

Batteria: Eracles Dodoros, Tony De Castro.

Si ringraziano inoltre Elisa Martorana, Angela Manzi, il centro “Musicolepsia” e l’hotel “Il telegrafo” di Melegnano (MI).

Per maggiori info rivolgersi a Domenico Cataldo, e-mail: domenicocataldo1974@tiscali.it

Tra noi anziani, di Mena Mascia

Quando decisi di accettare la responsabilità della commissione della terza età che il consiglio territoriale voleva affidarmi, fui molto perplessa, dovendomi occupare della mia mamma novantasettenne che richiedeva a tempo pieno il mio aiuto.

Da principio perciò fui poco presente con le iniziative, ma poi lei se ne andò, lasciandomi padrona d’impegnare attivamente  tutto il tempo libero che mi rimaneva, veramente tanto, in favore degli amici meno giovani che come me, o forse peggio, vivevano la solitudine dell’assenza di un telefono che squilla o di una parola solo a loro dedicata, una condizione che oggettivamente è un impedimento a vivere decentemente, non potendo uscire di casa. Cosa fare allora per mitigare uno stato di cose che a lungo andare avvilisce ed opprime? A turno cominciai a telefonare ad ognuno di loro, ma poi mi sembrò troppo poco, finché una mattina, vincendo la proverbiale pigrizia che mi caratterizza, certamente un handicap da sconfiggere, diedi inizio ad una consuetudine che, prima che a loro, faceva bene a me, andarli a trovare presso il loro domicilio per fare due chiacchiere in compagnia.

Così visitavo a turno Giovanni e Nando che purtroppo non ci sono più, ma continuo a vedere Antonietta e Luigino che mi aspettano, felici ditrascorrere con me qualche momento lieto della loro solitaria giornata.

Forse il tragico incidente della perdita di mia madre è stata una possibilità, perché il mio ruolo in seno all’Unione non si limitasse a rimanere relegato su un registro, ma si trasformasse in un’attività proficua, in un dovere, oserei dire, perché io fossi testimone con la mia stessa esistenza che la vita è un regalo straordinario e che arrendersi alla disperazione è un delitto! Un lusso che nessuno può permettersi, nonostante le difficoltà.

Soddisfare ad un bisogno inespresso, non è forse l’obiettivo cui tendere per essere in pace con l’impegno assunto, prima di tutto con noi stessi?

È con una tale radicata convinzione che cerco di assolvere al compito che mi è stato assegnato, augurandomi di farlo al meglio.

Dal particolare al generale: Quale realtà, quale futuro?, di Massimo Vita

Scrivo questo articolo perché vorrei riflettere ad alta voce sullo stato dell’arte del tessuto associativo in vista oramai dell’anno congressuale. Parto dalla piccola realtà di Siena per guardare alla Toscana e all’Italia. La sezione di Siena nel panorama associativo è senza dubbio un esempio di ricambio generazionale.

Oggi è retta da un gruppo di giovani che ha una età media sotto i quaranta anni.

Il presidente dottor Alessandro Turci laureato in giurisprudensa, la vice presidente Maestra Nadia Bredice diplomata in canto, la dottoressa Elena Ferroni è laureata in psicologia, la dottoressa Martina Medori è laureata in lingua e letteratura italiana, la vice presidente di I.Ri.Fo.R. è la studentessa in fiolosofia Roberta Dinardo. In consiglio il più anziano è il nostro amico consigliere delegato vedente Mario Petri i che ha poco più di 65 anni e poi ci sono io con 56 anni. Ho voluto precisare solo le date più elevate per mettere l’accento sulla gioventù della maggioranza di questo nostro gruppo dirigente. Questi giovani stanno portando avanti la buona tradizione della sezione intitolata all’ex presidente Cavaliere Attilio Borelli.

In questo periodo sta curando la raccolta fondi per il centro diurno per pluriminorati; sta organizzando una esibizione del coro Arlecchino in un palazzo storico della città per chiudere una mostra di quadri tattili realizzati per noi dagli ospiti della casa circondariale di Siena; subito dopo il 14 giugno ricorderanno o meglio ricorderemo il nostro ex dirigente l’amico avvocato Enrico Giannelli con una serata di sonetti di cui lui era scrittore apprezzato e amato; il 21 giugno sempre con il coro arlecchino parteciperanno a una serata musicale presso le fondi di Pescaia a una manifestazione intitolata “La Diana canta Siena”; il 27 giugno terranno un torneo di con laboratorio per chi vorrà provare il gioco presso il cortile del rettorato dell’università di Siena. Come potrete immaginare, oltre a tutto questo esiste il lavoro ordinario di una sezione che non può essere fermato.

Mi piace sottolineare che questa sezione su sette consiglieri ben quattro sono donne perché oltre a Elena, Nadia e Martina abbiamo anche Concetta, madre di un nostro socio con minorazioni aggiuntive. Il figlio di Concetta è impegnato, nonostante le sue difficoltà a gestire il nostro centralino con ottimi risultati. Federico, il nostro centralinista è per noi un grande biglietto da visita e andiamo orgogliosi di quanto abbiamo lavorato per farlo sentire utile e importante.

Forse la nostra direzione dovrebbe ripensare a un premio per le sezioni che abbassano la propria età media nei consigli e aumentano la presenza delle donne per spingere ancora di più sul ricambio generazionale e aiutare i giovani a lavorare nell’associazione da dirigenti.

Mi auguro che nel nostro tessuto associativo aumentino questi esempi e a dire il vero, mi sento fortunato perché questi giovani hanno preso il mio posto nella direzione della sezione e si stanno facendo onore. Penso che questa sia la strada per un dirigente che vuole guardare al futuro altrimenti si rischia di implodere e non mi pare giusto dire che non abbiamo materiale umano per la classe dirigente. Dei problemi esistono ma si deve avere il coraggio di scegliere la qualità e la conoscenza dell’associazione. Solo chi si è sporcate le mani nel territorio potrà lavorare con cognizione di causa a livello regionale e nazionale.

In regione Toscana ci sono realtà a macchia d’olio e le varie realtà territoriali presentano luci e ombre che richiederanno uno sforzo del prossimo gruppo dirigente che porti a un assetto più unitario e meglio strutturato sul territorio. La nostra associazione dovrà guardare all’assetto del territorio più che alle piccole rendite di posizione. In questa epoca di crisi economica e sociale non si giustificano realtà con pochi iscritti. Penso che anche in Toscana ci sono le risorse per assicurare un futuro roseo all’associazione rilanciando la nostra azione guardando al futuro tenendo i piedi ben piantati nella storia associativa.

Se dovessi dire cosa vedo nel futuro, direi che io penso positivo e vedo in esso ampie possibilità di miglioramento per la nostra famiglia associativa ma dovremo compiere scelte forti e coraggiose come sta dimostrando di saper fare la nostra dirigenza. Dovremo preparare una riforma statutaria davvero profonda seguendo la traccia del congresso di Chianciano. Dobbiamo darci un gruppo dirigente forte, coeso, capace di guardare all’associazione con sguardo esperto e innovativo. Se sapremo fare tutto questo, se avremo la forza di imprimere una accelerazione forze alla nostra azione innovatrice, potremo dire di aver onorato il nostro centenario. Se così sarà, il 2020 sarà per ciechi e ipovedenti, l’alba di una nuova era.

Un’era che ci porterà lontani e ci farà guardare con maggiore fiducia al futuro.