Domenica 2 ottobre torna l’appuntamento con “Una Domenica al Museo” presso il Museo Tattile “Borges”, sito a Catania in Via Etnea, 602, l’iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo che si svolge in tutta Italia la prima domenica di ogni mese.
Dalle 17 alle 22, senza obbligo di prenotazione, il museo rimarrà aperto e offrirà a quanti vorranno una nuova opportunità di visita e di scoperta culturale. Il Museo Tattile di Catania è l’unico del meridione con più di 50 opere tridimensionali relative al barocco siciliano, al rinascimento italiano, al neoclassico interamente fruibili al tatto, suddivise per sale e sezioni (sala delle moschee, sala antica Grecia, sala antica Roma e tante altre), con un giardino sensoriale, ove bendati, è possibile vivere un’ esperienza alla scoperta degli altri sensi (tatto, udito ed olfatto) utilizzando un percorso tattile, con il primo bar al buio permanente e con il laboratorio didattico all’interno dello Showroom “Frammenti di Luce” per imparare e giocare insieme ai più piccini. Costo biglietto intero 2€; Gratuità: bambini sotto i 12 anni, disabili con relativi accompagnatori e gli over 65.
Un modo diverso per sperimentate e conoscere il mondo dell’arte dove è “vietato non toccare”.
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Irifor – Le attività di alternanza scuola lavoro degli studenti disabili visivi, di Gianluca Rapisarda
Le profonde trasformazioni dei processi lavorativi derivanti dall’applicazione delle nuove tecnologie, se è vero che hanno reso obsolete professioni che in passato avevano garantito la piena occupazione delle persone con disabilità visiva – quale quella del centralinista – è altrettanto vero che hanno creato nuove e diverse “situazioni di lavoro”, idonee all’inserimento lavorativo dei disabili in generale, e di quelli visivi in particolare, che vanno al di là delle professioni “tipiche” del passato. È questa la nuova prospettiva dalla quale affrontare le difficoltà occupazionali dei giovani con disabilità: cercare cioè il “posto giusto” per “la persona giusta”, modalità questa che, se pur prevista dalla Legge 68/99, è stata, in questi anni, sottovalutata dai ciechi italiani e comunque non sempre presa a modello per l’inclusione di persone con disabilità nel mondo del lavoro che, ancora troppo spesso, interpreta l’assunzione di un disabile in termini assistenziali e non, come dovrebbe essere, secondo parametri di inclusione sociale.
Dietro le odierne difficoltà per l’occupazione dei giovani minorati della vista vi è tuttavia anche l’inadeguatezza della scuola secondaria di secondo grado. E questo nonostante l’articolo 8 della Legge 104/92 – che individua gli interventi necessari a realizzare l’inserimento e l’integrazione sociale delle persone con disabilità – preveda l’attuazione di «misure idonee a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro». Sebbene l’autonomia didattica gliene abbia fornito i supporti normativi, la scuola secondaria superiore – che ha tra l’altro, fra i propri obiettivi primari, la formazione verso l’inclusione sociale dei giovani – non ha saputo dunque sviluppare una progettazione didattica riferita a una vera e propria “cultura dell’inclusione” delle persone con disabilità, capace di guardare al di là degli stretti confini dell’aula, ma si è limitata ad assimilare modalità, atteggiamenti e comportamenti educativi “caratteristici”, per così dire, della scuola dell’obbligo. In altre parole, il percorso formativo si svolge nell’angusto “orticello” della scuola frequentata, al di fuori di legami con il territorio, le risorse culturali e il sistema socio economico e produttivo di esso. A questo limite potrebbe porre rimedio l’alternanza scuola-lavoro. Si tratta di un percorso formativo che rientra a pieno titolo nell’attività didattica di un corso di studi, progettato dalla scuola con il partner (museo, biblioteca, redazione giornalistica, azienda commerciale, agenzia turistica ecc.), che accoglierà l’alunno in stage. Per i ragazzi con disabilità visiva, in particolare, tale sistema sarebbe molto importante per l’acquisizione di una migliore autonomia di movimento e personale, arricchirebbe il loro bagaglio di esperienze, permettendo loro di “mettersi in gioco” in un ambiente diverso e meno protetto della scuola, di assimilare le competenze relative al ruolo del lavoratore e di “verificarsi e scoprirsi capaci” di svolgere – se messi in condizione di operare in pari opportunità – le mansioni dei “colleghi”. Inoltre, questo inserimento in situazione di lavoro contribuirebbe a sviluppare la cultura dell’accessibilità degli ambienti e di quella digitale e a incrementare la conoscenza e la fiducia del mondo produttivo sulle potenzialità operative delle persone cieche ed ipovedenti. Forse qualcuno ha sentito parlare per la prima volta di alternanza scuola-lavoro come una delle innovazioni contenute nella recente Legge della Buona Scuola del 2015. Essa, invece, era già stata normata dieci anni fa dal Decreto Legislativo n. 77 del 2005, dal 2014 è stata presente – in via sperimentale – in diverse realtà scolastiche ed infine, a partire dall’a.s. 2015-16, ai sensi della già citata 107, è stata istituzionalizzata oltre che negli Istituti tecnici e professionali anche nei Licei per tutti gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età.
A tal proposito l’I.Ri.Fo.R nazionale ha appena avviato una ricerca mirante a conoscere e determinare con precisione quanti siano gli studenti con disabilità visiva inseriti in questi percorsi formativi, rivolgendosi ai nostri CCT ed Istituti dei ciechi e direttamente agli interessati, al fine di individuare eventuali criticità e “buone prassi” da segnalare al MIUR, affinché intervenga per rendere efficace e veramente “inclusiva” la pratica dell’alternanza scuola lavoro anche per gli alunni disabili visivi. In questa prospettiva la ricerca, articolata nelle fasi che saranno descritte oltre, intende indagare i vari piani che, dalla formazione alle esperienze di alternanza scuola lavoro, i minorati della vista si trovano a percorrere per giungere a un effettivo ingresso nel mondo del lavoro. Come si può’ intendere, sarà decisivo l’apporto che ogni struttura territoriale vorrà offrire per assicurare la maggior attendibilità scientifica a tale rilevante iniziativa. Sotto l’aspetto operativo la ricerca punterà, in prima battuta, a rintracciare sull’intero territorio nazionale gli studenti minorati della vista nati tra il 1999 ed il 2000 e frequentanti il terzo anno della scuola secondaria superiore, ma anche quelli iscritti in altre classi delle superiori, se inseriti in percorsi “sperimentali” di alternanza scuola lavoro. Si mirerà solo a tale tipologia di destinatari al fine di circoscrivere il campione analizzato ad una fascia di popolazione effettivamente coinvolta nei percorsi di alternanza scuola lavoro. Seguirà una fase in cui, agli alunni individuati, sarà somministrato un questionario conoscitivo finalizzato a verificare il tipo di “stage” professionale espletato e il “lavoro” svolto, oppure se essi abbiano incontrato ostacoli, impedimenti od addirittura rifiuti nel praticare percorsi di alternanza scuola lavoro. Tale fase consentirà di distinguere tra gli studenti che abbiano svolto lo stage di “alternanza” con successo e soddisfazione e quelli che, invece, per motivi vari, lo hanno vissuto negativamente o sono stati impossibilitati a sperimentarlo.
A questi ultimi sarà rivolta la terza fase della ricerca, mirata a conoscere le motivazioni e i condizionamenti che hanno condotto a tale situazione di insuccesso. L’ultima fase della ricerca sarà costituita dalla elaborazione dei dati raccolti nonché dalla elaborazione delle ipotesi di lavoro future. In relazione a quanto descritto si inviano due questionari necessari all’avvio delle prime due fasi della ricerca. Il primo questionario dovrà essere compilato da tutte le nostre sezioni provinciali UICI e da tutti i Centri di consulenza tiflodidattica e gli Istituti dei ciechi e riguarda una serie di dati aggregati che potranno essere reperiti facendo ricorso alle banche dati disponibili presso le stesse strutture. Il termine per l’invio dei suddetti questionari è fissato al 31 Ottobre 2016.
Il secondo questionario, invece, dovrà essere compilato individualmente da quegli allievi con disabilità visiva, nati tra il 1999 ed il 2000, che risultano essere iscritti al terzo anno della scuola superiore di secondo grado nell’a.s. 2015-16. La presente ricerca è rivolta pure agli studenti minorati della vista, frequentanti la scuola secondaria di secondo grado ed inseriti in percorsi “sperimentali” di alternanza scuola lavoro. In tale stadio della ricerca sarà cura delle strutture in indirizzo assicurare che vengano interessati alla distribuzione e compilazione del questionario il maggior numero di studenti non vedenti ed ipovedenti, iscritti al terzo anno ed in generale alla scuola secondaria superiore, secondo le modalità di cui sopra.
Il termine per l’invio dei questionari completi è fissato al 31 Ottobre 2016.
I questionari dovranno essere inviati, unicamente in formato elettronico, agli indirizzi segreteria@irifor.eu od archivio@irifor.eu
Per ogni informazione è possibile contattare l’Istituto, chiamando la dott.ssa Valeria Liberti, al numero telefonico 06/69988606 oppure è possibile inviare una e-mail all’indirizzo direttorescientifico@irifor.eu.
Network per l’inclusione: ecco le Linee guida, di Gianluca Rapisarda
Sono pronte le Linee guida dei servizi di supporto e di consulenza educativa e tiflologica elaborate ed approvate dal nostro Network per l’inclusione nella seduta del 12 Luglio u.s. Nel contempo, il Network sta lavorando alacremente sulla predisposizione di un “vademecum” sui servizi e su tutti i punti di riferimento a cui potranno rivolgersi i genitori e gli operatori coinvolti nel processo di inclusione scolastica dei bambini/ragazzi ciechi e/o ipovedenti.
Le Linee guida di seguito elencate rappresentano un documento frutto della sintesi di diverse sensibilità e competenze. Un modello di “esemplare collegialità, di “strategica” unità d’intenti e di logica di “rete”, che è l’idea di fondo che ha ispirato il nostro Presidente Nazionale Mario Barbuto quando si è “inventato” il “Network per l’inclusione”, e che dovrà animare l’intera nostra politica associativa del presente e del futuro, nell’unico interesse dei disabili visivi italiani e per farci vincere le difficili sfide della modernità e dell’inclusione scolastica.
Nel ringraziare sentitamente per l’enorme passione e per l’eccezionale impegno i miei colleghi Prof. Michele Borra, Luciano Paschetta, Pietro Piscitelli, Giancarlo Abba, Marco Condidorio, Vincenzo Bizzi e Roberta Caldin, non mi resta che augurarvi buona lettura.
Linee guida dei servizi di supporto e consulenza educativa e tiflologica.
Nel presente documento sono indicati i punti fondamentali intorno ai quali
dovrebbe articolarsi un servizio di supporto (qui chiamato di CONSULENZA)
Tiflologico, esercitato dalla figura professionale del tiflologo/tiflopedagogista.
L’articolazione delle varie sezioni risponde, da un lato alla domanda circa i
bisogni educativi del bambino/ragazzo disabile visivo, dall’altro all’apparato tecnico, tecnologico, didattico e strumentale (istituti, Centri, ecc) di cui il tiflologo si avvale per il suo intervento.
Ruolo imprescindibile è rappresentato dai nostri Centri (CCT) senza i quali, anche il miglior tiflologo, non potrebbe esprimere al meglio la sua professionalità a favore degli alunni minorati della vista. È anzi opportuno ribadire, proprio nella logica di una riconsiderazione dei nostri Centri di eccellenza, che solo la specificità tiflopedagogica supportata (anche) da un sistema didattico, tecnico- strumentale e tecnologico, rappresentato dalle nostre realtà, può GARANTIRE l’efficacia della imprescindibilità dell’ intervento professionale altamente specializzato di cui trattiamo, capace cioè di dare risposte plurali ai diversi aspetti, bisogni, esigenze espresse, nella loro unicità, dalla persona con disabilità visiva (bambino, ragazzo, adulto).
SERVIZIO CONSULENZA TIFLOPEDAGOGICO
Il tiflologo e i bisogni educativi del bambino/ragazzo disabile visivo
Servizio di Consulenza tiflologica, tiflopedagogica (d’ora in poi SCTp) rivolto a disabili visivi in età evolutiva e giovani, è finalizzato alla loro piena inclusione educativa, formativa, sociale e culturale.
Ragioni del SCTp
Il SCTp pone ll’esigenza di realizzare concretamente l’idea di inclusione. Inclusione è una di quelle parole che ha, ormai da qualche anno, una posizione consolidata in ambito sociale, educativo e culturale.
È una parola che fa parte del lessico di diversi ambienti, ma è nella scuola che trova la sua massima “utilizzazione”.
L’obiettivo del SCTp è la realizzazione pratica, la traduzione del concetto di inclusione in atti concreti che si configurino come progetto percorso educativo che ponga il bambino/ragazzo cieco e/o ipovedente nella condizione di poter accedere, con gli strumenti che gli sono propri, ai curricoli dei diversi ordini e gradi del sistema scolastico italiano.
L’intento parte da una concezione di fiducia verso le potenzialità dell’individuo per migliorare se stesso.
Anche chi manca totalmente o parzialmente della vista deve poter mettere in gioco, ovvero deve avere l’opportunità e il supporto necessario per mettere in campo, tutte le sue potenzialità e avviare un percorso concreto di crescita, di sviluppo, cognitivo, relazionale e umano.
Nell’alveo di quanto elaborato nel passato e, soprattutto oggi, a quarant’anni dalle prime esperienze di integrazione, dalle nostre Istituzioni, che trovano nell’educazione, nella formazione, e nella riabilitazione, la radice, l’asse portante del loro agire, dobbiamo affermare l’esigenza di porci come centri che studiano e ricercano, in un confronto costante con la realtà, le strade dell’offerta delle opportunità per i disabili visivi per il raggiungimento di obiettivi, e per dare soddisfazione alle aspirazioni personali in un itinerario condiviso con le famiglie.
Il disegno dell’inclusione non è solo un buon intendimento privo di proposte, si traduce per le nostre Istituzioni , in una serie di servizi, di azioni, di attenzioni, di presenza nei momenti fondamentali della vita formativa per le persone cieche e ipovedenti (e che liberamente intendono avvalersi dei servizi offerti). Azioni che debbono insistere su tutto l’anno scolastico e non solo per iniziative, ancorché valide, episodiche e prive di continuità.
L’inclusione (scolastica e non solo) va continuamente supportata: senza apporti culturali, strategie a valenza tiflologica e servizi specifici collaterali non vive.
La realtà educativa dei non vedenti e ipovedenti richiama obbligatoriamente ed inderogabilmente la specificità. L’apparato scientifico che sottende l’area è carico di conoscenze, metodologie, didattiche peculiari frutto della storia e della ricerca educativa riferita alla realtà di chi non vede.
Elementi di configurazione di un SCTp
Un servizio che centri l’obiettivo primario garantendo diverse tipologie di intervento che nel loro insieme debbono costituire un corpus unico di azioni mirate all’inclusione
Una concezione di servizio che va nella direzione della complessità e non della parcellizzazione della persona che non vede in età evolutiva.
Persona che non è spezzettata, ma considerata nella sua unitarietà rispetto ai supporti che vengono proposti. In tal senso la figura del tiflologo è “unificante”: nel contesto delle diverse entità che intervengono sul disabile visivo, egli ha la funzione di contribuire alla sintesi, soprattutto nei confronti della famiglia che, spesso, rischia di subire la parcellizzazione degli interventi stessi.
Un servizio dunque, che vada incontro, innanzitutto, alle esigenze del bambino/ragazzo, della famiglia, della scuola e del territorio.
Ogni SCTp dovrebbe prevedere un Centro di riferimento sul territorio ( Istituti, Centri Cons.za TD – Bic e Fed – UICI ecc *) in grado di mettere a disposizione :
Un patrimonio didattico e tecnologico innovativo per disabili visivi, con competenze mirate all’informazione e alla formazione nell’area della IT; la fornitura di sussidi didattici in rilievo e ingranditi (ciechi e ipovedenti) coerenti con i curricoli scolastici, i testi in braille, i percorsi didattici per l’informatica (tifloinformatica)
risorse umane, costituite da un gruppo qualificato di esperti (tiflologi e tifloinformatici) capaci di offrire know how di alta professionalità negli ambiti pedagogici e dei saperi tiflologici.
Un servizio che risponda al criterio di efficienza ed efficacia delle azioni intraprese:
Efficienza per quanto concerne la continuità e regolarità dell’intervento, la garanzia della qualità delle risorse messe a disposizione.
Efficacia per quanto concerne la pertinenza degli interventi centrati su metodologie e strategie didattiche di intervento a valenza tiflologica
Le leve strategiche su cui punta il servizio sono:
il sistema famiglia
il sistema scuola-formazione
il sistema territorio
A) Il Sistema famiglia
Offrire ai genitori e alla famiglia nel loro insieme, nella gestione del bambino/ragazzo disabile visivo, un aiuto concreto.
Nella concezione che considera la famiglia risorsa fondamentale per la crescita del bambino, l’intervento specialistico si propone di sollecitare, coinvolgere, aiutare i genitori – partendo dalle loro esigenze – ad affrontare la realtà evolutiva del loro figlio disabile visivo, (basti pensare alle autonomie personali, premessa indispensabile per ogni percorso di integrazione) con particolare attenzione alla fascia d’età 0-3.
La prima Consulenza tiflologica offre alla famiglia e al bambino accoglienza, supporto attraverso proposte e suggerimenti tiflopedagogici che rendano i genitori consapevoli di essere i primi protagonisti nell’educazione del proprio figlio, consapevoli delle loro modalità educative, delle loro potenzialità e risorse inducendo in loro cambiamenti positivi e duraturi nel tempo.
Il tiflologo aiuta ed accompagna i genitori a riconoscere i comportamenti, intesi come messaggi evolutivi, del loro bambino e a dare risposte educative adeguate.
Il servizio si articola attraverso la presa in carico del bambino e della sua famiglia presso il Centro e successivamente nelle strutture educative del territorio di residenza, con interventi centrati alla valorizzazione dello stesso e delle sue potenzialità, unitamente alla sua presentazione, con la specificità che lo caratterizza: esclusiva ma non escludente.
Un’azione che sostenga e protegga la famiglia dal senso di disorientamento che può investirla.
Centro e Famiglia
La famiglia può essere considerata la prima interprete dei bisogni del bambino disabile visivo esprimendo un supporto informale, nello stesso tempo però, il ruolo di “interprete” non può essere lasciato alla sola gestione genitoriale (della madre in genere) ma deve essere supportato, sostenuto, accompagnato da un supporto formale, di servizi offerti dal territorio. Dalla figura del tiflologo nello specifico ( inteso come educatore esperto che agisce collateralmente a un Centro che esprime un SCTp) il quale ha il compito di suggerire, indicare e orientare i genitori a cogliere i bisogni che il bambino esprime e le sollecitazioni che bisogna attivare, non tanto e solo i bisogni di bambino in quanto tale ma soprattutto anche come bambino che non vede o vede male. Un bambino che non tende, subito e spontaneamente, verso la padronanza dell’ambiente da un lato e dall’altro rischia di soffrire più del bambino vedente la crisi derivante dal normale allontanamento della madre.
In prima istanza il tiflologo, nel contesto del SCTp collabora con la famiglia affinchè:
l’aspetto relazionale e dell’affettività
l’aspetto della comunicazione
l’aspetto ludico/motorio
l’aspetto dello sviluppo del linguaggio collaterale a quello della tattilità (esplorazione)
vengano tenuti presenti e sollecitati nella quotidianità della vita domestica, preparando i genitori ad essere mediatori nello stimolare il piccolo a interpretare i segnali ambientali non percepiti dalla vista.
Elementi che necessitano di precisi interventi tiflopedagogici ( aree educative-abilitative-riabilitative) vissuti in condivisione con la famiglia nella dimensione dello spazio e del tempo unitamente a quella dell’affettività.
Considerazioni similari, non per questo meno specifiche, il Servizio rivolge al bambino ipovedente che “vede il mondo” ma, in base alla tipologia di deficit visivo, lo vede male, distorto, impreciso e come fonte di insicurezza.
Nel percorso di crescita del bambino/ragazzo si rivela fondamentale il ruolo della famiglia che, accolta dal Servizio tiflologico, viene presa in carico usufruendo di:
una guida continua nel tempo, che permetta alla famiglia di apprendere modalità educative adeguate in costante divenire con il crescere del bambino/ragazzo;
incontri di condivisione con altre famiglie intorno a problematiche comuni;
incontri tra ragazzi/ ragazze che vivono la stessa condizione;
condivisione del Progetto Educativo riferito al bambino e ulteriore condivisione anche alla luce del PEI;
un piano di consulenza periodica a domicilio;
fornitura ( o suggerimenti per) di materiali didattici e ludici specifici e presentazione di attività da svolgere nell’ambito familiare;
azione personalizzata intesa come supporto, da parte del tiflologo, nell’ambito dell’attività di autonomia motoria e personale già attuata a scuola.
Sostenere la famiglia nel processo di evoluzione emotivo-affettiva del proprio figlio aiutandola alla socialità, alla apertura agli altri, al contatto con le diverse realtà dell’ambiente di vita, alle realtà di tipo aggregativo. (vacanze, gruppi sportivi, campi scuola)
B) Il Sistema scuola/formazione
Il servizio ha come scopo quello di trasferire nelle realtà delle istituzioni educative il patrimonio che appartiene alla cultura pedagogica dei disabili visivi affinché lo “stare a scuola”, per chi non vede, non sia una “giustapposizione fisica” ma reale momento formativo e di inclusione.
Attuare interventi tenendo conto delle nuove esigenze e dei cambiamenti normativi: la riforma de la Buona Scuola, l’autonomia della stessa, i curricoli formativi.
Non ultimo il confronto con gli insegnanti che debbono imparare a considerare la specificità metodologica per chi non vede, non come un elemento estraneo al loro operare, ma come una attenzione alle differenze in una scuola che non è più quella dell’uniformità.
Cosa occorre fare perché l’esperienza affettiva, scolastica, sociale di chi non vede sia valida, proficua e occasione di crescita psicologica, relazionale e cognitiva nonché occasione di sviluppo e di acquisizione dell’autonomia personale? Ancora, per meglio specificare: cosa bisogna fare per insegnare al bambino/ragazzo disabile visivo, dall’infanzia alla scuola superiore, a stare a scuola e nella società, alla pari degli altri, unitamente alla specificità che lo caratterizza?
Nella attuale scuola che vede ormai come dato consolidato l’inserimento degli allievi disabili, e tra questi quelli visivi, è ancora necessario suggerire agli insegnanti i percorsi metodologico-didattici specifici che tengano conto della peculiarità dei bisogni formativi del cieco e dell’ipovedente unitamente alla esigenza di partecipare, alla pari degli altri, allo sviluppo dei curricoli dei vari ordini di scuola (comprese le tematiche e le operatività introdotte dalla innovazione tecnologica, curate nell’ambito dell’area tifloinformatica).
Perché il metodo di approccio a un problema, al nostro problema, sia efficace occorre che sia dinamico, capace di agire nella quotidianità del fare scuola per prescrivere soluzioni o indicare strategie, far conoscere strumenti, portare materiali.
Occorre tenere sempre in forte evidenza cosa si può offrire, a chi e come. Il Tiflologo entra nella scuola con una specifica professionalità. Per quanto concerne la realtà dell’età evolutiva dei disabili visivi, le nostre strutture si debbono presentare come strutture in grado di dare risposte a seconda delle diverse tipologie di bisogni partendo dalla realtà individuale dei soggetti richiedenti.
CONSIDERAZIONE 1: la scuola per le sue specifiche caratteristiche organizzative e contrattuali non può in maniera costante muoversi verso i centri specializzati. È il centro specializzato che, in determinati momenti, si muove verso il territorio in cui la scuola è ubicata senza escludere, ovviamente, tutte le forme di contatto e comunicazione contemplate dal mondo tecnologico.
CONSIDERAZIONE 2: prioritaria importanza per il SCTp assumono le risorse strumentali, tecnologiche, e di apparato presenti nella sede che eroga il servizio quali: il settore libri di testo, il settore materiali didattici, il settore tecnologia assistiva.
Centro e SCTp RICERCA TIFLOPEDAGOGICA PER LA DISABILITÀ VISIVA NELL’ETÀ EVOLUTIVA
Il SCTp mantiene un confronto costante e dialettico fra le agenzie educative, famiglia e scuola e i servizi riabilitativi e il territorio.
La “mission” del Centro si pone come obiettivo la crescita armonica, globale e felice del bambino gravemente disabile visivo e la sua piena integrazione sociale e culturale aiutando e guidando i genitori, i riabilitatori, gli educatori, a conoscere e a comprendere la sua organizzazione mentale e psicologica; scoprire le risorse della percezione tattile e sviluppare le potenzialità visive residue, (dati forniti dagli oftalmologi e/o ortottisti) per garantire al bambino, sul piano educativo, una positiva e costruttiva relazione con il mondo, fornendo contemporaneamente gli aiuti e le proposte necessarie per potenziare le sue capacità globali.
Obiettivo primario del servizio è quello di offrire a tutte le componenti coinvolte nel processo educativo del disabile visivo la possibilità di conoscere e acquisire strategie, metodologie, tecniche e materiali indispensabili per rispondere correttamente ai bisogni che il soggetto presenta, soprattutto quello fondamentale dell’istruzione. Senza interventi specifici, legati ai saperi tiflopedagogici, il cieco e l’ipovedente grave non possono fare un percorso scolastico alla pari degli altri.
Azioni
Il servizio, attraverso il tiflfologo, attua:
valutazione tiflopedagogica e intervento di abilitazione educativa e riabilitativa precoce;
consulenza tiflopedagogica diretta alle famiglie, alle strutture educative, agli organismi territoriali, sia presso la nostra sede che negli ambienti di vita del bambino/ragazzo;
interventi di supporto agli insegnanti ed educatori con attenzione alla trasferibilità delle tecniche e delle metodologie tiflodidattiche più adeguate per il disabile visivo;
compilazione della Diagnosi Funzionale, in collaborazione con i servizi scolastici e territoriali, nell’ambito della stesura del Progetto Educativo Individualizzato;
il supporto tiflologico agli assistenti alla comunicazione che interagiscono con i servizi sociali comunali e altri servizi territoriali per la predisposizione, quando è necessario, di progetti personalizzati.
fornitura dei materiali didattici specifici per disabili visivi, dei testi trascritti in braille e a caratteri ingranditi personalizzati o su supporto digitale, in base alle caratteristiche individuali.
Supporto tifloinformatico (vedi capitolo dedicato)
CENTRO E SCTp : ATTIVITÀ DI VALUTAZIONE TIFLOPEDAGOGICA E INTERVENTO DI ABILITAZIONE EDUCATIVA NELL’INFANZIA
Il Centro attua una valutazione tiflopedagogica partendo dal principio che i primi anni di vita del bambino sono fondamentali per lo sviluppo delle funzioni neuropsicologiche necessarie per una armonica crescita intellettiva, affettiva, relazionale e comunicativa.
Infatti la qualità e la quantità degli stimoli, che arrivano al bambino attraverso i canali sensoriali, promuovono e condizionano, in gran parte, il processo maturativo e, nel medesimo tempo, accrescono nuove capacità che gli permettono di elaborare le informazioni dell’ambiente circostante, aiutandolo a stabilire e a strutturare le prime relazioni con il mondo con particolare attenzione alla fascia d’età 0 – 3 anni.
La grave disabilità visiva priva il bambino di una serie importante di stimolazioni, ciò può alterare il ritmo della sua crescita e modificare il processo di sviluppo, rendendo più difficoltoso il dialogo tra il bambino e il suo ambiente.
Il suo positivo sviluppo è in relazione diretta con la qualità e la ricchezza delle proposte educative, con le esperienze sistematiche che riceve dalla famiglia, dall’ambiente e dalle prime strutture educative.
Quando un canale di informazione, importante come la vista, viene a mancare è fondamentale offrire un intervento educativo precoce che compensi il bambino delle carenze derivate dalla mancanza o dalla ridotta percezione visiva, faciliti il processo di conoscenza e limiti l’insorgere dei possibili effetti secondari della minorazione.
Nella certezza che precoci, tempestivi e mirati interventi pedagogici esercitino una influenza decisiva sui futuri percorsi di crescita del bambino, il servizio di consulenza ha l’obiettivo fondamentale di favorire, fin dalla prima infanzia, lo sviluppo del bambino e la sua crescita ponendo come centralità la dimensione educativa nella sua globalità, e individuando le strategie in grado di dare risposta ai bisogni che presenta nelle diverse situazioni di vita quotidiana (l’autonomia, il primo orientamento, la conoscenza della realtà ecc.)
Il Servizio di Consulenza si articola in fasi che sono strettamente interdipendenti.
La prima fase vede la presa in carico del bambino e della sua famiglia presso il Centro attraverso:
una Valutazione Tiflopedagogica dinamica centrata sull’analisi e l’approfondimento del Potenziale di Apprendimento del bambino, con interventi educativi interattivi anche alla presenza dei genitori.
Nel contesto di attività stimolo il bambino viene osservato e valutato:
nell’area della comunicazione e della relazione
nell’area psicomotoria
nell’area cognitiva in situazioni di problem-solving
nell’area dell’autonomia, in attività di vita quotidiana.
Il tiflologo in situazione di osservazione,ha competenza per indicare:
in base al residuo visivo del bambino, percorsi didattici visuo-percettivi, per una attività che accresca l’ “imparare a vedere” (per bambini ipovedenti)
un recupero plurifunzionale per un’attivazione plurisensoriale per l’imparare a toccare, ad ascoltare ecc;
percorsi metodologici per la promozione dell’autonomia quotidiana (in base all’età);
interventi nel settore dell’orientamento e della mobilità partendo, nella fase iniziale, dall’autonomia nel contesto di una pedagogia del movimento;
Il tiflologo, in base ad una analisi psicopedagogica, e ad una lettura anamnestica dei dati, elabora la stesura degli obiettivi educativi e di apprendimento (abilità e competenze) in relazione alle diverse età e tipologie di curricolo scolastico.
L’osservazione, l’intervento diretto nelle diverse dimensioni proposte, uniti alla storia e alle informazioni raccolte nel colloquio con i genitori, garantiscono una valutazione e un intervento specifico unico come unico è il bambino che è accolto nel nostro Centro.
ecc)
Centro e Territorio – Scuola e Istituzioni educative
Il secondo momento riguarda la consulenza in situazione, l’informazione sul territorio, per la nostra parte di competenza, ai diversi servizi riabilitativi, agli educatori e agli insegnanti direttamente presso la loro struttura, volte a dare avvio al lavoro di rete territoriale in situazione.
Questo momento prevede una “fase preparatoria” rivolta alla scuola a sostegno dei genitori e si concretizza attraverso:
colloquio con la famiglia in merito alla scelta della scuola e se necessario l’accompagnamento nel percorso d’iscrizione, soprattutto nei delicati passaggi di ordine e grado di scuola
riunioni informative con le strutture che avranno iscritto il bambino per la cura del passaggio, o per il primo ingresso, nella nuova struttura scolastica
presentazione del bambino alla scuola di competenza e conoscenza diretta dal punto di vista fisico degli ambienti per una veloce e consapevole autonomia negli spazi.
L’intervento di consulenza diretta presso la singola struttura educativa continua durante l’intero anno scolastico.
Il Tiflologo:
programma periodiche e sistematiche osservazioni del bambino/ragazzo condotte in classe sia durante lo svolgimento delle normali attività, sia in situazioni di interazione con adulti e compagni;
(La quantificazione degli interventi tiflologici è dettata dalla singola situazione collateralmente al progetto educativo).
attua interventi col bambino/ragazzo stesso in funzione dimostrativa per gli insegnanti, relativi alle sue modalità di conoscenza, al suo processo di apprendimento, alle tecniche di orientamento e mobilità, all’uso di strumenti e delle tecniche di rappresentazione (es. l’insegnamento del braille linguistico e matematico, la lettura delle mappe tattili, le tecniche per l’autonomia ecc..).
collabora alla stesura collegiale del Progetto educativo con gli obiettivi specifici nelle diverse aree e discipline.
analizza e individua con gli insegnanti la trasferibilità dei contenuti previsti nella programmazione di classe e ricerca soluzioni didattiche recepibili anche dal bambino/ragazzo con disabilità visiva (come il cieco e l’ipovedente possono affrontare le diverse materie scolastiche).
conduce con i docenti e con i genitori momenti di verifica sull’acquisizione delle competenze previste nel Progetto Educativo e dell’acquisizione di tecniche operative specifiche.
Negli incontri periodici promuove con i docenti:
l’analisi e la discussione sulle variabili emerse dall’osservazione e dall’ intervento diretto sul piano cognitivo, relazionale e dell’autonomia;
l’aggiornamento degli obiettivi stesi nel Progetto Educativo Individualizzato;
l’approfondimento di nuovi percorsi didattici e l’utilizzo di materiali specifici;
l’introduzione delle nuove tecnologie informatiche (in base alle capacità individuali);
incontri programmati per una ri-valutazione periodica.
C) Il Sistema territorio
La complessità del problema comporta l’attenzione alla realtà ambientale nella quale il bambino/ragazzo che non vede vive ed è inserito, ad altri operatori che in qualche misura intervengono (per esempio per la dimensione clinica, o riabilitativa o socio-assistenziale) nel processo di integrazione.
Tale impostazione metodologica si sforza di considerare il SCTp nella dimensione della presa in carico intesa come “sistema”, e considerare il bambino/ragazzo nella sua complessità cognitiva relazionale, sociale, in più contesti.
Le leve strategiche sopraccitate sono fattori discriminanti in grado di tenere conto dell’alta specificità del problema.
Anche qui, il problema è affrontato da un’equipe di esperti pedagogisti della disabilità visiva composta, tra gli altri, dal tiflologo (per la formazione del tiflologo vedi documenti presentati dal network)
Centro e unità territoriali
Il Tiflologo collabora per gli aspetti non strettamente educativi, con i servizi territoriali e collabora con le Equipe di riferimento attraverso:
la relazione con le strutture riabilitative e delle ASL per la stesura (se richiesta) della parte competente della Diagnosi Funzionale;
il coordinamento in situazioni particolari (soprattutto come aiuto alla famiglia) fra i diversi interventi pluridisciplinari;
la sensibilizzazione presso i Centri di aggregazione territoriale a supporto delle attività extra scolastiche in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti;
la sensibilizzazione per garantire una buona comunicazione tra i genitori e le diverse realtà territoriali;
Centro e Tifloinformatica
Il progetto, rivolto a ragazzi con minorazione visiva, ha come scopo la conoscenza e l’utilizzo a scuola della strumentazione informatica e dei software più adeguati.
L’utilizzo del computer persegue l’obiettivo della comunicazione del non vedente nel contesto classe per favorire la fruizione di informazioni e dati, nonché la produzione individuale. La proposta di consulenza tifloinformatica è rivolta oltre che agli alunni anche ai docenti di sostegno e curriculari attraverso l’intervento diretto a scuola nell’ambito del SCTp.
Tutto il settore informatico rappresenta comunque una nuova frontiera, in parte esplorata in parte ancora del tutto da scoprire. Se da un lato sono stati compiuti notevoli progressi per quanto concerne l’accessibilità all’ambiente windows in molte sue funzioni, dall’altro non bastano mai gli sforzi compiuti, attraverso lo studio di nuovi software, per rendere completamente fruibile la macchina e le sue potenzialità da parte del non vedente.
È una nuova frontiera perché apre nuovi spazi, sul piano della comunicazione, in quanto amplia a dismisura la possibilità di dare e ricevere informazioni mettendo i ragazzi disabili visivi in condizione di parità, o almeno nella condizione di accorciare le distanze, con gli altri che disabili non sono.
Il Servizio di Consulenza Tifloinformatica è condotto dal tifloinformatico, esperto di informatica e metodologia didattica relativa alla tecnologia assistiva – periferiche specifiche per non vedenti e ipovedenti che, in collaborazione con la scuola e/o la famiglia abilita il ragazzo all’uso delle strumentazioni ( display braille, del software per l’accesso a windows e delle principali funzioni, ecc)
ATTIVITÀ (alcuni esempi)
intervento del tifloinformatico verso il personale educativo e docente (insegnanti curricolari, di sostegno e/o assistente alla comunicazione) che opera con bambini/ragazzi che utilizzano il P.C.
intervento del tifloinformatico per i bambini, dell’avvio alla alfabetizzazione informatica fino ai moduli avanzati di approfondimento per ragazzi delle scuole superiori
Il percorso formativo informatico si articola in:
Formazione di base
Approccio fisico agli strumenti informatici
Apprendimento mnemonico della tastiera
Programma di scrittura e primi comandi
scrittura testo iniziale
avvio autonomo degli strumenti
scrittura testo avanzata
Diario scolastico
Formazione avanzata
Utilizzo dei dizionari digitali (CD-ROM)
Gestione degli archivi
Le “Risorse del computer”
Creazione cartelle e gestione dei files
Utilizzo delle memorie rimovibili (USB-Disk, CD-ROM, DVD).
Gestione testi scolastici
Introduzione di software specifici per operare sui testi digitali
Utilizzo dello scanner
Accesso autonomo a informazioni su supporto cartaceo
Gestione argomenti matematici
Introduzione di software specifici
Utilizzo di Internet
Posta elettronica – Navigazione – Ricerche in Internet
Download di testi da siti specializzati
A seconda del livello di conoscenza dell’allievo dei diversi ambiti informatici, si seguirà il percorso formativo indicato.
Viene rivolta attenzione anche alla famiglia in quanto, attraverso un’adeguata informazione sulle nuove tecnologie per disabili visivi, può offrire un buon aiuto a casa al proprio figlio che utilizza il P.C.
È auspicabile che il Centro sia dotato di attrezzature con postazioni per non vedenti e ipovedenti in grado di soddisfare tutte le esigenze.
ASSISTENTI ALLA COMUNICAZIONE
Il SCTp che prende in carico il bambino/ragazzo disabile visivo opera, come già accennato, anche con la figura dell’ ”Assistente alla Comunicazione“ al quale debbono essere fornite indicazioni, suggerimenti, metodi per quanto concerne la sua azione di supporto al percorso educativo e di integrazione del soggetto in carico.
L’Assistente alla Comunicazione si trova a collaborare concretamente col tiflologo per condividere finalità e obiettivi. Se all’assistente viene fornita una adeguata informazione sulle fondamentali problematiche pedagogiche che investono chi non vede, sulle didattiche peculiari, oltre, naturalmente, alla conoscenza delle caratteristiche personali del singolo minore in carico, allora sarà un validissimo e importantissimo supporto per il soggetto e per la famiglia.
Formazione Assistenti alla Comunicazione (vedi materiali prodotti da Network).
Tale preparazione può essere fornita solo se si tiene conto della specificità tiflologica, sostenuta da un apparato laboratoriale tiflotecnico, tifloinformatico, tiflodidattico e tiflobibliografico presenti nel loro insieme in un CENTRO.
L’azione SCTp si sviluppa inoltre nella supervisione dell’attività condotta dall’Assistente alla Comunicazione con il disabile visivo al fine di fornire alla famiglia un riscontro costante e condiviso dei traguardi raggiunti, sviluppando di conseguenza un legame, ancora più significativo con il territorio e le diverse opportunità che da esso provengono.
La supervisione inoltre ha lo scopo di mantenere in focus gli obiettivi fissati, ricevere il feed-back del monitoraggio sul singolo, al fine di permettere al tiflologo di definire, in caso di necessità, le nuove strategie più opportune e di presentarle a scuola e/o alla famiglia.
(anche qui si rimanda alla produzione del materiale del network)
Ogni Centro, se non dispone in proprio di tutto il necessario, dovrà essere in rete con altri
Centri in modo tale che l’offerta sul territorio sia omogenea.
Primo esempio
Centro e Servizio Trascrizioni- Braille Caratteri ingranditi e Supporto digitale
– Le ragioni del servizio
Il Centro Trascrizioni Braille e a Caratteri Ingranditi provvede ad una fondamentale esigenza degli studenti con disabilità visiva che frequentano la scuola di tutti: quella di studiare sugli stessi libri di testo utilizzati dai compagni di classe. La condivisione dei contenuti di studio costituisce un fattore importantissimo di integrazione per gli studenti; di questo servizio si avvantaggiano anche gli insegnanti che possono contare su un ausilio da loro conosciuto e comune a tutto il gruppo classe. La famiglia stessa attribuisce al testo in braille o ingrandito un alto valore simbolico oltre che funzionale e pratico.
-I criteri di trascrizione
Le illustrazioni:
I testi braille non contengono illustrazioni, ma le figurazioni in rilievo e/o i materiali didattici tattili relativi ai contenuti dei testi vengono selezionati da cataloghi specifici (Federazione ed Istituzioni federate) e consegnati insieme ai testi a cura del tiflologo che ha in carico l’allievo.
Per quanto riguarda i testi per gli allievi ipovedenti, si tratta di illustrazioni opportunamente adattate, attraverso l’adozione di criteri rappresentativi e grafici specifici,volti a facilitare la percezione e la decodifica delle immagini. Le illustrazioni messe a punto sono personalizzate per dimensione e colore e inserite nei rispettivi testi scolastici.
I formati dei testi
Le modalità del servizio
Secondo esempio: Centro e Sussidi Tiflodidattici
Le ragioni del servizio
Un ruolo di primo piano svolge il Centro unitamente al Materiale Didattico, dedicato ai disabili visivi che frequentano le scuole del territorio: sussidi didattici tattili o visivo-tattili per il gioco, l’apprendimento, lo studio delle discipline. Questo settore risponde all’esigenza espressa da insegnanti, studenti e genitori, che desiderano disporre di un repertorio organico di sussidi didattici da utilizzare nelle quotidiane attività scolastiche oltre che a casa per i “compiti” o per altre attività. Un buon repertorio può contribuire – se non proprio competere – con gli apparati didattici e iconografici così diffusi per i vedenti nelle scuole e con i testi scolastici e sono da considerare fondamentali per lo sviluppo cognitivo e per la comunicazione didattica.
A questa molteplicità di stimoli i ragazzi non vedenti possono partecipare grazie alla percezione tattile. Se opportunamente educata, è efficacissima non solo per la discriminazione di oggetti, spazi e ambienti di vita e per la lettura del Braille, ma anche per il riconoscimento e lo studio di contenuti e figurazioni in rilievo relativi alle diverse discipline scolastiche. Il materiale didattico tattile diventa quindi occasione per esercitare e sviluppare le potenzialità sensopercettive e cognitive dei bambini/ragazzi e contribuisce significativamente a sostenere l’attenzione e la motivazione. Inoltre risponde alle finalità dei curricoli scolastici e può essere inserito nell’ambito delle comuni attività didattiche proposte nelle scuole, favorire un effettivo apprendimento e sviluppo delle conoscenze oltre ad essere strumento “inclusivo”. Per le tipologie di materiale, le tecniche di realizzazione, le modalità del servizio si prega di consultare i cataloghi esistenti / e l’enciclopedia multimediale della Federazione Pro Ciechi Tiflopedia.
Scheda sintetica dei servizi tiflologici:
1) Consulenza tiflopedagogica presso le scuole
2) Consulenza tiflopedagogica presso la famiglia
3) Consulenza tiflopedagogica presso centri specifici del territorio (riabilitativi, aggregati, clinici)
4) Consulenza tiflopedagogica presso strutture territoriali a valenza socio-educativa
5) Consulenza per valutazione tiflopedagogica e intervento educativo nella prima infanzia
6) Consulenza tifloinformatica con l’allievo presso la scuola e/o presso la famiglia
7) Consulenza supporto all’attività dell’Assistente alla Comunicazione
8) Fornitura di materiale didattico in rilievo, all’allievo e alla famiglia, per non vedenti / ingrandito e specifico per ipovedenti
9) Fornitura all’allievo di testi scolastici in braille , a caratteri ingranditi e su supporto informatico per non vedenti e ipovedenti.
Irifor del Trentino – Settembre 2016: “Il Bar al buio” e “La Via Crucis al buio”
Il Bar al buio a ViviPark 2016
In occasione della due giorni di festa, IRIFOR sarà presente con il bar al buio al Parco Santa Chiara! Lo staff della Cooperativa IRIFOR vi aspetta per gustare una bevanda nella più completa oscurità, per conoscere la disabilità visiva e al contempo riscoprire il potere degli altri sensi. Sabato 24 e domenica 25 settembre, dalle 9 alle 19, salite a bordo di “Dark on the Road”.
La Via Crucis al buio
“Ascolto la vita. Scolpisco ciò che sento”
Il Museo Diocesano Tridentino, in occasione della mostra La Via Crucis di Othmar Winkler per la chiesa di Maria Bambina a Trento, che sarà attiva dal 17 settembre al 14 novembre 2016, offre la possibilità di una visita guidata gratuita al buio all’opera scultorea originale dell’artista. La visita sarà domenica 2 ottobre alle ore 11.00. Sarà un’occasione per non vedenti, ipovedenti e normovedenti di confrontarsi in uno scambio di emozioni e percezioni attraverso l’arte, per arricchirsi reciprocamente in un’esperienza condivisa.
Visite Guidate al Museo Omero 24-25 Settembre 2016
GEP – Giornate Europee del Patrimonio #GEP2016 #culturaèpartecipazione
Il Museo Tattile Statale Omero, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, sabato 24 settembre alle ore 16,30 e domenica 25 settembre alle ore 10,30 organizza visite guidate multisensoriali: un’attività inclusiva e accessibile dagli 8 anni in poi. La manifestazione promossa nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee, è un’occasione di straordinaria importanza per riaffermare il ruolo centrale della cultura nelle dinamiche della società italiana. Costo della visita 4,00 euro a partecipante, disabili e loro accompagnatori . Telefono 071 28 11 93 5 e-mail didattica@museoomero.it
Museo Tattile Statale Omero, Mole Vanvitelliana
Banchina Giovanni da Chio 28, 60121 Ancona
www.museoomero.it
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Monica Bernacchia
Comunicazione
Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana
Banchina Giovanni da Chio 28, 60121 Ancona
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I nostri CCT sono “insostituibili” centri di risorse per l’inclusione, di Gianluca Rapisarda
In merito alla delicata questione della formazione dei professionisti del sostegno degli alunni/studenti con disabilità visiva, che è una delle principali mission che il Presidente Barbuto ha consegnato alla responsabilità del nostro “Network per l’inclusione scolastica, di recente, da più parti sento in giro molteplici e disparate notizie circa il presunto “nebuloso” futuro a cui sarebbero destinati gli eccezionali operatori dei Centri di consulenza tiflodidattica della nostra Federazione e della nostra Biblioteca per i ciechi.
A tal proposito, al fine di fugare ogni sorta di dubbio e di “testimoniare” invece quanto “insostituibili” centri di risorse per l’inclusione siano da noi considerati i nostri CCT, con la breve lettera di seguito riportata, a none di tutto il Network, vorrei rasserenare una volta per tutte gli esperti tiflologici dei nostri Centri di consulenza, anticipando loro che presto saranno coinvolti dal Network in un incontro seminariale appositamente dedicato allo studio ed all’approfondimento della fondamentale matematica in oggetto.
Infatti, è nostro intendimento fare degli atti del suddetto seminario e dei risultati dei suoi lavori la base e la “piattaforma” delle future azioni progettuali ed operative del Network, facendo, laddove ce ne fosse ulteriore bisogno, dell’inclusione scolastica e della formazione degli operatori del sostegno dei nostri ragazzi il centro ed il “nodo” strategico della nostra politica associativa.
Non mi resta altro che ringraziare il nostro Presidente nazionale Mario Barbuto, i Coordinatori del Network Michele Borra e Pietro Piscitelli ed il mio “maestro” Luciano Paschetta per l’enorme sforzo e la passione che stanno profondendo nell’organizzazione del seminario di cui sopra, a beneficio del personale dei nostri Centri di consulenza, ma soprattutto nell’unico superiore interesse dell’inclusione degli alunni/studenti minorati della vista.
Carissime/i,
con la presente, vorrei tranquillizzarvi e consigliarvi di non ascoltare nessuna voce di corridoio e nessuna “cassandra”, che già ce ne sono tante in giro.
Io e tutto il Network teniamo tantissimo alla vostra indiscussa professionalità ed alle vostre notevoli competenze e v’assicuro che stiamo lavorando per cercare di implementarle e migliorarle, altro che minacce e scenari nebulosi per il vostro futuro!
In realtà stiamo adoperandoci per creare far riconoscere finalmente due livelli di figure professionali deputate al sostegno dei minorati della vista e cioè l’educatore alla comunicazione dei disabili sensoriali (alias il “famoso” assistente alla comunicazione previsto dall’art 13 della Legge 104) ed il più “specifico” pedagogista esperto in scienze tiflologiche (alias il “famoso” Tiflologo).
Io ed il Prof. Paschetta abbiamo già delineato il profilo ed il percorso formativo di tali operatori a supporto dell’inclusione dei disabili visivi ed il prossimo passo, già compiuto dal nostro “valoroso” Marco Condidorio, è quello di incardinare questa nostra proposta in un vero e proprio ddl da presentare in Parlamento.
Ma ciò non pregiudica od inficia affatto le competenze già acquisite e la professionalità maturata da voi professionisti dei nostri CCT, che anzi siete ritenuti da parte nostra una risorsa “preziosissima”per il presente ed il futuro dei ragazzi ciechi ed ipovedenti ed ovviamente dei pluriminorati italiani.
Vi prego di far girare tra voi colleghi questo mio messaggio, certamente più attendibile ed affidabile di tante incontrollabili ed infondate “ridde di voci” che circolano ultimamente nel nostro ambiente sul vostro lavoro.
Con stima ed amicizia.
Gianluca Rapisarda
Le attività di alternanza scuola lavoro degli studenti disabili visivi, di Gianluca Rapisarda
Le profonde trasformazioni dei processi lavorativi derivanti dall’applicazione delle nuove tecnologie, se è vero che hanno reso obsolete professioni che in passato avevano garantito la piena occupazione delle persone con disabilità visiva – quale quella del centralinista – è altrettanto vero che hanno creato nuove e diverse “situazioni di lavoro”, idonee all’inserimento lavorativo dei disabili in generale, e di quelli visivi in particolare, che vanno al di là delle professioni “tipiche” del passato.
E’ questa la nuova prospettiva dalla quale affrontare le difficoltà occupazionali dei giovani con disabilità: cercare cioè il “posto giusto” per “la persona giusta”, modalità questa che, se pur prevista dalla Legge 68/99, è stata, in questi anni, sottovalutata dai ciechi italiani e comunque non sempre presa a modello per l’inclusione di persone con disabilità nel mondo del lavoro che, ancora troppo spesso, interpreta l’assunzione di un disabile in termini assistenziali e non, come dovrebbe essere, secondo parametri di inclusione sociale.
Dietro le odierne difficoltà per l’occupazione dei giovani minorati della vista vi è tuttavia anche l’inadeguatezza della scuola secondaria di secondo grado.
E questo nonostante l’articolo 8 della Legge 104/92 – che individua gli interventi necessari a realizzare l’inserimento e l’integrazione sociale delle persone con disabilità – preveda l’attuazione di «misure idonee a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro».
Sebbene l’autonomia didattica gliene abbia fornito i supporti normativi, la scuola secondaria superiore – che ha tra l’altro, fra i propri obiettivi primari, la formazione verso l’inclusione sociale dei giovani – non ha saputo dunque sviluppare una progettazione didattica riferita a una vera e propria “cultura dell’inclusione” delle persone con disabilità, capace di guardare al di là degli stretti confini dell’aula, ma si è limitata ad assimilare modalità, atteggiamenti e comportamenti educativi “caratteristici”, per così dire, della scuola dell’obbligo.
In altre parole, il percorso formativo si svolge nell’angusto “orticello” della scuola frequentata, al di fuori di legami con il territorio, le risorse culturali e il sistema socio economico e produttivo di esso.
A questo limite potrebbe porre rimedio l’alternanza scuola-lavoro. Si tratta di un percorso formativo che rientra a pieno titolo nell’attività didattica di un corso di studi, progettato dalla scuola con il partner (museo, biblioteca, redazione giornalistica, azienda commerciale, agenzia turistica ecc.), che accoglierà l’alunno in stage.
Per i ragazzi con disabilità visiva, in particolare, tale sistema sarebbe molto importante per l’acquisizione di una migliore autonomia di movimento e personale, arricchirebbe il loro bagaglio di esperienze, permettendo loro di “mettersi in gioco” in un ambiente diverso e meno protetto della scuola, di assimilare le competenze relative al ruolo del lavoratore e di “verificarsi e scoprirsi capaci” di svolgere – se messi in condizione di operare in pari opportunità – le mansioni dei “colleghi”. Inoltre, questo inserimento in situazione di lavoro contribuirebbe a sviluppare la cultura dell’accessibilità degli ambienti e di quella digitale e a incrementare la conoscenza e la fiducia del mondo produttivo sulle potenzialità operative delle persone cieche ed ipovedenti.
Forse qualcuno ha sentito parlare per la prima volta di alternanza scuola-lavoro come una delle innovazioni contenute nella recente Legge della Buona Scuola del 2015. Essa, invece, era già stata normata dieci anni fa dal Decreto Legislativo n. 77 del 2005, dal 2014 è stata presente – in via sperimentale – in diverse realtà scolastiche ed infine, a partire dall’a.s. 2015-16, ai sensi della già citata 107, è stata istituzionalizzata oltre che negli Istituti tecnici e professionali anche nei Licei per tutti gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età.
A tal proposito l’I.Ri.Fo.R nazionale ha appena avviato una ricerca mirante a conoscere e determinare con precisione quanti siano gli studenti con disabilità visiva inseriti in questi percorsi formativi, rivolgendosi ai nostri CCT ed Istituti dei ceichi e direttamente agli interessati, al fine di individuare eventuali criticità e “buone prassi” da segnalare al MIUR, affinché intervenga per rendere efficace e veramente “inclusiva” la pratica dell’alternanza scuola lavoro anche per gli alunni disabili visivi.
In questa prospettiva la ricerca, articolata nelle fasi che saranno descritte oltre, intende indagare i vari piani che, dalla formazione alle esperienze di alternanza scuola lavoro, i minorati della vista si trovano a percorrere per giungere a un effettivo ingresso nel mondo del lavoro.
Come si può’ intendere, sarà decisivo l’apporto che ogni struttura territoriale vorrà offrire per assicurare la maggior attendibilità scientifica a tale rilevante iniziativa.
Sotto l’aspetto operativo la ricerca punterà, in prima battuta, a rintracciare sull’intero territorio nazionale gli studenti minorati della vista nati tra il 1999 ed il 2000 e frequentanti il terzo anno della scuola secondaria superiore, ma anche quelli iscritti in altre classi delle superiori, se inseriti in percorsi “sperimentali” di alternanza scuola lavoro. Si mirerà solo a tale tipologia di destinatari al fine di circoscrivere il campione analizzato ad una fascia di popolazione effettivamente coinvolta nei percorsi di alternanza scuola lavoro.
Seguirà una fase in cui, agli alunni individuati, sarà somministrato un questionario conoscitivo finalizzato a verificare il tipo di “stage” professionale espletato e il “lavoro” svolto, oppure se essi abbiano incontrato ostacoli, impedimenti od addirittura rifiuti nel praticare percorsi di alternanza scuola lavoro.
Tale fase consentirà di distinguere tra gli studenti che abbiano svolto lo stage di “alternanza” con successo e soddisfazione e quelli che, invece, per motivi vari, lo hanno vissuto negativamente o sono stati impossibilitati a sperimentarlo.
A questi ultimi sarà rivolta la terza fase della ricerca, mirata a conoscere le motivazioni e i condizionamenti che hanno condotto a tale situazione di insuccesso.
L’ultima fase della ricerca sarà costituita dalla elaborazione dei dati raccolti nonché dalla elaborazione delle ipotesi di lavoro future.
In relazione a quanto descritto si inviano due questionari necessari all’avvio delle prime due fasi della ricerca.
Il primo questionario dovrà essere compilato da tutte le nostre sezioni provinciali UICI e da tutti i Centri di consulenza tiflodidattica e gli Istituti dei ciechi e riguarda una serie di dati aggregati che potranno essere reperiti facendo ricorso alle banche dati disponibili presso le stesse strutture. Il termine per l’invio dei suddetti questionari e’ fissato al 31 Ottobre 2016.
Il secondo questionario, invece, dovrà essere compilato individualmente da quegli allievi con disabilità visiva, nati tra il 1999 ed il 2000, che risultano essere iscritti al terzo anno della scuola superiore di secondo grado nell’a.s. 2015-16. La presente ricerca è rivolta pure agli studenti minorati della vista, frequentanti la scuola secondaria di secondo grado ed inseriti in percorsi “sperimentali” di alternanza scuola lavoro.
In tale stadio della ricerca sarà cura delle strutture in indirizzo assicurare che vengano interessati alla distribuzione e compilazione del questionario il maggior numero di studenti non vedenti ed ipovedenti, iscritti al terzo anno ed in generale alla scuola secondaria superiore, secondo le modalità di cui sopra.
Il termine per l’invio dei questionari completi è fissato al 31 Ottobre 2016.
I questionari dovranno essere inviati, unicamente in formato elettronico, agli indirizzi segreteria@irifor.eu od archivio@irifor.eu
Per ogni informazione e’ possibile contattare l’Istituto, chiamando la dott.ssa Valeria Liberti, al numero telefonico 06/69988606 oppure è possibile inviare una e-mail all’indirizzo direttorescientifico@irifor.eu.
Si prega di dare la massima diffusione e collaborazione all’iniziativa.
“Guardare con le mani” – visita guidata per persone cieche
Domenica 18 settembre, alle ore 15.30, i Musei Civici di Monza organizzano una visita guidata riservata a persone cieche, con la possibilità di effettuare esperienze tattili su alcune opere esposte nel percorso espositivo. La visita, della durata di circa 1 ora, sarà condotta da un operatore specializzato.
L’iniziativa è inserita nell’ambito della manifestazione “Villeaperte 2016”.
La partecipazione e l’ingresso al museo sono gratuiti sia per la persona disabile che per il suo accompagnatore; è necessario prenotarsi al n. 039 2307126 – info@museicivicimonza.it
Crediamo che l’accoglienza e l’accessibilità siano un valore aggiunto imprescindibile perché il museo cittadino diventi patrimonio vissuto da tutta la comunità, senza barriere né ostacoli, siano essi fisici o di comunicazione.
Chiediamo dunque la vostra preziosa collaborazione perché possiate aiutarci a divulgare l’iniziativa; il personale del museo è naturalmente a vostra disposizione per ogni chiarimento o per l’organizzazione di eventi personalizzati, mentre sul sito www.museicivicimonza.it potrete trovare informazioni utili sul museo e sulle opere esposte.
Augurandoci di avere fatto cosa gradita, un cordiale saluto.
Musei Civici di Monza – Casa degli Umiliati
Via Teodolinda, 4
20900 Monza
Tel. 039 2307126
Fax 039 2307123
La “Tattiloteca” della Federazione, di Gianluca Rapisarda
I libri per la prima infanzia ad illustrazioni materiche, con doppio testo a caratteri stampa e a caratteri braille, sono generalmente prodotti artigianali, ideati e confezionati in casa e a scuola, da insegnanti e da genitori, in copia unica, e destinati all’istruzione e allo svago del singolo allievo cieco o ipovedente.
Per questo motivo, la Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi è da tempo impegnata nel difficile tentativo di farne un comune prodotto editoriale, accessibile a tutti, su tutto il territorio nazionale. Atal proposito, da circa dieci anni, La Federazione ha avviato una produzione in serie di libri tattili, e costituito un piccolo catalogo visionabile sul sito www.libritattili.prociechi.it
Si tratta di oggetti costosi da produrre, ma dall’impatto educativo ed estetico veramente notevole, utili per tutti i bambini indistintamente.
L’esperienza sul campo, in occasione dei workshop che la Federazione promuove in Italia, coinvolgendo allievi, insegnanti e famiglie dimostra ogni giorno di più il valore pedagogico e riabilitativo di questi testi, in tutti i contesti culturali e di difficoltà di apprendimento incontrati (sono state raccolte testimonianze dirette riguardo la loro utilità se impiegati anche con bambini sordi, autistici, iperattivi, etc… )
Accanto alla produzione di questi album illustrati o libri tattili che dir si voglia, la Federazione ha in animo di creare nella nuova ed ampia sede di Via Pollio 10 in Roma uno spazio aperto al pubblico nel quale collezionare le migliori pubblicazioni tattili ufficiali, i migliori bozzetti e copie uniche prodotte in Italia, e tutti i prototipi di libri tattili che ogni due anni partecipano al Concorso Nazionale di editoria Tattile illustrata TOCCA A TE!
L’obiettivo è quindi quello di creare una “Biblioteca Nazionale permanente di libri tattili illustrati” per la prima infanzia. Un luogo aperto al pubblico, nel quale raccogliere pubblicazioni speciali e dove fare formazione a insegnanti e illustratori circa la grafica accessibile e le sue potenzialità didattiche ed estetiche.
La “Tattiloteca” della Federazione Nazionale Delle Istituzioni Pro Ciechi, dunque, si configurerebbe come un luogo, unico in Italia, di studio e di raccolta di pubblicazioni riguardanti questo settore editoriale ed educativo, nel quale organizzare attività di approfondimento e “visite guidate” aperte alle scuole di ogni ordine e grado ma anche a tutti quegli illustratori ed artisti che negli anni si sono avvicinati e appassionati all’illustrazione multisensoriale. Infatti, quello che oggi manca è proprio un luogo fisico dove raccogliere un lavoro decennale di editing, promozione, divulgazione e sperimentazione intorno al libro tattile e alle pubblicazioni accessibili.
Infine, allo scopo di coinvolgere fattivamente nel giudizio insegnanti curricolari e di sostegno, allievi, tiflologi, e soprattutto gli stessi bambini, quali principali fruitori di tali opere, molti di questi libri, prima di essere messi in produzione, potrebbero essere sfogliati e testati direttamente dai visitatori della Tattiloteca, con la possibilità di compilare accurate schede tecniche per ognuno di essi, evidenziandone pregi e difetti.
Naturalmente, al fine di arricchire il fondo librario, il nascituro “Centro Nazionale del Libro tattile” della Federazione Pro Ciechi, vero e proprio “chiodo fisso” dei Presidenti Barbuto e Masto, richiederà l’indispensabile e necessaria collaborazione e partecipazione delle 23 Istituzioni federate. Il progetto potrebbe risultare interessante anche per sponsor esterni istituzionali e non.
Irifor del Trentino – Il Giardino al Buio in collaborazione con il MUSE
La Cooperativa Irifor del Trentino propone un’iniziativa in collaborazione con il Muse per scoprire, insieme ai non vedenti, il giardino botanico alpino senza l’ausilio della vista, ma affidandosi agli altri sensi (tatto, olfatto e gusto). Al termine del percorso ci sarà una degustazione al buio a bordo di “Dark on the Road”, il bar al buio itinerante a bordo del quale i camerieri ciechi e ipovedenti accompagneranno il pubblico nella più completa oscurità, per conoscere la condizione della disabilità visiva e allo stesso tempo il potere degli altri sensi.
Vi aspettiamo alle Viote del Monte Bondone, domenica 4 settembre!
Il bar sarà attivo dalle 11 alle 17 (ingresso 3€ con consumazione compresa).
Le visite al giardino sono in programma alle 11.00, alle 12.30, alle 14.30 e alle 17.30.
