Napoli – Sportello Turistico. Vedi Napoli e poi…..ritorna!, di Silvana Piscopo

Autore: Silvana Piscopo

Cari amici, dopo una fase sperimentale che ci ha visti impegnati nell’accoglienza di qualche gruppo di visitatori della città di Napoli, di Ercolano e Pozzuoli, aver ricevuto altre richieste da parte di singole persone interessate alle opportunità che offriamo,
ci sembra utile fornire a tutti i potenziali utenti dello sportello le informazioni utili per usufruire dei servizi
che possiamo proporre.
Lo Sportello è operativo presso la sede dell’U.N.I.Vo.C. in via Costantinopoli 19 e per essere contattati potrete telefonare al numero 081 19915172 o 3407547659 e, se non sarete risposti da persona fisica potrete lasciare messaggi in segreteria con la certezza che vi richiameremo velocemente
oppure inviare una mail a: info@univocdinapoli.org
Sarà l’UNIVOC a garantire la serietà del personale di cui avrete necessità come:
assistente di gruppo e per l’organizzazione, le informazioni, l’accoglienza e quant’altro sarà funzionale alle tipologie di soggiorni che vorrete richiedere;
ci occuperemo di personale competente da mettere a disposizione per visite a musei, luoghi di arte, di storia, di paesaggistica;
ci adopereremo per gli accompagnamenti quotidiani avvalendoci dei volontari;
ma potremo fare tutto ciò evitando dispersioni di contatti interpersonali che, pur sembrando più veloci e diretti, creerebbero, invece,
disfunzioni e sovrapposizioni di carattere organizzativo.
Tutti i contatti, dunque, vanno presi, come sopra esposto.
Vi invitiamo a consultare il nostro sito se volete saperne di più:
www.univocdinapoli.org
e, nell’augurarvi una buona programmazione di qualche breve e piacevole pausa
dalle fatiche quotidiane,
vi salutiamo cordialmente.

Silvana Piscopo

Irifor Trentino – Ottobre 2016

Il Bar al buio al Convegno “TATA”
Venerdì 7 ottobre
Fondazione Caritro e Piazza D’Arogno, a Trento
In occasione del convegno “Turismo e Accessibilità, Tempo libero e Accoglienza”, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Trento, la Cooperativa IRIFOR del Trentino sarà presente con:
– l’intervento del direttore Ceccato “Closed Eyes & Open Spaces”, dalle 10.30 alle 11.30 presso la Fondazione Caritro in Via Calepina a Trento;
– la roulotte Dark on the Road, con lo staff di camerieri ciechi e ipovedenti, per offrire alla popolazione l’esperienza del bar al buio, dalle 12.00 alle 19.00 in Piazza d’Arogno a Trento..
Giornata mondiale della Vista
Giovedì 13 ottobre
Via Belenzani, a Trento
In occasione della Giornata Mondiale della Vista 2016, IRIFOR sarà presente in via Belenzani a Trento, dalle 9 alle 17, con l’Unità Mobile Oftalmica a bordo della quale oculisti e ortottisti della Cooperativa offriranno screening visivi gratuiti a tutta la popolazione, in collaborazione con IAPB Italia onlus.

Irifor Trentino – Workshop 10 ottobre 2016 “Vista fragile e fissazione eccentrica”

La Cooperativa Sociale IRIFOR del Trentino Onlus e il Network Vista Fragile offrono insieme una giornata di confronto e aggiornamento rivolta alle figure professionali che si occupano di riabilitazione visiva, lunedì 10 ottobre, presso la sede del Centro di Prevenzione e Riabilitazione Visiva di via della Malvasia 15 a Trento.
Si tratta di un evento dedicato alle esigenze dei pazienti che affrontano una importante riduzione visiva con la necessità di stabilizzare la fissazione eccentrica.
Durante il workshop i partecipanti potranno sperimentare l’efficacia di un protocollo di applicazione di lenti speciali progettate per le maculopatie; in linea con le attività di diagnosi oculistica e riabilitazione visiva e funzionale svolte da IRIFOR presso il proprio Centro dotato di attrezzature all’avanguardia.
Il coinvolgimento dei professionisti del territorio nella formazione d’equipe fa parte di un percorso di consolidamento del processo di assistenza alle persone che affrontano la vista fragile, per garantire loro sostegno, orientamento e competenza.
Questa iniziativa stabilisce un patto di collaborazione e informazione intorno al Centro di riabilitazione di Trento – per il benessere del paziente – che impegnerà il medico, il riabilitatore o l’ortottista, l’optometrista o il centro ottico.

9 Ottobre: Gare e Giochi per famiglie al Museo Omero

GARE e GIOCHI per mettere alla prova le FAMIGLIE
#FAMU2016: Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo Domenica 9 ottobre ore 10.30 e turni successivi nella giornata Museo Tattile Statale Omero, ANCONA

5,4,3,2,1 … VIA!
5 SENSI
5 PROVE da superare
5 OPERE da scoprire
in 55 minuti!

Il Museo si trasforma in una PALESTRA per misurare le abilità dei vostri 5 SENSI, uno spazio insolito che vi permetterà di “fare i muscoli” fra arte, cultura, suoni e sapori!

ATTIVITA’ GRATUITA. PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA.
Per famiglie con bambini da 4 a 10 anni.
Telefono 071 28 11 93 5
e-mail didattica@museoomero.it
sito http://www.museoomero.it/main?p=news_id_5474

Museo Tattile Statale Omero, Mole Vanvitelliana Banchina Giovanni da Chio 28, 60121 Ancona

Il “Piano di formazione” diventa obbligatorio: L’I.Ri.Fo.R. è già pronto, di Gianluca Rapisarda

Il nuovo “Piano di formazione” obbligatoria dei docenti non è una “bufala”.
Infatti, lo scorso 3 Ottobre, il MIUR ha reso noto che il “piano” partirà già dal prossimo mese di Dicembre.
Esso prevede, per la prima volta, 9 priorità tematiche nazionali per la formazione.
Eccole, in estrema sintesi:
–       Lingue straniere;
–       Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento;
–       Scuola e lavoro;
–       Autonomia didattica e organizzativa;
–       Valutazione e miglioramento;
–       Didattica per competenze e innovazione metodologica;
–       Integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale;
–       Inclusione e disabilità;
–       Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile.
Il Miur assumerà la regia nazionale della formazione: stabilisce le priorità, ripartisce le risorse, monitora i risultati delle attività, sviluppa accordi nazionali con partner della formazione. Le scuole, sulla base delle esigenze formative espresse dai singoli docenti attraverso i Piani individuali di formazione, progetteranno e organizzeranno, anche in reti di scuole, la formazione del personale. Ogni docente avrà un portfolio digitale che raccoglierà esperienze professionali, qualifiche, certificazioni, attività di ricerca e pubblicazioni, storia formativa. Le attività formative saranno incardinate nel Piano Triennale dell’Offerta e saranno perciò coerenti con il progetto didattico di ciascun istituto. La formazione potrà svolgersi in modo diversificato: con lezioni in presenza o a distanza, attraverso una documentata sperimentazione didattica, attraverso la progettazione.
Saranno finanziate le migliori ‘startup della formazione’: il Miur promuoverà la ricerca, la sperimentazione, incentivandole a lavorare insieme a strutture scientifiche e professionali per la costruzione di percorsi innovativi di formazione. In collaborazione con INDIRE sarà realizzata una Biblioteca digitale scientificamente documentata delle migliori attività didattiche e formative.
Ricordo che la formazione (comma 124 della legge Buona Scuola) diventa “obbligatoria, permanente e strutturale”.
Al Miur hanno tenuto a specificare che “tutti i 750.000 docenti di ruolo saranno coinvolti e che dovranno seguire indicativamente almeno 25 ore di formazione obbligatoria annuale”.
E’ inutile sottolineare che quella del “piano di formazione obbligatoria” di tutti gli insegnanti in servizio (curricolari e di sostegno) sarà una vetrina davvero “unica” per noi ed un’occasione molto importante per promuovere l’I.Ri.Fo.R. e le sue attività, in particolar modo quelle legate alla formazione, alla ricerca ed alla sperimentazione.
Sarà nostro compito “sfruttare” al meglio ed al massimo tale occasione di visibilità e soprattutto di crescita.
Non a caso, in questi giorni, abbiamo preparato le “Linee guida” dei corsi formativi relativi alla “carta del prof” alle quali, con una certa libertà di azione e flessibilità organizzativa, dovranno attenersi le nostre sedi territoriali per l’attivazione delle loro iniziative, non appena il MIUR ci fornirà ulteriori informazioni e dettagli sulla materia.
Dalle notizie che ci sono giunte dal MIUR non dobbiamo attendere ancora troppo e pare che la “carta del prof” sarà erogata a tutti i docenti di ruolo della scuola pubblica entro poche settimane. Ma, a differenza del 2015, quest’anno arriverà attraverso una “carta elettronica”, la cui fruizione sarà utile ai fini della “formazione obbligatoria” in oggetto. Dunque, anche la “carta del prof” servirà a far conseguire ai docenti una parte dei crediti formativi minimi loro richiesti dal nuovo “piano di formazione individuale, che saranno meglio definiti con un Decreto Ministeriale nelle prossime settimane.
D’altra parte, con la recente approvazione della Convenzione tra l’UICI e l’I.Ri.Fo.R. ed il necessario imminente restyling della nostra piattaforma E-Learning, il nostro auspicio è quello di mettere il nostro Istituto sul binario giusto di un Ente davvero “raffinato” e orientato agli interessi scientifici di ricerca, di sperimentazione e di formazione.
E proprio in quest’ultima area dobbiamo tutti rafforzare capacità e competenze perché la formazione a mio modesto avviso, non riguarda solo l’istruzione strettamente considerata nel campo delle difficoltà compensative degli alunni disabili visivi.
Infatti, dobbiamo allargare la gamma della nostra offerta formativa a mobilità, tecnologia, vita indipendente, cultura, sport, tempo libero, accessibilità, alternanza scuola lavoro, solo per ricordare i capitoli più importanti dei quali dovremo occuparci.
Solo così non perderemo il “rivoluzionario” treno del “piano di formazione obbligatoria” dei docenti italiani, garantendo loro attività formative davvero “spendibili”, efficaci e realmente rispondenti alle sfide della modernità, in modo da favorire un effettivo processo d’inclusione dei nostri ragazzi nell’odierna “società della conoscenza”.
Da questo punto di vista, il recente non facile rinnovo dell’accreditamento da parte del MIUR rappresenta certamente un ottimo “incipit” del nuovo corso dell’I.Ri.Fo.R. voluto dal Presidente Mario Barbuto.
Ma non basta. Ora, con le novità introdotte dal “Piano di formazione obbligatoria, dovremo essere in grado di “aggredire” ancora di più il territorio con le nostre proposte formative, di entrare nel mercato vincendo l’agguerrita concorrenza e, soprattutto, di farci riconoscere dal “sistema”.
Facciamolo insieme, lavorando in squadra ed in totale sinergia ed il migliore successo del nostro Istituto sarà assicurato.

Il 12 Ottobre sarà inaugurata la nuova sede della Federazione: tanti i progetti in cantiere, di Gianluca Rapisarda

Il prossimo Mercoledì 12 Ottobre la Federazione Nazionale Delle Istituzioni pro Ciechi completerà finalmente il trasloco nei nuovi locali dell’immobile di Via Pollio 10.
Alla presenza del Presidente nazionale dell’Unione Italiana Dei Ciechi e Degli Ipovedenti Mario Barbuto, del Consiglio di amministrazione, del Segretario Generale e dei dipendenti della Pro Ciechi, dei rappresentanti di tutte le Istituzioni federate e soprattutto di tante autorità politiche e civili, in occasione della sua Assemblea Federale che si terrà proprio il 12 Ottobre, la Federazione inaugurerà ufficialmente la sua nuova casa. Adesso non c’è più tempo da perdere e per la Pro Ciechi si preannuncia un periodo intenso e ricco di ambiziosi progetti e di innovative attività, funzionali ai bisogni più disparati delle persone con disabilità visiva di tutte le età.
Commenta il Consigliere della Federazione Pro Ciechi Gianluca Rapisarda: “ La possibilità di poter contare su questi nuovi spazi più adeguati e soprattutto a norma (circa 3500 metri quadri con terrazzo, cortili esterni e giardino) ci mette nelle condizioni di poter aprire il nuovo Centro di Produzione Tiflodidattica alle scuole particolarmente interessate al fantastico mondo dei materiali e dei libri tattili.
Sì, i libri tattili destinati in particolare alla prima infanzia, attività fino a pochi anni fa appannaggio di produzioni estere dove, con determinazione, la Federazione si è gradualmente imposta con opere di riconosciuta qualità anche grazie alla caparbietà e alla competenza dei nostri operatori. Nella nuova sede di via Pollio, infatti, abbiamo in animo di creare uno spazio aperto al pubblico nel quale collezionare le migliori pubblicazioni tattili ufficiali, i migliori bozzetti e copie uniche prodotte in Italia, e tutti i prototipi di libri tattili che ogni due anni partecipano al “nostro” Concorso Nazionale di editoria Tattile illustrata TOCCA A TE!
L’obiettivo è quindi quello di creare una “Biblioteca Nazionale permanente di libri tattili illustrati” per la prima infanzia. Una “tattiloteca” aperta al pubblico, nella quale raccogliere pubblicazioni speciali e dove fare formazione a insegnanti e illustratori circa la grafica accessibile e le sue potenzialità didattiche ed estetiche”.
Aggiunge il Consigliere della Pro Ciechi Michele Borra: Il 12 Ottobre p.v. ci ritroveremo di fatto ad inaugurare questa nuova Sede particolarmente funzionale: gli ampi spazi a disposizione, ci permetteranno di implementare la produzione di sussidi tiflodidattici, buona parte dei quali, è bene ricordarlo, anche in questa circostanza, viene distribuita gratuitamente agli alunni disabili visivi tramite la scuola.
Nei programmi inseriamo la nostra volontà di acquistare nuove strumentazioni tecnologiche che permetteranno di ampliare la gamma dei sussidi già prodotti.
Queste scelte progettuali ci conducono direttamente al tema dell’inclusione scolastica, per il quale la Federazione offre il suo contributo anche attraverso la partecipazione al “Network per l’inclusione” dove, insieme ad altre Istituzioni quali Unione Italiana dei Ciechi ed Ipovedenti, Irifor e la Biblioteca per Ciechi di Monza, cercherà di essere protagonista nelle risposte da dare alle necessità dei nostri ragazzi, alle famiglie e ai diversi attori che intervengono nei processi di formazione.
Rispetto al problema dell’inclusione, la Federazione mantiene fermo il principio della specificità affermando che la crisi economica non può essere l’alibi per derubricare i servizi specifici a meri e generici interventi svuotati del loro valore peculiare, inserendoli nell’alveo indistinto e indefinito dei servizi a favore della disabilità.
Certo, tale visione porta con sé una serie di necessarie innovazioni che contemplino, nel contesto dei più aggiornati orientamenti pedagogici e, per noi, tiflopedagogici, figure professionali specializzate, come ad esempio il tiflologo o tiflopedagogista e figure ad esso correlate come l’educatore professionale in ambito tiflologico.
Tematiche sulle quali il “Network per l’Inclusione Scolastica” (vera e propria invenzione del Presidente dell’UICI Mario Barbuto e di cui la Pro Ciechi è tra i principali cofondatori) sta attivamente operando, cercando tra l’altro un legame più organico e stretto con l’Istituzione Universitaria e facendo comunque tesoro dei saperi acquisiti dall’azione diretta dei nostri Centri di Consulenza, da quelli della Biblioteca e dalle unità tiflologiche degli Istituti che operano su diverse aree del Paese.
In questo contesto, in considerazione del delicato compito che investe i nostri operatori, avvalendoci di questa splendida nostra nuova “casa”, sarà opportuno organizzare per loro un serio ed organico programma di aggiornamento continuo, che li possa mettere nella condizione di affrontare ancora con più elevata professionalità, le diverse problematiche favorendo anche la graduale e concreta omogeneità degli interventi.
Prosegue il Consigliere della Federazione Claudio Cassinelli: “Quest’ampia e confortevole nuova sede ci inorgoglisce e, soprattutto, rappresenta per la Federazione
motivo di rinnovato impegno a recuperare il massimo delle risorse, ricercandole là dove è già nota la sensibilità verso i problemi dei più fragili, masoprattutto, attraverso progetti di valore, credibili, aperti allepeculiarità del territorio come ad esempio, quelli già sperimentati con Fondazione Cariplo e Fondazione Enel Cuore, attivati grazie al progetto dei libri tattili e alla mostra “A spasso con le dita”, che tanto successo hanno riscosso in questi anni.
Nello stesso tempo nuove risorse sono da ricercare grazie a progetti innovativi (Tiflopedia e quelle iniziative legate all’utilizzo sempre più dinamico del web e della tecnologia informatica ed all’applicazione di nuove “app” volte a rendere veloce e immediato l’accesso all’informazione di carattere tiflologico e tiflodidattico)”
Al riguardo, precisa il Vicepresidente della Federazione Hubert Perfler: “In tale prospettiva, uno sguardo all’Europa è indispensabile e sarebbe auspicabile che la Pro Ciechi nel prossimo futuro ricercasse sempre più, rinnovando in questo senso una tradizione, relazioni, collegamenti e collaborazioni con Istituzioni o Organizzazioni similari che negli altri paesi dell’Unione attuano servizi, studi, ricerche sulle problematiche che più ci coinvolgono.
Non sarebbe da escludere la costituzione di un apposito “ufficio esteri” dedicato al rapporto con l’Europa, in sinergia con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti,volto a costruire proficui scambi scientifici, sul piano educativo e tiflopedagogico, nel segno dell’affermazione dei diritti sociali e culturali dei disabili visivi.
Con la volontà, naturalmente, di presentare e ottenere, unitamente a partner italiani e dell’UE, importanti finanziamenti europei, comel’esperienza dell’IstitutoRittmeyer di Trieste ci sta insegnando”.
Spiega il Presidente della Federazione Pro Ciechi Rodolfo Masto: “Al di là delle tante difficoltà che investono il nostro operato in questo momento di delicata transizione, questa inaugurazione è orientata ad anticipare il futuro con l’auspicio di promuovere una maggiore sensibilizzazione e consapevolezza tra i tanti vari attori istituzionali e sociali oggi qui presenti, che hanno la responsabilità costituzionale e morale di realizzare quanto previsto dalla Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità.
È ormai tempo che i sogni e le giuste ambizioni dei cittadini disabili visivi, si concretizzino nel segno di una società che deve ritrovare il coraggio di essere un po’ più visionaria.”
Conclude Mario Barbuto, Presidente nazionale dell’Unione Ciechi ed Ipovedenti: “ La Federazione, dopo aver superato una fase delicatissima, guarda al futuro cercando di dare “corpo e anima” alle tante iniziative assunte. Tra tutte, la concretizzazione di un sogno: il Centro Polifunzionale per pluriminorati previsto dalla Legge 28 dicembre 2005, n. 278 che prenderà gradualmente vita, proprio qui in Via Pollio 10, in adiacenza ai nuovi uffici e laboratori della Federazione.
Quello dei ciechi con disabilità plurime è Un universo di persone che hanno sempre incontrato una attenzione minore di quanto fosse loro dovuto.
Una realtà umana e sociale che dobbiamo abituarci a tenere sempre in cima alle nostre priorità e verso la quale mai potremo dire di aver fatto abbastanza.
L’intenso e congiunto lavoro dell’UICI e della Pro Ciechi che ha sortito l’approvazione da parte del Ministero dell’Interno del nostro progetto di apertura di tale “unico” Centro polifunzionale proprio qui in via Pollio è Un esempio di eccezionale collegialità e collaborazione. Determinazione e reciproca fiducia che ci hanno consentito questo splendido risultato e che ci mostrano la via maestra per il conseguimento dei nostri obiettivi, raggiungibili soltanto attraverso l’unità di intenti nella nostra associazione e il riconoscimento del ruolo guida che L’Unione Ciechi è chiamata a svolgere in materia di minorazione visiva”.

Irifor – “Ci sono anch’io”, Campagna di educazione civica

PROGETTO DI COMUNICAZIONE SOCIALE
CI SONO ANCH’IO

“CI SONO ANCH’IO” è una campagna di educazione civica.
Un contributo per informare tutti quelli che guidano (dalla bicicletta al camion) sui diritti dei pedoni e in particolari sui pedoni che usano il bastone bianco o il cane guida.

Volantino "Ci sono anch'io!"

Volantino “Ci sono anch’io!”

I disegni sono stati realizzati dall’artista Cossi Paolo
In alto a destra: giovane donna (capelli corti e scuri, tailleur grigio con gonna corta, scarpa elegante, collana di perle) che cammina con cane guida.
In basso a destra: giovane uomo (capelli e barba scuri alla moda, camicia bianca, cravatta scura, pantalone lungo chiaro, maglioncino smanicato rosso, scarpa elegante) che cammina con bastone bianco rosso.
In basso a sinistra: giovane donna (capelli lunghi biondi, occhiali da sole, canotta nera jeans lungo) che cammina con bastone bianco
In alto a sinistra: giovane uomo (capelli rasati, in tenuta da basket, gamba sinistra ingessata) che cammina aiutandosi con due stampelle.
In alto al centro il titolo “Ci sono anch’io”
Sotto il titolo giovane Streghetta (capelli lunghi rossi, cappello a punta con stelle e abito fino ai piedi) con la bacchetta magica ha trasformato in un rospo chi non rispetta le regole ed esclama “le regole si rispettano
Testo:
“quando si muovono in autonomia, cioè da sole:
• le persone cieche usano il bastone bianco o il cane guida;
• le persone ipovedenti vedono molto poco e male e si aiutano con il bastone bianco
• le persone sordocieche usano il bastone a fasce bianche e rosse
• le persone che hanno difficoltà nel camminare usano il bastone, le stampelle, la carrozzina, ..
Quando stanno già attraversando la strada o sono pronte per farlo per farlo:
• fermati – rispetta la precedenza;
• fai in modo che non ci siano pericoli;
• fai attraversare in modo sicuro
Lo dice l’art. n. 191 del Codice della Strada”

In calce ai loghi: PATROCINIO CAMERA DEI DEPUTATI – STUDIO IN – ANIOMAP – CONSULTA REGIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITA’ E DELLE LORO FAMIGLIE FVG – UNIONE ITALIANA CIECHI E IPOVEDENTI – FEDERAZIONE ITALIANA SUPERAMENTO HANDICAP – AGENZIA INTERNAZIONALE PREVENZIONE CECITA’ – LEGA DEL FILO D’ORO – BLINDSIGHT PROJECT

Volantino "Ci sono anch'io" - Parte 2

Volantino “Ci sono anch’io” – Parte 2

Rinasce la “figura” del tiflologo, di Gianluca Rapisarda

Autore: Gianluca Rapisarda

Nell’acceso dibattito attualmente in corso sulla figura del “tiflologo”, la confusione sul suo ruolo e sulla sua funzione regna ancora sovrana. Infatti, dopo il declino dell’Istituto Romagnoli (unica scuola nazionale di metodo per gli educatori dei ciechi e degli ipovedenti) e la mancata attuazione della legge 69 del 2000, che ne avrebbe finanziato la riapertura e rinascita, vi è un assoluto bisogno di definire il profilo professionale ed il percorso formativo dei Tiflologi italiani. Paghiamo cioè lo scotto della mancanza di una vera e propria “generazione” di esperti in Tiflologia, a cui occorre porre necessariamente rimedio. La soluzione può e deve consistere solo nell'”istituzionalizzazione” di una nuova figura professionale che, salvaguardando e sanando le conoscenze e competenze acquisite in questi anni dai preziosissimi operatori degli Istituti dei ciechi e dei Centri di consulenza Tiflodidattica della Federazione Nazionale Delle Istituzioni Pro Ciechi e della Biblioteca per i ciechi “Regina Margherita”, possa essere più al passo con i tempi e possedere una formazione più adeguata ed idonea a promuovere il processo di inclusione degli alunni/studenti disabili visivi del terzo millennio. Perché ciò avvenga, però, il problema della funzione del “tiflologo”, strettamente legato alla tematica dell’inclusione scolastica dei ragazzi ciechi, non deve essere considerato, come spesso sento in giro, una questione “oziosa”, od un “gioco” di pochi pedagogisti sfaccendati, collocati fuori dalla realtà quotidiana e dalla storia. La Tiflologia non è, infatti, una scienza per pochi eletti, è invece un capitolo “importante” della più vasta Pedagogia. Ecco perché, oggi, il tema dell’integrazione scolastica degli allievi minorati della vista non appartiene più, come avveniva nel passato, solo a chi non vede ed alle loro famiglie, ma richiede al contrario interventi oculati ed accorti da parte dell’intera collettività. Per tutte queste ragioni, sono assolutamente convinto della possibilità del rilancio della Tiflologia. Le sue prospettive di rinvigorimento e rinverdimento, a mio modesto avviso, dal punto di vista pedagogico, sussistono per almeno due ordini di riflessioni. Innanzitutto, perché dalla Didattica “speciale” e dalla Tiflopedagogia non si può prescindere neppure da quando con la 517 del 1977 l’educazione dei disabili visivi si svolge nelle scuole di “tutti”. Un imperdonabile errore di una parte della Pedagogia moderna sta proprio nel pensare che l’inclusione e l’educazione “speciale” si elidano reciprocamente piuttosto che integrarsi tra loro. In secondo luogo, io ritengo che i Centri di consulenza tiflodidattica (CCT) e gli Istituti dei ciechi, riorganizzandosi, possano costituire dei “fondamentali” centri di risorse per l’erogazione dei servizi tiflodidattici e tiflopedagogici in favore delle persone con disabilità visiva. Dunque, il “vero” problema del sostegno degli alunni minorati della vista italiani non è tanto da ricercarsi nella mancanza di centri di “supporto” al loro processo di inclusione, che già esistono, quanto piuttosto nell’assoluta assenza di una loro visione d’insieme e di un loro sinergico e fattivo collegamento, indispensabili invece al successo formativo dei ragazzi non vedenti. Consapevole di ciò, il lungimirante Presidente nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Mario Barbuto, nella riunione del Coordinamento degli Enti collegati all’UICI dello scorso 30 Gennaio, ha fortemente voluto la costituzione del cosiddetto “Network per l’Inclusione Scolastica (NIS), a cui è stata affidata la responsabilità di coordinare ed integrare tutti i servizi tiflodidattici e tiflopedagogici degli Enti collegati all’Unione Ciechi ed Ipovedenti, di definirne le Linee guida (già pronte )e gli indicatori di qualità (in dirittura d’arrivo) e, soprattutto, di sciogliere il “rebus” dell’inquadramento professionale del tiflologo. Trattasi di un nobile compito, ma alquanto arduo, poiché il profilo del Tiflologo è difficilmente “definibile”, in quanto egli possiede competenze certamente e principalmente pedagogiche, ma anche psicologiche, sociologiche, educative ed informatiche. Le proposte del Network dell’Inclusione dell’UICI dovranno essere quindi sostenibili nella realtà, necessariamente di qualità e rispondenti al requisito dell’urgenza, al fine di garantire comunque al più presto strumenti e supporti idonei agli studenti disabili visivi, alle loro famiglie ed alle scuole. Per l’individuazione dei “luoghi” del sostegno dei minorati della vista, il NIS ha proceduto alla definizione di una struttura a tre livelli, costituita in primis dai CTS, deputati a fornire le informazioni su dove trovare e reperire le risorse del sostegno, in seconda battuta dai CCT della Federazione Pro Ciechi e della Biblioteca di Monza che hanno il compito di fornire le indicazioni di base sugli strumenti e sui sussidi tiflodidattici, per il gioco, il tempo libero e l’autonomia ed infine gli Istituti dei ciechi, a cui deve essere destinata la presa in carico globale dei disabili visivi di tutte le età (bambino, ragazzo, adulto, anziano), avendo cura di progettare, realizzare e monitorare l’intero loro progetto di vita.

Per quanto concerne la definizione del profilo professionale e del percorso formativo degli “operatori” del sostegno degli alunni/studenti con disabilità visiva, il Network dell’Inclusione Scolastica ha ipotizzato un modello formativo che si articola su due differenti gradi di livelli successivi. La “figura” professionale di 1° livello è rappresentata dall’”Educatore alla comunicazione” dei disabili sensoriali (alias “assistente alla comunicazione”, di cui all’art 13 comma 3 della 104 del 92 e la cui definizione è prevista dalla legge de La Buona Scuola). Trattasi di un operatore con un ruolo ed una funzione tecnico-strumentale, che possiede conoscenze di base di Tiflopedagogia e di didattica inclusiva. Tale titolo viene rilasciato in seguito alla frequenza di un master universitario di 1° livello di 1500 ore, al quale potranno accedere tutti coloro che sono in possesso di una laurea triennale di qualunque tipo. L’I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) dell’UICI è in frenetiche trattative con lo IUSVE (Istituto Universitario Salesiano di Venezia) per stipulare un’apposita convenzione ed avviare un’offerta formativa volta alla preparazione di tale operatore di 1° livello, che sia davvero efficace e di qualità. Gli attuali “assistenti alla comunicazione” (ex art 13 comma 3 della 104 del 1992) che già operano nel settore, infatti, a causa di una preparazione e formazione spesso lacunosa e carente, non si sono ancora radicati su tutto il territorio nazionale come “operatori” del sostegno dei disabili sensoriali, ed inoltre, la mancata definizione del loro ruolo (nonostante la 107) fa si che gli Enti locali e le cooperative, che dovrebbero assumerli ed aggiornarli, sovente non lo facciano e, se lo fanno, li impiegano in condizioni di precarietà “funzionale” ed economica. La “figura” professionale di 2° livello è invece più “specifica”, ed è costituita dal “pedagogista esperto in scienze tiflologiche”. A differenza dell’”educatore alla comunicazione”, tale operatore di 2° livello del sostegno dei ragazzi minorati della vista elabora, realizza e monitora l’intero progetto di vita dei disabili visivi, anche con disabilità aggiuntive, di tutte le età. Il titolo di “pedagogista esperto in scienze tiflologiche” viene conseguito dopo la frequenza di un master universitario di 2° livello di 1500 ore, di cui almeno 300 teorico-laboratoriali in presenza e circa un centinaio in modalità FAD “sincrona” (chatroom, o classe virtuale). A tale master universitario potranno accedere gli “educatori alla comunicazione” di cui sopra, i laureati in scienze dell’educazione e scienze della formazione, gli educatori professionali, gli insegnanti curricolari e di sostegno e, soprattutto, a loro scelta, gli operatori tiflologici degli Istituti dei ciechi e dei Centri di consulenza tiflodidattica, che in tal modo avrebbero un’importante ed imperdibile opportunità di aggiornamento professionale. In particolar modo, per questi ultimi professionisti, l’accesso a tale master di 2° livello garantirebbe la validazione della loro esperienza lavorativa pregressa, con il riconoscimento dei relativi crediti formativi da parte del CTS del corso. Fatte queste dovute precisazioni formative per sgombrare il campo da possibili equivoci e malintesi sul reale operato del “Network”, seguono alcune mie considerazioni sull’eventuale spendibilità dei due titoli professionali sopramenzionati.

La potenzialità di occupazione dell’”educatore alla comunicazione” è sicuramente abbastanza alta, valutabile e stimabile in almeno 9000 unità, tanti quanti sono gli allievi disabili sensoriali (4000 non vedenti e 5000 non udenti), frequentanti i 10000 plessi delle oltre 8000 istituzioni scolastiche italiane. Invece, per quanto attiene l’occupabilità del “pedagogista esperto in scienze tiflologiche”, possiamo realisticamente prevedere una presenza di almeno un “tempo pieno” per provincia nei vari CTS (al cui interno sarebbe auspicabile l’apertura di uno “sportello” tiflologico), di una unità negli Istituti dei ciechi e nei CCT della Federazione Pro Ciechi e della Biblioteca “Regina Margherita”, dove continuerebbero a lavorare gli operatori tiflologici ivi attualmente impiegati con il valore aggiunto dell’aggiornamento professionale grazie alla frequenza del master, ed infine in numero variabile e flessibile nelle scuole che, avendo rafforzato la loro autonomia ai sensi della Legge 107, potrebbero dotarsi all’occorrenza anche di esperti in scienze tiflologiche, quali “figure” di supporto ai vari Organi collegiali (Collegio Docenti e Consiglio di classe) nella progettazione e nello svolgimento di attività curricolari ed extracurricolari veramente “inclusive” e funzionali ai reali bisogni educativi “speciali” degli alunni con disabilità visiva. Ma ciò non basta. Infatti, occorre che le due “figure” da noi individuate siano riconosciute ufficialmente dal “sistema” e che siano appetibili ed attraenti sul piano della successiva occupabilità. Diversamente la nostra proposta formativa potrebbe andare deserta, costringendoci a ridimensionarne la qualità, ad aprirla ad ogni laurea in ingresso ed a ridurne il numero di ore in presenza, a scapito cioè della sua efficacia didattica. Fortunatamente, alcuni recenti eventi favorevoli sembrano “avvicinare” l’ambizioso obiettivo del NIS e rendere l’inclusione scolastica dei ragazzi ciechi ed ipovedenti un po’ meno idea “platonica” ed un po’ più realtà concreta ed alla nostra portata di mano. In primo luogo mi riferisco all’attivazione dell’innovativo master in Typhlology Skiilled Educator (esperto in scienze tiflologiche), autorizzato dal Presidente dell’UICI Mario Barbuto, patrocinato dall’I.Ri.Fo.R. ed organizzato in convenzione con l’UNIMOL di Campobasso. La speranza è che tale iniziativa formativa, da esperienza pilota nel Molise, possa diventare il modello di riferimento per tutti gli Atenei italiani. Altrettanto “epocale e rivoluzionaria” ci sembra l’assegnazione della prima cattedra universitaria di Tiflologia presso l’UNIMOL al Prof Marco Condidorio, Coordinatore della Commissione Istruzione dell’Unione Ciechi ed Ipovedenti, avvenuta qualche giorno fa. Ed infine, ultimamente, come non citare la presentazione al Senato da parte degli esperti del “Network” di un emendamento alla proposta di legge da poco approvata alla Camera che ha istituito ufficialmente le “figure” dell’Educatore socio pedagogico e del Pedagogista. Le modifiche presentate a Palazzo Madama vanno nella direzione di armonizzare ed incardinare le proposte formative del Network all’interno della legge di cui sopra. Il sogno del NIS dell’UICI è quello di sottoscrivere quanto prima una convenzione con il MIUR per godere finalmente di una certa autorevolezza nel mondo scientifico ed universitario, essere riconosciuto ufficialmente anche dal sistema di istruzione italiano ed accreditarsi con il Ministero di viale Trastevere come Organismo di riferimento per la formazione degli operatori del sostegno degli studenti minorati della vista. Solo così, il “Network per l’Inclusione potrà “muoversi” ed adoperarsi con la Conferenza unificata perché “imponga” alle Regioni (competenti in materia di assistenza scolastica e postscolastica ai sensi dell’art 1 comma 947 della 208 del 2015) l’assunzione all’interno delle cooperative che gestiscono tale servizio dell’”educatore alla comunicazione” e del “pedagogista esperto in scienze tiflologiche” quali “figure” professionali necessarie per il sostegno e l’inclusione degli allievi ciechi ed ipovedenti. In definitiva, con tali mie riflessioni, ho voluto “testimoniare” l’importanza della nascita del Network per l’Inclusione Scolastica che, lungi dai “falsi” problemi posti da alcune domande polemiche e retoriche che circolano da un po’ di tempo nei nostri ambienti associativi, non vuole assolutamente essere un doppione della Commissione Istruzione della nostra Unione, né tanto meno sovrapporvisi o contrapporvisi. Non commettiamo cortesemente il medesimo errore in cui caddero alcuni di noi, quando nel lontano 1997 sono stati fondati i nostri Centri di consulenza tiflodidattica. Infatti, oggi c’è qualcuno dei nostri soci e dirigenti, che considererebbe i CCT della Federazione e della BIC delle “superfetazioni” od addirittura delle strutture conflittuali al nostro glorioso sodalizio? O piuttosto, è ormai sotto gli occhi di tutti, ed anche dei nostri che forse a volte sono un po’ sospettosi e preoccupati dalle novità, che i Centri di consulenza tiflodidattica costituiscono realtà “strategiche” e parte integrante ed insostituibile della nostra politica associativa in materia di istruzione? Ed allora, almeno stavolta non facciamoci prendere dalla foga e vincere da “inutili” paure e plaudiamo e guardiamo invece alla grande ed avveniristica “invenzione”  del Presidente Mario Barbuto del “Network”, quale prezioso strumento tecnico-scientifico a disposizione ed al servizio dell’Unione per fugare finalmente tentativi anacronistici di ritorno al passato ed alle scuole “speciali”, per garantire un più concreto e proficuo processo di inclusione agli alunni/studenti con disabilità visiva e, soprattutto, per far risplendere la “luce” della Tiflologia in Italia.

Beni culturali – 2 ottobre 2016: Una domenica al Museo

Domenica 2 ottobre torna l’appuntamento con “Una Domenica al Museo” presso il Museo Tattile “Borges”, sito a Catania in Via Etnea, 602, l’iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo che si svolge in tutta Italia la prima domenica di ogni mese.
Dalle 17 alle 22, senza obbligo di prenotazione, il museo rimarrà aperto e offrirà a quanti vorranno una nuova opportunità di visita e di scoperta culturale. Il Museo Tattile di Catania è l’unico del meridione con più di 50 opere tridimensionali relative al barocco siciliano, al rinascimento italiano, al neoclassico interamente fruibili al tatto, suddivise per sale e sezioni (sala delle moschee, sala antica Grecia, sala antica Roma e tante altre), con un giardino sensoriale, ove bendati, è possibile vivere un’ esperienza alla scoperta degli altri sensi (tatto, udito ed olfatto) utilizzando un percorso tattile, con il primo bar al buio permanente e con il laboratorio didattico all’interno dello Showroom “Frammenti di Luce” per imparare e giocare insieme ai più piccini. Costo biglietto intero 2€; Gratuità: bambini sotto i 12 anni, disabili con relativi accompagnatori e gli over 65.
Un modo diverso per sperimentate e conoscere il mondo dell’arte dove è “vietato non toccare”.

Irifor – Le attività di alternanza scuola lavoro degli studenti disabili visivi, di Gianluca Rapisarda

Autore: Gianluca Rapisarda

Le profonde trasformazioni dei processi lavorativi derivanti dall’applicazione delle nuove tecnologie, se è vero che hanno reso obsolete professioni che in passato avevano garantito la piena occupazione delle persone con disabilità visiva – quale quella del centralinista – è altrettanto vero che hanno creato nuove e diverse “situazioni di lavoro”, idonee all’inserimento lavorativo dei disabili in generale, e di quelli visivi in particolare, che vanno al di là delle professioni “tipiche” del passato. È questa la nuova prospettiva dalla quale affrontare le difficoltà occupazionali dei giovani con disabilità: cercare cioè il “posto giusto” per “la persona giusta”, modalità questa che, se pur prevista dalla Legge 68/99, è stata, in questi anni, sottovalutata dai ciechi italiani e comunque non sempre presa a modello per l’inclusione di persone con disabilità nel mondo del lavoro che, ancora troppo spesso, interpreta l’assunzione di un disabile in termini assistenziali e non, come dovrebbe essere, secondo parametri di inclusione sociale.
Dietro le odierne difficoltà per l’occupazione dei giovani minorati della vista vi è tuttavia anche l’inadeguatezza della scuola secondaria di secondo grado. E questo nonostante l’articolo 8 della Legge 104/92 – che individua gli interventi necessari a realizzare l’inserimento e l’integrazione sociale delle persone con disabilità – preveda l’attuazione di «misure idonee a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro». Sebbene l’autonomia didattica gliene abbia fornito i supporti normativi, la scuola secondaria superiore – che ha tra l’altro, fra i propri obiettivi primari, la formazione verso l’inclusione sociale dei giovani – non ha saputo dunque sviluppare una progettazione didattica riferita a una vera e propria “cultura dell’inclusione” delle persone con disabilità, capace di guardare al di là degli stretti confini dell’aula, ma si è limitata ad assimilare modalità, atteggiamenti e comportamenti educativi “caratteristici”, per così dire, della scuola dell’obbligo. In altre parole, il percorso formativo si svolge nell’angusto “orticello” della scuola frequentata, al di fuori di legami con il territorio, le risorse culturali e il sistema socio economico e produttivo di esso. A questo limite potrebbe porre rimedio l’alternanza scuola-lavoro. Si tratta di un percorso formativo che rientra a pieno titolo nell’attività didattica di un corso di studi, progettato dalla scuola con il partner (museo, biblioteca, redazione giornalistica, azienda commerciale, agenzia turistica ecc.), che accoglierà l’alunno in stage. Per i ragazzi con disabilità visiva, in particolare, tale sistema sarebbe molto importante per l’acquisizione di una migliore autonomia di movimento e personale, arricchirebbe il loro bagaglio di esperienze, permettendo loro di “mettersi in gioco” in un ambiente diverso e meno protetto della scuola, di assimilare le competenze relative al ruolo del lavoratore e di “verificarsi e scoprirsi capaci” di svolgere – se messi in condizione di operare in pari opportunità – le mansioni dei “colleghi”. Inoltre, questo inserimento in situazione di lavoro contribuirebbe a sviluppare la cultura dell’accessibilità degli ambienti e di quella digitale e a incrementare la conoscenza e la fiducia del mondo produttivo sulle potenzialità operative delle persone cieche ed ipovedenti. Forse qualcuno ha sentito parlare per la prima volta di alternanza scuola-lavoro come una delle innovazioni contenute nella recente Legge della Buona Scuola del 2015. Essa, invece, era già stata normata dieci anni fa dal Decreto Legislativo n. 77 del 2005, dal 2014 è stata presente – in via sperimentale – in diverse realtà scolastiche ed infine, a partire dall’a.s. 2015-16, ai sensi della già citata 107, è stata istituzionalizzata oltre che negli Istituti tecnici e professionali anche nei Licei per tutti gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età.
A tal proposito l’I.Ri.Fo.R nazionale ha appena avviato una ricerca mirante a conoscere e determinare con precisione quanti siano gli studenti con disabilità visiva inseriti in questi percorsi formativi, rivolgendosi ai nostri CCT ed Istituti dei ciechi e direttamente agli interessati, al fine di individuare eventuali criticità e “buone prassi” da segnalare al MIUR, affinché intervenga per rendere efficace e veramente “inclusiva” la pratica dell’alternanza scuola lavoro anche per gli alunni disabili visivi. In questa prospettiva la ricerca, articolata nelle fasi che saranno descritte oltre, intende indagare i vari piani che, dalla formazione alle esperienze di alternanza scuola lavoro, i minorati della vista si trovano a percorrere per giungere a un effettivo ingresso nel mondo del lavoro. Come si può’ intendere, sarà decisivo l’apporto che ogni struttura territoriale vorrà offrire per assicurare la maggior attendibilità scientifica a tale rilevante iniziativa. Sotto l’aspetto operativo la ricerca punterà, in prima battuta, a rintracciare sull’intero territorio nazionale gli studenti minorati della vista nati tra il 1999 ed il 2000 e frequentanti il terzo anno della scuola secondaria superiore, ma anche quelli iscritti in altre classi delle superiori, se inseriti in percorsi “sperimentali” di alternanza scuola lavoro. Si mirerà solo a tale tipologia di destinatari al fine di circoscrivere il campione analizzato ad una fascia di popolazione effettivamente coinvolta nei percorsi di alternanza scuola lavoro. Seguirà una fase in cui, agli alunni individuati, sarà somministrato un questionario conoscitivo finalizzato a verificare il tipo di “stage” professionale espletato e il “lavoro” svolto, oppure se essi abbiano incontrato ostacoli, impedimenti od addirittura rifiuti nel praticare percorsi di alternanza scuola lavoro. Tale fase consentirà di distinguere tra gli studenti che abbiano svolto lo stage di “alternanza” con successo e soddisfazione e quelli che, invece, per motivi vari, lo hanno vissuto negativamente o sono stati impossibilitati a sperimentarlo.
A questi ultimi sarà rivolta la terza fase della ricerca, mirata a conoscere le motivazioni e i condizionamenti che hanno condotto a tale situazione di insuccesso. L’ultima fase della ricerca sarà costituita dalla elaborazione dei dati raccolti nonché dalla elaborazione delle ipotesi di lavoro future. In relazione a quanto descritto si inviano due questionari necessari all’avvio delle prime due fasi della ricerca. Il primo questionario dovrà essere compilato da tutte le nostre sezioni provinciali UICI e da tutti i Centri di consulenza tiflodidattica e gli Istituti dei ciechi e riguarda una serie di dati aggregati che potranno essere reperiti facendo ricorso alle banche dati disponibili presso le stesse strutture. Il termine per l’invio dei suddetti questionari è fissato al 31 Ottobre 2016.
Il secondo questionario, invece, dovrà essere compilato individualmente da quegli allievi con disabilità visiva, nati tra il 1999 ed il 2000, che risultano essere iscritti al terzo anno della scuola superiore di secondo grado nell’a.s. 2015-16. La presente ricerca è rivolta pure agli studenti minorati della vista, frequentanti la scuola secondaria di secondo grado ed inseriti in percorsi “sperimentali” di alternanza scuola lavoro. In tale stadio della ricerca sarà cura delle strutture in indirizzo assicurare che vengano interessati alla distribuzione e compilazione del questionario il maggior numero di studenti non vedenti ed ipovedenti, iscritti al terzo anno ed in generale alla scuola secondaria superiore, secondo le modalità di cui sopra.

Il termine per l’invio dei questionari completi è fissato al 31 Ottobre 2016.
I questionari dovranno essere inviati, unicamente in formato elettronico, agli indirizzi segreteria@irifor.eu od archivio@irifor.eu
Per ogni informazione è possibile contattare l’Istituto, chiamando la dott.ssa Valeria Liberti, al numero telefonico 06/69988606 oppure è possibile inviare una e-mail all’indirizzo direttorescientifico@irifor.eu.