Centro di Documentazione Giuridica: L’ U.I.C.I. Onlus può richiedere gli elenchi nominativi dei soggetti sottoposti ad accertamenti per il riconoscimento della minorazione visiva, a cura di Paolo Colombo

Autore: a cura di Paolo Colombo

Non solo la giurisprudenza del Consiglio di Stato e dei Tar (cfr. ex multis Consiglio di Stato, V Sezione, Sentenza 9 gennaio – 11 maggio 2009, n. 2869, Consiglio di Stato, Sentenza 8 marzo 2011, n. 34311, T.A.R. Calabria – S.S. Reggio Calabria, Sentenza 30 novembre 2010, n. 1584,) ma anche l’INPS con un messaggio del 2011, di cui si riporta il testo integrale, considerata l’importanza dell’argomento, è intervenuto precisando che l’invio da parte delle ASL  e delle Commissioni di verifica dell’INPS alle associazioni di categoria, degli elenchi dei nominativi dei soggetti sottoposti a visita medica, ai sensi dell’articolo 8 della legge 118 del 1971, non viola la tutela della riservatezza dei dati sensibili dei soggetti sottoposti ad accertamento medico-legale.
Come già aveva precisato il Garante della privacy, il diritto dell’ANMIC a ricevere gli elenchi, per esercitare le proprie funzioni di tutela e rappresentanza degli invalidi civili, si coniuga con il diritto alla privacy dei soggetti invalidi attraverso la trasmissione dei soli dati anagrafici di tali soggetti, che non sono dati sensibili, omettendo qualsiasi informativa riguardo ai dati medico-legali. La precisazione dell’Ente di Previdenza sicuramente garantirà una maggiore tutela dei soggetti disabili.
Il Garante per la protezione dei dati personali, con nota 17 settembre 1997, Prot. n. 2786, ha stabilito che ai sensi dell’articolo 8, comma 4, della Legge 118/1971 resta a carico del segretario della Commissione sanitaria provinciale l’obbligo di trasmettere all’ANMIC gli elenchi dei soggetti sottoposti a visita, con l’esclusione, quindi, del relativo stato patologico.
Parimenti l’articolo 11, comma 8, della Legge 382/1970 ha specificato che «il segretario della Commissione provvede, altresì, a trasmettere trimestralmente alla Unione italiana dei ciechi l’elenco dei nominativi dei ciechi civili nei confronti dei quali, nello stesso periodo è stato effettuato l’accertamento oculistico, con l’indicazione dell’esito per ciascuno di essi».
Il Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica – Dipartimento dell’Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi del Tesoro – Direzione Centrale degli Uffici Locali e dei Servizi del Tesoro, con circolare n. 40 del 22 febbraio 1999, Prot. n. 00241, ha comunicato che « il Garante per la protezione dei dati personali, in data 17 settembre 1997, si è pronunciato nel senso che la trasmissione degli elenchi prevista dall’art. 8 della citata Legge n. 118/1971 risulta compatibile con la disciplina recata dalla Legge n. 675 del 1996.
La suddetta Autorità, in particolare, ha infatti chiarito che il combinato disposto delle disposizioni normative relative all’ANMIC (Legge n. 458 del 1965, n. 118 del 1971 e D.P.R. n. 915 del 1978) soddisfa i requisiti di specificità richiesti dall’art. 22, comma 3, della richiamata normativa in materia di protezione dei dati personali.
Considerato, quindi, che analoghe disposizioni circa la trasmissione degli elenchi dei soggetti sottoposti a visita rinvengono anche per l’E.N.S. e per l’U.I.C., ne deriva che l’obbligo in questione deve essere adempiuto anche nei riguardi delle menzionate Associazioni.
Resta fermo che, a garanzia del diritto alla riservatezza, negli elenchi di cui trattasi dovrà essere omessa ogni indicazione sulle patologie riscontrate agli interessati in sede di visita medica.
Inoltre, con successiva circolare n. 39 del 26 aprile 2000, Prot. n. 1231, il suddetto Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica ha provveduto a trasmettere alle Commissioni mediche di verifica «il nuovo modello 11 da utilizzare per la trasmissione degli elenchi alle Associazioni di categoria. Tale modello oltre ad essere conforme ai principi enunciati dalla Legge n. 675 del 1996, è stato peraltro predisposto in osservanza delle indicazioni formulate dal Garante con apposito provvedimento del 1 dicembre 1999».
Quanto sopra risulta confermato anche dalla lettera del richiamato Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica del 5 giugno 2000, Prot. n. 01518, indirizzata all’ANMIC, con la quale è stata focalizzata l’attenzione sul fatto che «questa Direzione Centrale, con circolare n. 39 del 26 aprile 2000, ha provveduto, tra l’altro, a predisporre, in conformità alle prescrizioni normative ed alle indicazioni esplicative, apposito modulo per la trasmissione a codesta Associazione nonché all’U.I.C. e all’E.N.S. dei dati dei cittadini sottoposti a visita medica, nel quale verranno riportati progressivamente nominativi ed indirizzi dei medesimi, senza dati ulteriori, come quello sullo stato di invalidità, il quale, come del resto sottolineato dallo stesso Garante nel proprio provvedimento non figura quale informazione oggetto del trattamento di cui al più volte citato art. 8 della legge n. 118/1971».
In merito, il Ministero dell’Interno – Direzione Generale dei Servizi Civili – Servizio Assistenza Economica alle Categorie Protette con nota 4 luglio 2000, Prot. n. 2470/2000/MC/L/675/96, ha assicurato che « si ritiene di condividere il parere compiutamente espresso dal Dicastero del Tesoro con la nota 01518 del 5 giugno u.s. in conformità altresì alle prescrizioni impartite dal Garante per la protezione dei dati personali con provvedimento in data 1 dicembre 1999». Inoltre, il Ministero della Sanità – Dipartimento della Prevenzione – Ufficio IV, con lettera 18 ottobre 2000, Prot. n. DPV 4/H-D/687, diretta agli Assessorati alla Sanità delle Regioni e delle Province Autonome, ha ripetuto che « permane l’obbligo di trasmissione all’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili (ANMIC), nonché alle altre Associazioni regolate da analoghe norme (Unione Italiana Ciechi ed Ente Nazionale Sordomuti), degli elenchi degli invalidi sottoposti a visita dalle Commissioni mediche ASL». Nella stessa lettera il Ministero ha tenuto a precisare ulteriormente che «i suddetti elenchi devono contenere esclusivamente nome, cognome e indirizzo dei soggetti visitati». La più volte richiamata circolare n. 39 del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica ha, fra l’altro, posto in evidenza che « la comunicazione di tali dati potrà essere ritenuta lecita solo a seguito della valutazione della sua stretta necessità rispetto alla finalità pubblica perseguita dalle competenti Amministrazioni».
Il diritto alla trasmissione degli elenchi nominativi dei soggetti sottoposti a visita di cui le Associazioni di categoria possono usufruire è legittimato anche dall’articolo 86 del Decreto legislativo 196/2003, sulla tutela della privacy (Testo Unico sulla privacy), in base al quale il trattamento di dati sensibili e giudiziari è da mettere in relazione «alle attività amministrative correlate all’applicazione della disciplina in materia di: assistenza, integrazione sociale e diritti delle persone handicappate effettuati, in particolare, al fine di:
1) accertare l’handicap ed assicurare la funzionalità dei servizi terapeutici e riabilitativi, di aiuto personale e familiare, nonché interventi economici integrativi ed altre agevolazioni;
2) curare l’integrazione sociale, l’educazione, l’istruzione e l’informazione alla famiglia del portatore di handicap, nonché il collocamento obbligatorio nei casi previsti dalla legge;
3) realizzare delle comunità-alloggio e centri socio riabilitativi; ».
Inoltre il Garante per la protezione dei dati personali, con provvedimento 21 marzo 2007 sulle attestazioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, al punto 3.2 ha ribadito che in attuazione dei principi di pertinenza, non eccedenza ed indispensabilità, nelle certificazioni rilasciate dalle aziende sanitarie locali «non risulta indispensabile indicare i dati personali relativi alla diagnosi accertata in sede di visita medica ».
Inoltre anche l’art. 24 comma 6 della legge 183 del 4 novembre 2010 ribadisce tale diritto ed infatti dispone che :“Rimangono fermi gli obblighi previsti dal secondo comma dell’articolo 6 della legge 26 maggio 1970, n. 381, dall’ottavo comma dell’articolo 11 della legge 27 maggio 1970, n. 382, e dal quarto comma dell’articolo 8 della legge 30 marzo 1971, n. 118, concernenti l’invio degli elenchi delle persone sottoposte ad accertamenti sanitari, contenenti soltanto il nome, il cognome e l’indirizzo, rispettivamente all’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi, all’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e all’Associazione nazionale dei mutilati e invalidi civili.”
Infine qui di seguito riporto il testo integrale del messaggio n. 15941 del 4 agosto 2011 dell’INPS, con cui l’ente ha ribadito il diritto dell’U.I.C.I. Onlus e delle altre associazioni di categoria, di disporre dei predetti elenchi richiamando la normativa sopra citata e ha esortato le strutture periferiche a trasmettere prontamente tali elenchi onde evitare inutili contenziosi.
Caserta lì, 20 giugno 2014.
Avv. Paolo Colombo

 
Messaggio Inps numero 15941 del 4 agosto 2011
Invio degli elenchi delle persone sottoposte ad accertamenti sanitari nell’ambito del procedimento di riconoscimento delle minorazioni civili all’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi, all’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e all’Associazione nazionale dei mutilati e invalidi civili.
Direzione Generale

Direzione Centrale Sistemi Informativi e Tecnologici
Roma, 04-08-2011
Messaggio n. 15941

 

OGGETTO: Invio degli elenchi delle persone sottoposte ad accertamenti sanitari nell’ambito del procedimento di riconoscimento delle minorazioni civili all’Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi, all’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti e all’Associazione nazionale dei mutilati e invalidi civili.

Le Associazioni ANMIC – Associazione nazionale dei mutilati e invalidi civili, UIC – Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti ed ENS – Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi hanno, come noto presentato in più occasioni richieste finalizzate ad ottenere la trasmissione da parte dell’Istituto degli elenchi dei soggetti sottoposti a visita nell’ambito dei procedimenti di riconoscimento rispettivamente dell’invalidità civile, della cecità civile e della sordità civile,  si rappresenta quanto segue.
Il diritto delle Associazioni citate a disporre dei menzionati elenchi trova fondamento in particolare nell’art. 6, comma 2 della legge n. 381/1970, che  detta la disciplina della  trasmissione in favore dell’ENS, nell’art. 11, comma 8 della legge n. 382/1970 che tratta in favore dell’UIC, e nell’art. 8, comma 4, della legge n. 118/1971, quest’ultima in favore dell’ANMIC.
Tali norme – la cui vigenza è stata da ultimo confermata dall’art.24, ultimo comma, della legge 24 novembre 2010, n.183 – fissano l’obbligo di trasmissione in discorso in capo alle Commissioni sanitarie provinciali, deputate all’accertamento dei requisiti sanitari dei soggetti interessati.
Le funzioni di dette  Commissioni, per quanto disposto dalla legge 15 ottobre 1990, n. 295, sono state poi attribuite alle Commissioni mediche delle Aziende sanitarie locali.
L’articolo 20, comma 1, del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel riformare il sistema di accertamento dell’invalidità civile, ha ripartito tali competenze tra le Commissioni ASL e le Commissioni INPS , riservando  una funzione generale di controllo alle Commissioni mediche INPS (Commissioni istituite presso le UOC/UOS medico-legali e Commissione Medica Superiore), per la definitività degli accertamenti effettuati.
In considerazione del nuovo assetto delle competenze  si è, quindi, resa necessaria una verifica in ordine alla titolarità dell’obbligo di trasmissione degli elenchi in oggetto alle citate Associazioni.
In tale contesto è, nel frattempo, intervenuto il Consiglio di Stato con la sentenza n. 3431 del 2011, depositata lo scorso 7 giugno, che, nell’ambito dello specifico contenzioso inerente la Sede di Reggio Calabria, ha affermato il diritto della sede locale dell’ANMIC a ricevere gli elenchi in oggetto da parte della Direzione provinciale INPS. Per l’effetto, è stato ordinato alla Sede di Reggio Calabria di trasmettere all’ANMIC, ai sensi dell’art. 8 della Legge n.118/71, gli elenchi degli invalidi civili sottoposti a visita dalla Commissione medica di verifica di 2a istanza e dalla Commissione medica Superiore di verifica.

Tale decisione chiude definitivamente per l’Istituto la questione aperta presso la Sede di Reggio Calabria, relativa alla trasmissione degli elenchi degli invalidi civili.

Alla luce del descritto contesto normativo e giurisprudenziale, l’Istituto ritiene necessario ed opportuno, al fine di evitare il proliferare di un contenzioso che lo vedrebbe soccombente anche in altre sedi, uniformare la propria linea di comportamento su tutto il territorio nazionale, disponendo  pertanto la trasmissione di tali elenchi all’ANMIC.
Inoltre, considerato che la trasmissione degli elenchi è normativamente riconosciuta anche con riguardo all’Ente nazionale per la protezione ed assistenza dei sordi e all’Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti, al fine di evitare l’instaurarsi di analogo contenzioso con tali associazioni di categoria, viene stabilita nei loro confronti la medesima linea di comportamento.
Pertanto, tenuto conto altresì di un conforme parere del Coordinamento Generale Legale, a breve si darà avvio alla trasmissione alle Associazioni di cui sopra degli elenchi di pertinenza,  relativi ai soggetti sottoposti ad accertamenti sanitari dalle Commissioni mediche operanti presso le Unità operative semplici/unità operative complesse medico legali e dalla Commissione medica superiore nell’ambito delle procedure per il riconoscimento dell’esistenza  e/o della permanenza dei requisiti sanitari di invalidità civile, sordità civile, cecità civile e sordocecità.
Tali elenchi comprendono il nome, cognome e l’indirizzo dei soggetti interessati, così come espressamente previsto dall’art. 24, ultimo comma, della legge 24 novembre 2010, n.183.

Per garantire la celerità e, allo stesso tempo, la sicurezza delle comunicazioni in argomento, l’invio degli elenchi sarà effettuato a mezzo posta elettronica certificata, a cura della Direzione centrale sistemi informativi e tecnologici, utilizzando i dati presenti nelle procedure informatiche di gestione dell’invalidità civile e i contenuti testuali indicati in allegato.
Gli elenchi saranno trasmessi, con cadenza mensile, ai seguenti indirizzi di posta elettronica certificata:
–      protocollo@pec.ens.it (E.N.S. – Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi), per ciò che concerne le persone sottoposte ad accertamenti sanitari di sordità civile e di sordocecità;
–      archivio@pec.uiciechi.it (U.I.C. – Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti), per ciò che concerne le persone sottoposte ad accertamenti sanitari di cecità civile e di sordocecità;
–      anmic.presidenza@postecert.it (A.N.M.I.C. – Associazione nazionale dei mutilati e invalidi civili), per ciò che concerne le persone sottoposte ad accertamenti sanitari di invalidità civile.
In alternativa all’invio a mezzo posta elettronica certificata, la trasmissione degli elenchi potrà avvenire – sempre con cadenza mensile e nel rispetto delle esigenze di celerità e di sicurezza delle comunicazioni – mediante l’utilizzo di un sistema di trasferimento dati del tipo FTP (File transfer protocol), secondo specifiche modalità da concordare tra la Direzione centrale sistemi informativi e tecnologici e le Sedi centrali delle Associazioni.
Quanto sopra sarà portato a conoscenza delle Sedi centrali delle Associazioni, mentre le Direzioni in indirizzo sono invitate a favorire la diffusione dell’informazione a livello locale.
Il Direttore Generale
Nori

a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

Centro di Documentazione Giuridica: Linee guida sulla riforma del Terzo Settore, a cura di Paolo Colombo

Autore: a cura di Paolo Colombo

E’ stata finalmente avviata la “rivoluzione” del Terzo settore”. Il Governo Renzi ha enunciato rendendole pubbliche le linee guida della riforma che non sarà “blindata” ma aperta alla consultazione online, che è già partita il 13 maggio e si concluderà il 13 giugno 2014, con la predisposizione di un disegno di legge delega da portare in Consiglio dei ministri il 27 giugno prossimo.
In un documento di sette pagine, pubblicato sul sito del Governo, di cui si riporta il testo integrale, è stata delineata l’idea di Terzo settore, che in realtà, “è il primo”.
Secondo il premier Renzi il profit e non profit possono oggi “declinarsi in modo nuovo e complementare per rafforzare i diritti di cittadinanza attraverso la costruzione di reti solidali nelle quali lo Stato, le Regioni e i Comuni e le diverse associazioni e organizzazioni del terzo settore collaborino in modo sistematico per elevare i livelli di protezione sociale, combattere le vecchie e nuove forme di esclusione e consentire a tutti i cittadini di sviluppare le proprie potenzialità”.
La riforma si prefigge il raggiungimento di tre obiettivi principali:
1. La costituzione di un nuovo welfare di marcato spessore partecipativo, capace di valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione dell’economia sociale e delle attività svolte dal Terzo settore e di “premiare in modo sistematico con adeguati incentivi e strumenti di sostegno tutti i comportamenti donativi” dei cittadini e delle imprese.
2. Potenziare il 5 per mille – importante forma di sostegno al non profit – eliminando tra l’altro il tetto massimo di spesa, semplificando le procedure e obbligando i beneficiari a pubblicare online i propri bilanci.
3. Riformare il Codice Civile, nella parte che riguarda gli enti del non profit; aggiornare la legge 266 del 1991 sul volontariato; rivedere la legge 383 del 2000 sulle associazioni di promozione sociale; istituire una Authority del Terzo Settore.
Con l’attuazione di tali punti riformatori si farà decollare l’impresa sociale, promuovendone tra l’altro il relativo fondo, ampliando le categorie di lavoratori svantaggiati, riconoscendo le coop sociali come imprese sociali di diritto. Ancora, dare stabilità e ampliare le forme di sostegno economico, pubblico e privato, degli enti del terzo settore.
Si ridisegnerà, dunque, in modo più chiaro l’identità, non solo giuridica, del terzo settore, specificando meglio i confini tra volontariato e cooperazione sociale, tra associazionismo di promozione sociale e impresa sociale, dando inoltre stabilità e ampliamento alle le forme di sostegno economico, pubblico e privato, degli enti del terzo settore, assicurando la trasparenza, eliminando contraddizioni e ambiguità e fugando i rischi di elusione.

Particolare interesse è la riforma del Servizio civile contenuta nel testo, che con il ddl del 27 giugno, sarà universale, durerà 8 mesi e sarà aperto anche agli stranieri.
Il Governo Renzi propone una modifica all’attuale istituto del Servizio civile. Sarà universale per i giovani tra i 18 e i 29 anni, e accessibile anche agli stranieri.
La differenza rispetto al servizio civile attuale, è che i giovani potranno prestare la propria opera presso tutte le associazioni di volontariato e del Terzo settore in generale non solo presso quelle accreditate.
Nella proposta di riforma del governo il nuovo Servizio civile universale dovrà essere “garantito ai giovani che lo richiedono” e intendano “confrontarsi con l’impegno civile, per la formazione di una coscienza pubblica e civica”. Nel progetto di riforma si prevede l’impiego massimo di 100.000 giovani all’anno per il primo triennio dall’istituzione del Servizio.
I tempi di servizio si ridurranno dagli attuali 12 mesi ad otto eventualmente prorogabili per altri quattro, ciò per consentire ai giovani una esperienza significativa ma che non li tenga bloccati per troppo tempo.
Chi presterà il servizio civile non riceverà più la retribuzione, ma dei benefit analoghi ai crediti formativi universitari; ai tirocini universitari e professionali. Tali benefit riconosceranno al volontario le competenze acquisite durante l’espletamento del servizio.
Si prevede inoltre la stipula di accordi tra le Regioni e le Province autonome con le Associazioni di categorie degli imprenditori, con le associazioni delle cooperative e del terzo settore per facilitare il futuro ingresso sul mercato del lavoro dei volontari e per realizzare tirocini o corsi di formazione
Interessante è anche la possibilità di prestare il servizio in uno dei Paesi dell’Unione Europea avente il Servizio Civile volontario in regime di reciprocità.
Questa proposta di riforma è molto simile a quella presentata dall’U.I.C.I. Onlus nei mesi scorsi ed è senz’altro da valutare positivamente.
Invece ad avviso di chi scrive occorre prestare molta attenzione ai punti 8 e 26 delle linee guida di riforma. Essi sembrano aprire la strada a che le indennità di accompagnamento vengano sostituite da forniture di voucher. Tale possibilità è da valutare negativamente in quanto limiterebbe la libertà di scelta e l’efficacia dell’assistenza e di fatto creerebbe un concreto ostacolo all’inclusione sociale delle persone disabili.
Caserta, lì 29 maggio 2014.
Avv. Paolo Colombo

 

Linee guida per una Riforma del Terzo Settore
Esiste un’Italia generosa e laboriosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone.
E’ l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no?profit, delle fondazioni e delle imprese sociali.
Lo chiamano terzo settore, ma in realtà è il primo.
Un settore che si colloca tra lo Stato e il mercato, tra la finanza e l’etica, tra l’impresa e la cooperazione, tra l’economia e l’ecologia, che dà forma e sostanza ai principi costituzionali della solidarietà e della sussidiarietà. E che alimenta quei beni relazionali che, soprattutto nei momenti di crisi, sostengono la coesione sociale e contrastano le tendenze verso la frammentazione e disgregazione del senso di appartenenza alla comunità nazionale.
E’ a questo variegato universo, capace di tessere e riannodare i fili lacerati del tessuto sociale, alimentando il capitale più prezioso di cui dispone il Paese, ossia il capitale umano e civico, che il Governo intende rivolgersi formulando, dopo un dibattito che si trascina ormai da troppi anni, le linee guida per una revisione organica della legislazione riguardante il terzo settore.
Anche in questo caso, vogliamo fare sul serio.
Per realizzare il cambiamento economico, sociale, culturale e istituzionale di cui il Paese ha bisogno è necessario che tutte le diverse componenti della società italiana convergano in un grande sforzo comune. Il mondo del terzo settore può fornire un contributo determinante a questa impresa, per la sua capacità di essere motore di partecipazione e di autorganizzazione dei cittadini, coinvolgere le persone, costruire legami sociali, mettere in rete risorse e competenze, sperimentare soluzioni innovative.
Noi crediamo che profit e non profit possano oggi declinarsi in modo nuovo e complementare per rafforzare i diritti di cittadinanza attraverso la costruzione di reti solidali nelle quali lo Stato, le Regioni e i Comuni e le diverse associazioni e organizzazioni del terzo settore collaborino in modo sistematico per elevare i livelli di protezione sociale, combattere le vecchie e nuove forme di esclusione e consentire a tutti i cittadini di sviluppare le proprie potenzialità.
Tra gli obiettivi principali vi è quello di costruire un nuovo Welfare partecipativo, fondato su una governance sociale allargata alla partecipazione dei singoli, dei corpi intermedi e del terzo settore al processo decisionale e attuativo delle politiche sociali, al fine di ammodernare le modalità di organizzazione ed erogazione dei servizi del welfare, rimuovere le sperequazioni e ricomporre il rapporto tra Stato e cittadini, tra pubblico e privato, secondo principi di equità, efficienza e solidarietà sociale.

Un secondo obiettivo è valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal terso settore, che, a ben vedere, è l’unico comparto che negli anni della crisi ha continuato a crescere, pur mantenendosi ancora largamente al di sotto, dal punto di vista dimensionale, rispetto alle altre esperienze internazionali. Esiste dunque un tesoro inestimabile, ancora non del tutto esplorato, di risorse umane, finanziarie e relazionali presenti nei tessuti comunitari delle realtà territoriali che un serio riordino del quadro regolatorio e di sostegno può liberare in tempi brevi a beneficio di tutta la collettività, per rispondere agli attuali bisogni del secondo welfare e generare nuove opportunità di lavoro e di crescita professionale.
Il terzo obiettivo della riforma è di premiare in modo sistematico con adeguati incentivi e strumenti di sostegno tutti i comportamenti donativi o comunque prosociali dei cittadini e delle imprese, finalizzati a generare coesione e responsabilità sociale.

Per realizzare questi obiettivi, le nostre linee guida sono le seguenti:
? Ricostruire le fondamenta giuridiche, definire i confini e separare il grano dal loglio. Per superare le vecchie dicotomie tra pubblico/ privato e Stato/mercato e passare da un ordine civile bipolare a un assetto “tripolare”, dobbiamo definire in modo compiuto e riconoscere i soggetti privati sotto il profilo della veste giuridica, ma pubblici per le finalità di utilità e promozione sociale che perseguono. Abbiamo inoltre bisogno di delimitare in modo più chiaro l’identità, non solo giuridica, del terzo settore, specificando meglio i confini tra volontariato e cooperazione sociale, tra associazionismo di promozione sociale e impresa sociale, meglio inquadrando la miriade di soggetti assai diversi fra loro che nel loro insieme rappresentano il prodotto della libera iniziativa dei cittadini associati per perseguire il bene comune. Occorre però anche sgomberare il campo da una visione idilliaca del mondo del privato sociale, non ignorando che anche in questo ambito agiscono soggetti non sempre trasparenti che talvolta usufruiscono di benefici o attuano forme di concorrenza utilizzando spregiudicatamente la forma associativa per aggirare obblighi di legge.
? Valorizzare il principio di sussidiarietà verticale e orizzontale.
L’azione diretta dei pubblici poteri e la proliferazione di enti e organismi pubblici operanti nel sociale si è rivelata spesso costosa e inefficiente. Nel sistema di governo multilivello che caratterizza il nostro Paese l’autonoma iniziativa dei cittadini per realizzare concretamente la tutela dei diritti civili e sociali garantita dalla Costituzione deve essere quanto più possibile valorizzata. In un quadro di vincoli di bilancio, dinanzi alle crescenti domande di protezione sociale abbiamo bisogno di adottare nuovi modelli di assistenza in cui l’azione pubblica possa essere affiancata in modo più incisivo dai soggetti operanti nel privato solidale. Pubblica amministrazione e terzo settore devono essere le due gambe su cui fondare una nuova welfare society.
? Far decollare davvero l’impresa sociale, per arricchire il panorama delle istituzioni economiche e sociali del nostro Paese dimostrando che capitalismo e solidarietà possono abbracciarsi in modo nuovo attraverso l’affermazione di uno spazio imprenditoriale non residuale per le organizzazioni private che, senza scopo di lucro, producono e scambiano in via continuativa beni e servizi per realizzare obiettivi di interesse generale.

Assicurare una leva di giovani per la “difesa della Patria” accanto al servizio
militare: un Servizio Civile Nazionale universale, come opportunità di servizio alla comunità e primo approccio all’inserimento professionale, aperto ai giovani dai 18 ai 29 anni che desiderino confrontarsi con l’impegno civile, per la formazione di una coscienza pubblica e civica.
? Dare stabilità e ampliare le forme di sostegno economico, pubblico e privato, degli enti del terzo settore, assicurando la trasparenza, eliminando contraddizioni e ambiguità e fugando i rischi di elusione.
Ciascuna di queste linee guida richiede interventi concreti.
Ne indichiamo alcuni, su cui il Governo intende ascoltare la voce dei protagonisti, prima di intervenire con l’adozione di un disegno di legge delega da attuare in tempi brevi per un complessivo riordino del terzo settore.
I punti su cui vogliamo lavorare.
? Ricostruire le fondamenta giuridiche, definire i confini e separare il grano dal
loglio
1) riformare il Libro I Titolo II del Codice Civile, anche alla luce dell’articolo 118 della Costituzione, introducendo o rivisitando le norme in materia di:
? costituzione degli enti e valorizzazione della loro autonomia statutaria con specifico riguardo a quelli privi di personalità giuridica;
? requisiti sostanziali degli enti non profit ed eventuali limitazioni di attività;
? struttura di governance, affermando pienamente il principio democratico e partecipativo negli organi sociali;
? responsabilità degli organi di governo e obblighi di trasparenza e di comunicazione economica e sociale rivolti all’esterno;
? semplificazione e snellimento delle procedure per il riconoscimento della personalità giuridica, anche attraverso la digitalizzazione telematica delle pratiche;
? diversificazione dei modelli organizzativi in ragione della dimensione economica dell’attività svolta, dell’utilizzazione prevalente o comunque rilevante di risorse pubbliche e del coinvolgimento della fede pubblica;
? criteri per la gestione economica degli enti non profit;
? forme di controllo e accertamento dell’autenticità sostanziale dell’attività realizzata;
regime di contabilità separata tra attività istituzionale e imprenditoriale;
? codificazione dell’impresa sociale.
2) aggiornamento della legge 266/91 sul Volontariato, sulla base dei seguenti criteri:
? formazione alla cittadinanza del volontariato nella scuola;
? riconoscimento delle reti di volontariato di secondo livello;
? revisione del sistema degli albi regionali e istituzione del registro nazionale;
? ridefinizione dei compiti e delle modalità di funzionamento
dell’Osservatorio nazionale;
? riduzione degli adempimenti burocratici e introduzione di modalità adeguate e unitarie di rendicontazione economica e sociale;
? introduzione di criteri più trasparenti nel sistema di affidamento in convenzione dei servizi al volontariato;
? promozione e riorganizzazione del sistema dei centri di servizio quali strumenti di sostegno e supporto alle associazioni di volontariato;
3) revisione della legge 383/2000 sulle Associazioni di promozione sociale al fine
di:
? razionalizzare le modalità di iscrizione ai registri;
? ridefinire l’Osservatorio Nazionale dell’Associazionismo;
? una migliore definizione delle modalità di selezione delle iniziative e dei progetti di formazione e sviluppo;
? armonizzare il regime delle agevolazioni fiscali rispetto a quello di altre categorie di enti non profit;
4) istituzione di una Authority del terzo settore;
5) coordinamento tra la disciplina civilistica, le singole leggi speciali e la disciplina fiscale, con la redazione di un Testo unico del terzo settore;
? Valorizzare il principio di sussidiarietà verticale e orizzontale
6) aggiornamento della legge 328/2000 con riferimento alla programmazione e gestione dei servizi sociali ai fini della definizione di nuovi criteri e moduli operativi per assicurare la collaborazione degli enti no profit alla programmazione e non solo dell’esecuzione delle politiche pubbliche a livello territoriale;
7) revisione dei requisiti per l’autorizzazione/accreditamento delle strutture e dei servizi sociali e delle procedure di affidamento per l’erogazione dei servizi sociali da parte degli enti locali ad organizzazioni del terzo settore;
8) introduzione di incentivi per la libera scelta dell’utente a favore delle imprese sociali mediante deduzioni o detrazioni fiscali oppure mediante voucher;
? Far decollare l’impresa sociale
9) superamento della qualifica opzionale di impresa sociale, rendendo non facoltativa, ma obbligatoria l’assunzione dello status di impresa sociale per tutte le
organizzazioni che ne abbiano le caratteristiche;
10) ampliamento delle “materie di particolare rilievo sociale” che definiscono l’attività di impresa sociale;
11) ampliamento delle categorie di lavoratori svantaggiati;
12) previsione di forme limitate di remunerazione del capitale sociale;
13) riconoscimento delle cooperative sociali come imprese sociali di diritto senza necessità di modifiche statutarie e semplificazione delle modalità di formazione e presentazione del bilancio sociale, pur mantenendone l’obbligatorietà;
14) armonizzazione delle agevolazioni e dei benefici di legge riconosciuti alle diverse forme del non profit;
15) promozione del Fondo per le imprese sociali e sostegno alla rete di finanza etica;
? Assicurare una leva di giovani per la “difesa della Patria” accanto al servizio militare: il Servizio Civile Nazionale universale, da disciplinare sulla base dei seguenti criteri:
16) garantire ai giovani che lo richiedono di poter svolgere il Servizio Civile Universale, fino ad un massimo di 100.000 giovani all’anno per il primo triennio dall’istituzione del Servizio;
17) tempi di servizio in linea con la velocità delle trasformazioni che permettano ai giovani di fare una esperienza significativa che non li tenga bloccati per troppo tempo (8 mesi eventualmente prorogabili di 4 mesi);
18) partecipazione degli stranieri al SCN;
19) previsione di benefit per i volontari, quali: crediti formativi universitari; tirocini universitari e professionali; riconoscimento delle competenze acquisite durante l’espletamento del servizio;
20) stipula di accordi di Regioni e le Province autonome con le Associazioni di categorie degli imprenditori, associazioni delle cooperative e del terzo settore per facilitare l’ingresso sul mercato del lavoro dei volontari, la realizzazione di tirocini o di corsi di formazione per i volontari;
21) possibilità di un periodo di servizio in uno dei Paesi dell’Unione Europea avente il Servizio Civile volontario in regime di reciprocità;
? Dare stabilità e ampliare le forme di sostegno economico, pubblico e privato, degli enti del terzo settore, attraverso:
22) il riordino e l’armonizzazione delle diverse forme di fiscalità di vantaggio per gli enti del terzo settore, con riferimento ai regimi sia delle imposte dirette che indirette, anche al fine di meglio chiarire la controversa accezione di “modalità non commerciale”;
23) il potenziamento del 5 per mille, prevedendo:
? la revisione della platea e l’identificazione stabile dei soggetti beneficiari e il loro inserimento in un elenco liberamente consultabile;
? la possibilità di destinare il 5 per mille non solo dell’Irpef, ma anche delle imposte sostitutive per i contribuenti cosiddetti “minimi”;
? l’obbligo, per i soggetti beneficiari, di pubblicare on line i propri bilanci utilizzando uno schema standard, trasparente e di facile comprensione;
? l’eliminazione del tetto massimo di spesa, onde evitare che il 5 per mille si riveli in realtà il 4 per mille o anche meno;
? la semplificazione delle procedure amministrative a valle del calcolo dei contributi
spettanti a ciascun beneficiario, così da superare gli attuali tempi di erogazione
delle quote spettanti;
24) la promozione dei titoli di solidarietà già previsti dal D.Lgs. 460/97;
25) l’allargamento della platea dei beneficiari dell’equity crowdfunding ad oggi limitato alle sole start up;
26) una disciplina sperimentale del “voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia”, come strumento di infrastrutturazione del “secondo welfare”;
27) la definizione di un trattamento fiscale di favore per “titoli finanziari etici”, così da premiare quei cittadini che investono nella finanza etica i loro risparmi;
28) l’introduzione di nuove modalità per assegnare alle organizzazioni di terzo settore in convenzione d’uso immobili pubblici inutilizzati;
29) la riforma dell’attuale meccanismo di destinazione e assegnazione dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata, ai fini di un maggiore coinvolgimento degli enti del terzo settore nella gestione dei beni medesimi e per il consolidamento e lo sviluppo di iniziative di imprenditorialità sociale.

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Su tutte queste proposte, ci piacerebbe conoscere le opinioni di chi con altruismo opera tutti giorni nel terzo settore, così come di tutti gli stakeholder e i cittadini sostenitori o utenti finali degli enti del no?profit.
Per inviare le Vostre proposte e i Vostri suggerimenti, scriveteci all’indirizzo terzosettorelavoltabuona@lavoro.gov.it .
La consultazione sarà aperta dal 13 maggio al 13 giugno 2014. Nelle due settimane successive il Governo predisporrà il disegno di legge delega che sarà approvato dal Consiglio dei Ministri il giorno 27 giugno 2014.

a cura di Paolo Colombo

Orario estivo Museo Omero e Mostra I Sensi del drappeggio prorogata al 29 giugno, Redazionale

Autore: Redazionale

Si comunica il cambio orario del Museo Tattile Statale Omero per l’estate e la proroga della mostra “I SENSI NEL DRAPPEGGIO – strutture sculturali fino al 29 giugno.

ORARIO ESTIVO: dal 15 giugno al 15 settembre: dal martedì al venerdì 18
– 22; sabato e domenica 10 – 13 e 18 – 22. Mattino: apertura su prenotazione per gruppi.
Chiuso: lunedì, 15 agosto.

“I SENSI NEL DRAPPEGGIO – strutture sculturali”
La mostra è frutto del lavoro grafico e manuale degli studenti del primo e secondo anno dell’Accademia di Belle Arti di Macerata (A.A. 2012 – 2013), guidati dalla Prof.ssa Teresa Marasca. I lavori, 27 disegni e 32 drappeggi e manufatti, sono allestiti nella sala che ospita “L’Italia riciclata” di Michelangelo Pistoletto.

Partendo dalla riproduzione segnica, dapprima oggettiva e successivamente personale, di panneggi e drappeggi, e avendo a modello l’esempio di alcuni grandi artisti rinascimentali, quali Lorenzo Lotto e i fratelli Crivelli, gli allievi hanno posto particolare attenzione sulla resa volumetrica e sull’intreccio delle linee sinuose e morbide.
Inoltre ispirandosi all’artista e biologo tedesco Ernst Haeckel (1834-1919), hanno introdotto nei loro lavori alcuni particolari naturalistici, estrapolati dalla copiosa produzione dell’eclettico artista, tanto da concepire nuove ed originali forme fitomorfe e zoomorfe. La bidimensionalità del segno ha pertanto lasciato il posto alla tridimensionalità dei volumi ottenuti.
Come rendere materico il risultato ottenuto? La manipolazione di carta velina, rete metallica e colla vinilica ha avuto come risultato la creazione di immaginarie masse ed originali manufatti. Forme marine, animali, umane o di fantasia hanno preso vita dalla rielaborazione di questi nuovi materiali, rendendo visibile e tangibile il passaggio alla terza dimensione.
La sinuosità e l’eleganza di una conchiglia, accuratamente impreziosita di particolari decorativi, non sono molto distanti dalla delicatezza e dalla levità di un ventaglio. Aria, acqua e terra nuovamente combinate tra loro danno così vita ad uno spazio originale, in cui elementi fantastici e reali interagiscono tra loro e con l’ambiente.

Orario apertura: fino al 14 giugno dal martedì al sabato 16 – 19. Dal 15
giugno: dal martedì al venerdì 18 – 22; sabato e domenica 10 – 13 e 18 – 22.

INFO:
Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana, Banchina Giovanni da Chio 28, Ancona.
Tel. 071 28 11935
Email: info@museoomero.it
Sito: www.museoomero.it

Percepire il soffio- Mostra di Silvia Fiorentino, di Monica Bernacchia

Autore: Monica Bernacchia

Installazioni, sculture, pitture, disegni, audio testi
Museo Tattile Statale Omero
16 luglio – 7 settembre 2014
Inaugurazione 16 luglio ore 19
MOLE VANVITELLIANA, ANCONA

Dal 16 luglio al 7 settembre 2014 le sale del Museo Tattile Statale Omero, all’interno della settecentesca Mole Vanvitelliana di Ancona, ospiteranno la mostra di Silvia Fiorentino “Percepire il soffio” con oltre 30 lavori comprendenti installazioni, sculture, pitture, disegni e audio testi realizzati dal 2000 ad oggi.
Curatore della mostra Valerio Dehò: critico e storico che segue la vicenda creativa della Fiorentino da diverso tempo.
La mostra è promossa dal Museo Tattile Statale Omero nell’ambito della rassegna culturale estiva “Sensi d’estate”, percorsi multisensoriali di arte, teatro, musica, odori e sapori, giunta alla XIII edizione.
L’allestimento è curato dalla stessa artista con l’ausilio di Alessandro Cagnolati e Manrico Rocchi.
“Percepire il soffio” ovvero, come scrive il curatore: “Vi è una sospensione vitale nell’opera di Silvia Fiorentino, una forma di silenzio che lascia intuire la parola, qualcosa che non ha ancora una definizione ma potrebbe averla da un momento all’altro come potenzialità sospesa”.
Un segno che cerca la sua forma, la sua voce da contrappore al silenzio: ecco allora l’importanza data al disegno, una sorta di “parola visiva” rintracciabile sia nelle tele (2004-2014) che negli arazzi “nel mio paesaggio “
e “ mater” (2010 -2014).
Una “polarità fra corpo e parola” che si ritrova anche nelle sculture di tela, intitolate “Mater”, (2007-2014): corpi femminili, troncati, cuciti in cui domina il silenzio e parla la fisicità. Uno stato di sospensione prima della parola: paradigmatici in questo senso gli “Ex voto” in ceramica (2013).
Ancora Valerio Dehò: “Mostrare il corpo senza rappresentarlo, soffiare la parola senza costruire un linguaggio, suggerire il primitivo con un’ arte colta ed evoluta, sposare la parola al segno unendo materiale a immateriale: alcune polarità dell’arte di Silvia Fiorentino sono queste”.
Nelle installazioni è riconoscibile la complessità del messaggio della Fiorentino come nelle sue “Architetture sentimentali” (2012-2014) in cui unisce disegno, fotografia e scultura e “Lanterna magica” (2014), una moderna narrazione dell’apocalisse al femminile alla maniera delle tradizionali lanterne girevoli.
Vari sono i lavori pensati appositamente per il Museo Omero tra cui : “Percepire il soffio”, un’opera nata per raccontare la possibilità di unire le differenze – destra e sinistra, razionale e irrazionale, femminile e maschile – e di fare il vuoto per accogliere il bello; “Due sguardi”, forme organiche in ceramica, realizzate con l’ausilio di Enrico Trillini nel suo laboratorio “contrada Montefiore 66”, in cui si l’artista rappresenta la mutazione nella ripetizione e l’equilibrio fra pieno e vuoto, alto e basso.
Opere da vedere e da toccare, come è tradizione del Museo Omero, con disegni e tele tradotti a rilievo dallo staff del Museo per essere fruibili da parte di visitatori non vedenti.
Il catalogo della mostra, edito dal Museo Omero su progetto grafico di Loretta Tavoloni, presenta in 40 pagine la sostanza creativa dell’artista.

Info mostra:
Orario apertura Mostra
giovedì, venerdì 18 – 22; sabato e domenica 10 – 13; 18 – 22; tutti i mercoledì dal 16 luglio al 20 agosto la mostra sarà aperta dalle 18 – 24 in occasione della rassegna culturale estiva “Sensi d’estate”. La mattina aperto su prenotazione per gruppi.
Ingresso: libero.
Sono previste visite guidate e attività laboratoriali in collaborazione con l’artista.
A cura dei Servizi Educativi del Museo Tattile Statale Omero. Prenotazione obbligatoria. Costo di 3 euro a persona, esclusi disabili, docenti e accompagnatori.

INFO
Museo Tattile Statale Omero
Banchina Giovanni da Chio 28
60121 Ancona
tel. 071 28 11935 – fax 071 28 18 458
email: info@museoomero.it
sito www.museoomero.it
sito vocale 800 20 22 20
Monica Bernacchia – Museo Tattile Statale Omero – 071 2811953
monica.bernacchia@museoomero.it
Economia & Cultura di Gabriella Papini – 071200648
info@gabriellapapini.com

 

Cuneo: Mostra fotografica “Le camere oscure. Fotografie, figure e ambienti dell’immaginario neogotico”, Redazionale

Autore: Redazionale

A giugno si inaugura a Cuneo una mostra fotografica e multimediale dal titolo “Le camere oscure. Fotografie, figure e ambienti dell’immaginario neogotico”.

Essa avrà un approccio particolare e sarà accessibile anche ai disabili visivi, per i quali è stato studiato un percorso di fruizione attraverso la realizzazione di versioni a rilievo di alcune opere più significative, pannelli informativi in braille e visite accompagnate da personale appositamente formato.

INFO MOSTRA
Titolo: Le camere oscure. Fotografie, figure e ambienti dell’immaginario neogotico

Sede: Complesso Monumentale di San Francesco, via Santa Maria 10, Cuneo

Date e orari di apertura: sabato 14 giugno – domenica 14 settembre 2014; martedì, giovedì e venerdì 16-19, sabato: 10.30-13 e 16-19?domenica e festivi: 16-19. Chiusa lunedì e mercoledì.

Su prenotazione al tel. 0171.634175 visite guidate gratuite per non vedenti il sabato e la domenica alle ore 16, 17 e 18.

Inaugurazione venerdì 13 giugno ore 17.30.

Ingresso: libero

Venezia: Museo Arte Orientale- visita guidata, Redazionale

Autore: Redazionale

Nella programmazione delle attività del Museo d’Arte Orientale è stata inserita nel mese di giugno una visita guidata dedicata a non vedenti e ipovedenti:

Sabato 28 giugno 2014 ore 16:00 – Uno scrigno di tesori: selezione di oggetti per comprendere stili, materiali, tecniche. Visita guidata gratuita per ipovedenti e non vedenti.
A cura di Severina Bortolato

SOLO SU APPUNTAMENTO tel. 041 5241173 Per motivi organizzativi telefonare entro e non oltre le ore 18:00 del giorno venerdì 27 giugno.

Non perdetevi l’ ultimo appuntamento prima della pausa estiva, i percorsi didattici e le visite guidate riprenderanno a Settembre!
Vi aspettiamo!
Museo d’Arte Orientale di Venezia
sestiere Santa Croce, 2076 – 30135 Venezia
tel. e fax: +39 041 5241173
e-mail: sspsae-ve.orientale@beniculturali.it

 

Lettera della FAND per richiesta incontro con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, di Giovanni Pagano

Autore: Giovanni Pagano

Signor Presidente,
Il Governo ha, di recente, presentato un documento in cui sono state delineate le linee guida di riforma del Terzo settore.

Si tratta dell’ipotesi di riforma strutturale e funzionale di un sistema complesso di organismi con l’obiettivo di costruire un nuovo Welfare partecipativo, fondato su una governance sociale allargata alla partecipazione dei corpi intermedi al processo decisionale ed attuativo delle politiche sociali.

La Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità (FAND) che raggruppa le associazioni storiche di categorie e più rappresentative sul territorio nazionale, nel condividere le finalità del documento chiede al Presidente del Consiglio dei Ministri di poter essere ricevuta in un incontro – prima della seduta del Consiglio dei Ministri del 27 giugno 2014 – per esprimere le proprie valutazioni ed offrire il proprio apporto ad una ipotesi di riforma complessiva dello Stato sociale ad oltre 20 anni da quella delineata con la legge n. 328/2000.

Sicuri di un positivo riscontro, si formulano gli auguri di buon lavoro.

Il Presidente Nazionale FAND
Giovanni Pagano

Centro di Documentazione Giuridica: Linee guida sulla riforma del terzo settore, a cura di Paolo Colombo

Autore: a cura di Paolo Colombo

E’ stata finalmente avviata la “rivoluzione” del Terzo settore”. Il Governo Renzi ha enunciato rendendole pubbliche le linee guida della riforma che non sarà “blindata” ma aperta alla consultazione online, che è già partita il 13 maggio e si concluderà il 13 giugno 2014, con la predisposizione di un disegno di legge delega da portare in Consiglio dei ministri il 27 giugno prossimo.
In un documento di sette pagine, pubblicato sul sito del Governo, di cui si riporta il testo integrale, è stata delineata l’idea di Terzo settore, che in realtà, “è il primo”.
Secondo il premier Renzi il profit e non profit possono oggi “declinarsi in modo nuovo e complementare per rafforzare i diritti di cittadinanza attraverso la costruzione di reti solidali nelle quali lo Stato, le Regioni e i Comuni e le diverse associazioni e organizzazioni del terzo settore collaborino in modo sistematico per elevare i livelli di protezione sociale, combattere le vecchie e nuove forme di esclusione e consentire a tutti i cittadini di sviluppare le proprie potenzialità”.
La riforma si prefigge il raggiungimento di tre obiettivi principali:
La costituzione di un nuovo welfare di marcato spessore partecipativo, capace di valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione dell’economia sociale e delle attività svolte dal Terzo settore e di “premiare in modo sistematico con adeguati incentivi e strumenti di sostegno tutti i comportamenti donativi” dei cittadini e delle imprese.
Potenziare il 5 per mille – importante forma di sostegno al non profit – eliminando tra l’altro il tetto massimo di spesa, semplificando le procedure e obbligando i beneficiari a pubblicare online i propri bilanci.
Riformare il Codice Civile, nella parte che riguarda gli enti del non profit; aggiornare la legge 266 del 1991 sul volontariato; rivedere la legge 383 del 2000 sulle associazioni di promozione sociale; istituire una Authority del Terzo Settore.
Con l’attuazione di tali punti riformatori si farà decollare l’impresa sociale, promuovendone tra l’altro il relativo fondo, ampliando le categorie di lavoratori svantaggiati, riconoscendo le coop sociali come imprese sociali di diritto. Ancora, dare stabilità e ampliare le forme di sostegno economico, pubblico e privato, degli enti del terzo settore.
Si ridisegnerà, dunque, in modo più chiaro l’identità, non solo giuridica, del terzo settore, specificando meglio i confini tra volontariato e cooperazione sociale, tra associazionismo di promozione sociale e impresa sociale, dando inoltre stabilità e ampliamento alle le forme di sostegno economico, pubblico e privato, degli enti del terzo settore, assicurando la trasparenza, eliminando contraddizioni e ambiguità e fugando i rischi di elusione.

Particolare interesse è la riforma del Servizio civile contenuta nel testo, che con il ddl del 27 giugno, sarà universale, durerà 8 mesi e sarà aperto anche agli stranieri.
Il Governo Renzi propone una modifica all’attuale istituto del Servizio civile. Sarà universale per i giovani tra i 18 e i 29 anni, e accessibile anche agli stranieri.
La differenza rispetto al servizio civile attuale, è che i giovani potranno prestare la propria opera presso tutte le associazioni di volontariato e del Terzo settore in generale non solo presso quelle accreditate.
Nella proposta di riforma del governo il nuovo Servizio civile universale dovrà essere “garantito ai giovani che lo richiedono” e intendano “confrontarsi con l’impegno civile, per la formazione di una coscienza pubblica e civica”. Nel progetto di riforma si prevede l’impiego massimo di 100.000 giovani all’anno per il primo triennio dall’istituzione del Servizio.
I tempi di servizio si ridurranno dagli attuali 12 mesi ad otto eventualmente prorogabili per altri quattro, ciò per consentire ai giovani una esperienza significativa ma che non li tenga bloccati per troppo tempo.
Chi presterà il servizio civile non riceverà più la retribuzione, ma dei benefit analoghi ai crediti formativi universitari; ai tirocini universitari e professionali. Tali benefit riconosceranno al volontario le competenze acquisite durante l’espletamento del servizio.
Si prevede inoltre la stipula di accordi tra le Regioni e le Province autonome con le Associazioni di categorie degli imprenditori, con le associazioni delle cooperative e del terzo settore per facilitare il futuro ingresso sul mercato del lavoro dei volontari e per realizzare tirocini o corsi di formazione
Interessante è anche la possibilità di prestare il servizio in uno dei Paesi dell’Unione Europea avente il Servizio Civile volontario in regime di reciprocità.
Questa proposta di riforma è molto simile a quella presentata dall’U.I.C.I. Onlus nei mesi scorsi ed è senz’altro da valutare positivamente.
Invece ad avviso di chi scrive occorre prestare molta attenzione ai punti 8 e 26 delle linee guida di riforma. Essi sembrano aprire la strada a che le indennità di accompagnamento vengano sostituite da forniture di voucher. Tale possibilità è da valutare negativamente in quanto limiterebbe la libertà di scelta e l’efficacia dell’assistenza e di fatto creerebbe un concreto ostacolo all’inclusione sociale delle persone disabili.
a cura di Paolo Colombo (coordinatore del Centro di Documentazione Giuridica)

 

Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi – Assemblea Ordinaria, di Rodolfo Masto

Autore: Rodolfo Masto

Roma, 8 aprile 2014

Relazione del Consiglio di Amministrazione,

Carissimi amici,
al termine del mandato amministrativo avviato nel gennaio 2010, riteniamo utile richiamare, seppur succintamente, in occasione della presentazione della tradizionale relazione annuale, i fatti più significativi che nel corso dell’ultimo quadriennio hanno condizionato la vita della nostra Federazione, senza comunque trascurare l’analisi degli avvenimenti del 2013 che tanta parte avranno nel futuro della nostra Organizzazione.

Sin dall’inizio di questo incarico, abbiamo navigato in acque tempestose: nella relazione sull’attività del 2010 lamentavamo la decurtazione dei contributi previsti per legge a seguito dell’introduzione da parte del Governo dei tagli lineari ai quali si aggiungeva nel 2011 la rilevazione da parte del Ministero del Welfare, del presunto doppio finanziamento quantificato in euro 1.400.000, oltre interessi, percepiti dalla Federazione nel triennio 2005/2008, per i quali l’Avvocatura dello Stato chiedeva l’immediata restituzione.

A conclusione di un faticoso iter burocratico, siamo riusciti ad ottenere l’accettazione da parte del Ministero del Welfare – a onor del vero particolarmente collaborativo – di un piano di rientro comprendente un periodo di 8 anni (€ 175.000 annuali, oltre interessi), scongiurando così il rischio del blocco delle attività della Federazione.
L’imprevista situazione di crisi è stata affrontata con lucidità. Le attività sono state stabilizzate senza ricorrere a soluzioni drastiche particolarmente dolorose per il personale, garantendo, comunque, qualità e continuità dei servizi erogati e portando avanti progetti di alto valore educativo e culturale.

Non sembri riduttivo per una Istituzione come la nostra – che destina il proprio operato alle persone disabili visive soprattutto nel più delicato momento della vita, quello della crescita – introdurre la presente relazione a partire da dati economici. Crediamo sia imprescindibile farlo, fondamentalmente, per due aspetti. Il primo riconducibile ai dati numerico-quantitativi con i quali siamo obbligati a fare i conti, il secondo legato a sentimenti di fiducia e di soddisfazione rispetto al lavoro svolto.

I Centri di Consulenza Tiflodidattica
La Federazione vanta cinque Centri di Consulenza. Agli storici Centri istituti presso: l’Istituto “Serafico”di Assisi, l’Istituto “Luigi Configliachi” di Padova e l’Unione Italiana Ciechi di Foggia si sono aggiunti in questi anni quello presso il Centro Provinciale “Gino Messeni Localzo” di Rutigliano, in provincia di Bari, e l’Istituto “Florio e Salamone” di Palermo, oggi perfettamente integrati con la più ampia rete esistente che comprende altresì i dodici Centri di Consulenza afferenti alla Biblioteca Italiana per i Ciechi Regina Margherita.
In particolare, i Centri facenti capo alla Federazione prestano servizi di consulenza diretta ad oltre ottocento studenti. Consapevoli delle tante differenze che caratterizzano i servizi scolastici rivolti ai ragazzi non vedenti, spesso legate alla sensibilità dei vari territori, la Federazione e la Biblioteca, per ovvie questioni di equità, hanno cercato di offrire un servizio omogeneo, portando sempre nel cuore il desiderio di aprire nuovi Centri.

La crisi economica ha di fatto impedito la realizzazione di questo alto obiettivo al quale comunque continueremo a guardare con speranza.
A tal proposito, la Federazione e la Biblioteca dovranno sollecitare l’apertura di un Tavolo tecnico, con il Ministero dell’Istruzione, volto a chiarire, in ogni aspetto, il ruolo dei Centri di Consulenza Tiflodidattica, divenuti nei rispettivi territori, presìdi ormai indispensabili per garantire l’offerta del servizio tiflologico agli studenti ciechi e ipovedenti.

Le professioni tiflologiche
La grande confusione esistente intorno alle professioni deputate all’educazione e alla formazione dei ragazzi con disabilità visiva fa crescere l’esigenza, avvertita da tutte le nostre Istituzioni, di riproporre con determinazione il problema di un’unica scuola di metodo riconosciuta da tutti.

Al di là dei compiti che il Ministero dell’Istruzione ha affidato ad alcuni Atenei relativamente all’organizzazione di corsi specifici per insegnanti curriculari e di sostegno, rimane insoluto il problema del riconoscimento giuridico della figura professionale del Tiflologo. L’insostituibile ruolo del Tiflologo nell’educazione e nella formazione degli studenti disabili visivi ripropone l’annoso tema dei profili professionali, oggi più che mai decisivo in considerazione delle tante criticità che vive la scuola e delle inevitabili ricadute che queste hanno nei confronti degli studenti più fragili.

L’IRIFOR, la Biblioteca Regina Margherita e la Federazione hanno recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa che, se dettagliatamente sviluppato, potrebbe costituire il primo passo verso la definizione del problema.

Il Centro di produzione
Il nuovo Centro di produzione di via Mirri, superati i limiti logistici della sede precedente, negli ultimi anni si è dotato, gradualmente, delle più moderne tecnologie che hanno consentito di realizzare progetti innovativi riferiti, in generale, al mondo dell’arte, ed in particolare al tema dell’accessibilità ai siti museali. Tra questi progetti si ricorda la collaborazione intrapresa con i Musei Vaticani che ha condotto al consolidamento dello specifico know-how nel settore della rappresentazione tattile e tridimensionale delle opere architettoniche.
Ricordiamo ancora, in proposito, la sottoscrizione del protocollo di intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, naturalmente, ha aperto nuovi orizzonti all’attività della Federazione.

Tra i tanti progetti realizzati ricordiamo ancora la progettazione e la fornitura dei kit salvavita dati in dotazione a tutti gli aeromobili Alitalia e AirOne.
Sempre nell’ultimo periodo, è proseguita la realizzazione di nuove matrici in resina, più resistenti al termoform.

Ogni anno gli utenti interessati alla fornitura di materiale tiflodidattico sono circa 1.800. In parte le richieste vengono soddisfatte attraverso la modalità del bonus, in parte con l’acquisto.
A breve, il Centro,dovrà affrontare il problema del rinnovo del catalogo per renderlo più aderente alle mutate necessità.

I libri tattili

Dopo l’esperienza del progetto internazionale Tactus, la Federazione ha proseguito l’autonoma realizzazione di libri tattili dedicati alla prima infanzia che tanto interesse hanno suscitato tra le famiglie e tra gli editori specializzati. Da qui l’intervento dell’Associazione Enel Cuore che con un significativo finanziamento ha permesso la creazione di cinque libri tattili, distribuiti gratuitamente in mille copie per ciascun titolo alle nostre Istituzioni, alle ludoteche, Ai reparti pediatrici degli ospedali e alle più importanti biblioteche del Paese.

L’unanime attenzione rivolta ai libri tattili ha portato la Federazione a promuovere la mostra Di che colore è il vento, allestita a Roma presso la Casina di Raffaello. Al di là dell’interesse per i libri tattili, particolare successo hanno riscosso i laboratori organizzati per le tante scolaresche intervenute. Analogo successo è stato registrato a Reggio Emilia presso il Centro Malagutti ed a Bologna presso il Palazzo della Borsa.
Il positivo riscontro ottenuto dalla mostra Di che colore è il vento ha spinto Enel Cuore ad estendere la collaborazione con la Federazione sponsorizzando la mostra laboratorio A spasso con le dita che ha portato finora in dieci città italiane opere e libri ideati da diversi artisti ispirati dalle parole della solidarietà. Questa fase progettuale condotta con Enel Cuore si concluderà a Milano, con l’ultima tappa della mostra A spasso con le dita, indicativamente, nel prossimo mese di maggio e con la pubblicazione di un nuovo libro tattile intitolato Sette stella.

Nel settembre scorso, si è tenuta a Genova la seconda edizione del concorso Tocca a te che premiando ogni anno alcuni prototipi di libri tattili, permette alla Federazione di scegliere le migliori opere da pubblicare.

Nel concludere l’argomento, si evidenzia l’importanza per il nostro Ente di poter accedere quanto prima ai finanziamenti destinati all’editoria speciale che favorirebbe l’ulteriore sviluppo di questo settore.

Innovazione e Ricerca
Nell’ambito della Ricerca si è dato avvio al progetto Tiflopedia finalizzato alla raccolta su piattaforma, di dati, informazioni e contenuti sui servizi e sui saperi che costituiscono il patrimonio culturale dei non vedenti nel nostro Paese a partire proprio dai tesori custoditi dalle Istituzioni federate.

Tiflopedia non costituisce una mera raccolta documentale, ma nasce con l’obiettivo di coinvolgere i tiflologi, ancora in servizio e non, che sono da tempo testimoni attivi del progresso culturale e sociale dei cittadini con disabilità visiva.

L’innovazione in questo contesto potrebbe essere favorita dall’iscrizione della nostra Istituzione nel registro degli Enti di Ricerca presso il Ministero dell’Istruzione, in grado di offrire nuove opportunità anche sotto il profilo dei finanziamenti.

I temi del lavoro
In questo settore la Federazione e le Istituzioni federate dovranno supportare l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – sia a livello centrale che periferico -, affinché le prerogative previste dalle leggi 113/1985 e 68/1999 siano salvaguardate.

Vivendo oggi un periodo di grave crisi occupazionale, il nostro mondo, che deve pretendere la rigorosa applicazione delle norme previste per l’avviamento obbligatorio al lavoro, nel contempo è chiamato a promuovere azioni di crescita culturale volte a far superare i pregiudizi che il comparto imprenditoriale ancora nutre nei confronti delle persone con disabilità visiva.

In riferimento al mondo dell’impresa, le Istituzioni federate sono tenute a ricoprire due ruoli: il primo inerente il settore della formazione che, accanto all’organizzazione dei tradizionali corsi, deve recuperare i principi della legge Salvi e senza indugio programmare i corsi dedicati alle nuove professioni; l’altro, essendo le nostre Istituzioni vere e proprie Aziende, consistente nell’offrire ai nostri ragazzi appena diplomati o laureati mirati progetti di tirocinio che permetterebbero agli stessi di vantare, al momento della ricerca di lavoro, effettive e consolidate esperienze.

Mobilità ovvero libertà

Nel processo di formazione, inteso nella sua accezione più ampia, la mobilità nelle persone con disabilità visiva assume importanza vitale. Di fronte a una realtà che vede il nostro Paese fra quelli che hanno investito meno per il superamento delle barriere architettoniche, sia per mancanza di risorse finanziarie che per oggettivi limiti di intervento dovuti al rilievo storico ambientale dei nostri centri cittadini, la libera circolazione delle persone non vedenti e ipovedenti risulta particolarmente compromessa.

Alla luce di ciò, mentre appare evidente la necessità di continuare a sostenere con slancio le attività degli Enti interessati all’addestramento dei cani guida, come, ad esempio, il Centro Regionale Helen Keller di Messina, è determinante che tutte le nostre Istituzioni prevedano l’organizzazione di corsi di mobilità e orientamento non più a carattere occasionale, ma ordinamentale, inseriti cioè, in un contesto di servizio erogato con continuità.

La Federazione dovrà altresì offrire pieno sostegno all’Unione nel promuovere progetti tecnologicamente avanzati, testandone l’affidabilità, miranti alla migliore mobilità dei ciechi.

Progetti che abbiano la caratteristica dell’innovazione insieme a quella della reale applicabilità, vagliate appunto da organismi che, grazie alla riconosciuta autorevolezza e competenza, siano in grado di valutarne la concretezza e fattibilità.

Politiche di prevenzione

Considerato il ruolo rilevante delle politiche a sostegno della prevenzione della disabilità visiva, in questi anni la Federazione ha sempre condiviso pienamente le campagne di divulgazione e sensibilizzazione condotte dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, in accordo con il Ministero della Salute. Tale specifica collaborazione dovrà ulteriormente essere sviluppata anche attraverso la valorizzazione dei numerosi contatti che la Federazione ha instaurato nel corso degli anni con gli Istituti scolastici di tutto il Paese.

Plurihandicap

L’eco dell’ultimo convegno organizzato ad Assisi su questa realtà è ancora vivissima, segno di una situazione che diventa ogni giorno più grave e che un’ Istituzione come la nostra non può assolutamente sottovalutare. Le conseguenze della crisi economica incidono pesantemente soprattutto su questo settore che da una parte registra un rallentamento nell’erogazione dei servizi e dall’altra annota un costante aumento del numero di bambini interessati da pluridisabilità. Al di là dei vari gradi di disabilità, è indispensabile, per definire una corretta metodologia di intervento, tenere presenti le più recenti informazioni provenienti dal mondo della medicina prenatale e pediatrica che segnalano l’incremento delle nascite pretermine che associano molto spesso condizioni di pluridisabilità.

Definitivamente superato l’orientamento di rispondere a questo bisogno solo attraverso l’azione di pochi centri specializzati, la nostra Federazione deve promuovere la prioritaria creazione di specifici servizi di prossimità in grado di non allontanare, per quanto possibile, i ragazzi dalle loro famiglie. Per raggiungere questo obiettivo il ruolo delle nostre Istituzioni risulta strategico per la possibilità di costituire una rete che si avvalga delle esperienze e delle professionalità maturate presso realtà già specializzate come quelle, ad esempio, dell’Istituto “Serafico” di Assisi, l’Istituto “Rittmeyer” di Trieste e l’Istituto “David Chiossone” di Genova.
Nel rispetto dei ruoli, superando miopi pregiudizi e campanilismi, per questa finalità potrebbe essere strategico istituire rapporti formali anche con la Lega del Filo d’oro.

Il Centro polifunzionale di alta specializzazione

Trascorsi otto anni dall’erogazione da parte del Ministero dell’Interno del primo finanziamento per il Centro polifunzionale di alta specializzazione, previsto dalla legge 28/12/2005, n. 278, è ormai tempo di pervenire ad una chiara definizione.
A tal proposito è doveroso ribadire che questa Federazione in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 1 comma 3, della norma sopracitata ha sempre puntualmente rendicontato al Ministero competente circa la corretta gestione della pratica.

Al di là delle responsabilità circa i ritardi, ascrivibili al Comune di Roma e alla Regione Lazio, che più volte hanno garantito per iscritto, al Presidente Nazionale dell’Unione, Tommaso Daniele, la rapida soluzione del problema riferito, ricordiamolo, alla disponibilità del terreno, oggi nuove norme inserite nelle varie leggi di stabilità impongono decisioni in tempi brevissimi.

Le scelte fin qui assunte sono state prese sempre in perfetta sintonia con la Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Governare il presente significa, oggi, avviare una rapida interlocuzione con il Ministero dell’Interno, sempre particolarmente collaborativo, affinché la risorsa dei 5.000.000 di euro, tanto preziosa soprattutto in questi momenti di grave crisi, possa comunque essere impegnata a favore dei cittadini ciechi e ipovedenti.

Anziani

Il convegno Occhio della mente, tenuto a Genova negli anni scorsi, ha conferito il giusto rilievo alle prestazioni specialistiche erogate da tante Istituzioni federate in favore dei cittadini anziani con disabilità visiva. Nell’occasione, geriatri, oculisti e sociologi hanno evidenziato quanto il problema degli anziani portatori di handicap visivo non sia limitato al numero di persone entro il quale abitualmente identifichiamo la cecità, ma, a seguito dell’innalzamento dell’aspettativa di vita, molto più ampio, tanto da dover predisporre servizi specialistici anche nelle RSA non dedicate.

Nella circostanza, i responsabili delle nostre RSA, al di là delle dimensioni, hanno messo a punto un prontuario di buone prassi poi adottato dal Ministero della Salute.
Questo importante risultato deve indurre la Federazione a riproporre la problematica degli anziani nel futuro, facendo tesoro delle diverse esperienze maturate dalle Istituzioni federate.

Il ripensamento da parte del Governo intorno alla questione del Titolo V – che potrebbe riportare, almeno parzialmente, a livello centrale le competenze del comparto socio-assistenziale, oggi delegate alle Regioni – vedrebbe accresciuto il ruolo della nostra Associazione anche in questo settore, poiché essa potrebbe costituire lo strumento attraverso il quale si andrebbe a richiedere al Ministero della Salute l’applicazione di parametri omogenei nella definizione delle abilità residue utile per il corretto riconoscimento economico della quota sanitaria.

Il nuovo Statuto

A seguito del definitivo pronunciamento nel merito dello stato giuridico della Federazione da parte del Ministero dell’Istruzione, nel luglio scorso, in occasione dell’Assemblea Federale tenutasi a Trieste, si è approvato il nuovo Statuto che ha sancito la natura privatistica della nostra Istituzione. Dopo l’espletamento delle pratiche notarili, nel mese di settembre si è provveduto ad informare l’Agenzia delle Entrate di Roma, che ne ha preso atto, circa l’adozione del nuovo Statuto contenente le norme necessarie all’iscrizione nel registro delle Onlus.

Successivamente si è intrapreso l’iter presso la Prefettura di Roma finalizzato alla iscrizione della Federazione nel registro delle persone giuridiche. Nel febbraio scorso la Prefettura ha chiesto di integrare lo Statuto con le norme previste dall’art. 20 del codice civile in materia di quorum nel caso di assemblee straordinarie. Il Consiglio di Amministrazione in forza della delega conferita nel corso dell’ultima Assemblea ha provveduto, con specifica delibera, ad apportare allo Statuto la modifica richiesta, provvedimento che questa Assemblea oggi è chiamata a ratificare.

Uno sguardo al futuro

Supportata da una grande idealità che trova sintesi nell’azione quotidiana delle Istituzioni federate impegnate ogni giorno con coraggio nel superamento di piccole e grandi difficoltà che spesso ne minano persino l’esistenza, la Federazione deve superare il momento contingente per essere da traino a tutto il settore affinché, attraverso lungimiranti azioni di rete, anche improntate alla solidarietà, ciascuna realtà ritrovi la consapevolezza del proprio ruolo nel superiore interesse dei ciechi e degli ipovedenti i quali, nel faticoso cammino verso l’inclusione possibile, devono percepire le nostre Istituzioni come imprescindibili strumenti di promozione culturale e di riscatto.

Per raggiungere questo obiettivo la Federazione dovrà affrontare con decisione il rinnovamento della propria organizzazione, definendo altresì le questioni di carattere logistico – come ad esempio l’accorpamento delle sedi romane mediante l’acquisto di un unico immobile in grado di ospitare gli uffici, il Centro di Produzione ed una piccola foresteria – ispirandosi a criteri di efficienza-efficacia e mirando alla ottimizzazione delle risorse esistenti e alla ricerca di nuove fonti di finanziamento. In particolare, riguardo i contributi economici, oltre alla salvaguardia di quelli pubblici previsti, sarà opportuno, seguendo l’esempio di alcune Istituzioni federate come quella dell’Istituto “Rittmeyer” di Trieste, porre grande attenzione ai fondi comunitari, sviluppando accordi finalizzati con Istituzioni europee del settore.
Ovviamente, poiché i progetti europei riguarderanno servizi, per la loro realizzazione il ruolo delle Istituzioni federate sarà strategico.

Analogamente, tenendo presente la felice esperienza condotta con l’Associazione Enel Cuore, sarà necessario rivolgere attenzione ai possibili finanziamenti di natura privata sviluppando opportune politiche fundraising.

Carissimi, abbiamo cercato di tradurre in questa breve relazione quattro anni di fervente attività, aprendo una finestra sull’immediato futuro, certi che gli obiettivi prefissati non rientrano nel libro dei sogni, ma siano conquiste alla portata della nostra Federazione che, recuperando autonomia politica e capacità progettuale, sarà in grado di rafforzare l’immagine positiva conquistata in tanti anni di attività. Il contributo del lavoro di tutti potrà farci raggiungere la meta.

In conclusione, mentre ci apprestiamo a chiedere il vostro giudizio riteniamo doveroso ringraziare tutti i collaboratori della Federazione e assicurandovi che qui c’è stato l’impegno di tutti e se in qualcosa abbiamo mancato, così come diceva il poeta, “certo non s’è fatto apposta”.

 

 

Torino: l’U.N.I.Vo.C. cerca volontari, di Lorenzo Montanaro

Autore: Lorenzo Montanaro

Un aiuto silenzioso ma insostituibile per i disabili visivi

Attraversare la strada, prendere un autobus o un treno, fare la spesa in un supermercato, andare dal medico, in banca, alla posta o anche solo fare una passeggiata: ecco alcune attività che un vedente svolge in modo automatico e forse senza attribuire loro grande importanza. Ma per chi non vede queste semplici azioni sono in realtà tutt’altro che semplici, possono nascondere ostacoli difficili da superare, qualche volta insormontabili. Ecco allora l’importanza dell’U.N.I.Vo.C. (Unione Nazionale Italiana Volontari pro Ciechi), associazione che, grazie a una rete di volontari, offre accompagnamento ai disabili visivi, soprattutto ai più soli. Per portare avanti la sua insostituibile attività, la sezione torinese U.N.I.Vo.C. è alla ricerca di nuovi volontari, persone che vogliano condividere questo straordinario progetto di solidarietà e di incontro.

Nata ad Assisi nel 1992, l’associazione U.N.I.Vo.C. organizza un’attività di accompagnamento personale e gratuito a favore dei ciechi e più in generale dei minorati della vista. E’ presente su tutto il territorio nazionale con circa 60 sezioni provinciali e 3.500 soci volontari. Non ha fini di lucro (nemmeno indiretto). Ha come unico obiettivo il superamento degli ostacoli che impediscono la piena integrazione sociale, culturale e lavorativa dei disabili visivi. L’opera dei volontari, dunque, non si limita a un semplice disbrigo di faccende quotidiane, ma è orientata all’amicizia, alla condivisione e alla vicinanza (soprattutto con le persone che, per varie ragioni, trascorrono da sole gran parte della giornata). Possono diventare soci U.N.I.Vo.C i cittadini maggiorenni che facciano domanda di adesione, impegnandosi a condividere obiettivi e finalità dell’associazione e a destinare una parte del loro tempo libero al volontariato.

A Torino l’U.N.I.Vo.C. si trova presso la sede dell’UICI (Unione italiana Ciechi e Ipovedenti), in corso Vittorio Emanuele II 63. Gli interessati possono telefonare al numero 011 53 55 67 oppure scrivere una e-mail all’indirizzo univocto@univoc.it. Per maggiori informazioni è anche possibile consultare il sito www.uictorino.it
Ufficio Stampa: Lorenzo Montanaro: 333 447 99 48 – ufficio.stampa@uictorino.it – lorenzo.montanaro@gmail.com