Contributo dei lettori – Quando si organizza bene, tutto diventa possibile!

Autore: Michela Galetto

Vorrei raccontarvi la mia esperienza, visto che da fan trentennale e sfegatata di Jovanotti, non vedevo l’ora di vivere il famoso Jovabeach.

In Italia, ormai è tutto evento, quindi, dopo due anni di pandemia, è normale che un concerto del genere possa attrarre migliaia di persone.

Veniamo a ciò che mio marito ed io, entrambi non vedenti, abbiamo vissuto alla tappa di Albenga, perché è facile lamentarsi quando le cose vanno male, meno ringraziare, quando invece funzionano, come in questo caso.

Un po’ timorosa, qualche mese prima, ho seguito le indicazioni dell’app Jovabeach dove c’è scritto che, per le persone disabili, bisogna inviare un email all’organizzazione perchè, essendo su sabbia, è prevista un’apposita pedana, con posti limitati.

La risposta è arrivata il pomeriggio precedente il concerto, quando ormai pensavo di dover rinunciare.

Un addetto ci avrebbe aspettato all’ingresso dell’ippodromo – luogo scelto per ospitare l’evento, vista la grandezza delle spiagge liguri- e ci avrebbe consegnato il biglietto, indicandoci la pedana.

Arriva il fatidico giorno: giungiamo all’ippodromo, emozionati. Un addetto ci viene incontro, legge il nostro nome da un elenco e ci consegna il biglietto.

Unico neo: ci dice, probabilmente dando per scontato che io ci veda benissimo, che la pedana dei disabili è subito dopo il palloncino verde.

Sconcertati, travolti dal caldo e dall’atmosfera particolare che si respira, iniziamo a seguire la pista. Il palco, immenso, è proprio di fronte a noi. Gente che balla ovunque, assiepata sul prato.

Ai lati della pista, si sussegue una serie di stand colorati. Decidiamo di proseguire: chiederemo a qualcuno.

Dopo un po’, davanti a noi, arriva una ragazza con le stampelle. Chiediamo a lei e la seguiamo, incoraggiati dalla sua gentilezza.

Finalmente, dopo pochi passi, ecco la pedana: è un palco di legno, con una ringhiera, alto circa un metro e mezzo.

Due ragazzi addetti all’area ci sorridono. Uno dei due ci prende a braccetto, ci accompagna sulla rampa, posizionata dietro la pedana, ci fa sedere su due sedie di plastica, sotto un ombrellone. Ci spiega che, se abbiamo bisogno di andare in bagno o altro, di chiamarlo pure. Ci sono altri disabili presenti, coi loro accompagnatori. I due ragazzi instancabili, compaiono di tanto in tanto, con acqua, richieste su come vada. Sono stati i nostri angeli custodi per otto ore, sotto il sole, sempre sorridenti e gentili.

Dopo un pomeriggio di ospiti, con qualche incursione, finalmente, il concerto di Jovanotti inizia.

Dalla nostra posizione soprelevata, privilegiata, sentiamo benissimo.

La descrizione sommaria a me e mio marito ce la fa uno dei due ragazzi: Jovanotti è vestito un po’ come Jack Sparrow, cioè da pirata, con dei cappelli che alterna.

Ci racconta un po’ anche la scenografia: un maxischermo gigante, un cuore enorme sulla destra del palco e una palla a specchi sulla sinistra.

Dopo il fantastico concerto, penso come faremo ad uscire con ventimila persone?

Niente paura: la sicurezza ha pensato anche a questo.

I due ragazzi e due addetti alla sicurezza, radunano tutto il gruppo e ci scortano fuori, al sicuro, senza essere travolti dalla gente che usciva.

Non posso far altro che ringraziare per l’accoglienza, la gentilezza, la capacità organizzativa. Non è facile rendere un evento accessibile con tanta gente, ma credo che l’organizzazione ci sia riuscita benissimo, nel migliore dei modi.

Ringrazio ancora i due ragazzi addetti alla pedana dei disabili che sono stati meravigliosi e gli uomini della sicurezza.

E naturalmente… Jovanotti che, nel suo piccolo, pensa anche ai suoi fan speciali!

La beffa continua ai disabili

Autore: Giuseppe Fornaro

Questa estate la dedico alla riflessione, non che mi consideri un pensatore, viste le mie inclinazioni al pragmatismo, ma questa estate della mia vita è diversa da tutte le altre già trascorse.

In passato credevo che per un disabile, il vero problema in estate, fosse andare in vacanza; tra luoghi inaccessibili ai non vedenti e costi altrettanto impietosi per queste famiglie che necessariamente hanno bisogno di budget aggiuntivi per viaggiare e spostarsi, la mia attenzione si focalizzava sul diritto di poter vivere la normalità nonostante tutto, così mi sono impegnato per lungo tempo verso progetti di accessibilità alla cultura e al turismo accessibile.

Più tardi ho constatato che in estate il vero problema per le persone, soprattutto disabili, è ricevere servizi essenziali: uffici chiusi senza prevedere sostituzioni, farmacie aperte a turno, medici incontattabili, dirigenti di strutture sanitarie introvabili e/o sostituiti spesso da figure specializzate nel rinvio (a settembre) delle pratiche.

Insomma, questa era ed è l’estate del cittadino che non vuole o non si può muovere da casa (in Campania).

Quest’anno una nuova consapevolezza mi assale e mi travolge più di ogni altra: quella dell’abbandono totale delle persone disabili in serie difficoltà di salute, in Campania…sempre al sud.

Mentre si scrivono tomi sulla necessarietà di interventi precoci per la riabilitazione di persone che subiscono emiplegie a seguito di ictus o di attacchi ischemici neurologici, mentre le forze politiche sbandierano alla platea sensibilità e competenza alla questione del potenziamento di interventi riabilitativi, d’integrazione e inclusivi mirati alle persone disabili, Giuseppe Fornaro, non vedente, colpevole di aver bisogno di fisioterapia in estate, con l’aggravante di essere cittadino Italiano residente in Campania, sarà condannato ad una attesa di quasi due mesi in barba a tutta la letteratura scientifica e sanitaria che ci racconta di quanto sia determinante l’intervento riabilitativo nei primi due mesi dopo un ictus per un corretto e adeguato recupero.

Al danno la beffa, la giustificazione è: “siamo in estate”.

Un’estate che passerà semplicemente come tutte le altre, tra tormentoni alla radio, ombrelloni in spiaggia per i più, interviste a politici nei tg per la crisi di Governo e autocelebrazioni social, ed io, che aspettando che arrivi settembre sono già consapevole di quanto mi farà soffrire e mi danneggerà a lungo termine questa omissione di trattamento sanitario in Campania, sempre al Sud.

Perché al Sud l’estate dura sempre troppo poco per tanti e per molti altri semplicemente troppo e basta.

Pubblicato il 19/07/2022.

I non vedenti possono presentare dal vivo

Autore: Sipontina Principe

Chi l’ha detto che i non vedenti non possono presentare? Le persone ignoranti, quelle che non osservano il mondo dei non vedenti, ma solo il loro. Rimanere chiusi nel proprio angolo, non fa bene alla vita, anzi, distrugge tutto ciò che si è imparato e si impara tuttora. A prescindere da questo, vi rendo partecipe di un nuovo percorso che ho intrapreso: presentare dal vivo.

Prima di cimentarmi nella presentazione all’esterno ho fatto un po’ di gavetta, ascoltando professionisti e non, conducendo programmi sui social (Twitter, Facebook e Youtube.) Non vi nascondo che, al 1° debutto in diretta ero un po’ tesa, ma ho saputo controllare l’emozione.

Un giorno ho detto tra me: “Mi sento pronta, voglio presentare eventi dal vivo.” Contattai il delegato allo Sport per la ProLoco di Manfredonia e gli chiesi di esaudire un mio desiderio: l’eventuale candidatura, come presentatrice di eventi; lui mi disse di mandare una e-mail all’agenzia citata. Non mi sono limitata ad una semplice richiesta ma, ho scritto nome, cognome, età, patologia, professione, titolo di studio, programmi condotti, la disponibilità a presentare spettacoli dal vivo. La ProLoco della mia città mi ha inserita nella lista dei presentatori.

Il 1° Maggio 2022 ho condotto in piazza “1M Arts Fest,” evento dedicato all’arte in tutte le sue forme: musica, cinema, teatro, danza; la mia presentazione è durata circa 5 ore, metà manifestazione. Il percorso è iniziato bene, se pur con qualche insicurezza. L’organizzatrice dell’evento in disparte mi ha chiesto di aiutarla nel saggio di musica della sua scuola che si sarebbe svolto nel mese di giugno. Non vedevo l’ora che arrivasse il mio momento.

L’8 giugno 2022, presso l’Auditorium Palazzo Dei Celestini, ho presentato il saggio di fine anno della scuola Musicall; questa volta ho annunciato tutte le esibizioni dei ragazzi e gli ospiti. Avevo con me la Barra Braille e leggevo la scaletta, come gli altri. Ero più disinvolta e tranquilla nella conduzione. Pensavo che il pubblico applaudisse solo i protagonisti, invece, ha mostrato la sua gratitudine anche nei miei confronti.

Voglio crescere e migliorare sempre di più.

Il messaggio che vorrei trasmettere: il non vedente può presentare benissimo tutti gli spettacoli; l’organizzatore deve inviargli giorni prima la scaletta delle esibizioni. Smettetela di impedirglielo! Non creategli muri inesistenti! Non vedenti e ipovedenti, mostrate i vostri ausilii al pubblico, così vedono come leggete e scrivete, come ho fatto io. Non abbiate paura. Sicuramente le prime volte percepite negli spettatori stupore o indignazione, ma non dev’essere un motivo per arrendervi. Queste esperienze favoriscono l’integrazione sociale di tutti, soprattutto dei diversamente abili, perché è un modo per farsi conoscere.

In diretta radio racconterò approfonditamente la strada che, a piccoli passi, sto percorrendo da sola.

Pubblicato il 14/06/2022.

L’UICI di Enna e Aidone città che legge 2020/2021

Autore: Anna Buccheri

Proseguono le attività legate al progetto NONSOLOLIBRI, del bando LETTURA PER TUTTI del Cepell (Centro per il Libro e la Lettura del Ministero della Cultura) di cui la sezione UICI di Enna è partner.

CON GLI OCCHI DELLA PACE è il titolo dell’evento organizzato ad Aidone venerdì 10 giugno 2022, un’intera giornata di iniziative promossa dal Presidente del Consiglio Regionale UICI Sicilia, Gaetano Minincleri, dall’Assessore al Patrimonio Culturale e al Turismo del Comune di Aidone, Serena Raffiotta, dal Presidente della Sezione Territoriale UICI di Enna, Santino Di Gregorio, e dalle due Associazioni Amici della Festa del Libro, Il sasso nello stagno e La fabbrica di MiVà. La giornata è così articolata: in Piazza Filippo Cordova (ore 9.30-13.00 e 16.00-18.30) sostano l’Unità Mobile Oftalmica e il Polo Tattile Itinerante di Catania, pullman che ospita al suo interno il bar al buio e una mostra di modelli in scala di monumenti siciliani provenienti dal Museo Tattile Borges di Catania.

Chi vuole può effettuare all’interno dell’Unità Mobile Oftalmica lo screening gratuito della vista con l’oculista, dott.ssa Sonia Bannò, e l’ortottista, dott.ssa Alessia Di Simone, dell’ambulatorio oculistico dell’UICI di Enna e visitare la mostra tattile e il bar al buio. I vedenti potranno così fare l’esperienza di essere loro questa volta ad essere guidati dai non vedenti in uno scambio di ruolo sicuramente inedito.

Nel pomeriggio alle 19.00 presso la Biblioteca comunale “Gaetano Scovazzo”, un reading al buio ispirato al tema della pace vede impegnati come lettori i soci Giovanna Bucceri di Caltanissetta, Angela Dispinzieri di Catania, Alba Di Vita di Enna e Ignazio Grillo di Trapani, accompagnati dal pianista Antonino Martorana di Palermo. Parole e musica raccontano la pace invitando anche a riflettere e ad essere più sensibili sul tema dell’accessibilità alla cultura.

L’accesso a tutte le iniziative sia in Piazza Cordova sia in Biblioteca è libero; per il reading al buio per esigenze logistiche non sarà ammesso pubblico dopo le 19.15.

Locandina dell’evento

Pubblicato il 07/06/2022.

Non è mai troppo tardi

Autore: Cesare Barca

Sappiamo bene come, ancor oggi vi siano tante chiacchiere, tanta mitologia per tentare di definire il valore dell’età, il suo rilievo sociale, il suo valore funzionale.

Sono spesso affermazioni assai lontane dalla realtà. Si sostiene che il fattore fondamentale della possibilità delle nostre azioni sia determinato soprattutto dall’età della persona e dalla sua capacità di azione, mentre sappiamo bene che nessuno è troppo giovane o troppo anziano per realizzare tutti quei sogni, quei desideri profondi che sembrano decisamente superati e si tiene invece l’urgenza di affrontare una nuova realtà esistenziale liberata da ogni fantasia.

Non riusciamo, insomma, a convincerci del fatto assolutamente naturale che, finché si è vivi, non è mai troppo tardi! Eppure dobbiamo crederci perché la strada da percorrere è comunque ancora molto lunga e può essere ancora ricca di realizzazioni che neppure pensavamo di poter concretizzare, ancora ricca di incontri imprevisti, di situazioni e avvenimenti che pensavamo cessati definitivamente: non è così. Si può sempre ricominciare: il gioco non è ancora finito, il fuoco è ancora acceso, non lasciamo che si spenga.

La gestione del tempo è, tutto sommato, un concetto relativo se si tiene in considerazione soltanto il suo percorso senza darne una definizione assoluta e definitiva. Già, il tempo è prezioso perché prezioso è il percorso della nostra vita e per vivere le numerose esperienze della nostra esistenza non è mai troppo presto e non è mai troppo tardi.

È pur vero che spesso riteniamo che la nostra vita non sia esattamente quella che avremmo desiderato e, talora, è possibile lasciarsi incatenare da mille impegni e da circostanze particolarmente negative ritenendo, così, che la nostra vita possa assumere un valore stressante tale da impedirci di soddisfare le nostre esigenze fondamentali, i nostri bisogni personali, le nostre piccole o grandi urgenze.

Spesso siamo portati a ritenere che il nostro tempo libero venga consumato dagli altri e per gli altri.

Dovremmo pensare allora che gli altri siamo noi perché l’appartenenza è sempre e comunque collettiva e non possiamo ritenere che il tempo necessario per realizzare le nostre attese, le nostre aspirazioni sia già trascorso.

Noi siamo soliti impegnarci assai più per mantenere inalterata la routine, invece di cercare di eliminarla o almeno interromperla. Dovremmo comprendere che comunque sia la nostra vita è dinamica, molto più di quanto si vorrebbe, perché le crisi possibili della nostra esistenza sono spesso imprevedibili.

Siamo spesso costretti a voltare pagina per scoprire che il giorno che verrà è ben diverso dalle nostre attese.

Dovremmo dunque spegnere il nostro focolare, abbandonare la nostra speranza? No, è sempre possibile il rinnovamento, perché anche le situazioni più pesanti ci inducono comunque ad intraprendere altre direzioni nel viaggio della nostra esistenza.

Si tratta talora di un viaggio faticoso che ci permette tuttavia di scoprire una nuova realtà. Sarà un viaggio da compiere con le valigie confezionate nel tempo e con i mezzi che abbiamo posseduto senza sperperare: quello che abbiamo sprecato non lo ritroveremo mai più ma quello che abbiamo saputo vivere coerentemente sarà sempre il sostegno costante del nostro cammino.

Abbandoniamo pertanto l’incomprensione sociale e gustiamo la fragranza delle nostre giornate, della nostra esistenza: per gioire di ogni istante della nostra vita non è mai troppo tardi. Non è mai troppo tardi per amare e per essere amati, non è mai troppo tardi per comprendere noi stessi e gli altri, non è mai troppo tardi per essere “amore”.

Pubblicato il 06/06/2022.

Collegiali dell’Istituto Rittmeyer di nuovo insieme tra ricordi e condivisioni

Autore: Giorgio Piccinin

Sabato 14 maggio a Bassano del Grappa, in un luogo equidistante dalle provenienze dei partecipanti, si è svolto un meeting con alcuni ex collegiali dell’Istituto Rittmeyer di Trieste degli anni ’70.

L’incontro, fortemente voluto, è avvenuto in una trattoria davanti a buoni piatti dopo 25 anni dall’ultima volta. Ci siamo trovati una decina di noi: il rivederci ha suscitato molta emozione e, fin da subito, i ricordi hanno avuto la meglio sulle bontà culinarie. Frammenti di vita, di aneddoti, persone, compagni, marachelle e quant’altro ci hanno avvolto in un unico filo conduttore. Qualcuno ha portato dei reperti davvero storici, copia originale di un giornalino del 1972 di una prima classe elementare, con pensierini e riflessioni di vario genere.

È stato suggestivo venire assaliti dalla consapevolezza di persone che si sono conosciuti bambini, lasciati adolescenti, ritrovati uomini, infine, riscoperti dopo tanti anni, quasi tutti pensionati, tutti col proprio vissuto, con le rispettive competenze ed esperienze immagazzinate.

La promessa comune, alla fine del convivio, è stata quella di accorciare decisamente i tempi del prossimo ritrovo poiché fra 25 anni forse potremo non esserci. Abbiamo capito, una volta di più, quanto l’esperienza dell’Istituto sia stata per tutti indistintamente importante e formativa, sebbene con le criticità delle regole ferree e del clima di quegli anni. Oggi tale bagaglio manca, la vita di relazione tra quanti condividono lo stesso problema viene sempre meno, se non tra le pareti delle sezioni e neanche tutte. Una volta le famiglie erano disarmate davanti alla disabilità visiva e delegavano la cura del figlio ad una struttura protetta, oggi, che le strutture dedicate non ci sono più, i genitori tendono troppo spesso all’iperprotezionismo, limitando di fatto la crescita esperienziale dei giovani.

La vita di collegio non era certamente semplice, lo stile comunitario imponeva regole talvolta assurde e da caserma ma si sa che le esperienze difficili sono quelle che ti formano e ti raddrizzano la schiena per la vita.

L’intenzione prossima sarebbe di allargare l’appuntamento ad altri ex compagni e di raccogliere testimonianze di quegli anni ruggenti ma sempre vivi all’Istituto, soprattutto fotografie.

Quanta vita è passata in quei collegi, quante storie lo hanno animato ed ora che abbiamo tutti una certa età oltre che un’età certa, ne culliamo i ricordi, anche nei confronti di chi, nel frattempo, ci ha lasciato.

CIVES: una nuova realtà che coniuga terzo settore, progettualità e volontariato

Autore: Giuseppe Fornaro

Mi occupo del terzo settore nell’ambito della disabilità da circa vent’anni, ricoprendo incarichi nel settore delle nuove tecnologie presso l’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sia locale che nazionale e del gruppo INVAT, e da circa due anni sono consigliere nazionale Uici. Mi scontro tutti i giorni con le innumerevoli difficoltà che la disabilità pone in una società non adeguata a chi vive una minorazione, così, ho voluto dare un’impronta più decisiva alla mia ventennale attività di operatore per il sociale creando CIVES, Centro Integrato per la Valorizzazione Etnica di Sistema: un centro spoliticizzato che vuole farsi da rete collegando realtà diverse tra loro, un conglomerato di associazioni che, ognuna per le sue specifiche attitudini, danno vita ad attività e servizi volti alla collettività, non solo dei disabili o dei più fragili, ma, all’intera comunità. CIVES nasce lo scorso mese di ottobre 2021 a Sant’Anastasia, in mezzo al rione Capodivilla, storico quartiere che fu il nucleo della cittadina. L’ufficio, reso funzionale ed accessibile, è stato messo su con “zero” fondi pubblici; nessun sostegno economico è stato chiesto per la sua realizzazione. Sono bastati la mia dedizione e quella dei collaboratori e volontari che da anni cooperano con me nella nobile missione di aiutare i più fragili.

Le realtà associative, al momento cooptate da CIVES, sono: Uici, Real Vesuviana, ADAC, Solid’Arte, Eco e Reset. Questa rete ci permette di estendere il nostro campo d’azione in più settori grazie alla molteplicità di professionisti e dalle più svariate competenze che confluiscono nel nostro sistema: progettisti, educatori, avvocati, commercialisti, esperti in tecnologie assistive, docenti e formatori per l’inclusione scolastica di alunni con disabilità, esperti di sport per disabili, ecc. CIVES offre un’assistenza piena su tantissime tematiche che condizionano la vita di tante persone con disabilità e non. Dà un concreto supporto a coloro che sono nel bisogno, e ha istaurato connessioni con il mondo della scuola e di varie Istituzioni, costituendosi anche come un luogo di formazione. Tra i principali servizi che lo sportello offre, ci sono: consulenza tiflo informatica e tiflo pedagogica; consulenze legale e fiscale (caf e patronato); sport e autonomia; supporto compilazione pratiche e atti amministrativi; servizio di segretariato sociale alle famiglie degli utenti con disabilità; accompagnamento, orientamento, indirizzo ed invio ai servizi e agli uffici competenti per compilare istanze, domande, richieste sussidi, ecc. Con tenacia e caparbietà ho intrapreso questo percorso, consapevole delle difficoltà insite nel nostro territorio e per questo ancor più motivato a condurre battaglie per coloro che non hanno voce. Questa missione può essere condotta solo attraverso l’unione di più forze, attraverso il sodalizio e la sinergia tra associazioni, Istituzioni e professionisti; pertanto, lo sportello CIVES accoglie ogni proficua collaborazione ai fini del miglioramento della nostra società, delle condizioni di vita dei disabili e, più in generale, di coloro che, per svariati motivi, sono vittime di un sistema sociale mal funzionante.

Testimonianza: ancora molte strutture turistiche rifiutano la persona cieca con il cane guida

Autore: Silvana Piscopo

Venerdì 22 aprile, avendo deciso di prenotare la mia vacanza agostana da trascorrere con un’altra persona e il mio cane guida, sono partita per visitare la costa cilentana alla ricerca di alberghi e villaggi nelle località di Acciaroli e Ascea.

Il mio cane guida, infatti, sebbene anziano, gode ancora quando vede il mare e passeggia in posti nuovi.

Ho consultato due strutture in località Acciaroli (L’Ancora e Stella-marina, delle quali mi erano state fornite referenze positive), ma ho avuto da entrambe la stessa risposta: “Non possiamo prendere animali perché non siamo attrezzati adeguatamente a garantire che non siano di fastidio ai clienti”.

La mia spiegazione, riguardo la funzione e le abitudini di un cane guida e del suo possessore, non hanno convinto nessuno dei due interlocutori. Dato che si parla di vacanze, non ho intenzione di trascorrerle tra denunce, battaglie burocratiche e conseguenti chiacchiere sulla grande forza delle persone cieche, l’importanza dei meravigliosi accompagnatori a 4 zampe e commenti difensivi dei proprietari di queste strutture che devono cercare di accontentare tante persone. In fondo, ci si potrebbe aspettare un atteggiamento diverso da Acciaroli. Questa località, che appartiene al Comune di Pollica, il cui Sindaco pescatore è stato ammazzato per le sue lotte contro cosche di spaccio e di camorra, è oggi è meta di ambientalisti e intellettuali.

La contraddizione esistente tra apparenza evoluta e realtà comportamentale arretrata è evidente: prevale ancora la paura del diverso che può nuocere al procedere degli affari.

Un terzo rifiuto mi è stato poi comunicato dall’agenzia Dalian, conosciuta per la sua serietà. Una struttura di Ascea marina (Le palme), non accoglie animali e neppure cani guida e a nulla è valsa l’obiezione dell’agente nel ricordare all’interlocutore che ci sono leggi a garanzia delle persone accompagnate da tali cani.

Nonostante tutto, proseguo la mia ricerca di un luogo dove trascorrere la mia vacanza nel Cilento, ma sono determinata a divulgare queste notizie per sensibilizzare sulla necessità di coinvolgere territori ed enti preposti al turismo e alle attività culturali. Forse, una campagna di comunicazione potrebbe essere utili per far sì che inclusività non sia solo una parola detta a vuoto, ma una realtà. Tanto più quando ci dovrebbero essere delle leggi da rispettare.

Ricordando Anna Antonacci

Autore: Giustino de Matteis

Ieri, 7 novembre, ricorreva la commemorazione dell’anniversario della morte dell’emerita Anna Antonacci, fondatrice dell’istituto per minorati della vista di Lecce.

L’Antonacci, nata a Tricarico (Matera) il 26 novembre 1879, aveva studiato, nonostante le difficoltà del tempo, sia per essere donna sia in quanto priva della vista, presso l’istituto Principe di Napoli (oggi Martuscelli).

Trasferitasi con la famiglia a Lecce, avvertì subito il bisogno – untempo si definiva vocazione – diimpegnarsi nell’istruire e nell’educare le persone non vedenti residenti nelle regioni meridionali e, più in particolare, di quelle più prossime alla Puglia.

Consapevole di non disporre di particolari risorse economiche per dar vita al suo ambizioso progetto, si rivolse al Comune di Lecce che, ritenendo la richiesta di straordinario interesse sociale e culturale, le assegnò alcuni locali situati in periferia e quasi addossati alle antiche mura di cinta della città.

Il 19 febbraio 1906 è ufficializzata l’apertura dell’istituto per ciechi che, soltanto successivamente, sarà intitolato alla sua fondatrice.

A partire dal 1975, sono stato sempre un convinto sostenitore dell’integrazione scolastica, ma non sarei assolutamente obiettivo se non riconoscessi che uell’istituto ha avuto sin dal suo sorgere un ruolo preminente e determinante nella storia dell’educazione e dell’istruzione dei non vedenti. A differenza di quanto avveniva in tanti altri istituti similari, A. Antonacci comprese subito che l'”istruzione” sarebbe risultata monca, incompleta e insufficiente per il conseguimento dell’autonomia della persona priva della vista e per la sua vita sociale. Guidata dal suo straordinario intuito, quindi, decise che gli allievi alternassero le ore di studio a particolari attività di lavoro manuale. Nell’istituto, infatti, furono organizzati due laboratori, uno maschile e l’altro destinato alle ragazze. Nel primo si effettuavano lavori di falegnameria – facendo apprendere l’utilizzo di tutti gli utensili di una falegnameria all’avanguardia – di intreccio, di rilegatura di libri e tante e tante altre attività. Nellaboratorio femminile, invece, le ragazze apprendevano a lavorare con i “ferri”, all’uncinetto e a utilizzare anche la macchina per cucire.

Presso l’istituto di Lecce hanno studiato alcuni allievi che, divenuti professionisti, si sono affermati non soltanto a livello locale, ma persino in campo nazionale. Menzionandone alcuni, sono certo di tralasciarne tanti e tanti altri, ma come non rammentare Luigi Schifano, baritono eccelso dalla voce delicata e leggiadra; i maestri di pianoforte e organo, direttori di canto corale e concertisti di chiara fama, Vincenzo Fiorentino, Salvatore De Matteis, Nicola Diaferio e l’avv. Giovanni Marcuccio, professore e preside.

Concludendo – elo faccio con personale soddisfazione – aggiungo che, nel 1978, durante un convegno nazionale organizzato dalla Federazione Nazionale delle istituzioni pro Ciechi – l’ente che al tempo provvedeva alla realizzazione e alla distribuzione di tutti i materiali e i sussidi in uso presso le Scuole Speciali – fu presentata da due docenti dell’Antonacci, la prof.ssa Enza Marchello e il sottoscritto, una attenta e accurata relazione concernente i tanti libri trascritti in Braille, le illustrazioni dei quali si fregiavano di presentare disegni tattili molto apprezzabili dalla vista, ma assolutamente incomprensibili al tatto, poiché sovraccaricate da mille arzigogoli o linee superflue. A seguito di quella relazione, i libri fino ad allora adottati vennero immediatamente ritirati e sostituiti con altri più funzionali al tatto.

Nei prossimi giorni, a proposito del disegno in rilievo, vi presenterò alcune mie riflessioni, indirizzate a tutti i docenti di alunni privi della vista, ma ancor più, a tutti coloro che, impunemente, ritengono di porre in evidenza la propria creatività, producendo “libri tattili” che nulla hanno a che fare con la minorazione della vista e che, semmai, aggiungono ulteriore disinformazione a quella già tanta esistente.

Giustino de Matteis – Tiflologo

Pubblicato il 15/11/2021.

Togo, chiacchierata con Moïse

Autore: Valter Calò

Un articolo discretamente lungo, ma vi invito a leggerlo fino in fondo con il cuore e il sorriso… è una bella storia di vita!

Moïse Allassan Tchapo è il Presidente de l’Association SO.T.ES – TOGO, Associazione per l’assistenza alle persone con disabilità e senza mezzi.

Moïse alla conclusione della sua dolorosa esperienza di tre anni trascorsi con totale cecità ad entrambi gli occhi ed emiplegia alla parte destra del corpo, ora risulta essere fortunatamente guarito. Così dopo aver ricevuto le cure all’estero, attraverso questa associazione ha voluto offrire un importante servizio e speranze alle tante persone che in Togo vengono colpite da patologie oculari.

Presento subito il bilancio dell’ultimo anno, tanto per comprendere di cosa stiamo parlando.

Risultati dei pazienti consultati e operati durante un anno di attività nel centro “Difiidi” di Bassar dal 28 settembre 2020 al 28 settembre 2021:

–           7820 consultazioni, delle quali 5855 a pagamento e 1965 gratuite;

–           6316 analisi: 2121 a pagamento e 4195 gratuite;

–           1144 occhiali: 465 gratuiti e 679 a pagamento, con prezzi agevolati o sociali;

–           5129 persone hanno comprato le medicine, mentre 2691 le hanno ricevute gratuitamente (valore compreso entro 2.000 fr cfa (3 euro) e 3.000 fr cfa (4,57 euro;)

–           751 persone operate con diverse patologie come cataratta, pterigio, trichiasis.

La consultazione o visita oculistica costa 500 fr cfa (0,76 euro);

il libretto sanitario costa 100 fr cfa (0,15 euro);

gli occhiali da lettura costano 5.000 fr cfa (7,62 euro);

gli occhiali da vista prescritti costano entro 20.000 fr cfa e 35.000 fr cfa (entro 30,48 euro e 53,35 euro);

l’analisi di rifrazione costa 3.000 fr cfa (4,57 euro);

l’analisi della pressione oculare costa 3.000 fr cfa (4,57 euro).

Questo è il Centro Oculistico “Difiidi” a Bassar, Regione di Kara, Nord Togo.

Nella foto: “Difiidi”, il Centro Oculistico a Bassar. Nel patio si intravedono i pazienti in attesa di essere visitati

“Difiidi” nella lingua di Bassar significa Salvataggio e io aggiungo anche speranza di luce per tante persone che a partire dagli occhiali da vista fino alle diverse operazioni possibili riacquistano quel senso tanto importante nonché ragione di vita.

Il centro oculistico fa parte dell’associazione «Solidaire Terre d’Espérance – Togo» che è stata fondata nel 2010 su iniziativa di Moïse Allassan Tchapo. Ha iniziato a operare concretamente dal 2016 organizzando delle campagne annuali di screening e cura di massa in diversi villaggi della zona circostante il centro e raggiungendo ogni anno circa mille persone bisognose di interventi oculistici di vario tipo, dalla semplice fornitura di occhiali alla cura di infezioni determinate anche da corpi estranei, fino a patologie più complesse che richiedevano interventi chirurgici organizzati a Karà o a Lomé, in quanto non esiste una struttura a Bassar.

Nel corso di queste campagne, in modalità gratuita, sono stati curati gli occhi di migliaia di persone che mai avrebbero potuto accedere ai servizi a pagamento. Dal 2016 al 2019, tanto è stato fatto per la cura e la prevenzione in ambito oculistico, ma non era ancora sufficiente: serviva infatti un centro a Bassar dove fosse possibile intervenire direttamente e che rappresentasse un punto di riferimento per tutti gli abitanti della Regione. Serviva un centro per dare continuità e supporto medico durante tutto l’anno.

L’Associazione si è quindi impegnata per realizzare un piccolo edificio e nel mese di giugno 2019, grazie a una donazione ricevuta da una famiglia italiana, tramite l’Associazione Gruppo san Francesco d’Assisi Onlus Italia, sono iniziati i lavori di costruzione dell’edificio, su un terreno offerto dalla comunità locale.

Un importante finanziamento della Caritas Antoniana di Padova ricevuto nel 2020 ha consentito poi di completare pressoché interamente i lavori del primo blocco.

L’attrezzatura oculistica invece è stata sponsorizzata da IAPB ITALIA (International Agency for the Prevention of Blindness).

Per l’attrezzatura d’ufficio, un minimo di mobilio: qualche tavolo, sedie, scaffali e un paio di armadi ermetici per difendere le attrezzature e i medicinali dagli insetti oltre che un contributo per il funzionamento e una fornitura di medicinali per un anno (maggio 2020 – maggio 2021), sono stati sostenuti da MAC di Roma (Movimento Apostolico Ciechi).

Anche UICI non si è tirata indietro e ha offerto la sua collaborazione per la realizzazione di questo grande progetto, così nel 2019 ha donato 3000 euro per essere destinati allo screening di massa.

Dopo queste positive esperienze di prevenzione e cura è sorta la necessità di costruire un nuovo blocco operatorio permanente per poter far fronte localmente alle tante esigenze di piccole e grandi operazioni chirurgiche senza dover trasferire i pazienti a Karà o a Lomé.

La Caritas Antoniana di Padova li ha supportati con un finanziamento per la costruzione dell’edificio dedicato al blocco operatorio e, con lo stesso finanziamento, sono riusciti a scavare un pozzo per l’acqua. Non mi soffermerò su quanto sia importante l’acqua in Africa, però mi fanno sapere che questa preziosa fonte di vita viene distribuita gratuitamente alla popolazione circostante. Chi conosce l’Africa capisce di cosa sto parlando, in quanto l’acqua potabile è un bene prezioso che da noi purtroppo è dato per scontato: cosi non è in Africa.

Personalmente ho girato e girerò ancora molto questo continente e viaggiando ho potuto rendermi conto che spesso vengono costruite cattedrali nel deserto, mentre secondo me ogni azione e investimento dovrebbe partire da un pozzo per l’acqua: basta ricordare semplicemente che senza acqua una persona non sopravvive per più di 4-6 giorni.

Sono bravi, in poco tempo sono riusciti a fare tanto e soprattutto bene, spendendo con accuratezza ogni euro ricevuto, ma serve ancora un piccolo/grande sforzo. È assolutamente necessario ultimare la sala operatoria con macchinari, attrezzature, e finire di arredare l’ufficio.

Per finalizzare il progetto e iniziare ad operare a Bassar sono necessari tanti piccoli nuovi sostenitori di questa bellissima realtà che deve essere assolutamente ultimata.

Fare beneficenza, donazioni o supportare un progetto, spesso e giustamente, ci fa sorgere il dubbio se effettivamente i nostri soldi verranno concretamente spesi o si disperderanno, diciamo nei meandri burocratici. Credo che la trasparenza e la descrizione dello stato di avanzamento dei lavori, fino ad oggi, sia una garanzia di serietà e stimoli il nostro voler partecipare ad un’attività, un progetto che ci faccia stare bene e aumenti il nostro spirito di solidarietà.

Di seguito alcune foto di questa realtà che si sta ultimando e potete ascoltare un messaggio che mi ha inviato Moïse.

Nella foto il complesso visto dall’esterno che ospita il Centro Oculistico “Difiidi”


Edifici destinati al Centro Oculistico


Vista del patio adiacente al Centro Oculistico con i pazienti in attesa


Foto dell’oculista insieme ai suoi pazienti


Foto scattata durante una visita oculistica


Altra foto scattata durante una visita a un paziente


Interno del Centro Oculistico con vista sulle scaffalature e i vari medicinali

Di seguito invece l’audio:

Nei primi mesi del 2022, ho in programma di andare a visitare il centro e contemporaneamente effettuare anche un piccolo tour di questo paese, fuori dai soliti viaggi turistici, per incontrare l’essenza dell’Africa. Chi volesse aggregarsi è il benvenuto! mi può tranquillamente contattare via e-mail: valtercalo21@gmail.com.

Moïse non vede l’ora di incontrarci per farci visitare il suo centro e darci indicazioni per apprezzare al meglio il suo paese con le sue tradizioni e la sua natura comune sicuramente a tanti altri paesi Africani, ma particolare per certi aspetti.

Di seguito gli estremi per un versamento e tutte le informazioni del caso. Vi ringrazio per aver letto, spero con il cuore questo mio articolo, regalate e regalatevi un sorriso, non fermatevi qui…

Un saluto, Valter.

Chi volesse fare una donazione può versare direttamente il suo contributo attraverso l’associazione Gruppo San Francesco d’Assisi Onlus Italia,

  – in POSTA: C.C. Postale n. 18 88 33 55 intestato a Gruppo San Francesco d’Assisi – Barbarano Mossano;

  – con BONIFICO BANCARIO: IBAN IT07 U076 0111 8000 0001 8883 355 Bancoposta Agenzia di Vicenza;

in entrambi i casi specificate la causale: progetto oculistico di Bassar.

Il Gruppo San Francesco d’Assisi è iscritto al registro regionale ONLUS.

Per maggiori informazioni sulla collaborazione del gruppo S. Francesco e il Togo, potete contattare il Sig. prof. Flavio Fogarolo, Presidente e legale rappresentante:

Cellulare: 347 4062504

e-mail: flavio@flaviofogarolo.it

www.grupposanfrancesco.org

Per chi volesse mandare direttamente un contributo in Togo

CONTO BANCARIO DELL’ASSOCIAZIONE: 

TITOLARE DEL CONTO: ASSOCIATION SO.T.ES. – TOGO

BANK: BTCI

IBAN: TG80 3702 4010 4702 2920 4001 0153

BIC: BTCITGTG

Un suggerimento di Moïse, versate il vostro contributo direttamente all’associazione San Francesco specificando la causale.

L’associazione SO.T.ES. – TOGO e il Progetto Oculistico di Bassar hanno veramente bisogno di voi.

Moïse A. Tchapo, Presidente di SO.T.ES – TOGO, Coordinatore di PINV – TOGO, Amministratore di Centro Oculistico di Bassar, Rappresentante in Togo di Gruppo San Francesco d’Assisi Onlus – Italia.

Pubblicato il 26/10/2021.