Expo 2015: una visita al buio

Autore: Michele Novaga

Il 2 giugno scorso è stato inaugurato il “Mercato al buio” nel Padiglione Italia all’Expo di Milano. Un’esperienza sensoriale che riproduce i suoni e gli odori della Vucciria, il celebre mercato all’aperto di Palermo. E che rimanda a “Dialogo nel buio”, l’iniziativa dell’Istituto dei Ciechi di Milano che ha ormai raggiunto l’incredibile traguardo del milione di visitatori.

 

Roberta spiega in inglese a una coppia di visitatori dai caratteri asiatici e a un gruppo di signori dall’aspetto occidentale, che cosa stanno per vedere. E lo fa rassicurandoli del fatto che lì nella sala buia non ci sono né gradini né buchi “ma si prova un’esperienza sensoriale dove l’importante è tenere le mani in avanti sempre e parlare con la guida”. La stessa spiegazione la fa anche noi nella lingua di Dante raccomandandoci di mettere occhiali e orologio in tasca e di spegnere il telefonino. E poi ci affida a Marinella, la nostra guida di oggi che ha una vasta esperienza a “Dialogo nel Buio” all’Istituto dei ciechi di Milano.

Marinella ha la voce rassicurante, ferma ma dolce. Il suo suono ti guida all’interno della sala che diventa subito buia. “Alla sua destra c’è una parete: la segua e poi si fermi. Vedrà che fa un angolo”, dice prima di passare al più informale “tu”. Siamo appena entrati ma il buio e l’oscurità avvolgono tutto. La signora dietro si attacca al mio zaino. Non varrebbe “ma – dice – mi fa da punto di riferimento e mi rassicura”. Poi la guida ci fa girare verso la sua voce. “Quello che stiamo per vivere è un mercato al buio che abbiamo ricreato ispirandoci al quadro di Renato Guttuso cercando di riprodurre l’ambientazione di quel luogo per farvi gustare l’emozione, l’atmosfera, la sensazione tattile, i suoni del mercato palermitano”. I suoi consigli non sono marginali: come quello di tenere gli occhi rilassati così come le spalle. “Con gli occhi non riuscirete a vedere proprio nulla: dovete cambiare completamente il vostro atteggiamento mentale e sarete sorpresi di quanti impulsi e informazioni utili vi daranno gli altri sensi. Quando guardate fatelo con due mani. Così, trovare qualcosa – aggiunge ancora – sarà come una conquista e scoprirete delle abilità che altrimenti non pensereste di avere”.

Superiamo la tenda ed entriamo. Le voci che si odono in sottofondo sono quelle tipiche dei venditori della Vucciria che con accento inconfondibile e in dialetto gridano per attrarre i loro clienti. Qui ci sono dei banchi ricolmi di frutta e verdura. Marinella chiama ad uno ad uno i partecipanti di cui ha imparato già i nomi. E li ha già associati alle loro voci: Luciana ci sei? Giusy tutto a posto? Piera vieni avanti. E Aldo c’è? Eccoci a Palermo alla Vucciria. Senza volerlo finisco per toccare delle arance e dei limoni. “Incominciate ad esplorare”, dice Marinella. “Cosa c’è alla vostra destra?”. “Mele” dico io tastandone la forma perfetta. E poi trovo dei meloni che con somma meraviglia sono freddi da frigo. “Ricordatevi quello che vi ho detto di guardare con le mani”. Poi mi imbatto nei finocchi che devono essere giganteschi. Almeno così mi pare. Una delle signore davanti o a fianco a me (il senso dell’orientamento nel buio lo perdo, mi è capitato anche alle cene al buio) trova delle noci e le fa suonare una contro l’altra. Lo stesso fa un’altra signora con le arachidi. “Anche senza toccarle si capisce che sono noci, no?”, chiede Marinella insistendo: “Dai ditemi che cosa state trovando”. “Delle banane”, grida felice un’altra signora che poi rimane un po’ delusa nel sapere che sono zucchine. Marinella mi richiama all’ordine. Mi chiede di spostarmi più a sinistra e di dirmi cosa c’è in quella parte di bancarella. Io tocco qualcosa di piacevole al tatto e dalla forma perfetta. Prima ancora di prenderlo e portarlo al naso nel gesto di annusarlo, capisco che è un peperone. Il suo profumo mi inebria per un istante e mi lascia senza respiro. Le signore a fianco trovano delle carote. Il gruppo viene pervaso dalla sindrome della vendita. Io urlo “peperoni freschi”, una signora a fianco trova delle melanzane e Giusi, che è siciliana, dice che se vogliamo lei una caponata ce la può fare. E comincia anche lei l’opera di persuasione all’acquisto. “Vendo melanzane ben sode, dure al punto giusto della nostra Sicilia. Solo 99 centesimi al chilo”. Poi c’è chi trova aglio, cipolle. “Ve la siete un po’ fatti la mappa mentale di questo posto?”, chiede Marinella che invita il gruppo a tornare un po’ indietro. Io no ma dico di sì per non sembrare da meno. All’uscita chiederò invano una foto dello spazio.

Il gioco si complica: veniamo divisi in due gruppi. Marinella dice che stasera ha ospiti a cena e vorrebbe preparare delle verdure miste: zucchine e melanzane grigliate. Quante ce ne sono? A me viene chiesto di cercare le arance insieme a Margherita. Le troviamo addirittura divise su due banchi. Quante sono? Dopo aver faticato a trovarle proviamo a contarle ma non è semplice. Saranno una ventina in totale dico io in modo approssimativo guadagnandomi le simpatie del gruppo per la mia imprecisione.

Marinella ci richiama a lei. Seguiamo la sua voce e la raggiungiamo non senza esserci pestati i piedi e urtati varie volte. “A destra c’è una parete, seguitela e poi una tenda, superatela”.

Siamo ormai arrivati alla fine del nostro giro. “Cosa avete sperimentato”, chiede Marinella. “Il tatto e l’olfatto”, risponde Donatella. Giusi non usa mezzi termini e dice che per lei essere non vedente sarebbe troppo dura. Donatella le fa eco dicendo che il suo incubo peggiore sarebbe proprio quello di perdere la vista. La chiusa è di Marinella e non potrebbe essere altrimenti. “E’ inevitabile che questo percorso uno lo colleghi alla cecità. In realtà dialogo nel buio ha lo scopo non di farvi immedesimare in una persona cieca riproducendone la cecità. Il messaggio che noi vogliamo trasmettervi è l’importanza degli altri sensi: la vista è un dono meraviglioso ma va utilizzata insieme agli altri sensi. E poi, perché no, la sensibilizzazione per abbattere un po’ il pregiudizio del non vedente che non può fare certe cose. Noi ciechi viviamo la nostra vita in maniera dignitosa e io spero di avervi trasmesso serenità e gioia. Voi siete al buio da pochi minuti e l’impatto è stato forte. Ma chi è cieco vive la cecità serenamente e l’accetta”. Poi ci saluta introducendoci al quadro che all’uscita dal buio troveremo e cioè la Vucciria di Guttuso. “Ricordatevi guardandola le sensazioni che avete vissuto qui al mercato della Vucciria con gli altri sensi”.

 

“La realizzazione di questo percorso è stata per noi un successo. La visibilità che arriva all’Istituto è importante, specialmente in un momento in cui la trasformazione del sistema istituzionale del nostro paese ha messo in difficoltà servizi consolidati da sempre”. Esordisce così Rodolfo Masto Commissario dell’Istituto dei Ciechi di Milano commentando la presenza ad Expo di un mercato al buio, per niente preoccupato del fatto che l’inaugurazione, per problemi vari, sia slittata di un mese. “Molte attività non primarie di Expo sono iniziate in ritardo. O non sono ancora incominciate. E comunque la messa a punto della mostra, che richiede alcuni accorgimenti particolari, non è stata facile in uno spazio così piccolo. Pensiamo agli odori: bisognava anche fare in modo che non ce ne fossero per meglio far apprezzare quelli della frutta e della verdura. Che, grazie ad un accordo con Padiglione Italia, è fresca e c’è un ricambio delle derrate al bisogno”.

Una presenza importante anche se per ragioni pratiche, le sensazioni della mostra possono essere fatte provare solo ad un numero limitato di persone (500 circa al giorno) delle decine di migliaia che visitano il Padiglione Italia: “Non è possibile fare altrimenti nemmeno programmando un servizio di ingressi ad appuntamenti. La potenzialità dei visitatori del padiglione è di almeno dieci volte superiore a quella del mercato al buio”. Poi il commissario Masto si sofferma sul lavoro quotidiano per l’inserimento dei non vedenti nel mondo del lavoro. “Gli obiettivi che si pongono le associazioni come la nostra sono quelli di far maturare nella società la convinzione che anche una persona che non vede può esprimere al meglio una professione e non deve essere necessariamente segregata a lavori a cui pure noi siamo molto legati come i centralinisti telefonici o i massofisioterapisti. Grazie alla tecnologia e alla maggior consapevolezza dei ciechi, intraprendere delle carriere professionali diverse e fino a ieri precluse, oggi potrebbero non essere più un tabù. Si pensi alla carriera di giudice per esempio”.

Poi, ritornando sulla professione del telefonista, aggiunge: “Il non vedente sarebbe in grado di rispondere anche a delle emergenze mediche e di pubblica sicurezza. Alla base di tutto c’è una cultura della conoscenza delle persone che non vedono e che oggi in Italia non c’è ancora. Se la società si chiude viene anche meno la voglia del cieco di aprirsi verso di essa”, conclude Masto invitando tutti coloro che non riescono a visitare il mercato al buio di Expo ad andare a fare l’esperienza di Dialogo al Buio all’Istituto di Ciechi di Milano.

Bando del XXVI concorso nazionale di poesia riservato ai disabili visivi

Il XXIV concorso nazionale di poesia è a tema libero.
Il concorso è aperto a tutti i ciechi civili ed ipovedenti gravi con un residuo visivo non superiore ad 1/10 in entrambi gli occhi, soci o non soci dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e senza limiti di età.
Ogni partecipante deve versare un contributo fisso di iscrizione di € 15,00 su c/c/p 14981427, intestato a Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – corso Garibaldi 26 – 42121 Reggio Emilia, di cui allegherà copia nella busta contenente i dati personali.
Ogni concorrente può inviare un massimo di due opere, che non devono aver partecipato ad altri concorsi letterari o a precedenti edizioni di questo concorso e possono essere redatte in scrittura braille o in nero.
Gli elaborati devono pervenire all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione di Reggio Emilia, Corso Garibaldi n. 26, inderogabilmente entro le ore 12.00 di venerdì 30 ottobre 2015 ed indicare sul plico il nome del concorso.
Il plico deve contenere le opere, contrassegnate da un motto (o da una sigla) scelto dall’autore e una busta chiusa, recante esternamente lo stesso motto, ma senza indicazione del mittente; all’interno di questa seconda busta devono essere contenuti nuovamente il motto e le generalità complete dell’autore: nome, cognome, età, indirizzo, n° telefonico, e-mail e la dichiarazione di appartenere alla categoria dei disabili visivi con un visus non superiore ad 1/10; questa sezione UICI si riserva in qualsiasi momento di verificare la veridicità di quanto dichiarato mediante richiesta del verbale attestante la minorazione.
Le buste con le generalità dei partecipanti saranno aperte solo dopo che la giuria avrà stilato la graduatoria delle opere; ai concorrenti verrà data comunicazione dell’esito del concorso, del luogo e del giorno delle premiazioni, che si terranno presumibilmente sabato 5 o sabato 12 dicembre 2015.
La sezione si riserva il diritto di raccogliere le opere ammesse al concorso in una pubblicazione e di richiedere a tal fine ai partecipanti la versione digitale delle stesse solo a premiazioni avvenute.
Nel concorso saranno premiate le prime 3 opere classificate a giudizio insindacabile della Giuria, nominata dal Consiglio Provinciale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Reggio Emilia, con l’assegnazione dei seguenti premi: I° classificato: € 600,00 e riconoscimento al merito; II classificato: € 400,00 e riconoscimento al merito; III° classificato: € 200 e riconoscimento al merito; la Giuria si riserva inoltre la possibilità di consegnare un riconoscimento speciale ai concorrenti meritevoli.
Per ulteriori informazioni o chiarimenti rivolgersi alla segreteria della Sezione UICI di Reggio Emilia telefono 0522-435656 e-mail uicre@uiciechi.it.

Vediamoci alla radio: giovedì 18 giugno 2015 ore 19.00 su RadioRadio

Giovedi’ 18 giugno 2015 andrà in onda, su RadioRadio 104.500 fm – www.radioradio.it e piattaforma Sky, la quarta trasmissione di “Vediamoci alla radio”: STORIE, ESPERIENZE, SAPORI SCONOSCIUTI… DA VEDERE, ALLA RADIO.
“Vediamoci alla radio”, come è noto, è una  trasmissione congiunta di RadioRadio e dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS, volta a far conoscere le diverse tematiche e problematiche legate alla cecità e all’ipovisione attraverso esempi, storie e situazioni da raccontare possibilmente in positivo.
La trasmissione è condotta da Stefano Molinari, una delle punte di diamante dell’emittente, e da Luisa Bartolucci, componente della Direzione Nazionale e responsabile del settore Informazione e Comunicazione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS.
“Vediamoci alla radio” si sta dimostrando  una   importante ed incisiva opportunità  per farci conoscere meglio e per abbattere, insieme agli amici di RadioRadio, i muri e le barriere dei pregiudizi, dei luoghi comuni che da sempre condizionano la vita e la quotidianità di  ciechi e ipovedenti. Nel corso della puntata di giovedì 18  giugno  si parlerà di accesso alla cultura con particolare riferimento alla fruizione del libro nei suoi diversi formati, audio, braille e-book ecc.   Verranno, inoltre, presentati il Centro Nazionale del Libro Parlato dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS e la Biblioteca Italiana Per Ciechi Regina Margherita Di Monza. Vi saranno diversi ospiti e testimonianze di utenti.  Gli ascoltatori potranno interagire con i conduttori e gli ospiti mediante sms da inviare, durante la trasmissione, al numero 3775-104500, o tramite telefono componendo lo 06-8833033.
Vi attendiamo numerosi giovedi’ 18  giugno su Radioradio alle 19 in punto!

Rubrica di Slash Radio “Chiedi al presidente”, di Mario Barbuto

Autore: Mario Barbuto

Care amiche, cari amici,
vi ricordo che il 24 giugno dalle 16,30 alle 17,30, andrà in onda la rubrica “Chiedi al Presidente ” tramite il nostro canale web di Slash Radio. La rubrica andrà in onda ogni ultimo mercoledì del mese, sempre dalle 16,30 alle 17,30.
Durante la trasmissione, nel mio ruolo di Presidente Nazionale, risponderò in diretta a tutte le domande che gli ascoltatori vorranno rivolgermi.
Le domande saranno libere, senza filtri e potranno toccare tutti gli aspetti della nostra attività associativa e tutti i temi concernenti la vita dei ciechi e degli ipovedenti italiani.
Le modalità di contatto per indirizzare le domande o intervenire in trasmissione, sono:
– email, all’indirizzo chiedialpresidente@uiciechi.it
– modulo web, all’indirizzo http://www.uiciechi.it/radio/radio.asp
– telefono, ai numeri 06/69988353-06/6791758
Vi attendo numerosi per dare vita a un dialogo diretto che ci aiuti a crescere e a migliorare.

Mario Barbuto

Asti: brutta disavventura per Adriano Capitolo, consigliere Uici

La denuncia, perché fatti simili non abbiano a ripetersi
Brutta disavventura alla stazione di Asti per Adriano Capitolo, consigliere regionale di UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) e consigliere della sezione locale con delega alla mobilità autonoma, vittima di un triste episodio lo scorso mercoledì 27 maggio. “Dopo una riunione all’UICI di Asti – racconta Capitolo – mi reco al binario 5 per prendere il treno delle 19.05 per Torino Stura, con fermata a Villanova. Una volta a bordo, sento l’annuncio dell’autocorsa sostitutiva e mi accorgo di essere sul convoglio sbagliato. A quel punto chiedo a una persona di accompagnarmi nella piazza antistante il movicentro (piazza Medaglie d’Oro) per prendere il pullman, fermo in una postazione che da solo non sarei mai riuscito a raggiungere”.
E qui succede il peggio: al momento di salire sull’autobus, un dirigente di RFI spiega infatti che i posti a sedere sono tutti esauriti. “In sostanza – racconta Capitolo – mentre il mio accompagnatore, un macchinista di Trenitalia in servizio, riesce a salire a bordo, io vengo abbandonato in strada con la scusa che in una decina di minuti sarebbe arrivato un secondo pullman. Ma dopo ben tre quarti d’ora di attesa, il nulla”.
E così Capitolo e altri pendolari decidono di tornare sui binari, per prendere il treno delle 20,05.
“L’aspetto più triste di tutta la vicenda – spiega ancora Capitolo – è che il dirigente di RFI mi ha totalmente abbandonato, immaginate che cosa sarebbe successo se il disagio si fosse presentato con l’ultima corsa in partenza per Torino Stura… probabilmente avrei dovuto dormire in stazione”.
La testimonianza di Capitolo sottolinea, ancora una volta, come un normale episodio di disagio possa trasformarsi in un problema enorme per un non vedente, che se da un lato ha il diritto di muoversi autonomamente dall’altro deve sempre dipendere da qualcuno. Circa un anno fa, a gennaio del 2014, Capitolo era precipitato sui binari della stazione di Villanova d’Asti per la mancanza della striscia gialla in rilievo, che delimita il marciapiede. Un incidente che si sarebbe potuto trasformare in tragedia, se in quel momento fosse transitato un treno.
“Eppure – racconta Capitolo – lo scorso luglio la procura ha archiviato la querela presentata ai carabinieri in quanto, secondo i magistrati, una persona affetta da disabilità grave non dovrebbe spostarsi da sola ma accompagnata. A maggior ragione, visto che per loro la legge è questa, mi domando perché il dirigente di RFI mi abbia abbandonato sul piazzale in quel modo. Come se non bastassero tutti gli altri disagi, come quelli legati ai cantieri per la realizzazione degli ascensori, sospesi da tempo. Per non parlare della mancanza di tabelloni ad altezza viso per gli ipovedenti, presenti invece in altre stazioni piemontesi. Problemi che non riguardano solo i ciechi. Ho meditato a lungo prima di rendere pubblica la mia disavventura, ma non potevo più tacere perché i disagi col trasporto pubblico sono all’ordine del giorno e domani ciò che successo a me potrebbe capitare a chiunque”.

Un assaggio di Expo, di Francesco Cusati

Autore: Francesco Cusati

L’idea di poter fare un giro del mondo in un unico posto, incontrando persone che parlano una miriade di lingue diverse, assaggiando cibi nuovi e scoprendo posti affascinanti è un’esperienza senz’altro da consigliare. Non pensiate però che sia sufficiente una giornata per farlo. Nel milione e passa di metri quadrati del sito espositivo si concentrano infatti talmente tante cose da scoprire e da assaggiare che non vi basterebbe una settimana per vederle tutte.

Più tempo ancora vi sarà necessario se intendete lasciarvi guidare non solo dalla vista ma anche dagli altri sensi (come l’olfatto, l’udito, il tatto e il gusto) per tuffarvi nelle culture del pianeta nel modo più emozionante. Un approccio questo che rende l’esperienza più ricca ma che è anche l’unico concesso a chi, come me, non vede e si affida agli altri quattro sensi per scoprire il mondo.

La buona notizia è che molti espositori fanno leva proprio sulle esperienze sensoriali per coinvolgervi anima e corpo su quello che è il tema centrale dell’evento: l’alimentazione nelle culture di tutto il pianeta.
In Expo Milano 2015 i sensi a disposizione del disabile visivo sono letteralmente messi alla prova. Ci sono gli assaggi delle varie cucine nazionali certo, ma anche esperienze olfattive e uditive di notevole bellezza.

Ascoltare suoni con qualità audio eccellente rende tutto più verosimile e strepitoso!
Provate ad esempio a visitare il Padiglione zero, ideato da Davide Rampello, dove si trova un percorso multimediale che racconta la storia e l’evoluzione dell’alimentazione e della relazione uomo-cibo.

I suoni sono avvolgenti e di una verosimiglianza incredibile. Nell’ultimo salone espositivo sono presenti, a simboleggiare l’allevamento, alcuni animali a grandezza naturale. Mi è bastato fare una semplice richiesta al personale per poter toccare ed esplorare con le mani queste curiose creature.

Dal Padiglione Zero in pochi passi si entra nel Decumano, il vialone lungo un chilometro e mezzo che taglia il sito da ovest a est, sul quale si affacciano quasi tutti i padiglioni e i cluster. Qui una miriade di suoni, musiche e odori ti avvolgono durante il cammino. A metà strada è presente Piazza Italia, tagliata da nord a sud dal Cardo, dove si affaccia Palazzo Italia. Che naturalmente non ci possiamo perdere.

Nello spazio italiano segnalo il Mercato al buio, dove i visitatori sono accompagnati dalle guide non vedenti di Dialogo nel Buio in un ambiente che evoca la Vucciria di Palermo. E poi un’altra esperienza “forte” poco prima del mercato: una sala espositiva dove si simulano gli effetti di un terremoto.

Fantastico il padiglione del Brasile, dove si trova una piccola foresta tropicale con piante originali e con riproduzioni audio dei versi e dei rumori di animali. Si può vivere l’esperienza passeggiando all’interno oppure camminando su una rete sospesa ad alcuni metri di altezza. Io le ho provate entrambe e consiglio, anche a chi non vede, di avventurarsi sulla rete sospesa. Emozionante.

L’Austria ha riprodotto un vero e proprio bosco che offre le sensazioni di una passeggiata alpina. Appena si inizia il percorso, la temperatura si abbassa notevolmente e si respira un’aria decisamente green! Nessuna climatizzazione artificiale, perché l’ambiente è raffreddato naturalmente dalle piante.
Ed eccoci in Africa. Notevole il padiglione del Marocco, dove vengono riprodotte le diverse aree geografiche del paese. Appena entrati si viene accolti dai suoni del mare, quindi si passeggia nell’ambiente del nord, fresco e ventilato arrivando a un bell’albero di mandarino (finto!).
Si passa poi al centro del Paese con la rappresentazione di un clima montano e poi si entra in un calore quasi desertico con un profumo di rose che impregna ogni angolo. Sono gli ambienti desertici del sud. Interessante è il negozio con i prodotti tipici come i fichi secchi (buoni!) l’olio di argan, lo zafferano, i datteri, il cuscus e altre leccornie.

Ritorniamo in America Latina e visitiamo l’Ecuador, dove ci accolgono gentilissimi ragazzi del posto che ci introducono alla morfologia e alle caratteristiche geografiche del paese. L’olfatto, anche questa volta, viene sollecitato: qui si trovano piccoli espositori che emanano il profumo dei prodotti tipici ecuadoregni come banane, pesce, cacao e caffè.

Vicino all’Ecuador troviamo il Cile costruito con il legno locale. All’ingresso è presente un tapirulan che ti introduce in un ambiente ristretto in cui si sentono dei suoni molto suggestivi che simulano quelli del grande deserto di sale cileno. Si odono i rumori delle crepe sulla crosta di sale che si aprono al tramonto per l’effetto dell’escursione termica. Interessantissime sono le campane sonore sotto le quali ascoltano i rumori, in altissima fedeltà, della natura cilena, mentre vengono proiettate le immagini su alcuni schermi.
Infine si entra in un ambiente dove si viene avvolti da suoni e video in 3D 4K che rappresentano la biodiversità naturale del paese.

Suggerisco di concludere il tour in Asia per visitare il padiglione degli Emirati Arabi. Nel 2020 l’Expo universale si terrà proprio a Dubai ed è naturale aspettarsi che questo padiglione sia particolarmente curato e accattivante. E è così. Il sito offre ai visitatori uno spazio all’aperto che riproduce le dune del deserto, il terreno è ondulato e dà la sensazione di camminare tra le dune!
Si accede poi a un cinema dove si può assistere a un filmato che racconta la storia intergenerazionale di una famiglia degli Emirati Arabi con interessanti spunti di riflessione sul tema della sostenibilità alimentare. Al termine Sara, la bambina protagonista, dialoga virtualmente con il pubblico chiudendo con un divertente “rap” il cui ritornello recita: “Lo sai se vuoi possiamo fare di più, per noi, per voi la Terra sei anche tu”.

Il mio consiglio è di tornare più volte per scoprire i piccoli segreti culinari e sensoriali dell’esposizione e di affidarvi al personale, sempre gentile e professionale, per le vostre richieste particolari.
Ricordo alle persone con disabilità che esiste il portale www.expofacile.it che offre informazioni su come raggiungere il sito e muoversi in autonomia.

Francesco Cusati

L’alternanza scuola-lavoro: una porta aperta verso il “lavoro che fa per me”, di Luciano Paschetta

Autore: Luciano Paschetta

Le profonde trasformazioni dei processi lavorativi derivanti dall’applicazione delle nuove tecnologie hanno reso obsoleto il centralino, ma hanno creato nuove e diverse “situazioni di lavoro” idonee all’inserimento lavorativo dei disabili visivi al di là delle professioni “tipiche” . Preferisco parlare di “inserimento in situazioni di lavoro” e non di nuove professioni, perché è proprio qui che sta la profonda differenza nell’approccio tra il nyuovo ed il vecchio “mercato del lavoro”: tranne rarissime eccezioni, non si tratta più di individuare dei nuovi profili professionali verso i quali avviare numerosi disabili visivi e di organizzarne gli specifici corsi di formazione, ma piuttosto della ricerca, da realizzarsi in collaborazione con le organizzazioni dei datori di lavoro ed i sindacati, di quelle “situazioni” nelle quali, il disabile visivo, al quale siano state fornite le dovute competenze e formazione di base e sia stata resa accessibile la postazione di lavoro, potrà esprimere al meglio le proprie capacità.
Va ricordato che le ICT, che sono sempre più presenti nella gestione dei processi lavorativi, ampliano a dismisura la possibilità di “accesso” ai documenti ai disabili visivi e consentono loro una operatività “alla pari”, in diverse situazioni di lavoro. Queste potrebbero diventare altrettante nuove opportunità di impiego ,( in particolare per gli ipovedenti per i quali oggi non abbiamo proposte concrete da fare in materia di occupazione), al di là delle professioni “tipiche”.
E’ questa la nuova prospettiva dalla quale affrontare le difficoltà occupazionali dei nostri giovani: cercare il “posto giusto” per “la persona giusta”,. Una modalità questa che, se pur prevista dalla legge 68/99, è stata sottovalutata in questi anni dai ciechi italiani.
Vi è altresì un’altra causa dietro le odierne difficoltà di occupazione dei nostri ragazzi: l’inadeguatezza della scuola secondaria di secondo grado.
L’inclusione scolastica che, come noto, dopo la sentenza della Corte Costituzionale 215/87, ha accolto tutti i disabili, non ha però mai elaborato un modello inclusivo idoneo a favorirne l’inserimento socio-lavorativo.
Questo nonostante l’art. 8 della legge 104/92, che individua gli interventi necessari a realizzare l’inserimento e l’integrazione sociale delle persone con disabilità, preveda l’attuazione di “misure idonee a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro e, all’art. 14, la stessa legge individui modalità di integrazione come le attività di orientamento, con inizio almeno alla prima classe della media inferiore e la flessibilità dell’organizzazione didattica , quali momenti particolarmente qualificanti per il processo di inclusione. all’art.17 relativo alla formazione professionale, la legge 104 ribadisce altresì il diritto delle persone con disabilità di avvalersi dei metodi e delle strutture di apprendimento ordinari. La formazione superiore dei disabili negli anni precedenti la sentenza 215, si era concretizzata o con il loro inserimento in classi comuni senza particolare progettazione inclusiva , né con docenti di sostegno, o negli specifici corsi professionali per operatori telefonici e per massoterapisti e, per le persone con grave ritardo di apprendimento, in corsi, così detti, pre-lavorativi.
La scuola secondaria superiore che, tra l’altro, ha trai suoi obiettivi primari la formazione verso l’inclusione sociale dei giovani, nonostante l’autonomia didattica gliene abbia fornito i supporti normativi, non ha saputo sviluppare una progettazione didattica riferita ad una propria “cultura” relativa all’inclusione dei disabili, capace di guardare al di là degli angusti confini dell’aula, ma si è limitata ad assimilare modalità, atteggiamenti e comportamenti educativi caratteristici, per così dire, della scuola dell’obbligo.
Quasi mai si è cercato di organizzare il lavoro didattico in modo da creare un legame coerente e strutturato tra il curriculum del orso di studi a cui l’alunno con disabilità era iscritto , le ipotesi formative individualizzate che erano state previste per lui e, soprattutto, gli obiettivi individuali, troppo spesso, non fanno riferimento ad un concreto “progetto di vita” che ponga la finalità dell’intervento educativo oltre i confini angusti della frequenza scolastica. Il percorso formativo si svolte nell’”hortus conclusus” della scuola frequentata, al di fuori di legami con il territorio, le sue risorse culturali ed il suo sistema socio economico e produttivo. Questo “aureo isolamento” del sistema scolastico limita le necessarie esperienze che un alunno, disabile o no, dovrebbe fare per orientarsi nella scelta professionale e per prepararsi al suo futuro inserimento sociale e lavorativo. Questa carenza è particolarmente sentita dagli istituti tecnici e professionali che , alcuni progetti di riforma avevano voluto liceizzare.
A questo limite pone rimedio l’alternanza scuola-lavoro. Essaconsiste nella realizzazione di percorsi progettati, attuati, verificati e valutati, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa, sulla base di apposite convenzioni con le imprese, o con le rispettive associazioni di rappresentanza, o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con gli enti pubblici e privati, ivi inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di apprendimento in situazione lavorativa, che non costituiscono rapporto individuale di lavoro art.4 D.Lgs. 15 aprile 2005, n. 77
L’alternanza scuola – lavoro è un percorso formativo che rientra a pieno titolonell’attività didattica di un corso di studi, progettato dalla scuola con il partner (museo, biblioteca, redazione giornalistica, azienda commerciale, agenzia turistica, ecc.) che accoglierà l’alunno in stage . Per tutti gli studenti essa: contribuisce a qualificare l’offerta formativa, definendone meglio gli obiettivi; esalta la flessibilità del curriculum, rispondendo ai bisogni diversi degli alunni; ha una forte valenza orientativa e rimotivante e, come tale, agisce anche come mezzo di contrasto alla dispersione scolastica.
Per i nostri ragazzi in particolare: avrebbe una forte valenza per l’acquisizione di una miglior autonomia di movimento e personale, permetterebbe loro di “mettersi in gioco” in un ambiente diverso e meno protetto della scuola ed a “verificarsi e scoprirsi capaci” di svolgere, se messi in condizione di operare in pari opportunità, le mansioni dei colleghi vedenti . Inoltre, questo inserimento in situazione di lavoro , contribuirebbe a sviluppare la cultura dell’accessibilità digitale ed ad incrementare la conoscenza e la fiducia del mondo produttivo nelle potenzialità operative dei disabili visivi.
Anche se forse molti hanno sentito parlare per la prima volta di alternanza scuola-lavoro come una delle innovazioni contenute nel DDL sulla “Buona scuola” attualmente in discussione in Parlamento, essa è stata normata dal DLGS n. 77 del 2005 ed è già presente , in via sperimentale, in diverse realtà scolastiche: dal 2014 , e fino al 2016, è attivo un programma sperimentale per lo svolgimento di periodi di formazione in azienda per gli studenti degli ultimi due anni delle scuole secondarie di II grado. Di questa sperimentazione, presso il MIUR, si occupa la Direzione Generale per l’istruzione e formazione tecnica superiore e per i rapporti con i sistemi formativi delle regioni, la stessa Direzione Generale stipula le convenzioni nazionali con gli Enti pubblici e le aziende private (comprese quelle del terzo settore), per la realizzazione degli stage.

Riteniamo che l’alternanza scuola-lavoro rappresenti una ottima opportunità per i nostri ragazzi ciechi, ipovedenti o con disabilità aggiuntive per: sperimentare il “mondo dell’impresa” , misurarsi con le situazioni di lavoro possibili verificandosi “capaci”, e per scoprire nuove e gratificanti possibilità per un loro futuro impiego. Cosi che ciascuno possa dire: “Ho trovato il lavoro che fa per me”.

L’Unione Europea dei Ciechi ai Ministri UE: “Il nostro diritto di accedere al web non è negoziabile”

Mentre i 28 Ministri europei si apprestano a partecipare oggi 12 giugno a Bruxelles alla riunione del Consiglio Telecomunicazioni, nel corso della quale si discuterà la Relazione intermedia della Presidenza Lettone in merito alla Direttiva sull’accessibilità dei siti web degli enti pubblici l’Unione Europea dei Ciechi (EBU) chiede ai Ministri di respingere le proposte della Presidenza volte a ridurre drasticamente il campo di applicazione della suddetta proposta di Direttiva.

La relazione della Presidenza, paradossalmente, propone che solo un numero molto limitato di siti web pubblici sia accessibile ai disabili. Si suggerisce inoltre che le applicazioni (app), che sono oggi di gran lunga la modalità più comune con cui le persone accedono ai servizi e ai contenuti on-line, siano escluse dalla direttiva. Il Presidente dell’EBU, Wolfgang Angermann, dichiara: “Siamo 30 milioni di persone non vedenti e ipovedenti in Europa. Siamo anche cittadini e consumatori. Usiamo smartphone e applicazioni per accedere ai contenuti. Queste proposte sono inadeguate al raggiungimento degli obiettivi della direttiva”.
Con la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD) gli Stati membri si sono impegnati a garantire alle persone con disabilità la parità di accesso alle informazioni. L’Unione europea e la maggior parte degli Stati membri hanno ratificato la Convenzione, ma le proposte che verranno discusse venerdì sono totalmente in contrasto con le disposizioni di legge vincolanti stabilite dalla Convenzione stessa, agli articoli 4, 9, 21, 29, 30 e 33.
Il Parlamento europeo, a stragrande maggioranza, ha adottato nel febbraio 2014 una serie di emendamenti migliorativi della proposta originaria. Da allora, non vi è stato alcun progresso significativo della direttiva in seno al Consiglio. “I Ministri, palesemente, non hanno dato a questo dossier la priorità che merita”, sottolinea Angermann “impedendoci così di accedere alle informazioni e ai servizi online che tutti gli altri danno per scontati. Questo è inaccettabile. ”

L’EBU fa appello ai Ministri affinché respingano qualsiasi proposta che limiti l’accesso delle persone non vedenti ai contenuti online. Le persone non vedenti e ipovedenti devono essere in grado di fare acquisti on-line e accedere alla stessa gamma di servizi pubblici e privati on-line ??di cui usufruiscono gli altri cittadini. L’EBU ha pubblicato una serie di raccomandazioni per il Consiglio nel maggio 2014 e sollecita i ministri a tenerne conto.

“I Ministri devono riconoscere che oggi la maggior parte delle persone accedono regolarmente ai contenuti tramite dispositivi mobili e che le app sono, anche per noi, il modo più semplice per accedere a servizi e informazioni”, ribadisce Angermann, “Il nostro diritto di accedere al web non è negoziabile – i Ministri devono passare all’azione.”

L’EBU sollecita tutti i 28 Ministri a opporsi alle limitazioni, a dare priorità al lavoro sulla direttiva durante la prossima Presidenza e a sostenere il diritto delle persone non vedenti alla parità di accesso alle informazioni e ai servizi online.

Proposta di candidatura di Mario Barbuto a Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, di Stefano Tortini

Autore: Stefano Tortini

Ho predisposto questa lettera a titolo personale e sto sollecitando tutti gli amici che la condividono a sottoscriverla, per chiedere a Mario Barbuto la disponibilità a candidarsi alla Presidenza nazionale.

Circa un anno e mezzo fa, la nostra Unione ha sofferto profondamente per il grave malore che ha colpito il Prof. Tommaso Daniele e che lo ha determinato a rassegnare le sue dimissioni dall’incarico di Presidente Nazionale, dopo moltissimi anni fatti di straordinari risultati in favore tanto dei ciechi quanto di tutte le persone con disabilità: i numerosi e rilevanti successi, ottenuti nel corso dei suoi mandati, nonché i prestigiosi incarichi che gli sono stati conferiti nel tempo, hanno contribuito fortemente a dare particolare lustro al nostro sodalizio non solo a livello nazionale ma anche internazionale.
Pertanto, 14 mesi fa, il Consiglio Nazionale ha dovuto affrontare il difficile compito di scegliere una nuova guida per l’Unione, che è stata individuata nella persona del Dott. Mario Barbuto, votato a larghissima maggioranza e sostenuto da un’ampissima parte della base associativa, di cui aveva
già ottenuto il sostegno, nella misura di più del 30 per cento, al Congresso 2010.
Tale decisione è ricaduta su di lui, non soltanto in ragione delle importanti competenze gestionali che ha dimostrato nel corso della propria carriera professionale ed unicamente in virtù del profondo attaccamento che da sempre ha manifestato rispetto all’Associazione, battendosi in ogni modo nell’interesse morale e materiale dei ciechi e degli ipovedenti.
Questa scelta è stata animata anche dal coraggio di proporre un uomo che, grazie al proprio virtuoso equilibrio, sia in grado di difendere quanto di irrinunciabilmente prezioso è stato conseguito nel passato profilando però anche strategie ed azioni per il futuro con una marcata attenzione all’adeguamento della nostra Unione ai tempi che cambiano, ad un mondo che corre e non ci aspetta, ai costanti problemi ed alle continue sfide che l’incedere veloce del progresso ci prospetta.
Nell’arco del suo breve mandato, Barbuto ha ottenuto, con la definitiva approvazione della Legge di Stabilità 2015, che le richieste dell’Unione venissero interamente accolte con la garanzia di
risorse finanziarie certe, non erogate di anno in anno come in passato, bensì per i prossimi tre anni con un aumento di circa un milione e mezzo di Euro: ciò consentirà di concentrarsi sulla programmazione delle attività con più ampio respiro e di assicurare la continuità nell’erogazione dei servizi, evitando l’impiego di risorse umane e finanziarie per riconfermare ogni anno i contributi statali. Inoltre, si è premurato che la Biblioteca per Ciechi “Regina Margherita” di Monza recuperasse il finanziamento di oltre 2 milioni di Euro, consentendo all’Ente di rimanere un punto di riferimento essenziale sul territorio nazionale per l’accesso alla cultura e per l’istruzione dei ciechi e degli ipovedenti. Ha risposto alle richieste di supporto delle strutture, investendo a sostegno del territorio seicento mila Euro nel 2014 e mettendo a bilancio un milione di Euro per il 2015 che verranno assegnati alle Sezioni e ai Consigli Regionali, oltre alle risorse destinate alle strutture territoriali tramite l’I.Ri.Fo.R.. Una nuova ed efficace possibilità di finanziamento è rappresentata dai fondi che verranno raccolti grazie alla recentissima istituzione della Lotteria nazionale Louis Braille, a coronamento di mesi e mesi di impegno.
In questo lasso di tempo abbiamo potuto apprezzare la figura di Barbuto in qualità di Presidente Nazionale, notando la sua caparbietà, determinazione e dedizione alla causa dei ciechi e degli ipovedenti, sempre attento a richiamare lo spirito di unità e di collaborazione.
Con grande convinzione chiediamo a Mario Barbuto di mettere nuovamente il suo impegno a favore dell’Unione e pertanto sosteniamo, attraverso la sottoscrizione di questa proposta, la sua candidatura a Presidente Nazionale in occasione del XXIII Congresso.
Bologna, 16/05/2015

Stefano Tortini”

Diciannovesima edizione del concorso alle borse di studio «Beretta-Pistoresi»

E’ indetto il concorso per l’assegnazione delle borse di studio «Beretta-Pistoresi», giunto, quest’anno, alla diciannovesima edizione. Il concorso è riservato, per il corrente anno, ai Soci della nostra Unione, che si sono diplomati o laureati durante l’anno solare 2014 e che al 31 dicembre 2014 non hanno compiuto i quaranta anni di età. Il termine ultimo per la presentazione delle domande di partecipazione è fissato al 31 luglio 2015.
Bando di concorso
Art. l. Natura del concorso
Nel rispetto della volontà delle donatrici, Lidia Teresa Beretta ed Elena Pistoresi, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti mette a concorso delle borse di studio annuali per i Soci che abbiano concluso con merito gli studi secondari superiori, gli studi musicali o gli studi universitari, nell’anno solare precedente quello di indizione della gara.
Art. 2. Requisiti di ammissione
Alla corrente edizione del concorso per l’assegnazione delle borse di studio «Beretta-Pistoresi», possono partecipare i Soci dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che, nell’anno solare 2013, hanno conseguito uno dei titoli di seguito elencati: laurea specialistica o diploma di laurea conseguito ai sensi della normativa previgente al d.m. 3 novembre 1999, n. 509; laurea; diploma di conservatorio musicale; diploma di istruzione secondaria superiore.
Art. 3. Borse di studio
Le borse di studio sono costituite in denaro, hanno differente importo, in relazione al titolo conseguito, ed ammontano a: 2.100,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di laurea specialistica o diploma di laurea conseguito ai sensi della normativa previgente al d.m. 3 novembre 1999, n. 509; 1.300,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di laurea; 1.300,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di diploma di conservatorio musicale; 1.300,00 euro, per il vincitore del concorso riservato ai candidati in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore.
Art. 4. Presentazione delle domande di partecipazione
Le domande di partecipazione devono pervenire, mediante raccomandata postale o mediante posta elettronica certificata o con consegna a mano, entro e non oltre le ore 12:00 di giovedì, 31 luglio 2014, all’indirizzo: Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Presidenza Nazionale Via Borgognona, 38 – 00187 Roma.
Nella domanda di partecipazione, i concorrenti devono indicare la categoria di concorso alla quale intendono partecipare e dichiarare, sotto la propria responsabilità, ai sensi dell’art. 46 del d.p.r. 28 dicembre 2000, n. 445: cognome e nome; luogo e data di nascita; residenza; iscrizione all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con indicazione della Sezione Provinciale di appartenenza; titolo di studio, con indicazione dell’anno di conseguimento e del voto di laurea o di diploma; votazioni agli esami previsti dal piano di studi universitario, se in possesso di laurea specialistica, di diploma di laurea o di laurea; votazioni agli esami intermedi, se in possesso di diploma di conservatorio; votazioni al primo quadrimestre dell’ultimo anno di corso, se in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore.
I concorrenti devono, altresì, indicare un recapito telefonico e-o email e l’indirizzo al quale desiderano vengano inviate le comunicazioni relative al concorso.
La firma in calce alla domanda non è soggetta ad autenticazione.
Le domande pervenute oltre il termine o incomplete si intendono escluse dal concorso.
Art. 5. Commissione esaminatrice
La Commissione esaminatrice è costituita dal Presidente Nazionale dell’Unione, o da un suo delegato, e da due componenti, nominati dalla Direzione Nazionale della stessa Unione.
Sulla base dei voti riportati dai candidati alle prove di esame intermedie e finali, la Commissione forma quattro graduatorie di merito, una per ciascuna categoria di concorso, e designa, quale vincitore delle relative borse di studio, il primo classificato in ognuna di dette graduatorie.
Art. 6. Proclamazione dei vincitori
Con propria deliberazione, la Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti approva le graduatorie di merito e proclama vincitori delle borse di studio, messe a concorso con il presente bando, il primo classificato in ciascuna graduatoria.
Gli esiti del concorso sono comunicati ai concorrenti, a mezzo posta.
Gli stessi esiti sono, inoltre, resi pubblici, mediante la stampa periodica e il sito web dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e la pagina 790 di Televideo Rai.
I vincitori delle borse di studio sono tenuti a comprovare la regolarità delle dichiarazioni rese nelle domande di partecipazione.
A tale scopo, essi devono far pervenire, mediante raccomandata postale o mediante posta elettronica certificata o con consegna a mano, all’indirizzo: Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Presidenza Nazionale – Via Borgognona, 38 00187 Roma, entro 30 giorni dalla comunicazione dei risultati concorsuali, certificazione, originale o in copia autenticata, attestante: il titolo di studio; il voto di laurea o di diploma; le votazioni riportate alle prove di esame intermedie, se vincitori delle borse di studio riservate ai laureati di primo e secondo livello e ai diplomati presso i conservatori di musica; oppure, le votazioni riportate al primo quadrimestre dell’ultimo anno di corso, se vincitori della borsa di studio riservata ai diplomati presso istituti di istruzione secondaria superiore.
Il vincitore, che non produca la certificazione richiesta o le cui dichiarazioni risultino, in tutto o in parte, non veritiere, decade dal beneficio.
In tal caso, la Direzione Nazionale dell’Unione procede alla proclamazione di altro vincitore, secondo l’ordine della graduatoria di merito.
Art. 7. Responsabilità
La partecipazione al concorso implica l’accettazione senza riserve, da parte dei concorrenti, del presente bando.
Spetta esclusivamente alla Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti il giudizio finale sui casi controversi e su quanto non espressamente previsto.
Art. 8. Trattamento dei dati personali
Tutte le informazioni raccolte nell’ambito del presente concorso saranno tutelate ai sensi del d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, «Codice in materia di protezione dei dati personali».