Centro Nazionale Libro Parlato: Audiolibri finalisti della 53° Edizione del Premio Campiello

Si comunica che sono disponibili all’interno del Catalogo OnLine e nei Centri di distribuzione i seguenti audiolibri, che compongono la Cinquina Finalista della 53° Edizione del Premio Campiello:

“L’ultimo arrivato”, di Marco Balzano, num. cat. 86702;
“Senti le rane”, di Paolo Colagrande, num. cat. 86703;
“La mappa”, di Vittorio Giacopini, num. cat. 86699;
“Cade la terra”, di Carmen Pellegrino, num. cat. 86700;
“Il tempo migliore della nostra vita”, di Antonio Scurati, num. cat. 86701.

Di seguito le recensioni:
“L’ultimo arrivato”, di Marco Balzano, num. cat. 86702.
Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all’esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell’emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro, di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Come racconta lui stesso, “non è che un picciriddu piglia e parte in quattro e quattr’otto. Prima mi hanno fatto venire a schifo tutte cose, ho collezionato litigate, digiuni, giornate di nervi impizzati, e solo dopo me ne sono andato via. Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell’età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi”. Ninetto parte e fugge, lascia dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è “picciriddu” o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di sé. Ad aiutarlo c’è poco o nulla, forse solo la memoria di lezioni scolastiche di qualche anno di Elementari. Ninetto si getta in quella città sconosciuta con foga, cammina senza fermarsi, cerca, chiede, ottiene un lavoro. E tutto gli accade come per la prima volta.

“Senti le rane”, di Paolo Colagrande, num. cat. 86703.
Al tavolino di un bar, Gerasim racconta a Sogliani la storia di un terzo amico seduto poco più in là, ed è una storia molto avventurosa. Ebreo convertito al cattolicesimo per chiamata divina, Zuckermann prende i voti e diventa “il prete bello” di Zobolo Santaurelio Riviera, località balneare di “fascia bassa”: agli occhi dei fedeli passa per un santo, illuminato, alacre e innocente. Ma un pomeriggio di fine estate, mentre intorno al suo nome diventano sempre più insistenti le voci di miracoli, a Zuckermann si offre la visione della Romana, la figlia diciassettenne di due devoti parrocchiani. Da lì in poi, fra pallidi tentativi di espiazione, passioni e gelosie, cui fanno da contrappunto le vaneggianti digressioni di Gerasim e Sogliani, dall’Uomo vitruviano agli etologi fiamminghi, dagli asceti di Costantinopoli all’Ikea, da Rossella O’Hara all’olio di nespolo babilonese, lentamente si consuma una tragedia sentimentale che travolge l’intera comunità e trova il suo epilogo in riva a un fosso.

“La mappa”, di Vittorio Giacopini, num. cat. 86699.
Monti, laghi, colline, forre, fortilizi e contrafforti, borghi, strade, slarghi: vedere tutto, come se si fosse per aria, e tutto rappresentare in una mappa, con dettagli minuti, badando a distanze, rilievi, proporzioni: squadrare il mondo, illuminarlo, dargli ordine. È questo l’obiettivo di Serge Victor, ingegnere-cartografo al seguito di Napoleone durante la Campagna d’Italia. Figlio esemplare dei Lumi, nemico di fole balzane e superstizioni, adepto dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert – alle cui parole si aggrappa con una devozione non lontana dal fi deismo che la Rivoluzione si era incaricata di smantellare –, Serge Victor riceve l’ordine dal Generale in persona di riprodurre i corsi e i ricorsi della Campagna, di fermare su carta e nel tempo i nuovi confini d’Italia, che il demiurgo Napoleone, N., l’Imperatore, va ridisegnando e riplasmando, sempre più a suo piacimento. Così, mentre il còrso conquista la penisola e, non pago, invade l’Egitto, Serge lavora alla sua magnum opus, in compagnia di uno scalcinato poeta tutto sdegno e fervore e dell’ammaliatrice Zoraide, la sua Maga, che della ragione rappresenta il doppio, il sonno, e prefigura l’assedio portato ai Lumi dalle sotterranee pulsioni che, nella Storia come nell’animo dell’uomo, non conoscono sopore. Da questo assedio – più cruento di ogni battaglia scatenata da Napoleone, più spietato di ogni rivoluzione –, l’Illuminismo uscirà pesto e zoppicante, come Serge stesso, che nell’erebo ghiacciato di Russia dovrà dire addio alla giovinezza e alla forza, ma soprattutto alla fiducia nelle magnifiche sorti e progressive dell’umanità. A capitolare non è però solo un uomo o un’epoca, ma un intero genere letterario, il romanzo storico: perché La Mappa, di là dallo sfarzo di una prosa immaginifica e di una struttura narrativa monumentale, lascia presagire un’aria di disfacimento, e sancisce l’irriducibilità del reale nella forma-romanzo, e l’arbitrarietà di ogni pretesa del contrario.

“Cade la terra”, di Carmen Pellegrino, num. cat. 86700.
Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire. Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi corporali che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento, realizzando la più difficile delle utopie: far coincidere la follia con la morale. Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltà, memorie e colpe di un paese di nati morti che si tormenta nella sua più greve contraddizione: voler essere strappato alla terra pur essendone il frutto.C ade la terra è un romanzo che acceca con la sua limpida luce gli occhi assonnati dei morti: sembra la luce del tribunale della storia, ma è soltanto il pietoso tentativo di curare le ferite di un mondo di “vinti”, anime solitarie a cui non si riesce a dire addio perché la letteratura, per Carmen Pellegrino, coincide con la loro stessa lingua nutrita di “cibi grossolani”. Seppellirli per sempre significherebbe rimanere muti. Ma c’è orgoglio e dignità in queste voci, soprattutto femminili. Tornano in mente le migliori pagine di Mario La Cava, Corrado Alvaro e Silvio D’Arzo: prose appenniniche petrose ed evocative, come di pianto riscacciato in gola, la presa d’atto dell’impossibilità d’ogni epica. Cade la terra è tassello romanzesco importante della grande letteratura meridionale novecentesca. Che venga pubblicato ora, in altro secolo, è solo la dimostrazione che gli orologi non sempre indicano l’ora esatta.(Andrea Di Consoli)

“Il tempo migliore della nostra vita”, di Antonio Scurati, num. cat. 86701.
Leone Ginzburg rifiuta di giurare fedeltà al fascismo l’8 gennaio 1934. Pronunciando apertamente il suo “no”, imbocca la strada difficile che lo condurrà a diventare un eroe della Resistenza. Un combattente mite, integerrimo e irriducibile che non imbraccerà mai le armi. Mentre l’Europa è travolta dalla marcia trionfale dei fascismi, questo giovane intellettuale formidabile prende posizione contro il mondo servile che lo circonda e la follia del secolo. Fonderà la casa editrice Einaudi, organizzerà la dissidenza e creerà la sua amata famiglia a dispetto di ogni persecuzione. Questa è la sua storia vera dal giorno della sua cacciata dall’università fino a quello in cui è ucciso in carcere. Nel racconto rigoroso e appassionato con il quale Scurati le rievoca, accanto a quella di Leone e Natalia Ginzburg, scorrono però anche le vite di Antonio e Peppino, Ida e Angela, i nonni dell’autore, persone comuni nate negli stessi anni e vissute sotto la dittatura e le bombe della Seconda guerra mondiale. Dai sobborghi rurali di Milano convertiti all’industria ai vicoli miserabili del “corpo di Napoli”, di fronte ai fucili spianati, le esistenze umili di operai e contadini, artisti mancati e madri coraggiose entrano in risonanza con le vite degli uomini illustri. Accostando i singoli ai grandi eventi, attraverso documenti, fotografie e lettere, ricordi famigliari e memoria collettiva, Antonio Scurati resuscita il nostro passato.
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Centro Nazionale Libro Parlato: “Aspetta primavera, Bandini”, di John Fante

Si comunica che è disponibile all’interno del Catalogo OnLine il seguente audiolibro:

“Aspetta primavera, Bandini”, di John Fante, num. cat. 86506.
Arturo ha quattordici anni, abita in America, in uno sperduto paesino sulle montagne, possiede una slitta. Per il resto avrebbe preferito chiamarsi John, e di cognome, invece che Bandini, Jones. La madre e il padre sono italiani immigrati, ma lui avrebbe preferito essere americano. Poi c’è nonna Toscana, che considera il genero Svevo, padre di Arturo, un fallito, e la figlia Maria una povera pazza perché l’ha sposato. Una famiglia non solo povera: proprio fatta di povertà. Con questo volume prosegue, dopo “Chiedi alla polvere”, “La confraternita dell’uva” e “Sogni di Bunker Hill”, la ripubblicazione einaudiana delle opere di John Fante.

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Centro Nazionale Libro Parlato: “Andare per ghetti e giudecche”, di Foa A.

Si comunica che è disponibile all’interno del Catalogo OnLine il seguente audiolibro:

“Andare per ghetti e giudecche”, di Foa Anna, num. cat. 86615.
Esplorare la geografia degli insediamenti ebraici in Italia significa percorrere quasi duemila anni di storia, imbattendosi in presenze ora sradicate per sempre, ora interrotte ma ripristinate dopo secoli, ora rimaste quasi immutate. Si comincia con le giudecche, i quartieri aperti dove gli ebrei si mescolavano ai cristiani, senza limitazioni, per arrivare ai ghetti, ovvero i quartieri chiusi da mura e portoni in cui gli ebrei vissero la loro separatezza fino ai tempi moderni.

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Centro Nazionale Libro Parlato: “Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi”, di Spitzer M.

Si comunica che è disponibile all’interno del Catalogo OnLine il seguente audiolibro:

“Demenza digitale. Come la nuova tecnologia ci rende stupidi”, di Spitzer Manfred, num. cat. 86558.

Senza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l’uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all’ammasso. E intanto la lobby delle società di software promuove e pubblicizza gli esiti straordinari delle ultime ricerche in base alle quali, grazie all’uso della tecnologia, i nostri figli saranno destinati a un radioso futuro ricco di successi. Ma se questo nuovo mondo non fosse poi il migliore dei mondi possibili? Se gli interessi economici in gioco tendessero a sminuire, se non a occultare, i risultati di altre ricerche che vanno in direzione diametralmente opposta? Sulla base di tali studi, che l’autore analizza in questo libro, è lecito lanciare un allarme generale: i media digitali in realtà rischiano di indebolire corpo e mente nostri e dei nostri figli. Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google… finiamo per parcheggiare il nostro cervello, ormai incapace di riflettere e concentrarsi. L’uso sempre più intensivo del computer scoraggia lo studio e l’apprendimento e, viceversa, incoraggia i nostri ragazzi a restare per ore davanti ai giochi elettronici. Per non parlare dei social che regalano surrogati tossici di amicizie vere, indebolendo la capacità di socializzare nella realtà e favorendo l’insorgere di forme depressive. Manfred Spitzer mette politici, intellettuali, genitori, cittadini di fronte a questo scenario: è veramente quello che vogliamo per noi e per i nostri figli?
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Centro Nazionale del Libro Parlato: nuovo servizio segnalazioni

Abbiamo il piacere di comunicare che a seguito delle numerose richieste pervenute da parte dei nostri utenti è stato creato un indirizzo e-mail dedicato esclusivamente alle segnalazioni relative al Centro Nazionale del Libro Parlato dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS. Gli utilizzatori dei servizi del Centro potranno postare all’indirizzo segnalazioni.cnlp@uiciechi.it segnalazioni di disservizi, di disfunzioni relative alla produzione o alla distribuzione, problemi riscontrati sulle opere di primo livello, ma anche, ci auguriamo, osservazioni, indicazioni e segnalazioni positive. L’indirizzo non dovrà essere utilizzato, invece, per la richiesta di opere da produrre o da ricevere, visto che per questo esistono già appositi canali e recapiti ai quali rivolgersi. Chi lo desidererà potrà anche inviare attraverso la posta privata della nostra pagina ufficiale Facebook messaggi, ai quali risponderemo, ma per le segnalazioni è preferibile l’utilizzo dell’indirizzo e-mail che garantisce maggior sicurezza di ricezione e tracciabilità. Cogliamo l’occasione per rammentare che i nostri uffici rimarranno chiusi dal 13 al 23 di Agosto.

Centro Nazionale Libro Parlato: “Sono ancora un bambino (ma nessuno può sgridarmi)”, di Giannini G.

Si comunica che è disponibile all’interno del Catalogo OnLine il seguente audiolibro:
“Sono ancora un bambino (ma nessuno può sgridarmi)”, di Giancarlo Giannini, num. cat. 86078.
Vincitore Premio Cesare Pavese 2015 – Premio Speciale.

Rappresentante di una grandissima tradizione di attori italiani, da Gassman a Mastroianni, Tognazzi, Volonté, regista, doppiatore, ma anche perito elettronico, inventore, fotografo, pittore, nonché incontrastato “Re del Pesto”. Questo e mille altre cose è Giancarlo Giannini, che rivela qui, pagina dopo pagina, la formula magica, apparentemente semplice, ma in realtà unica, di una creatività incessante e soprattutto senza limiti, proprio come quella dei bambini. Dall’intesa profonda con Lina Wertmüller e Mariangela Melato alla passione per la cucina, imparata osservando per interi pomeriggi sua nonna impegnata ai fornelli; dagli incontri con colossi del cinema come Billy Wilder, Federico Fellini, Francis Ford Coppola, Ridley Scott, Pier Paolo Pasolini alla passione per il costruire oggetti con le proprie mani; dal compito di dare voce ad Al Pacino e Jack Nicholson all’attività di regista e insegnante. Giancarlo Giannini non è soltanto una fonte inesauribile di memorabili aneddoti, ma è soprattutto un uomo animato da un pensiero originalissimo, maturato nei momenti di lettura e di solitudine, ricercato e coltivato fin dalle lunghe giornate d’infanzia trascorse sulle spiagge della Liguria. Un pensiero che si traduce in riflessioni sulla vita e sulla morte, sul proprio mestiere da sempre affrontato con divertito perfezionismo, sulla notorietà e sull’ostinata volontà di farne a meno. Perché in fondo bastano un angolo tutto per sé e un semplice filo di rame per giocare a essere felici.

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Centro Nazionale Libro Parlato: “Il bambino che parlava alla luce”, di Arduino M.

Si comunica che è disponibile all’interno del Catalogo OnLine il seguente audiolibro:

“Il bambino che parlava alla luce”, di Maurizio Arduino, num. cat. 86722.
Silvio guarda il mondo racchiuso in un granello di polvere, Cecilia lo osserva attraverso il movimento di una corda. Matteo non gioca con gli altri bambini, ma conosce le radici quadrate. Elia, sommerso da voci, odori, suoni e colori, lotta per trovare la calma interiore. Un viaggio unico e commovente nelle vite di quattro pazienti autistici profondamente diversi fra loro, seguiti dall’infanzia all’età adulta. I drammi e le fatiche quotidiane delle loro famiglie. L’impegno, i dubbi, gli errori e i piccoli grandi successi compiuti nel tentativo di aiutarli.

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Centro Nazionale del Libro Parlato: “Robin Williams”, di Herbert E.

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“Robin Williams”, di Herbert Emily, num. cat. 86444.

L’11 agosto 2014 Robin Williams, attore premio Oscar e comico di fama internazionale, si toglie la vita nella sua casa di Tiburon, in California. Il mondo è sotto shock, nessuno riesce a spiegarsi – tranne forse pochi intimi quali possano essere le cause di un gesto così estremo. Nei giorni successivi si scoprirà che Williams aveva a lungo combattuto una battaglia impari contro la depressione e le dipendenze. Chi lo ha conosciuto è rimasto folgorato dall’esuberanza incontenibile e dalla sensibilità di un uomo che è stato in grado di far ridere intere generazioni di spettatori. Un vero genio della risata, passato dagli spettacoli di cabaret ai red carpet e alle produzioni milionarie senza mai perdere la sua inesauribile vena comica; nel corso degli anni l’attore ha interpretato con successo numerosi ruoli, spaziando dalla commedia al genere drammatico. Per tutti Robin Williams è stato una presenza rassicurante, sempre generosa, capace di regalare un sorriso anche nei momenti di difficoltà e per questo motivo la sua scomparsa appare ancora più dolorosa e irreparabile. Dietro tanta ironia e tanta energia si nascondeva un uomo fragile e indifeso, inseguito da incubi e paure. Il volume di Emily Herbert celebra la vita e la carriera di un artista che ha fatto sorridere il mondo intero.

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Centro Nazionale del Libro Parlato: “Aurelio Nicolodi. Una luce nel buio dei giorni”, di Folgheraiter A., Lunelli G.

Si comunica che è disponibile all’interno del Catalogo OnLine il seguente audiolibro:

Alberto Folgheraiter, Giorgio Lunelli, “Aurelio Nicolodi. Una luce nel buio dei giorni”, num. cat. 86721.

“Quali che sieno i dolori, le amarezze e le incomprensioni che ho trovati sulla mia via, non rimpiango di averla battuta. In ragione esatta del travaglio che mi è costata, mi ha compensato con soddisfazioni indicibili. Prima fra tutte, l’aver potuto costruire dal nulla. Costantemente partii dallo zero assoluto di mezzi e di esperienze giudicati sterili e negativi per antonomasia. Più di una volta, nel corso delle mie complesse organizzazioni, ebbi la sensazione esaltante di precorrere i tempi”.(Aurelio Nicolodi, Discorsi sulla cecità, Firenze 1944).

Tutto era cominciato trent’anni prima, una domenica di luglio del 1915. Una giornata di guerra com’era da due mesi, da quando cioè l’Italia, violata la neutralità proclamata per quasi un anno, aveva aperto le ostilità contro la duplice monarchia danubiana della quale era alleata fin dal 20 maggio 1882. Infatti, nel timore di restare isolata e in balia della Francia, dopo la “questione romana” (1870) l’Italia si era lasciata coinvolgere nell’alleanza degli Imperi centrali, con Germania e Austria, benché avesse con quest’ultima più di una questione in sospeso: le terre “irredente” dal Trentino all’ Istria, alla Dalmazia.
“Essere considerati uomini fra uomini, cittadini tra cittadini, con tutti i doveri e i diritti inerenti, era per un cieco, venticinque anni fa, semplice utopia. Inabilitato, in base al Codice del 1865, a tutelare i propri interessi, soggetto all’aleatorietà di un’educazione obbligatoria solo a parole, perché, in realtà, dipendente da protezioni, influenze, benefici e comunque limitata ai soli corsi elementari, il cieco era, di fatto, in balìa della carità pubblica, non solo per l’istruzione e l’assistenza, ma anche per il lavoro. Questo, irrisoriamente retribuito, si risolveva in una sorta di sfruttamento, oramai così invalso da apparire logico agli stessi ciechi. Il materiale didattico scarso o nullo. Spesso un solo libro di testo doveva bastare a un’intera scolaresca. Gli insegnanti improvvisati e scelti fra gli stessi ciechi anche quando la cecità del maestro era incompatibile. Poche e caotiche le biblioteche, frutto di copisti volontari e costituite di libri scorretti, scelti secondo il gusto e l’arbitrio del copiatore e non secondo la necessità dello studioso. Gli istituti, simili ad asili, accoglievano, purché ciechi, bambini, adulti, vecchi, malati, deficienti, in una mescolanza di sessi, di età, di mentalità, che era quanto di più deprimente si potesse immaginare. Ivi, molte energie che un ambiente adatto avrebbe potuto mettere in valore, perivano miseramente nell’annichilimento più assoluto. La musica, retaggio, se non unico, perlomeno comune ai ricoverati, quasi che il non vedente determinasse automaticamente un’inclinazione musicale. Impianti da lavoro nulli o quasi. I lavoratori che germinavano qua e là avevano una vita breve e atrofica, dominati dal loro stesso criterio costituzionale che era l’elemosina e non da una studiata valorizzazione delle effettive possibilità dei ciechi. Provvedimenti di carattere previdenziale neanche l’idea, il cieco essendo considerato un essere già fuori dalla vita, ombra che si trascinava di pari passo con la morte. Tali erano le condizioni dei ciechi un venticinquennio addietro.” (Aurelio Nicolodi, 1945)

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Centro Nazionale del Libro Parlato: “Allegro occidentale”, di Francesco Piccolo

Si comunica che è disponibile all’interno del Catalogo OnLine il seguente audiolibro:

“Allegro occidentale”, di Francesco Piccolo, num. cat. 86524.
Mister Piccolo è uno scrittore al quale viene fatta una proposta: girare il mondo insieme ad altri sei colleghi. Così comincia per lui un’avventura all’insegna della diversità: quella di popolazioni lontane, ma soprattutto della sua. Sì, perché Mister Piccolo, con il bagaglio di Occidente che si porta dietro, capisce ben presto che il vero diverso è lui, segnato dal marchio del privilegio che azzera le distanze geografiche e amplifica le differenze sociali. Eppure, a poco a poco, si lascia permeare dall’imprevedibilità del viaggio, perdendosi nella mesta allegria di sapersi altro da ciò che è. E scopre che i cinesi vedono gli occidentali tutti allo stesso modo (tanto che lui viene scambiato per Nicolas Cage), che a Hong Kong non si è nessuno se non si possiede un biglietto da visita, e che l’avventura più inquietante, in realtà, l’ha vissuta a Roma, una notte che non aveva i soldi per rientrare a casa in taxi…

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