Al via il corso di alta formazione in “responsabile di strutture del terzo settore” nell’area della disabilità (Bologna – Strada Maggiore 45)

E’ stato presentato ieri mattina presso la Scuola di Scienze Politiche dell’Università di Bologna, il corso di alta formazione in “Responsabile di strutture del terzo settore”. Il corso è organizzato dal Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia, Scuola di Scienze Politiche dell’Alma Mater Studiorum dell’Università di Bologna e dall’IRIFOR (Istituto per la Ricerca la Formazione e la Riabilitazione), in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

L’obiettivo del corso è quello di formare figure professionali di profilo dirigenziale, “responsabili”, atte alla gestione di strutture di terzo settore, con particolare riferimento alle organizzazioni operanti nell’area della disabilità, che acquisiranno competenze manageriali, organizzative e comunicative, tarate sullo specifico delle caratteristiche delle organizzazioni di terzo settore in generale, e delle strutture afferenti all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in particolare.

Al corso sono stati ammessi 21 studenti non vedenti, ipovedenti e vedenti ai quali l’IRIFOR ha assegnato una borsa di studio che copre per intero i costi relativi all’organizzazione dello stesso da parte dell’Università.

“Siamo orgogliosi di aver collaborato all’ideazione e all’organizzazione di questo corso – afferma Mario Barbuto, Presidente nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – che potrà formare i nostri ragazzi ai più elevati standard qualitativi atti alla gestione di strutture di terzo settore, in particolare a quelle afferenti il campo della disabilità. Una preparazione adeguata darà più forza ai nostri soci per riuscire ad entrare nel mercato del lavoro ai più alti livelli dirigenziali. Auguriamo buono studio e i più grandi successi professionali ai partecipanti al Corso”.

“Crediamo che questa iniziativa abbia un grande valore perché può aprire nuovi sbocchi lavorativi, dichiara il Direttore dell’IRIFOR Luciano Paschetta. Siamo molto soddisfatti che questa iniziativa si sia realizzata a Bologna che da sempre rappresenta un punto di riferimento per i non vedenti per la presenza in città dell’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza che anche in questa occasione darà un supporto logistico e non solo alla buona riuscita del corso.”

“L’Università di Bologna è orgogliosa di poter ospitare questa iniziativa formativa nello spirito di una crescente collaborazione con la società civile ed istituzioni così attive sul territorio”, dichiara Roberta Paltrinieri (Direttore del Corso).

Sport – Tre podi al 2° Torneo individuale di Showdown “PARI & DIVERSI”

Buone notizie arrivano dal 2° Torneo Individuale di Showdown “PARI & DIVERSI” che si è svolto nel week-end a Cassino.
I nostri soci, guidati dai tecnici Maurizio Regondi e Pietro Rossetti, hanno conquistato ben 3 podi: primo posto di Monica De Fazio e secondo posto di Sonia Tranchina e Gianluca Russo.
Jessica Buttiglione è giunta quarta, Riccardo Buelloni decimo e Alfonso Giorgio ventiquattresimo.

Servizio Civile – Garanzia giovani: è arrivato il nuovo bando!

Martedì 24 Novembre alle ore 17 presso l’Informagiovani di Ancona (Sala Ex-Cobianchi – Piazza Roma) saranno presenti i volontari del Servizio Civile del Museo Tattile Statale Omero e del Comune di Ancona per presentare ai futuri interessati il nuovo bando del Servizio Civile – Garanzia Giovani emesso dalla Regione Marche e in scadenza il 14 dicembre. Sono invitati a partecipare i giovani dai 18 ai 28 anni, residenti in Italia, che non siano già impegnati in attività lavorative e/o formazione e/o di studio (NEET), interessati a dedicare 12 mesi della propria vita a sé stessi e agli altri, formandosi, acquisendo conoscenze ed esperienze e maturando una propria coscienza civica attraverso l’agire concreto all’interno di un progetto di natura sociale e culturale. Il Museo Tattile Statale Omero, che selezionerà quattro volontari, aderisce al bando con il progetto “Comunicare il museo: innovazione, accessibilità, creatività”; il Comune di Ancona ha invece otto posti disponibili nei progetti: “Compiti e svago: prima il dovere poi il piacere” e “We bring Europe to town”. L’incontro sarà occasione per sciogliere i dubbi riguardo la scelta tra i vari progetti messi a bando e la domanda di ammissione.

 

INFO:

info@informagiovaniancona.com

3460042917 (WhatsApp)

www.serviziocivile.marche.itwww.comune.ancona.itwww.informagiovaniancona.comwww.museoomero.it

 

Istruzione – Firmata la convenzione tra l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS e l’Università degli Studi di Roma UNITELMA SAPIENZA

E’ stata firmata questo pomeriggio presso la sede della Presidenza nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti la convenzione tra l’Unione e l’Università UNITELMA SAPIENZA, con l’intento di favorire la formazione continua e l’aggiornamento professionale dei soci dell’Unione.

 

UNITELMA SAPIENZA, tramite l’utilizzo di metodologie e tecnologie informatiche avanzate nella formazione a distanza, promuove attività di ricerca, didattiche e formative, in grado di coniugare saperi giuridici, economici e manageriali, necessari per gestire organizzazioni e sistemi aziendali complessi nella c.d. “società della conoscenza”.

 

“Questa convenzione vuole offrire nuove opportunità formative ai nostri soci – dichiara Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell’Unione. La frequenza ai corsi universitari e lo svolgimento delle esercitazioni si possono effettuare comodamente da casa, o da qualsiasi altro luogo, grazie all’accesso riservato nell’area didattica on-line di UNITELMA SAPIENZA, tramite la quale sarà possibile interagire anche con gli altri studenti, tutor e docenti in tempo reale a mezzo forum di discussione, e-mail, Facebook e altro. Questo ovviamente non è un invito a stare a casa, ma un’ulteriore agevolazione che vogliamo offrire ai nostri soci. Grazie al Rettore Avallone per aver reso possibile questo accordo.”

 

“Siamo molto contenti di essere riusciti ad offrire questa convenzione ai soci dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – dichiara Francesco Avallone, Rettore di UNITELMA SAPIENZA. L’Università si adopererà a perfezionare sempre più l’accessibilità del sito UNITELMA e dell’area didattica on-line, secondo le indicazioni che saranno fornite dai responsabili dell’Unione e dagli stessi studenti, in ottemperanza alla Legge 4/2004 e nel pieno rispetto delle raccomandazioni internazionali di accessibilità WCAG 2.0 fornite dal Consorzio mondiale per il web W3C”.

 

L’accordo prevede una sostanziale riduzione delle tasse di iscrizione (estesa ai componenti del nucleo famigliare di un socio) e, per i soci dell’Unione, anche la possibilità di conseguire una borsa di studio per gli anni successivi al primo per coloro che avranno conseguito almeno il 60% dei CFU con una media non inferiore a 25/30. Al momento dell’iscrizione, gli interessati dovranno dimostrare di essere soci dell’Unione per poter fruire della tassa universitaria agevolata.

 

L’offerta formativa di UNITELMA SAPIENZA è specificatamente articolata nel campo giuridico ed economico; per più dettagliate informazioni, visitare la pagina web: http://www.unitelmasapienza.it/didattica

 

 

Roma, 19 novembre 2015

 

Per ulteriori informazioni e interviste:

Chiara Giorgi

Per l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

Cell. 3473351416

c.giorgi@i-mage.com

Sport – Al via il 2° Torneo Internazionale di Showdown “Pari & Diversi”

Si svolgerà a Cassino, nei giorni di venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 novembre 2015, il 2° Torneo Individuale di Showdown “Pari & Diversi”.

Parteciperanno all’importante manifestazione, fra gli altri, i nostri soci Jessica Buttiglione, Monica De Fazio, Sonya Tranchina, Riccardo Buelloni, Alfonso Giorgio e Gianluca Russo accompagnati dai tecnici Maurizio Regondi e Pietro Rossetti.

 

Buon Natale, di Cesare Barca

Autore: Cesare Barca

Il tempo scorre veloce, non attende coloro che tardano nell’incertezza delle loro giornate affannate e spesso inconcludenti: il tempo è inesorabile e inarrestabile.
Così, tra poco più di un mese sarà Natale, il momento festeggiato in tutto il mondo anche se, storicamente, la data è convenzionale e poco importa se non vi è certezza circa il giorno della nascita di Gesù: il Natale è Natale per tutti e viene vissuto con particolare attesa nel desiderio insopprimibile di far proprio qualche istante di “novità” e di rinascita.
Come lo scorso anno anche quest’anno il vescovo di Savona, Monsignor Vittorio Lupi, sarà con noi nella nostra sala virtuale 98 90 50.
In questa circostanza avremo la possibilità di approfondire il significato dell’attività incessante di Papa Francesco e, in particolare, potremo avere delucidazioni sul sinodo sulla famiglia da poco concluso e, ancor più, sul significato simbolico e pratico del prossimo giubileo straordinario che avrà inizio con l’8 dicembre.
Gli argomenti sono ghiotti per tutti, credenti e non credenti perciò ritengo saremo in molti a questo incontro fissato per lunedì 1 dicembre alle ore 17,30.
Avremo l’occasione di porre le nostre domande, di esporre le nostre riflessioni di attingere chiarimenti dalla gentile disponibilità di Monsignor Lupi.
Sarà, come lo scorso anno un momento vissuto in amicizia e serenità, un momento certamente utile nella frenesia sconcertante di questo periodo particolarmente destabilizzante.
Sarà bello poterci scambiare l’auspicio di giornate serene e consolidare la nostra amicizia.
Vi aspetto tutti: ricordate che il primo giorno di dicembre sarà dedicato alla serenità corroborante che caratterizza ancora, malgrado tutto, il periodo natalizio.

Chi avesse bisogno del pin di ingresso nella sala telefonica virtuale può fare riferimento a me, a Nunziante e a Pino.

Cesare Barca

Cesare Barca tel.368 28 38 21 email: cesarebarca@alice.it
Pino Servidio tel.335 80 82 002 email: giuseppe.servidio@alice.it
Nunziante Esposito tel.349 67 23 351 email. Nunziante.esposito@alice.it

Servizio civile – Garanzia giovani al Museo Omero: 4 posti a bando

Il Museo Omero aderisce al Bando di Servizio Civile emesso dalla Regione Marche, rivolto ai giovani dai 18 ai 28 anni residenti in Italia, che non siano già impegnati in attività lavorative e/o formazione e/o di studio (NEET).

Il progetto “Comunicare il museo: innovazione, accessibilità, creatività” si attiverà ad aprile 2016, presso il Museo Tattile Statale Omero. I posti disponibili sono 4.

I giovani interessati a dedicare 12 mesi della propria vita a se stessi e agli altri, formandosi, acquisendo conoscenze ed esperienze e maturando una propria coscienza civica attraverso l’agire concreto all’interno di un progetto di comunicazione ed educazione culturale.

Le domande di partecipazione, in formato cartaceo e compilate elettronicamente, devono pervenire entro e non oltre le ore 14:00 del 14 dicembre 2015 presso la Segreteria del Museo Tattile Statale Omero, Mole Vanvitelliana, Banchina Giovanni da Chio 28, 60121 Ancona (orari apertura della segreteria dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.00, martedì e giovedì anche dalle 15.00 alle 17.00).

La selezione è prevista per il mese di Gennaio 2016.

INFO, BANDO, MODULO DI PRESENTAZIONE AL SEGUENTE LINK:
http://www.museoomero.it/main?p=attivita_garanzia_giovani
Referente: cristiana.carlini@museoomero.it

EVENTO INFORMATIVO
Martedì 24 novembre alle ore 17:00 operatori e volontari del Servizio Civile del Museo Omero e del Comune di Ancona presenteranno i progetti inseriti nel bando in scadenza il prossimo 14 dicembre. Sarà l’occasione per sciogliere dubbi sulle modalità, per scegliere tra i progetti messi a bando e per presentare la domanda di ammissione. Intervenite numerosi!

Per prenotazioni: info@informagiovaniancona.com – 3460042917 (WhatsApp)

LINK ESTERNI:

– www.serviziocivile.marche.it
– www.museoomero.it

Bolzano – 41 Torneo di Torball a Bolzano il 14 novembre 2015

Sportivi provenienti da cinque paesi europei a Bolzano in occasione del 41. Torneo Internazionale VSS-Raiffeisen di Torball

Il Torneo Internazionale di Torball per non vedenti a Bolzano sabato 14.11.2015 vedrà la sua 41esima edizione. 7 squadre femminili e 10 squadre maschili disputeranno in due tornei distinti le loro competizioni. Con la presente Vi invitiamo cordialmente a partecipare alla nostra manifestazione sportiva.
Data: sabato, 14.11.2015
Luogo: competizioni: Liceo Classico “Carducci”, via Manci 8.
premiazione: Centro Ciechi St.Raphael, Bolzano, vicolo Bersaglio 36
Programma: ore 8.45: saluto ed inizio tornei
ore 9.00 – 18.00 circa: disputa delle partite dei due tornei
ore 19.45: cena, premiazione ed intrattenimento
Le squadre partecipanti sono:
Femmine: Maschi:
Clerment-Ferant F ASD OMERO Bergamo I
ISC Viktoria Dortmund D ISC Viktoria Dortmund D
BSV München D BSV München D
BSS Tirol A BSS Tirol A
VBSC Vorarlberg A GS Trento I
GSDNV Bolzano 1 I VBSC Vorarlberg A
GSDNV Bolzano 2 I BSC Zürich CH
GSDNV Bolzano1 I
GSDNV Bolzano2 I
GSDNV Bolzano3 I
Il Torball è uno sport di squadra per persone cieche ed ipovedenti. Ogni team è composto da tre giocatori. Tutti i giocatori portano occhiali neri non trasparenti. Sui due lati corti di un campo di gioco rettangolare viene posizionata una porta. Si gioca con un pallone sonoro (500 g). Il pallone deve essere lanciato in modo da passare sotto tre corde le quali sono posizionate al centro del campo sull’altezza di 40 cm.
L’obiettivo del gioco è di far entrare il pallone nella porta della squadra avversaria, schivando i loro difensori. Con il successivo lancio del pallone la difesa assume il ruolo di attaccante. Durante il gioco in palestra è richiesto assoluto silenzio, data la concentrazione richiesta ai giocatori per potersi orientare tramite il senso dell’udito.
La possibilità di effettuare un goal con ogni lancio, le azioni acrobatiche di difesa e la velocità del gioco fanno sí che il Torball è uno sport molto avvincente.

Info:
Innerhofer Annemarie, responsabile Sezione Torball: Tel. 347-7565700
Gatscher Franz, Presidente: Tel. 349-6200051
www.torball.it

Sostegno o docente di sostegno, di Luciano Paschetta

Autore: Luciano Paschetta

Alcuni giorni fa ho letto questa sconcertante notizia: “VIBO VALENTIA. Va a scuola da otto anni e nessuno dei suoi insegnanti di sostegno conosceva o conosce l’unico sistema di lettura e scrittura che può usare, il Braille.”, e mi sono venute spontanee alcune considerazioni.
Ormai sono pochi coloro che ricordano come si è venuto evolvendo il processo di istruzione dei disabili visivi : ripercorriamone brevemente i momenti principali.
Il processo di scolarizzazione dei disabili visivi è diventato “istituzionale”, ossia i programmi di insegnamento sono stati definiti a livello nazionale, a partire dalla riforma Gentile del 1923 che come noto ha interessato l’intero sistema scolastico e che , con specifica normativa del 1925, si è anche occupata dell’istruzione degli alunni con disabilità visiva e, come vedremo, non in modo emarginante, bensì attraverso un modello formativo “integrato “ante litteram” nelle scuole comuni dei ragazzi non vedenti.
La normativa del 1925 prevedeva che i bambini con disabilità visiva frequentassero nelle scuole elementari speciali, operanti negli istituti per ciechi, solo il primo ciclo della scuola elementare (fino alla terza), mentre dalla quarta elementare i ragazzi proseguivano gli studi prima nelle scuole elementari prossime all’istituto, poi nelle scuole medie della città e così fino al termine della scuola superiore.
In tal modo negli anni Trenta e Quaranta centinaia di giovani disabili visivi hanno frequentato con successo le scuole di tutti, senza la presenza di nessun insegnante di sostegno. I ragazzi con disabilità visiva, verranno poi “costretti” alla frequenza fino in quinta elementare delle scuole speciali, a partire dal 1953 dalla legge che aveva statalizzato le scuole elementari per ciechi e nel 1963, con l’avvento della scuola media unica, grazie ad una interpretazione surrettizia della legge, si trovarono “obbligati” a frequentare la nuova scuola media unica speciale, nata dalla trasformazione delle preesistenti scuole speciali di avviamento professionale annesse agli Istituti per ciechi.
Fu questo il “momento buio” del processo di scolarizzazione dei ragazzi con disabilità visiva, un momento che, senza alcuna motivazione pedagogica, vide protrarsi la loro “chiusura” nelle scuole speciali, dagli iniziali tre anni, per tutti gli otto anni dell’obbligo scolastico e fino alla soglia della scuola superiore. Da questa situazione è partito nel ’68 il movimento dei genitori per il recupero del diritto all’inclusione scolastica dei disabili visivi, un diritto che era stato “scippato” ai loro figli da provvedimenti che erano stati ispirati più dalla necessità di salvaguardare le istituzioni scolastiche, che dalla riflessione tiflopedagogica. Fu così che, un anno prima della legge 517 , nel ’76 con la legge 360, i disabili visivi vinsero la battaglia e “recuperarono” il diritto all’inclusione scolastica nella scuola di tutti.
Un altro momento da analizzare per comprendere l’evoluzione del processo di scolarizzazione dei nostri ragazzi è ciò che avviene in seguito all’emanazione nel 1977 della legge 517. Questa introduce come “strumento” primario per l’integrazione dei ragazzi con disabilità la figura di “sostegno”: un docente che doveva supportare il consiglio di classe nella programmazione didattica inclusiva , figura che, ovviamente, venne richiesta anche là dove vi erano alunni con disabilità visiva , ma a condizionare l’evoluzione del modello di inclusione di qui in poi sarà il “focus” della legge, mirato all’integrazione degli alunni con disabilità intellettiva e ritardi di apprendimento. A questo fine viene organizzata la formazione dei docenti di sostegno , dapprima in modo confuso e disomogeneo, ma, grazie alla presenza nella stragrande maggioranza dei casi di disabili con ritardi di apprendimento, via, via , negli anni ’80 , si veniva affermando una formazione, sì sulle tematiche relative alla disabilità, ma con una impostazione sempre più “generalista” e sempre meno attenta ai bisogni specifici derivanti dalle diverse tipologie di disabilità . E’ così che a fianco dei nostri ragazzi troviamo, sempre più spesso, insegnanti che poco o nulla sanno di tiflopedagogia e tiflodidattica e la cui opera, ispirata ad un “buonismo” protettivo, a volte favorirà addirittura l’isolamento dell’alunno dal contesto della classe.
Nella Scuola superiore , “chiusa” agli alunni con deficit di apprendimento, i nostri ragazzi in quegli anni continuavano a frequentare con successo le lezioni nelle classi comuni integrandosi sia sul piano scolastico, sia su quello della socializzazione, secondo il “vecchio” modello senza alcun docente di sostegno. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 1988, che sanciva il diritto di inclusione scolastica di tutti i disabili in ogni ordine di scuola, anche qui si affermava il modello di inclusione “centrato” sul docente di sostegno e, conseguentemente, a partire dagli anni ’90 anche i disabili visivi iscritti nelle scuole superiori, cosa mai successa fino ad allora, si vedranno affiancare un docente di sostegno ed assisteremo ad una vera e propria “involuzione” del processo di inclusione.
Un’altra causa di involuzione è da ricercarsi anche nella “dispersione” delle competenze tiflopedagogiche e tiflodidattiche: l’istituto Romagnoli di Roma. Senza più il suo fondatore, il grande Augusto Romagnoli prematuramente scomparso nel 1948, è diventato sempre meno autorevole, incapace di continuare ad essere il punto di riferimento per sensibilizzare i “circoli culturali”, l’università e gli intellettuali sulle tematiche dell’educazione e dell’integrazione sociale dei disabili visivi , e dagli anni ’70 , incapace di “leggere il cambiamento”, inizia il suo declino con la progressiva perdita di prestigio, quale centro di ricerca tiflopedagogica, fino a giungere, negli anni ’90 alla sua chiusura di fatto.
Negli anni ’70 e ’80, mentre l’Unione Italiana dei Ciechi manteneva una posizione di “attesa” e contradditoria verso l’inclusione, la Federazione delle istituzioni pro ciechi, refrattaria al processo di integrazione, si era chiusa sempre più in se stessa diventando sempre più autoreferenziale, rimanendo anch’essa ai margini del movimento di rinnovamento culturale e scientifico della psicopedagogia che in quel periodo caratterizzava le università italiane.
Questa “assenza” della tiflologia nel dibattito psicopedagogico in corso e il numero proporzionalmente “insignificante” di disabili visivi in rapporto alla totalità dei disabili, inseriti nei vari ordini di scuola (circa il 2%), fa crescere l’idea della formazione polivalente e della necessità di superare le specializzazioni dei docenti di sostegno e sarà in questo clima culturale che verranno definiti i principi fondanti della legge quadro 104 del 1992, dove l’attenzione alle specificità per ciechi e sordi viene demandata all’“assistenza alla comunicazione”, senza però che venissero definiti né il profilo professionale , né il percorso formativo degli assistenti alla comunicazione con l’inevitabile conseguenza che anche questi ruoli furono affidati ad educatori privi di competenze specifiche.
Sarà solo nel Convegno di Taormina del 1992 che l’unione Italiana dei Ciechi, superati i precedenti tentennamenti, indicherà nel modello di inclusione la modalità di scolarizzazione dei disabili visivi e inviterà gli istituti a diventare centri erogatori di servizi a sostegno dell’integrazione scolastica. Fu questa una svolta importante anche se giunta in ritardo e se sarà realizzata in modo disomogeneo dalle varie realtà, perché significava prendere consapevolezza dell’importanza di recuperare l’esperienza tiflopedagogica delle nostre istituzioni per metterla a servizio del processo di inclusione.
Oggi, constatato il livello assolutamente insoddisfacente dell’inclusione scolastica dei ragazzi con disabilità visiva, partendo proprio da queste riflessioni sulla “nostra storia”, dobbiamo trovare il coraggio di andare oltre, il coraggio di dire che ai nostri ragazzi questo modello che è passato a fornire da meno di 13 ore medie settimanali dei primi anni ’90 , le attuali 25 ore medie settimanali di sostegno, e che, come tale ha degli elevatissimi costi, non è servito a garantire ai nostri ragazzi una positiva frequenza delle scuole, né a favorire una loro reale inclusione sociale. Dobbiamo trovare il coraggio di dire ai genitori che il rapporto uno a uno non serve a migliorare la qualità dell’inclusione dei propri figli e che è dimostrato che non è l’aumento delle ore di sostegno ad elevare il livello dell’inclusione. Dobbiamo trovare il coraggio di dire che dopo i primi anni della scuola primaria non serve un modello di inclusione imperniato sull’affiancamento di un insegnante di sostegno ma serve un modello incentrato su “servizi” di sostegno in grado di mettere i ragazzi nelle condizioni di seguire autonomamente le lezioni dei docenti titolari. Dobbiamo trovare il coraggio di proporre un modello che tenga presente che per garantire il successo scolastico di un alunno con disabilità visiva, non serve il docente di sostegno, ma serve un sostegno che non sottragga l’allievo all’insegnamento dei docenti titolari, ma fornisca loro le condizioni perché essi riescano ad interagire positivamente con lui. Dobbiamo trovare il coraggio di dire che per l’inclusione scolastica di un disabile visivo Serve un sostegno alla scuola che fornisca i libri di testo in braille, ingranditi o accessibili; serve un sostegno per insegnare l’uso del pc con le periferiche assistive al momento giusto; serve un sostegno per una educazione all’autonomia personale , di lavoro e di movimento per rendere capaci gli alunni con disabilità visiva ad essere sempre più autonomi negli spostamenti e nel lavoro didattico; serve un sostegno per illustrare ai docenti titolari l’uso degli strumenti e dei sussidi didattici specifici; serve un sostegno con specifiche competenze per rendere efficaci gli insegnamenti di discipline particolari quali l’educazione musicale ed artistica .
E’ questo tipo di sostegno che ha permesso ai nostri ragazzi in passato di frequentare autonomamente e con successo la scuola di tutti senza docenti di sostegno, ed è questi servizi che l’Unione e gli “enti collegati” , facendo squadra e lavorando ad un comune progetto, dovrebbero fornire per i nostri ragazzi.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario pensare ad una loro federazione che possa diventare un’ autority delle scienze tiflopedagogiche capace di essere: il luogo della ricerca, del rilancio, della diffusione e della formazione tiflopedagogica e tiflodidattica e di essere un riferimento autorevole per scuole ed università sulle metodologie e gli strumenti per l’inclusione scolastica dei disabili visivi.
Un sogno? Forse, ma ,…”Se a sognare sei solo, il sogno resta un sogno, ma se a sognare siamo in tanti, il sogno può diventare realtà.”.

“Basilicata. Una terra da scoprire”: una guida per disabili visivi

Una Basilicata inclusiva per vedere oltre. Un turismo accessibile per non vedenti ed ipovedenti che punti al superamento delle barriere percettive a partire dallo strumento principale e più tradizionale per scoprire una destinazione: la guida. Nasce così “Basilicata. Una terra da scoprire”, prodotto editoriale fresco di stampa e frutto di un accordo di cooperazione tra Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) – sezione lucana, che sarà presentato ufficialmente alla Mostra “Facciamoci vedere” allestita in occasione del XXIII congresso Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti in programma a Chianciano Terme i prossimi 6 e 7 novembre.
I contenuti di promozione e comunicazione turistica sono resi fruibili attraverso linguaggio braille, caratteri grandi e audioguide, valido supporto tattile e uditivo in situazioni di cecità e ipovisione che pregiudicano mobilità e capacità di orientamento spaziale con conseguenti problemi nella fruizione delle risorse territoriali regionali. Itinerari di “avvicinamento”, che includono una breve esposizione storica del sito, la descrizione del paesaggio e degli elementi presenti (manufatti, architetture, musei, ecc.), guidano l’esplorazione e integrano l’informazione rendendola accessibile e favorendo il consolidamento della relazione tra narrazione ed esperienza concreta. La prima sezione della guida comprende estratti di pubblicazioni a cura dell’Apt; la seconda racchiude “Esperienze di viaggio raccontate da chi non vede o vede poco” di proprietà dell’UICI.
“L’iniziativa – ha spiegato il direttore generale dell’Apt Basilicata, Gianpiero Perri – è rivolta alle categorie di utenti/turisti con disabilità visiva, che in Basilicata, secondo i dati 2014 diffusi dal Ministero della Salute, sono circa 1800, ossia lo 0,31% della popolazione, e costituiscono a vario titolo la domanda di turismo accessibile come destinatarie di azioni dai costi contenuti ma di alto valore sociale. Un turismo per tutti – ha aggiunto – è un obiettivo che le nuove tecnologie rendono possibile raggiungere e, garantendo il soddisfacimento delle necessità di questa fascia della popolazione, si ha un’innegabile ricaduta positiva sul complesso delle attività turistiche”.
Ringraziando il direttore Perri, il presidente dell’UICI Basilicata, Giuseppe Lanzillo, ha precisato che si tratta di un rilevante progetto per favorire un turismo accessibile anche in relazione ai flussi turistici per “Matera 2019” e ha auspicato che tale attenzione diventi la norma e non l’eccezione. “ La guida – ha precisato Lanzillo – vuole essere di stimolo anche per chi è abituato a guardare solo con gli occhi e, magari, si perde la delicatezza del batter d’ali di una farfalla, il risuonare di una campana, il ticchettio di una fontana gocciolante, il profumo delle ginestre e delle acacie. E’ questa – ha concluso – la potenza della fantasia e dell’immaginazione che non è tolta ai ciechi, bensì accresciuta”.

Apt Basilicata

copertina guida Basilicata una terra da scoprire

copertina guida Basilicata una terra da scoprire