Al via il torneo internazionale di showdown di Praga

Si svolgerà dal 9 al 12 marzo 2017 a Praga, in repubblica Ceca, il Torneo Internazionale di showdown “BSC Prague Show”.
Parteciperanno all’importante torneo i nostri soci Domenico Leo e Luca Liberali, accompagnati dal tecnico Maurizio Regondi.

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Telegram inaccessibile ai non vedenti. Aiutaci firmando la petizione

In questi mesi abbiamo ricevuto da parte dei nostri utenti un numero di segnalazioni elevato riguardo l’app Telegram, che risulta purtroppo completamente inaccessibile alle persone con disabilità visiva, su qualsiasi piattaforma: iOS, Android, Windows, mac, web.
Abbiamo provato, invano, a contattare gli sviluppatori, e la situazione non è cambiata, nonostante un messaggio su twitter che nel 2015 prometteva un maggior supporto all’accessibilità, perciò come team abbiamo pensato di effettuare una petizione a livello mondiale, per cercare di sensibilizzarli il più possibile.
Poiché la petizione è in lingua inglese, qui sotto trovate la corrispettiva traduzione in italiano, seguita poi dal link per firmare la petizione.
Testo della petizione in italiano
Telegram dovrebbe essere accessibile a non vedenti e ipovedenti
Telegram è una delle app più utilizzate e diffuse per quel che concerne la messaggistica e il social network in generale. è completamente gratuita ed open source, e, secondo i suoi sviluppatori, tutta la propria implementazione è focalizzata sulla privacy e sulla massima sicurezza.
Oltre che dalle singole persone, Telegram è utilizzata da siti web, riviste online, agenzie di stato ed organizzazioni che desiderano raggiungere i propri utenti con rapidità e con il minimo sforzo inviando notifiche, link o messaggi ai loro smartphone, tablet o pc.
Telegram è disponibile per iOs, Android e per i principali sistemi operativi desktop; può essere utilizzata anche direttamente da un browser, in modo da garantire l’accesso al servizio da qualsiasi dispositivo moderno…
a meno che non ci si ritrovi affetti da disabilità e si utilizzino tecnologie assistive!
Infatti, mentre i concorrenti di Telegram quali Whatsapp, Facebook Messenger o Skype hanno sviluppato/sviluppano le loro app tenendo in gran considerazione l’accessibilità per non vedenti e ipovedenti, gli sviluppatori di Telegram hanno compiuto un ottimo lavoro nel riuscire a creare un’app inaccessibile per tutte le piattaforme.
Prendiamo a titolo di esempio le app per iOs o Android: risulta semplicemente impossibile usare queste app per una persona non vedente o ipovedente, in quanto gli elementi che compongono l’interfaccia non possono essere letti ad alta voce dagli screen reader, un tipo di tecnologia assistiva molto particolare che consente alle persone non vedenti di servirsi di smartphone o pc.
Nel corso del tempo, molte persone affette da disabilità visiva hanno contattato in vano i programmatori di Telegram, chiedendo di risolvere i problemi inerenti l’accessibilità, di modo da poter servirsene come i loro coetanei normodotati.
Purtroppo, ad oggi nulla è stato fatto in tal senso, e le app rimangono completamente inservibili.
Per questo motivo Noi, lo staff di NvApple (principale fonte di informazione per gli utenti italiani non vedenti e ipovedenti sui prodotti Apple) ha deciso di lanciare questa petizione.
Vogliamo fermare quella che a nostro avviso si configura come una vera discriminazione, considerato il notevole impatto sociale di quest’app.
Forse, se un gran numero di persone firmerà questa petizione gli sviluppatori di Telegram potrebbero cambiare il loro punto di vista in merito all’accessibilità dei loro prodotti, lavorando per permettere anche alle persone affette da disabilità visiva di servirsi delle loro app: in fondo, l’accessibilità deve essere vista come un diritto, non come un favore.
Firmare la petizione
Firmare la petizione è un’operazione molto semplice. Basterà cliccare sul link qui in basso, inserendo il proprio Nome, Cognome, Email e selezionando lo stato di appartenenza.
Firma la petizione digitando questo link https://www.change.org/p/telegram-should-be-accessible-for-visually-impaired
Se possibile, diffondete questa petizione, fatela conoscere ai vostri amici. Ovviamente non promettiamo la luna, ma se non tentiamo non otterremo nulla.
Redazione nvapple

I risultati del 2° TORNEO NAZIONALE INDIVIDUALE DI SHOWDOWN “Abilmente Sportivi”

Si è concluso oggi, domenica 5 marzo, il 2° Torneo Nazionale Individuale di Showdown “Abilmente Sportivi” che si è svolto a Tito in provincia di Potenza.
In campo femminile la milanese Monica De Fazio è giunta seconda, Sonia Tranchina quinta.
Giuseppe Cesena si è piazzato al diciassettesimo posto.

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USA: sentenza rivoluzionaria sui cani guida, di Gianluca Rapisarda

Autore: Gianluca Rapisarda

Nei giorni scorsi, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha votato all’unanimità una sentenza a favore di Ehlena Fry, una 13enne del Michigan affetta da una forma di paralisi celebrale che limita fortemente la sua mobilità. Per questo ha bisogno del cane guida che le facilita gli spostamenti, aprendole le porte e prendendole gli oggetti. Ma la scuola che frequentava la giovane aveva proibito la presenza dell’animale al suo interno e quindi la famiglia aveva avviato nel 2012 una causa legale citando la violazione della Americans with Disabilities Act, che autorizza l’assistenza da parte di animali in qualsiasi istituzione.

Il lieto fine di questa triste vicenda fa ben sperare perché anche nella “civilissima” Italia il diritto di accesso con il cane guida nei luoghi pubblici delle persone con disabilità visiva, riconosciuto per legge, venga reso concretamente esigibile.

Infatti, com’è ben noto, in tema di autonomia e mobilità dei minorati della vista in Italia possiamo contare su leggi tra le migliori a livello europeo. Peccato, però, che troppo spesso non si riesca poi ad applicarle in maniera davvero compiuta. Questo fa sì che in realtà non ci sia una vera integrazione, con conseguenti difficoltà da parte dei non vedenti e ipovedenti a raggiungere apprezzabili livelli di autonomia e di inclusione

Eppure, nel nostro Paese, la normativa non lascia adito a dubbi. La materia è normata dalla legge n. 37 del 1974 poi integrata e modificata dalla legge n. 376 del 1988 ed infine dalla legge n. 60 del 2006.

In particolare, la legge n. 37 del 1974 stabilisce che “il disabile visivo ha diritto di farsi accompagnare dal proprio cane guida nei suoi viaggi su ogni mezzo di trasporto pubblico senza dover pagare per l’animale alcun biglietto o sovrattassa.”. La legge n. 376 del 1988 ha aggiunto che “al minorato della vista è riconosciuto altresì il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida.” Per ultimo, la legge n. 60 del 2006 ha precisato che “i responsabili della gestione dei trasporti e i titolari degli esercizi aperti al pubblico che impediscano od ostacolino, direttamente o indirettamente, l’accesso alle persone con disabilità visiva accompagnate dal proprio cane guida sono soggetti ad una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma da euro 500 a euro 2.500.”

Ciò nonostante, sulle più disparate testate giornalistiche e sui siti web si sprecano “ciclicamente” notizie che ci riferiscono di non vedenti ed ipovedenti “rifiutati” dai proprietari di alberghi ed esercizi pubblici e dai conducenti di autobus e taxi, proprio perché accompagnati dal proprio cane guida.

Al di là della violazione delle suddette norme, queste tristi storie hanno l’aggravante della discriminazione. Conculcano i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, la loro dignità, il loro diritto a pari opportunità.

Atti così gravi e dilaganti fanno comprendere quanto la consapevolezza dell’opinione pubblica circa il diritto di accesso e di movimentazione dei cani guida per non vedenti sia ancora molto limitata. E’ giunto invece finalmente il momento di capire che il cane guida non è solo il “simbolo” della cecità ma che, al contrario, costituisce per le persone con disabilità visiva un concreto ed insostituibile “ausilio” di mobilità ed un preziosissimo “compagno” di libertà e di inclusione.

Sport – Al via il 2° Torneo Nazionale individuale di Showdown “Abilmente Sportivi”

Si svolgerà, dal 3 al 5 marzo a Tito in provincia di Potenza, il 2° Torneo Nazionale Individuale di Showdown “Abilmente Sportivi”.
Saranno presenti anche i nostri giocatori
Monica De Fazio, Sonia Tranchina e Giuseppe Cesena accompagnati dal tecnico Pietro Rossetti.

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Codice Fiscale: 97063940155

Lettera Genitori: I nostri bambini meritano di essere integrati nella società

Massa Carrara, 25/02/2017.

Oggi approfittando di avere qui con noi enti ed istituzioni vogliamo portare a conoscenza delle esigenze dei nostri bambini per poter assaporare meglio questi anni di gioia, di spensieratezza, come è diritto di ogni bambino a prescindere, se è affetto o meno, da patologie visive.

I nostri bambini meritano di essere integrati nella società ma per una vera integrazione non basta sederli vicino ad un bambino normodotato, bisogna permettergli di poter parlare lo stesso linguaggio, cosa difficile se pensiamo che un bambino normodotato può permettersi di guardare cartoni animati su più reti televisive mentre per un non vedente non c’è un cartone Audio-descritto considerando che anche la rete che trasmette le audiodescrizioni sembra dimenticarsi che esistono bambini non vedenti;  purtroppo ciò avviene anche nelle varie manifestazioni per bambini che prevedono giochi di attività, nessuno sembra soffermarsi sulla possibilità che in mezzo a tanti bambini gioiosi ci può essere un bambino non vedente che ha il diritto come gli altri di partecipare, di condividere e di non essere solo spettatore che cammina in punta di piedi per non disturbare.

Oggi un bambino non vedente grazie alle nuove tecnologie e ai nuovi ausili può sentirsi parte integrante della società, può scrivere, leggere, usare il computer, l’IPad, l’IPhone e può comunicare con il mondo, poi muoversi indipendentemente per brevi o lunghe distanze e sentirsi simile ai suoi coetanei.

Noi chiediamo solo di poter avere nel presente e nel futuro qui nella nostra provincia degli istruttori di mobilità autonomia ed informatizzazione.

Un Istruttore della mobilità che iniziando un percorso dall’età evolutiva possa imprimere nel bambino fiducia e sicurezza tanto da arrivare a poter insegnargli a spostarsi con qualsiasi mezzo pubblico, a poter entrare in un centro commerciale, poter usare vari servizi e perché no poter usufruire dei servizi igienici nel modo più adeguato.

Un Istruttore dell’autonomia che insegni al bambino a svolgere tutte quelle che sono semplicemente le attività quotidiane, insegnare oggi ai bambini che domani diventeranno ragazzi in grado di fare tutto quello che i ragazzi fanno, anche quello che apparentemente può essere considerato superfluo, come il truccarsi o il radersi, insomma tutto ciò che futuri uomini e donne dovranno imparare per se stessi e per gli altri, quindi cucinare, riordinare, stirare, pulire, lavare, usare il forno piuttosto che la lavatrice od altri elettrodomestici, ecco tutto questo potrebbe sembrare banale ma non lo è davvero per un non vedente.

Un istruttore di informatizzazione inteso come il tecnico che insegni ad usare qualsiasi strumento di scrittura e lettura utili per la scuola e per la vita quotidiana, che insegni ad utilizzare tutti gli ausili che rendono l’integrazione possibile, per fare degli esempi, la barra Braille piuttosto che la stampante Braille, il computer con tutti i suoi programmi sia di scrittura che di calcolo che di lettura, l’utilizzo dell’iPhone, che insegni a navigare con sicurezza sui social, a scrivere email, ad utilizzare  internet per poter magari fare acquisti o muoversi nel sito della propria bianca piuttosto che far pagamenti on-line. Tutto questo sarebbe possibile e sicuramente molto meno faticoso se si gettassero le basi nell’età evolutiva dove l’apprendimento è più facile e veloce. Noi chiediamo solo tecnici, istruttori che dovranno interagire anche con noi genitori insegnandoci come poter aiutare al meglio i nostri bambini ma dovranno essere presenti direttamente nella nostra provincia, vicino a casa, perché non si può sempre chiedere ad un bambino dopo una mattinata di scuola con le 1000 fatiche che devono affrontare, mangiare in fretta, poi di corsa in macchina, indipendentemente dal caldo, dal freddo piuttosto che dalla pioggia, percorrere distanze che non sono certamente brevi con il rischio che dato la inevitabile stanchezza tutto ciò diventi poco utile, il bambino stanco ha ovviamente un minore apprendimento. E’ comunque giusto e doveroso ricordare che non tutti i bambini compiono lo stesso sforzo in quanto hanno patologie diverse ed una resistenza diversa l’uno dall’altro ma in linea di massima il problema è comune.

I nostri bambini non sono numeri e percorsi burocratici ma esseri umani, bambini con tanta voglia di vivere,  giocare, amare e di diventare grandi. Aiutateci a farli diventare uomini e donne sereni, felici e realizzati.

Mantova – Mostra fotografica “Immaginando – The image through the senses”, di Mirella Gavioli

Autore: Mirella Gavioli

La mostra fotografica “Immaginando – The image through the senses”, dell’autore Gianluca Balocco, che vedrà la sua prima esposizione in occasione dell’inaugurazione del nuovo complesso museale di Palazzo Ducale a Mantova, prevista per il prossimo venerdì 3 marzo e visitabile fino al 16 aprile, è il risultato di un progetto che, da più di un anno,  ho condiviso e vissuto con l’autore, cogliendone a pieno il privilegio e l’importanza che esserne parte attiva, così come lo ha rappresentato per me, per Anna ed Isabella, può rappresentare per molte altre persone quali destinatari o veicoli di condivisione di esperienze di conoscenza e di maggior consapevolezza.

“Per alcune persone, come per chi non vede, il toccare, oltre ad essere un’esigenza, è sicuramente il modo più efficace per poter conoscere. Se partiamo dal concetto che l’arte dà significato, senso ed importanza alla vita dell’uomo perché non offrire a tutti questa opportunità?

Una persona non vedente è dotata della stessa sensibilità dei propri simili che hanno la fortuna di poter usare la vista ma, in più, le persone non vedenti hanno spesso un’insaziabile curiosità e un desiderio profondo di conoscere il mondo e la bellezza nelle sue forme più di ogni altra cosa.

Questa “fame” possiamo saziarla solo attraverso gli altri sensi, primo fra tutti il tatto infatti, i dettagli delle opere d’arte, possono sfuggire all’occhio umano più accurato ma non alle dita di chi le usa per vedere e conoscere nel profondo!” Questi sono stati solo alcuni dei concetti condivisi che hanno gettato le basi e che si sono sviluppati con l’autore che ha voluto e saputo cogliere e riprodurre attraverso lo strumento della fotografia, mettendosi e mettendoci a disposizione un’esperienza unica nel suo genere. Realizzare un’installazione fotografica ed esperienziale, che permetta la condivisione e la fruizione dell’arte da parte di tutti coloro che ne vogliono cogliere le emozioni e percepire il piacere ed il valore artistico e culturale, in tutte le sue forme, attraverso momenti singolari, oltre che un piacere, abbiamo ritenuto fosse anche un dovere che può avvicinare ed arricchire il nostro patrimonio storico ed umano.

Il progetto The Image through the senses, confronta due diverse esperienze artistiche fatte dall’autore: quella di 3 Donne non vedenti che toccano ed avvolgono in “delicati abbracci di “sensoriale e sensuale” conoscenza” le statue della collezione di Isabella D’Este, e quella di un set di Nurturing Touch con Marinella Cellai a Roma.

Come donna e nella mia attività di Presidente sezionale dell’ Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, anche la percezione e la condivisione della bellezza e della cultura, rivestono senza dubbio un valore etico e reale. Ho accolto con entusiasmo la sfida che l’artista Gianluca Balocco, un anno fa mi ha proposto e in cui mi auguro ci si possa riconoscere come parte attiva di un pensiero collettivo che ha generato in me ed in noi, il desiderio di cogliere questa occasione quale perseguimento di alcuni obiettivi condivisi. Infatti, L’installazione fotografica dell’autore, grazie alla collaborazione attiva della sezione UICI di Mantova, ha permesso di indagare attraverso differenti proposte sensoriali sui bisogni primari della conoscenza e sulle emozioni vissute da chi non vede.

Si vuole porre l’attenzione su diverse modalità di approccio all’arte tra cui quella tattile e sinestetica, diffondendo la cultura dell’accessibilità e della fruizione delle opere d’arte da parte di chi non può vedere e nemmeno toccare;

Si vuole rendere visibile il mondo nascosto di chi, pur non vedendo con gli occhi, ci insegna a vedere con gli altri sensi e con la propria sensibilità;

Grazie all’intervento della sezione e del tiflologo Claudio Signorini, si vuole rendere accessibile anche ai disabili visivi, la fruizione dei contenuti della mostra, attraverso esperienze tattili e sensoriali, con il supporto di didascalie in linguaggio Braille per i ciechi, a caratteri ingranditi per ipovedenti, con descrizione dei contenuti della mostra, nonché in modalità QR code, attraverso l’accesso con smartphone a cura di UICI.

L’installazione propone ai visitatori del museo una diversa modalità percettiva delle opere d’arte, mettendo a confronto la disabilità visiva dei non vedenti con la disabilità tattile dei vedenti senza tuttavia, privare questi ultimi del piacere di cogliere, attraverso gli occhi, ogni altro dettaglio che può trasmettere emozioni, come lo è stato possibile per i primi, attraverso le proprie mani.

L’installazione fotografica, diventa in questo progetto esperienziale, un originale quanto valido strumento di inclusione, permettendo comunque la condivisione e la fruizione dell’arte da parte di tutti coloro che ne vogliono cogliere le emozioni e percepire il piacere ed il valore artistico e culturale, in tutte le sue forme, attraverso attimi di esperienze singolari, trasmesse proprio da parte di chi è affetto da una “privazione sensoriale oggettiva ma sostanzialmente solo apparente”, che l’artista ha saputo cogliere e rappresentarne una percezione esistenziale attraverso la sequenza di tocchi ed abbracci che restituiscono al visitatore, il piacere dell’immaginazione e dell’emozione.

Non si tratta tuttavia di una visione new-age. L’artista Gianluca Balocco opera con la fotografia come in un esperimento scientifico che privilegia una concezione sistemica della vita e che pone in stretta relazione la spiritualità, la scienza e l’arte come fenomeni diversi con una stessa origine che risiede nelle forme più evolute della consapevolezza umana.

L’installazione propone infine ai visitatori del museo una diversa modalità percettiva delle opere d’arte. In questa dimensione entra in gioco anche un dilemma della fruizione dell’arte: non è poi sempre vietato toccare secondo le regole del nostro sistema sociale ma a volte è difficile o impensabile l’atto di toccare che invece è stato, seppur non senza difficoltà, concesso in via privilegiata per la realizzazione di questo progetto da cui è scaturita la prossima esposizione della mostra, e che verrà concesso in una certa misura tanto ai visitatori vedenti quanto ai disabili visivi per ciò che verrà esposto, in una sorta di scambio esperienziale.

È stato realizzato anche il relativo catalogo che riporta testi del direttore del complesso museale Peter Assman, dell’autore Gianluca Balocco e della scrivente in qualità di presidente della locale sezione U.I.C.I. quale ente particolarmente coinvolto e collaboratore che potranno lasciare di questa esperienza, certamente una traccia permanente.

Per saperne e capirne di più, vi aspettiamo a Mantova, Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova
Sala dei Capitani, Appartamento Grande di Castello, dal 4 marzo al 16 aprile 2017.

Nasce il primo smartwatch con display braille, di Salvatore Davì

Autore: Salvatore Davì

Lo sviluppatore Sud Coreano Dot ha prodotto il primo smartwatch Braille al mondo, e le sue caratteristiche sono proprio quello che ci si aspetterebbe da un dispositivo del 21° secolo.

Il Dot visualizza le informazioni utilizzando 4 celle Braille dinamiche attive, come le comuni barre e display braille, e consente ai suoi utenti di selezionare la velocità di lettura dello schermo.

Il Dot si connette allo smartphone via Bluetooth (come qualsiasi altro SmartWatch) e può ricevere qualsiasi testo da qualsiasi applicazione o servizio (si pensi a Messenger, le indicazioni da Google Maps, ecc).

Gli utenti possono anche inviare SMS utilizzando i pulsanti sul lato a mò di dattilo braille. Il Dot supporta anche la open API, il che significa che chiunque potrà sviluppare o adattare le applicazioni per esso.

Sono diversi i dispositivi digitali per i non vedenti sviluppati negli ultimi anni, ma la stragrande maggioranza di loro sfrutta il suono. Questo può creare problemi a noi noti, escludere del tutto l’udito tramite cuffie ci priva delle inforamzioni sonore sull’ambiente circostante. Inoltre, al momento, i dispositivi di lettura Braille digitali esistenti sono per lo più ingombranti e costosi – solo il 5% delle persone non vedenti ne possiede uno.

Lo SmartWatch Dot è stato in sviluppo per 3 anni, e l’azienda potrà finalmente iniziare a creare i suoi dispositivi grazie al supporto di circa 140.000 sostenitori (tra cui, tra gli altri, vi è anche Stevie Wonder).

Il progetto è quello di immettere sul mercato 100.000 orologi nel 2017, a partire da marzo, e ulteriori 40.000 l’anno prossimo.

Il prezzo, circa 300 euro per singolo orologio.

Autore: Salvatore Davì
Fonte: https://dotincorp.com/

Beni culturali – 5 Marzo 2017: “Una domenica al Museo”

Domenica 5 Marzo torna l’appuntamento con “Una Domenica al Museo” presso il Museo Tattile “Borges”, sito a Catania in Via Etnea, 602, l’iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo che si svolgerà in tutta Italia la prima domenica di ogni mese.
Dalle 17 alle 22, senza obbligo di prenotazione, il museo rimarrà aperto e offrirà a quanti vorranno una nuova opportunità di visita e di scoperta culturale.
Il Museo Tattile di Catania è l’unico del meridione con più di 50 opere tridimensionali relative al barocco siciliano, al rinascimento italiano, al neoclassico, interamente fruibili al tatto, suddivise per sale e sezioni (sala delle moschee, sala antica Grecia, sala antica Roma e tante altre), con un giardino sensoriale, ove bendati, è possibile vivere un’esperienza alla scoperta degli altri sensi (tatto, udito ed olfatto) utilizzando un percorso tattile, con il primo “Bar al buio” permanente e con il laboratorio didattico all’interno dello Showroom “Frammenti di Luce” per imparare e giocare insieme ai più piccini.
Costo biglietto: intero €3,50; ridotto €2,50 per under 12, gruppi oltre 10 persone, studenti, giornalisti, forze dell’ordine ed over 65; Gratuità per disabili e loro accompagnatori, bambini under 10 ed insegnanti in visita didattica.
Un modo diverso per sperimentare e conoscere il mondo dell’arte dove è “vietato non toccare”.

Più di quarant’anni non sono bastati per eliminare la parola inclusione, di Luciano Paschetta

Autore: Luciano Paschetta

Ho letto con interesse l’articolo di Rosa Mauro “Inclusione? No, scuola di tutti” anche perché il mio unico libro scritto sull’argomento nel 1975,  sulla scorta della mia esperienza   di consulenza  ai primi “inserimenti”   di alunni con disabilità visiva nelle scuole torinesi,  assieme alla compianta amica   prof.sa Giuliana Oberto,  una insegnante di lettere di scuola media che aveva avuto in classe in via sperimentale un cieco totale, (ovviamente senza insegnante di sostegno), l’avevamo proprio intitolato: “Handicap e scuola, il bambino cieco nella scuola di tutti”. A quel  nostro libro  si affiancò quello dell’amico  il prof. Oscar Shindler,  un audiologo  che aveva seguito i primi inserimenti di sordi nelle scuole della città: “Handicap e scuola il bambino sordo nella scuola di tutti”.
Ciò significa che noi , antesignani dell’inclusione, pensavamo a una scuola per tutti, e a questa nostra idea si ispirò  il legislatore. Quando  nel  1977 fu approvata la 517, la salutammo con favore proprio perché anteponeva  e subordinava il lavoro dell’insegnante per il sostegno  alla classe , all’adeguamento del contesto attraverso una nuova didattica inclusiva, di qui la previsione, della stessa legge, di un rapporto docente per il sostegno/alunno con disabilità  di solo 1/4. Pensavamo e scrivevamo che egli era come la “cartina di tornasole” che indicava che la didattica applicata andava adeguata per poter “integrare” ( questo è un termine d’”epoca”) i più deboli, scrivevamo anche che l’alunno con handicap (questa la terminologia di allora) era “una risorsa” per la classe, proprio perché la sua presenza avrebbe dovuto motivare i docenti al cambiamento verso una scuola per tutti. Il resto è storia, una storia, che come ho avuto modo, in questi ultimi tempi, di   denunciare e scrivere in diverse occasioni, a preso un’altra strada puntando tutto sul docente per il sostegno, lasciando pressoché immutato il contesto. Una storia dove l’università, in questi 40 anni, nei percorsi di laurea che portano all’insegnamento delle diverse discipline nella scuola secondaria, non solo ha ignorato ed ignora quasi del tutto i problemi legati all’insegnamento agli alunni con disabilità, ma che non ha neanche sentito la necessità di inserire, tranne sporadiche eccezioni, crediti di pedagogia e didattica della disciplina, quasi che l’insegnare sia una scienza infusa. Una storia che, mentre si chiudevano le scuole speciali, ha visto nascere presso diverse università le cattedre di pedagogia speciale, come che vi fosse una pedagogia che si occupa solo dell’educazione dei bambini senza problemi ed una pedagogia “altra” per chi perfetto non è. Una storia che ha registrato la progressiva delega dell’insegnamento agli alunni con disabilità al docente per il sostegno e, conseguentemente, reclamare sempre più ore di sostegno e come garanzia della continuità didattica la presenza del medesimo docente per il sostegno per l’intero ciclo di scuola del ragazzo. Una storia che ha registrato la richiesta alle scuole del P.A.I. di (Piano annuale per l’inclusione), a fianco del P.T.O.F. (Piano triennale dell’offerta formativa) e del P.A. (Piano annuale), documenti questi già richiesti in precedenza, quasi che vi sia una scuola per gli alunni “inclusi” ed una per gli altri. Una storia nel corso della quale sono cambiati i termini “inserimento” prima, “integrazione” poi ed ora “inclusione”, con i quali si definisce l’apertura delle scuole alla frequenza degli alunni con disabilità, ma dove non sono bastati più di quarant’anni per cambiare di pari passo la scuola facendola diventare la scuola che , non solo iscrive tutti quelli che glielo chiedono , ma sappia veramente essere la “scuola di tutti” sul piano reale della didattica e non solo sul piano formale della norma e che mettendo al centro del dialogo educativo l’alunno, diventi capace di offrire agli alunni condisabilità pari opportunità di apprendimento (non sempre è possibile dare pari apprendimenti e pari opportunità di relazione e socializzazione.
E’ “sotto il peso” di questa storia che in questi giorni assistiamo ad un gran fermento attorno ai decreti di delega della legge 107/15, dove, ancora una volta, anziché porre l’attenzione allo sviluppo di un “contesto” quale vero garante di una scuola per tutti e per ciascuno, lasciatemelo dire, mi sembra ci si ispiri piuttosto al famoso detto del Gattopardo: “se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”, così noi continuiamo a proclamare la “scuola di tutti” ma a parlare di “inclusione”.
Luciano Paschetta