Il libro di cui sto per parlarvi si intitola "I sogni nel cassetto" e contiene la maggior parte delle poesie che ho scritto fino ad ora. Lo immagino come un cassetto che custodisce i sogni perché ogni mia poesia è un sogno, una pagina bianca, che pian piano, magicamente, prende vita, grazie alla fantasia, e all'amore per ciò che ci circonda: la natura, le persone care, il nostro paese, l'arte, la storia, la mitologia.
Le mie poesie mi hanno portato ad affrontare degli immaginari viaggi, tra sogno e realtà, sia in luoghi reali ed attuali come le Alpi, la Finlandia, l'Afghanistan, Istanbul sia nell'antichità storica e mitologica come l'antico Egitto, il monte Elicona in Grecia, Troia.
Molte delle poesie qui raccolte, vincitrici di premi prestigiosi, sono apparse in periodici on line, ed audio riviste, a cura dell'Unione Italiana Ciechi.
La mia passione per la lettura è iniziata sin da quando ero piccola con testi di narrativa e di poesia.
Nel corso degli anni i miei studi universitari e l'interesse per la magistratura mi hanno condotto alla scrittura di testi giuridici, specialmente quando, dopo la laurea in giurisprudenza. ho frequentato una scuola in preparazione al concorso in magistratura.
Nello stesso periodo, sia per distrarmi dagli impegni quotidiani e un po' per caso ho iniziato a comporre poesie.
Questa passione si è,per così dire,accresciuta, visti gli inaspettati successi conseguiti ai concorsi, ai quali ho partecipato e mi ha permesso di conoscere numerose persone e di ampliare la mia cultura dato che mi documentavo sugli argomenti che volevo trattare.
In particolare i miei primi testi, sono stati ispirati da uno dei miei grandi interessi, la storia, che coltivavo già da tempo.
La mia prima poesia è stata infatti dedicata alla seconda guerra mondiale e si intitola "Un alpino in Russia". In questi versi ho descritto l'ambientazione storica, le atmosfere di quell'epoca come io le ho interpretate ed immaginate e sperando di renderle al meglio in modo da far immedesimare i miei lettori. Uno di questi, un mio caro amico, mi ha fatto credere di esserci riuscita con queste semplici parole "mi sembrava di essere lì".
Allora non credevo che la mia passione letteraria sarebbe proseguita così a lungo fino a diventare una parte importante della mia vita.
Con "Un alpino in Russia" ho partecipato al mio primo concorso a Rivalto, uno stupendo borgo in collina, una copiosa fonte di poesie.
Ho preso parte con grande gioia a tutte le altre edizioni del concorso svoltesi nel corso degli anni: ho sempre vinto dei premi ed ho fatto la conoscenza di persone appassionate di poesia come me, con le quali ho condiviso dei bei momenti.
Data la mia passione per la storia, mi sono ispirata all'antica Roma e mi sono immedesimata nel periodo storico ed in particolare nella poesia "Parole amare" ho rivissuto il dolore e l'amarezza dell'imperatore Tiberio, un uomo che, in seguito a lunghe riflessioni, accettò con molta umiltà, la cura dello Stato e malgrado tutto dallo stesso fu tradito ed abbandonato.
Questa figura storica è stata giustamente rivalutata dalla storiografia moderna mentre nell'epoca in cui è vissuto non venne apprezzato nonostante secondo me il suo comportamento sia ancora attuale e potrebbe, anzi, essere di ispirazione e di insegnamento.
In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dall'unità d'Italia svoltesi l'anno scorso ho scritto una poesia intitolata "Cara Italia" che ho letto il 17 marzo 2011, al teatro Verdi a Pisa, in una commovente e suggestiva cerimonia e che ho dedicato a tutti coloro che hanno lottato e che ancora combattono per il bene della patria.
"son così tanti i figli che hai stretto al petto,
e che han ricambiato il tuo amore con la vita,
il sangue… lava dal suolo ogni macchia, ogni ferita
quanti ricordi, frammenti di storia!
Molti emigranti han versato lacrime amare,
spargendo nel mondo la tua gloria,
il rimpianto per gli affetti, la terra, il mare,…"
In un evento analogo ho vissuto un'emozione veramente intensa, ovvero durante la premiazione del XXV Concorso Letterario Internazionale Giovanni Gronchi a Pontedera al quale ho partecipato con la poesia intitolata "Redipuglia" e dedicata alle "anime care" che hanno donato la vita e che riposano nell'omonimo sacrario: in quella circostanza, ho vinto la medaglia della Presidenza della Repubblica, della quale conservo un caro ricordo.
Mi sono lasciata guidare da alcune delle mie autrici preferite per affrontare diverse tematiche, ad esempio ho dedicato alcune composizioni alla mia poetessa preferita, Saffo. Per conoscerla meglio ho letto un libro bellissimo di Erika Jong, "Il salto di Saffo", in cui la poetessa, volendo gettarsi da una rupe, in seguito ad un amore infelice, ripercorre la sua vita, intrisa di avventure e con un compagno di viaggio di tutto rispetto: Esopo.
Mi sono ispirata spesso alle poesie di Saffo, nelle quali riesce a descrivere in maniera molto emozionante e veritiera l'amore per l'arte, per la poesia, per il canto e per un'altra persona.
Nei miei testi mi immagino Saffo mentre coltivava i suoi interessi, la poesia e la musica.
Leggendo i libri di Isabel Allende, quando denunciava gli orrori della dittatura nel suo paese e tracciava indimenticabili figure femminili, ho scritto alcune liriche, in particolare "Il Natale nascosto" e "canto di un rifugiato".
Ho dedicato alcune poesie all'amore nelle sue varie forme, sia quello complice, corrisposto o sofferto e segreto, degli innamorati, sia quello per le persone care, sia l'amore per la natura, ispirandomi a poeti famosi quali Rabindranath Tagore, Pablo Neruda, Nazim Hikmet, Emily Dickinson e Percy Bysshe Shelley.
Concludo, ringraziando mia sorella Valentina, autrice della foto in copertina, scattata a Marina di Pisa, in un giorno d'estate.
Vi saluto, con una breve composizione con la quale ho partecipato ad un concorso "Premio Laurentum 2011 in cui ho tentato di definire cosa significa per me la poesia:
"Uno spruzzo di mare,
che si frange in melodia,
una rima da baciare:
ecco la poesia;
copiosa fonte, che danza e brilla,
fruscìo di seta, da offrire ad una stella."
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Ciechi e falsi ciechi: che confusione
Domenica 1 aprile nella trasmissione condotta da Massimo Giletti, che va in onda alle ore 14.00 su Rai 1, tutta Italia ha potuto assistere ad un'altra pagina a dir poco negativa della campagna mediatica che scredita, e non poco, i portatori di disabilità. Ieri si parlava, ancora una volta, del caso di una presunta falsa cieca scoperta dalla guardia di finanza in Emilia Romagna. In particolare sono state mandate in onda immagini che mostravano la signora, cieca assoluta, che tranquillamente guidava una bicicletta. Si è aperto dunque un dibattito che, nonostante la difesa tentata da un oculista e 2 avvocati di parte della presunta truffatrice, si è puntato il dito contro i falsi invalidi e i falsi ciechi. Fin qui nulla questio, sembrerebbe tutto normale per un talk show che cerca di far venire a galla i problemi che affliggono il paese. Il problema è che ancora una volta il dibattito è stato a dir poco monco è incompleto. Gli intervenuti, infatti a partire dal conduttore Giletti, parlando della categoria dei ciechi, hanno dato una serie di informazioni imprecise e hanno fatto intervenire in trasmissione, in rappresentanza dei ciechi, un certo Signor Pasqualino, una persona qualunque, la quale nonostante sia rispettabilissima, sicuramente non rappresenta i ciechi italiani, come avrebbe potuto farlo con una maggiore cognizione di causa, un dirigente dell'Unione. Ancora una volta si è dato un peso incredibile ad una presunta falsa cieca, ma non vengono tenute in alcun conto dai media le difficoltà che incontrano i veri disabili e in specie i veri ciechi assoluti e parziali. Ma quanti sono i ciechi a cui l'INPS ingiustamente ha revocato le indennità spettanti? Quante sono le situazioni di estremo ritardo con cui gli organi preposti riconoscono lo status di cecità di un cittadino? Quali sono i disagi e le umiliazioni che un vero cieco deve subbire a causa di procedure sbagliate e medici che fanno parte delle commissioni sanitarie senza avere alcuna competenza in materia oculistica? Certo in un periodo di crisi economica è davvero più semplice fare audience parlando di presunti falsi invalidi, piuttosto che parlare di uno stato sociale che ormai non esiste quasi più. A noi dirigenti dell'Unione tocca sempre di più l'arduo compito di sensibilizzare con tutti i mezzi possibili l'intera popolazione dei cosiddetti normodotati al fine di far comprendere loro limiti e potenzialità dei minorati della vista.
Lettera aperta ai ciechi e agli ipovedenti
Cari amici,
obiettivo di un'associazione è quello di avere tra i propri iscritti tutti coloro a cui si rivolge e nel nostro caso, vorremmo che tutti i disabili visivi fossero iscritti alla nostra organizzazione.
Mi pare però che, ormai da anni, si parla di come recuperare iscrizioni.
Questa ultima campagna lanciata dalla circolare Daniele, Terranova, a me pare parta con il piede sbagliato.
Perché penso che non si parta bene?
Perché in questa circolare io e credo anche voi, non trovate alcun suggerimento operativo.
Caro Tommaso, signor vice presidente, da voi mi sarei atteso suggerimenti pratici e richiami per quanti non fanno nulla per crescere. Mi attendevo soprattutto dei consigli pratici; mi aspettavo come dirigente di una piccola sezione, di sentirmi dire come possiamo agire nei confronti delle amministrazioni, come pagare i dipendenti.
Io ho una situazione sana economicamente e organizzativamente anche se non ho ereditato quello che oggi la sezione possiede ma è il frutto della fatica di anni. Proprio questo mi fa pensare che il vostro riferimento non sia più la sezione ma la grande Sicilia e la sede centrale.
A Roma per ogni settore avete un ufficio e a noi ci chiedete di riprodurre in loco tutte le vostre azioni ma noi non abbiamo tanti uffici e tanti dipendenti e spesso non abbiamo né uffici né dipendenti.
Sempre più sezioni sono in crisi economica e senza dipendenti.
Allora, credetemi, noi che viviamo in periferia attendiamo aiuti concreti che spesso non vengono né da voi né, soprattutto dal nostro livello regionale.
Le sedi regionali non ci aiutano né nella programmazione e neppure nella gestione delle nostre attività
Spesso ci sentiamo soli con i nostri problemi. Credetemi, conosciamo la storia della nostra gloriosa associazione perché l'abbiamo vissuta e per una piccola parte l'abbiamo fatta insieme a voi.
Personalmente ho vissuto l'epoca di Sala Borromini, di piazza Colonna quando arrestarono i nostri dirigenti, ricordo le lotte per l'integrazione scolastica e le manifestazioni a difesa dell'indennità di accompagnamento solo per citarne alcune ma per avere nuove adesioni non basta.
Oggi ci vuole un'associazione visibile sul territorio, un'associazione che si caratterizzi per le battaglie sulle barriere, che difenda il diritto alla salute, che si batta per i servizi di trasporto locale.
Dobbiamo fare delle nostre sezioni delle case di vetro aprendoci senza timore di essere contagiati. Dobbiamo, come dirigenti sezionali, regionali e nazionali, aprirci ai movimenti politici e culturali che agiscono sul territorio ai vari livelli perché solo così possiamo essere forti e incidere davvero sulle scelte politiche. Dobbiamo batterci perché il forum della disabilità cresca e si diffonda sul territorio. Dobbiamo dialogare con i sindacati e le forze politiche. In una parola ci vuole INCLUSIONE. Quando ho letto il quadro delle iscrizioni per regione, mi sono posto una domanda.
Se l'Unione ha circa 55mila iscritti, e se la Sicilia ne ha 35mila, dove sono finiti tutti gli iscritti delle altre regioni?
Possibile che una regione copra più del 50 per cento dei nostri iscritti?
Come mai da tanto tempo ci lamentiamo per il programma di anagrafica soci, per i suoi numerosi difetti e non facciamo nulla per cambiarlo?
Mi risulta che ci sono sezioni che, come quella di Siena, crescono regolarmente ma che ve ne sono altre che perdono soci in modo quasi altrettanto regolare. Perché non ci si vuole rendere conto che le nostre strutture sono occupate da persone stanche e fuori dal tempo?
Cosa deve accadere per chiamare le cose con nome e cognome?
La manutenzione straordinaria di cui si parla, ha dato risultati? Secondo quando dici, caro Tommaso, non ci sono stati risultati apprezzabili. Puoi continuare a pensare che sia solo colpa delle sezioni? Perché non si apre davvero la nostra organizzazione al mondo esterno? Ci sono ancora sezioni che svolgono il consiglio sezionale chiuso al pubblico. Continuiamo a tenere le nostre riunioni nel chiuso delle nostre stanze e non ci rendiamo visibili.
Apriamoci dunque al nuovo che cresce, adeguiamoci ai tempi e proviamo a renderci disponibile anche all'ascolto di chi la pensa diversamente da noi.
Agiamo con maggiore trasparenza iniziando da Roma per finire alle sezioni. Diteci per esempio come si vota in direzione, fateci sapere cosa si dibatte e come la pensano i vari direttori; apriamo i consigli regionali al pubblico riunendoli in luoghi pubblici; facciamo partecipare di più i soci alle decisioni sezionali e apriamo le sezioni alle realtà locali.
Solo così potremo crescere e crescere in salute.
La circolare sui rimborsi spesa, ci fa pensare che ci sono stati rimborsi superiori a quelle tariffe e se così è, rendiamo pubblici tutti i compensi e i rimborsi.
Facciamo operazione di trasparenza e ne guadagneremo tutti senza voler compiere una caccia alle streghe ma per amore di verità. Chi scrive ha sottoscritto il manifesto del movimento rinnovamento, che ho contribuito a far nascere, ma l'ho fatto nella convinzione che la nostra associazione necessita di un dibattito vero e aperto.
Avanti tutta e tutti insieme per un futuro migliore. Noi passiamo, l'Unione deve restare; non miniamone le fondamenta.