La moderna caccia alle streghe, consistita nell’individuazione di presunti falsi ciechi ed oculisti compiacenti, si è svelata in tutta la sua crudeltà: dopo l’archiviazione del procedimento penale avviato nel 2012 a carico dei cdd. 5 falsi ciechi di Catania, e di quelli che con una consecutio temporis esemplare hanno interessato tutte le parti d’Italia, finalmente il 25 novembre scorso anche il Tribunale di Siracusa ha chiuso una vicenda che definire grottesca è poco.
L’indagine sui 16 falsi ciechi individuati nel 2010 nella Città aretusea si è chiusa con il proscioglimento in sede di udienza preliminare di tutti gli imputati.
Anni di indagine, utilizzazione di uomini e mezzi per appostamenti e pedinamenti, ma anche per intercettazioni telefoniche, come avvenuto a Siracusa, allo scopo di individuare presunti truffatori dello Stato e gettarli nel tritacarne dell’informazione.
Persone già afflitte dalla grande sofferenza di avere una minorazione visiva, cui sono stati sequestrati preventivamente beni personali e sospesi i trattamenti economici, salvo poi uscire integri nell’onore con la dolorosa conferma della loro condizione di cecità.
Il clamore sollevato al fuoriuscire delle notizie sulle indagini, alla diffusione delle immagini di persone presunte cieche che camminano da sole, che ballano, che salgono delle scale o che giocano a calcio balilla, che effettuano dei prelevamenti al bancomat: immagini amplificate e rese perennemente disponibili sulla rete, con tanto di commenti di dispregio a corredo da parte dei soliti malevoli benpensanti, non sarà mai pari a quello che ne accompagna il riconoscimento della propria innocenza.
Il delinquente è giusto che faccia clamore per fungere da esempio negativo per la società ma altrettanto giusto deve essere il clamore del trionfo della giustizia, della dimostrazione dell’innocenza del presunto reo che ha sofferto senza avere colpe.
Il GUP del Tribunale di Siracusa ha dato a Cesare quello che è di Cesare dimostrando come la magistratura giudicante sia la vera forza del nostro Paese, come sia quel Giudice a Berlino che il mugnaio Arnold di Potsdam ricercava.
Ho avuto l’opportunità di difendere uno dei 16 falsi ciechi di Siracusa e di dimostrarne l’estraneità alle accuse primo perché faceva delle cose che un cieco può fare e secondo perché le patologie visive erano evidenti, ricevendo il pieno accoglimento della richiesta di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste.
Per me è stato un onore ed un dovere, ma anche un dolore: il dolore, che condivido personalmente, delle persone affette da patologie agli occhi che giorno dopo giorno lottano per conquistarsi una autonomia diversa, che affrontano sacrifici decuplicati rispetto ai vedenti per tentare di dare un senso alla propria vita, e che per tale tentativo vengono umiliate, derise, indagate e processate, bruciate nel rogo dell’informazione, senza averne alcuna colpa e senza ricevere la successiva giusta mercede da una giusta informazione.
Una volta un cieco riabilitato che svolgeva da solo determinate azioni era ammirato ed indicato come esempio, oggi, per l’opinione pubblica, non può che essere un falso cieco che truffa allo Stato la pensione e tutti gli altri benefici connessi allo status di cieco.
Dopo anni di silenzio, tenuto nell’attesa della conclusione di indagini, udienze preliminari e processi, tutto ciò non può più essere ammesso e va contrastato con la stessa forza con cui si è data notizie delle indagini.
(Avv. Mattia Gattuso)
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Lettera aperta al Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, di Silvana Piscopo
Caro Presidente, come lei avrà sicuramente letto, la proposta di dare vita ad una scuola specialistica per bambini ciechi ed ipovedenti, sta facendo discutere creando in tanti di noi preoccupazione, in altri, invece, qualche speranza e condivisione; ciò che mi sgomenta non è la condivisione di un progetto, che a mio avviso, tra l’altro nasce da una debolezza pedagogica, ma le ragioni che danno spazio ad una siffatta iniziativa e cioè la condizione di insicurezza permanente in cui vivono tanti genitori di bambini e ragazzi ciechi ed ipovedenti frequentanti le scuole pubbliche: quali le carenze più diffuse e note?
La precarietà dei supporti nello studio domestico, la discontinuità e, troppo spesso, la insufficiente preparazione specifica, ma anche psico-pedagogica dei docenti di sostegno, lo scarso coinvolgimento dei consigli di classe nel predisporre e costruire collettivamente gli obiettivi didattici e formativi degli alunni ciechi ed ipovedenti, il prevalere del burocraticismo formale nel costruire i piani educativi individualizzati e quelli didattici personalizzati, una tendenza ad accogliere con diffidenza i nostri bambini e ragazzi e la complessiva fragilità di sistema che pervade la nostra scuola.
A tutto ciò si può reagire con promesse che appaiono rassicuranti nell’immediato, ma, dal mio punto di vista, ancora più destabilizzanti in prospettiva perché sappiamo quanto può scompensare il passaggio da una condizione di protezione di un bambino dai 5 ai 6,7,8 anni di età ad una situazione impatto generalista in scuole con classi numerose spesso culturalmente molto plurali e con percorsi educativi diversi da quelli seguiti da questi piccoli utenti di strutture specialistiche;
tutto questo mi induce a domandarle urgenza di organizzare presto un lavoro di squadra su tutto quanto attiene l’educazione, l’istruzione, la formazione e la cultura, perché in tanti anni si è prodotta una politica di servizi da parte dell’Uici, ma è mancata, a parte qualche pagina di rivista, o la voce un po’ isolata di qualche addetto ai lavori, una linea di politica scolastica, suffragata da orientamenti pedagogici; è, altresì, stata trascurata la necessaria relazione con i nostri studenti dei quali conosciamo quel pochissimo che ci raccontano genitori o docenti di sostegno e noi, come facciamo A parlarne quando non riusciamo a stabilire con loro relazioni dirette?
Per esperienza personale devo dire che riuscivo a costruire progetti di qualche senso e di qualche valore pedagogico e culturale, solo quando, come dirigente scolastica, mi facevo aiutare dai ragazzi che ne erano i destinatari.
Studiare nuove modalità di approccio a queste problematiche è non solo urgente e necessario, ma un dovere primario cui ciascuno deve corrispondere in proporzione alle proprie competenze e alle responsabilità che si assume nell’associazione.
Silvana Piscopo
Il non vedente del terzo millennio, di Gianluca Fava
Era il 5 dicembre 2015 quando a Napoli, nella splendida sala Consiliare della Città Metropolitana, si teneva un importantissimo Convegno dal titolo “il non vedente del terzo millennio”.
Tale evento, veniva organizzato dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sezione Provinciale di Napoli, nell’ambito delle celebrazioni della giornata Nazionale del Cieco, che ogni anno cade il 13 dicembre.
La mattinata di lavoro veniva moderata dal famoso giornalista Domenico Falco.
grazie alla presenza di relatori esperti provenienti anche da fuori Regione come Sabato de rosa dell’istituto Cavazza di Bologna, si dibatteva su tematiche attualissime.
L’idea del Convegno che godeva del patrocinio della Regione Campania, della Città Metropolitana di Napoli, del Comune di Napoli, della Fondazione Telethon e dell’Ordine dei Giornalisti, come dichiarato dal dott. Mario Mirabile Presidente della sezione UICI organizzatrice nonché egli stesso giornalista, è nata dalla consapevolezza che le esigenze, i diritti, i
comportamenti, le difficoltà e soprattutto le potenzialità dei ciechi e degli ipovedenti, sono ancora troppo poco conosciute ed i disabili visivi sono troppo spesso vittime di discriminazione e comunque non considerati come normali cittadini titolari quindi di diritti e doveri alla pari
degli altri.
Al convegno venivano invitati, oltre che le persone affette da disabilità visiva, anche rappresentanti delle Istituzioni, insegnanti, operatori sociali, giornalisti e tutti coloro che vogliono davvero abbattere le barriere culturali.
A latere del convegno, inoltre, veniva allestita anche una mostra di ausili tiflo-informatici, nonché una esposizione di mosaici realizzati da Mario Ferraro, artista ipovedente.
Infine, agli avvocati che volevano assistere all’evento, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli rappresentato nella sede in questione dall’avvocato Arturo Frojo, riconosceva ben quattro crediti formativi.
Che Bella giornata!
Al cospetto di una sala decisamente piena, chi scrive si arricchiva lo spirito grazie alle superlative relazioni del dott. Giuseppe Biasco, storico e giornalista, nonchè direttore dell’I.Ri.Fo.R. Napoli e della dott.ssa Sabrina Carrella, ricercatrice Telethon; ma vi è di più: la presenza fisica della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli attraverso il Procuratore Aggiunto Nunzio Fragliasso e quella del Tribunale di Napoli attraverso il Presidente Vicario Umberto Di Mauro, a modesto avviso dello scrivente, testimoniavano con fermezza di aver finalmente chiaro che non vedente non è sinonimo di falso cieco!
Ciò, ovviamente, acquista ancora più valore, perché è avvenuto a Napoli: la città troppe volte definita dai media “città dei falsi ciechi”!
La Regione Campania, nella persona del Consigliere Carmine de Pascale, quella mattina annunciava lo stanziamento di 180 mila euro in favore dell’UICI, che, visti i tempi…
La stampa dava all’evento grande diffusione e Canale otto, emittente televisiva Napoletana, lunedì 7 dicembre 2015 alle 19,30, ne dava, attraverso un bellissimo servizio del giornalista Giuseppe Porzio, anche notizia nel proprio TG!
La mattinata veniva impreziosita da un bellissimo intervento telefonico del Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti Mario Barbuto, che ha avuto l’unico neo, lo si scrive a titolo personale ed ovviamente senza alcuna vena polemica, di non aver chiuso i lavori così come da programma!
Molte cose potrebbero essere ancora scritte circa il convegno in parola che, per vari motivi e sotto vari aspetti rappresenta una novità, ma, per non tediare il paziente lettore, si tralasciano rimandando all’ascolto dei file audio contenuti nel link http://www.uiciechi.it/ArchivioMultimediale/.
Gianluca Fava
Natale insieme giocando: il piacere di ritrovarsi, di Mena Mascia
Ieri, entrare in associazione e sentirla pullulare di voci, conosciute e non, è stata per me un’emozione unica. Senza molto crederci, viste le volte che ci avevo provato, ricevendo per tutta risposta dinieghi assoluti, dei quali, per carità di patria, non è qui il caso di analizzare i motivi, accorgermi che gli amici erano intervenuti per partecipare al torneo di scopone scientifico, mi ha riempito di gioia. Abbracci, baci, erano lì a dimostrare il piacere di considerare la sezione come la propria casa, un ambiente non neutro da abitare per ritrovarsi e dimenticare ambasce quotidiane o dispiaceri vari, una casa dove trascorrere qualche ora di svago per sentire allontanarsi la crisi di appartenenza che talvolta ci coglie nel chiuso della nostra abitazione.
Tutti hanno gradito l’idea della tombolata che ci vedrà ancora riuniti fra una settimana e distribuito sorrisi sereni, andando via. In memoria di un amico scomparso da poco, un vero artista, porterò io la tombola, al fine di ricordarne a tutti l’immensa creatività.
I ragazzi del servizio civile che la sezione mette a disposizione di chi, socio e non, ha necessità di essere accompagnato, si sono prodigati per procurare i premi per la tombola, felici di partecipare con i nostri soci più giovani alla prossima sfilata degli abiti da sposa che si terrà il giorno 19 p.v. per autofinanziarci. L’iniziativa è stata sponsorizzata con molto entusiasmo dai negozi cittadini per il piacere di vedere il proprio logo sulla nostra locandina dal suggestivo titolo “C’era una volta”, per giustificare il quale hanno chiesto a chi aveva qualcosa di bello da far vedere di esporlo, per dare di noi un’immagine più vera di come siamo. In quella sede ognuno vedrà esposto il frutto delle proprie passioni, rese più concrete dal farle osservare a chi avrà la voglia di augurarci un buon Natale, apprezzando il com’eravamo, non dimenticando il come siamo.
Mena Mascia
Echi del XXIII Congresso Nazionale dell’Uici – A modo mio, di Mario Censabella
L’assise ha avuto luogo dal 5 all’8 novembre a Chianciano; la sera del primo giorno un’importante evento: l’assegnazione dei premi braille e un concerto nel corso della manifestazione molti non vedenti hanno dato prova della loro valentìa.
Quest’anno il nostro Congresso si è svolto a Chianciano, questa sede è stata prescelta oltre che per motivi economici, forse anche perché Chianciano è in una posizione equidistante da tutti i confini italici. Diamo ora un’occhiata al loco.
Chianciano Terme è una delle località termali più famose d’Italia. Particolarmente fortunata la posizione, a cavallo tra la Val d’Orcia con le sue crete (dal 2004 patrimonio dell’umanità dell’UNESCO) e la fertile Valdichiana, tra le colline dei vini di Montepulciano e le bellezze rinascimentali di Pienza: luogo di cura e di relax ma anche punto di partenza per scoprire le bellezze della Toscana e della vicinissima Umbria. Dista 89 km da Siena e 73 da Arezzo.
Ha avuto nel periodo 1915-1920 un rapido sviluppo con la costruzione di un acquedotto, di uno stabilimento di imbottigliamento e con la ristrutturazione dello stabilimento dell’Acqua Santa.
In verità il Congresso ha avuto inizio alle ore 15.30, gran brusio, qualcuno si chiama a gran voce, non si distinguono le voci dei non vedenti da quelli degli accompagnatori.
L’atmosfera non è del tutto mutata rispetto a qualche anno addietro, vi sono molte voci nuove ma non mancano le vecchie mammole, ora un po’ più tigrati, vecchi marpioni ai quali nonostante un nuovo tagliando sopravvivono per la loro antica scaltrezza; vi sono ancora le vecchie volpi ormai ingrigite che anche con il fiato corto riescono a essere ferine; non mancano neppure i gladiatori che hanno sempre il colpo che può stroncare. Vi sono naturalmente anche le new entry, queste piuttosto sibilline e impenetrabili.
Mi sono fatto prendere dal pathos, dall’emozione, non ho ancora scritto dell’intervento dei candidati presidenti e di tutti coloro che si sono proposti per le varie candidature: ciascuno ha saputo far considerare l’intelligenza, la cultura, l’esperienza, anche associativa, il carattere secondo i propri parametri.
Il Congresso si è concluso con la rielezione di Mario Barbuto e con un rinnovato consiglio nazionale, alla conclusione, grande entusiasmo e qualche polemica di troppo, auguri affettuosi e complimenti a tutti i neo eletti.
Come ha sempre affermato Wanda Dignani viva la nostra grande, bella, importante Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ora aggiungo io, senza di “lei” saremmo nulla.
Da moltissimi anni tutti coloro che sono venuti a Chianciano a… passare le acque sono stati convinti che… Chianciano fegato sano… non so se questo slogan sarà stato tale anche per tutti i nostri congressisti.
Mario Censabella
Perché non ritirare il “famigerato” emendamento?, di Gianluca Rapisarda
Cari amici,
da catanese, anch’io sono un convinto fruitore del Polo tattile multimediale, del quale non mi sognerei neanche minimamente di sminuire l’insostituibile ruolo culturale per i minorati della vista siciliani.
Tuttavia, non riesco a comprendere la lettera aperta al nostro Presidente Nazionale che, in questi giorni, alcuni dirigenti siciliani stanno facendo girare e circolare.
Non la capisco in quanto, secondo me, non coglie e non vuole “vedere” quello che è il vero e reale nocciolo della questione.
Infatti, se i ben 3500000 Euro che la Regione Sicilia eroga annualmente a favore della Stamperia Braille etnea non bastano all’Ente per soddisfare le esigenze ed istanze culturali dei suoi utenti, allora i responsabili di tale struttura, perché non hanno pensato bene di “concordare” con il Presidente Barbuto una strategia diversa ed alternativa alla presentazione di un emendamento volto a sottrarre risorse indispensabili per lo svolgimento delle attività di ricerca, riabilitazione e formazione dell’I.Ri.Fo.R?
Al riguardo, mi permetto di suggerire loro l’individuazione di altre possibili fonti di finanziamento quali la città metropolitana di Catania, la stessa Regione siciliana (dalla quale dipende tra l’altro il Polo tattile), fondi comunitari, che ritengo più adeguati e pertinenti per la specifica tipologia di tale Ente.
Certo, la fretta è spesso “cattiva consigliera” ed i ritmi ”frenetici e vorticosi” imposti dalla Legge di stabilità sovente non aiutano ed hanno senz’altro contribuito a tale spiacevole “incidente” e “pasticcio”, ma sono altrettanto convinto che anche i dirigenti della Stamperia Braille sanno perfettamente che depauperare e decurtare i contributi dell’I.Ri.Fo.R. significa fondamentalmente ridimensionare i tanti progetti di formazione, riqualificazione professionale, di autonomia e mobilità destinati a tutti i disabili visivi e ciechi pluriminorati d’Italia.
E nonostante la presentazione dell’ormai “famigerato” emendamento, io penso che non sia detta l’ultima parola e che possano esserci i margini per sbrogliare l’intricata “matassa”, già in occasione della discussione della legge finanziaria alla Camera a partire dalla prossima settimana.
A tal proposito, faccio un appello “accorato” ai dirigenti dell’UICI Sicilia perché compiano un atto di “giustizia” associativa, adoperandosi con tutte le loro forze ed energie per far ritirare alla camera il sopraccitato emendamento, o per lo meno perché esso preveda una sovvenzione in favore della Stamperia Braille in aggiunta all’integrale contributo dell’I.Ri.FoR.
Ma tutto ciò non può prescindere da uno “sforzo collaborativo” e da un coinvolgimento fattivo e diretto del nostro Presidente Nazionale che, pur nel rispetto delle responsabilità e delle competenze di tutti e di ciascuno, è sempre il garante del buon funzionamento della nostra amata Unione e di tutti gli Enti collegati.
Infatti, l’esperienza insegna che l’adozione di una simile metodologia di comportamento “partecipativo e sinergico” riduce sensibilmente le conflittualità ed i possibili contenziosi al nostro interno e responsabilizza tutti noi ad una gestione “coesa, democratica e collegiale” della nostra Associazione.
Questo non è più il tempo delle divisioni, delle lacerazioni e delle incomprensioni, ma quello delle soluzioni condivise ed unitarie.
D’altra parte, se la congiuntura economica attuale del Polo Tattile di Catania è davvero così drammatica, non penso che mancherà al nostro sempre sensibile Presidente Barbuto, venirgli incontro e farsi carico di tale criticità, se lo si chiamerà direttamente in causa.
Ed allora confido nel grande “senso di appartenenza e di responsabilità” dei vertici regionali dell’UICI Sicilia per farlo ritirare questo “benedetto” emendamento.
Sarebbe questo il più bel “regalo” di Natale per il Presidente Mario Barbuto, la più bella “strenna” natalizia per i ciechi ed ipovedenti italiani!
Contributi dei lettori – Nuovo Consiglio nazionale: la sfida del nuovo, di Massimo Vita
Riflettendo su quanto accaduto al Congresso nazionale mille pensieri balenano nella mia mente e il più ricorrente è quello legato alla composizione del nuovo consiglio nazionale.
Penso sinceramente, che il congresso abbia espresso un reale spirito di rinnovamento senza trascurare l’esigenza di qualità e di esperienza.
Il nuovo organo appare abbastanza bene assortito e questo anche osservando coloro che partecipano di diritto come i presidenti regionali.
Vorrei esprimere l’auspicio che il prossimo Consiglio nazionale dia vita a una direzione forte e coesa equilibrando le esigenze di novità con quelle dell’esperienza e della disponibilità.
Il nostro presidente nazionale potrà condurre la nostra grande famiglia con determinazione solo se avrà una direzione coesa, forte, capace e disponibile al sacrificio supportata da un consiglio nazionale operativo e presente.
Dobbiamo anche noi dalla periferia far sentire la nostra presenza operante per mostrare al paese e alla classe politica la nostra forza e la nostra responsabilità.
I nostri nuovi dirigenti nazionali dovranno imprimere un passo più svelto all’associazione senza avventurismi ma con lo sguardo aperto verso il futuro e le sue sfide più forti.
Dovremo coordinare meglio le attività di Irifor, dell’agenzia per la prevenzione e di tutti gli strumenti che abbiamo per promuovere le nostre problematiche e le nostre risorse.
Penso che abbiamo buone possibilità per affrontare tutte le sfide con determinazione e vincerle.
Mi auguro che non prevalgano le gelosie e la voglia di rivalsa perché questo ci farebbe perdere di vista l’obiettivo: una vita migliore per tutti i ciechi e gli ipovedenti.
Massimo Vita
Salviamo L’I.Ri.Fo.R!, di Gianluca Rapisarda
Care amiche e amici, sono un dirigente della Sezione UICI di Catania, ma non così cieco dall’avere seri dubbi sull’operazione che smisterebbe parte del contributo nazionale della “nostra” I.Ri.Fo.R. a favore del Polo tattile etneo.
Non vi nascondo effettivamente l’imbarazzo nel dirvi che reputo l’emendamento presentato in Commissione Bilancio al Senato del tutto inopportuno e fuori luogo sia nella forma che nella sostanza.
Innanzitutto perché, a primo acchito, l’emendamento mi sembrerebbe tecnicamente inammissibile, dato che la Stamperia Braille di Catania è un Ente della Regione Sicilia e che tra l’altro gode già di cospicue sovvenzioni regionali (circa 3 milioni e 500000 Euro l’anno). A tal proposito, mi permetto di consigliare altre strade ed altre fonti di finanziamento per il Polo tattile (quali ad es. la città metropolitana di Catania, la Regione siciliana, Fondi europei), più pertinenti per la specifica tipologia di quella struttura.
In secondo luogo, neanche il contenuto dell’emendamento mi convince, in quanto ritengo davvero ingiusto e sbagliato depauperare e strappare risorse all’I.Ri.Fo.R., che è il nostro Ente di formazione per eccellenza.
Ogni centesimo “estorto” a tale nostro grande “fiore all’occhiello” potrebbe significare un progetto di formazione in meno per i nostri disoccupati, un progetto di mobilità ed orientamento e di Tifloinformatica in meno per i ciechi e gli ipovedenti italiani, un progetto di riqualificazione professionale in meno per i lavoratori non vedenti, un campo estivo in meno per i bimbi disabili visivi e ciechi pluriminorati d’Italia. Per non parlare del duro colpo che subirebbero la ricerca tiflologica e l’aggiornamento e la formazione degli operatori del sostegno scolastico.
Ed allora, mobilitiamoci tutti ed adoperiamoci al massimo secondo quanto suggerito dal nostro Presidente Mario Barbuto nel suo comunicato 193 e SALVIAMO l’I.Ri.Fo.R!
Infatti, da operatore della scuola e da responsabile dei progetti tiflologici del C.d.a della Federazione vi dico che l’I.Ri.Fo.R. è troppo importante per noi e che invece va fortificato e rafforzato economicamente e nei suoi “poteri” per diventare sempre più il “punto di riferimento” per la ricerca, la riabilitazione e la formazione dei minorati della vista italiani.
La mia proposta dopo il Congresso: L’”Authority della Tiflologia”, di Gianluca Rapisarda
Cari amici, unitamente al successo entusiasmante del Presidente Barbuto che è il successo di tutti noi che ci riconosciamo nel suo progetto di rinnovamento, si è trattato di un Congresso davvero esaltante e coinvolgente.
Infatti, massiccia è stata la partecipazione dei delegati e non, elevata la qualità del dibattito durante i gruppi di lavoro, ma soprattutto abbiamo vissuto una grande “festa” di democrazia.
La cosa che mi è più piaciuta è stata la conferma, laddove ce ne fosse stato bisogno, che noi dell’UICI siamo una classe dirigente seria, matura e responsabile, orgogliosa del proprio presente e passato, ma anche fiduciosa nel futuro e consapevole che a nessuno di noi è dato fermarsi “sulla riva del fiume” senza il rischio di essere travolti dalla “corrente” dei veloci cambiamenti di oggi. Quando parlo e scrivo dell’UICI, naturalmente, non parlo né scrivo di “sesso degli angeli”, ma della qualità della vita dei minorati della vista italiani che, se non opportunamente “guidati”, rischiano quotidianamente l’esclusione sociale.
Dentro la parola Unione, infatti, ci stanno i veri bisogni di persone in carne ed ossa : i non vedenti. Sono essi donne, uomini, bambini ed anziani, che spesso si rivolgono alle nostre sezioni ed Enti collegati, come “ultima spiaggia, ultimo appiglio, ultima speranza” per non fare naufragio.
Dunque, io sono convinto che la “mission” del nuovo Consiglio Nazionale è proprio quella di dare adeguata visibilità a tali bisogni, dando risposte concrete alle esigenze dei nostri soci e più in generale di tutti i ciechi ed ipovedenti italiani.
Queste risposte concrete corrispondono alla “montagna” di cose, che il Consiglio Nazionale dovrà fare insieme a noi nei cinque anni del mandato che è chiamato ad assolvere.
Sfogliando pagina dopo pagina la fitta agenda che ci viene consegnata da Chianciano relativamente ai nostri “impegni” associativi prossimi futuri, a mio modesto avviso, non potremo trascurare la voce disperata dei tanti, tantissimi genitori dei ciechi pluriminorati, che hanno creduto e credono ancora (specie dopo l’acquisto da parte della Federazione dell’immobile di Via Pollio) nella possibilità di realizzare, a Roma, un Centro di Alta Specializzazione per il recupero funzionale e la riabilitazione dei loro figli.
Deve essere, quindi, per noi un “imperativo” categorico la presa in carico di tale problema dei nostri più sfortunati “fratelli” ciechi pluriminorati, perché non vengano più considerati solo “oggetti” di pietismo, ma “soggetti” di diritto.
Non potremo nemmeno dimenticare le istanze degli anziani ciechi, che rivendicano il diritto alla fruizione del loro tempo libero nel miglior modo possibile, attraverso lo svolgimento di attività socio-ricreative e di svago dal grigiore della loro monotona quotidianità, vivendo pure importanti momenti di condivisione e d’integrazione con coetanei “normovedenti”.
Non potremo, inoltre, abbandonare i giovani non vedenti disoccupati, che all’UICI chiedono di aiutarli a superare le barriere dei tradizionali impieghi dei minorati della vista (centralinismo e massofisioterapia), adoperandosi nell’attivazione di Corsi di Formazione professionali al fine di favorire il loro inserimento in attività lavorative di maggiore responsabilità e gratificazione (addetti al protocollo, alla gestione di banche dati, al Call-Center, al telemarketing,ecc….). Dovremo altresì prodigarci al massimo per riqualificare efficacemente i nostri “vecchi” centralinisti e massofisioterapisti. Senza trascurare, ovviamente, le interessanti ed innovative opportunità lavorative che ci vengono fornite dal recente “Jobs Act”.
Non potremo infine eludere l’appello accorato degli studenti non vedenti che frequentano la scuola “normale”, i quali chiedono all’Unione ed agli Enti collegati di supplire alle carenze dello Stato, potenziando il servizio di assistenza tiflodidattica e tiflopedagogica (fornitura dei materiali speciali e dei libri di testo in tempi utili e ragionevoli), assicurando loro la continuità del sostegno e l’accesso alle attività integrative scolastiche, parascolastiche, culturali e sportive.
A mio parere, sono queste le iniziative più urgenti che i nuovi organi “unioneschi” non si potranno esimere dall’intraprendere.
Ma, da operatore della scuola e referente dei progetti tiflologici della Federazione Pro Ciechi, come ho più volte sottolineato al Congresso, faccio un accorato appello al Presidente Mario Barbuto ed ai vertici associativi perché si trovino le soluzioni didattiche ed organizzative più efficaci ed efficienti per migliorare la qualità dell’offerta formativa ed il sistema del supporto scolastico dei nostri alunni.
Al riguardo, mi permetto di suggerire e di sottoporre all’attenzione del nuovo Consiglio Nazionale e della nuova Direzione alcune proposte che io ritengo utili e funzionali affinché l’Unione in stretta sinergia operativa e con la fattiva collaborazione della Federazione, dell’I.Ri.Fo.R e della BIC possa davvero rilanciare il processo d’integrazione degli studenti disabili visivi nella scuola di tutti.
L’indifferibile necessità di fare “fronte comune” con la Fish e la Fand, inducendo il Governo a sposare la “causa” dell’istituzione del “ruolo” del sostegno, perché non sia più caratterizzato dagli elementi critici dell’ambiguità e della precarietà.
2) L’altrettanto cogente esigenza di ottenere dal Parlamento il varo di una legge volta al riconoscimento giuridico della figura professionale del Tiflologo, fino ad oggi addirittura priva di un albo professionale e che io ho definito il vero “convitato di pietra” del Congresso.
3) Infine, la creazione ed il riconoscimento da parte del MIUR di un’”Authority della Tiflologia” e cioè di un Board molto snello ed agile di cinque o sei esperti del settore, provenienti dai nostri Enti collegati, dalle facoltà universitarie di Scienze della Formazione, da Enti nazionali di formazione di comprovata e consolidata affidabilità, ecc.
La mia idea è quella di dare vita ad una vera e propria Fondazione, finanziata dal MIUR e dai privati e deputata alla progettazione dei percorsi formativi dei futuri docenti ed operatori del sostegno e di aggiornamento continuo di quelli già in servizio.
Concludendo, io credo che su tali interventi legislativi non possiamo più derogare e transigere, se vogliamo un’effettiva inclusione scolastica capace di garantire da un lato la migliore preparazione e formazione possibile dei docenti di sostegno, e dall’altro il diritto allo studio ed il pieno successo formativo dei “ragazzi ciechi”, per dirla alla Romagnoli.
Girando tra le scuole di Napoli e provincia, di Silvana Piscopo
Da qualche mese, essendomi offerta a svolgere incontri con le scuole in cui sono inscritti studenti non ed ipovedenti, ho avuto modo di confrontarmi con vari consigli di classe per affrontare problematiche di varia natura: da come impostare i piani didattici personalizzati, a come promuovere relazioni corrette e costruttive tra ragazzi vedenti e non, tra scuola e genitori che spesso oscillano tra eccessi di diffidenza o forme di timore reverenziale ho potuto, comunque, sperimentare che, nonostante la naturale variabile di qualità e competenze, capacità maggiore o minore di approcci diretti e-o mediati, tutti i docenti si sentono rassicurati quando qualcuno di noi va nel luogo dove loro lavorano, gli si rivolge non per esercitare ruoli giudicanti, ma per offrire spunti, per offrirsi come persona che ha sperimentato e sperimenta a partire da se stessi, quelle pratiche di vita, di educazione, di crescita che propone di utilizzare nel lavoro quotidiano da costruire nelle scuole.
Creare fiducia tra insegnanti e le persone dell’Uici che si occupano di istruzione, educazione e cultura di studenti non ed ipovedenti è condizione basilare se si vuole tutelare i nostri ragazzi, ma la fiducia si conquista sapendo gestire al meglio i piccoli e consueti conflitti tra le parti in causa: alunni, genitori, docenti, mettendo in campo tutte le proprie risorse pratiche e teoriche che ciascuno ha acquisito ed acquisisce nel corso della vita personale, lavorativa, di impegno sociale, professionale.
Ho esperienza lunga ed impegnativa nel mondo della scuola e, dunque, per me non è tanto difficile individuare le modalità più efficaci per costruire ponti tra le tradizionali parti e controparti che in tutte le scuole tenderebbero ad inventarsi muri e trincee, ma la nostra associazione è fatta da tante persone che dedicano con passione e volontà il proprio tempo e le proprie energie non disponendo di specifiche conoscenze circa la complessità di rapporti, norme giuridiche, regolamenti interni e, soprattutto, equilibri variabili che possono agitare negativamente o stimolare positivamente l’uno o l’altro Consiglio di classe.
Per tutte queste ragioni io mi permetterei di indicare al gruppo dirigente che si appresta a dare corpo e gambe a quanto le teste hanno prodotto nelle risoluzioni congressuali, una priorità: fare formazione a tappeto per tutti i dirigenti sezionali che si occupano di inclusione scolastica, utilizzando tutti i canali possibili per coinvolgere proprio tutti dal sud al nord e senza usare procedure da convegni, o da trasmissione dall’alto di contenuti meramente manualistici.
Buon lavoro al Presidente e alla nuova squadra che dovrà meritare non solo la fiducia degli elettori ma di tutti noi.