Breve questionario dedicato ai giovani

Su sollecitazione e proposta del nostro comitato nazionale giovani, abbiamo predisposto un’apposita pagina sul sito internet per presentare un breve questionario circa il tema in oggetto.

Occorre solo qualche minuto per rispondere a pochissime domande che potranno aiutarci a orientare le nostre scelte in materia, anche come prospettiva di medio e lungo termine nella programmazione di attività e interventi della nostra Unione.

La pagina internet del questionario è raggiungibile al seguente indirizzo:

https://www.uiciechi.it/comitatogiovani/questionario.asp

Pubblicato il 17/02/2022.

Dalla cura di sé all’ espressione di sé: giovani con disabilità visiva a scuola di immagine – Conferenza finale

Irifor Regionale Toscana e Comitato Giovani Uici Toscana Presentano
Conferenza finale
Dalla cura di sé all’ espressione di sé: giovani con disabilità visiva a scuola di immagine
16-Dicembre 2017 ore 9:30 – 12:30

Al termine del progetto che si è articolato in 2 corsi di trucco e 2 workshop, uno dedicato alla comunicazione interpersonale ed uno ad abbigliamento e moda, ci troviamo per concludere questo percorso alla Biblioteca delle Oblate:

Dalla cura di sé all’ espressione di se’ : giovani con disabilità visiva a scuola di immagine

16-Dicembre 2017
ore 9:30 – 12:30
Conferenza finale
Dalla cura di se’ all’ espressione di se’: giovani con disabilità visiva a scuola di immagine
a cura di Irifor Regionale Toscana e Comitato Giovani UICI Toscana

Interverranno
Tamara Zappaterra
Luana Collacchioni
Elena Ferroni
Eva Landucci
Stefania Cavalieri
Vanessa Cascio
Laura Viciani
Roberta Fabbri
Francesca La Letta
Alessandra Ferroni

Programma

Introduce e modera Marzia Morganti Tempestini Giornalista

09.45 Accoglienza e saluti ai partecipanti

10.00 Disabilita’ e inclusione. Aspetti epistemologici nella ricerca attuale
Tamara Zappaterra Università di Firenze

10.15 Lo stretto rapporto tra Cura e Qualità della Vita
Luana Collacchioni Università di Firenze

10.30 L’immagine di sé tra apprendimento e prime impressioni
Elena Ferroni Psicologa

10.45 Immagine di sé, cura personale e benessere psicologico nella disabilità visiva: aspetti teorici
Eva Landucci Psicologa

11.00 Esperienza come consulente all’immagine per disabili visivi
Stefania Cavalieri Stilista
11.15 La cura di sé come momento di benessere e strumento di autonomia: presentazione del progetto e proiezione video
Vanessa Cascio Coordinatrice Giovani UICI Toscana
11.30 La parola ai docenti
Laura Viciani e Roberta Fabbri Scuola Dora Bruschi
Francesca La Letta e Alessandra Ferroni Polimoda International Institute Fashion Design & Marketing
Marzia Morganti Tempestini Giornalista docente di comunicazione
11.45 La parola ai partecipanti
12.00 Consegna attestati di partecipazione al corso di Make-Up
12.15 Dibattito e conclusioni
A seguire Aperitivo

Si ringraziano gli sponsor e i partner per aver permesso la realizzazione dell’progetto

Eletto il Comitato Nazionale Giovani

Il 24 novembre si sono riuniti, presso gli uffici della Presidenza Nazionale, i rappresentanti dei Comitati Regionali dei Giovani dell’Unione, per eleggere il Comitato Nazionale Giovani. Alla riunione, coordinata da Francesca Sbianchi, responsabile nazionale di settore, è intervenuto telefonicamente il Presidente Nazionale, Mario Barbuto, con un cordiale saluto ai presenti e l’augurio e la speranza che dai giovani arrivino alla Direzione progetti e propositi di crescita dell’Associazione. Il componente dell’Ufficio di Presidenza Nazionale, signor Eugenio Saltarel, ha partecipato alla riunione, ricordando ai presenti quanto l’Unione abbia a cuore i giovani minorati della vista che sono il futuro dell’Associazione.
Si è quindi proceduto alle candidature e alla elezione del Comitato Nazionale risulta così eletto:
Valentina Lelli – Lazio
Carolina Liberato – Liguria
Arianna Ramauro – Campania
Lucia Barbera – Sicilia
Zylfarari Krenare – Molise
Antonio Garofalo – Puglia
Michael Pellegrino – Marche.
Il Comitato Nazionale, così costituito, ha eletto il proprio coordinatore nella persona di Antonio Garofalo.

Relazione incontro Commissione giovani Unione Ciechi Lombardia

Sabato 12 novembre si è tenuta la riunione della Commissione giovani Unione Italiana dei Ciechi ed ipovedenti (Uici) Lombardia. L’assemblea si è riunita presso la sede consigliare in Via Mozart, 16 a Milano. All’incontro erano presenti i referenti di Brescia, Mantova, Milano e Varese. Abbiamo parlano della possibilità di creare un pagina Facebook dove i referenti possono pubblicare iniziative. Su questa pagina inoltre che l’organizzazione di queste si possono pubblicare foto e recensioni sul gradimento di esse.
Inoltre si è discusso anche di una pagina YouTube.
In fine si è deciso di creare e condividere sui social network un video dove le difficoltà che incontrano le persone con disabilità visive nella vita quotidiana.
Questo video sarà così strutturato:
3 persone (una vedente, una ipovedente e una cieca.)
CONTESTO: i protagonisti si troveranno in una situazione tratta dalla vita quotidiana).
OBBIETTIVO: descrivere le difficoltà che ciechi ed ipovedenti incontrano nella vita di tutti i giorni per sensibilizzare la cittadinanza alla consapevolezza della presenza di disabili visivi nella società così come succede per le disabilità fisiche ed intellettive, che sono immediatamente riconoscibili. Come prima esperienza da referente della commissione giovani per la sezione dell’Unione Ciechi di Mantova, mi è sembrata un’esperienza difficile e costruttiva dove ho potuto confrontarmi con giovani con disabilità visive più o meno gravi e cominciare un percorso insieme.

Un Manifesto per lo sport accessibile e integrato

Nel mese di settembre 2016, L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS ha organizzato uno scambio internazionale ERASMUS+ per giovani vedenti e non. Obiettivo di questo scambio è stato quello di riflettere sul valore dello sport come strumento di inclusione e di promozione sociale. Risultato del progetto è stata la messa a punto da parte dei giovani partecipanti di un “Manifesto sull’accessibilità dello sport e delle strutture sportive”, in inglese e italiano.

Segue il testo del Manifesto, che ci auguriamo possa essere utilizzato per la sensibilizzazione delle autorità pubbliche, delle scuole e dei privati sull’importanza dello sport accessibile non solo pere le persone con disabilità ma per tutti i cittadini.

Manifesto sull’accessibilità dello sport e delle strutture sportive

Le attività motorie e sportive adattate rappresentano per i bambini e gli adulti con disabilità visiva l’esaltazione delle loro capacità e di ciò che sanno fare, in un mondo che continuamente ricorda loro ciò che manca e quanto non sono in grado di svolgere. Esse, sia nella forma di sport individuali sia di squadra, sono volte a sviluppare non soltanto le abilità motorie in generale, la percezione dello spazio e l’orientamento, ma anche le abilità socio-relazionali, l’inclusione e la collaborazione armoniosa tra pari nel riconoscimento di valori condivisi.

Purtroppo, però, gli insegnanti di educazione fisica e gli istruttori sportivi sono raramente in possesso delle conoscenze necessarie per permettere ai non vedenti di praticare uno sport. L’alto valore della pratica sportiva per le persone con disabilità rende particolarmente necessario promuovere l’educazione allo sport dei bambini e degli adulti con disabilità visiva, tramite un’azione di sensibilizzazione e operando interventi prima di tutto presso le scuole, ma anche presso le palestre private e il pubblico generale.

Il presente Manifesto nasce dunque dalla necessità di indicare alcune problematiche nel settore dello sport per persone con disabilità che richiedono un intervento da parte delle autorità locali, regionali e nazionali per realizzare un cambio culturale verso una società davvero inclusiva.

Chiediamo

che venga promossa una formazione per gli insegnanti, e in particolare per gli insegnanti di educazione fisica, sugli sport che possono essere praticati dai bambini e dagli adulti con disabilità visiva

che gli studenti con disabilità possano praticare gli sport a scuola insieme agli altri ragazzi grazie all’adattamento delle attrezzature e/o del regolamento sportivo

che lo Stato finanzi con priorità l’adattamento architettonico delle palestre delle scuole e delle altre palestre pubbliche perché siano pienamente fruibili dalle persone con disabilità e che promuova lo stesso tipo di interventi presso gli impianti privati

che le Federazioni sportive incoraggino la ricerca di adattamenti che permettano alle persone con disabilità visiva di praticare lo sport e che sostengano la formazione e l’attività degli allenatori e degli arbitri che decidono di specializzarsi negli sport per persone con disabilità, siano essi sport paralimpici o no

che le persone con disabilità e le organizzazioni che le rappresentano siano coinvolte nelle iniziative sportive organizzate a livello locale, regionale e nazionale, oltre che in conferenze e scambi giovanili sugli sport

che siano organizzati più di frequente eventi di sensibilizzazione e per l’avvicinamento allo sport delle persone con disabilità

È importante ricordare che l’inclusione delle persone con disabilità visive si realizza pienamente soltanto quando nella società e nell’ambiente costruito vengono adottati quegli adattamenti necessari per garantire a queste persone il pieno accesso alle attività di tutti. Per questo motivo è necessario prevedere l’utilizzo di alcuni strumenti specifici per l’adattamento degli sport “ordinari”, che ne permettono la pratica anche da parte dei non vedenti (es. baseball, scherma, ecc.) e per la pratica di sport specifici per non vedenti, ma che possono essere anche praticati da vedenti bendati (torball, show-down, ecc.). Tali strumenti e adattamenti non sempre comportano spese aggiuntive importanti e si tratta spesso solo di piccoli accorgimenti come per esempio:

percorsi guida su pavimenti e muri dei corridoi e degli spogliatoi delle palestre con pitture di densità diversa e di diverso colore
campi di gioco con segnali a terra in colori contrastanti
scritte in braille (come quelle prodotte con il dymo tape) come alternativa alle insegne in nero
palle sonore per il torball, il goalball e il baseball, etc.
accessibilità dei siti web delle palestre e dei club sportivi
campi di gioco che siano progettati per la pratica sportiva di diversi sport, compresi gli sport per non vedenti e per persone con altre disabilità

Questo Manifesto è stato redatto nel 2016 dai partecipanti al progetto “SportAbility: equality and participation through sports” co-finanziato dall’Unione Europea

Campus Internazionale sulla Comunicazione e l

Si informa anche quest’anno l’Unione ha aderito al Campus Internazionale sulla Comunicazione e l’Informatica per giovani non vedenti – ICC (http://www.icc-camp.info/). L’edizione 2016 si terrà dal 25 luglio al 3 agosto presso il Politecnico di Dresda, in Germania e accoglierà un gruppo di giovani ciechi e ipovedenti italiani tra i 16 e i 20 anni con il loro coordinatore e un assistente vedente. Possibili eccezioni ai limiti di età saranno valutate caso per caso.
Si allega un annuncio con ulteriori informazioni su tale avvenimento.
Questa Sede Centrale auspica che, come di consueto, venga data dovuta pubblicità a tale evento presso i possibili interessati. Dato che il numero di partecipanti è limitato, chi fosse interessato a partecipare a tale evento è pregato di inviare la propria candidatura che includa
• i dati personali (nome e cognome, data di nascita, visus, recapito email e telefonico)
• un testo in lingua inglese di almeno 200 parole con una presentazione di sé, degli hobby e delle motivazioni per cui si desidera partecipare all’iniziativa
al Coordinatore Nazionale per ICC 2016, Sara Kobal, all’e-mail sarakobal@alice.it e in copia a Francesca Sbianchi, Coordinatrice dell’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Unione, all’email francyh9@hotmail.com al più presto e comunque preferibilmente entro il 17 aprile 2016.

Corsi di occupabilità giovanile

Per dare un seguito sul territorio nazionale al corso di formazione europeo sul rafforzamento della capacità dei giovani non vedenti di trovare e mantenere un’occupazione organizzato dall’Unione Europea dei Ciechi grazie al cofinanziamento dell’Unione Europea e con il contributo della nostra associazione, a Bologna, Genova e Milano si terranno nei prossimi giorni alcune brevi sessioni di formazione sullo stesso argomento con l’obiettivo di coinvolgere un’ampia cerchia di giovani nell’apprendimento di tecniche e di strategie per proporsi sul mercato del lavoro con maggiore sicurezza e con gli strumenti più adeguati. I formatori principali saranno i ragazzi italiani che sono stati formati nel corso internazionale di Tirrenia.

Il calendario degli incontri è il seguente, anche se alcune date potrebbero essere soggette a cambiamento:

Bologna 3 e 10 dicembre 2015
Milano 15 e 16 dicembre 2015
Genova 17 e 18 dicembre 2015

I seminari sono principalmente rivolti a giovani ciechi e ipovedenti del territorio, ma vi è l’opportunità, per chi fosse interessato e appartenesse a un’altra regione, di partecipare a qualcuno di questi corsi, per maggiori informazioni si prega di contattare l’Ufficio Relazioni Internazionali dell’UICI (tel: 0669988388/375, email:  inter@uiciechi.it)  quanto prima.

Una settimana che ti cambia la vita, di Annaclara Farace

Autore: Annaclara Farace

Dal 5 al 13 settembre ha avuto luogo nel villaggio turistico di Ayianapa, situato sulla costa sud orientale dell’isola di Cipro, uno scambio internazionale, a cui hanno partecipato sei paesi: Italia, Germania, Cipro, Islanda, Georgia e Serbia.
Tale esperienza ha inciso notevolmente su tutti i partecipanti me inclusa, perché abbiamo potuto metterci alla prova in ogni momento sia dimostrando a noi stessi che potevamo essere autonomi più di quanto non credessimo, ma anche capaci di superare le barriere linguistiche.
Il programma permetteva il connubio di momenti conviviali ad altri basati sul confronto culturale e di esperienze passate, ad altri ancora in cui abbiamo potuto mettere alla prova le nostre doti di ginnasti, durante le intense sessioni di attività fisica.
Sotto il profilo culturale abbiamo avuto la possibilità di visitare una domus risalente al quarto sec d.C. di un aristocratico greco di nome Eustolios nel sito archeologico di Kourion e un anfiteatro, costruito sulla stessa acropoli, realizzato nel secondo sec. D.C.
Prima di condurci direttamente sul sito in questione ci hanno fatto visionare modellini tattili della casa e dell’anfiteatro. Oltre a questi abbiamo potuto toccare con mano anche dei due mosaici più importanti situati all’interno della domus e rappresentanti un uccello e un pesce, tipici della simbologia cristiana.
Altra bellissima esperienza è stata l visita al museo del mare (in greco Thalassa). È sorprendente la varietà di animali marini e uccelli, vasi e reperti dell’epoca, riprodotti in vetroresina e pertanto esaminabili anche con le mani. Unico neo, il filmato introduttivo che ci hanno mostrato quando siamo arrivati al museo, decisamente troppo poco parlato.
Inoltre, per quanto sia comprensibile e giusto, è stato abbastanza triste non poter toccare i resti di una antica nave greca, reperto principe e simbolo del museo stesso. Infatti era proprio la nave in questione ad essere protagonista del video introduttivo, nel quale veniva mostrata attraversare le diverse epoche storiche in un ipotetico viaggio nel tempo.
Dal punto di vista relazionale e sociale abbiamo svolto per quattro mattine degli interessantissimi workshops con una psicologa molto preparata e molto gentile, che parlava un ottimo inglese.
Durante queste attività abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con gli altri, parlando delle problematiche che una persona con disabilità può trovarsi ad affrontare nel proprio paese, facendo allo stesso tempo un ottimo lavoro sia per esercitare le competenze di speaking e di listening, ma anche imparando a comprendere gli altri e le loro esperienze passate.
Nelle prime due serate ci siamo dedicati alla presentazione dei sei paesi: ogni team ha scelto le modalità che riteneva più opportune per rappresentare il proprio paese e in questo modo è emersa anche la personalità del popolo e, soprattutto, dei componenti dei gruppi.
Sotto un profilo più meramente ludico ci è stata data la possibilità di andare al mare tutti insieme e la sera di conversare, fare musica e imparare a conoscere meglio le culture dei paesi con cui abbiamo avuto la fortuna di condividere questa esperienza che si è dimostrata essere davvero speciale e unica.
Per concludere mi sembra doveroso ammettere che prima di questa esperienza ero alquanto titubante, temendo di non essere in grado di gestire una situazione simile, ma dopo aver tentato la sorte e aver fatto questo piccolo salto verso qualcosa di sconosciuto e nuovo, posso dire di essere davvero contenta di aver deciso di partecipare a questo Exchange e auguro a chiunque abbia voglia di mettersi alla prova e di proiettarsi verso nuove realtà di partecipare ad attività simili.

Gruppo italiano

Gruppo italiano

 

Una laurea che ci fa felici, di Massimo Vita

Autore: Massimo Vita

Mi fa piacere informare che si è laureata la nostra socia Rachele Duchini.
Rachele ha conseguito col massimo dei voti la laurea in fisioterapia della riabilitazione.
Con la laurea di Rachele si è accesa una nuova luce che illumina il nostro mondo.
Complimenti vivissimi a Rachele nella speranza che possa essere di stimolo per tanti ragazzi che studiano tra mille difficoltà.

Giovani: The Perfect Match: una vera esperienza di integrazione, di Marta Ghelli

Autore: Marta Ghelli

Tutto è iniziato quasi per gioco. Era la scorsa estate e avevo appena terminato un’immersione in mare assai faticosa, ma bella, quando ricevetti sul telefonino una chiamata nella quale mi veniva proposto un corso nel quale avrei dovuto parlare per un’intera settimana solo ed esclusivamente in inglese.
Appena mi fu possibile controllai la mail e lessi alcune informazioni su un’associazione chiamata Lunaria che aveva intrapreso una collaborazione con l’unione italiana ciechi.
Decisi che al mio ritorno dalle vacanze avrei approfondito la cosa.
Purtroppo al ritorno dalle vacanze fui costretta a rifiutare l’offerta, ma mi riproposi di valutarla non appena sarebbe stato attivato un nuovo progetto.
Fortunatamente non è trascorso tanto tempo e nel gennaio scorso mi venne nuovamente proposto di prendere parte a The perfect Match. Qualche leggera esitazione, ma nel giro di pochi giorni dissi finalmente sì.
Ma adesso tocca spiegare con precisione cosa sia The Perfect match.

Dunque, riordiniamoci le idee e cerchiamo di chiarirle anche ai lettori.
The perfect match è un progetto organizzato da Lunaria in collaborazione con l’Unione Europea che permette a giovani provenienti da varie parti d’Europa di scambiare le proprie conoscenze e arricchire il proprio bagaglio personale entrando in contatto con persone di varie estrazioni sociali, varie culture e talvolta anche differenti disabilità.
I partecipanti durante la settimana acquisiscono nozioni per diventare facilitatori di gruppi eterogenei nei quali si hanno partecipanti con differenti abilità e competenze, provenienti da più parti del mondo.
Comprendo che la descrizione sia ancora sin troppo riduttiva e per far capire quanto possa essere formativa tale esperienza non mi resta che parlare del corso “the perfect match” al quale ho preso parte.
Lo scambio si sarebbe tenuto in una località non molto lontano da Roma e più precisamente nella campagna reatina.
Nascondo di aver avuto sin troppe perplessità quando ho letto nel materiale illustrativo che mi era stato inviato che avrei dovuto dormire per una settimana abbondante in un sacco a pelo.
Il mio primo pensiero è stato: ma non me ne potevo stare a casa!
Ma le sfide sono fatte per essere affrontate e ho provato a mettermi in gioco.
Io e gli altri italiani siamo arrivati a Poggio Mirteto verso le 16 di una domenica marzolina piuttosto fredda ed uggiosa.
Abbiamo subito preso possesso delle nostre stanze. La mia era una quadrupla e avrei dovuto dividerla per una settimana abbondante con due ragazze greche e una spagnola.
Le avrei incontrate qualche ora dopo durante un gioco di gruppo e sarei entrata in sintonia con loro sin da subito.
Il primo pomeriggio lo avremmo trascorso parlando con tutti gli altri partecipanti che stavano raggiungendo l’Italia.
Qualche leggera difficoltà per ricordare tutti i nomi e tutte le nazionalità: eravamo pur sempre in 32 tra corsisti e facilitatori e la mia vista non è di certo quella di un’aquila, quindi avrei dovuto fare affidamento solo sulle voci.
Il primo luogo di socializzazione  sono state delle sedie poste vicino ad una stufa a pellet che riscaldava i nostri corpi infreddoliti e anche le nostre idee assai confuse.
Ricordo di aver parlato con le ragazze greche della mia passione per la loro cucina, come è ovvio il cibo unisce sempre, e della situazione economica e politica del loro paese. Politica e economia, invece, dividono sempre, ma questa volta non è andata proprio così.
La prima mezza giornata è trascorsa velocemente e il lunedì mattina eravamo già pronti per lavorare.
Ammetto che il lunedì mi abbia entusiasmato, ma mi attendevo da quel corso qualcosa che solo nei giorni successivi sarebbe arrivata.
Ci serviva una scossa, una di quelle scosse che fanno saltare in aria, che fanno perdere il terreno da sotto i piedi, spingendo a muoversi, a fare gruppo, a confrontarsi e magari anche a scontrarsi.
Il martedì la scossa è arrivata.
Siamo stati divisi in piccoli gruppi e ogni gruppo avrebbe dovuto costuire un ponte fatto di sole corde.
Facile a dirsi, difficile a farsi, se in ogni gruppo venivano inserite persone bendate o già cieche di fabbrica, permettetemi di ironizzarci sopra, persone zoppe o azzoppate per la situazione e muti resi tali all’occorrenza.
Come è giusto che sia alcuni, invece, non avevano disabilità alcuna, ma dovevano essere di supporto per coloro che avevano ricevuto il Jolly.
L’obiettivo finale da raggiungere era quello di costuire il ponte per poi poterci camminare sopra.
Insomma se lo si costruiva male si finiva faccia a faccia con il terreno e si baciava terra come Colombo.
Per quanto gli stranieri amassero l’Italia non credo avessero l’ardire di finire nella terra come Napoleone.
Dunque, non restava che rimboccarsi le maniche e costruire il ponte dei Sospiri, emh emh emh quello si trova a Venezia, volevo dire, il ponte Vecchio, a no quello è a Firenze, direi allora il ponte di Poggio Mirteto, con la speranza di non poggiare al suolo il proprio corpo.
Le squadre si sono messe subito a lavoro e tutti i membri del gruppo hanno compreso che ogni individuo avrebbe dovuto mettere a disposizione le proprie conoscenze e le proprie abilità.
Direi che il risultato sia stato raggiunto, visto che i 4 ponti sono stati costruiti, tutti abbiamo vagliato la loro resistenza e nessuno è andato a fare visita al Pronto Soccorso.
I giorni sono trascorsi velocemente e abbiamo provato altre esperienze similari a quella descritta in precedenza, ma anche attività di altro calibro e altra portata.
Se mi soffermassi a descriverle tutte avrei bisogno di un intero libro, piuttosto che di una sola pagina di giornale.
Vorrei, però, soffermarmi su altre esperienze di integrazione che abbiamo avuto durante la settimana.
Il giovedì abbiamo fatto una scampagnata e in quella occasione penso di essere tornata ad essere una bambina.
Mi sono arrampicata su un albero e ho avuto il piacere di sedermi su un ramo dello stesso.
Fosse stato per me su quel ramo ci avrei passato tutto il pomeriggio, ma le cose belle, come è noto, durano poco meno di una sigaretta, forse direi di un caffè.
Il vero scambio internazionale è avvenuto quando abbiamo organizzato la cena internazionale.
é stato allestito un enorme tavolo sul quale erano state disposte pietanze provenienti da differenti paesi europei: formaggi francesi, bruschette con insalata greca, salsicce e salami, ma anche birre e tanti tanti dolci.
Chi, o meglio cosa, avrebbe potuto rappresentare pienamente il nostro paese, oltre alla pizza o alla Lasagna? Un bel piatto di spaghetti alla carbonara.
Penso di non aver mai visto un pentolone con così tanti spaghetti: chissà quante uova ci saranno volute per fare quella Carbonara?
A fine serata il pentolone era vuoto e per smaltire tutto quello che avevamo mangiato ci siamo messi a ballare i balli Greci e balcanici!
Mamma mia: il ballo di san Vito è quasi più tranquillo!
Ma il momento più bello di tutta la serata è stato quando abbiamo suonato e cantato in allegria.
Un bicchierozzo di vino rosso per scaldare gli animi, un organetto suonato da un francese, una chitarra e tutto quanto una cucina potesse offrire per essere usato all’occorrenza come strumento musicale.
Poi ancora, le nostre voci, i nostri piedi e le nostre mani, per creare un tripudio di allegria, gioia e serenità.
Se qualcuno ci avesse sentito in quel momento avrebbe pensato che la nazionale di calcio aveva appena vinto i mondiali.
Ma in quel momento non c’era la gioia di un solo paese, ma l’allegria di tante nazioni messe insieme.
C’era lo spirito caliente degli italiani, dei greci e degli spagnoli, la razionalità dei tedeschi e dei francesi e la gioia di sentirsi europei degli ungheresi e degli Slovacchi.
SE qualcuno di voi si stesse chiedendo cosa sia The perfect Match, potrei rispondere: un’esperienza irripetibile, nella quale ti sembra di aver girato il mondo, pur avendo tenuto i piedi nella propria nazione.
Potrei spendere fiumi dìinchiostro e parlare ancora per ore, ma penso che per conprendere cosa sia realmente the perfect match non resta che provare.
Io credo che si potranno provare emozioni bellissime, difficili da descrivere e da esternare.
Per adesso non mi resta che ringraziare tutti i facilitatori che erano presenti a Poggio Mirteto, con la speranza di poter ripetere, un giorno, questa bella esperienza, magari potendola sperimentare dall’altra parte della barricata, ovvero dal punto di vista dei facilitatori.

Marta Ghelli