Autore: Anna Buccheri
L’autunno
in Sicilia, e in particolare il mese di ottobre, è mite. La temperatura è, a
volte, più che primaverile, il cielo è azzurro e il sole illumina e riscalda in
modo decisamente gradevole.
Così
è possibile godersi ancora giornate di passeggiate e di aria buona, basta saper
scegliere la meta.
E
Randazzo paese del versante Nord
dell’Etna, a 765 metri sul livello del mare, è sicuramente una meta che vale il
viaggio. Randazzo si trova sull’ultimo ciglione lavico di una colata
preistorica erosa dalle acque dell’Alcantara, che qui scorre. È un nodo
strategico da cui sono facilmente raggiungibili Catania, Messina ed Enna. Inoltre da Randazzo
è possibile arrivare sia sulla costa ionica, attraverso Fiumefreddo di Sicilia, sia sulla costa
tirrenica, attraverso Capo d’Orlando.
Da Randazzo
sono transitati greci, romani, bizantini, ebrei, arabi, normanni, aragonesi, e
tutti hanno lasciato tracce del loro passaggio.
Sino al XVI secolo
tre erano le lingue parlate: il greco, nel quartiere San Nicola; il latino, nel
quartiere Santa Maria; il lombardo, nel quartiere San Martino. Infatti tre sono i gruppi
etnici che costituiscono le origini della popolazione randazzese. Con i
lombardi Randazzo diventa una roccaforte dei re normanni. Il paese conserva
quasi interamente l’aspetto medievale essendo stato sempre risparmiato dalle
eruzioni o dai terremoti pur essendo il comune più vicino al cratere centrale
dell’Etna da cui dista 15 km circa.
Due i
pullman partiti dalla Sezione UICI di Catania, 90 i partecipanti, animati da
allegria, voglia di condividere, il piacere di trovarsi e di ritrovarsi
insieme, la curiosità di visitare nuovi luoghi o la disponibilità a riscoprire
posti già conosciuti: questi gli stati d’animo, rilevati dalla presidente UICI,
Rita Puglisi, che ha augurato a tutti di trascorrere una giornata spensierata e
ha viaggiato la mattina su un pullman e il pomeriggio sull’altro per stare
insieme a tutti.
Suddivisi in
due gruppi si è fatta una passeggiata, accompagnati dalla guida locale, per il
centro caratteristico per le stradine e in particolare per la cosiddetta via
degli Archi. Si sono visitate la Basilica di Santa Maria (al cui interno si
trovano l’affresco bizantino della Madonna
del Pileri e la tavoletta Salvezza di
Randazzo di Girolamo Alibrandi, 1470-1524) e la Chiesa di San Nicola (la
più grande di Randazzo, in cui si possono ammirare la statua marmorea di San
Nicola di Bari di Antonello Gaggini del 1523 e il fonte battesimale in arenaria
del XIV secolo).
Ci si è
infine recati al Museo dell’Opera dei
Pupi che ospita una collezione di 37 Pupi Siciliani, che rappresentano i
personaggi dell’epopea di Orlando, realizzati tra il 1912 e il 1915 dallo scultore
Emilio Musumeci e utilizzati dal puparo messinese Ninì Calabrese.
Il pranzo è
stato consumato al ristorante Il
veneziano, noto per i funghi porcini e per gli ingredienti genuini, fama
assolutamente ben meritata, per non parlare della location: è stato possibile
mangiare all’aperto, in un’atmosfera da casa dello scirocco in mezzo ad un
giardino ampio e ben curato.
Dopo pranzo,
canzoni, musica e ballo, grazie alla fisarmonica del socio Orazio Gianguzzo.