Eravamo ventitré nel cuore pulsante della Civita, quartiere popolare di Catania famoso per i vicoli stretti e la vicinanza al porto. Ognuno di noi con una aspettativa diversa.
La metà del gruppo ha aderito alla nostra iniziativa perché voleva vedere la casa dove ha abitato, in via Cola Pesce, l’architetto siciliano del Settecento Giovanni Battista Vaccarini (nascita 3 febbraio 1702- morte 11 marzo 1768). L’altra metà era curiosa dei reperti archeologici e del restauro. Una nostra socia alla “Civita” c’è nata ed era molto emozionata di ritornare dopo mezzo secolo nel luogo della sua infanzia. Il suo attaccamento emotivo e nostalgico era evidente. Per motivi organizzativi la Soprintendenza per i Beni Culturali e ambientali di Catania non ha potuto mostrarci la casa dell’architetto più famoso di Catania: Giovanbattista Vaccarini nato a Palermo e morto a Messina. A Catania devastata dal terremoto del 1693 l’Abate ha dato il meglio di sé. Così come presso la Fonderia Finocchiaro di via Cola Pesce hanno dato il meglio di sé le dottoresse Michela Ursino (funzionario direttivo archeologo) e Laura Romano (assistente tecnico restauratore). Su un lungo tavolo abbiamo avuto modo di toccare sessantanove reperti dai più recenti a quelli più preziosi risalenti al V Secolo a.C. In ogni nostra postazione erano presenti tre reperti: un frammento in vernice nera, una statuetta fittile e frammenti di maiolica medievale.
Le suddette dottoresse hanno iniziato definendo il concetto di opera d’arte ovvero tutto ciò che viene prodotto dall’uomo in modo creativo e che suscita emozioni e contiene un significato, per poi passare principi del restauro che sono:
Minimo intervento (per il rispetto massimo dell’opera d’arte)
Distinguibilità (l’originale si deve distinguere dalla parte restaurata)
Reversibilità (la possibilità di poter eliminare successivamente i materiali utilizzati durante il restauro)
Compatibilità (utilizzo del materiale quanto più simile alla natura dell’opera).
Abbiamo scoperto tutto sulla pulitura, consolidamento, incollaggio, ricostruzione, colla Uhu, colla bicomponente, falso storico, integrazione pittorica e preconsolidamento (ciò che rende salda l’opera d’arte).
Abbiamo appreso che il restauratore è come se fosse un medico, ogni reperto è diverso e va trattato con cura, ogni anfora è diversa dall’altra. Tutto ciò che si trova sotto terra appartiene allo Stato e tutto ciò che ci viene negato appartiene ai nostri desideri. Tra i nostri desideri vi è anche quello di poter entrare, con il permesso della Soprintendenza, nella casa di Vaccarini, quasi per cogliere il segreto della sua genialità creativa, la stessa che diede vita al Duomo, al Palazzo degli Elefanti, al Palazzo San Giuliano e alla fontana dell’Elefante (u Liotru) divenuto simbolo della città.
Questo pomeriggio così particolare vissuto in uno dei quartieri più colorati e folcloristici di Catania è stato organizzato dalla Presidente Prof.ssa Rita Puglisi, dal Segretario dott. Claudio Gambino e dall’assistente sociale Dott.ssa Silvia Scordo.