Il futuro del Museo: accessibile a tutti quasi in cento all’auditorium della Mole Vanvitelliana

Corso nazionale del Museo Omero
Una tre giorni innovativa per docenti e programma
Ancona,  14-15-16  aprile 2016

ANCONA – Raggiunta la massima capienza con quasi cento iscritti al Corso di formazione sull’accessibilità ai beni culturali (14-15-16 aprile) organizzato dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona (XIII edizione). La tre giorni di lezioni si sposta dalla sala conferenze interna al museo all’Auditorium della Mole Vanvitelliana per accogliere un numero di iscritti oltre le previsioni. Nato per promuovere la filosofia e le buone prassi del Museo Omero a livello nazionale il corso anche quest’anno conta tra i partecipanti presenze di operatori ed esperti dei più prestigiosi Musei italiani come con la Galleria degli Uffizi, il Palazzo Reale a Torino, la Galleria Nazionale di Brera, l’Opera del Duomo Firenze, la Galleria Nazionale dell’Umbria. Oltre alle risorse intellettuali e di esperienza del Museo Omero il programma prevede, tra gli altri, Fabrizio Paolucci, Direttore del Dipartimento di antichità classica della Galleria degli Uffizi con l’intervento “Uffizi da toccare” e Gabriella Cetorelli, Responsabile del Servizio Progetti speciali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.  Partenza del corso con grande energia ed ottimismo e con i saluti di Aldo Grassini, Presidente del Museo Omero, Giorgia Muratori, Segretario regionale per il MIBACT.

Sintesi dei lavori della Commissione Nazionale Fand, consulte e associazioni della disabilità – 17 marzo 2016

Il 17 marzo 2016 si è riunita nella sede della Presidenza Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus la Commissione Nazionale Fand, consulte e associazioni della disabilità. A questa riunione erano presenti tutti i componenti: Vincenzo Zoccano (coordinatore), Hubert Perfler (referente), Giuseppe Ambrosino, Francesco Barillà, Armando Giampieri e Nicola Stilla. Dopo una presentazione di tutti i componenti è stato concordato che l’obiettivo generale di lavoro è quello di orientare le politiche di UICI rispetto al rapporto con tutte le associazioni nazionali delle persone con disabilità. Si sono delineate le tematiche sulle quali la commissione è chiamata ad operare:
– La riorganizzazione della Fand partendo da un’indagine attraverso i Consigli Regionali UICI sui Presidenti Regionali per capire il loro ruolo e a che tipo di associazione appartengono. Lo scopo è quello di creare una comunicazione più sinergica e uno snellimento dell’iter burocratico della Fand.
– Il superamento delle due federazioni FAND e FISH con l’obiettivo ultimo di unirle, ragionando sul coinvolgimento istituzionale e avviando quindi un percorso di condivisione.
– Stabilire i seguenti temi principali che potranno divenire le basi e i  punti fermi di tutte le associazioni che fanno parte della FAND: scuola, lavoro, barriere architettoniche, della comunicazione e accessibilità, socio-sanitario.
– Proposta di fare un riunione monotematica riguardante l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e le associazioni di e per le persone con disabilità visiva, anche con quelle aderenti alla FISH.

Il Typhlology Skilled Educator e le Scienze Tiflologiche

“Il vero Tiflologo, oggi Typhlology Skilled Educator, non lotta per ridare la vista al cieco, il vero Tiflologo combatte affinché ogni persona cieca sia messa nelle condizioni di poter guardare il mondo attraverso le proprie abilità”.
E’ con questo aforisma dello stesso autore, che ha inizio il libro scritto dal Prof. Marco Condidorio “Il Typhlology Skilled Educator e le Scienze Tiflologiche”, edito dalla Volturnia Edizioni e uscito lo scorso 18 Marzo in occasione dell’inaugurazione del Master di I Livello in “Typhlology Skilled Educator”, presso l’Università degli Studi del Molise.
Il libro si configura quale premessa fondante dello stesso Master avviato dall’Ateneo molisano, un corso di studi innovativo, primo in Italia che ha lo scopo di formare la nuova figura professionale molto ricercata nell’ambito delle scienze tiflologiche, per l’appunto il Typhlology Skilled Educator (TSE).
Il TSE è l’esperto che si occupa della disabilità visiva nella sua forma assoluta o parziale al fine di migliorare la situazione sociale e culturale attraverso la didattica, l’informatica e la tecnica; questo volume ha l’obiettivo di presentare e dare risonanza a tale professionalità che affianca non solo la persona non vedente ma anche tutte quelle figure professionali chiamate a favorire l’inclusione e il raggiungimento dell’autonomia, illustrandone il ruolo, le competenze e l’inquadramento normativo – curriculare.
Il libro nasce dalla mente e dall’anima del Prof. Condidorio, Tiflologo, Docente di Tiflologia incaricato presso l’Università degli Studi del Molise dall’anno 2000, Componente della Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus nonché Coordinatore della Commissione Nazionale dell’Istruzione e la Formazione, affinché ogni bambina e ogni bambino che vivono al buio, insieme alla famiglia e alla società “…sappiano costruire la strada verso l’emancipazione e l’autonomia…” (Il Typhlology Skilled Educator e le Scienze Tiflologiche, 2016).
Solitamente le persone non vedenti e ipovedenti si avvalgono nella quotidianità di ausili pratici e generalmente efficaci, tra cui il cane guida, il bastone bianco e tecnologie come agende elettroniche, computer equipaggiati con software specifici per minorati della vista che ne consentono l’utilizzo e smartphone (tablet, Iphone) provvisti di screen reader per l’ingradimento dei caratteri e con la vocalizzazione dei diversi comandi e menù. Poiché taluni strumenti risultano piuttosto impersonali, freddi e “anonimi”, oggi si avverte sempre di più l’esigenza di affiancare alla persona non vedente una figura professionale quale quella del TSE che possa supportarla e accompagnarla nell’orientamento, nell’istruzione, nell’inserimento sociale e professionale nell’arco dell’esistenza. Il suo bagaglio professionale “…è fatto di contenuti psicologici, pedagogici, soprattutto di conoscenze legate ai processi di formazione e di inclusione riferiti ai diversi ambienti toccati dalla quotidianità della persona cieca, a partire dalla prima agenzia educativa, quale la famiglia, per poi interessare la scuola e la stessa società civile” (Il Typhlology Skilled Educator e le Scienze Tiflologiche, 2016).
Il libro del Prof. Condidorio si dimostra, dunque, come un vero e proprio “vademecum”, come da lui stesso definito nell’introduzione, per chi desidera intraprendere questa strada professionale – formativa e anche come guida consigliabile per le Pubbliche Amministrazioni, per le Agenzie educative, turistiche, per tutti gli operatori che a vario titolo operano nei settori socio – sanitari e non e per tutti coloro che vogliono sfiorare con mano la condizione della disabilità affinché ogni sorta di discriminazione possa, nel tempo, svanire.
Il volume nasce da un lungo studio delle strategie didattico – pedagogiche, frutto di osservazioni, analisi ed esperienze personali utili ad individuare quelle criticità che devono e che possono essere superate con il supporto delle scienze tiflologiche e della nuova figura del Typhlology Skilled Educator.
L’autore si è così proposto di tracciare i lineamenti di una lezione di tiflologia, le cui premesse non sono inscindibili. Come avviene la “conoscenza” di quello che chiamiamo mondo da parte della persona non vedente? Tutti i sistemi sensoriali sono coinvolti in questo processo, veicolando i contenuti dell’esperienza sensibile al cervello, il quale si presenta essenzialmente tiflologico, anzi è tiflologo per eccellenza. Il cervello è quindi l’organo più affidabile, centro di tutto l’apparato sensoriale ed esperienziale, perché capace di rendere accessibile, dunque visibile tutto ciò che non sia percepibile attraverso la vista.

Il Tiflologo, chi è costui?, di Luciano Paschetta e Gianluca Rapisarda

Autore: Luciano Paschetta e Gianluca Rapisarda

La recente riunione del “coordinamento degli Enti “ collegati all’U.I.C.I. ha messo al centro del proprio dibattito la necessità di dar vita ad una “autority” delle scienze tiflologiche, che si configuri come un vero e proprio “network” a supporto dell’inclusione dei non vedenti e degli ipovedenti. Una necessità questa segnalata da tempo, ma che solo ora, grazie all’impegno dell’attuale Presidenza Nazionale dell’Unione ciechi, ha trovato il motore propulsore per la sua concreta attivazione.
Strettamente legata a questo nuovo corso della tiflologia è la definizione di chi sia il “tiflologo. Una figura questa, di cui tutti parlano, spesso invocata come “deus ex machina” per la risoluzione dei problemi connessi all’educazione ed all’istruzione dei disabili visivi, ma sulla quale manca una attenta riflessione su quale debbano essere il profilo professionale, il suo percorso formativo ed il suo ruolo nel processo di crescita ed emancipazione del minorato della vista.
Vogliamo qui soffermarci per dare il nostro contributo a tale riflessione e per fare un po’ di chiarezza sull’argomento.
La cosa non risulta assolutamente semplice , in quanto ogni volta che abbiamo provato a definire il ruolo professionale del tiflologo, ci risuonava nella mente una domanda: “Il tiflologo, chi è costui?”
La questione non è capziosa e la domanda non è banale : infatti, non è casuale se tale figura non compare in nessuna delle classificazioni internazionali riferite agli operatori che si occupano dell’educazione e dell’istruzione dei privi della vista.
Definire il tiflologo è come osservare un quadro impressionista: visto da lontano, le figure in esso rappresentate sembrano ben definite e stagliarsi nettamente sullo sfondo, ma, via via che ci si avvicina, esse diventano sempre più confuse fino a scomporsi in macchie di colore, confondendosi con lo sfondo e perdendo l’iniziale unicità delle forme.
Allo stesso modo i non “addetti ai lavori” che hanno una conoscenza “lontana” della psicologia dell’età evolutiva, della psicopedagogia e della didattica, spesso tendono a pensare al tiflologo come il “tuttologo” o l’”onnisciente”, cioè come colui che “solo” risolve tutti i problemi dello sviluppo e dell’educazione dei disabili visivi di tutte le età. “Guardato da vicino “ da chi di educazione e di formazione si occupa, questa unicità si frammenta: il tiflologo, a seconda della situazione in cui si trova ad operare, dovrebbe essere : uno psicologo dell’età evolutiva od un operatore di nido d’infanzia, quando interviene su un bambino dagli zero ai tre anni; maestro di scuola materna, quando opera con bambini dai 3 ai 6 anni; competente di didattica di scuola primaria ed educatore di orientamento e mobilità e autonomia personale, quando si occupa di educazione di bambini a partire dai 6 anni in poi; ed in seguito sarà informatico, orientatore scolastico e professionale e così via.
Questo evidenzia come il tiflologo, se non definito nel suo ruolo, può essere immaginato e, spesso lo è stato, come l’educatore unico dei disabili visivi, mentre è proprio questa l’illusione dalla quale occorre uscire.
La definizione utilizzata a livello internazionale di “esperto nelle scienze tiflologiche” ci aiuta in tal senso, chiarendo che il suo ruolo non può essere: né quello dell’insegnante o dell’educatore, né quello dell’esperto di informatica o dell’operatore di orientamento e mobilità, né quello dell’esperto di orientamento scolastico o professionale; meno che mai egli potrà sostituirsi allo psicologo o al neuropsichiatra infantile, ed allora ecco tornare la domanda: “Il tiflologo, chi è costui?”
Egli è, appunto, un esperto nelle scienze tiflologiche e, come tale, saprà: indicare gli aspetti critici dello sviluppo psicomotorio in assenza della vista e come si faccia a superarli con successo; chiarire gli aspetti specifici della percezione della realtà in mancanza della vista; valutare la funzionalità del residuo visivo in relazione al lavoro didattico e/o professionale; insegnare come si educa un minorato della vista alla “lettura” delle rappresentazioni grafiche bidimensionali (grafici, piantine toponomastiche e cartine, ecc); sapere quando è indispensabile l’insegnamento del metodo Braille, piuttosto che quali siano i sussidi per gli ipovedenti per rendere autonomo il bambino con disabilità visiva nella letto-scrittura; illustrare quali siano gli accorgimenti ed i sussidi per rendere efficace la didattica in presenza di un cieco assoluto e/o di un ipovedente grave; sapere insegnare l’uso del PC con le periferiche assistive (screen reader, display Braille, software ingrandenti, ecc.); conoscere i giochi idonei al bambino con gravi problemi di vista; indicare quali siano le opportunità di accesso all’informazione (quotidiani e riviste on line accessibili, biblioteche digitali, audiolibri , ecc.); suggerire come si “adatta” un testo di scuola primaria od un testo letterario o scientifico affinché il privo della vista o l’ipovedente lo possano utilizzare appieno; spiegare quali siano le possibilità di orientamento, mobilità e di autonomia personale raggiungibili alle diverse età e nelle diverse situazioni da chi ha problemi di vista; valutare l’idoneità di una situazione di lavoro e la sua adattabilità al cieco o all’ipovedente. Questo solo per esemplificare gli ambiti delle sue principali competenze, competenze che egli potrà trasmettere, quale formatore, in percorsi formativi specifici rivolti alle diverse figure professionali che intervengono alle diverse età e situazioni nel processo di istruzione e formazione dei giovani e degli adulti con disabilità visiva.
Al riguardo ricordiamo, quale esempio di eccellenza, come questo sia l’obiettivo dell’accordo sottoscritto recentemente dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti con l’ordine degli psicologi ai quali l’I.Ri.Fo.R. si appresta a fornire la formazione specifica. Non meno rilevante e lungimirante ci sembra il recente avvio del master in Typhlology Skilled Educator (“esperto nelle scienze tiflologiche”), voluto fortemente dal Presidente Nazionale dell’U.I.C.I. Mario Barbuto e dal componente la Direzione Nazionale della stessa Unione Marco Condidorio e realizzato grazie alla fattiva e sinergica collaborazione tra l’Unimol e l’I.Ri.Fo.R. Il nostro auspicio è che da tale master universitario, oggi esperienza sperimentale pilota nel Molise, possa nascere il modello formativo di riferimento che, recepito come “buona pratica” dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca , possa essere disseminato in tutta Italia.
Ritornando alle competenze dell’esperto nelle scienze tiflologiche, secondo noi, egli potrà, altresì, operare sul campo, affiancandosi in alcuni momenti di programmazione (GLH, consiglio di classe, ecc.) e di azione (didattica del Braille, predisposizione del materiale didattico, presentazione delle periferiche assistive per l’informatica, ecc.) a chi sta operando con il minorato della vista (insegnante, educatore, assistente,ecc.). In tutti i casi con la finalità di trasmettere le conoscenze e le competenze loro necessarie a renderli “capaci” di esercitare il proprio ruolo nei confronti del disabile visivo come con i compagni e di definirne correttamente gli obiettivi educativi , scolastici e di autonomia personale, così da sviluppare un “progetto di vita“ finalizzato alla sua inclusione socio-lavorativa.
Questa integrazione tra esperti nelle scienze tiflologiche e studiosi di scienze umane, grazie al sopraccitato nascente “network per l’inclusione”, dovrebbe realizzarsi anche nell’ambito della ricerca psicopedagogica, così che il progresso nella tiflologia proceda parallelamente all’evoluzione scientifica delle scienze affini.
Queste, a nostro avviso, le linee guida che dovrebbero orientare l’azione del costituendo “network per l’inclusione” od “autority” delle scienze tiflologiche nella proposta di iniziative di ricerca, nella definizione del ruolo e del profilo professionale dei futuri “esperti nelle scienze tiflologiche”, , nell’organizzarne il relativo percorso formativo e nel predisporre le iniziative di formazione per le diverse figure professionali che si trovano ad operare con i privi della vista.
Solo con un progetto di sistema, guidato da quelle realtà che negli ultimi cento anni si sono occupati di educazione, istruzione, formazione ed inserimento lavorativo dei disabili visivi (UICI, Federazione Pro Ciechi, Biblioteca per i ciechi, I.Ri.Fo.R. ecc.), ma sviluppato in modo integrato con il MIUR e con l’intero contesto della formazione e dell’istruzione, il “tiflologo”, uscendo dal limbo e dall’”indefinito” che oggi lo caratterizzano e diventando l’“esperto nelle scienze tiflologiche”, potrà aspirare ad avere un ruolo riconosciuto dall’intera comunità scientifica .

Luciano Paschetta
Direttore centrale IRIFOR

Gianluca Rapisarda
Direttore junior IRIFOR

ART & REVOLUTION Artisti siriani per la pace e la libertà

8 – 20 aprile 2016
Inaugurazione venerdì 8 Aprile 2016 ore 17
Liceo Artistico “Edgardo Mannucci” –  ANCONA
Inaugura venerdì 8 aprile alle ore 17 presso l’Aula Magna del Liceo Artistico “Edgardo Mannucci” di Ancona e prosegue fino al 20 aprile, la mostra “ART & REVOLUTION Artisti siriani per la pace e la libertà” alla presenza del corpo docente, del Presidente del Museo Omero Aldo Grassini, delle autorità dell’Amministrazione comunale. Ospite d’onore la giornalista e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan, curatrice del blog “Diario di Siria”.
In Siria, ormai da cinque anni, prosegue inarrestabile una rivoluzione che non usa armi né violenza. E’ quella degli artisti siriani che con i linguaggi dell’arte continuano a lottare per rivendicare i diritti umani nel loro Paese. Questa mostra vuole contribuire a diffondere le loro denunce e i loro appelli per la pace ed essere così una sincera testimonianza di solidarietà al popolo siriano.
La mostra è organizzata nell’ambito delle attività del Progetto Arcobaleno per l’Intercultura del Liceo Artistico con la collaborazione di Tactus, Centro per le arti contemporanee, la multisensorilità e l’interculturalità del Museo Tattile Statale Omero e dell’Associazione no profit “La Campagna Mondiale di Sostegno al Popolo Siriano (ONSUR Italia)”. La mostra è dislocata in due spazi espositivi diversi, presso il Liceo Artistico e presso il Museo Omero. L’ingresso è libero.
LICEO ARTISTICO “EDGARDO MANNUCCI”
Opere grafico-pittoriche degli artisti Imranovi, Abonnour Alsori, Wissam Al Jazairy

via Michelangelo Buonarroti, 12 – ANCONA Tel. 071 2805003 –  www.liceoartisticomannucci.it
Orario: dal martedì al venerdì 16-18

MUSEO TATTILE STATALE OMERO – MOLE VANVITELLIANA
Opere grafico-pittoriche Diala Brisly – Videoinstallazione – musiche Malek Jandali – canzoni Wasfi Massarani, Omar Offendum – testi e poesie Asmae Dachan, Yara Al Zaitr

Banchina Giovanni da Chio 28 – ANCONA
tel. 0712811935 – www.museoomero.it  #museoomero su facebook, twitter, instagram, youtube
Orario: dal martedì al sabato 16-19; domenica e festivi 10-13 e 16-19

Monica Bernacchia
Comunicazione
Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana
Banchina Giovanni da Chio 28, 60121 Ancona
tel. 071.2811935 fax 071.2818358
www.museoomero.it
email: redazione@museoomero.it
#museoomero – seguici su: Facebook, Twitter, Youtube, Istagram

locandina mostra

locandina mostra

Propositum Artis – Mostra itinerante di arte contemporanea promossa da P.A.E. Pescara Art Evolution

Spazio espositivo: MUSEO TATTILE STATALE OMERO
Complesso Monumentale della MOLE VANVITELLIANA di ANCONA
Periodo: 2 – 25 aprile 2016
Vernissage: 2 Aprile 2016 ore 17(Parteciperanno i curatori, gli artisti, le Autorità e Aldo Grassini, Presidente del Museo Tattile Statale Omero)
La mostra itinerante “Propositum Artis” verrà allestita come prima volta presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, nell’ambito delle attività del Centro per le Arti Contemporanee “Tactus”,  per poi continuare un percorso che prossimamente toccherà le città di Tolentino, Assisi, Gubbio e Ascoli Piceno, e approdare ad altre sedi espositive ancora da definirsi.
Gli artisti partecipanti all’evento, che vede Gianluca Marziani e Armando Ginesi come curatori, sono 14, tutti italiani, già di riconosciuto valore, seppure diversi fra loro quali formulazioni espressive, unitisi assieme dalla volontà di riconsegnare all’arte quella valenza etico-estetica sociale e spiritualmente elevante che negli ultimi decenni, come loro affermano, è venuta sempre più a mancare. Diventa, questo evento, appunto un “proposito” di continuità, nonché il tentativo di ridare al gesto creativo una sua forte valenza di ordine significativo.
I testi in catalogo sono del Prof. Gianluca Marziani, dello storico dell’arte Prof. Armando Ginesi e la dichiarazione di poetica introduttiva di Gian Ruggero Manzoni, che è stato indicato quale portavoce del gruppo.

ARTISTI: Sandro Bartolacci, Toni Bellucci, Tommaso Cascella, Bruno Ceccobelli, Giancarlo Costanzo, Nino De Luca, Anna Iskra Donati, Omar Galliani, Alberto Gallingani, Ferruccio Gard, Gian Ruggero Manzoni, Franco Mulas, Giulia Napoleone, Gualtiero Redivo.
CURATORI: Gianluca Marziani e Armando Ginesi.
CATALOGO: “Propositum Artis” – Palladino Editore

INFO
MUSEO TATTILE STATALE OMERO – MOLE VANVITELLIANA
Banchina Giovanni da Chio 28 – ANCONA
Periodo: 2 – 25 aprile 2016
Vernissage: 2 aprile 2016 ore 17.00
Orario apertura: martedì / sabato ore 16-19; domenica e festivi ore 10-13 e 16-19.
Ingresso: libero.
Museo Tattile Statale Omero – tel. 0712811935 – www.museoomero.it – info@museoomero.it
#museoomero su facebook, twitter, instagram, youtube
(Visite guidate per gruppi e scuole a cura dei Servizi Educativi del Museo e su prenotazione)
P.A.E. Pescara Art Evolution – Giancarlo Costanzo cell. 338 4308539 – gio.costanzo@tiscalinet.it

locandina

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Dagli Impressionisti a Picasso. L’autoritratto di Van Gogh diventa accessibile ai non vedenti e agli ipovedenti

Da venerdì 25 marzo, nel corridoio di uscita della mostra Dagli Impressionisti a Picasso, è esposto un quadro tattile che riproduce perfettamente, con la tecnica innovativa Handsight, l’autoritratto di Van Gogh esposto in una delle sale dell’Appartamento del Doge.

Una seconda copia – donata all’Istituto David Chiossone, eccellenza nella riabilitazione delle persone con disabilità visiva- sarà esposta a Dialogo nel Buio in Darsena- lungo il percorso multisensoriale in totale assenza di luce, per permettere al pubblico di vivere l’arte in un modo diverso, ma non meno coinvolgente.

Un modo per tradurre un famoso quadro dal linguaggio della vista a quello del tatto, con grande fedeltà all’opera e altissimo dettaglio. Un’ occasione per rendere accessibile l’arte visiva anche ai non vedenti e agli ipovedenti.
Inoltre i visitatori potranno consultare accanto al quadro delle schede in braille, contenenti informazioni e storia su Van Gogh e sul suo autoritratto.

«Ho deliberatamente comprato un buono specchio» scrisse Van Gogh al fratello Theo «cosicché, in mancanza di un modello, possa lavorare dalla mia stessa immagine». Uno di ventinove autoritratti dipinti negli anni in cui visse a Parigi, ospite del fratello, l’artista si ritrae di tre quarti, con il volto leggermente ruotato verso la sua destra, vestendo un grande cappello di paglia giallo intenso e una maglietta estiva blu cobalto. Raffigurato con la consueta barba, Van Gogh si mostra con lo sguardo sereno ed atteggiamento rilassato, a catturare uno dei pochi momenti di autentico benessere in una vita breve e segnata, nelle parole del fratello Theo, dal dualismo di un animo delicato e sensibile da un lato, ed egoista e testardo dall’altro. Ed è proprio in quella Parigi che l’artista scopre la corrente artistica dell’impressionismo, ammirando in particolare i nudi di Degas e i paesaggi di Monet. Questo autoritratto cattura anche uno degli aspetti più distintivi dell’arte di Van Gogh e che ne rende i dipinti così riconoscibili: le pennellate veloci e discontinue che, in una lettera all’amico pittore Bernard, l’artista accosterà a colpi irregolari picchiati sulla tela. Sul cappello, sul volto, sulla maglietta e sullo sfondo, sono ben visibili le pennellate allungate ed individuali dalle quali emerge la figura dell’artista; una tecnica che Van Gogh utilizzerà in maniera crescente per trasmettere alle sue opere il proprio senso di disagio interiore”.

Cosa è Handsight
Il progetto HandSight nasce dall’idea di due Italiani residenti a Los Angeles: Alessandro Marianantoni e Martin Monti — rispettivamente artista multimediale e professore di Neuroscienze all’Università della California — e coinvolge una rete di piccole eccellenze, sempre italiane, in Italia, Australia, e Stati Uniti. Il progetto, è dedicato a rendere l’arte visiva accessibile, attraverso il tatto, a non vedenti e ipovedenti, ma è anche volto a bambini e adulti di tutte le età che sono così spontaneamente portati a voler toccare l’arte.
Mentre esiste un grande fermento in questo settore, la tecnica di realizzazione innovativa di HandSight, grazie ai partner nei campi della tecnologia informatica e dell’industria automobilistica, permette di tradurre quadri dal linguaggio della vista a quello del tatto con grande fedeltà all’opera, e, contemporaneamente, costi contenuti e possibilità di stampa a larga scala che non sono possibili con le tecniche di stampa 3D o riproduzioni realizzate a mano. Infatti ad oggi nessun’altra iniziativa è riuscita a sviluppare quadri tattili con questo livello ed insieme di qualità.
La realizzazione dei quadri tattili parte dalla traduzione dell’opera dal linguaggio della vista a quello stereognostico e coinvolge artisti multimediali e storici dell’arte per raccontare non solo il contenuto dei quadri ma anche
lo stile pittorico, come il tratto caratteristico di Van Gogh, e le tecniche di rappresentazione come la prospettiva. Grazie a processi di realizzazione industriale, il modello informatico poi prendere vita in un vero e proprio quadro tattile ad alta risoluzione realizzato in materiali resistenti all’usura ed ipoargellenici.
Il progetto HandSight è attualmente impegnato non solo con il Palazzo Ducale di Genova ma sta anche producendo quadri tattili delle opere del Caravaggio per una mostra che aprirà la prossima estate a Roma.

Questo quadro tattile, donato da Angela e Mario Monti, è stato realizzato da HandSight, perché l’arte sia accessibile a tutti.

Si ringrazia L’Unione Italiana Ciechi di Genova per la produzione dei materiali Braille a corredo dell’Opera

Il rilancio della Tiflologia: un obiettivo possibile, di Gianluca Rapisarda

Autore: Gianluca Rapisarda

In Italia la condizione dei ciechi nel passato non era differente da quella del resto d’Europa. Nel 1818, sulle orme che Valentin Haüy tracciò in Francia, nasceva a Napoli l’ospizio per ciechi per opera di Giuseppe e Lucia Santi, nel quale venne accolto a scopo educativo un primo nucleo di ragazzi e ragazze privi della vista.
L’enorme successo raggiunto dall’opera di Valentin Haüy in Francia e in Europa stimolava in senso positivo l’immaginazione ed il sentimento dei filantropi illuminati, così anche in Italia si cominciò a prospettare l’assistenza ai ciechi come fenomeno di protezione sociale.
Nel 1838 sorgeva a Padova il Configliachi, il secondo istituto per ciechi in Italia e nel 1840 l’iniziativa di un gruppo di filantropi guidati da mons. Luigi Vitali dava origine a Milano a un grande istituto che accoglieva fanciulli ciechi della Lombardia e del Veneto e che divenne ben presto il più cospicuo grazie alla larga munificenza cittadina. Da allora in poi, un po’ ovunque in Italia si diffusero istituzioni pro ciechi, il cui carattere e le cui finalità rimanevano vincolati a un impegno prettamente assistenziale; la minorazione visiva veniva considerata come un impedimento insuperabile verso l’acquisizione di concrete forme di cultura e di conoscenze adeguate della realtà circostante. Il privo della vista veniva rappresentato, non solo dall’immaginazione popolare, ma anche e soprattutto dalle autorevoli voci di qualificate correnti psicologiche e fisiologiche, come un essere ai margini della normalità, confinato in un mondo privo di forme e di dimensioni.
L’educazione che vigeva nei primi istituti era improntata più ad un senso di pietosa assistenza che alla consapevolezza di preparare uomini da inserire tra gli altri uomini.
La didattica non poteva che essere impostata su un insegnamento nozionistico di poche e frammentarie informazioni selezionate tra quelle che avrebbero potuto facilmente essere affidate alla memoria, senza dover ricorrere alla faticosa sperimentazione, alla ricerca, all’osservazione.
Quando Louis Braille perfezionò la scrittura tattile e, conseguentemente, la lettura fondata sullo stesso metodo, le scuole andavano gradualmente verso l’adozione di quel metodo di scrittura e di lettura; nonostante ciò non si riuscì ad oltrepassare il puro e semplice insegnamento nozionistico forse anche perché i tempi non erano maturi per una profonda rivoluzione pedagogica. La scuola in generale era ferma su quei principi e i fermenti proposti dal pensiero e dall’opera di grandi pedagogisti, come la Montessori, le sorelle Agazzi, Decroly e Piaget restavano soltanto motivi di discussione teorica o di realizzazioni singole in centri particolarmente fortunati.
A ciò si aggiunga che il Codice Civile dello Stato Italiano del 1865 aveva sancito l’inabilità dei ciechi a provvedere alle proprie cose, fatta eccezione per chi fosse dichiarato abile in tal senso da una testimonianza in giudizio da parte dei propri familiari.
Una svolta a questa situazione si ebbe quando la capacità organizzativa dei ciechi portò il 26 Ottobre del 1920 alla fondazione dell’Unione Italiana Ciechi a Genova ad opera di Aurelio Nicolodi.
Il Novecento può dunque essere ritenuto il periodo del passaggio dall’assistenza dei ciechi alla loro istruzione. Nel 1923, con la riforma Gentile, furono emanati provvedimenti e norme per l’istruzione elementare obbligatoria: il RD 2841/1923 decretava il passaggio da ospizi per ciechi a istituti scolastici, da soggetti di assistenza a soggetti di educazione; con il RD 3126/23 l’istruzione per i fanciulli ciechi diveniva obbligatoria. Il passaggio dal concetto di istituto come ricovero assistenziale a quello di ente di istruzione era avviato.
Molto significativo era l’art. 1 dell’O.M. del 27 giugno del 1924, dove si leggeva: “L’obbligo si assolve nelle scuole private o paterne, negli istituti dei ciechi all’uopo designati e presso le pubbliche scuole elementari dove gli alunni ciechi debbono essere ammessi dalla quarta elementare”. Qui si ritrova il primo e fondamentale incunabolo dell’integrazione scolastica dei ragazzi ciechi nella scuola di tutti.
Nel 1925, con il RD 2483, a Roma veniva fondato l’Istituto “Romagnoli”. Esso costituiva la prima “scuola di metodo” per gli educatori dei ciechi del nostro paese. Tale “lungimirante” ed innovativa istituzione avrà come suo primo Direttore ovviamente Augusto Romagnoli e ricoprirà per diversi decenni in Italia un ruolo centrale nella consulenza tiflodidattica e nell’orientamento professionale degli educatori dei privi della vista.
Il contributo di Romagnoli al progresso dell’istruzione dei ciechi appare indubbiamente fondamentale e ancora oggi tale da farlo considerare il fondatore della tiflologia in Italia e tale da promuovere su di lui nuovi studi e ricerche. Si tratta di un contributo concreto, concentrato a focalizzare l’attenzione sociale sull’educabilità dei privi della vista e ad invitare i non vedenti stessi a partire dalle proprie responsabilità. Romagnoli, inoltre, pensava che “l’ideale sarebbe che i ragazzi ciechi venissero educati coi loro compagni vedenti”.
Tuttavia, tali embrionali esperienze d’integrazione sarebbero ben presto tramontate. Infatti, con il varo della legge 1463 del 26 ottobre 1952, che ai sensi dell’art. 1 prevede, per i fanciulli ciechi, l’obbligo di frequentare la scuola speciale, nacquero appunto le cosiddette “scuole speciali”.
Tale norma, benché si ispiri ad una verità pedagogica che anche la Corte Costituzionale ha riconosciuto come ineccepibile, applicata alla lettera, ha invece favorito, di là dalle intenzioni del legislatore, il dilatarsi dei mali interni agli Istituti, provocandone l’appiattimento e l’involuzione.
Augusto Romagnoli, in “Ragazzi ciechi”, aveva auspicato, fin dal 1924, che maturassero i tempi per l’integrazione dei fanciulli ciechi nella scuola ordinaria. Gli istituti, invece, si mossero fuori da questo spirito e dopo l’istituzione della scuola media dell’obbligo con la legge 1859 del 31 dicembre 1962, pur rimanendo importanti “baluardi” per l’accesso alla cultura e l’inserimento professionale dei non vedenti (grazie allo svolgimento di attività manuali, all’insegnamento del Braille, della musica, di tecniche di mobilità ed orientamento e di educazione motoria), dilatarono ulteriormente l’internato. Accadde così che nel 1968 qualcuno poté accusarli di essere “ghetti” o “gabbie dorate”,.
La tempesta sessantottina s’abbatté sulle scuole speciali, accusandole di rappresentare un sistema chiuso, un libro uguale per tutti. I docenti spesso erano ciechi, i direttori erano ciechi: un mondo autosufficiente che dava una risposta ai bisogni solo dei ciechi.
Naturale e scontata conseguenza di questa “ventata” rivoluzionaria fu la chiusura delle scuole speciali per ciechi, disposta con la Legge 360 dell’11 Maggio del 1976, cui seguì l’anno dopo la legge 517 che introdusse in Italia il principio dell’integrazione scolastica degli alunni portatori d’handicap nella scuola “normale”. La 517 del ‘77 inoltre prevedeva per gli studenti disabili l’assoluta e “storica” novità della presenza dell’insegnante di sostegno nella scuola di tutti che ancora oggi, seppure con enormi difficoltà, continua a rappresentare una conquista di civiltà ed una svolta storica della moderna pedagogia italiana.
Ma, come sopra accennato, a quasi quarant’anni dalla 517, il sistema del sostegno degli alunni minorati della vista presenta ancora delle forti criticità ed è ben lungi dall’assicurare e garantire ai nostri ragazzi una piena ed effettiva inclusione scolastica.
Ciò dipende dalle ambiguità e precarietà che caratterizzano il ruolo, la funzione e la formazione degli insegnanti di sostegno, dall’inadeguata e scadente preparazione degli assistenti all’educazione e comunicazione (di cui all’art 13 della legge 104 del 1992), ma soprattutto dalla grande confusione che riguarda la figura del Tiflologo.
A proposito della non idonea e modesta preparazione dei docenti di sostegno sulla disabilità visiva, grazie alla pressoché maggioritaria presenza nella scuola normale di disabili con ritardi di apprendimento, negli ultimi decenni, si è andata affermando una formazione , centrata senz’altro sulle tematiche relative alla disabilità, ma con una impostazione sempre più “generalista” e sempre meno attenta ai bisogni specifici derivanti dalle diverse tipologie di disabilità. Troppo spesso, ormai, capita di imbattersi desolatamente in insegnanti di sostegno di alunni ciechi che poco o nulla sanno di tiflopedagogia e tiflodidattica e che, cosa ancora più disdicevole, non conoscono neppure il Braille e la tifloinformatica. Di recente, per ovviare e scongiurare tali deficienze del “sistema”, la Fand e la Fish hanno presentato una proposta di legge mirante all’istituzione di un ruolo “ordinario” del sostegno, con una formazione universitaria “specifica” sulle singole disabilità.
Il considerare i tiflologi dei veri e propri “Carneadi” e la “dispersione” delle loro competenze tiflopedagogiche e tiflodidattiche sono invece da ricercarsi nel fatto che l’Istituto Romagnoli di Roma , Senza più il suo fondatore, il grande Augusto Romagnoli prematuramente scomparso nel 1948, è diventato sempre meno autorevole , incapace di continuare ad essere il punto di riferimento ed il “presidio” dell’indagine scientifica, della sperimentazione didattica e metodologica e della ricerca tiflologica a favore dei non vedenti ed ipovedenti, non esercitando più nessun “appeal” sull’”intelligentia” e sul mondo universitario ed iniziando una crisi lenta ma inesorabile, fino alla sua chiusura definitiva negli anni novanta.
Porsi il problema relativo alle funzioni del “tiflologo” nella spinosa tematica concernente l’istruzione dei ragazzi minorati della vista, oggi, a molti potrebbe sembrare, se non un “problema inventato”, certamente una questione oziosa, quasi un gioco di pedagogisti sfaccendati o, comunque, collocati fuori della realtà storica. Io ritengo invece che la tiflologia non costituisca una scienza di pochi eletti, di un circoscritto numero di iniziati, ma si prospetta come un capitolo della più vasta pedagogia. I problemi relativi all’inclusione degli allievi disabili visivi, quindi, sono oggi questioni che non appartengono più, come in un triste passato non troppo remoto, esclusivamente a chi non vede ed alla sua famiglia ma richiedono interventi oculati ed accorti di tutta la collettività.
Per tutti questi motivi, abbiamo assoluto bisogno di una ripresa e di un rilancio della Tiflologia. A mio modesto avviso, sotto il profilo pedagogico, la sua possibilità di esistere ancora e le prospettive di un suo rinverdimento e di un suo rinvigorimento, sussistono per almeno due ordini di riflessioni: in primo luogo, perché dalla didattica differenziata, da quella speciale, e nella fattispecie della cecità, dalla Tiflopedagogia e dalla Tiflodidattica non si può prescindere neppure quando l’educazione dei ragazzi ciechi si svolge nella scuola ordinaria. Un imperdonabile errore che si commette nel nostro tempo consiste nel contrapporre l’inclusione all’educazione specializzata che, invece, si integrano, non si elidono l’una con l’altra. In secondo luogo perché le istituzioni pro ciechi, rinnovandosi, possono costituirsi come “centri di risorse”, deputati all’erogazione di quei servizi tiflopedagogici che gli enti locali, le Regioni, ma spesso anche lo Stato, non sono in grado di fornire per mancanza di preparazione specifica.
Di fronte a tali carenze del sistema nazionale d’istruzione, la nostra Unione ed i suoi Enti collegati non sono stati a guardare e si sono invece adoperati con tutte le loro energie e le risorse economiche disponibili per dar vita a “centri di servizio”a supporto della scuola “comune”.
Trattasi dei cosiddetti “centri di consulenza tiflodidattica” (c.c.t.), istituiti dalla Federazione Nazionale Delle Istituzioni Pro Ciechi e dalla Biblioteca italiana per i ciechi “Regina Margherita” ai sensi della legge 284 del 1997. I nostri c.c.t. sono 17, sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e si prefiggono il compito di fornire consulenza tiflodidattica e di far conoscere gli strumenti ed i materiali tiflodidattici agli insegnanti di sostegno, agli operatori scolastici, ai genitori ed agli alunni della scuola di ogni ordine e grado.
Dunque, il vero problema del sostegno degli allievi disabili visivi in Italia non sta nella mancanza di “centri di supporto” alla scuola, che ci sono e sono anche parecchi, quanto piuttosto nella totale assenza di una loro “visione d’insieme”, di un loro fattivo e sinergico collegamento, elementi che sarebbero al contrario indispensabili per un proficuo processo di inclusione dei nostri ragazzi nella scuola “normale”.
Al riguardo, su proposta del Presidente Nazionale dell’UICI Mario Barbuto, come da me già scritto qualche giorno fa, la Federazione ha approvato la costituzione di una vera e propria “authority dell’inclusione” con il “nobile” compito di coordinare ed integrare tutti gli Enti collegati all’Unione e magari, perché no, sciogliere definitivamente il rebus sull’inquadramento professionale del tiflologo.
Infatti, in seguito al declino dell’Istituto Romagnoli di Roma ed a causa della mancata attuazione della legge 69 del 2000 che ne avrebbe finanziato la rinascita e riapertura, c’è una certa urgenza di ridefinire il percorso formativo ed il profilo professionale del tiflologo. Paghiamo cioè lo scotto della mancanza di una vera e propria generazione di esperti di Tiflologia, a cui bisogna necessariamente porre rimedio, pensando all’istituzionalizzazione di una nuova “figura” professionale più al passo con i tempi e più idonea e preparata a favorire l’inclusione scolastica dei ragazzi privi della vista del terzo millennio.
Tale “mission”, d’altra parte, si presenta certamente come non facile poiché quello del tiflologo è un profilo professionale obiettivamente difficile da definire, trattandosi di un esperto con competenze psicologiche, ma anche pedagogiche, educative e sociologiche. Per non parlare dei “famosi” aec (assistenti all’educazione ed alla comunicazione), istituiti dalla legge 104, che non si sono ancora radicati come “figure” del sostegno su tutto il territorio nazionale e comunque, laddove operano già, hanno una formazione lacunosa ed improvvisata.
Al fine di superare queste difficoltà e nell’intento di creare tale nuovo profilo professionale, Il nostro Presidente Mario Barbuto, il componente la Direzione Nazionale dell’UICI Marco Condidorio ed il Direttore centrale dell’I.Ri.Fo.R. Luciano Paschetta hanno voluto fortemente organizzare insieme l’innovativo e “lungimirante master universitario in Typhlology Skilled Educator (esperto in scienze tiflologiche), avente il patrocinio dell’I.Ri.Fo.R. e che, da esperienza “pilota” nel Molise, va generalizzato ed esteso in tutta Italia.
Il nostro ambizioso obiettivo è di stipulare una Convenzione con il MIUR entro la fine dell’estate, perché il nuovo organismo dell’”authority dell’inclusione” venga accreditato e riconosciuto ufficialmente dal Ministero e godere dunque di una sua “autorevolezza” anche nel mondo scientifico ed universitario e nel sistema educativo e formativo.
Pertanto, l’”authority” dovrà essere lo strumento ed il “grimaldello” a nostra disposizione per “imporre” alle Regioni, cui compete l’assistenza scolastica e/o postscolastica – domiciliare l’assunzione dei sopramenzionati “esperti in scienze tiflologiche” come operatori privilegiati del sostegno degli allievi disabili visivi, perché dotati di una formazione finalmente adeguata e di una “specializzazione” sulla minorazione visiva. Infatti, il Typhlology Skilled Educator potrebbe trovare impiego nei nostri “centri di consulenza tiflodidattica”, nei CTS come responsabile degli “sportelli tiflologici” (la cui apertura l’”authority” dovrà pretendere) e nelle scuole come “figura” di supporto al consiglio di classe per promuovere un autentico processo inclusivo degli studenti non vedenti ed ipovedenti.
Solo così potremo fugare pericolosi tentativi di ritorni anacronistici alle scuole speciali, garantendo veramente accoglienza ed inclusione a tutti gli alunni con disabilità visiva e, soprattutto, facendo risplendere la “luce” della Tiflologia in Italia!

Aisthesis, scoprire l’arte con tutti i sensi

Il secondo numero della rivista vocale “Aisthesis, scoprire l’arte con tutti i sensi” è online Potete ascoltarla in mp3 e leggerla a video all’indirizzo www.museoomero.it/main?pp=rivista_aisthesis

La rivista, nata per promuovere la discussione e il confronto internazionale sul tema dell’accessibilità all’arte e ai beni culturali, in questo secondo numero propone articoli di Aldo Grassini (Copiare l’arte non è peccato), Andrea Sòcrati (Il modello architettonico e le sue funzioni storiche, progettuali, pedagogiche, estetiche), Geneviève Bresc-Bautier e Cyrille Gouyette (La Memoria dell’antico. D’Après L’Antique: dal mondo scultoreo antico alle relative copie ed imitazioni), una conversazione aperta con l’artista Giuliano Vangi: (Facevo copiare i gessi agli studenti) e segnalazioni da parte della redazione di musei, gypsoteche, gallerie, libri, riviste, dvd specialistici.

La rivista vocale viene spedita a casa in formato CD audio a tutti i non vedenti e gli ipovedenti: quelli di cui abbiamo l’indirizzo la riceveranno a breve, così come le UICI e i Centri tiflodidattici, tutti gli altri interessati possono farne richiesta e la invieremo.

Vi auguriamo una buona lettura!

Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana
Banchina Giovanni da Chio 28, 60121 Ancona tel. 071.2811935 fax 071.2818358 www.museoomero.it
email: rivistaonline@museoomero.it

Vacanze di Pasqua al Museo Omero con tante attività per tutti

Il Museo Tattile Statale Omero di Ancona organizza nuove attività per le vacanze di Pasqua

Trova i particolari: attività gratuita per tutti
Dal 24 al 29 marzo ore 16 -19
Per tutte le età
Abbiamo fotografato dei particolari nascosti nelle sculture, ora tocca a voi ritrovarli! Grandi e bambini sono invitati a questa speciale caccia al particolare, ma ci sono tanti altri modi per stare in allegria al nostro museo: con una caccia agli animali per i più piccini, una caccia agli oggetti per i più grandini, con un’esperienza bendata per tutti!

ContemporaneaMENTE DI-segno: laboratorio per famiglie a pagamento
Nelle mattine di Pasqua e Pasquetta (I° turno ore 10 – II° turno 11.30)
Attività per famiglie (bambini 5- 12 anni)
Il Museo vi propone un’esperienza unica a contatto con l’arte contemporanea. Tutta la famiglia sarà bendata e con l’aiuto di una fune seguirà un percorso alla scoperta di sculture da toccare e disegnare al buio.
Costo: 4 euro a partecipante; gratuito: 0-4 anni, disabili e accompagnatori; sconto 20% con Finestre sull’arte card. Prenotazione obbligatoria: tel. 0712811935 – didattica@museoomero.it.

Orario apertura Museo: dal martedì al sabato 16 – 19; Pasqua e Pasquetta: 10 -13 e 16 -19. Ingresso libero.

INFO
Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana
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