Una bussola per orientarsi- La legge 104 del 1992 e il quadro dei diritti dei disabili e dei loro familiari, di Paolo Colombo

Autore: Paolo Colombo

Rubrica per Genitori

Una delle tante difficoltà che deve affrontare il genitore di una persona con disabilità è quella di conciliare lavoro e cura del figlio. Sappiamo bene quanto sia complicato muoversi nell’intricato mondo delle leggi e dei regolamenti e, di conseguenza, quanto sia difficile conoscere quali diritti si possono esercitare.
E’ per questo motivo che abbiamo chiesto all’avv. Paolo Colombo, quale responsabile del Centro di Documentazione Giuridica dell’UICI, nonché componente della Direzione Nazionale, di aiutarci a comprendere la legge 104 del 5 febbraio 1992 (Legge-quadro per l’assistenza , l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate). Quella di oggi è solo la prima tappa del nostro viaggio alla scoperta di questa importante direttiva.

La legge 104 del 1992 e il quadro dei diritti dei disabili e dei loro familiari
La Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.” prevede specifici diritti in favore delle famiglie con disabili.
I diritti previsti da tale legge così come modificati dalla successiva normativa, attualmente vigente, vengono schematicamente rappresentati nelle pagine che seguono, ponendo particolare risalto ai benefici che la normativa riconosce ai lavoratori, genitori di disabili.
– Prima parte-
Per i genitori di figli disabili le più ampie previsioni di tutela della legge sui congedi parentali hanno assorbito alcune agevolazioni previste dalla legge numero 104 del 5 febbraio 1992.
Già la legge 104/92 (vedi poi anche la legge 53/00) aveva previsto per la lavoratrice madre, o in alternativa per il padre, anche adottivi, di minore con handicap accertato dai competenti organi (2) e non ricoverato in istituti specializzati a tempo pieno(3) (ivi compresi i ricoveri in strutture adibite all’accoglimento degli handicappati seppur come centro riabilitativo diurno), il diritto al prolungamento sino a tre anni del periodo di astensione facoltativa dal lavoro oppure, in alternativa, due ore di permesso giornaliero retribuito sempre sino al compimento del terzo anno di vita del bambino. Il permesso è raddoppiato in caso di due figli con handicap (Cassazione sezione lavoro – sentenza 4623/10).
L’articolo 33 del D.Lgs. 151/2001 stabiliva che nel caso di minore con handicap in situazione di gravità (accertata ai sensi dell’articolo 4 comma 1 della legge 104/1992) i genitori avesssero diritto al prolungamento sino a tre anni di vita del figlio del congedo parentale, indipendentemente dal diritto dell’altro genitore, a condizione che il bambino non fosse ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati. Con la modifica al comma 1 dell’articolo 33 del D.Lgs. 151/2001 la madre o in alternativa il padre hanno diritto al prolungamento del congedo parentale sino al compimento dell’ottavo anno di vita del bambino con handicap per un periodo complessivo non superiore ai tre anni (circolare n.32/2012 dell’INPS) ; inoltre viene esteso anche quando il bambino sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati purchè sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore.Il prolungamento decorre dal termine del periodo corrispondente alla durata massima del congedo parentale spettante al richiedente (vedi messaggio INPS 22578/2007):
alla madre, trascorsi 6 mesi dalla fine del congedo di maternità
al padre, trascorsi 7 mesi dalla data di nascita del figlio
al genitore solo, trascorsi 10 mesi decorrenti:
a) in caso di madre “sola”, dalla fine del congedo di maternità
b) in caso di padre “solo”, dalla nascita del minore o dalla fruizione dell’eventuale congedo di paternità.
In base all’articolo 24 della legge 183/2010 i genitori alternativamente possono fruire anche in alternativa al congedo parentale o ai riposi retribuiti (art.42 comma 1 DLgs 151/2001) dei 3 giorni di permessi mensili.
Tale diritto va riconosciuto anche in favore dei genitori con figlio handicappato in situazione di gravità (circolare INPS numero 155/2010 punto2.2).

AGEVOLAZIONI  previste dalla legge 104/1992 modificate dal D.Lgs.119/2011 I genitori, anche adottivi, con bambini fino a tre anni di età hanno la possibilità di fruire in alternativa, dei tre giorni di permesso mensile, ovvero delle ore di riposo giornaliere, ovvero del prolungamento del congedo parentale;
genitori, anche adottivi, con bambini oltre tre anni e fino agli otto anni di vita possono beneficiare, in alternativa, dei tre giorni di permesso mensile, ovvero del prolungamento del congedo parentale;
i genitori, anche adottivi, con figli oltre gli otto anni di età possono fruire dei tre giorni di permesso mensile
circolare INPS numero 32/2012 e circolare Funzione Pubblica numero 1/2012
PERMESSI ASSISTENZA DISABILI e ALTRI PERMESSI e FERIE
Nel caso il dipendente usufruisca di altri permessi (permesso sindacale, maternità, malattia o altro), i permessi per l’assistenza a disabili ex lege 104/1992 non vanno riparametrati in quanto si tratta di assenze giustificate, riconosciute per legge come diritti spettanti al lavoratore.
Anche la fruizione delle ferie non può incidere sul godimento dei permessi dei tre giorni mensili per l’assistenza al disabile in stato di gravità e ogni eventuale riparametrazione in base alle ferie usufruite nel mese è inammissibile.
Differente è invece il caso in cui il dipendente avanzi l’istanza ex lege 104/1992 per la prima volta nel corso del mese.
Ministero del Lavoro – Interpello numero 21 del 16 giugno 2011 e Interpello numero 24 del 1 agosto 2012
PERMESSI ORARI E GIORNALIERI
IN RELAZIONE AL TIPO DI RAPPORTO DI LAVORO TIPO
DI RAPPORTO
DI LAVORO PERMESSI ORARI
DIPENDENTE DISABILE
(2 ore) PERMESSI GIORNALIERI e ORARI
3 giorni o 18 ore mensili
DIPENDENTE DISABILE
oppure
DIPENDENTE CHE DA ASSISTENZA
A UN DISABILE PART TIME
ORIZZONTALE Fino a 6 ore
di prestazione
lavorativa:
ridotto a 1 ora
Oltre 6 ore
di prestazione
lavorativa:
intero: 2 ore I tre gg di permesso mensile spettano per intero, mentre, in alternativa, i permessi orari di 18 ore sono ridotti sulla base della percentuale di prestazione lavorativa.
Esempio:
nel caso di percentuale pari al 75% (5 ore e24 minuti al giorno) spettano:

3gg
– oppure
il 75% di 18 ore corrispondenti a 13 ore e 30 minuti PART TIME
VERTICALE
con prestazione
lavorativa
concentrata in
alcuni mesi con
presenza dal lunedì
al venerdì Intero: 2 ore I tre gg di permesso mensile o, in alternativa, i permessi
orari di 18 ore, spettano per intero.
Esempio:
prestazione lavorativa prevista per sei mesi l’anno (consecutivi o non ):

3gg
– oppure
18 ore nel mese in cui viene resa la prestazione PART TIME
VERTICALE
con prestazione
concentrata su
alcune settimane
del mese o alcuni
giorni della
settimana Intero: 2 ore I tre gg di permesso mensile o in alternativa, i permessi orari di 18 ore, sono ridotti sulla base della percentuale di prestazione lavorativa nel mese di riferimento.
Esempio 1:
prestazione lavorativa nel mese pari al 50% (come nel caso di settimane alterne):

1 giorno
– oppure
50% di 18
ore pari a 9 ore
Esempio 2:
prestazione lavorativa nel mese pari
al 40% (come nel caso di presenza 2gg a settimana):

1 giorno
– oppure
il 40 % di 18 ore pari a 7 ore e 12 minuti PART TIME
MISTO
(combinazione di
verticale ed
orizzontale), con
prestazione
concentrata in
alcuni giorni o
settimane del mese,
ad orario ridotto Fino a 6 ore
di prestazione
lavorativa:
ridotto a 1 ora
Oltre 6 ore
di prestazione
lavorativa:
intero: 2 ore I tre gg. di permesso mensile si riducono sulla base della
percentuale della componente verticale, mentre, in alternativa, i permessi orari di 18 ore si riducono sulla base della percentuale della componente orizzontale.
Esempio:
prestazione su 4 gg a settimana (componente verticale 80%),
con orario ridotto a 5 ore al giorno (componente orizzontale = 69.49%), si ha diritto:
all’80% di 3gg = 2
– oppure
al 69.49%. di 18 ore = 12 ore e 30 minuti  Avv. Paolo Colombo
Responsabile Centro di Documentazione Giuridica “G. Fucà”
cdg@uiciechi.it

 

Contributi dei lettori: Elogio ai nostri “Grandi”, di Rosalia Vitale

Autore: Rosalia Vitale

Una mite sera dei primi giorni di luglio: i miei ragazzi sono usciti lasciandomi sola; cosa fare per colmare questo vuoto ?
Cosa fare in questa solitudine? Non è sempre vero che la solitudine porti soltanto lugubre tristezza! Anzi, ci si può abbandonare ai più liberi pensieri spingendosi fino alla ricerca dell’essenziale; io, seduta all’aria fresca nel mio balcone, ho pensato di leggere qualcosa che potesse occupare piacevolmente la mia mente e, tornata per un momento in casa, ho trovato uno dei nostri giornali ancora chiuso; l’ho aperto, ed ho constatato che trattavasi di un numero arretrato del nostro Corriere Braille; ho voluto leggerlo ugualmente, poiché non mando mai via i giornali senza averli letti! Così, mi sono deliziata nella lettura di: Introduzione al Libro “Qui le domande le faccio io”!
Altre volte avevo già letto: Doniamo pagine al Libro Parlato, ma, siccome non sono abbonata a questo servizio, sorvolavo l’argomento non perché non ami i libri, ma la mia preferenza va alla lettura Braille diretta;leggendo, però, l’introduzione al Libro ne sono rimasta entusiasta; ho apprezzato l’eccellente esposizione, la dinamicità, la scioltezza, l’eleganza e l’impegno profuso nel portare a conclusione questo ardito progetto.
In fine, ho sentito accanto a me una amica che mi ha regalato più di un sorriso e la Sua buona e preziosa compagnia.
Molto spesso mi ritrovo ad apprezzare gli scritti dei redattori, degli articolisti dei nostri giornali elogiando la loro bravura e abnegazione nei confronti di tutta la categoria, ed allora rifletto sul lungo e faticoso percorso affrontato con coraggio e determinazione dai ciechi, ed oggi, è esaltante notare di quanti bravissimi intellettuali si fregia la nostra categoria: professori, docenti nelle più svariate materie di studio, giornalisti, avvocati, parlamentari, impiegati di concetto che mettono a disposizione di tutti la loro competenza tenendo in mano ben salde le redini di guida onde evitare pericolose deviazioni su falsi sentieri o, peggio,indietreggiamenti. Ma poi, anche artisti, musicisti, professionisti, fisioterapisti, centralinisti,artigiani ecc.: dunque, mi pare non ci sia nulla da invidiare al resto della società che ci circonda.
Durante una recente messa domenicale un buon prete, nella sua omelia esordisce con una frase di un grande scrittore di cui ormai mi sfugge il nome (forse alcuni di voi lo riconosceranno): “non c’è felicità senza gratitudine nel cuore”! ed io sento di assecondare appieno questo pensiero!E la prima gratitudine in assoluto è per il nostro Creatore che, seppure apparentemente ha penalizzato alcune sue creature, ma poi le ha privilegiate rendendo anch’esse degne di lode e di elogio.
Evviva! Ai Nostri Grandi che ci onorano con la loro intelligenza, cultura, sapienza, bontà d’animo.
Parteciperò anch’io alla gara di solidarietà “Doniamo pagine al libro parlato”.
Rosalia Vitale

Una bussola per orientarsi- Imparare e insegnare a fare facendo, di Angelo Fiocco (terza e ultima parte)

Autore: Angelo Fiocco

(terza e ultima parte)
Eccoci al terzo ed ultimo appuntamento con il dott. Angelo Fiocco-tiflologo e Presidente dell’Istituto per Ciechi L. Configliachi di Padova-che ci accompagnerà ancora una volta nel mondo dei sensi vicarianti, suggerendoci qualche utile strategia per favorire nei bambini con disabilità visiva lo sviluppo e l’utilizzo delle risorse insite nel patrimonio genetico dell’essere umano, al fine di imparare a conoscere l’ambiente che li circonda.
Chi ha testato le facoltà percettive in suo possesso seguendo le indicazioni proposte (ma anche sperimentando altri accorgimenti se li ha trovati, dato che esse non hanno alcuna pretesa di unicità), forse si starà domandando quali strategie adottare per sollecitare convenientemente il piccolo che non vede a identificare le proprie, a consolidarle e a divenirne padrone. Siccome temo le risposte concluse e conclusive, le soluzioni “prêt à porter” e i tecnicismi spacciati per certezze, provo a formulare in modo conciso alcune proposte operative maturate grazie alle osservazioni compiute sul campo e condivise da un gruppo di educatori, genitori e bambini ciechi oggi cresciuti che nel Veneto si confronta da anni.
E’ indispensabile offrire al piccolo occasioni di percepire che ci risultino essere gratificanti per lui, tenendo presente che:
– tali sono state in genere le sue esperienze prima di venire alla luce;
– benché bisognoso di tutte le cure e le attenzioni dovutegli in quanto individuo in fase di adattamento alla vita, già alla nascita egli è in grado di operare discriminazioni funzionali al proprio sé (allattiamolo prematuramente col biberon anziché al seno, o diamogli un succhiotto diverso dall’abituale e sentiremo che musica!…);
– quello che gli studiosi definiscono “campo percettivo” non è costituito da una somma indefinita di elementi sensoriali, bensì da oggetti ed eventi che rivestono per il singolo valori soggettivi importanti;
– ogni azione che compiamo nei suoi riguardi – ciò vale per tutti i bambini – è portatrice di messaggi aventi funzione educativa; sta perciò a noi far sì che tali azioni concorrano alla costruzione sia della sua personalità, sia delle abilità necessarie ad esorcizzare i condizionamenti del deficit.

La compensazione comunicativa e strumentale del contatto visivo con quello uditivo è d’obbligo, essendo quest’ultimo il solo che segnali a chi non vede, anche a distanza, la nostra presenza. Meno immediato rispetto al primo, che può consentire la simultaneità dell’interazione tra due o più soggetti, esso comporta il ricorso alla voce nelle sue svariate sfumature e alle parole, la cui valenza molto dipende dall’intonazione con la quale vengono pronunciate. (Si pensi a titolo esemplificativo ai diversi significati che possiamo attribuire al termine “ancóra” a seconda di come lo articoliamo: incoraggiamento, richiesta di iterazione, stupore, rimprovero, ecc..)
Il contatto fisico è chiamato ad assumere un ruolo che va oltre gli atti legati all’accudimento e alle espressioni appartenenti alla sfera affettiva (coccole, abbracci, contenimento, ecc.). Ad esso, infatti, dovrà essere affidata la maggior parte degli interventi volti a trasmettere il senso e il gusto del fare, quest’ultimo inteso quale atto o insieme di atti finalizzati a raggiungere uno scopo predefinito.
Poiché il deficit visivo totale o grave preclude la possibilità di avvalersi dell’imitazione diretta, all’adulto compete non soltanto proporre al bimbo dei modelli di comportamento che lo stimolino ad appropriarsene e lo orientino verso forme di imitazione differita, ma anche condurlo a scoprire, a comprendere e ad assimilare i gesti che non può replicare imitando. Impugnare, allacciare, indossare, abbottonare, piegare, avvolgere, riempire, capovolgere, sparpagliare, infilare, infilzare, premere, spremere, plasmare sono una minuscola parte delle operazioni il cui apprendimento spontaneo è impedito dall’assenza della vista e che dovranno quindi essere insegnate partendo dalle attività manuali più semplici.
Il riconoscimento degli oggetti e delle forme non può che avvenire tramite l’esplorazione tattile. Normalmente i bambini amano toccare, e toccare è la prima modalità di approccio alla realtà fisica che l’individuo attua deliberatamente per sentirsene parte e, in seguito, adattarla ove possibile alle proprie esigenze. Non essendo però il tatto senso “a distanza”, ad esso sfugge tutto quanto non si trova alla sua portata; pertanto l’adulto, una volta certo che il piccolo reagisce correttamente alle sollecitazioni propostegli, dovrà avere l’accortezza di guidarlo ad esplorare l’oggetto sia posando leggermente le proprie mani sulle sue, sia dandogli suggerimenti verbali riguardo ai movimenti da compiere per individuarne forma e attributi, considerando che le proprietà esplorative del tatto si attivano solo se le mani sono in movimento.
Il traguardo forse più significativo da perseguire durante la prima infanzia è tuttavia rappresentato dalla comprensione dei rapporti tra sé e lo spazio e del loro modificarsi conseguente ai movimenti compiuti, nonché dall’organizzazione dello spazio secondo le proprie necessità: infatti, il bambino privo della vista ne avverte sì l’esistenza, testimoniata dalle sonorità tipiche di ciascun ambiente interno ed esterno, ma non è in condizione di relazionarsi con esso fintantoché culla, box e contenitori simili lo costringono al contatto con le medesime cose, all’inattività e alla noia. Avviare il piccolo all’esplorazione tattile-uditiva quale strumento privilegiato per conoscere l’ambiente e interiorizzarne i dettagli è dunque un passaggio obbligato, ricco di sorprese emozionanti tanto per lui/lei quanto per chi lo guida.
Quando iniziare?
Nei momenti in cui il piccolo non è “contenuto”, osserviamo come reagisce ai nostri richiami e ai segnali che siamo presenti mentre ci avviciniamo o ci allontaniamo: lo capiremo dall’interesse che manifesta con vocalizzazioni probabilmente insolite e dai pochi gesti che, sebbene non ancora opportunamente coordinati, già gli sono usuali per esprimere curiosità e desideri.
Se i suoi primi tentativi di “gattonare” ci paiono troppo faticosi, aiutiamolo per qualche breve tratto accompagnando discretamente con le mani i movimenti ora delle braccia ora delle gambe, come del resto si fa con tutti i cuccioli d’uomo che stanno per avventurarsi alla scoperta del mondo. Ci accorgeremo che non tarderà a ripeterli di sua iniziativa e, procedendo per gradi, potremo invitarlo a raggiungerci attirando la sua attenzione con un giocattolo sonoro che gli è particolarmente gradito e così via.
Allorché avrà acquistato la forza per assumere la stazione eretta lo farà spontaneamente, e di lì a poco prenderà a trotterellare per casa.
D’ora in avanti il suo campo percettivo si amplierà via via che egli andrà affinando la capacità di discriminare gli input sensoriali esterni e la competenza nell’associarne tra loro i riscontri e decodificarli in informazioni plausibili sulla realtà che lo circonda. Si tratta, come dicevo, di operazioni abbastanza congeniali ai disabili visivi, i quali però imparano a servirsene in un arco temporale dilatato. Perché allora non anticipare l’acquisizione di questa competenza, che per lo più rafforza nel bambino la sicurezza di sé e accelera lo sviluppo dei processi cognitivi?
Perché non approfittare dei momenti dedicati al gioco per coinvolgerlo in esperienze di esplorazione tattile-uditiva che lo motivino a conoscere, ad osservare e ad agire?
Potremmo per esempio metterci a ginocchioni o seduti di fronte a lui a distanza ravvicinata e:
– chiedergli di raggiungerci e, in seguito, di indicare con la manina dove siamo;
– tendergli un oggetto riconoscibile al rumore nominandolo, invitarlo a prenderlo e gratificarlo con un “bravissimooo!” quando lo avrà afferrato (rinviare la proposta ad altra occasione qualora stenti a dirigere bene la mano);
– chiedergli di trovare nel cesto dei giochi la palla che suona e di darcela;
– ripetere in un momento diverso il gioco sedendoci al suo fianco e, successivamente, sdraiandoci supini in modo che lui si trovi all’altezza del nostro bacino, affinché colga il cambio di provenienza della nostra voce.
E ancora:
– invitarlo a raggiungerci dopo aver aumentato la distanza che ci separa;
– quando si sarà fatto più agile nel camminare, incitarlo a seguirci, dapprima percorrendo traiettorie diritte, poi variando la direzione, uscendo dalla stanza, senza mai interrompere il contatto uditivo;
– parlargli stando fermi in un angolo della stanza o tra due mobili, così che possa avvertire come le due pareti o lo spazio chiuso su tre lati condizionano il suono della nostra voce;
– fargli quindi prendere il nostro posto e chiamarlo dopo avergli suggerito di rispondere “sono qui”, in modo che senta il suono della sua voce in quella posizione;
– agitare per aria un giocattolo sonoro con l’invito a prenderlo, verificare se tende le manine nella giusta direzione e abbassarlo fino a consentirgli di afferrarlo;
– introduciamolo all’uso delle espressioni topologiche (vicino/lontano, dentro/fuori, sotto/sopra, in basso/in alto e, più tardi, davanti/dietro, destra/sinistra, ecc.), facendogli sperimentare i relativi concetti;
– sulla base dei progressi che andrà compiendo, invitiamolo a dirci la sua posizione rispetto a noi, la nostra rispetto a lui, dove sono la porta e la finestra, dove si trova il suo giocattolo preferito, ecc..
L’obiettivo a lungo termine, da conseguire cioè nell’età compresa tra gli 8 e i 10 anni, è la capacità da parte del bambino di costruire spontaneamente la rappresentazione mentale dei luoghi conosciuti e del tragitto circostanziato da compiere per spostarsi da un ambiente ad un altro, vere e proprie mappe da descrivere verbalmente su richiesta (andare dalla cucina alla camera da letto, dall’ingresso di casa al garage, dal cancello al soggiorno, dall’aula ai servizi igienici, ecc.).

Crescere un figlio che vede può apparire più facile che crescerne uno che non vede, ma quando un giorno questo ci dirà “Ho visto la neve” o “Domani vedrò la nonna” crediamogli, perché vedere è anche un processo mentale, e saremo cresciuti di nuovo pure noi.

Angelo Fiocco
Tiflologo, specializzato nell’insegnamento agli alunni disabili visivi

La replica di Penelope, di Carmen Romeo

Autore: Carmen Romeo

Chiunque abbia letto l’articolo che apre il numero di Giugno del mensile “Kaleidos”, rivista al femminile dell’U.I.C.I.”, di sicuro sorriderà perché questo mio modesto commento rappresenta appunto una veemente replica a quanto affermato dalla Beard. Qui di seguito citerò qualche esempio atto a sfatare quanto espresso nell’articolo: “Fin dal tempo di Omero le donne vengono zittite”; nulla di più sbagliato. Ad ulteriore riprova della tesi contraria vorrei citare un evento culturale del 16/4 U.S. al quale ho avuto il piacere di assistere al Teatro Greco di Siracusa in occasione della celebrazione del centenario dell’Inda (Istituto dramma antico) dal titolo “Verso Argo”. L’originalità di questo testo elaborato da Eva Cantarella, famosa giurista e scrittrice grecista, che ha legato brani di diverse opere classiche di autori come Omero, Eschilo, Euripide e Gorgia da Lentini,consiste nel dare voce alle troiane: tra monologhi e cori si sono alternate Andromaca, Cassandra, Ecuba e perfino la tanto vituperata Elena che,pur rese schiave e incatenate,furono profondamente libere nel pensiero e nell’eloquio. Concludendo la parentesi classica e ritornando al nostro articolo,ditemi che genere di argomentazione è,che al Parlamento afgano si spengono i microfoni quando parlano le donne? Ma dov’è il Presidente che dovrebbe garantire la procedura di legalità e le pari opportunità? E che genere di proporzione è quando si dice che in un Parlamento, maggiore è il numero delle donne e minore è il potere espresso dallo stesso e poi, stranamente, fanno eccezione la Svezia e la Finlandia? A me sembra normale che una giovane democrazia faccia più fatica a decollare rispetto a delle democrazie più consolidate e questo non dipende certo dal numero di donne o di uomini che ne fanno parte. E che dire dei compassati parlamentari inglesi, che come indisciplinatissimi adolescenti, intimano alle colleghe di “chiudere il becco”?
Che lo chiudessero loro…
Concludendo voglio accennare al tema dell’autorevolezza, certo la Beard ha dimenticato di menzionare l’inossidabile Cancelliera Angela Merkel che tiene testa a molti colleghi Premier europei dell’altro sesso,assoggettandoli alla propria leadership. Ricordo altresì la figura di Nilde Iotti, che per circa un ventennio ha ricoperto ruoli istituzionali di grande rilievo. In quanto alla tonalità di voce più o meno stridula la Beard sicuramente non ha mai assistito ad un comizio di Susanna Camusso, che non ha proprio nulla da invidiare a un qualunque collega del Sindacato dei metalmeccanici,sia per le argomentazioni che per il timbro di voce per niente stridulo.
Carmen Romeo
Componente Commissione Nazionale
Pari Opportunità

Un riflesso… e qualche riflessione, di Vezio Bonera

Autore: Vezio Bonera

Scoprire casualmente alla soglia dei novant’anni l’esistenza di una grave patologia che colpisce bimbi in tenerissima età mi era parsa una imperdonabile lacuna, sopratutto essendo io da oltre un ventennio in una condizione di ipovedenza che mi ha visto spesso fruitore di reparti oculistici di strutture ospedaliere.

Ma poi ho potuto ricredermi in merito alla mia “ignoranza” constatando che in effetti questa affezione “bastarda”, come l’ha  definita il padre di un piccino vittima del male, é conosciuta solo da chi se la trova d’improvviso sconvolgente sul suo percorso di vita e da “addetti ai lavori”, pediatri e oculisti, che hanno poche armi a disposizione per prevenirne le conseguenze.

Sto parlando di “cataratta congenita” una patologia che si manifesta nei neonati e che, se non diagnosticata entro pochi giorni dalla nascita, può sfociare in situazioni drammatiche.
L’aver stabilito in circostanze fortuite un contatto tramite il più diffuso social network con la mamma di un bimbo sofferente per quel male e, successivamente, con genitori appartenenti al gruppo che porta il nome della patologia, mi ha fatto conoscere realtà affrontate in particolare da giovani mamme coraggiose con determinazione. Ma il loro coraggio, il loro amore per i loro  piccoli, non può vincere le ansie e le paure per le incertezze sul futuro.

E ciò che maggiormente le angoscia é l’essere consce che sarebbe bastato un test preventivo, l’esame del “riflesso rosso”, per poter aggredire subito il male.
E vero che questo non avrebbe evitato probabilmente tutto il pesante iter curativo, intervento chirurgico compreso, ma avrebbe totalmente o in gran parte evitato le conseguenze future.
Tutte le mamme appartenenti a  quel gruppo, che purtroppo vede  aderire ogni giorno
nuovi genitori alla ricerca di una parola di conforto, di aiuto,  di una prova di amicizia, o magari soltanto di  un consiglio su come affrontare un evento improvviso,  traumatizzante, avendo appena appreso che il loro figlio é vittima di quel subdolo male, si vogliono impegnare per ottenere che il test che diagnostica la presenza della cataratta congenita venga effettuato in ogni reparto neonatale di tutte le strutture ospedaliere sul territorio nazionale.

Vorrebbero anche che questo esame divenisse obbligatorio come lo sono oggi le diverse vaccinazioni alle quali vengono sottoposti tutti i bambini.
Il costo per il servizio sanitario nazionale sarebbe sicuramente esiguo e largamente compensato dai risultati. Una diagnosi tardiva infatti comporta il rischio di casi irreversibili di ipovedenza e purtroppo anche  di situazioni irreparabili di cecità.
Ma un altro traguardo vorrebbero raggiungere le famiglie dei bimbi colpiti da questa disabilità, che per fortuna attraverso anni di cure affrontate con grandi sacrifici anche di carattere economico ,in moltissimi casi giunge al recupero di buone funzioni  visive.
E a questo punto dopo aver parlato del “riflesso” mi pare opportuno passare a qualche riflessione.
Esistono malattie che vengono in una ipotetica scala di valori, relegati nelle ultime posizioni. A volte ciò avviene a cagione dei dati statistici che le fanno includere nel novero delle patologie rare.

La cataratta congenita, secondo i dati più recenti, colpisce un bimbo  ogni 2500 nascite, e definirla patologia rara mi pare quanto meno azzardato. Comunque sia si tratta di un male che aggredisce giovani vite, che condiziona l’esistenza di coloro che rappresentano il nostro futuro e il futuro della nostra nazione. E’ un patrimonio, un grande tesoro che deve essere salvaguardato e difeso.

Si tratta di bimbi in una condizione che li pone temporaneamente nel novero dei così detti “diversamente abili” (anche se personalmente odio queste definizioni eufemisticamente create per addolcire pillole amare).
Temporaneamente, ho detto, perché  si tratta di anni di cure, di anni di sacrifici , di anni di costi per visite di controllo da effettuarsi spesso in località a distanze notevoli dalle abitazioni dei piccoli malati, di anni di spese per viaggi e soggiorni, che se si concludono in rari casi con un successo totale, il più delle volte offrono risultati di proporzioni modeste, che comunque preservano da situazioni drammatiche, mantenute in proporzioni meno pesanti.
Ma tutto questo incide sui bilanci  di famiglie costrette a volte ad indebitarsi o a ricorrere all’aiuto di amici e parenti per sopperire a oneri gravosi.
In una Nazione dove centinaia di “falsi invalidi” gravano per decine di anni sul bilancio delle stato, nessun uomo di governo, nessun uomo politico ha fino ad oggi pensato , forse ignorandone il problema, a questi piccoli “invalidi” ai quali sarebbe sufficiente riconoscere il diritto alle cure, il diritto ad essere assistiti nei loro luoghi di origine. Anche perché una assistenza a carattere locale significa controlli più frequenti con maggiori probabilità di successo.

Si potrebbe in questo modo ridurre il numero dei bimbi destinati a divenire nel tempo e per tutti gli anni restanti della loro vita dei “diversamente abili” con pensioni di accompagnamento e tutti i conseguenti aggravi a carico della collettività.
Forse sarebbe utile qualche riflessione anche in più elevate sedi, sopratutto tenendo sempre presente che chi silenziosamente reclama un futuro normale sono bimbi, piccoli teneri innocenti “cuccioli’ che non possiamo e non dobbiamo deludere.

 

 

A tutti gli amici non vedenti e non solo!, di Morena Burattini

Autore: Morena Burattini

Nell’ambito delle iniziative programmatiche che la Monlus Onlus vuole portare avanti nel 2014
Staffetta di nuoto solidale.
Una bracciata in più per una speranza da realizzare.
Alla staffetta, possono partecipare bambini, adulti, anziani e persone con disabilità, non è una gara competitiva. I partecipanti non saranno suddivisi in nessun tipo di categorie, in tal modo la Monlus – Promozione arte, cultura, sport e spettacolo per non vedenti Onlus – vuole abbattere le discriminazioni, trovando dei punti di socializzazione, integrazione, nell’ambito della socialità solidale. Auspico che tutti gli amici non vedenti, possano partecipare numerosi per aiutare altri non vedenti meno fortunati di noi.

La staffetta servirà a finanziare, il progetto (ridare la luce) nell’ambito oculistico pediatrico. A favore degli aiuti umanitari, in collaborazione tra ospedale Fatebenefratelli, aeronautica militare e ospedale
S. Camillo-Forlanini di Roma, in africa subequatoriale. Per le operazioni alla cataratta in quei paesi primaria fonte di cecità. A questa meritoria attività si unisce un’importante azione di formazione a favore sia degli operatori sanitari locali che dei giovani chirurghi italiani favorendo l’arricchimento del loro patrimonio culturale e professionale.
presenzierà all’evento, il primario dell’ospedale romano il professor vincenzo Petitti il quale esporrà il progetto che andremo a sostenere. Il ricavato sarà consegnato alla fine della manifestazione al professor Petitti.

Testo locandina

 

Staffetta di nuoto solidale
La gara è aperta a tutti: bambini, adulti, anziani e persone con disabilità senza suddivisioni di categoria. Il ricavato sarà devoluto per contribuire alla missione umanitaria in Africa Subequatoriale per il progetto “ridare la luce”.
In collaborazione con “aeronautica militare” ed Associazione “Fate Bene Fratelli”. Presenzierà il Professor Vincenzo Petitti Primario del S. Camillo di Roma
Domenica 22 Giugno 2014
Dalle ore 16,30 (inizio gara ore 17,30)
Quota di partecipazione € 5,00
Al termine verrà offerto un buffet ed intrattenimento con graditi ospiti del mondo dello spettacolo

UNA BRACCIATA IN Più PER UNA SPERANZA DA REALIZZARE.
Presso la Piscina Comunale G. Passeroni
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Una bussola per orientarsi- Imparare e insegnare a fare facendo, di Angelo Fiocco (seconda parte)

Autore: Angelo Fiocco

Rubrica per genitori.

Il numero di oggi costituisce il secondo dei tre appuntamenti dedicati-con l’aiuto del dott. Angelo Fiocco-alla scoperta dei sensi vicarianti, una risorsa spesso sottovalutata ed invece tanto preziosa per la vita quotidiana delle persone con disabilità visiva.

Posto che l’addestramento all’impiego dei canali sensoriali residui non si esaurisce nel poco detto fin qui, va sottolineato che alcune prerogative specifiche dei singoli organi di senso raggiungono il massimo dell’efficacia a condizione che ci si abitui ad associare correttamente tra loro i diversi segnali-messaggio percepiti e a combinarli in informazioni verosimili sulla realtà fisica circostante. Trattasi di operazioni assai semplici che i bambini con deficit visivo grave o totale dalla nascita, specie se incoraggiati ad osare, imparano ad effettuare spontaneamente, tuttavia noi possiamo aiutarli a perfezionare questi processi e a ricorrervi in maniera intenzionale e intelligente, ricordando che le indicazioni sottostanti saranno valide a patto che prima ne abbiamo saggiato di persona la fondatezza. In caso contrario non saremmo credibili, e voler insegnare ciò che non si sa offende la dignità altrui prima ancora di arrecargli danno.
N.B.: Siccome sto per proporvi nuovamente di chiudere gli occhi, vi invito a non assimilare l’assenza temporanea della visione né allo stato di cecità né a quello di buio; quanto vado a suggerirvi è soltanto una simulazione volta a scoprire, a riscoprire o a conoscere più in dettaglio le risorse e le potenzialità cui ho accennato più sopra, nonché a persuaderci che esse sono utilizzabili a prescindere dal fatto che si veda o no.

Proviamo allora a testare qualche peculiarità per certi versi affascinante e intrigante del nostro mondo percettivo.
Che la sensibilità tattile sia diffusa su tutto il corpo è risaputo, ma siamo in grado di dire in quali circostanze ne siamo coscienti razionalmente oltre che fisicamente?
Ci difendiamo dal caldo e dal freddo adeguando l’abbigliamento al clima e alla stagione; in auto manovriamo con i piedi i tre pedali di rito; la qualità del materasso e del letto condiziona quella del nostro riposo; l’affaticamento agli arti inferiori che aumenta mentre procediamo lungo un tratto fangoso non è paragonabile a quello che avvertiamo camminando in discesa o su una sassaia; la brezza del mattino non ha sul viso il medesimo impatto di quella serale…
Quanto all’udito, le grida dei bambini all’uscita di scuola o intenti a rincorrersi al parco o in una piazza risuonano differenti da quelle dei tifosi allo stadio, dei venditori al mercato o di un corteo di protesta; il camion della nettezza urbana fermo a vuotare un cassonetto non emette lo stesso suono-rumore di quando è in movimento; il galoppo di un cavallo ha connotazioni sonore diverse da quelle del trotto; i passi umani sulla ghiaia hanno poco in comune con le ruote di un veicolo…
Le sensazioni olfattive che percepiamo costeggiando una siepe fiorita o un fazzoletto di erba appena tagliata, nei pressi di una farmacia o di un caffè differiscono enormemente da quelle avvertite in un’officina meccanica, in un negozio di vestiti o di scarpe, dal fruttivendolo, in un’aula di scuola, salendo su un autobus stipato o entrando in una chiesa…
Ovvietà? Può darsi, ma intanto prendiamoci la briga di chiudere gli occhi per un po’ e di concentrarci a cogliere gli stimoli non visivi che emana un ambiente preciso – meglio se familiare all’inizio, poi anche nuovo -, a riconoscerne e a focalizzarne l’entità e le caratteristiche grazie alle quali riusciamo a distinguerli.
Adesso lasciamoci andare a compiere qualche gesto un tantino goffo come schioccare due dita o la lingua contro il palato, pesticciare sull’impiantito, emettere due o tre “ah” brevi e secchi o schiarirci la gola. Riscontriamo qualche risultato?
In caso affermativo possiamo procedere all’esperimento successivo, altrimenti rilassiamoci un attimo e ricominciamo da principio: la mancanza di percezioni alternative immediate non è necessariamente dovuta a disfunzioni organiche o a inettitudine da parte nostra, semmai è la spia di quanto ci affidiamo ciecamente alla vista… Qualora però continuiamo a non avere riscontri, converrà consultare il nostro medico di fiducia.
Per apprezzare più a fondo l’esperienza, nel caso in cui temessimo di muoverci a occhi chiusi, apriamoli per avvicinarci a una parete, quindi richiudiamoli e ripetiamo tutti o parte dei gesti menzionati pocanzi.
Agiamo allo stesso modo dopo esserci avvicinati a una finestra con la tenda chiusa, a un tavolino, a un mobile piuttosto imponente, a una porta aperta.
Concediamoci due o tre minuti di pausa, ed eccoci pronti ad aggiungere un pizzico di pepe al nostro gioco sensoriale. Ora infatti, con gli occhi aperti, ci avvicineremo a ciascuno dei punti di riferimento scelti nella fase precedente, lo toccheremo, chiuderemo gli occhi e prenderemo ad allontanarcene lentamente – arretrando o di lato a seconda dello spazio disponibile – e lanceremo a intervalli regolari gli input già utilizzati, sforzandoci di verificare come si modificano le percezioni mano a mano che ci allontaniamo da quel determinato punto. Noteremo che alcune variano a seguito dei nostri spostamenti (in genere quelle relative agli oggetti più alti), mentre altre rimangono inalterate (tavoli, sedie, puff, ecc.).
Se poi sostiamo in posizione frontale a 1/2 metri di distanza da una parete o da un armadio, possiamo osservare che l’effetto di ritorno generato dal nostro input si riflette soprattutto sulla fronte; che ruotando a destra o a sinistra di 45° viene interessato sì in primo luogo l’orecchio, ma anche la zona occipitale; che ruotando di 180° lo avvertiremo più o meno intenso all’altezza soprattutto della nuca. Naturalmente, più si affina questa sensibilità, maggiore diviene la distanza dentro cui è possibile captare il segnale-messaggio di ritorno.

Ora fermiamoci e, prima di aprire gli occhi, cerchiamo di costruire mentalmente una sorta di mappa sensoriale – alternativa a quella visiva – del luogo in cui ci troviamo, avendo cura di riordinare per importanza gli stimoli avvertiti e di stabilire quali tra essi coinvolgono più di un canale percettivo.
Stop!… Però prima di dimenticare le sensazioni appena sperimentate, facciamone tesoro. Perché non verbalizzarle, magari sotto forma di appunti?
Alla fine constateremo che esse ci hanno fornito un insieme di dati riguardanti:
– l’ampiezza del locale (oltre alla nostra posizione e alla distanza rispetto a un determinato punto di riferimento, i segnali-messaggio provocati dai nostri input rivelano gli stati di pieno/vuoto, alto/basso, largo/stretto, ecc.);
– la superficie e il volume approssimativi occupati dall’arredamento;
– l’eventuale presenza di controsoffitti o di lampadari se sufficientemente grandi (la scatola cranica è un ottimo recettore) e quella di piante, libri, ecc.;
– il tipo di pavimento (marmo, cotto, parquet), le cui proprietà sono piuttosto facili da individuare attraverso le piante dei piedi anche indossando pantofole o calzature normali;
– l’eventuale presenza di tappeti o di tendaggi pesanti.
Attenzione: i pavimenti in moquette o la sovrabbondanza di tappeti riducono sensibilmente la propagazione del suono: ciò non significa dover adattare l’intera abitazione al bambino con deficit visivo totale o grave, ma sarà bene che almeno la sua cameretta e parte degli spazi comuni non eccedano in suppellettili fonoassorbenti.

Angelo Fiocco
Tiflologo, specializzato nell’insegnamento agli alunni disabili visivi

Presentazione libri di Alarico Bernardi, Redazionale

Autore: Redazionale

Mercoledì 26 marzo 2014 alle ore 15:30 presso il Salone d’onore del Comune di Cuneo, Via Roma n° 28, ALARICO BERNARDI, scrittore e poeta non vedente, ha presentato due suoi libri di recente pubblicazione in dialogo con il prof. Ernesto Billò. In apertura il saluto del Sindaco Federico Borgna.
Giunto in Piemonte dopo il sisma verificatosi a L’Aquila nell’aprile del 2009, Alarico Bernardi conferma la sua prorompente voglia di vivere, regalandoci due libri di genere diverso, intitolati ”OCCHIALI DA SOLE” e “RACCONTI DAL BUIO”. Esule in patria, nomade per costrizione, si stabilisce dapprima a Cuneo e successivamente  a Mondovì.
Nato a L’Aquila il 10 aprile del 1953, inizia a farsi conoscere per la naturale propensione alla scrittura, componendo i primi versi a soli dieci anni. Con il passare del tempo, ogni più piccola emozione diviene spunto per creare opere permeate di sentimento e prive d’artificio. Una fantasia indomabile ed una spiccata sensibilità lo accompagnano attraverso le diverse fasi dell’esistenza, senza farlo mai recedere dal suo motto: “Non mi arrendo! La vita è tutta da vivere”. Questo il pensiero di Alarico, che ha trovato in “Arduino Sacco Editore” ed in “Zero1 11 edizioni” la disponibilità a scommettere sulle sue storie “diverse” scritte da un “diverso”.

“OCCHIALI DA SOLE” il romanzo:
Febo Galdini, giovane di famiglia benestante, muove i primi passi nel mondo degli adulti e dell’amore. Istintivo, romantico e dai forti ideali, si innamora di una ragazza che perde la vita in un attentato terroristico. L’esistenza del giovane sembra finire, ma un amico dell’Università di Padova, presso cui Febo frequenta “Psicologia”, lo spinge alla ricerca dei colpevoli. Febo s’inoltra nelle complesse trame dei servizi di Intelligence, del KGB e di associazioni segrete. Di qui un thriller colmo di colpi di scena. Febo riuscirà ad ottenere la sua vendetta, ma il destino si ripresenta con il conto in mano e…

I  “RACCONTI DAL BUIO”, leggiadri, emozionanti e profondi, narrano invece di ragazzi intrepidi sui sentieri del mondo, di persone che non vogliono arrendersi, di uomini non più in grado di vedere…

Un ragazzo in carcere – un vero duro – instaura giorno dopo giorno una bizzarra amicizia con un piccolo topo, unica vera compagnia nella sua cella solitaria.

Un uomo che sta per diventare cieco scopre in un pettirosso un amico e un sostegno inaspettato.

Un vascello fantasma porta con sé anime sperdute e spaventate. E poi, una nevicata singolare, e tanto altro….

Racconti diversi e di varia lunghezza che evocano vicende immagini e mondi molto differenti tra loro. L’autore li stende con tocco delicato e poetico celando nelle loro pieghe riflessioni sull’animo umano e su valori come la fratellanza e la solidarietà che, ai nostri giorni, sembrano affievolirsi ed hanno bisogno di un convinto rilancio.

Recapiti telefonici: 0171.444354 – 0171.444221; 340.9909309

 

Verso la direzione dirimente, di Massimo Vita

Autore: Massimo Vita

Cari amici,
ci si avvicina alla direzione in cui Mario dovrà avanzare la proposta per il nuovo ufficio di presidenza.
Mi pare che non si muova molto negli equilibri nazionali e io spero che Mario sia in condizione di poter proporre un ufficio di presidenza nel segno della qualità e del rinnovamento ma anche guardando alla geopolitica.
Io penserei che in ufficio di presidenza ci voglia un rappresentante del sud e uno del centro Italia ma solo se si trova una forte condivisione altrimenti convenga scegliere solo per qualità e appartenenza al progetto.
Sarei curioso di sapere se dai signori consiglieri nazionali sono pervenuti a Mario dei suggerimenti.
Spero di scoprire che la direzione e Mario ci diano dei segnali davvero di novità ma…….

Massimo Vita

 

Contributi dei lettori- L’angolo della poesia, a cura di Maria Conte

Autore: a cura di Maria Conte

Poesia… comunicare attraverso versi, rime e figure retoriche. Esprimere emozioni e sentimenti.
Il premio internazionale “G. LEOPARDI” riguarda narrativa, poesia, giornalismo,pittura,scultura,fotografia,teatro,decorazione su vetro e ceramica,insomma l’arte in generale ed è a cura della redazione “Il mio giornalino” di Aversa,organo ufficiale dell’Associazione culturale “Scuola centro Kant”. Nasce libero da qualunque convenienza associativa e opprimente ufficiosità, per una cultura del terzo millennio vera e per puro amore della parola. Si divide in sette sezioni:

1. Racconto in vernacolo (edito ed inedito) a tema libero.
2. Racconto in lingua italiana o straniera a tema libero (edito ed inedito).
3. Poesia in lingua italiana o vernacolo o straniera o silloge a tema libero (edita ed inedita).
4. Articolo giornalistico a tema libero o dossier giornalistico (edito ed inedito).
5. Quadro o collettiva, scultura o una serie di oggetti in ceramica artistica,pittura,decorazione su vetro a tema libero (editi ed inediti).
6. Musica, canzoni o danza a tema libero(editi ed inediti).
7. Fotografia o raccolta di foto e immagini storiche,opere teatrali a tema libero (editi ed inediti).
I giovani fino ai 18 anni di età non pagano la quota di partecipazione,mentre gli adulti dovranno versare un contributo di dieci euro per spese di iscrizione e spese di organizzazione. L’importo dovrà pervenire a mezzo vaglia postale o in contanti al seguente indirizzo:
Segreteria del premio, sita in via Publio Virgilio Marone, 3, Aversa (CE) – 81031 – alla giornalista Maria Conte (e-mail:mariacaonte@libero.it).
La scadenza della presentazione dei lavori è prevista per il 31-05-2014. Gli elaborati dovranno essere consegnati in cinque copie.
Verranno assegnati premi per le varie sezioni, tre per ognuna e sono previste segnalazioni speciali con premi di rappresentanza. Diploma di partecipazione a tutti i concorrenti. Gli elaborati non verranno restituiti. Ai vincitori sarà data tempestivamente comunicazione da parte della segreteria. Si potrà delegare una persona per il ritiro del premio, previa autorizzazione scritta e firmata dall’autore. I lavori premiati verranno raccolti in un apposito fascicolo che verrà distribuito a chi ne farà richiesta pagando una piccola quota di 5 euro per contributo stampa.
Richiesta informazioni: tel. 081-8903375/328-1664378,tel. e fax 081-8150027.
REGOLAMENTO:
1)La partecipazione al concorso è gratuita per gli alunni delle scuole.
2)Gli elaborati non saranno restituiti.
3)I racconti o le poesie o foto di quadri o brani musicali o articoli vari
devono essere consegnati in sette copie, senza generalità dell’autore,
in busta anonima (contenente altre due buste chiuse ed anonime di cui
una contenente la scheda di iscrizione al presente regolamento con le
generalità dell’autore),l’altra contenente un cd o altro supporto informa-
tico in formato word contenente la copia dell’elaborato e l’eventuale
tassa di iscrizione. I concorrenti devono indicare nella busta che contiene
il supporto informatico a quale sezione intendono partecipare.
4)I partecipanti dovranno allegare alla scheda di iscrizione un breve curriculum
ed è gradita una fotografia formato tessera o simile, dando al contempo,
previa autorizzazione al giornale “Il mio giornalino” o nell’antologia degli artisti vincitori con la possibilità di pubblicarla.
5)La premiazione avverrà in data e luogo da destinarsi.
Scheda di partecipazione:
Nome………………………………………….Cognome………………………………………………
Nato/a il……………………………………..a……………………………………………………………
Residente in……………………………………………………………………………………………….
Via……………………………………………………………………………………………………………..
Telefono…………………………………………………………………………………………………….
Scuola………………………………………………………………………………………………………..
Professione………………………………………………………………………………………………..
Si allega un dischetto in formato word………………………………………………………
Firma………………………………………………..
Scadenza partecipazione al concorso:31-05-2014.

Biografia della direttrice responsabile
Maria Conte scrive da molti anni, ne ha cinquanta ed ama la poesia più che mai. E’ residente ad Aversa (CE) ed è nativa di Trentola- Ducenta (CE), sposata con il libraio Paolo Marrone aversano, ha conseguito la maturità scientifica al Liceo Scientifico “E.Fermi” di Aversa, poi la Facoltà di Giurisprudenza a Napoli, Scienze giuridiche a S. Maria Capua Vetere (CE), Scienze religiose al Seminario vescovile di Aversa e Istituto PIME di Trentola- Ducenta. Ha ricevuto anche una specializzazione in lingua inglese presso l’Istituto “The Sound” a Soccavo (Pianura) di Napoli e vari premi letterari, fin dall’età di sedici anni, come il Premio di poesie e narrativa “Arabella Capodieci” indetto da Rai due a Roma con la poesia a tema speciale:”Il nostro pane quotidiano”. Ha presentato il suo primo libro di poesie “Instancabilmente donna” al Teatro Cimarosa di Aversa, mentre all’Aula consiliare del Comune di Aversa, in seguito, ha messo in evidenza un romanzo dal titolo “Donna” contro la violenza sulle donne. Ha iniziato giovanissima a scrivere su numerosi giornali, come il “Mattino” di Napoli in cronaca nera sui problemi dell’Agro aversano insieme al compianto giornalista dott. Giovanni Motti, all’epoca direttore del “Gazzettino aversano”. Poi si sono susseguiti vari quotidiani e periodici come:”Il diario” di Caserta, “La voce” dell’Agro aversano, “Il mio giornalino” edito in tutta la Campania, “Piazze e città” dell’Agro aversano, “Cronache italiane” di Salerno, “Monitor” di Aversa, il famoso quotidiano il “Mattino” di Padova, “Paese sera” di Napoli e Roma, “Manifesta” rivista nazionale femminista, iniziativa nascente di sole donne con l’intervento di scrittrici e registe. Maria Conte ha pubblicato anche alcuni articoli sul quotidiano la “Repubblica” di Roma e Napoli, lo “Spettro” di Aversa, “Roma” redazione di Caserta, “Centocittà” e sul “Giornale” di Caserta. E’ stata per venticinque anni la segretaria dell’Associazione culturale “Giovani poeti ed artisti” di Aversa con il giornale “La voce del poeta”. Attualmente la Conte ha scritto un libro-dossier sulla tossicodipendenza riguardante il caso di un giovane che si è salvato dall’eroina, aversano-padovano ed altri dell’Agro aversano e casertano, raccogliendo un ricco dossier giornalistico dedicato alla prevenzione e alla lotta alla droga dal titolo “Perché ti buchi ancora?”, presentato il 26 Ottobre 2003 al Comune di Aversa. La giornalista Maria Conte è stata iscritta all’Ordine dei giornalisti professionisti di Padova e Venezia negli anni ottanta- novanta, dal 2003 nell’Ordine dei giornalisti pubblicisti della Campania a Napoli. Ha insegnato all’Istituto “Bambin Gesù” di S. Arpino (CE) ed altre scuole dell’Agro aversano; dirige “Il mio giornalino” redazione di Aversa ed ha organizzato otto edizioni del Premio letterario internazionale “G. Leopardi” – città di Aversa con la partecipazione di tutte le scuole della Regione Campania e molti scrittori provenienti da tutta Italia.
“PRIMA CHE IL SOLE TRAMONTI …”(dedicata a mio padre)
Vorrei sentire la pace nel
cuore …
non vorrei più vedere
un uomo che muore …
vorrei rinascere in questo sole
prima che tramonti,
ancor prima, padre,
che ti portassero via da me …
il tuo sguardo verso il cielo
dell’amore infinito, la dolcezza
di un attimo … e, poi, la fine …
prima che arrivi un altro tramonto,
vorrei rivedere la nostra vita
insieme,
papà mio, la giovinezza,
il tuo sorriso, le lacrime che mi asciugavi
da bambina, le corse sulla spiaggia,
le passeggiate al mare o in pineta
o al lago … Dio, come sono volati
i nostri anni verdi!…
Ero sicura con te, avevo paura
di essere donna, ma la tua mano
mi ha stretta fino all’altare come
sposa …
e, poi, fino alla tua scomparsa.
Sei tramontato sole, sei andato via
con i tuoi raggi infuocati,
avevi ancora sorrisi da regalare
e, adesso, non ci sei più …
ma forse mi sbaglio, papà, forse
sei ancora più vivo di prima,
e presto o tardi ti rivedrò …
prima del tramonto della mia sera,
di un’altra notte stellata
che mi condurrà fra le braccia
dell’amore eterno con te, padre! …

MARIA CONTE