C N L P – “Volevo solo pedalare”, di Alex Zanardi e Gianluca Gasparini

Si comunica che è disponibile all’interno del catalogo online il seguente audio libro: “Volevo solo pedalare”, di Alex Zanardi e Gianluca Gasparini – Numero Catalogo: 89719

«E adesso sotto con il resto.» Terminava così il primo libro di Alex Zanardi, del 2003. Allora sembrava una boutade perché Alex, dopo il terribile incidente automobilistico del Lausitzring in Germania, era sopravvissuto contro le previsioni di tutti (gli avevano persino dato l’estrema unzione!) e aveva perso le gambe. Già, il resto. Ma quale resto? Al suo posto, molti si sarebbero “accontentati” di essere ancora a questo mondo. Invece, Alex si è inventato una nuova vita che, se possibile, è più elettrizzante della prima. Lo ha fatto grazie al suo spirito, un prodigioso, indefinibile cocktail di serenità e ironia, forza incrollabile e voglia di divertirsi. Il tutto annaffiato da una straordinaria dose di umiltà. In queste pagine si scoprono, episodio dopo episodio, tutte queste doti che infondono in chi legge entusiasmo e speranza. Qualche esempio? Alex riesce a costruirsi una nuova carriera sportiva semplicemente perché… si ferma all’autogrill, vede per puro caso una handbike legata sul tetto di un’automobile e via… E ancora: affrontando l’Ironman delle Hawaii, la gara di triathlon più sfiancante del mondo, sostiene – con un’onestà oltre ogni limite – di essere “avvantaggiato” perché la maratona è più pesante per chi ha le gambe! Volevo solo pedalare ripercorre tredici anni di vita eccezionale, raccontata come se si trattasse della normalità, ma affrontata sempre con il sorriso sulle labbra e la passione nel cuore. Quel sorriso e quella passione che gli abbiamo letto in faccia a Rio, dopo le tre meravigliose medaglie, conquistate a quasi cinquant’anni. Quale esempio migliore per imparare a essere felici?

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C N L P – “A che servono i Greci e i Romani?”, di Maurizio Bettini

Si comunica che è disponibile all’interno del catalogo online il seguente audio libro: “A che servono i Greci e i Romani?”, di Maurizio Bettini – Numero Catalogo: 89506

Sempre più spesso a chi si occupa di discipline umanistiche – e soprattutto classiche – viene chiesto: «A che cosa serve?» Dietro questa domanda agisce una rete di metafore economiche usate per rappresentare la sfera della cultura («giacimenti culturali», «offerta formativa», «spendibilità dei saperi», «crediti», «debiti» e così via). A fronte di tanta pervasività di immagini tratte dal mercato, però, sta il fatto che la storia testimonia una visione ben diversa della creazione intellettuale. La civiltà infatti è prima di tutto una questione di pazienza: e anche la nostra si è sviluppata proprio in relazione al fatto che alla creazione culturale non si è chiesto immediatamente «a che cosa servisse». In particolare, è proprio lo studio dei Greci e dei Romani a meritare questa pazienza: soprattutto in Italia, un paese la cui enciclopedia culturale è stata profondamente segnata dall’ininterrotta conoscenza dei classici. Se si vuole mantenere viva questa presenza, però, è indispensabile un vero e proprio cambiamento di paradigma nell’insegnamento delle materie classiche nelle nostre scuole.

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C N L P – “Teoria della classe disagiata”, di Raffaele Alberto Ventura

Si comunica che è disponibile all’interno del catalogo online il seguente audio libro: “Teoria della classe disagiata”, di Raffaele Alberto Ventura – Numero Catalogo: 89759

E adesso che siamo quello che siamo , come possiamo essere altro da ciò che siamo? La classe disagiata è l’ avanguardia di un capitalismo in crisi permanente che ci parla con la retorica dell’ emancipazione per venderci stili di vita che non possiamo permetterci. Il debito che ci schiaccia non è altro che l’immagine rovesciata delle nostre aspirazioni deluse , l’ altissimo costo che paghiamo per continuare a ostentare una ricchezza che non abbiamo.

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C N L P – “Chi sta male non lo dice”, di Antonio Dikele Distefano

Si comunica che è disponibile all’interno del catalogo online il seguente audio libro: “Chi sta male non lo dice”, di Antonio Dikele Distefano – Numero Catalogo: 89405

Questa è la storia di Yannick e Ifem, la storia di due ragazzi. Di mancanze, assenze, abbandoni, di come è difficile credere nella vita quando questa ti toglie più di quanto ti dà. Non è però solo un pugno nello stomaco, è soprattutto la storia di come i fiori spuntano anche nel cemento. Di come c’è sempre un modo per salvarsi, l’importante è non rinunciare, non smettere mai di amare la vita. Una storia iniziata in un quartiere dove a cadere a pezzi sono le persone prive di impalcature, schiave delle condizioni economiche al punto di attaccarsi al lavoro rinunciando così alla vita. Dove chi non ci riesce beve fino ad annullarsi e alza le mani sui figli e sulle mogli dietro imposte serrate. Dove la gente sa e non fa nulla. Perché addosso tutti hanno l’odore dei poveri e le scarpe consumate di chi è abituato a frenare in bici coi talloni. Una storia di sogni infranti che i figli ereditano dai genitori, partiti dall’Africa per “na Poto”, l’Europa, senza sapere che questo paese non è pronto ai loro tratti del viso né preparato a sostenere le loro ambizioni. Basta avere la pelle un po’ più scura per essere preso di mira, il taglio degli occhi diverso per sentirsi intruso, un cognome con troppe consonanti per sentirsi gli sguardi addosso. In questa desolazione, Ifem prova a colmare il vuoto che la mangia da dentro con l’amore. Quello per Yannick. Un ragazzo che sembra inarrestabile. “Ifem, non ci fermeremo finché non capiranno che non siamo neri che si sentono italiani, ma italiani neri” le ripete continuamente. Ma pian piano quell’amore, come tutto attorno a lei, svanisce. Ne rimane solo un’ombra sottile nelle linee immaginarie che lei traccia sulle labbra di lui mentre dorme. Uno dei pochi momenti in cui Yannick sembra quieto. Perché a fermare la sua corsa è la cocaina. Iniziata per noia, quasi per caso, perché lui è cresciuto in un quartiere popolare dove tutti almeno una volta hanno provato, anche i preti. E perché per un attimo la polvere bianca riempie qualsiasi vuoto ti fa sentire come avessi dentro tutto il ferro della torre Eiffel, ma poi si porta via tutto.

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C N L P – “A misura d’uomo”, di Roberto Camurri

Si comunica che è disponibile all’interno del catalogo online il seguente audio libro: “A misura d’uomo”, di Roberto Camurri – Numero Catalogo: 89713

Fabbrico è un piccolo paese sulla mappa dell’Emilia, poche anime, due strade, i campi intorno, il cielo d’ovatta. È qui che nasce l’amicizia tra Davide e Valerio, ed è qui che una sera d’estate Davide incontra Anela e se ne innamora. Anela diventa il perno e lo scoglio su cui si infrange la loro amicizia. Così Valerio a un certo punto sceglie di andarsene, Davide si perde e perde quell’unica, preziosa occasione di felicità. A Fabbrico vivono anche gli altri personaggi di questa storia: Elena e Mario, Maddalena, Luigi, Giuseppe e la vecchia Bice, che al bar accoglie tutti per un caffé o una sambuca. “A misura d’uomo” di Roberto Camurri è un romanzo in racconti, scritto con una lingua ipnotica e pennellate rapide e materiche.

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C N L P – “Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella”, di Jean d’Ormesson

Si comunica che è disponibile all’interno del catalogo online il seguente audio libro: “Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella”, di Jean d’Ormesson – Numero Catalogo: 89424

Si può ricostruire la propria vita come se si trattasse di un processo il cui giudice altri non è che il proprio Super-Io? In un serrato, folle e avvincente dialogo con se stesso Jean d’Ormesson ripercorre le tappe salienti della sua esistenza, iniziata tra la fine della Prima guerra mondiale e la grande crisi. Incalzato da un Super-Io severo, benevolo e a tratti spietatamente ironico, d’Ormesson parla dei primi viaggi al seguito del padre diplomatico: inizialmente in Baviera, dove impara a parlare tedesco prima di parlare francese, poi in Romania e in Brasile, fino al rientro in Francia nel castello di famiglia. Casato appartenente alla casta irrequieta e orgogliosa della nobiltà di toga, i d’Ormesson danno poca importanza al denaro, ma questo non impedisce al piccolo Jean di crescere circondato da autisti, cuochi, maggiordomi e cameriere, perché vi sono pur sempre gli obblighi imposti dal rango sociale. Il lignaggio impone un codice di comportamento al quale è fuori questione non sottomettersi: si indossa lo smoking, la marsina, il frac e il cappello a cilindro; sono rigorosamente bandite espressioni come «caspita!», «piacere di rivederla», «buon appetito!» o «buon proseguimento », mentre «dopo cena» è preferibile a «le ventidue», riservata ai ferrovieri. Tra governanti inflessibili che lo sculacciano con la spazzola per capelli, autisti che lo scorrazzano per boschi e sagre di paese e zii che gli trasmettono l’amore per la letteratura, Jean cresce come un grande sognatore e un instancabile lettore che legge tutto quello che gli capita tra le mani: i manifesti sui muri, le ricette dei medici, i volantini per strada, da bambino, e Oscar Wilde e Bergson da ragazzo. Pur riconoscendo di essere nato con una camicia di finissima seta, circondato di privilegi, d’Ormesson è però, soprattutto, figlio del suo tempo, un tempo dominato dal nazionalsocialismo di Hitler e da una guerra che, con i suoi campi di concentramento, i bombardamenti a tappeto, il nucleare, le bugie e i delitti diventa pane quotidiano di una realtà a cui è impossibile sfuggire.

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C N L P – “Il morso della reclusa”, di Fred Vargas

Si comunica che è disponibile all’interno del catalogo online il seguente audio libro: “Il morso della reclusa”, di Fred Vargas – Numero Catalogo: 89634

Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d’accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.

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C N L P – “La vita non è un film”, di Chiara Moscardelli

Si comunica che è disponibile all’interno del catalogo online il seguente audio libro: “La vita non è un film”, di Chiara Moscardelli – Numero Catalogo: 88523

Chiara ha una casa tutta per sé, e anche un lavoro, neppure troppo precario, in un’improbabile ditta di cosmetici. Non combatte più con le gatte morte, si è rassegnata a vederle prevalere sempre e comunque. Gli uomini vanno e non vengono, mentre le amiche rimangono le stesse, ingombranti quanto affettuose. Tutto (quasi) normale, insomma, finché qualcuno non comincia a perseguitarla, mandandole lettere sempre più minacciose e penetrando addirittura in casa sua. Un disastro, non fosse che a indagare sul misterioso stalker è il commissario di polizia Patrick Garano: bello e impossibile, pare appena uscito da uno dei film che Chiara guarda e riguarda, sognando a occhi aperti.

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Cinema senza Barriere: “Una storia senza nome” di Roberto Andò inaugura la 13a edizione

Mercoledì 26 settembre, all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano. Il film sarà presentato Fuori Concorso alla 75° Mostra del Cinema di Venezia

Torna Cinema senza Barriere®, la rassegna cinematografica ideata da A.I.A.C.E Milano che consente la visione dei film ai disabili sensoriali (ciechi, ipovedenti e sordi) assieme al normale pubblico. Audiodescrizione e sottotitoli permettono alle persone non vedenti di ricevere maggiori informazioni rispetto ai dialoghi del film. I non udenti potranno cogliere più sfumature grazie alla sottotitolatura integrata con aspetti riguardanti le musiche, i suoni e i rumori.

Il progetto, ideato nel 2005 per la direzione di Eva Schwarzwald e Romano Fattorossi, nato grazie alla collaborazione con ENS (Ente Nazionale Sordi Onlus di Milano) e UIC (Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti), ha come scopo quello di riconoscere a tutti il diritto di andare al cinema, non udenti e non vedenti inclusi, quale momento culturale e ludico aperto a tutti.

A dare il via alla tredicesima edizione della rassegna sarà la proiezione di Una storia senza nome di Roberto Andò, mercoledì 26 settembre, alle ore 19.30, presso la Sala Rubino dell’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, nell’ambito de Le vie del Cinema, i film di Venezia a Milano.
Il film, presentato Fuori Concorso alla 75° Mostra del Cinema di Venezia, è interpretato da Micaela Ramazzotti, Laura Morante e Renato Carpentieri, Alessandro Gassmann.

Cinema senza Barriere® ha ampliato le sue attività nel mondo dell’accessibilità ai film, fornendo ai distributori la possibilità di inserire audiocommento e sottotitoli anche nelle successive uscite DVD dei film che vengono proiettati al cinema. Lo ha fatto per Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, premio alla sceneggiatura al Festival di Cannes 2018, ed ora per la futura versione DVD di Una storia senza nome di Roberto Andò. Un modo per riaffermare l’importanza dell’accessibilità culturale.
Si ricorda che Cinema senza Barriere®, mette a disposizione, anche per quest’anno, un apposito kit che consente proiezioni senza barriere anche per brevi periodi ai cinema della Lombardia che ne facciano richiesta ad A.I.A.C.E. Milano.
Parallelamente, Cinema senza Barriere®, porta avanti l’attività di conservazione del proprio archivio, che conta ormai ben 100 titoli.
A.I.A.C.E Milano con Cinema senza Barriere® promuove l’utilizzo dei loghi che indicano l’accessibilità alle proiezioni per persone con disabilità della vista e dell’udito.

Il calendario completo delle proiezioni sarà disponibile su www.mostrainvideo.com
Biglietti: € 6 intero; € 4,50 cad. per persone disabili e non vedenti/non udenti e accompagnatore
www.spaziocinema.info // 02 6597732 //

Una storia senza nome di Roberto Andò, ore 19.30, Anteo Palazzo del Cinema di Milano

Cinema senza Barriere® by A.I.A.C.E. Milano
info@mostrainvideo.com // www.mostrainvideo.com // 02 462094

Ufficio stampa Lo Scrittoio
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Perché ho chiuso il mio conto in Banca Popolare Etica, di Simonetta Cormaci

Vorrei rendere nota una vicenda che ho vissuto di recente e in cui la mia cecità è stata motivo fondamentale nella conclusione poco piacevole.
Nel 2016 attivo un conto in rete con Banca etica avendo valutato diversi aspetti per me importantissimi: 1) un conto on line che mi avrebbe liberato da tutto il materiale cartaceo difficilmente consultabile in piena autonomia; 2) un conseguenziale risparmio di tanta carta (in difesa dell’ambiente che mi sta molto a cuore); 3) la visione/missione di BPE che conoscevo già da tempo, in quanto io stessa impegnata da anni nella difesa dei diritti umani e che volevo condividere; 4) il valore aggiunto che ogni conto corrente, contrattualmente, sostiene in quota Medici senza Frontiere ONG da me stimatissima e di cui sono sostenitrice permanente.
La sorpresa si manifesta non appena mi vengono fornite le credenziali di accesso per l’inbanking e scopro che quella parte del sito per gestire il conto non è accessibile, ovvero non è navigabile con lo screenreader, software indispensabile ai non vedenti che usano il PC. Informati i referenti locali e nazionali, con qualche difficoltà, mi accreditano all’utilizzo di un ambiente del sito che consente pochissime operazioni, tra cui non figura per esempio la possibilità di accedere a documenti quali gli estratti conto trimestrali in formato digitale. A questo si aggiunge anche un altro problema, ovvero il reperimento di un token parlante, dovuto al fatto che apparentemente non avevano mai ricevuto richieste simili da clienti ciechi. Sicuramente trovo molta disponibilità umana, ma scarsissima comprensione degli aspetti tecnici. Superando disappunto e frustrazione personali cerco di collaborare al massimo, fornendo informazioni, documenti esplicativi e anche il protocollo tra l’ABI e l’UICI in materia di facilitazione dei clienti ciechi e ipovedenti in tutti gli istituti bancari.
Nel contempo ricevo e firmo una quantità di documenti cartacei che mi meraviglia e di cui eccepisco con il Banchiere ambulante (figura che facilita i clienti BPE sui territori in cui non esistono filiali). Con tali limitazioni, ma la buona disponibilità del Banchiere ambulante e del personale, procedo per tutto il 2017 e addirittura decido di acquistare un pacchetto di azioni proprio per la mia stima e fiducia verso questo istituto. Purtroppo, però, ai primi di dicembre viene attivato il nuovo sito di BPE e scopro con grande disturbo che l‘ambiente per l’inbanking adesso è totalmente inaccessibile per me.
Contrariata e incredula di fronte alla constatazione che nessuno abbia pensato all’accessibilità del sito (visto che da oltre un anno ormai avevano l’esperienza di almeno una cliente cieca), aspetto qualche tempo prima di affrontare il funzionario nazionale per i servizi informatici e il banchiere ambulante. Ritengo la questione gravissima e discriminatoria e li invito a operare tempestivamente correttivi affinché possa riprendere a utilizzare la mia area riservata. Eccetto qualche blanda assicurazione di intervento non ottengo alcun risultato e a fine gennaio 2018 metto in contatto il funzionario della banca con il referente del gruppo OSI (Osservatorio sui siti internet) dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti) nazionale. Quest’ultimo si mette a disposizione sia con Banca etica fornendo dettagli tecnici sulle pagine web, sia con me accompagnandomi in svariate prove con diversi screenreader e contemporaneamente segnalando il tutto all’ABI con la quale l’associazione collabora da molti anni proprio per risolvere alla fonte tutti gli aspetti tecnici che possano creare difficoltà a noi disabili visivi.
Passano i giorni, io come è facile immaginare sono alquanto disturbata dalla vicenda e impossibilitata ad agire sul mio conto in autonomia, con grandissima frustrazione. Nonostante la pressione su tutte le figure di riferimento (funzionari della banca, referente OSI e ABI) non riscontro alcun miglioramento e arriviamo a maggio c.a. quando mi trovo costretta a decidere di chiudere il conto vista l’impossibilità di gestirlo in autonomia e libertà. La mia comunicazione via pec parte il 22 maggio e la chiusura definitiva del conto (prevista dai loro documenti informativi in 15 giorni) si conclude solo a fine luglio e tutto ciò senza una parola di scuse – se non dal banchiere ambulante – né alcuna dichiarazione di impegni tale che io possa riesaminare la mia decisione… come a dire: non siamo interessati ai disabili e neppure al loro denaro.
Ironia della vicenda, nell’ultima newsletter che continuano a inviarmi c’è la notizia di un progetto che BPE sta sponsorizzando e cioè una app in grado di individuare tutti i sentieri montani accessibili.
Da cliente ritengo di aver subito un trattamento discriminatorio e superficiale; aggiungo che – a mia conoscenza – quando si accende un conto presso qualunque istituto bancario non è possibile fare un test preventivo di accessibilità sull’homebanking e dunque non si può sapere se l’area riservata di un sito è accessibile.
Mio malgrado e con grande disappunto ho dovuto constatare la differenza tra i valori proclamati da BPE e la realtà della prassi. Preciso che non sono interessata ad avviare richieste di risarcimento, in quel caso avrei agito per vie legali. Ritengo piuttosto che rendere nota la mia vicenda sia doveroso e utile: prima di tutto per farla conoscere ad altri disabili visivi affinché non incorrano negli stessi problemi; e poi perché confido che a vari livelli di interlocuzione si possa intervenire affinchè tutti gli istituti di credito garantiscano ai clienti disabili facilitazione e massima accessibilità nella gestione dei propri conti (e mi consta che già alcune banche siano attrezzate). La nostra Costituzione, la Convenzione ONU dei diritti dei disabili, la Dichiarazione universale dei diritti umani, le leggi italiane di ratifica dei predetti trattati riconoscono la piena e pari dignità e facoltà di autodeterminazione delle persone con handicap. Confido che questi nobili trattati e leggi in cui mi riconosco siano rispettati e messi in pratica dal momento che abbiamo già esempi virtuosi.
Spero che anche le associazioni di categoria che già attivamente operano a stretto contatto e siedono ai tavoli tecnici non smettano la importante funzione di aiuto, controllo e supporto. Confido che le critiche costruttive servano sempre a migliorare le condizioni future di tante altre persone.
Una cultura dell’handicap più diffusa, in conclusione, risolverebbe alla base molti problemi di noi disabili, ridurrebbe il conflitto sociale, renderebbe migliori tanti aspetti della nostra vita di cittadine e cittadini.
Catania, 4 settembre 2018