Note di viaggio a proposito dell’Assemblea nazionale dei quadri dirigenti di Tirrenia, di Claudio Romano

Autore: Claudio Romano

Durante il viaggio di ritorno da Tirrenia verso casa, anche in questa circostanza, come probabilmente sarà accaduto ad altri amici, ho cercato di fissare nella mente alcune impressioni relativamente allo svolgimento dell'importante appuntamento associativo che ha visto la presenza dei dirigenti che sul territorio vivono la fatica di rappresentare la categoria.

Non desidero fare qui particolari ragionamenti sul dibattito ma soltanto annotare alcuni pensieri senza pretese di prolungare la discussione che nella sua sede, come giusto che ci fosse, c'è stata.  Eccome che c'è stata.

Ho pensato alla lucida introduzione al dibattito del Presidente che ha offerto importanti spunti  circa le complesse caratteristiche che connotano le crisi del nostro tempo e quello che può fare l'Unione per farvi fronte  richiamando tutti alla necessità di perseguire l'unità associativa.

Confronto interno e rispetto dello statuto

Ho riflettuto sul delicato tema del confronto interno all'Unione che ha visto e non poteva essere diversamente, posizioni ed accenti diversificati; su  questo tema, sono da riscontrare con interesse, opinioni convergenti circa le ormai note incongruenze del sistema elettorale attuale per eleggere il Consiglio Nazionale; un sistema che non ha consentito nel congresso di Chianciano, alla "minoranza", di aver rappresentanti  eletti nel consiglio nazionale.
Un problema questo che a mio avviso, non ha favorito il rapporto tra chi ha vinto e chi ha perso il Congresso.
Chissà se il confronto interno, dopo questa riunione dei quadri, si potrà realizzare come sarebbe "normale" che fosse e come chiesto dall'assemblea, in primo luogo, rispettando lo Statuto.
Chissà se dopo questa assemblea nazionale dei quadri dirigenti, coloro che hanno avuto lo sguardo rivolto all'indietro, riusciranno a guardare avanti……

Integrazione scolastica e accesso al lavoro

Molte le voci che si sono alzate nel corso dell'assemblea per rivendicare integrazione scolastica e lavoro per i ciechi e gli ipovedenti:
testimonianze di oggettive difficoltà, qualche buona prassi, opinioni in ordine alle strade da percorrere, speranze e voglia di continuare a lottare.

Riorganizzazione delle strutture territoriali

Circa il previsto accorpamento delle province, non pochi gli interventi che hanno manifestato preoccupazione per le conseguenze che tale riorganizzazione amministrativa produrrà sulle nostre strutture  territoriali.
Preoccupazioni sacrosante ma perché escludere che a prescindere dalle decisioni governative, la nostra organizzazione, non avesse già la necessità di meglio organizzarsi in periferia?
Intendo dire che la predetta riorganizzazione potrebbe significare una positiva razionalizzazione delle risorse che sono in campo sul territorio affinché ci si debba occupare meno di burocrazia per essere nelle condizioni di offrire più servizi qualificati e dare maggiore tutela a tutti i disabili visivi italiani.

Senso di appartenenza

Da sempre, l'assemblea nazionale dei quadri dirigenti, consente anche ad un discreto osservatore, di misurare "il polso" organizzativo ed umano della nostra articolata e complessa organizzazione.
Un "polso" che senza retorica, ho sentito vivo e consapevole del valore delle pesanti difficoltà dell'oggi ma che ha in sé il condividere un forte e maturo senso di appartenenza; condizione questa per guardare con ragionevole fiducia al futuro.
A dimostrazione della voglia di futuro, l'assemblea ha manifestato la volontà che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti partecipi con convinta determinazione alla protesta dei cittadini con disabilità del 31 ottobre con la parola d'ordine "cresce il welfare, cresce l'Italia".

Ora, archiviata l'assemblea di Tirrenia, si torna al lavoro ed …… alla lotta.

Claudio Romano

Progetto LIA, di Tommaso Daniele

Autore: Tommaso Daniele

Cari amici,
nell'ambito del Progetto LIA – Libri Italiani Accessibili, curato dall'Associazione Italiana Editori (AIE), con la collaborazione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, e finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, all'interno del "Fondo in favore dell'editoria per ipovedenti", la nostra associazione, organizza un corso per formatori della durata di 2 giorni.

Alla fine del percorso, saranno tremila i titoli di narrativa e saggistica  completamente accessibili che potranno essere utilizzati da ciechi ed ipovedenti.

Tra i primi editori ad aver aderito possiamo citare: Iperborea, Mondadori, Giunti, Sonda, RCS, Polillo, Minimum Fax, Il Mulino, GeMS, Laterza, Zanichelli, Rubbettino ed E/o edizioni: tutti gli ebook saranno riconoscibili grazie al bollino LIA e potranno essere acquistati sia sulla libreria LIA, online da fine anno, e sia sulle altre librerie online che, nel corso del tempo, aderiranno.

A questo proposito, dovendo poter leggere i libri sui principali dispositivi mobili e da tavolo, si rende necessario formare due persone per ogni regione delle quali almeno uno ipovedente, con l'intenzione di trasferire sul territorio conoscenze e usabilità del libro accessibile.

I prescelti, dovranno essere capaci di utilizzare un personal computer e di avere conoscenza dei dispositivi mobili di Apple e quelli con sistema operativo Android.

Prego quindi i presidenti regionali o eventuali interessati, di far pervenire presso la nostra sede, entro 30 giorni, l'interesse a partecipare, accompagnato da una breve relazione sulle conoscenze degli strumenti di cui sopra.

Un gruppo di lavoro, provvederà a selezionare i nominativi che saranno ritenuti piu' idonei.

Le spese di partecipazione al corso, saranno a carico dell'organizzazione.

Documenti e curricula degli interessati aventi come oggetto: "Progetto Lia, richiesta di partecipazione al corso di formazione", dovranno essere inviati al seguente indirizzo e-mail: centroricercascientifica@uiciechi.it.

Per maggiori dettagli sul progetto, si consiglia di visitare il sito dello stesso all'indirizzo:

www.progettolia.it

Cordiali saluti

Il Presidente Nazionale
Prof. Tommaso Daniele

Non vedenti e ipovedenti: un’intera libreria online per loro, grazie al Progetto LIA, a partire dai libri dei vincitori di Strega e Campiello 2012, Redazionale

Autore: Redazionale

I primi titoli già sotto test (di accessibilità)

Ci sarà il libro di Piperno, vincitore del Premio Strega, in versione accessibile, ma anche il titolo di Carofiglio finalista della cinquina, il libro di Carmine Abate vincitore del Premio Campiello, il bestseller di Gramellini, il Pirata Long John Silver di Björn Larsson, il Pulitzer Jennifer Egan e anche L'eleganza del riccio di Muriel Barbery. Senza dimenticare il dizionario bilingue uomo-animali di Jeffrey Masson e, per i più piccoli, il Premio Andersen Aidan Chambers. Sono solo alcuni dei primi ebook che saranno disponibili a fine anno in versione accessibile anche per ipovedenti e non vedenti grazie al Progetto LIA – Libri Italiani Accessibili, curato dall'Associazione Italiana Editori (AIE), con la collaborazione dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, e finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, all'interno del "Fondo in favore dell'editoria per ipovedenti e non vedenti".

Tremila i titoli di narrativa e saggistica che saranno disponibili a regime, tanto per cominciare. Tra i  primi editori ad aver aderito Iperborea, Mondadori, Giunti, Sonda, RCS, Polillo, Minimum Fax, Il Mulino, GeMS, Laterza, Zanichelli, Rubbettino ed E/o edizioni: tutti gli ebook saranno riconoscibili grazie al bollino LIA e potranno essere acquistati sia sulla libreria LIA, online da fine anno, sia sulle altre librerie online aderenti.

Il progetto si propone infatti di aumentare l'attuale disponibilità sul mercato di ebook in versione accessibile per persone non vedenti e ipovedenti nel rispetto dei diritti degli autori e degli editori. Le ricadute risultano significative se si pensa che in Italia vivono circa 362mila non vedenti e circa un milione e mezzo di ipovedenti (dati Istat 2010) e la tendenza all'invecchiamento della popolazione amplificherà in modo rilevante il problema.

Tutte le informazioni sul progetto sono disponibili sul sito (online in italiano e in inglese)

 HYPERLINK "http://www.progettolia.it"

www.progettolia.it

Il sito, realizzato secondo le normative vigenti in tema di accessibilità, è pienamente accessibile a non vedenti e ipovedenti, che possono navigarvi in maniera autonoma utilizzando le proprie tecnologie assistive come screen reader, display braille e videoingranditori.

Il sito informativo di LIA – per raccontare cosa è e cosa permetterà il progetto -, è solo l'anticipo di quella che poi sarà la vera e propria libreria online integrata con gli attuali processi distributivi utilizzati per la vendita degli ebook: "Il portale LIA – ha spiegato la coordinatrice del progetto, Cristina Mussinelli di AIE – garantirà entro fine anno un modo, all'avanguardia a livello internazionale, per far leggere i libri a tutti e per mettere insieme il mondo editoriale e gli utenti con disabilità visive. Il carattere strategico del progetto sta proprio nell'essere riusciti a coinvolgere e far dialogare tutti i soggetti interessati: questo non tutela a monte solo gli editori ma, grazie al "bollino LIA", costituirà una garanzia di riconoscibilità anche per gli utenti, che potranno acquistare le opere scelte sulle varie librerie che aderiranno al progetto".

Il Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Tommaso Daniele, nel confermare l'adesione e collaborazione al progetto LIA ha ribadito: "Il  progetto LIA, che si avvia in modo esemplare alla sua piena realizzazione, consentirà ai disabili visivi l'accesso alle novità editoriali in tempo reale e con una ampiezza finora impensabile".

Milano, ottobre 2012

Per tutte le info sul progetto:
 HYPERLINK "http://www.progettolia.it"
www.progettolia.it

LEGGE DI STABILITA’: NUOVO PESANTE ATTACCO AL TERZO SETTORE, Redazionale

Autore: Redazionale

COMUNICATO STAMPA DEL FORUM TERZO SETTORE
 
Roma 15 ottobre 2012
"Dalle prime anticipazioni, il nuovo provvedimento del Governo, che muove dall'esigenza di pareggiare le finanze pubbliche, rappresenta un ulteriore e insensato attacco a tutto il terzo settore con ricadute gravissime per  la vita dei cittadini più deboli." Così Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore, fortemente preoccupato per le misure contenute nella bozza del testo di Legge di Stabilità 2013.
Tre in particolare gli aspetti preoccupanti – secondo il Forum – che avranno pesantissime ricadute sul non profit italiano: l'aumento dell'Iva per le cooperative sociali che passa dal 4% al 10%, la riduzione delle  detrazioni fiscali e la tassazione delle indennità risarcitorie.
Aumentare l'Iva di 6 punti percentuali sulle cooperative di tipo "A", quelle che si occupano di infanzia, anziani, assistenza domiciliari, disabilità, tossicodipendenza, significa impedire la prosecuzione delle loro attività e minare profondamente il welfare della sussidiarietà, quello che coinvolge le organizzazioni del  privato sociale anche nella realizzazione dei servizi essenziali che le istituzioni pubbliche non sono più in grado di erogare. A fronte di un gettito finanziario di entità assai modesta, il provvedimento porterà ad una ulteriore riduzione dei servizi sociali, costi più elevati, meno posti di lavoro e una crescita del sommerso.
L'abbassamento del tetto massimo per le detrazioni a 3.000 euro all'anno a partire da subito, e quindi con  effetti retroattivi già dal 1 gennaio 2012, da un lato rompe il patto di fiducia tra Stato e cittadini, dall'altro riduce l'entità della riduzione dell'Irpef.
Sale inoltre da 129 a 250 euro la franchigia per le erogazioni liberali a favore delle Onlus con l'effetto di disincentivare le donazioni proprio in un momento in cui ce ne sarebbe maggiore bisogno, proprio per finanziare le attività sociali così colpite dai provvedimenti governativi. La stragrande maggioranza delle donazioni nel nostro paese sono infatti di entità modesta, al di sotto della nuova soglia della franchigia.
Gravissima anche la misura secondo la quale tutte le indennità risarcitorie, assegni di invalidità, indennità di accompagnamento, etc. diventerebbero imponibili ai fini IRPEF per chi ha redditi che superano i 15mila euro. Una situazione paradossale che vedrebbe lo Stato concedere un aiuto, per poi tassarlo.
"Ci troviamo di fronte  – conclude il Portavoce – ad una iniziativa che colpisce ancora una volta le fasce più deboli di cittadini e tutte le attività sociali in spregio al principio di equità più volte proclamato. Di fronte alla numerose manovre finanziarie che si sono succedute ci siamo più volti domandati qual è l'obiettivo di questo Governo. Abbiamo ascoltato alla Conferenza del Volontariato de L'Aquila, il Ministro Fornero sull'importanza delle attività di volontariato nella crisi del nostro sistema di welfare: i provvedimenti varati ieri sembrano andare nella direzione diametralmente opposta. Dobbiamo prendere atto che si vuole demolire quel poco che rimane del nostro welfare e stroncare le organizzazioni sociali  che tanto stanno facendo per il Paese? Chiediamo al Governo di fare retromarcia."
 

COMUNICATO STAMPA FAND, Redazionale

Autore: Redazionale

Mobilitazione FAND:  la Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità aderisce alla manifestazione "Cresce il Welfare, cresce l'Italia"

Il Comitato Esecutivo e l'Assemblea Generale FAND – convocati in riunione straordinaria  il  17 ottobre 2012 per discutere i provvedimenti riguardanti la disabilità  e l'assistenza contenuti nel disegno di Legge di Stabilità- ritengono che tali provvedimenti siano ancora penalizzanti nei confronti di alcune categorie di disabili, come gli invalidi per servizio.
 Pertanto, gli organi FAND hanno deciso di proseguire la mobilitazione dei propri associati ed aderire alla  manifestazione di difesa dello Stato sociale "Cresce il Welfare, cresce l'Italia"  già in programma a Roma per il prossimo 31 ottobre.
Infatti, dopo i continui tagli dei trasferimenti alle Regioni e agli Enti locali e l'ulteriore restrizione della  spesa sanitaria che hanno già causato la diminuzione dei servizi alle persone con disabilità e ai non autosufficienti,  il Governo con alcuni dei provvedimenti contenuti ha di fatto  rimesso in discussione le politiche sociali e i diritti di cittadinanza del nostro Paese.
La FAND, consapevole del forte disagio economico e sociale  vissuto quotidianamente da migliaia di disabili e dalle loro famiglie,  intende condividere gli  obiettivi di maggiore equità  e coesione sociale dichiarati dagli organizzatori della manifestazione prevista per il  31 ottobre.
Pertanto, la Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità, che riunisce ANMIC, ANGLAT, ANMIL, ARPA, ENS, UIC ed UNMS,  parteciperanno con una folta rappresentanza, alla mobilitazione nel segno dell'unità di intenti dell'associazionismo dei disabili di fronte all'emergenza sociale del Paese.
Le associazioni FAND, pur apprezzando il ripensamento del Governo in materia di permessi della Legge 104 e in materia di tassabilità delle pensioni di invalidità, intendono tuttavia difendere e promuovere  le molteplici  necessità del mondo della disabilità in materia di  non autosufficienza,  lavoro, integrazione scolastica, sanità, e riabilitazione  protesica.
Il  salvataggio e la ripresa economica del Paese non possono essere pagati dalla cancellazione del Welfare.

“Trophy Tour” 2012: ai ciechi è vietato guardare la coppa dei campioni, di Mario Mirabile

Autore: Mario Mirabile

Un grave episodio di discriminazione si è verificato durante il "Trophy Tour 2012", l'evento che porta la mitica coppa dei campioni di calcio nelle principali città italiane, per consentire a tutti di guardarla da vicino. In particolare durante la tappa che si sta svolgendo a Napoli, alla presenza di testimonial importanti del mondo del calcio quali gli ex calciatori Antonio Careca e Ciro Ferrara, al sottoscritto che è cieco assoluto, è stato proibito di guardare la coppa. Infatti, come tanti appassionati di calcio, mi sono recato in piazza del Plebiscito per prendere parte all'iniziativa. Dopo essermi fatto descrivere dal mio accompagnatore tutto quanto era esposto nelle teche, mi sono avvicinato nel luogo in cui veniva esposto il trofeo. A questo punto, spiegando di essere non vedente, ho chiesto di poterlo toccare per un attimo e ciò puntualmente mi è stato impedito. In verità già sapevo che non mi sarebbe stato concesso di toccare la coppa, ma per un attimo ho sperato che anche in Italia fosse arrivata un po' di cultura in più. Affermo ciò in quanto qualche anno fa, recatomi in visita allo stadio e al relativo museo del mitico Real Madrid, furono gli stessi operatori ad aprirmi tutte le teche e a farmi toccare, ovviamente con molta cautela e delicatezza, i vari cimeli custoditi e visitati quotidianamente da migliaia di persone. Agli organizzatori dell'evento di Napoli ho provato anche a raccontare la mia esperienza spagnola, ma questi non interessandosi assolutamente alla cosa, mi hanno invitato gentilmente ad uscire. Certo, rispetto ai problemi che ci sono nel nostro paese,  quanto avvenuto non può essere considerato tale, ma fa capire come la nostra società continua ad essere indifferente ed ignorante nei confronti della disabilità visiva. Forse gli organizzatori non avrebbero mai immaginato che anche un non vedente potesse essere appassionato di calcio.

Mario Mirabile

Elsa Fornero incontra una delegazione di ciechi e ipovedenti: “Via a un tavolo tecnico per facilitare inserimento lavorativo”

Autore: Ufficio Stampa Ministero Lavoro

 

Comunicato stampa

A seguito dell'incontro con una delegazione dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero ha preso l'impegno a costituire un tavolo tecnico tra il ministero stesso, l'UIC, il ministero della Salute, quello dell'Istruzione e le Regioni.

Il tavolo tecnico sarà finalizzato a ricercare soluzioni al problema dell'inserimento lavorativo di ciechi e ipovedenti e la prima riunione, ha garantito il Ministro alla delegazione, si svolgerà entro il prossimo 31 ottobre.

Si è inoltre convenuto che, sui temi di competenza, verranno ascoltate le Parti sociali.

 

Roma 16 ottobre 2012

 

 

Legge di stabilità, si pagherà l’Irpef sulla pensione e anche sulle indennità di accompagnamento

Autore: Redazionale

A tre giorni dal via libera in Consiglio dei ministri, non c'è ancora il documento ufficiale che sarà trasmesso al Parlamento. Ma l'ultima bozza getta luce su un aspetto rimasto finora oscuro: si pagherà l'Irpef non solo sulla pensione di invalidità, ma anche sulle indennità di invalidità, compresa dunque quella di accompagnamento. Si salvano solo quanti hanno un reddito complessivo inferiore a 15 mila euro

ROMA – A partire dal 2013 si pagheranno le tasse sulle pensioni e sulle indennità di invalidità: una sorte che potrà essere evitata solo da quei soggetti che percepiscono un reddito complessivo inferiore ai 15 mila euro. E' una rivoluzione quella che il governo intende operare con la legge di stabilità che sarà presto presentata al Parlamento: assoggettare all'imposta sul reddito delle persone fisiche, l'Irpef, quegli importi di natura assistenziale o risarcitoria che finora erano esclusi da ogni genere di tassazione. Una rivoluzione che toccherà non solo gli importi delle pensioni in senso stretto, ma anche quelli delle relative indennità, ad iniziare dall'indennità di accompagnamento. Una misura, questa, destinata a impattare notevolmente sulla vita di un gran numero di cittadini.

Il testo ufficiale e definitivo che verrà trasmesso al Parlamento ancora non è pronto, ma la lettura dell'ultima bozza disponibile getta luce sulle intenzioni dell'esecutivo e chiarisce i termini dell'annuncio che era stato dato ormai tre giorni fa nel comunicato stampa successivo al Consiglio dei ministri che ha formalmente approvato il testo della legge di stabilità. Si tratta dunque – lo precisiamo ulteriormente – di disposizioni che potrebbero ancora cambiare, ma che giunti ormai a questo punto è probabile che facciano parte del provvedimento che sarà inviato al Parlamento.

Come già scritto altrove, al di là delle parti della legge di stabilità nelle quali si affrontano i temi dei tagli alla sanità, dei tagli al trasferimento agli enti locali e della revisione delle agevolazioni fiscali (deduzioni, detrazioni, e via dicendo), i due temi che più direttamente riguardano le persone con disabilità sono quelli dei permessi lavorativi previsti dalla legge 104/92 e dell'assoggettabilità all'Irpef delle pensioni di invalidità.

IRPEF PER INVALIDITA' – L'articolo 12 della bozza della legge di stabilità prevede testualmente che "l'esenzione dall'imposta sul reddito delle persone fisiche delle pensioni e delle indennità di invalidità si applica esclusivamente ai soggetti titolari di reddito complessivo non superiore a euro 15 mila". Una norma che non si applicherà, specifica sempre il testo del governo, "alla pensione sociale di cui all'art. 26 della legge 30 aprile 1969, n° 153, e successive modificazioni, nonché all'assegno sociale di cui all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n° 335". Lo stesso articolo della legge di stabilità include nella tassazione anche le pensioni di guerra, laddove afferma che "le disposizioni di cui all'art. 34, primo comma, del decreto del presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n° 601, si applicano esclusivamente ai soggetti titolari di reddito complessivo non superiore a euro 15 mila". Quindi, riepilogando: da un lato pensioni di guerra e pensioni di invalidità, con relative indennità, tassate per chi ha un reddito complessivo superiore a 15 mila euro, dall'altro pensione sociale e assegno sociale che rimangono totalmente esenti dall'Irpef.

A rientrare dunque nel campo dell'applicazione Irpef dovrebbero essere (perlomeno) la pensione degli invalidi civili totali e quella degli invalidi civili parziali, le pensioni per i ciechi civili, la pensione per i sordi, ma anche tutte le indennità, quella mensile di frequenza minori, quella di comunicazione per i sordi, quella speciale per i ciechi ventesimisti e anche l'indennità di accompagnamento per i ciechi civili assoluti e l'indennità di accompagnamento per gli invalidi civili totali. E in particolare l'assoggettamento all'Irpef di quest'ultima voce, che viene erogata a chi ne ha diritto senza alcun limite di reddito e che ha avuto una crescita esponenziale di richieste nell'ultimo decennio, rappresenta una novità che non mancherà di causare proteste.

Pensioni e indennità di invalidità saranno dunque tassate se il reddito complessivo del soggetto è superiore a 15 mila euro. Andrà chiarito se nei 15 mila euro si intendono compresi gli stessi importi relativi alla pensione e all'indennità di invalidità, o se – come è più probabile – faranno fede solamente gli altri redditi. In campo applicativo, andrà chiarita anche la tempistica dell'assoggettabilità ad Irpef, anche se è plausibile che esso avverrà alla fonte: è l'Inps che paga e che tratterà dall'importo effettivamente erogato la parte relativa all'Irpef.
Ricordiamo le somme relative alle provvidenze economiche più diffuse: la
pensione di invalidità (invalidi parziali o totali) prevede la somma di
267,57 euro per 13 mensilità, per un totale annuo di 3478,41 euro.
L'indennità di accompagnamento vale invece 492,97 euro per 12 mensilità e un totale annuo di 5915,64 euro. In sostanza, chi riscuote tanto la
pensione quanto l'accompagno riceve una somma annuale pari a poco meno di 9500 euro.

LEGGE 104/92 – La bozza del provvedimento del governo conferma quanto già era noto: "I permessi – si legge nel testo – fruiti ai sensi dell'art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n° 104 a decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto dai dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni di cui all'art.1, comma 2, del D.Lgs 165/2001, ad esclusione di quelli richiesti per patologie del dipendente stesso o per l'assistenza ai figli o al coniuge, sono retribuiti al 50% ferma restando la contribuzione figurativa".

Dunque, la norma riguarda esclusivamente i lavoratori pubblici, e non anche i privati, che hanno ugualmente accesso ai benefici della legge 104/92 (per quanto la utilizzino in percentuale cinque volte inferiore) e specifica che la retribuzione rimarrà piena solo se il permesso ex lege 104/92 è dovuto a patologie del dipendente o all'assistenza a figli e coniuge. Se l'assistito è un altro familiare, invece (cioè se è un genitore, uno zio, un fratello, e via dicendo: i permessi possono essere ottenuti per assistere parenti o affini entro il secondo grado o entro il terzo grado se i genitori dell'assistito sono over 65 o portatori di handicap) lo stipendio della giornata sarà dimezzato e si manterrà intera solamente la contribuzione figurativa. La norma, in termini quantitativi, colpisce soprattutto i lavoratori che usufruiscono dei permessi per assistere i propri genitori. Ma apre, secondo alcuni, una possibile ipotesi di incostituzionalità per via della disparità di trattamento che determina.
(ska) (12 ottobre 2012)

Notizie dal Centro Nazionale del Libro Parlato, Redazionale

Autore: Redazionale

Nell'intento di rispondere sempre meglio alle esigenze degli utenti, il Centro Nazionale del Libro Parlato offre, agli stessi, attraverso la compilazione di un form presente sul sito www.uiciechi.it , la possibilità di richiedere la produzione di opere che, compatibilmente con le risorse disponibili, potranno essere realizzate nei nostri studi di registrazione.

Alla luce del successo riscosso dall'iniziativa in parola, a partire dal 1° ottobre il Centro Nazionale del Libro Parlato, una volta ricevuta la richiesta mediante il form o tramite e-mail o ancora mediante segnalazione inoltrata a mezzo telefono, dopo aver preso in carico la produzione dell'opera provvederà, tramite un proprio addetto, a comunicare via e-mail o telefonicamente all'interessato, la data di inizio e la previsione del completamento della lavorazione. E' fatto obbligo, pertanto, di comunicare al Centro un proprio recapito telefonico od indirizzo e-mail, diversamente le richieste non potranno essere prese in considerazione.

Successivamente, una volta terminata la produzione del libro, l'utente verrà contattato, informato della disponibilità dell'opera e gli saranno fornite le indicazioni per la sua acquisizione (centro di distribuzione  territorialmente competente o sezione di appartenenza se abilitata al download).

Il Centro Nazionale del Libro Parlato resta a disposizione per accogliere ogni suggerimento da parte dell'utenza finalizzato ad arricchire un fondamentale strumento di emancipazione culturale.

Il dizionario delle cose perdute e altro… Intervista a Francesco Guccini, di Luisa Bartolucci

Autore: Luisa Bartolucci

Il 2012 ha visto l'uscita, in tutte le librerie, di un nuovo volume scritto da Francesco Guccini: "Il dizionario delle cose perdute", edito da Mondadori e presente anche nel catalogo del Centro Nazionale del Libro Parlato dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, prodotto in standard Daisy. Oltre ad essere un grande cantautore, Francesco Guccini è un fine scrittore ed anche un poeta. Il libro, che non vuole essere nostalgico, od indulgere alla malinconia, raccoglie, al proprio interno, una serie di "cose", che non ci sono più, oggetti o anche utensili di uso quotidiano, comune, sostituiti, talvolta, dalle tecnologie o dagli strumenti della comunicazione.
Al cantautore modenese abbiamo rivolto alcune domande, ricostruendo insieme a lui la sua storia, la carriera e, naturalmente, soffermandoci anche sulla sua attività di scrittore.

D. Maestro, quando e come nasce la sua passione per la musica?
R. Mah, nasce… dire quando nasce è difficile… quando ero piccolo ascoltavo le canzoni, le cantavo… Mi sono messo a suonare la chitarra nel 1957, sulla scia del rock n' roll, è nata in me la passione per questo genere musicale. Nel 1961 ho iniziato a scrivere canzoni un po' diverse, la prima è stata "l'Antisociale"… dopo il servizio militare ho composto altre canzoni, "Auschwitz" (la canzone del bambino nel vento) e lì è iniziato un po' tutto…

D. Sino a giungere a "Folk beat n. 1", un album straordinario, contenente brani che ancor oggi i giovani ascoltano…
R. Sì, ma è comunque un po' datato…

D. Sono seguiti altri album sino a giungere a "Radici"…
R. "Radici" è stato il mio quarto album…

D. Quasi tutte le canzoni che compongono "Radici" sono entrate a far parte della storia della musica italiana, si pensi a "La locomotiva", "Incontro", "Il vecchio e il bambino", "La canzone dei dodici mesi". Maestro, cosa l'ha ispirata?
R. Non saprei per la verità… avevo fatto già altri due album, "Due anni dopo" e "L'isola non trovata". La prima canzone che ho composto è stata proprio quella che dà il titolo al disco: "Radici", e pensavo a quelle che erano le mie radici in generale, le mie radici nel passato di casa, le radici mie, quelle storiche, politiche, se così si può dire… È così che è nato quell'album… La copertina altro non era che una fotografia dei miei bisnonni e nonni, proprio per stabilire quale fosse il rapporto tra me e le "radici" in un certo tempo. Quindi il mulino dei miei nonni, Pavana e tutto il resto, compresa l'esperienza della città…

D. Che storia ha "La locomotiva"?
R. "La locomotiva" nasce da un libro che ho letto di memorie di un operaio, un certo Bianconi, se non erro. In una pagina di questo libro si racconta brevemente di questo operaio… l'autore scrive "l'ho conosciuto, sarà stato un momento di follia", ha preso questa locomotiva, è partito contro un altro treno che veniva dall'altra parte. Un mio vicino di casa, di cui ho poi raccontato in una canzone, "Il pensionato", mi ha detto: "Professore, quello è stato un gesto politico, lui era un anarchico," mi ha narrato più compiutamente la storia. Ho quindi deciso di scrivere questa canzone, che dura molto, nove minuti e qualcosa e l'ho composta in brevissimo tempo, in una ventina di minuti. Le strofe venivano fuori di getto, mentre ne scrivevo una prendevo appunti per la stesura della successiva, giacché mi venivano in mente l'una dopo l'altra. Mi sono poi accorto che mancava la strofa iniziale… La strofa iniziale è l'ultima che io ho scritto.

D. Non so che viso avesse… Ripresa poi nel 2010 quale titolo della sua biografia…
R. Sì, ma lì la colpa non è mia! La colpa è dell'editore…

D. Si giunge poi a "via Paolo Fabbri 43" (1976) con il quale ottiene un grosso successo commerciale. Prima lei citava "Il pensionato", ma sicuramente il grande pubblico ricorda bene anche "L'avvelenata"… che rapporto ha Lei con questa canzone?
R. Io non volevo neanche inserirla nel disco, poiché era nata da uno sfogo… Riccardo Bertoncelli del quale adesso sono amico, aveva criticato non il disco, ma le intenzioni. Le critiche sono giuste se si esprime la propria opinione sulle canzoni, sugli arrangiamenti… Su questo non avrei mai trovato nulla da dire. Invece poiché avevo fatto un contratto con una casa discografica, Bertoncelli disse che dovevo per forza fare quel disco e lo avevo fatto così… questo era profondamente ingiusto. Sono rimasto molto male e così è nata quella canzone. Quelli erano anche i tempi della contestazione; a me non ne hanno mai fatte, ma alcuni colleghi venivano persino tirati giù dal palco… Da questo punto di vista era un periodo abbastanza curioso. Così è uscita "L'avvelenata". Come dicevo io non volevo metterla nel disco, ma sono stato esortato a farlo. Il brano ha avuto un grande successo tanto è vero che in tutti i concerti me la chiedevano, ma ormai era superato, da parte mia, il motivo per il quale la canzone era nata, quindi l'ho eliminata, non la eseguivo più, ma la gente la chiedeva e continua a richiederla.

D. Esce "Amerigo".
R. Sì, "Amerigo". Con questo album torniamo un po' indietro a "Radici", nel senso che Amerigo era il mio prozio Enrico, uno di quelli della fotografia di "Radici". Ma lì più che parlare della figura di questo mio prozio l'intento era paragonare le due Americhe, cioè, l'America di mio zio andato minatore negli Stati Uniti agli inizi del secolo scorso, alla mia America, l'America della mia gioventù, l'America sognata, letta in tanti libri, vista in tanti film, ascoltata in tanta musica… Questi erano i due termini di paragone… In quel periodo l'America era sfumata, sfocata; dopo il Vietnam dopo tante cose… Quella canzone è nata proprio per questo: paragonare le due Americhe di due persone della stessa famiglia, a distanza di tempo, il mio prozio e me stesso tanti anni dopo e da un altro punto di vista.

D. Lei ha dedicato anche diverse canzoni ad alcune città, al di là di Bologna e Venezia ha scritto anche Bisanzio. Perché comporre un brano proprio sull'antica Bisanzio?
R. Bisanzio mi aveva colpito perché pensavo al crollo dell'Impero bizantino avvenuto quasi contemporaneamente alla scoperta dell'America, Roma era già finita nel Quattrocento e rotti dopo Cristo, Bisanzio è durata mille anni in più… Il crollo di un mondo, di un'atmosfera, di una civiltà, mi è venuto in quel periodo in mente anche di parlare del crollo e dell'agonia della nostra civiltà occidentale: l'attuale periodo di crisi dimostra che tutto sommato quanto pensavo era vero. Così mi è venuto il desiderio di cantare Bisanzio e di inventarmi questo personaggio, questo Filemazio, che è un vecchio saggio che non capisce bene cosa stia cambiando, non comprende bene cosa stia succedendo e si chiede cosa accadrà dopo di lui, quando questa civiltà sarà finita.

D. I suoi testi vengono anche analizzati all'interno delle scuole, poiché sono considerati dei veri e propri componimenti poetici e lo sono di fatto. Che sensazione si prova?
R. Di imbarazzo. A parte il fatto che nelle scuole medie ed elementari sono due le canzoni che viaggiano, "Auschwitz" e "Il vecchio e il bambino". Altri testi li hanno esaminati e sono entrati in antologie. Ma per me è difficile che la canzone possa essere esaminata solo come testo poetico: la canzone è più complessa, ha la musica, deve essere ascoltata, cantata, ed è già diverso il momento in cui uno l'ascolta su un disco od alla radio, rispetto al momento in cui uno la interpreta, la canta. Quindi vi è anche il teatro, il movimento, nonché l'atmosfera creata dal pubblico. Sono dunque momenti estremamente diversi. La canzone così, nuda e cruda, esaminata solo come un testo poetico raramente può reggere per me. A volte mostra anche la corda, perché è cantata e questo è l'importante della canzone.

D. Lei nel pronunciare la parola teatro, mi ha fatto pensare ad "Opera buffa" ed in modo particolare alla "Genesi".
R. Ah beh sì… Nel disco in realtà è contenuta solo una piccolissima parte di quello che facevo in pubblico. La canzone dura relativamente poco, ma erano i commenti che in serate in cui ero particolarmente in forma, potevano durare anche dei quarti d'ora… Quello più che teatro era cabaret.

D. Come nasce la "Genesi", un pezzo che ha affascinato molti di noi nel corso degli anni?
R. Non mi ricordo esattamente, ma c'è da dire che, in quel periodo, frequentavo un gruppo di amici insieme ai quali ho fatto cabaret, canzoni studiate appositamente per quelle occasioni, quali "Il tango del bello" ed altre. Era l'atmosfera creata insieme a quegli amici, l'atmosfera di quel periodo. Successivamente, di fatto, non sono più riuscito a comporre canzoni satiriche di quel genere. Non ricordo esattamente quale fu lo spunto che diede vita alla "Genesi", penso, come dicevo, che tutto sia nato da quel gruppo di amici, da quelle serate che facevamo per divertimento, tra di noi. Più che uno spunto, dunque, si trattava proprio di una atmosfera generale.

D. Che origine ha, invece, la passione per il giallo?
R. Ma, come lettore nasce da tempo… da ragazzino, quando finiva l'estate ed andavamo via, i miei nonni affittavano la casa in cui io ora abito. Loro lasciavano tutti i giornali, i libri che avevano preso durante l'estate. Accadeva che io ritornavo, da solo, giù al mulino dei nonni e leggevo e leggevo questi gialli che mi piacevano tantissimo. Sono dunque sempre stato un lettore di gialli davvero appassionato. Poi ho conosciuto Loriano Macchiavelli; gli ho offerto una storia che avrei voluto scrivere io, ma allora non ero un giallista, avevo solo degli spunti, delle idee. È quindi arrivato un editor della Mondadori che ha detto: "Perché non lo fate assieme?". Nessuno di noi due aveva mai provato a scrivere insieme ad un altro. Abbiamo tentato, ci siam messi lì, la cosa ha funzionato e siamo già al sesto libro giallo. Adesso stiamo scrivendo un racconto che verrà inserito in una antologia natalizia, e presto ci dedicheremo ad un nuovo giallo, col nuovo personaggio che abbiamo ideato, che non è più il Maresciallo Santovito, ma un ispettore della forestale, che è stato l'eroe del nostro ultimo libro.

D. Cosa può dirci invece de "Il dizionario delle cose perdute", 140 pagine che fanno riflettere, tornare anche indietro con il tempo?
R. Questo libro ha avuto un successo straordinario che, per la verità, non immaginavo. Anche in questo caso un editor mi ha esortato a fare una cosa del genere, vale a dire, raccontare delle cose che vi erano un tempo e che ora non vi sono più. Oggi si procede a delle velocità incredibili, ad esempio, un computer di tre mesi fa è già obsoletissimo… un tempo, invece, le cose duravano, duravano, poi sono finite. Mi sono messo davvero d'impegno a scrivere questo libro: le idee mi venivano in mente in continuazione. La casa editrice lo ha chiuso in fretta, poiché volevano farlo uscire in tempi brevi e numerose idee sono rimaste fuori. Mi hanno, visto anche il successo, esortato a scriverne un altro, ho detto "Ma non lo so se ne farò un altro". Tante idee però sono già qui, pronte, non sarà difficile che io mi rimetta a raccontare altre storie. Mi sono divertito moltissimo a dar vita a questo libro, dal quale non traspare alcuna nostalgia o malinconia, giacché come è facile immaginare, non si può avere nostalgia della maglia di lana di pecora che pungeva in maniera tremenda o cose del genere.

D. Neanche della siringa di vetro…
R. O della siringa di vetro, che probabilmente aveva un ago in ferro battuto. Ricordare queste cose di un passato recente, tutto sommato mi ha divertito molto. Può darsi quindi che io decida di rimettermi a scrivere e che pubblichi "Il dizionario delle cose perdute 2 la vendetta"… o qualcosa di simile.

D. Tornando alla musica, alle sue canzoni, a cosa sta lavorando? Ho letto che ha già composto un certo numero di brani, in vista di un nuovo album. A quanti è giunto?
R. Sono arrivato a cinque e mezzo-sei. Altre due canzoni stanno arrivando, può darsi che presto io mi rimetta all'opera. Probabilmente sarà l'ultimo disco, perché ormai la musica, le canzoni sono qualche cosa che… non dico che mi hanno stancato, ma ormai ne ho fatte tante ed è difficile… Ogni tanto mi viene un'idea, poi mi rendo conto che l'ho già sviluppata e trattata in qualche brano. Farò questo disco e qualche concerto forse, ma ormai siamo alla fine.

D. Cosa può dire invece del suo rapporto con il cinema?
R. Mah, quelli sono episodi talmente casuali: ho interpretato delle parti nel film di Ligabue "Radiofreccia", in alcuni film con Pieraccioni. Sono divertimenti, mi hanno chiamato e mi son detto: "Ma sì, andiamo a vedere cosa succede". È stata una curiosità. Debbo dire che è molto noioso: nel caso del concerto si va, si tiene lo spettacolo, ci sono le prove prima ma il tutto si risolve in quelle due ore, due ore e mezzo. Nel cinema, invece, è necessario aspettare continuamente; si gira una scena, poi debbono cambiare tutto ed allora si attende… È noioso. Comunque vista così da hobbista, da uno che va lì per recitare una particina e si diverte a farla, perché no… Non ho mai pensato di fare l'attore sul serio…

D. Maestro, ho letto che al suo nome sono stati legati una farfalla Parnassius Guccinii, un asteroide, oltre ad un cactus…
R. Sì, il cantautore del cactus… Forse questa è una battuta un po' volgare, ma efficace… Comunque è tutto vero. Il nome dell'asteroide è una sigla, non lo ricordo, ma neanche il nome del cactus rammento, è piuttosto difficile…

D. E la farfalla?
R. Quando mi è stato detto mi è venuto da ridere in un primo momento. Poi ho visto questa farfalla che somiglia ad una normale cavolaia. Evidentemente hanno trovato delle particolarità curiose che ne hanno fatto una specie nuova, nuovissima… Questo ricercatore ascoltava le mie canzoni e l'ha battezzata con il mio nome, come quello che ha trovato questo cactus. Egli era lì che cercava questa specie, ascoltava le mie canzoni e lo ha battezzato con il mio nome. Comunque fa sicuramente piacere.

D. Che percezione ha Lei della cecità?
R. Ma vede, adesso le dirò una cosa che… Purtroppo non dico sono cieco, perché io vedo ancora in giro ecc., ma per leggere ho bisogno di un apparecchio, il computer ha una lente speciale… Ho perso molto molto la vista. Posso dire che, non sono cieco, però sono parallelo abbastanza. Un oculista mi ha detto: "Non diventerai mai cieco", da una parte ciò mi consola molto, perché pensare di non riuscire più a leggere e di non essere in condizione di scrivere sarebbe stato per me un dramma piuttosto grande. Vivo questa sensazione parallela con grande intensità, quindi mi rendo ben conto di cosa voglia significare ed anche mi rendo conto di come le persone che non vedono abbiano superato in molte cose il proprio handicap. Così dicono di me: mia moglie dice di vedermi abbastanza tranquillo e sereno.
Bisogna adattarsi, riuscire a superare questi scogli che ci sono e fare con quello che si ha, tutto sommato. Dunque la sua domanda non mi trova del tutto impreparato o inconsapevole rispetto a questo problema, poiché è un problema che, sia pure parzialmente, ho anch'io adesso.

D. Cosa ha provato nell'apprendere del terremoto in Emilia… Lei in quel periodo non si trovava in quelle zone…
R. È stata una cosa gravissima, tanto inaspettata quanto molto più grave e mi dicono dei parenti che ho a Carpi ed altra gente che è stata in zona, che non si è avuta la percezione esatta di ciò che è accaduto, perché è stato veramente disastroso e preoccupante. La gente emiliana vuole ricominciare, sta ricominciando, con grande forza d'animo e volontà. Io comprendo che è davvero estremamente complesso e faticoso.

Luisa Bartolucci