Club Italiano del Braille – Assemblea annuale: “Riscopriamo un tesoro”, di Antonio Quatraro

Autore: Antonio Quatraro

Il 29 aprile si è tenuta, in modalità on-line, l’Assemblea annuale dei Soci del Club Italiano del Braille, guidata dal suo Presidente Nicola Stilla.
Oltre a quasi tutti i soci fondatori, erano rappresentati i Consigli Regionali della Liguria e della Toscana, le sezioni di Cremona, Firenze, Lecco, Milano, Pavia, Sondrio e non sono mancati i soci privati, tre persone.
Dopo le operazioni di rito, la discussione si è concentrata sul concorso di lettura organizzato dalla Biblioteca Italiana per Ciechi “Regina Margherita” di Monza e sul concorso sul codice di lettura e scrittura Louis Braille “Un alfabeto a punti per leggere e scrivere. Utilità e universalità nell’era della tecnologia” indetto dal Club Italiano del Braille che, nella prima edizione, ha assegnato i premi a: Istituto comprensivo Fratelli Bandiera (Roma); Scuola Elementare Bargellini – Istituto Comprensivo A. Vespucci (Firenze); Istituto comprensivo Bevagna-Cannara (Perugia); Classe seconda Liceo Classico Istituto d’istruzione superiore “Raffaello Foresi“ (Portoferraio, LI).

Quando ci si appassiona, è ancora più difficile parlare diciamo “con le mani legate”, senza poter dare un cenno di intesa, un colpetto di gomito al vicino, senza poter commentare a bocca chiusa, insomma parlare da lontano. Eppure ha prevalso il desiderio di condividere, di portare ciascuno il proprio contributo, seguendo le regole della comunicazione a distanza.
Piscitelli e Stilla hanno lamentato la mancanza di concorrenti della scuola superiore, dovuto forse, come tutti abbiamo ipotizzato, anche al fatto che i vincitori di un concorso non possono gareggiare nelle edizioni successive, il che ovviamente diminuisce il numero dei concorrenti ma, sicuramente, anche ad un numero di persone che leggono in Braille che si riduce sempre di più.
Con soddisfazione abbiamo constatato che molti bambini stranieri imparano bene il Braille (un esempio per tutti Paolo, un bimbo cinese).
Piscitelli e Stilla, però, hanno messo il dito nella piaga, quando hanno detto che, negli anni, il 95 o anche il 98 per cento dei concorrenti dichiaravano di aver appreso il Braille non a scuola, ma attraverso i corsi dell’UICI o dagli educatori. Che scuola ci tocca ingoiare! Un insegnante di sostegno che non conosce il Braille è come un insegnante di lettere che non conosce l’italiano: così si è espresso Marco Condidorio, coordinatore della Commissione Nazionale Istruzione e componente della Direzione Nazionale UICI.
Tutti abbiamo insistito sull’urgenza di coinvolgere le nostre Sezioni, chiedendo uno sforzo in più, chiedendo che ciascuna di esse individui un referente per la promozione del Braille. Un referente a sua volta esperto del Braille, appassionato, innamorato del Braille, capace di diventare testimonial, capace di convincere insegnanti, famiglie, amministratori, sulle virtù di questo nostro talismano, che “da le ali al nostro pensiero”, che “ci fa toccare le parole”. Persino gli Americani, cioè il top del tecnologico, in un articolo apparso sul New York Times, sostengono che, senza una buona conoscenza del Braille, diminuiscono le opportunità di lavoro.
Piscitelli ha insistito sulla differenza fra conoscere i rudimenti del Braille e saperlo anche insegnare.
Angela Mazzetti ha svolto un intervento appassionato sui benefici della lettura, vero nutrimento dell’anima e su quanto sia importante quando si partecipa a conferenze, seminari, corsi, ecc., svolgere le proprie relazioni o i propri interventi leggendo testi Braille; era un piacere ascoltarla!
E’ stata un’ora e mezza di musica, a volte nei toni tristi, quelli del rimpianto per una perdita così importante per i nostri giovani, a volte con i toni dell’impegno e della voglia di rinascita, quando abbiamo definito le raccomandazioni finali alla nostra Direzione Nazionale ed agli enti collegati:
– individuare un referente per ogni Sezione, che si occupi di promuovere il Braille presso le famiglie, la scuola, presso le istituzioni, con la passione e la competenza di chi il Braille lo usa e lo apprezza;
– organizzare un incontro a livello nazionale di tutti i referenti territoriali del Braille per definire linee guida comuni affinché il Braille ritrovi la sua giusta e indiscussa dimensione ed importanza;
– realizzare la seconda edizione del concorso sul codice di lettura e scrittura Louis Braille “Un alfabeto a punti per leggere e scrivere. Utilità e universalità nell’era della tecnologia” in modo da sensibilizzare sempre di cui tutti gli operatori scolastici e gli stessi allievi;
– sostenere presso le scuole e le famiglie degli studenti non vedenti il concorso di lettura Braille che indice la Biblioteca Italiana per i ciechi “Regina Margherita” di Monza;
– sollecitare il Ministro affinché venga riattivata la circolare per l’adozione dei testi scolastici entro il mese di marzo;
– richiedere al Ministero che la conoscenza del Braille e della sua didattica rientri fra i requisiti indispensabili per ogni insegnante di sostegno a cui viene affidato un allievo cieco senza altre minorazioni;
– invitare, ancora una volta, tutte le strutture dell’Unione e degli Enti collegati ad iscriversi al C.I.B. quale gesto di solidarietà e di dimostrazione dell’importanza che il sistema Braille ha ancora per le persone cieche. Ad oggi solo 31 Sezioni risultano iscritte e, di queste, solo 16 hanno versato la quota sociale relativa al corrente anno; solo 10 Consigli Regionali risultano iscritte e, di questi 4 hanno versato la quota sociale del corrente anno.
Conclusioni
La storia del Braille è iniziata fra l’ostilità degli educatori. Oggi viviamo il paradosso che i primi fruitori lo disdegnano. Del resto il buono si apprezza solo quando è troppo tardi!

Museo Archeologico Nazionale di Napoli Adrian Tranquilli Giorni di un futuro passato Percorso tattile narrativo

Martedì 24 maggio alle ore 11.30 Adrian Tranquilli presenterà a un pubblico di persone con disabilità, soprattutto visiva, e di studenti dell’Università Suor Orsola Benincasa, alcune delle sue opere più significative in mostra al Museo Archeologico fino al 6 giugno.
L’iniziativa, promossa dal Servizio Educativo del Museo Archeologico Nazionale e dal Servizio di Ateneo per le Attività degli Studenti con Disabilità (SAAD) dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli in collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli ipovedenti e l’Unione Volontari pro Ciechi, rientra nelle attività della Rete dei musei accessibili Napoli tra le mani.
Adrian Tranquilli, superando divieti e stigmatizzazioni rispetto alla fruizione dell’opera d’arte, vuole sperimentare nuovi sistemi di conoscenza delle sue creazioni attraverso la narrazione, l’esplorazione aptica e il dialogo empatico con visitatori portatori di esigenze speciali.
L’itinerario di visita si presta a modalità altre di comunicazione, in cui la vista perde il primato nella percezione dell’arte, consentendo comunque al visitatore di coglierne il significato ed il valore estetico.
Le opere incluse nel percorso tattile narrativo sono collocate nelle diverse sale del Museo Archeologico e sono state selezionate in relazione alla loro capacità evocativa e suggestiva, alla possibilità di confronto tra arte classica e arte contemporanea, alla dimensione e alla qualità dei materiali.
L’incontro si colloca nell’ambito delle attività di ricerca azione promosse dal SAAD volte a collaudare e rafforzare strategie di fruizione e comunicazione dell’opera d’arte affinché il patrimonio culturale sia accessibile a tutti e si faccia volano di inclusione.
Le visite guidate continueranno fino al 6 giugno 2016 con prenotazione obbligatoria al SAAD.
Ufficio Stampa
Chiara Vigliotti +39 3409090008 / Angela Giuliano +39 3317559341
– studio@adriantranquilli.com

Ufficio Stampa e P.R. Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Ornella Falco, Vittorio Melini
+39 0814422275
ornella.falco@beniculturali.it mail to: ornella.falco@beniculturali.it
vittorio.melini@beniculturali.it mail to: vittorio.melini@beniculturali.it
Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità (SAAD)
Maria Grazia Gargiulo, Carmela Pacelli
+ 39 081 2522371
saad.progetti@unisob.na.it

Toccare l’arte per apprendere per comunicare

24 Maggio 2016 – ore 9.30-13.00
Aula Volpi Via Milazzo 11 B, Università Roma Tre Dipartimento Scienze della formazione In collaborazione con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona e la casa editrice Armando Armando

Convegno di studio promosso dall’insegnamento di Pedagogia Speciale (Prof.ssa Bruna Grasselli) e Educazione degli adulti (Prof.ssa Gabriella Aleandri).
L’incontro è valido come tirocinio interno per tutti gli studenti dei Corsi di laurea del Dipartimento di Scienze della Formazione.

9,30 – Registrazione degli studenti
PROGRAMMA

Ore 10.00-13.00

Saluti

Prof.ssa Lucia Cajola – Direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione, Università Roma TRE Prof.ssa Anna Maria Favorini – Delegata del Rettore per il disagio, Università Roma TRE

RELATORI

Prof.ssa Bianca Spadolini, Prof. Ordinario Pedagogia generale e sociale, Università Roma TRE Prof.ssa Gabriella Aleandri, Prof. Associato di Pedagogia generale e sociale, Università Roma TRE Dott.ssa Gabriella Cetorelli, Direttore Servizio Progetti Speciali- Dir. gen. Musei – MiBACT Dott.ssa Simonetta Baroni, Uff. Didattica Macro-Area Università e Accademia – Progetti Speciali Dott.ssa Isabella Puccini, Polo Museale Fiorentino Prof.ssa Bruna Grasselli, Prof. Associato di Didattica e Pedagogia speciale, Università Roma TRE Angelina Pimpinella, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Felice Tagliaferri, Scultore, Direttore Scuola “La Chiesa dell’Arte”
Prof. Aldo Grassini, Presidente del Museo tattile statale Omero di Ancona, presenta il
volume: Per un’estetica della tattilità. Ma esistono davvero arti visive? Roma, Armando Editore.

CONCLUSIONI
Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana Banchina Giovanni da Chio 28 Ancona www.museoomero.it #museoomero tel. 0712811935 – info@museoomero.it seguici su Facebook, Twitter, Instagram, Google+, Youtube

Il Museo Omero a Roma Martedì 24 maggio – Università Roma Tre – presentazione ultimo saggio di Aldo Grassini

Convegno toccare l’arte per apprendere per comunicare
24 maggio 2016 – ore 9.30-13.00 Aula Volpi – Via Milazzo 11 B
Università Roma Tre Dipartimento scienze della formazione
In collaborazione con il Museo tattile statale Omero di Ancona e la casa editrice Armando Armando
Convegno di studio promosso dall’insegnamento di Pedagogia Speciale (Prof.ssa Bruna Grasselli) e Educazione degli adulti (Prof.ssa Gabriella Aleandri).
L’incontro è valido come tirocinio interno per tutti gli studenti dei Corsi di laurea del Dipartimento di Scienze della Formazione.

PROGRAMMA
9,30 – Registrazione degli studenti
Ore 10.00-13.00
Saluti
Prof.ssa Lucia Cajola Direttrice del Dipartimento di Scienze della Formazione, Università Roma TRE
Prof.ssa Anna Maria Favorini – Delegata del Rettore per il disagio, Università Roma TRE
RELATORI
Prof.ssa Bianca Spadolini, Prof. Ordinario Pedagogia generale e sociale, Università Roma TRE
Prof.ssa Gabriella Aleandri, Prof. Associato di Pedagogia generale e sociale, Università Roma TRE
Dott.ssa Gabriella Cetorelli, Direttore Servizio Progetti Speciali- Dir. gen. Musei – MiBACT
Dott.ssa Simonetta Baroni, Uff. Didattica Macro-Area Università e Accademia – Progetti Speciali
Dott.ssa Isabella Puccini, Polo Museale Fiorentino
Prof.ssa Bruna Grasselli, Prof. Associato di Didattica e Pedagogia speciale, Università Roma TRE
Angelina Pimpinella, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Felice Tagliaferri, Scultore, Direttore Scuola “La Chiesa dell’Arte”
Prof. Aldo Grassini, Presidente del Museo tattile statale Omero di Ancona, presenta il volume:
Per un’estetica della tattilità. Ma esistono davvero arti visive? Roma, Armando Editore.
Conclusioni

Scenari interiori – Luci Ombre Sensazioni 21 e 22 maggio 2016

Il 21 maggio, per NOTTE DEI MUSEI, il Museo Tattile Statale Omero, dalle ore 21 fino alle 24, propone un’esperienza unica nel suo genere per riscoprire un contatto diretto con l’opera d’arte.

I visitatori saranno introdotti ad un percorso fatto di luci, ombre e sensazioni lungo il quale incontreranno le opere di alcuni scultori presenti in collezione: Michelangelo, Bernini, Tagliaferri, Annibali e Demetz. Cinque installazioni basate su altrettante opere, così da creare un itinerario multisensoriale, lungo il quale lo spettatore sarà chiamato ad interagire con la scultura tramite il proprio corpo.

L’esperienza sarà ripetuta domenica 22 maggio, dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 16 alle 19 in occasione di GRAN TOUR MUSEI MARCHE 2016.

Ingresso libero al Museo e attività gratuita.

A cura delle volontarie del Servizio Civile Nazionale Vanessa Fanelli e Francesca Santi e in collaborazione con i Volontari del Servizio Civile Regionale Garanzia Giovani 2016 – 2017: Thomas Giovagnoli, Ilaria Mazzieri, Giovanna Tadeu, Alessia Tronto.

Info
Gruppi di massimo 15 persone alla volta. Non è richiesta la prenotazione.

Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana Banchina Giovanni da Chio 28 Ancona www.museoomero.it #museoomero #marcheinaday #grandtourmuseimarche2016 #destinazionemarche #ndm2016.
tel. 0712811935 – info@museoomero.it
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Locandina Grand Tour Musei 2016

Locandina Grand Tour Musei 2016

Irene Manzi e Roberto Rampi in visita al Museo Omero

Ancona 16 maggio 2016 – Oggi in visita al Museo Tattile Statale Omero due deputati del Parlamento italiano, Irene Manzi e Roberto Rampi, entrambi impegnati nella VII COMMISSIONE (CULTURA, SCIENZA E ISTRUZIONE) e attori principali nel rifinanziamento del Museo. Il Presidente Aldo Grassini, e la moglie Daniela Bottegoni, hanno accompagnato gli onorevoli nelle sale del Museo, nell’area laboratorio e negli spazi destinati al nuovo allestimento, nonché svelato i segreti del Braille. Un piacevole incontro che ha visto tutti concordi sull’importanza di un approccio multisensoriale all’arte e sulla vocazione educativa dei musei.

Manzi Bottegoni Grassini Rampi

on.le Irene Manzi Daniela Bottegoni prof. Aldo Grassini on.le  Roberto Rampi al Museo Omero

L’ultima novità della Tiflologia italiana: “il “Network per l’Inclusione Scolastica”, di Gianluca Rapisarda

C’è aria di novità per la Tiflologia in Italia. Lo dimostra il recente primo “storico” incontro del “Network per l’Inclusione Scolastica”, tenutosi a Roma, lo scorso 4 Maggio, presso la sede del Centro di Documentazione Tiflologica della nostra Biblioteca per i ciechi.
La nascita del “Network” è stata deliberata dal coordinamento dei nostri Enti, su proposta del Presidente Nazionale dell’UICI Mario Barbuto, nella riunione del 30 Marzo u.s. Esso costituisce una vera e propria “rete” tra tutti i nostri centri di consulenza tiflodidattica, gli Istituti per ciechi più rappresentativi in Italia (Genova, Milano, Trieste, Bologna, Assisi e Roma), le sedi provinciali dell’I.Ri.Fo.R., nonchè le Facoltà di Scienze della Formazione ed i CTS territoriali interessati. La sua istituzione è stata ispirata dalla nostra forte consapevolezza di dover scongiurare a tutti i costi tentativi maldestri di anacronistici e pericolosi ritorni a “fantomatiche” scuole speciali per bambini ciechi e che l’attuale sistema del sostegno scolastico, a quarant’anni dalla 517, ha bisogno assoluto di un supporto.
L’attivazione del “Network dell’Inclusione” era indifferibile e necessaria perché, a nostro modesto avviso, il vero “male scolastico” del sistema del sostegno destinato ai disabili visivi italiani è consistito nel fatto che l’Unione ed i suoi Enti collegati hanno avuto finora a disposizione tante risorse, ma che tali risorse non sono state quasi mai collegate tra di loro ed utilizzate con una “visione” d’insieme.
Pertanto, con la “messa in rete” delle strutture di cui sopra e con la costituzione del sopracitato “network per l’Inclusione Scolastica”, le principali Organizzazioni dei disabili visivi italiani intendono porre fine a tale “scolleganza” tra i nostri Enti, provvedendo ad un più equo e razionale utilizzo delle nostre risorse sul territorio, fornendo finalmente una più adeguata ed idonea formazione a tutti gli operatori che, a vario titolo, si occupano di sostegno e, soprattutto, assicurando una migliore e più efficace inclusione scolastica ai ragazzi minorati della vista nella scuola di tutti.
Parafrasando una celebre frase di Giuseppe De Rosa, io direi che occorrono “Istituzioni pro ciechi nuove per i tempi nuovi”.
E proprio questo spirito rigeneratore dovrà caratterizzare tale nuovo “Network per l’Inclusione Scolastica”, il quale potrebbe dunque configurarsi come il terzo momento della Tiflologia italiana, e cioè come il momento del “rilancio”, dopo quello romantico di Valentin Haüy e quello metodologico di Augusto Romagnoli.
Solo esercitando tale rinnovato ruolo, le nostre Istituzioni potranno continuare a sostenere i ciechi nella lotta per il raggiungimento di quella identità che, nel rispetto della loro diversità da cui non dovranno più essere costretti a faticose mimetizzazioni e nel ritrovato valore positivo dell’alterità, li ponga nella condizione di affrontare il “cimento della vita ”non contro gli altri, né sugli altri, ma serenamente insieme con gli altri.
Questo rinnovato impegno non vuole riprendere ruoli ormai superati, ma offrire in chiave attuale nuovi servizi; il “Network per l’Inclusione Scolastica ”non si propone di surrogare compiti che sono propri della scuola, ma prospettare strumenti e azioni complementari, frutto di progetti capaci di sviluppare le maggiori sinergie possibili.
Le storiche Istituzioni dei Ciechi italiani devono tornare ad essere protagoniste, fortemente collegate al mondo della formazione, a quello dell’università e a quello dell’imprenditoria, come elementi strutturali di un grande disegno – di cui l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è regista e attore principale – che ha l’obiettivo di fornire a tutti i ciechi e agli ipovedenti italiani percorsi formativi d’eccellenza omogenei in tutto il Paese.
Uniformità quindi, ma mai a danno della qualità che deve essere garantita ovunque, dal nord al più piccolo paesino del meridione, attraverso la rete capillare di soggetti costituita dagli Istituti storici, dai Centri di Consulenza e dalle strutture territoriali dell’I.Ri.Fo.R. Ciò potrà garantire il superamento delle distanze geografiche e delle disparità economiche.
Basta dunque agire per compartimenti stagni. Tutte le nostre Istituzioni devono aprirsi e, così come avviene già in alcune realtà, promuovere convenzioni e relazioni con gli Uffici scolastici regionali e con le università, in un interscambio fruttuoso per tutte le parti in gioco.
Per le università, ad esempio, e in particolare per le facoltà di scienze della formazione, sarebbe prezioso poter ricorrere alla comprovata preparazione di esperti tiflopedagogisti, per i quali si dovrebbe ritornare a discutere del riconoscimento giuridico della professione.
Infatti, in seguito al declino dell’Istituto Romagnoli di Roma ed a causa della mancata attuazione della legge 69 del 2000 che ne avrebbe finanziato la rinascita e riapertura, c’è una certa urgenza di ridefinire il percorso formativo ed il profilo professionale del tiflologo. Paghiamo cioè lo scotto della mancanza di una vera e propria generazione di esperti di Tiflologia, a cui il “network” deve necessariamente porre rimedio, pensando all’istituzionalizzazione di una nuova “figura” professionale più al passo con i tempi e più idonea e preparata a favorire l’inclusione scolastica dei ragazzi privi della vista del terzo millennio.
Tale “mission”, d’altra parte, si presenta certamente come non facile poiché quello del tiflologo è un profilo professionale obiettivamente difficile da definire, trattandosi di un esperto con competenze psicologiche, ma anche pedagogiche, educative e sociologiche. Per non parlare dei “famosi” assistenti alla comunicazione, istituiti dalla legge 104, che non si sono ancora radicati come “figure” del sostegno su tutto il territorio nazionale e comunque, laddove operano già, hanno una formazione lacunosa ed improvvisata, svolgendo alla fine solo un ruolo di informazione e non di comunicazione.
Al fine di superare queste difficoltà e nell’intento di creare tale nuovo profilo professionale, Il nostro Presidente Mario Barbuto, il componente la Direzione Nazionale dell’UICI Marco Condidorio ed il Direttore centrale dell’I.Ri.Fo.R. Luciano Paschetta hanno voluto fortemente organizzare insieme l’innovativo e “lungimirante master universitario in Typhlology Skilled Educator (esperto in scienze tiflologiche), avente il patrocinio dell’I.Ri.Fo.R. centrale. Tale Master, da esperienza “pilota” nel Molise, va generalizzato ed esteso in tutta Italia, diventando con i dovuti aggiustamenti ed adattamenti da parte del “Network”, il modello formativo di riferimento a livello nazionale.
Il Typhlology Skilled Educator potrebbe trovare impiego nei nostri “centri di consulenza tiflodidattica”, nei CTS come responsabile degli “sportelli tiflologici” (la cui apertura il “Network dell’Inclusione” dovrà pretendere) e nelle scuole come “figura” di supporto al “contesto” per promuovere un autentico processo inclusivo degli studenti non vedenti ed ipovedenti.
Si tratta di elaborare delle linee guida di un servizio che i diversi Enti dovranno fornire e i criteri valutativi per la sua verifica.
A tal proposito i punti essenziali su cui dovrà lavorare il nostro “Network per l’Inclusione Scolastica” sono i seguenti:
Elaborazione delle linee guida per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità visiva
Elaborazione di un Protocollo da sottoporre al MIUR ed ai suoi “organi” periferici, ma anche ad Istituzioni ed Enti locali
Elaborazione dei parametri di valutazione dei servizi
Formazione professionale.
Il nostro ambizioso obiettivo è di stipulare una Convenzione con il MIUR entro la fine dell’estate, perché il nuovo organismo del ”network dell’inclusione” venga accreditato e riconosciuto ufficialmente dal Ministero e godere dunque di una sua “autorevolezza” anche nel mondo universitario e della ricerca e nel sistema educativo e formativo italiano.
Solo con un progetto di sistema, guidato da quelle realtà che negli ultimi cento anni si sono occupate di educazione, formazione ed inserimento professionale dei disabili visivi (UICI, Federazione Pro Ciechi, Biblioteca per i ciechi, I.Ri.Fo.R. ecc.), sviluppato però in modo integrato con il MIUR e con l’intero contesto della formazione e dell’istruzione, il “tiflologo”, uscendo dal limbo e dall’”indefinito” che oggi lo caratterizzano e diventando l’“esperto nelle scienze tiflologiche”, potrà aspirare ad avere un ruolo riconosciuto dall’intera comunità scientifica .
Ma soprattutto, è proprio “facendo rete”, che il nostro “Network” potrà riuscire a fugare pericolosi tentativi di ritorni anacronistici alle scuole speciali, garantendo veramente accoglienza ed inclusione a tutti gli alunni con disabilità visiva e, cosa ancor più nobile, contribuendo a far risplendere la “luce” della Tiflologia in Italia!

Sintesi dei lavori del Network per l’Inclusione Scolastica del 4 maggio 2016, di Gianluca Rapisarda

Autore: Gianluca Rapisarda

Il 4 maggio 2016, alle ore 9,30, presso la sede del Centro di Documentazione Tiflologica, via della Fontanella di Borghese, 23 Roma, ha avuto luogo l’incontro fra i componenti il Network per l’Inclusione Scolastica, come da convocazione del 26 aprile 2016.
Erano presenti: il prof. Giancarlo Abba, il prof. Vincenzo Bizzi, il prof. Pier Michele Borra, il prof. Marco Condidorio, il prof. Luciano Paschetta, il prof. Pietro Piscitelli ed il prof. Gianluca Rapisarda.
Assente giustificata la prof.ssa Roberta Caldin.
Dopo i saluti di rito, il prof. Piscitelli illustra le ragioni dell’incontro, evidenziando le problematiche che riguardano l’inclusione scolastica, le carenze attuali dei CTS e mettendo in rilievo la necessità di una sinergia tra le risorse sul campo. La scuola non ha fatto della disabilità una vera cultura. Si tratta pertanto di presentarsi presso il MIUR con un progetto concreto al fine di dare sostegno e collaborazione.
Il prof. Borra ribadisce la necessità di mettere in rete le competenze che si sono formate negli anni, al fine di rendersi protagonisti nel discorso integrativo. Si tratta di elaborare delle linee guida di un servizio che i diversi Enti dovranno fornire e i criteri valutativi per la sua verifica. Passa poi a suggerire quattro punti, secondo lui essenziali, del lavoro del “network”:
Elaborazione delle linee guida per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità visiva
Elaborazione di un Protocollo da sottoporre al MIUR ed ai suoi “organi” periferici, ma anche ad Istituzioni ed Enti locali
Elaborazione dei parametri di valutazione dei servizi
Formazione professionale
In particolare il terreno della formazione professionale non è un ambito che possa essere lasciato ad altri, ma all’interno del quale occorre svolgere una attività significativa.
Il prof. Paschetta ripercorre le discussioni legislative relative alla formazione degli insegnanti di sostegno e ricorda la proposta di legge della FISH, gli standard minimi dei servizi (i LEA) e l’organizzazione territoriale, che prevede un Centro Unico per la Disabilità a livello provinciale. Occorre partire dalla formazione e definire le figure professionali che hanno il compito formativo e che devono avere un riconoscimento. Sono in particolare due figure: 1) il tiflologo; 2) l’assistente alla comunicazione. Le linee guida devono fondarsi su queste due figure. Occorre poi definire gli standard minimi per il sostegno da proporre al Ministero e una rete dei servizi sul territorio che comprenda gli Istituti, i CCT e altri soggetti istituzionali.
Il prof. Rapisarda ribadisce l’importanza della formazione e sottolinea come le figure del tiflologo e dell’assistente alla comunicazione siano a tutt’oggi figure ibride. In particolare, gli assistenti alla comunicazione non operano in maniera uguale ed omogenea su tutto il territorio nazionale. Ricorda come l’I.Ri.For. abbia in progetto dei bandi formativi per queste figure professionali e che, in particolare, in collaborazione con l’UniMol ha attivato un Master per “Typhlology Skilled educator”.
La rete del Network per l’Inclusione Scolastica deve porsi l’obiettivo improcrastinabile di predisporre il profilo professionale ed il percorso formativo degli “esperti nelle scienze tiflologiche” e degli assistenti alla comunicazione, aprendosi anche a centri esterni (es. Facoltà di Scienze della Formazione delle Università).
Il prof. Condidorio ricorda come la figura del tiflologo debba essere riconosciuta a livello ministeriale. Occorre portare le scienze tiflologiche all’interno delle agenzie formative (es. università). Il Network dovrà proporre un percorso formativo che sia proprio e riconosciuto, altrimenti si corre il rischio di dover fare affidamento ad enti esterni per la formazione. Occorre puntare alla certificazione delle competenze del tiflologo. Lamenta la scarsa funzionalità dei CTS e ne illustra i motivi: gli Uffici Scolastici Regionali non hanno competenze per istruire chi dovrebbe guidare i CTS. Inoltre gli Istituti Polo – a cui vengono affidati i CTS – non riescono di fatto a gestirli. Se ci sarà un Centro Unico per la Disabilità il rischio è che si abbia una formazione generalista. Ribadisce poi il fatto che non si debba confondere l’assistente alla comunicazione con l’assistente alla persona.
Il prof. Abba insiste sulla necessità di definire i bisogni dei bambini con cui l’insegnante si misura ogni giorno. Occorre stabilire cosa serva al bambino per stare a scuola come gli altri. Il tiflologo deve avere alle spalle una rete di servizi del territorio che lo sostenga. Si tratta di definire delle figure che possano trasmettere delle conoscenze che non ci sono più.
Alle ore 10.45 il prof. Rapisarda e il prof. Paschetta lasciano temporaneamente la riunione per impegni indifferibili di lavoro assunti precedentemente.
Il prof. Bizzi rammenta come sia fondamentale sensibilizzare sui bisogni del bambino non vedente, altrimenti si corre il rischio di iniziative errate. Nella formazione, occorre quindi definire i contenuti da far apprendere, come vadano trasmessi e come vada valutato il livello di apprendimento. Ricorda come la didattica sia una disciplina che va reinventata da bambino a bambino e perciò necessita di figure professionali esperte. Per questo è necessario definire chi è abilitato a fare lezione. Sono tanti gli interlocutori interessati, sia politicamente che economicamente. Ricorda poi la situazione dell’Abruzzo, dove non ci sono quasi iniziative in quanto gli Enti non hanno le competenze necessarie. Nei contatti con gli Enti andrebbe “tradotta” la parola tiflologo, che spesso non viene compresa nelle sue valenze semantiche.
Presenta ed illustra quindi tre suoi documenti – sul tiflologo, sull’assistente alla comunicazione e sui servizi di consulenza.
Segue una discussione tra tutti i presenti sul rischio di medicalizzazione esclusiva del bambino cieco, che invece necessita di cure formative e pedagogiche.
Il prof. Piscitelli sostiene che la compresenza di diverse figure attorno ad un singolo bambino con disabilità può essere negativa e propone una assistenza pomeridiana domiciliare.
Il prof. Bizzi, a questo proposito, ricorda come l’assistente domiciliare non è una figura che si limita a far fare i compiti, ma che deve curare tutto l’ambiente educativo del bambino cieco. I compiti divengono una occasione per sviluppare autonomia.
Il prof. Abba delinea alcuni aspetti della figura del tiflologo, in particolare: la capacità di porsi in relazione con l’insegnante e nel determinare i modi con cui uno studente disabile visivo arriva alle competenze. Deve inoltre saper mediare con le famiglie. Occorre ridare agli insegnanti le competenze sulla didattica, che spesso vengono delegate al neuropsichiatra o allo psicologo.
Il prof. Bizzi ricorda l’ideazione e la costituzione dei Centri di Consulenza Tiflodidattica della Biblioteca Italiana per i Ciechi e della Federazione Nazionale delle Istituzioni pro Ciechi. Ne rammenta le mansioni e auspica un miglioramento del livello dei servizi e delle attrezzature a loro disposizione.
Alle ore 12.30 si effettua una pausa per il pranzo.
Alle ore 14.30 riprende la riunione con la presenza di tutti i componenti.
Alle ore 15.00 il dott. Mario Barbuto, presidente nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, interviene all’incontro. Il prof. Borra e il prof. Piscitelli riassumono gli argomenti trattati.
Il Presidente Barbuto sottolinea la necessità di mettere insieme iniziative singole ma con standard comuni. E’ importante definire degli indicatori per una corretta valutazione. Occorre fare una analisi delle risorse che già sono presenti per avere risposte rapide alle necessità dei territori: in questo momento dobbiamo concentrarci non tanto sul “chiedere” risorse ma sull'”offrire” le risorse.
Il prof. Paschetta pone l’accento sul fatto che occorra procedere al riconoscimento della figura dell'”Esperto in Scienze Tiflologiche”. I presenti discutono sulla necessità di determinare le competenze e le necessità formative di questa figura, ad esempio una certificazione per l’insegnamento del Braille, dove certificazione significa aver fatto un certo percorso. Viene ritenuto necessario valutare la necessità o meno di istituire una eventuale cattedra di tiflologia. Viene ricordato il Master in TiflologySkilled Educator.
Il prof. Bizzi esprime qualche perplessità per la pluralità di questioni da trattare. Sarebbe auspicabile nel breve periodo una ricognizione delle risorse e dei servizi già disponibili per poi procedere, nei tempi medi, ai miglioramenti organizzativi e in ultimo ai criteri di qualità e valutazione.
Alle ore 16.00 il dott. Barbuto lascia la riunione.
Il prof. Borra riassume i punti affrontati e sottolinea la necessità di arrivare ad una posizione unitaria. Il “network” dovrà elaborare delle proposte che il MIUR e le Istituzioni dovranno tenere in considerazione.
Il gruppo determina poi il seguente calendario per le prossime riunioni:
Il 25 maggio 2016, dalle 14.00 alle 18.00
Il 15 giugno 2016, dalle 9.30 alle 17.30 (con pausa pranzo)
Null’altro essendoci da discutere, la riunione termina alle ore 16.45.

Gianluca Rapisarda

9 maggio: Il Museo Omero al servizio dei disabili

Ancona – Lunedì 9 maggio alle ore 10,00 presso il Museo Tattile Statale Omero, alla presenza dell’assessore ai Servizi Sociali Emma Capogrossi e del Presidente del Museo Aldo Grassini, è stato presentato il lavoro conclusivo del progetto “SensibilMente, per una didattica multisensoriale inclusiva”. Da anni il Museo collabora con il Settore Politiche sociali ed educative del Comune di Ancona, elaborando e realizzando gratuitamente attività educative per numerosi gruppi disabili che frequentano lo spazio museale e partecipano ai laboratori didattici. Il progetto dell’anno 2015/16, denominato “SensibilMente, per una didattica multisensoriale inclusiva” ha compreso tre differenti attività diluite in vari incontri periodici e realizzate grazie alla decennale esperienza degli operatori del Museo e all’impegno delle ragazze del Servizio Civile Nazionale – Vanessa Fanelli, Amanda Rampichini, Francesca Santi, Alice Vincenzi – della borsista del progetto “Torno Subito” Federica Mammoliti.

Prima attività: “La Compagnia del Teatro”, a cura di Manuela Alessandrini, ha coinvolto 8 utenti di “Mattinando”, progetto-laboratorio per disabili adulti. Durante 9 incontri ludico-creativo gli ospiti hanno costruito, modellato, cotto, smaltato, giocato e dato vita a volti d’argilla e li hanno infine animati in un una breve perfomance teatrale messa in scena questa mattina al Museo Omero. Un spettacolo dal vivo in cui i visi di terracotta raccontano di rabbia, gioia, tristezza, paura e costituiscono un vero e proprio linguaggio che consente anche a persone con difficoltà di comunicare, di esprimersi liberamente e di superare barriere e timori.

Seconda attività: “Il Museo e l’autismo”, a cura di Manuela Alessandrini e Andrea Socrati, ha visto il Museo impegnato con un gruppo di 5 ragazzi dagli 11 ai 19 anni con abilità funzionali diverse ed un congruo numero di operatori. Gli interventi educativi di tipo cognitivo e comportamentale, la comunicazione aumentativa e gestuale, i supporti visivi e tattili, hanno mirato alla valorizzazione delle abilità presenti o emergenti e a facilitare le relazioni sociali favorendo la condivisione dell’esperienza. L’approccio all’opera d’arte (Il David di Michelangelo) è stato il filo conduttore attraverso il quale si è sviluppato un percorso educativo concreto, con l’elaborazione del testo iconografico opportunamente adattato, comunicato e raccontato attraverso mediazioni oggettuali, giochi di ruolo, drammatizzazione. I risultati ottenuti e le indicazioni ricavate incoraggiano la prosecuzione dell’iniziativa e confermano il museo quale possibile luogo di educazione e di esperienza per tutti.

Terza attività: “Ricette di musica”, un laboratorio musicale a cura di Maria Giulia Cester, che ha visto la partecipazione di 20 utenti dei centri diurni Il Sole, Papa Giovanni XXIII, Il Cigno, Laboratori e Mestieri, e dei centri residenziali Villa Almagià e Il Samaritano per un totale di 26 incontri negli spazi del Museo Omero. La musica vissuta non solo come canale emotivo relazionale ma come una ‘costruzione’, un piatto culinario da realizzare. Amore, amicizia, solidarietà le tematiche intonate dagli utenti dei centri: un’esperienza che ha voluto stimolare la consapevolezza dell’ascolto, favorire il dialogo e l’espressione del proprio sé, condividere infine le personali esperienze ed emozioni con gli altri attraverso il canale del canto. A conclusione dei quest’ultima attività è stato realizzato un video per ogni centro diurno che riassume i momenti salienti di questa esperienza.

Monica Bernacchia
Comunicazione
Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana
Banchina Giovanni da Chio 28, 60121 Ancona
tel. 071.2811935 fax 071.2818358
www.museoomero.it
email: redazione@museoomero.it
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Sant’Anastasia – Corso Malossi “Una Mano per capire”, di Giuseppe Fornaro

Autore: Giuseppe Fornaro

L’uici rappresentanza di Sant’Anastasia organizza il corso Malossi, che si terrà presso l’Istituto “Luca Pacioli” di Sant’Anastasia, il primo incontro il14 maggio dalle ore 14 alle 17.
“Una Mano per capire”
L’I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca la Formazione e la riabilitazione)e la rappresentanza di Sant’Anastasia Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti organizzano un corso finalizzato
all’apprendimento del metodo Malossi, rivolto al personale docente, agli educatori, ai genitori, ai volontari e a tutti coloro che sono interessati.
Il corso in oggetto, vuole essere uno strumento pratico per avvicinarsi alla vita quotidiana delle persone sordocieche che debbono affrontare un problema vitale: quello della comunicazione. Il metodo Malossi si basa sulla tattilità, le falangi, falangine e falangette di preferenza usate con le dita della mano sinistra, battute e pizzicate in modo adatto, consentono di comporre lettere, parole, frasi complete, numeri e punteggiature che permettono un dialogo veloce tra chi scrive e chi legge.
I corsi, tenuti a cadenza periodica, vengono organizzati per garantire in un futuro assai prossimo l’assistenza primaria soprattutto domiciliare a persone notevolmente svantaggiate. Un obiettivo importante per la formazione di nuove figure professionali è dato dal fatto che la mobilità e l’orientamento delle persone sordocieche deve tener conto di come queste percepiscano l’ambiente loro spazio di vita, per cui chi comunica deve avere ben presenti le modalità pratiche per guidare chi non vede e non sente, ad esempio nella realtà complessa di una città come la nostra. siamo a Napoli. Tutto questo sarà discusso tra i docenti del corso con gli allievi dello stesso che potranno porre qualsiasi domanda per dibattere questi fondamentali problemi che interessano la comune esistenza. Si parlerà anche di sistemi alternativi al Malossi per comunicare, del loro uso pratico e del perché il Malossi per lo meno nel nostro Paese è stato preferito ad altri, faremo delle sane e costruttive discussioni.
Giuseppe Fornaro
consigliere provinciale e Referente Nazionale Ausili e Tecnologie
Dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
fornarog@uiciechi.it
fornarog@uicinapoli.it