U.I.C.I. Brescia – Bastone bianco, ipovedenti e dintorni

Autore: Commissione Ipovisione e Riabilitazione UICI Brescia

Oggi forse siamo abituati a sentir parlare di bastone bianco senza farci troppe domande, ma dare per scontato tale strumento non è corretto.

Siamo a Parigi, nel 1930, quando l’espressione viene utilizzata per la prima volta in maniera ufficiale. A restituirla è il quotidiano “L’Echo de Paris”, che il 20 novembre di quell’anno pubblica una lettera della nobildonna Guilly D’ Herbemont. Nello scritto viene proposto di trasformare un accessorio comune in un segno distintivo per permettere alle persone cieche, dopo la Prima Guerra Mondiale diventate piuttosto numerose, di muoversi in sicurezza per i boulevard sempre più affollati.

È da qui, dunque, che si mette in moto tutto il processo in un percorso che, ancora oggi, non possiamo ritenere concluso.

Per quanto il bastone bianco venga considerato un ausilio necessario per la vita autonoma dei non vedenti, infatti, il discorso si fa più complicato per quanto riguarda gli ipovedenti.

In data 6 dicembre 2025, presso la nostra Sezione, si è quindi svolto un incontro sull’argomento in cui l’Istruttrice di Orientamento, Mobilità e Autonomia Personale Simona Roca ha tracciato una panoramica sulla questione.

Perché il bastone bianco per gli ipovedenti?

Dall’incontro è emerso che il bastone bianco per gli ipovedenti può avere un’utilità polivalente.

L’ausilio fa, in primis, da segnale di riconoscimento. Permette, cioè, ai soggetti di identificare una persona con disabilità visiva e, per quanto non sia un processo automatico, dovrebbe indurli ad agire in modo più consapevole e attento, non aspettandosi, per esempio, che sia la persona con il bastone a spostarsi in caso di rischio di scontro o a notare una bici piuttosto che un monopattino in corsa.

Il bastone funge anche da tutela legale. L’articolo 191 del Codice della Strada stabilisce, infatti, che chi lo utilizza ha la precedenza assoluta e che, quindi, ai conducenti dei vari mezzi spetta l’obbligo di fermarsi.

Anche per la persona ipovedente il bastone rimane inoltre un ausilio utilissimo per muoversi in autonomia, dato che consente di rilevare ostacoli, marciapiedi e altri elementi dell’ambiente circostante. Per molti lo strumento diventa dunque una risorsa per spostarsi in modo indipendente, senza dover contare obbligatoriamente sull’aiuto di terzi.

Diverse persone presenti all’incontro hanno sottolineato che grazie al bastone bianco hanno iniziato a muoversi con maggiore sicurezza e, in alcuni casi, hanno notato un cambiamento nell’atteggiamento delle persone intorno, che si sono fatte maggiormente disposte all’aiuto o, semplicemente più vigili.

Bastone bianco e ipovisione: utilizzo diverso non vuol dire sbagliato

Un ipovedente si affida spesso al bastone bianco in modo diverso rispetto a come lo fa un cieco e, ha sottolineato Simona Roca, in questo non vi è nulla di sbagliato. L’utilizzo che il soggetto non del tutto privo della vista fa dello strumento è generalmente calibrato sulla base delle sue necessità. Varia cioè da persona a persona e persino a seconda del contesto.

Il bastone rimane dunque un mezzo, come abbiamo visto, per rilevare gli ostacoli ma, fungendo spesso da strumento integrativo più che da unico ausilio, a cambiare sono la struttura del dispositivo, piuttosto che la lunghezza, l’impugnatura e le sue modalità di utilizzo. Il bastone usato dagli ipovedenti appare quindi di frequente più sottile e più leggero, oltre che più corto e talvolta meno robusto. A tecniche strutturate di esplorazione del terreno su cui si basa l’individuo non vedente, si contrappone una posizione del bastone che può rivelarsi più statica, accompagnata da un movimento meno strutturato. Non è nemmeno escluso che il bastone venga usato come strumento di esplorazione solo in determinate situazioni.

Non stupisce, allora, che spesso chi è ipovedente impari a servirsi del bastone bianco in un certo senso da “autodidatta”, basandosi sulle spiegazioni di un altro soggetto, non necessariamente esperto nel settore, per poi costruire una propria tecnica, tramite integrazioni personalizzate.

L’opzione di frequentare un corso di Orientamento, Mobilità e Autonomia Personale ovviamente rimane. Durante un percorso simile, oltre ad acquisire procedure più sistematiche nell’impiego del dispositivo che permettono, per esempio, di migliorare la coordinazione nel movimento bastone-piede, si insiste anche sulla ricerca di punti di riferimento lungo determinati percorsi, piuttosto che sulla possibilità di evitare abbagli e altri fastidi legati alla luce nelle varie circostanze.

Apparente autonomia contrapposta a fiera eleganza

Chiudiamo questo approfondimento citando direttamente Simona Roca. L’istruttrice OMAP ha affermato durante l’incontro che spesso la decisione di servirsi del bastone del bianco rappresenta una scelta in cui “L’apparente autonomia è contrapposta alla fiera eleganza”.

Per un ipovedente quella stessa difficoltà a essere identificato come disabile visivo diventa, talvolta, un’armatura dietro cui rifugiarsi, che un segno come il bastone bianco è in grado di sgretolare.

La problematica psicologica ha dunque una parte non trascurabile all’interno dell’equazione. Le considerazioni relative a sicurezza, possibilità di autonomia ed esigenze personali fanno da altri tasselli in un puzzle che non può che risultare, a conti fatti, del tutto soggettivo.