SPORT – Quando la competizione diventa integrazione vera

Autore: Maria Elisabetta Capasa- Presidente CIP FVG

La scherma non vedenti in Friuli Venezia Giulia

A Manzano la pedana di scherma si è trasformata in qualcosa che va ben oltre una competizione. È diventata uno spazio di incontro autentico, di rispetto e di integrazione reale, dove atleti di diverse abilità hanno condiviso la stessa esperienza sportiva, adattandosi gli uni agli altri senza differenze e senza scorciatoie.

La scherma non vedenti in Friuli Venezia Giulia nasce nel 2017 grazie a un progetto pionieristico che ha saputo guardare oltre i modelli tradizionali. In una regione in cui questa disciplina non era ancora strutturata come sport paralimpico, la Fiorini Liberi ha avuto il coraggio di avviare un percorso dedicato alle persone non vedenti, costruendo passo dopo passo un modello oggi riconosciuto come esempio virtuoso a livello nazionale.

Negli anni il progetto è cresciuto fino a trasformarsi, tra il 2021 e il 2022, nella gara integrata regionale annuale, oggi appuntamento fisso del calendario. Una competizione unica nel suo genere, nella quale la vera forza non è solo partecipare insieme, ma gareggiare davvero allo stesso livello. Ed è qui che emerge l’aspetto più ammirevole di questa esperienza: la competizione reale, leale, autentica.

Gli atleti che vedono scelgono consapevolmente di mettersi nella stessa condizione degli atleti ipovedenti o ciechi. Indossano la maschera, rinunciano alla vista e accettano la sfida più complessa: quella di confrontarsi ad armi pari. Non è una simulazione, non è un gesto simbolico, ma un atto di grande maturità sportiva e umana. In pedana tutto cambia: la vista scompare e lascia spazio a una concentrazione assoluta.

Per non uscire dalla pedana, per restare dentro lo spazio di gara, gli atleti imparano a usare ogni altro senso. Il riferimento diventa il respiro dell’avversario, il più piccolo spostamento d’aria, quel fruscio leggerissimo che accompagna ogni movimento. In quel silenzio carico di tensione, l’aria sembra quasi prendere forma, diventare guida invisibile.

“Attorniati da urla e tifo, vederli muoversi sulla pedana grigia è come osservare un atleta sospeso su una corda, in perfetto equilibrio. Ogni passo è misurato, ogni gesto essenziale. Tutto attorno si ferma. Il tempo rallenta. La gestualità diventa precisa, pulita. L’allenatore osserva in silenzio, come se riuscisse a trasmettere la propria competenza all’atleta senza parlare, guidando idealmente la stoccata attraverso il pensiero. Ed è proprio lì che accade tutto. In un attimo. Un clic secco della lama, una spinta controllata, il contatto che arriva con eleganza e competenza. Un gesto tecnico che profuma di vittoria. Emozione pura. Poi la maschera si solleva, gli occhi sono sudati, il respiro ancora corto, e in quel sorriso che affiora si legge chiaramente la soddisfazione più grande: aver dato tutto”.

In questo scenario cogli come il ruolo dei tecnici diventa fondamentale e merita un elogio speciale. Sono loro a costruire questo equilibrio, a guidare gli atleti in un percorso che va oltre la tecnica. È un dialogo invisibile, fatto di fiducia, di preparazione, di gesti interiorizzati nel tempo. L’allenatore non urla, non interrompe: accompagna, sostiene, guida. È lì, in quel silenzio condiviso, che nasce la qualità del gesto ricco di storia antica di uno sport regale.

In questo contesto così intenso si intrecciano anche le storie di Michela Kainova e Samantha De Rosa, protagoniste della gara di Manzano attraverso la competizione, dimostrando determinazione, equilibrio e uno spirito sportivo che incarna perfettamente il senso della gara integrata. Le due atlete hanno portato in pedana non solo la propria preparazione tecnica, ma un messaggio forte di consapevolezza, rispetto e integrazione vissuta.

Il Friuli Venezia Giulia si conferma così un vero laboratorio nazionale di buone pratiche, dove lo sport non è solo risultato o prestazione, ma relazione, crescita e integrazione. E dove la scherma, più che mai, diventa uno strumento capace di fermare il tempo, cambiare prospettiva e ricordare che il vero successo nasce dall’incontro autentico tra le persone.