Su GR1 alle 19,00 andrà in onda un'intervista al Presidente Nazionale dellì'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Tommaso Daniele sulla Giornata Nazionale del Cieco.
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I soci a scuola di Unione, Redazionale
L'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha avviato, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il progetto "formazione dei membri dell'associazione sulla mission dell'Unione".
Questo progetto è l'ideale prosecuzione del progetto conclusosi nel luglio scorso riguardante la formazione dei quadri associativi, e mira al recupero della spinta ideale e dei motivi fondanti che hanno portato alla nascita nel 1920 dell'allora Unione Italiana dei Ciechi. Motivi fondanti che si concretano nella piena "integrazione sociale" e nella integrale conquista delle "pari opportunità". L'attività formativa, che verterà in particolare sulla storia, sulle conquiste e sui nuovi traguardi che l'Unione si è prefissa, anche con particolare attenzione al complesso fenomeno dell'ipovisione si svolgerà fino all'agosto del 2013 e coinvolgerà tutti i soci, in modo da renderli partecipi della vita dell'Associazione, in modo da farne dei "missionari" della ragion d'essere dell'Unione.
Il corso sarà presentato dal Presidente Nazionale dell'Unione, professor Tommaso Daniele, e dal responsabile del progetto in diretta audio (www.uiciechi.it/radio/radio.asp) il 20 dicembre alle ore 9.
Sintesi dei lavori del Consiglio Nazionale, a cura di Vitantonio Zito
Nei giorni 30 novembre e 1 dicembre presso l'hotel Nova Domus in Roma si è riunito, in seduta ordinaria, il Consiglio Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti presieduto dal presidente prof. Tommaso Daniele con la collaborazione del vice presidente avv. Giuseppe Terranova, del segretario generale dr. Luigi Giametta e del vice segretario generale dr. Alessandro Locati.
Espletate le formalità di rito, il Presidente ha riferito al Consiglio sulle conseguenze della crisi sul funzionamento e sulle attività dell'Unione e si è soffermato sui problemi occupazionali dei ciechi e degli ipovedenti.
Proseguendo i lavori, il Consiglio ha esaminato ed approvato all'unanimità la seconda variazione al Bilancio di Previsione esercizio finanziario 2012 ed il Bilancio di Previsione esercizio finanziario 2013.
Dopo un ampio e approfondito dibattito, il Consiglio ha approvato all'unanimità anche la Relazione Programmatica sull'attività dell'Unione per il 2013; si è soffermato a lungo sulla proposta della Direzione relativa al riordino dei servizi dell'Unione gestititi dalla Sede Centrale sia a livello nazionale sia a livello periferico; ha preso atto dei riferimenti del Presidente sulla legge di stabilità; e si è interessato dello stato dell'arte del Tavolo tecnico istituito dal Ministero del Lavoro per un'adeguata soluzione dei problemi occupazionali dei ciechi e degli ipovedenti; si è occupato della campagna a favore dell'accessibilità; ha esaminato la situazione relativa alle adesioni al Patronato Anmil; ha preso atto dei riferimenti su di un corso di fund raising; ha esaminato attentamente il ricorso di un socio della Sezione di Torino, nonché un ricorso presentato dalla Seione provinciale di Palermo, decidendo di respingerli. A conclusione dei lavori ha conferito la qualifica di socio onorario a: geometra Mauro Naccega, dr. Stefano Borrello, signor Guido Sorrenti della Valle d'Aosta; dr.ssa Maura Meschi di Chiavari e sig. Cesare Celani di Ascoli Piceno.
Vitantonio Zito
CONFERENZA STAMPA Mercoledì 12 dicembre 2012 – ore 11:30, Redazionale
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
ONLUS
CONFERENZA STAMPA Mercoledì 12 dicembre 2012 – ore 11:30
C/o Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Presidenza Nazionale
Via Borgognona 38 – 00187 Roma
I CIECHI E GLI IPOVEDENTI
SUBISCONO UNA NUOVA ESCLUSIONE SOCIALE
Coordina:
Luisa Bartolucci
Componente dell'Ufficio di Presidenza dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Intervengono:
Tommaso Daniele
Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Saluto
Cristina Mussinelli
Responsabile Progetto LIA
Progetto LIA: dalla formazione alla fruizione del libro accessibile
Simonetta Pizzuti
Rappresentante dell'Osservatorio Siti Internet (OSI)
Accessibilità dei siti pubblici e di pubblico interesse: stato dell'arte
Daniela Floriduz
Docente e Componente Commissione Istruzione
Scuola: gli strumenti e il loro grado di accessibilità
Barbara Leporini
Ricercatrice e Presidente Consiglio Regionale UICI Toscana
Nuovo decreto ministeriale per i requisiti di accessibilità della legge Stanca: novità e riflessioni
Flavia Cristiano
Responsabile del Centro Italiano per il Libro e la Cultura del MIBAC
La conferenza stampa sarà trasmessa in diretta audio sul sito dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
all'indirizzo http://www.uiciechi.it/radio/radio.asp
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
ONLUS
I ciechi e gli ipovedenti
subiscono una nuova esclusione sociale
Le nuove tecnologie, salutate dai ciechi e dagli ipovedenti come potenziale strumento
di maggior autonomia ed indipendenza, in molti casi si sono rivelate, al contrario,
strumento di esclusione sociale, perché attuate senza alcuna attenzione alle necessità ed
alle peculiarità dei minorati della vista.
Ancora una volta l'inadempienza dello Stato è causa di emarginazione, tanto più grave
perché colpisce la parte più debole dei suoi cittadini, non rispettando o non facendo rispettare
leggi che esso stesso ha promulgato.
La legge n. 4/2004 (c.d. legge Stanca) a tutt'oggi non ha prodotto i frutti sperati,
rimanendo inaccessibile la maggior parte dei siti internet pubblici o di pubblico
interesse, col risultato di escludere da molti servizi proprio coloro che più ne hanno bisogno.
L'istituzione del registro elettronico degli insegnanti non ha minimamente tenuto
conto dell'esistenza di professori e genitori ciechi e ipovedenti, mostrando una volta di più
l'insensibilità dello Stato per la formazione e la cultura. Ulteriore riprova è l'uso sempre
crescente di libri elettronici il cui utilizzo risulta praticamente nullo da parte di persone con
handicap visivo.
Finanche le audiodescrizioni dei programmi televisivi, nonostante il contratto di
servizio Stato-RAI, sono assolutamente carenti sia quantitativamente sia
qualitativamente.
A causa dell'indisponibilità della sintesi vocale, l'autonomia nell'uso della maggior
parte dei bancomat e postamat risulta impossibile, provocando grave danno ad un reale
svolgimento dell'inalienabile indipendenza personale di ciascun individuo.
Negli uffici pubblici e privati ci si ostina ad utilizzare strumenti elimina code che,
segnalando le informazioni solo a livello visivo, non permettono a ciechi ed ipovedenti di
usufruire correttamente del servizio.
Anche nel privato delle proprie abitazioni la mancanza di accorgimenti tecnici,
assolutamente di facile realizzazione, non permette l'uso degli elettrodomestici se non a
persone prive di qualsivoglia deficit visivo.
Questi sono solo alcuni tra i più eclatanti esempi di come l'introduzione della
tecnologia, senza alcuna attenzione alle diverse necessità e peculiarità di ciascun individuo,
sta portando ad una nuova esclusione sociale.
ENAC lancia una APP gratuita per passeggeri con disabilità e a mobilità ridotta, di Loredana Rosati
Oggi, 3 dicembre, in occasione della “Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità”,
l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile si fa promotore di un’iniziativa legata alla realizzazione di
un’applicazione multimediale che nasce con l’obiettivo di diffondere informazioni pratiche sull’utilizzo
del mezzo aereo da parte dei passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta (PRM).
L’applicazione – App – potrà essere scaricata gratuitamente e utilizzata a partire dal gennaio 2013 su
tre diverse piattaforme: Apple, Android e Windows Phone.
Sarà disponibile nella versione in italiano, inglese, spagnolo e francese.
Il progetto si affianca a numerose altre iniziative realizzate dall’Enac in applicazione e a supporto
delle normative comunitarie volte a facilitare l’utilizzo del mezzo aereo alle persone con disabilità o a
mobilità ridotta, ricorrendo ai vari strumenti di comunicazione più in uso.
I contenuti della App costituiranno una guida multimediale in grado di fornire informazioni sul tema
dell’assistenza speciale e riprendono i temi già trattati nelle sezioni dedicate sul sito dell’Enac
www.enac.gov.it.
L’applicazione, infatti, affiancherà il passeggero in modo diretto e efficace, utilizzando uno degli
strumenti più in voga nella comunicazione moderna, al fine di mettere in evidenza le tutele e i diritti
che spettano ai passeggeri a ridotta mobilità.
Tra i contenuti della App, ricordiamo:
. Cosa è l’assistenza speciale e a chi è rivolta;
. Chi sono i passeggeri a mobilità ridotta (PRM);
. A chi e quando si deve richiedere l’assistenza;
. Chi fornisce l’assistenza in aeroporto e in volo;
. Cosa accade se l’assistenza non è stata richiesta;
. Cosa fare in caso di assistenza negata o non adeguata;
. Consigli pratici.
Per informazioni: Loredana Rosati – Capo Ufficio Stampa – E-mail: l.rosati@enac.gov.it
Handimatica l’ICT per la disabilità, di Massimiliano Martines
A cadenza biennale Bologna ospita la fiera che è ormai il punto di incontro tra operatori, aziende ed utilizzatori di tecnologia per le disabilità motorie e sensoriali. Sappiamo tutti quanti e quali passi in avanti la tecnologia ha fatto in questi anni. Da un lato si è resa più user friendly e dall'altro è stata la fucina di soluzioni, il cui scopo è stato ed è quello di rendere accessibile il mondo che ci circonda.
In questa edizione sono stati sottolineati grazie ai diversi convegni e workshop, l'ormai onnipresenza dei dispositivi portatili, che da qualche tempo hanno e stanno sostituendo le postazioni fisse e la necessità di rendere accessibile le risorse web, che in questi anni hanno avuto uno sviluppo tumultuoso. Purtroppo a questa espansione esponenziale del web non ha quasi mai corrisposto una corrispondenza altrettanto positiva in termini di accessibilità ed usabilità.
Interessante anche l'iniziativa della presentazione del sito videoingranditori.org, http://www.videoingranditori.org/; in cui il sottoscritto collabora in sinergia con Corrado Siri e Franco Frascolla. Il sito raccoglie un nutrito database di materiale di lenti e videoingraditori, da tavolo e portatili con le relative schede tecniche, nonché uno spazio dedicato alla APP Android/Apple, che sfruttano la funzione di fotocamera e che permettono di simulare una lente di ingrandimento.
Davvero opportuna anche l'iniziativa di Universal Access, in cui grazie all'apporto e le competenze di Alessio Lenzi ed Elisabetta Barsotti è stato possibile verificare sul campo le potenzialità del nuovo IOS6, che fra le altre cose integra l'assistente vocale SIRI in lingua italiana.
Davvero un peccato che questa sia una delle poche iniziative stabili e cadenzate. Ritengo che eventi del genere debbano essere più numerose. Solo in questo modo si potranno palesare le potenzialità che la tecnologia offre alle aziende alle scuole ed ai disabili stessi.
Massimiliano Martines
Permessi 104, di Raffaele Manzoni
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con interpello n. 24 dell'1.8.2012, ha fornito , in risposta ad interpello presentato dalla Federambiente (Federazione Italiana Servizi Pubblici Igiene Ambientale), il proprio parere in merito alla problematica concernente le modalità di fruizione del diritto ai tre giorni mensili di permesso ex art. 33, comma 3, L. n. 104/1992. Il quesito verteva sulla possibilità di riproporzionare il permesso in questione, in base alla prestazione lavorativa effettivamente svolta, qualora il dipendente fruitore dei suddetti permessi abbia legittimamente beneficiato di altre tipologie di permessi o congedi a lui spettanti (quali permesso sindacale, maternità facoltativa, maternità obbligatoria, malattia, congedo straordinario invalidi ecc.
) e si sia, pertanto, assentato dal lavoro nell'arco del mese di riferimento. La Federambiente chiedeva, inoltre, se il dipendente che inoltri istanza di permesso ex L. n. 104/1990 per la prima volta nel corso del mese (ad es. il giorno 19) abbia diritto ad un riproporzionamento del diritto in questione ovvero lo stesso debba essere fruito in misura intera.
Si ricorda che il diritto a tre giorni di permesso mensile ex L. n. 104/1992 spetta al coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti.
Il Ministero ha ritenuto, nella risposta, nelle ipotesi in cui il dipendente, nel corso del mese, fruisca di altri permessi quali ad esempio permesso sindacale, maternità, malattia ecc., che non sia possibile effettuare un riproporzionamento del diritto ai permessi ex L. n. 104, in quanto trattasi comunque di assenze "giustificate", riconosciute per legge come diritti spettanti al lavoratore. L'intento di garantire alla persona con disabilità grave una assistenza morale e materiale adeguata, anche attraverso la fruizione, da parte di colui che la assiste, dei permessi mensili di cui all'art. 33, della L. n. 104/1992, non sembra possa subire infatti una menomazione a causa della fruizione di istituti aventi funzione, natura e caratteri diversi.
Il principio sopra enunciato ha trovato, peraltro, conferma nella risposta ad interpello n. 21/2011 – riferita alla problematica relativa al riproporzionamento dei permessi indicati in oggetto in base ai giorni di ferie usufruite nel medesimo mese – proprio in virtù della diversa ratio sottesa agli istituti delle ferie e ai permessi di cui al citato art. 33. Ne consegue che il principio espresso dall'INPS con circ. 128/2003 – richiamata dall'istante – secondo cui viene concesso un giorno di permesso ogni dieci giorni di assistenza continuativa e, per periodi inferiori a dieci giorni, non si ha diritto a nessuna giornata, non sembra trovare applicazione nell'ipotesi prospettata. Viceversa, nella diversa ipotesi in cui il dipendente presenti istanza ex L. n. 104/1992 per la prima volta nel corso del mese (ad esempio nel giorno 19), appare evidentemente possibile operare un riproporzionamento del numero dei giorni mensili di permesso spettanti, in base ai criteri indicati dall'Istituto.
Prof . Raffaele Manzoni
Un po’ per gioco e molto per davvero, di Tommaso Daniele
Carissimi,
è appena calato il sipario sulla manifestazione di mercoledì 31 ottobre, organizzata dalla rete di associazioni "Cresce il welfare, cresce l'Italia", un importante evento da archiviare senz'altro con il segno più.
È stato bello, infatti, sfidare la pioggia e trovarsi lì tutti insieme: le associazioni che si riconoscono nella Fand e nella Fish e le numerose sigle sindacali che hanno a cuore le sorti dello stato sociale, sempre meno sociale e sempre più forte con i deboli e debole con i forti, come testimonia l'azzeramento quasi totale dei fondi relativi al sociale, alla non autosufficienza, all'occupazione dei disabili, al servizio civile volontario ed il carattere punitivo delle nuove tabelle di valutazione della disabilità, in particolare nei confronti degli invalidi civili.
È stato bello essere lì e gridare tutti insieme: "Basta con le prepotenze, basta con le ingiustizie, basta con l'affondare sempre più il coltello nelle ferite di chi deve combattere ogni giorno per evitare l'esclusione sociale!".
È stato bello perché, finalmente, sta passando il messaggio che uniti si vice, divisi si perde.
È triste usare i verbi "vincere" e "perdere" nei confronti del Governo e del Parlamento, istituiti per provvedere al benessere dei cittadini e, in particolare, per garantire le pari opportunità ai più deboli, come si deduce da una lettura, anche distratta, degli articoli 2, 3 e 38 della Costituzione del nostro Paese. E ancora triste è stato aver dovuto constatare che la maggior parte del peso della manovra economica, prevista dalla Legge di Stabilità 2013, verteva particolarmente su una spesa sociale già ridotta all'osso, come dimostrano i dati relativi alla spesa sociale in Europa forniti dall'ISTAT, secondo i quali l'Italia è all'ultimo posto.
Dunque, ancora una volta la fonte a cui attingere a piene mani, l'acqua salvifica necessaria per risanare i conti del nostro Paese, era il mondo della disabilità, con l'assoggettamento all'IRPEF delle pensioni e delle indennità degli invalidi civili, di guerra e per servizio; con una forte diminuzione delle detrazioni e delle deduzioni e con un altrettanto forte aumento dell'IVA al 10% per quei prodotti e quei servizi per i quali veniva applicato il 4%.
Questa volta i Partiti politici, di maggioranza e di minoranza, sono insorti ed hanno imposto o stanno per imporre nella Legge di Stabilità, che sta movendo i primi passi, sostanziali modifiche, che se portate avanti riducono, almeno in parte, i danni.
Dunque, questa volta i Partiti sono insorti, ma viene spontanea la domanda: lo hanno fatto per senso di responsabilità o perché il prossimo aprile si va a votare?
"Qualche volta a pensare male si indovina". Infatti i disabili e le loro famiglie costituiscono pur sempre un importante serbatoio di voti, che può far pendere la bilancia da una parte o dall'altra. Se dobbiamo dar credito all'aforisma andreottiano, siamo autorizzati a pensare che, passate le elezioni, il nuovo Governo, tecnico o politico che sia, ci imporrà la stessa ricetta che ora siamo riusciti a scongiurare proprio per l'imminenza delle elezioni.
È ormai opinione diffusa in Europa – e forse in tutto l'occidente – che una delle principali cause della crisi economica risieda nello stato sociale; un lusso che non ci possiamo più permettere.
Proprio in questi giorni il candidato repubblicano alla carica di Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che se mai vincesse Obama, l'America farebbe la fine dell'Italia, proprio perché Obama ha tentato di dar vita a qualcosa di sociale nel proprio Paese. L'attacco allo stato sociale, che in Italia ha avuto il suo momento clou nel periodo della lotta ai falsi invalidi, è destinato a durare; poco importa se il risultato di una tale politica sarà un'emarginazione, un'esclusione sociale dei più deboli.
Non possiamo starcene con le mani in mano sulla riva del fiume ad aspettare che un così perverso disegno giunga a compimento e si affermi una visione del mondo diversa dal solidarismo: il fiore all'occhiello della civiltà mediterranea.
Dobbiamo adottare delle contromisure, innalzare delle barriere a difesa della nostra dignità e dei diritti conquistati in tanti anni di dure lotte e di enormi sacrifici; dobbiamo farlo in nome delle garanzie presenti nella Costituzione del nostro Paese, nella legislazione europea, nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.
Occorre un diverso approccio strategico, dobbiamo condizionare la politica o fare politica noi stessi, dal momento che i Partiti non ci rappresentano e non tutelano i nostri interessi di parte. Abbiamo due straordinarie occasioni: l'elezioni del prossimo aprile in Italia e il rinnovo del Parlamento europeo nel 2014. Nella prospettiva di questo evento, la Commissione Europea ha dichiarato il 2013 anno della cittadinanza attiva europea per celebrare il XX anniversario dell'inserimento del concetto di cittadinanza attiva nel Trattato di Maastricht. Il concetto di cittadinanza attiva coincide con quello di democrazia e richiede la partecipazione attiva ai processi decisionali della comunità nella quale si vive in materia di cultura, sviluppo compatibile, non discriminazione, inclusione delle minoranze etniche, disabilità, parità di genere; espressioni, queste, del complesso dei valori che caratterizza il nostro Continente.
Se vogliamo condizionare i Partiti in occasione delle elezioni in Italia e in Europa dobbiamo esercitare il nostro diritto-dovere di cittadini attivi e pretendere di dare il nostro contributo nello scrivere il progetto politico dei Partiti, chiedendo anche ampie garanzie sulle pari opportunità.
Partendo dal concetto che uniti si vince e divisi si perde, è necessario che tutte le Associazioni di disabili, facenti parte e non di Fand e Fish, elaborino una piattaforma rivendicativa comune e la presentino ai Partiti più importanti, sottoscrivendo accordi che contengono precise clausole di salvaguardia degli interessi decifrabili; chiedendo anche di inserire nelle loro liste candidati disabili, sempre che siano disponibili persone valide. Ove non fosse possibile coinvolgere tutti, si farà con chi ci sta. Nell'ipotesi estrema che non si realizzasse nessun tipo di aggregazione, l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti dovrà elaborare la propria piattaforma rivendicativa ed entrare in contatto con i candidati del proprio collegio chiedendo garanzie e promettendo sostegno.
Occorre entrare nell'ordine di idee che la vita è tutta una partita di dare e avere, che ci piaccia o no.
Negli ultimi anni ho registrato un'eccessiva distanza tra noi e la politica e questo ha fatto ricadere sulle spalle di pochi il peso delle rivendicazioni associative.
Prima di concludere queste mie riflessioni sui nostri rapporti con la politica, voglio rendervi partecipi di un'idea che da un po' di tempo mi frulla per la testa; ve ne parlo un po' per gioco e molto per davvero.
I Partiti tradizionali sono in grande affanno, il loro indice di gradimento è sceso ai minimi storici. Il movimento della protesta assorbe solo in parte il numero dei delusi e degli scontenti. Nell'ultima competizione elettorale in Sicilia gli astenuti hanno raggiunto quasi il 50%, la tutela dei più deboli è all'anno zero; ho la sensazione che ci sia lo spazio per tentare qualcosa di nuovo; ad esempio una lista civica che metta insieme l'Italia della solidarietà, il mondo del volontariato, i disabili, i poveri, i disoccupati che, insieme alle loro famiglie, costituiscono un enorme bacino di potenziali elettori.
Sarebbe una bella avventura, una bella scommessa, chissà, forse un grande salto di qualità e di responsabilità; un atto di arroganza che ci avvicinerebbe sempre di più al traguardo delle pari opportunità.
Sarebbe bello smettere di porgere l'altra guancia, di andare con il cappello in mano a chiedere il rispetto dei nostri diritti.
Forse è un sogno, ma ho sempre saputo che un sogno rimane tale se a sognare è uno solo, ma se diventiamo tanti quel sogno diventa realtà. Forse è un'utopia, ma sappiamo anche che le strade della storia sono costellate di grandi utopie. Sgombriamo subito il terreno da possibili equivoci: non sono mosso da ambizioni personali. La mia età, il mio impegno di Presidente Nazionale dell'Unione, a cui non intendo rinunciare per i prossimi tre anni, non me lo consentirebbero. Tuttavia, qualora questa idea che ho esposto, un po' per gioco e molto per davvero, dovesse incontrare un minimo di consenso, ne sarei contento.
C'è un'altra cosa da chiarire: l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti è e rimane apartitica. Chiunque dovesse far parte dell'ipotetica lista civica, lo farebbe a titolo personale, come ogni altro cittadino italiano.
Non vi ho neppure accennato alla montagna di problemi e difficoltà che dovremmo superare qualora tentassimo di attuare una così pazza idea. Rinuncereste prima di cominciare, perdereste prima di combattere e a me non piace perdere senza combattere.
Dunque una pazza idea, che innegabilmente ha qualcosa di rivoluzionario e di logico insieme, proposta da me, che rivoluzionario non sono, fa certamente scandalo; ma si sa che assai spesso la rivoluzione è figlia dell'altrui prepotenza.
Io credo che la nostra classe politica, arroccata nella cittadella del potere, all'ombra del privilegio, voglia far pagare ai più deboli il prezzo della drammatica crisi economica che attraversa il nostro pianeta.
Di fronte ad una così eclatante manifestazione di egoismo e di arroganza, non si può che ripetere, come un ex Presidente della Repubblica: "No, io non ci sto!".
IL PRESIDENTE NAZIONALE
Prof. Tommaso Daniele
“Viva l’Italia” – Intervista a Massimiliano Bruno, di Luisa Bartolucci
È uscita la nuova commedia di Massimiliano Bruno: "Viva l'Italia".
Di tutto rispetto il cast degli attori, tra i quali ricordiamo Michele Placido, Raoul Bova, Alessandro Gassman, Ambra Angiolini e Rocco Papaleo.
"Viva l'Italia" sarà presente nelle sale italiane in più di 500 copie. Intento di Massimiliano Bruno è mostrare, nella sua seconda opera da regista, l'Italia attuale, quella reduce dal berlusconismo, in cui il lavoro è carente per tutti, ma in modo particolare per i giovani, un'Italia che si manifesta come un Paese in cui la meritocrazia è divenuta ormai una vaga idea, di cui poco si conosce.
Con Massimiliano abbiamo avuto la fortuna di trascorrere alcune ore realizzando, tra le altre cose, l'intervista che segue.
D. Quello con Massimiliano Bruno è per noi un gradito incontro. Abbiamo conosciuto l'attore, sceneggiatore e regista diversi anni or sono, proprio negli uffici dell'Unione Italiana dei ciechi e degli Ipovedenti. Cosa facevi allora Massimiliano? Vuoi raccontarlo tu?
R. In primo luogo voglio esprimere la mia più sincera gioia di essere oggi insieme a voi. Nel lontano settembre del 1997 io facevo l'obbiettore di coscienza, avevo scelto di non fare il militare, ritenevo fosse più utile dare il proprio apporto in attività di carattere sociale. È stato così che mi sono ritrovato presso la sede centrale dell'Unione Italiana dei Ciechi.
Mi auguro di aver dato un valido apporto.benché io fossi un po' un fannullone…
D. Non lo sei mai stato, infatti, grazie alla tua presenza presso di noi, tra le altre cose hanno visto la luce alcuni validi filmati…
R. Sì, è vero. Realizzammo ad esempio "Non così ma così", facemmo tre filmati per l'Unione Italiana dei Ciechi e poi ho fatto davvero molte altre cose: registrazioni di testi, duplicazioni di riviste e libri, predisposizione delle etichette Braille per le allora audiocassette. Mi sono avvicinato a questo mondo. Per me è stata un'esperienza estremamente formativa, positiva, ho compreso che la vostra è davvero una grossa organizzazione. Allora ero molto giovane, torno qui oggi dopo diversi anni, rivedo gli stessi uffici, le stesse persone, rincontro te… è un tuffo al cuore per quanto mi riguarda…
D. Già allora ti dedicavi al teatro, svolgevi già in quei tempi una intensa attività artistica. Come si è evoluta poi la tua carriera. Vuoi tracciare per i nostri lettori il tuo percorso, fatto davvero di numerosi successi. La tua è, peraltro, una personalità poliedrica, sei attore, ma anche sceneggiatore, autore di famosi programmi televisivi, di fiction, di testi per comici affermati, scrivi per il teatro e sei anche regista.
R. Ho iniziato nei piccoli teatri romani, alla fine degli anni '80, facevo delle piccole cose. Nella mia compagnia c'erano attori come Paola Cortellesi, Claudio Santamaria, Sergio Zecca, Valerio Aprea, lo stesso Valerio Mastandrea, insomma eravamo un gruppo di ragazzi che facevano piccole cose nei piccoli teatri. Da allora ho realizzato ben due spettacoli in coppia con Paola Cortellesi; la fortuna ha voluto che Paola abbia fatto una carriera splendida a livello televisivo, poiché fu presa dapprima da Gianni Boncompagni, per fare una trasmissione che si chiamava Macao e quindi dalla Gialappa's Band per fare "Mai dire goal". Io sono diventato il suo autore, quindi ho virato la mia carriera di attore su quella di autore, ho iniziato a scrivere per le fiction televisive, ho scritto molte cose, ad esempio "Non ho l'età", "I Cesaroni "; ho scritto programmi televisivi: "Quelli che il calcio" nell'edizione condotta da Simona Ventura, scrivevo i testi per Max Giusti, quando faceva le diverse imitazioni io ero uno dei suoi autori, insieme al grande Riccardo Cassini. Ho scritto anche diversi programmi per LA7. Al principio degli anni 2000 mi sono avvicinato al cinema ed ho avuto un esordio fortunato come autore, ho scritto la sceneggiatura di "Notte prima degli esami", che fu un grosso successo, per la regia di Fausto Brizzi. Si è trattato di un film che ha fatto epoca, ha vinto anche il David di Donatello come migliore opera prima.
Ho firmato anche la sceneggiatura del seguito "Notte prima degli esami oggi" e, sempre per Brizzi, ho scritto "Ex", che era un film sulle storie d'amore finite, è stata quindi la volta di "Maschi contro femmine" e "Femmine contro maschi". Ho quindi pensato di dovermi emancipare e provare la via della regia, ho esordito quale regista di cinema con un film dal titolo "Nessuno mi può giudicare", scritto sempre da me insieme ad Edoardo Falcone, con protagonista Paola Cortellesi, che è la mia amica da vent'anni, con la quale ci siamo ritrovati anche nel cinema. Nel cast vi erano anche un grande Rocco Papaleo, Raoul Bova, che era il bello del film. È un film che è andato molto bene, sia al botteghino che come critiche. Con "Nessuno mi può giudicare" ho vinto il Nastro d'Argento come miglior commedia, ormai due anni or sono, ciò mi ha consentito di fare il mio secondo film, "Viva l'Italia", dal 25 ottobre al cinema. Anche in questo caso mi sono trovato ad avere un grande cast, infatti ho avuto la fortuna di lavorare con attori del calibro di Michele Placido, Alessandro Gassman, Rocco Papaleo, Raoul Bova, Ambra Angiolini ed anche con una grande del passato come Isa Barzizza, che ha recitato nelle grandi commedie di Totò. Nel film vi è anche Maurizio Mattioli. Si tratta di una commedia molto divertente, ma anche amara, sulla situazione del nostro Paese. Ogni tanto, Luisa, ho fatto anche l'attore, poiché mi diverto anche a fare l'attore.
D. In quali fiction, ad esempio, vogliamo ricordarlo?
R. Ho fatto, a parte diverse cose in televisione insieme a Paola Cortellesi, quali "Nessun dorma", trasmissione satirica in cui interpretavo personaggi buffi, una serie televisiva "La omicidi", con Massimo Ghini, in cui ero il suo braccio destro e, ad un certo punto, mi sparavano pure; nell'ultima puntata mi hanno sparato, però mi sono salvato. Ho lavorato anche ne "L'Ispettore Coliandro", scritta da Carlo Lucarelli. Si trattava di gialli molto sofisticati, carini e divertenti, ambientati in una Bologna multietnica. Interpretavo un agente di polizia, Borromini, ed avevo uno spiccato accento calabrese. Ho quindi fatto una serie televisiva per Sky dal titolo "Boris", che è diventata un piccolo cult tra gli amanti di Sky, perché era la storia di questa troupe scalcinata di una fiction televisiva che si chiamava "Gli occhi del cuore". Io interpretavo un cabarettista becero, Nando Martellone.
D. Un più o meno velato riferimento al famoso telecronista di calcio?
R. Esattamente. Il nome del personaggio era ispirato proprio a lui. Ho fatto anche un po' di cinema, nel senso che ho recitato in qualche mio film, in "Maschi contro femmine", ho interpretato uno psicologo un poco sui generis, che offendeva i pazienti, insomma mi sono divertito. Però chiaramente la mia strada è quella della regia e della sceneggiatura.
D. Come ci si pone per iniziare a scrivere una sceneggiatura? Quanto è complesso e cosa ti piace di questo lavoro?
R. Beh, io sono una persona molto curiosa, a cui piace molto parlare con le persone, ascoltare la radio, guardare la TV, leggere il giornale, i libri, andare a teatro, al cinema, insomma vivere pienamente il tempo in cui ci troviamo. Questo mi facilita nel lavoro. Quando qualcosa mi colpisce, immediatamente mi viene un'idea per un film. Così come è stato per "Notte prima degli esami", che parlava dell'esame di maturità ma anche degli anni '80. Mi sembrava maturo nel 2005 parlare degli anni '80, come del resto negli anni '80 fu fatto da chi realizzò "Sapore di mare", che era incentrato sugli anni '60.
D. Ti sei forse anche ispirato alla canzone di Antonello Venditti, o non ci hai pensato affatto?
R. Sì sì, sicuramente la canzone di Venditti mi è parsa un gran titolo ed inoltre l'abbiamo proprio utilizzata nel film giacché abbiamo chiamato i personaggi proprio con quei nomi. Ricordi? "Claudia non tremare, non ti posso far male…" Il personaggio femminile, interpretato da Cristiana Capotondi, l'abbiamo chiamata così, Claudia. Anche l'attualità mi colpisce molto: ad esempio "Nessuno mi può giudicare" parla di una escort e, un paio di anni fa, questo mi sembrava un argomento molto caldo… Mi piace stare attento a quanto accade, per poter poi descrivere il Paese a modo mio, sempre con comicità ovviamente.
D. Generalmente quando scrivi e dove scrivi?
R. Ho cambiato diversi posti: di solito beh, posso scrivere anche a casa, ma la cosa migliore secondo me è avere un metodo, quindi uscire la mattina, andare in uno studio, adesso ho uno studio, lavorare, perché la scrittura è sì creatività, però è anche metodo. È indispensabile stare dieci ore al giorno davanti al computer, produrre molto, in modo tale che si possa anche gettare nel cestino quel materiale che non va bene.
Bisogna dunque lavorare tanto ed avere una qualità, quella, cioè, di essere poco indulgenti con se stessi, avere il coraggio di dire, quando hai scritto una cosa che non va bene, "non va bene, debbo migliorarla". È per questa ragione che è necessario lavorare molto, perché probabilmente, il 90% di ciò che produci in quel mese di lavoro finisce per non essere idoneo, il 10% che va bene lo tieni e, dopo quattro, cinque, sei mesi di lavoro, hai tirato fuori un bel film.
D. Preferisci scrivere da solo o lavori anche insieme ad altri?
R. Per il cinema preferisco scrivere insieme ad altri, perché credo sia fondamentale quella fase che si chiama brainstorming in cui si chiacchiera, magari per un paio di mesi, insieme agli altri collaboratori; ho scritto tanti film con Fausto Brizzi e Marco Martani, adesso sto scrivendo con Edoardo Falcone. Essere almeno in due ti dà quella forza per cambiare idea, ti aiuta a creare gag divertenti. Per il teatro, invece, scrivo da solo, poiché scrivo cose sicuramente divertenti, ma più intime, più meditate. È come scrivere un libro, per me, il teatro. Ho bisogno di scrivere la sera, di avere quale sottofondo il mio Chet Baker, piuttosto che Tom Waits, insomma musica che mi piace e che nel contempo mi rilassa.
Ultimamente sto anche scoprendo musicisti più giovani…. metto queste cose che mi rilassano, viaggio con il cervello. Abito in un posto che è un po' fuori mano, ma estremamente creativo, visto che la finestra di fronte alla quale lavoro affaccia sul parco di Veio, ho quindi questa meravigliosa boscaglia che mi ispira moltissimo. Sullo sfondo vedo la Castelluccia, che è questo quartierino che si illumina di notte, insomma mi piace molto stare a casa e scrivere di notte per il teatro, cosa che purtroppo faccio raramente, poiché, al cinema pagano e a teatro no. Dunque scrivo più per il cinema e scrivo di giorno.
D. Quando scrivi già immagini quali attori reciteranno quanto vai scrivendo e in qualche modo commisuri ciò che componi ed i ruoli agli attori che ne saranno gli interpreti o ti astrai totalmente e ci pensi in un secondo momento?
R. Sono stato fino ad ora molto fortunato rispetto a questo argomento, poiché ho sempre avuto prima l'idea degli attori che dovevano interpretare quei ruoli, anche perché in teatro spesso scrivo per me e quando non ho scritto per me stesso sapevo quali attori avrebbero interpretato quelle parti, penso a Paola Cortellesi, a Rolando Ravello… sapevo che avrei scritto per loro. Quest'anno arriva a Roma un mio spettacolo dal titolo "Ti ricordi di me?" con Ambra Angiolini ed Edoardo Leo ed è una cosa che ho cucito addosso a loro. Quando si scrive per il cinema è un poco più complesso sapere prima chi sono gli attori. Nel caso dei film che ho scritto per Brizzi non sapevamo chi avrebbe interpretato quelle parti, mentre quando ho scritto "Nessuno mi può giudicare" sapevo che pretendevo che l'attrice fosse Paola Cortellesi, questa è l'unica richiesta che ho fatto alla mia produzione e l'ho avuta. Questo film, invece, l'ho scritto pensando ad alcuni attori e, invece, me ne sono ritrovati altri.
D. Ti hanno piacevolmente sorpreso o sei rimasto deluso?
R. No no, sono piacevolmente sorpreso ed ho scoperto che gli attori che ho preso per questo film sono migliori di quanto pensassi. In questo mio nuovo film "Viva l'Italia" c'è un Alessandro Gassman strepitoso, Michele Placido che credo non sia mai stato così bravo in nessun altro film come in questo, lui che già è un attore straordinario, Ambra Angiolini, Raoul Bova, insomma, a volte ti sorprendono…
D. È veramente una brava attrice Ambra Angiolini?
R. Ambra, lo vedrete, in questo film è una attrice molto brava ed è una attrice anche comica, nel senso che nel film fa molto ridere; credo che forse sia il personaggio che fa più ridere nel mio film. Interpreta una attrice "cagna", con la zeppola, con quella particolare esse. Ha un padre politico che l'ha raccomandata e lei lavora moltissimo, ma non è in grado…
È come se mi mettessero a giocare a calcio con la nazionale italiana, io, che peso 100 kg, sicuramente non sarei un bravo centravanti. Lei in questo film interpreta questa attrice non brava che con questa esse dice "state a sentire", tutti la odiano, è molto buffa, divertente. Nel film, ovviamente, avrà poi un cambiamento, una presa di coscienza, muterà, migliorerà.
D. È preferibile fare il regista di un film che si è anche scritto o è più interessante quando il film è stato pensato e sceneggiato da altri?
R. Per ora ti dico che io i film li scrivo da solo, quindi non riesco a concepire l'idea di fare la regia di un film che non sia scritto da me; però, però… in futuro non si può mai dire, ad esempio Clint Eastwood, un grande attore, mentre scriveva un suo film ha ricevuto una sceneggiatura così, giunta sulla scrivania del suo ufficio, si intitolava Gran Torino, ed era una sceneggiatura scritta da altri. Lui l'ha letta, se ne è innamorato ed ha deciso di mollare letteralmente il film al quale stava lavorando ed ha detto "voglio fare questo". Fece questo film che, se non erro, gli fruttò anche candidature all'Oscar. Era un gran film.
D. L'attore italiano che ti piace di più e quello straniero…
R. Tra gli stranieri mi piace molto Javier Bardem, l'attore spagnolo, credo sia in questo momento a livello internazionale l'attore che mi emoziona di più. Un film come "Mare dentro" è qualcosa che davvero mi è rimasto nell'animo, nel cuore, inoltre lui è davvero bravo. È un attore che riesce a lavorare in Francia, in Spagna, negli stati Uniti, è estremamente poliedrico. Se parliamo di attori americani trovo più difficoltà a rispondere, nel senso che trovo difficoltà proprio sui film americani: vi sono divi che fanno dei film talmente lontani dalla nostra cultura, trovo davvero difficoltà, inoltre è anche difficile capire se ti piace un attore quando lo senti doppiato, ma non in lingua originale. Vi sono, però, taluni attori che sanno sempre sorprenderti, e sono i divi che conosciamo così. In Italia abbiamo tantissimi bravi attori. Ritengo sia pure arrivato il momento di staccarci da questa mentalità un po' esterofila da un lato, ma anche conservatrice secondo la quale eh, certo una volta c'erano Mastroianni, Sordi, adesso basta: abbiamo Pierfrancesco Favino, Elio Germano, un sacco di attori bravi, che hanno la stessa "identica" dignità di Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni ed altri. Il nostro problema è che si tende sempre a dire che prima era meglio. È un po' come quando noi quarantenni diciamo: quando eravamo piccoli… non come sti ragazzetti di vent'anni che non capiscono nulla. Purtroppo i ventenni di oggi faranno altrettanto tra vent'anni! Credo che sia tempo di smetterla con considerazioni di questo genere. Così come è tempo di smetterla di dire la grande commedia all'italiana…. sì, ok, c'è stata, negli anni '50 '60 '70, vi è stata la grande commedia all'Italiana: adesso vi è un tipo di commedia sicuramente più superficiale, che, però, è un tipo di commedia. Secondo me sta per tornare in voga una sorta di commedia sociale italiana e bisognerà, per me, dire, la Nuova Commedia Italiana, senza fare paragoni di sorta con la vecchia commedia. In questo panorama (e rispondo alla tua domanda) uno come Pierfrancesco Favino, ad esempio, è un grande attore, così come lo è Elio Germano. Vi sono anche grandi attori che stanno migliorando, Valerio Mastandrea visto recentemente in tanti film, indubbiamente, è un attore molto migliorato. Kim Rossi Stuart è un bravissimo attore. Tra le attrici abbiamo personalità che ti emozionano sempre come Vittoria Mezzogiorno, Margherita Buy, secondo me vi è un panorama artistico italiano a livello di attori, molto farcito di talenti. Forse sugli autori ed i registi siamo più in difficoltà… Non ci sono grandissimi sceneggiatori in Italia rispetto agli anni precedenti e si incontrano difficoltà; forse si è un po' annacquata la creatività con la fiction, con i film americani, un pochino pecchiamo di originalità, dobbiamo rimboccarci le maniche.
D. Hai citato le fiction. tanto per pensare al passato: un tempo la televisione di stato produceva dei grandi ed importanti sceneggiati televisivi di un certo spessore. Oggi il panorama delle produzioni televisive anche tratte da romanzi è assai diverso. A cosa imputare questo divario con il passato?
R. Gli sceneggiatori sino a trenta-quaranta anni fa non avevano fatto una scuola di sceneggiatura. Oggi gli sceneggiatori provengono da scuole, o da letture di libri, per cui hanno in mente la divisione della storia in tre atti, che deve essere strutturata in un certo modo; ci siamo uniformati ad un format, quindi hai degli editor, quando lavori per Mediaset, o per la RAI, che sono molto legati al format. Il pubblico ha appreso il format, quindi, tu stessa, mediamente, saprai, che quando al principio di una fiction vedi un uomo ed una donna che non si stanno simpatici già capisci o capirai piano piano che loro si conosceranno ed innamoreranno.
Vi sono dei must, dei target, che non vengono superati. A volte, però, ci riusciamo. Io ho anche visto delle belle fiction negli anni scorsi, mi ricordo di essermi emozionato molto nel guardare quella dedicata a Borsellino, vi sono cose fatte bene. Purtroppo credo che chi dirige la fiction a grandi livelli, abbia un po' meno stima del pubblico, rispetto a quella che, invece, nutriamo noi autori. Quindi sei un po' portato a scrivere in un certo modo. Mi ricordo che proprio in una grande rete televisiva, durante una conferenza una persona importante, che poi è divenuta Presidente del Consiglio, disse che dovevamo scrivere le fiction pensando che il pubblico medio era simile ad un bambino di undici anni, del sud,che andava male a scuola. Per costoro il popolo televisivo era dunque da paragonarsi ad un bambino undicenne del sud che andava male a scuola, dunque,secondo loro, un poco ignorante.
D. Date queste premesse: come valuti il livello della televisione italiana?
R. Ha il livello adatto ad un bimbo di undici anni. Il livello è basso poiché, politicamente, si è voluto questo. È un disegno ben preciso mantenere basso il livello culturale della popolazione. se tieni basso il livello culturale, annichilisci anche la mente delle persone ed è più semplice compiere manipolazioni ed indurre la gente a votare quello che, più o meno, si vuole. Di fatto chi ha preso il potere è stato un personaggio che è apparso più degli altri. Apparire significa essere, per qualcuno che è, se così si può dire, più semplice; votare una persona che appare di più, che conosci con nome e cognome, che magari ha fatto passare un'immagine di sé vincente, per taluni è preferibile, piuttosto che votare qualcuno che si conosce meno, che ha minor visibilità. Dietro alla cultura vi è sempre un disegno politico. Il livello culturale, in Italia, si è abbassato rispetto a trent'anni fa, ma anche a livello di censura. una volta, negli anni '70 si potevano dire in televisione delle cose che adesso non si possono più dire, poiché ti censurano.
D. Ovviamente chi è a ciò preposto fa sembrare che così non è…
R. Ma lo è. Loro per propaganda dicono che non è così, ma uno come Beppe Grillo ne ha pagato le conseguenze; Grillo è uno che è uscito fuori dalla televisione perché diceva certe cose, poi per sua "Tigna personale", secondo me, adesso, poiché dal mio punto di vista vive nel rancore, cerca ora politicamente di realizzare il suo sogno: andare al posto di quelli che lo hanno cacciato trent'anni fa. Questo è tutto un gioco di potere: la cultura purtroppo è l'arma in più per cercare di vivere in un Paese più civile possibile. Se loro te la nascondono, facendoti vedere il più possibile "Il grande fratello", "L'Isola dei famosi", "Amici", trasmissioni in cui, signore di cinquant'anni vanno lì a dire la loro sulle corna del marito si finisce per essere annichiliti con stupidaggini. Tu quel tempo che potresti dedicare alla lettura di un grande classico, di Shakespeare, piuttosto che alla visione di un bel film di Michelangelo Antonioni, lo dedichi alla visione di una cosa stupida, la stupidità è contagiosa, quindi vedere una cosa stupida rende meno intelligenti e, se ci si fa vincere si perde.
D. I cosiddetti talent, inoltre, fanno passare l'idea che basti davvero poco per diventare famosi…
R. Lo so, spesso questi ragazzi sono quasi dei cloni, che durano una stagione. Mi parlava un amico discografico di un ragazzo che ha vinto Sanremo pochissimo tempo fa e che è già finito. Eppure ha vinto Sanremo, due o tre anni fa. Tentano di spingerlo, senza grandi esiti. Si tratta di fenomeni che il pubblico percepisce televisivamente ma l'anno dopo ne vuole subito degli altri. Questo per la produzione è anche estremamente vincente, perché una cosa è fare una trasmissione in cui hai, ad esempio, otto attori famosi che devi pagare, altro è realizzare un programma in cui i ragazzi non vengono pagati, li fai diventare dei divi, l'anno successivo non tornano, ma ne prendi degli altri. Il pubblico è ormai abituato: vede quello che vince "X factor" dopo un po' passa. Tra questi, ogni due o tre anni, può anche uscire uno che resti, si pensi a Noemi. Ma per una Noemi vi sono che so io 150 altri ragazzi che hanno partecipato a quella trasmissione e non lavorano. Si tratta dunque di trasmissioni un poco illusorie. Io in generale credo che debba esservi quel tipo di trasmissione, però mi devi dare egualmente anche degli approfondimenti su altro: ben vengano, infatti, le trasmissioni che facevano sui libri, su un certo tipo di musica, oppure Saviano. Occorre dare tutto, offrire la possibilità di scegliere. Bella la trasmissione di Fabio Fazio, bella la trasmissione che conduceva Serena Dandini, che oltre a portare sul suo divano un attore famoso, portava anche un premio Nobel. Occorre far comprendere al pubblico che esiste tutto un mondo. È necessario far passare alle persone l'idea democratica che contiamo qualcosa e che, comunque, all'interno del Paese, possiamo avere un peso, perché siamo il 99% delle persone, siamo coloro che possono cambiare le cose. Ma in realtà se tu stesso comunichi che tanto le cose non le puoi cambiare, la gente finisce per crederci e non le cambia.
D. Hai fatto cenno al tuo ultimo film, a cosa altro stai lavorando?
R. Principalmente ho lavorato al film, mi piacerebbe tornare a lavorare per l'Unione Italiana dei Ciechi.
D. Lo farai presto infatti.
R. Sì, vi è un progetto per una cosa da realizzare insieme. Ne stiamo parlando, mi auguro di poter realizzare qualcosa per voi. Per il resto il film e a teatro vi è questa tourneè di uno spettacolo da me scritto, inoltre sto già lavorando alla scrittura di un nuovo film.
D. Puoi anticiparci qualcosa? No naturalmente.
R. No, ancora non posso, altrimenti, come dire, mi tagliano le gambe! Non lo posso ancora dire, debbo lavorarci per poterlo poi presentare alla mia produttrice e capire se le piace l'idea. Già con "Viva l'Italia" mi ha concesso di realizzare una commedia sociale, molto scomoda ma anche divertente. Il film è uno spaccato divertente del malcostume del nostro Paese dove si scherza ma… In qualche modo si presenta una fotografia dell'Italia piuttosto amara.
D. A chi ti senti di consigliare in modo particolare la visione di "Viva l'Italia"?
R. Alle persone che sono indecise su chi votare a marzo prossimo.
Massimiliano Bruno ci saluta con una promessa: non solo lavorare con noi al progetto di due filmati, ma realizzare proprio insieme a lui, la versione audiodescritta per i non vedenti di "Viva l'Italia", di cui egli stesso redigerà e leggerà il commento.
Luisa Bartolucci
Reso accessibile il servizio di home banking della Banca Popolare di Vicenza, di Nicola Ferrando
Abbiamo il piacere di informarvi che la Banca Popolare di Vicenza, istituto cassiere della Sede Centrale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, nono gruppo bancario italiano con più di 650 sportelli diffusi in 12 regioni, ha reso disponibile per tutti i propri clienti ciechi ed ipovedenti che utilizzano il servizio di home banking @time una chiavetta da collegare al computer per confermare le operazioni dispositive. Finora si doveva utilizzare una chiavetta che forniva un codice a sei cifre da digitare sulla tastiera del computer quando richiesto. Si tratta di un sistema chiaramente inutilizzabile da parte dei ciechi e degli ipovedenti. Molte banche hanno già adottato sistemi alternativi per consentire ai disabili visivi l'utilizzo dei servizi di home banking. La Banca Popolare di Vicenza ha scelto di fornire una chiavetta da collegare alla porta USB del computer, con un software di gestione che permette di copiare il codice di sei cifre visualizzato in quel momento ed incollarlo nell'apposito campo del servizio @time.
Per poter richiedere la sostituzione della chiavetta tradizionale con quella per PC è necessario recarsi presso la propria filiale e compilare la relativa domanda.
In caso di problemi, la circolare interna che illustra il nuovo serrvizio è la n. 7798/S.
Il Presidente
(Dott. Nicola Ferrando)