Tecnologia e tifloinformatica: la tecnologia assistiva come supporto alla didattica inclusiva – prima parte, di Franco Lisi

Il titolo orienta in modo chiaro il focus di questo pezzo: la tecnologia sta alla didattica come la tifloinformatica sta alla didattica inclusiva; questa è la proporzione che cercherò di indagare nel ragionamento che segue. Partiamo dal primo estremo: la tecnologia.
Non ci siamo stancati di ripetere che questa società dell’informazione, della “tecno-lo-crazia”, porta con sé grandi, grandissime contraddizioni. Per buona sorte esistono sempre gli opposti: come il freddo trova il suo contrario nel caldo, l’ingiusto è bilanciato dal giusto, al disonesto corrisponde l’onesto, così, tecnologicamente parlando, gli effetti dell’ecumenico diluvio di bits mescolano ed alternano aspetti di diverso segno: eccesso, esasperazione, frenesia, volatilità, spreco, impigrimento, dipendenza, discriminazione, esclusione; ancora: abbondanza, precisione, efficacia, opportunità, qualità, utilità, condivisione, inclusione. Parole, e-mail, documenti, animazioni, comandi, popolano display di ogni tipo: schermi di computer, di palmari, di smartphone, di tablet, di barre braille, invadono dalla mattina alla sera le nostre giornate illudendoci di tessere nuove relazioni umane, mettendo spesso di fatto in discussione quelle poche che si danno per scontate di avere.
Il mondo della scuola, naturalmente, non è immune da questa pervasività e ne rimane a sua volta largamente contaminato, tant’è che i più disparati dispositivi tecnologici costituiscono ormai l’estensione dei banchi di classe. E’ solo di una ventina d’anni fa la dichiarazione di Bill Gates che nel 1994 sentenziava: “Verrà un giorno, e non è molto lontano, in cui potremo concludere affari, studiare, conoscere il mondo e le sue culture, assistere a importanti spettacoli, stringere amicizie, visitare i negozi del quartiere e mostrare fotografie a parenti lontani, tutto senza muoverci dalla scrivania o dalla poltrona;” proseguiva: “lasciando l’ufficio o l’aula scolastica, non ci staccheremo dalla rete in quanto il computer sarà più di un oggetto da portare con noi o di uno strumento da acquistare: sarà il nostro passaporto per una nuova vita mediatica”.

Anche al cospetto di questa moltitudine di condizionamenti, si misura quindi inevitabilmente l’integrazione sociale e l’inclusione scolastica dei ciechi. Sì, persino il modo di fare scuola fa slalom entro questo percorso obbligato, sbandando un po’ qua e un po’ là, tenendo talvolta a stento la corsia; perché non è possibile neppure in tale ambito prescindere da ciò che è tecnologico: ogni interazione è basata sulla varietà delle fonti, sulla trasmissione di immagini/video mediante l’utilizzo di proiettori, enormi schermi ad alta risoluzione, sofisticate lavagne elettroniche; ne consegue che la comunicazione verbale e paraverbale, ormai relegate rispettivamente al 7% e al 38%, perdono di valore, diminuiscono di efficacia e di incisività. La trasmissione degli insegnamenti avviene in prevalenza tramite elementi di comunicazione visivi che oggi costituiscono il restante 55% nel panorama delle relazioni.

Ora, andiamo sull’altro versante della nostra proporzione, l’altro estremo, dove il termine didattica sta a significare, nella sua accezione più stringata, basica ed elementare, la modalità di insegnamento, come faccio scuola, a quale metodo ricorro, di quale strumentazione-mezzo mi servo per insegnare. Qui, la didattica, l’insegnamento appunto, si appoggia sulla strumentazione tecnologica moderna per guadagnare e onorare il proprio scopo che sempre più, a sua volta, privilegia il canale visivo: slide, piattaforme di e-learning e documenti multimediali, peraltro, in gran parte non accessibili.
Fin qui, non incontriamo particolari problemi perché la tecnologia è un mezzo di comunicazione generalmente di facile acquisizione e di agevole apprendimento da parte del ragazzo che vede; questa, implicando semmai strategie e metodologie differenti nel momento dell’erogazione degli insegnamenti, affida agli operatori scolastici la responsabilità di ripensare i contenuti e di rimodulare i programmi. Questioncelle, comunque, che fanno leva sulla preparazione, sull’aggiornamento professionale, sulla passione, sul dovere del singolo docente.
A tal proposito, gli esperti di “cose di scuola” ci dicono che “non è più tempo di lezioni frontali, che il maestro-professore deve alzare il “sedere” dalla cattedra, rimboccarsi le maniche, andare in mezzo alla classe. Il maestro-professore “, continuano, “deve avviare un rapporto-relazione a contatto fisico con i ragazzi, deve stimolare attività ed esercitazioni pratiche all’interno dei gruppetti di lavoro precostituiti”. La riduzione delle distanze tra docente e classe e fra i compagni, ancorché favorisca il coinvolgimento nelle attività di gruppo, la socializzazione, l’intrecciarsi di aumentate relazioni nella collettività degli studenti, maschera il rischio reale che il ragazzo con disabilità continui a rimanere isolato in quanto dotato di strumentazione specifica, esclusiva e, possibilmente, non escludente.
Alcuni esempi del passato ci aiutino ad allontanare lo spettro della “solitudine tecnologica”.
Il picchiettio monotono, costante, distraente della macchina per scrivere induceva, attorno agli anni ’80, il docente di turno a smorzare l’assordante frastuono retrocedendo l’allievo cieco, dapprima dalle file davanti fino all’ultima, per poi girargli il banco verso il muro in fondo, per terminare infine la corsa fuori dall’aula, almeno per il tempo dei compiti in classe. Sempre in quegli anni è memoria uditiva di molti il ronzio dell’optacon che costituiva un vero e proprio tormentone per i compagni più indifferenti e per i docenti più insofferenti. Che cosa non si escogitava nei periodi successivi per “soffocare a morte” lo tsunami delle onde sonore delle stampanti braille di cui erano dotate le nostre ingombranti postazioni informatiche! E’ indelebile l’umiliazione di chi è stato privato del monitor perché “non ti serve, tanto non ci vedi” oppure di chi, in assenza dello screen reader per “indisponibilità di fondi”, ha dovuto cimentarsi sulla tastiera del computer scrivendo al buio alla stregua di come si faceva con la macchina per scrivere tipo Olivetti di molti anni prima. Versioni di sistemi operativi e applicativi obsoleti o non aggiornati, installazioni e configurazioni di software e di ausili di tifloinformatica approssimativi e non personalizzati, la voce roca del compagno sintetizzatore, sono altri pochi esempi di come la presenza di un set di strumentazione tecnologica non gestita, subita o presa a carico con scarsa consapevolezza possano rappresentare e dar luogo ad una sorta di involuzione nel processo inclusivo. Dobbiamo evitare cioè di erigere attorno al ragazzo un muro, una barriera, che stronchi di fatto sul nascere ogni potenziale modalità di relazione, disincentivando persino quella dialogica, unità elementare e fondante della più autentica forma di integrazione sociale.

L’inclusione scolastica dei disabili non può, in ogni caso, prescindere dall’apparato tecnologico, indispensabile per il compimento pieno della sua realizzazione e quando allora si accosta il termine inclusione alle parole didattica e tecnologia è opportuno fare una brusca frenata per proporre qualche ulteriore spunto di riflessione.
Molte delle persone ipovedenti e non vedenti, 285 milioni nel mondo di cui 19 milioni sotto i 15 anni, non hanno ancora ricevuto soluzioni efficaci dai dispositivi tecnologici sviluppati finora. Mentre gli educatori sanno generalmente individuare le tecniche più congeniali per far comprendere al gruppo-classe ciò che stanno insegnando, le cose cambiano quando di contro introduciamo ausili specifici che aiutano a declinare e a veicolare gli insegnamenti rispondenti alle necessità dei singoli. Per l’insegnamento della scrittura ad esempio, se per l’uso della penna si applicano strategie didattiche ormai consolidate, per quanto concerne l’insegnamento della scrittura mediante il codice braille occorre avvalersi del necessario apparato strumentale e di una didattica specifica che deve essere in possesso del formatore perché questi trasferisca le tecnicalità in modo efficace e in tempi adeguati; parimenti, lo stesso dicasi relativamente al differente rapporto con la didattica che si evidenzia nell’introduzione della tecnologia: una cosa è l’insegnamento dell’uso del computer per tutti gli allievi, diverso è l’insegnamento del computer dotato di tecnologia assistiva. Se operazioni quali la condivisione del materiale, l’autonomia nella manipolazione di documenti, nella produzione di file, nella navigazione in internet, risultano essere attività di facile svolgimento per l’allievo che vede, per i nostri ragazzi, come per il braille, occorre sviluppare i prerequisiti e le giuste condizioni per poi impostare un percorso d’insegnamento della materia che abbia ragionevole possibilità di soddisfazione per il docente e per il discente. Prima di essere mezzo (uno strumento, un canale attraverso cui far transitare i contenuti), l’uso della tecnologia per chi non vede è un fine, un obiettivo da perseguire con determinazione, impegno e avvedutezza; quindi, valutarla, accertarne il grado di accessibilità, analizzare il contesto, concordare e scegliere le soluzioni tecnologiche più idonee alle caratteristiche del ragazzo, adeguarla al fine delle esigenze scolastiche, acquisirla (comprarla), individuare tempi e luoghi per la proposta didattica, installarla, configurarla, insegnarla, mantenerla aggiornata: questo non è il gioco dell’oca (butto i dadi, c’è un finanziamento e qualcosa succederà), è tutto molto più serio, giochiamo sulla pelle dei nostri ragazzi. Ciò richiede non solo energie, sforzi, passione, competenze specifiche negli operatori, ma anche una compartecipazione consapevole, proattività da parte dell’allievo nell’intero processo; parliamo di insegnare una materia aggiuntiva: prima di essere tramite, un ponte, la tecnologia assistiva è uno scopo, un obiettivo da pianificare e da conseguire.

Indubbiamente, l’ultimo quarantennio è stato caratterizzato da una sete di innovazione tecnologica che ha interessato anche il mondo della disabilità; nel nostro ragionamento, ogni cieco è stato, suo malgrado, bersagliato da corsi lampo di alfabetizzazione informatica e in qualche modo destinatario di una postazione tecnologicamente attrezzata; non importava perché, non importava con quale tecnologia o con quale applicativo e con quali risultati: erogare formazione, questo l’imperativo!
Ciò che è stato ed è oggi ancora di forte criticità, e al riguardo non sono stati fatti significativi passi avanti, è l’assenza pressoché totale della “tiflo-info-didattica”: per quale scopo insegnare? cosa insegnare? con quale ausilio insegnare? come insegnare? In poche parole, dobbiamo scongiurare un altro rischio, peraltro verificatosi troppo spesso, quello cioè di istruire sommariamente l’allievo con disabilità visiva senza renderlo in realtà autonomo nell’uso quotidiano della strumentazione informatica, inducendolo a rinunciare al suo utilizzo. Occorre evitare di trasformare il computer in un’automobile impossibile da guidare!

Sebbene la tifloinformatica, terzo termine preso in esame nella proporzione, vanti una lunga esperienza ed una corposa letteratura, chi ha vissuto l’evoluzione della tecnologia assistiva di questi anni, in qualità di istruttore o di utente, sa che nei corsi di informatica vengono proposte solo alcune delle numerose combinazioni H/W e S/W dell’intero ricco panorama disponibile.
Le trasformazioni sociali conseguenti alla pervasività tecnologica richiedono competenze digitali per lo più solo di prima alfabetizzazione per un coinvolgimento attivo nel processo di cambiamento in atto. Prova ne è che l’accelerazione della diffusione della tecnologia in ogni ambito della nostra vita (nelle istituzioni scolastiche, nel mondo del lavoro, nei servizi pubblici) è stata favorita dall’abbattimento dei costi e dalla semplificazione dell’interfaccia utente. Due elementi che, per un verso, hanno permesso indistintamente ad ogni cittadino di possedere un dispositivo tecnologico, dall’altro, hanno impedito di fatto ad una significativa fascia di potenziali utenti di fruirne direttamente e in modo proficuo. Infatti, disegnare interfacce amichevoli di facile comprensione e di immediato dominio significa, quasi sempre, esaltare il senso della vista; significa, quasi sempre, progettare aprioristicamente solo per una determinata categoria di utilizzatori; significa, quasi sempre, creare a posteriori il fenomeno del digital divide. Poter acquistare con relativa facilità qualsiasi oggetto a valenza tecnologica non equivale automaticamente ad averne piena padronanza. Progettare strumentazione accessibile comporta, fin dal momento dell’ideazione, porre attenzione ed analisi particolari relativamente alle interazioni tra i fruitori e il device, alle modalità di attivazione e di controllo di ciascuna funzione, al livello di usabilità dei dispositivi in ciascun loro aspetto. Più persone saranno messe nelle condizioni di “manipolare” e trarre un qualche beneficio dalle prestazioni del prodotto, maggiore sarà la sua divulgazione nel mercato globale e minore sarà il gap (o divario) tecnologico, vale a dire la distanza qualitativa e anche quantitativa di sviluppo tecnologico esistente fra paesi, fra categorie di persone, fra settori di attività diversi.
Accatastare tuttavia materiale tifloinformatico sul banco di scuola in mancanza di un progetto compiuto può risultare motivo di ansia, frustrazione e suscitare senso di inadeguatezza nell’allievo disabile. A fin di bene e in buona fede, si rincorrono tutti i contributi disponibili per accappararsi questo o quell’ausilio senza che a monte sia stata effettuata una qualsiasi valutazione qualitativa circostanziata. La scelta degli ausili di tecnologia assistiva deve essere ricompresa nell’ambito di un’analisi complessiva che tenga conto della coerenza dell’usabilità della strumentazione individuata in rapporto al grado di accessibilità del sistema tecnologico integrato e al progetto formativo da realizzare. Un display braille, un OCR, un software per la matematica nasconderanno un vero e proprio spreco di danari se inseriti all’interno di una infrastruttura telematica sviluppata attorno a videoproiettori, filmati, slide e apparecchiature non accessibili! L’inutilità sarà certamente conseguente in assenza di competenze tiflotecniche e tiflotecnologiche capaci di integrare e adattare tecnologie differenti, ma anche di massimizzare e veicolare flussi di informazioni per lo scopo prefissato. I risultati attesi, inerenti ad un’effettiva inclusione e agli obiettivi formativi predeterminati, saranno scarsi, deludenti, erroneamente fatti ricadere sull’incolpevole studente con disabilità.
Quanto più vi sarà convergenza fra i molteplici adiacenti fronti interessati e coinvolti, tanto più si raggiungerà il maggiore grado di accessibilità:
a) l’oggettività delle regole dettate dalla normativa vigente dovrà essere conosciuta, condivisa, fatta propria e applicata dai progettisti e dagli sviluppatori di tecnologia, dai formatori e da tutti coloro che, a vario titolo, si occupano di comunicazione e sono responsabili della distribuzione dell’informazione;
b) le competenze tiflotecniche, tifloinformatiche e tiflologiche dovranno ritrovare nella preparazione dell’esperto docente di informatica la capacità di leggere, interpretare e codificare l’ineludibile soggettività che sussiste nel rapporto tra fruitore e usabilità dello specifico strumento tecnologico;
c) la promozione, la pubblicità, la scheda tecnica di assemblaggio della componentistica e il manuale utente di un qualsiasi dispositivo, dovranno muovere da valutazioni e da validazioni fondate su metodi scientifici di rilevazione di accessibilità e usabilità.
Spero, mi auguro, sono convinto che in particolare per quest’ultimo aspetto la nostra Associazione e le strutture collegate sapranno sostenere sui versanti tecnico e politico un percorso che condurrà alla formalizzazione di un sistema di certificazione normato e autorevole.
La stretta collaborazione con le autorità competenti, con i produttori, i fornitori e gli stakeholders caratterizzerà una prospettiva che nel prossimo futuro consentirà di varcare nuove frontiere ed esplorare sorprendenti scenari nelle interazioni uomo-macchina-disabilità.

Per tracciare ulteriormente il perimetro entro il quale si articola il nostro ragionamento attorno all’accessibilità, alla tifloinformatica, alla tiflo-info-didattica e alla didattica inclusiva, occorre prendere in considerazione altre determinanti variabili. In effetti, la definizione dei programmi dei percorsi formativi di informatica di una qualsivoglia tipologia rivolti ai ciechi e agli ipovedenti, volendo naturalmente generalizzare, è influenzata da interferenze esterne non trascurabili. Vediamo schematicamente alcuni elementi utili per la progettazione di un corso.

1. Scopo della proposta formativa:
formazione di base; formazione avanzata; formazione mirata a specifici argomenti (ausili hardware o software); formazione specificatamente funzionale ad apprendimenti di altre discipline.
2. Destinatari della proposta formativa:
corso individuale; corso di gruppo; allievi in età scolare, lavorativa, adulti (tempo libero).
3. Disponibilità di risorse economiche:
assenza di finanziamento; finanziamento pubblico; finanziamento privati; corso finanziato dagli iscritti.
4. Disponibilità di risorse umane:
qualifica/esperienza del docente; presenza del co-docente/tutor; docente vedente, ipovedente o cieco.
5. Scelta degli argomenti:
argomenti programmati dagli organizzatori della proposta formativa, suggeriti dall’allievo/i dettati dalle circostanze (durata della formazione, disponibilità del materiale necessario, prerequisiti riscontrati).
6. Scelta della tecnologia:
tipologia aula; caratteristiche allievi (ipovedenti, ciechi assoluti, gruppo misto); obiettivi formativi.
7. Durata del percorso formativo:
disponibilità del personale, degli allievi, dello spazio-aula; tipologia e complessità degli argomenti in programma; budget economico disponibile; tempistica dettata dalle regole del bando pubblico.
8. Verifica dei prerequisiti d’ingresso:
allievo ipovedente, cieco; possesso del codice braille; conoscenza degli elementi di base degli argomenti del corso.
9. Selezione dei candidati:
verifica dei requisiti per la partecipazione al corso.
10. Fine secondario:
socializzazione; sensibilizzazione.

Se l’esperienza maturata nel campo tifloinformatico ci incoraggia ad accertare con ragionevole consapevolezza le competenze di base indispensabili per il profilo del docente di informatica, resta da colmare l’enorme lacuna concernente la definizione del minimo comune denominatore volto ad attribuire ai corsi un valore aggiunto, un marchio di qualità: non solo quanti e quali argomenti vengono proposti in rapporto ad un dato tempo, ma con quali metodologie, con quali strategie didattiche vengono affrontate le lezioni. Quindi: perché fare? quando fare? cosa fare? come fare?
Le risposte sono necessarie, ma prima dobbiamo metterci d’accordo sulle domande. Di seguito, ancora alcuni quesiti che possono far comprendere meglio la delicatezza e il grado di complessità dell’argomento oggetto di analisi.
Qual è il profilo del tifloinformatico? Chi è autorizzato a fare la scuola guida e a rilasciare la patente? Basta il buon senso, l’intuito, l’esperienza personale per orientarsi e, soprattutto, orientare altri nella scelta fra ciò che è utile e ciò che è spreco o superfluo? Quali sono le competenze di chi intendiamo riconoscere e abilitare ad impartire con autorevolezza buoni consigli ed efficaci insegnamenti? Un ingegnere? Un sistemista? Un esperto di tecnologia assistiva, di accessibilità oppure di didattica informatica, di didattica generale o speciale? Come insegnare la tifloinformatica? Il professionista ci aspettiamo che sia in possesso di un’accertata cultura tiflologica, tiflopedagogica? E’ bene che conosca la didattica dell’insegnamento del braille e avere propri i concetti di aptica per proporre in modo opportuno esplicative mappe in rilievo? Deve conoscere il percorso di insegnamento della tastiera, il significato dei tasti funzione dei display braille, l’utilizzo approfondito degli screen-reader? Vediamo in questa figura un tiflologo specializzato in questioni tecnologiche oppure un informatico specializzato in questioni tiflologiche o più precisamente tiflopedagogiche? Quando e come introdurre il codice braille nei percorsi di alfabetizzazione informatica? Proponiamo un metodo basato su un apprendimento mnemonico e meccanico che trascuri il contesto oppure concettuale e logico che tenga conto della descrizione di finestre, titoli, icone, non tralasciando di nominare elementi e simboli grafici visivi e che si avvalga del supporto di tavole in rilievo per arricchire le esercitazioni e fissare le immagini? La tiflo-info-didattica è altro dalla tiflologia oppure è l’altra faccia della medesima medaglia? Nel porre l’obiettivo didattico, ci si deve strettamente attenere alla trattazione dell’argomento oggetto dell’insegnamento (un sistema operativo, un applicativo, una funzione) oppure finalizzarlo alla comprensione di un altro insegnamento?
E’ necessario, poi, indagare con successivi interrogativi l’altro versante: l’allievo. Quali i prerequisiti necessari per un approccio corretto ed efficace all’avventura tecnologica? Vi è un’età in cui incominciare? Da quali prerequisiti partire?

Stiamo vivendo, tiflologicamente parlando, momenti delicati. Si ha la percezione, peraltro, che i venti stiano cambiando di direzione. La didattica inclusiva richiede incontrovertibilmente anche risposte quantitative: è necessario conoscere piani, regole, tempistiche, oltreché riferimenti economici certi. Elementi meramente burocratici-amministrativi dovrebbero essere comunque in subordine e conseguenti ad aspetti concettuali e teorico-pratici, i quali devono invece essere anteposti e fungere da guida. Dobbiamo far tesoro di un’esperienza di quasi quarant’anni di integrazione scolastica che per una simpatica coincidenza corrisponde più o meno ad altrettanti di tecnologia assistiva.

Siamo chiamati oggi alla messa a punto di un metodo scientifico di validazione di efficacia e di efficienza del rapporto tra tiflo-informatica e didattica inclusiva: ecco l’incognita della nostra proporzione! Qualità dello strumento-mezzo, qualità nella veicolazione dei contenuti, qualità della didattica specifica, qualità nella trasmissione del messaggio. Chi si prende cura di tutto questo? Questa responsabilità non può essere ricompresa nei singoli operatori; non è più tempo degli assoli! Non esiste “Superman”! Occorre operare in team! Dobbiamo avere l’onestà intellettuale di affermare che le competenze necessarie per fare didattica inclusiva con la tiflo-informatica trovano il loro alveo naturale nelle maglie di una rete precostituita sviluppatasi attorno a quegli anelli portanti che hanno tracciato e scritto la storia tiflopedagogica nel nostro paese. Soltanto se proteggiamo, difendiamo, sosteniamo, promuoviamo le nostre strutture che operano in tal senso, a partire dagli Istituti per Ciechi, possiamo trovare o “costruire” le risposte necessarie per garantire un servizio tiflopedagogico che non faccia rimpiangere il passato. Oggi, occorre una convergenza multidisciplinare. Attività di ricerca e di aggiornamento, seminari, veri e propri corsi mirati, valutazioni di dispositivi e di software, attività laboratoriali extra-scolastiche; tutte queste belle cose devono avere fonte, devono muovere da un know-how conquistato e tramandato da chi ci ha preceduto. Affermare il principio della “qualità totale”, concetto oggi tanto caro al moderno mercato imprenditoriale, è il nostro primo dovere, primo obiettivo; ciò significa erogare un servizio utile per rispondere alle reali necessità dei nostri ragazzi e delle loro famiglie.

“Una storia senza nome” di Roberto Andò inaugura la 13a edizione di Cinema senza Barriere

Mercoledì 26 settembre, all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano

Torna Cinema senza Barriere®, la rassegna cinematografica ideata da A.I.A.C.E Milano che consente la visione dei film ai disabili sensoriali (ciechi, ipovedenti e sordi) assieme al normale pubblico. Audiodescrizione e sottotitoli permettono alle persone non vedenti di ricevere maggiori informazioni rispetto ai dialoghi del film. I non udenti potranno cogliere più sfumature grazie alla sottotitolatura integrata con aspetti riguardanti le musiche, i suoni e i rumori.

Il progetto, ideato nel 2005 per la direzione di Eva Schwarzwald e Romano Fattorossi, nato grazie alla collaborazione con ENS (Ente Nazionale Sordi Onlus di Milano) e UIC (Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti), ha come scopo quello di riconoscere a tutti il diritto di andare al cinema, non udenti e non vedenti inclusi, quale momento culturale e ludico aperto a tutti.

A dare il via alla tredicesima edizione della rassegna sarà la proiezione di Una storia senza nome di Roberto Andò, mercoledì 26 settembre, alle ore 19.30, presso la Sala Rubino dell’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, nell’ambito de le vie del cinema | i film di Venezia a Milano.
Dopo Cuori Puri di Roberto de Paolis e Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini, la collaborazione con la manifestazione promossa da AGIS lombarda si rinnova per il secondo anno consecutivo, consentendo la visione di un film de le vie del cinema anche ai disabili sensoriali.

Il film di Roberto Andò, presentato Fuori Concorso alla 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è interpretato da Micaela Ramazzotti, Laura Morante, Renato Carpentieri, Alessandro Gassmann.

Cinema senza Barriere® ha ampliato le sue attività nel mondo dell’accessibilità ai film, fornendo ai distributori la possibilità di inserire audiocommento e sottotitoli anche nelle successive uscite DVD dei film che vengono proiettati al cinema. Lo ha fatto per Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, premio alla sceneggiatura al Festival di Cannes 2018, ed ora per la futura versione DVD di Una storia senza nome di Roberto Andò. Un modo per riaffermare l’importanza dell’accessibilità culturale.

Si ricorda che Cinema senza Barriere®, mette a disposizione, anche per quest’anno, un apposito kit che consente proiezioni senza barriere anche per brevi periodi ai cinema della Lombardia che ne facciano richiesta ad A.I.A.C.E. Milano.
Parallelamente, Cinema senza Barriere®, porta avanti l’attività di conservazione del proprio archivio, che conta ormai ben 100 titoli.
A.I.A.C.E Milano con Cinema senza Barriere® promuove l’utilizzo dei loghi che indicano l’accessibilità alle proiezioni per persone con disabilità della vista e dell’udito.

Il calendario completo delle proiezioni sarà disponibile su www.mostrainvideo.com

UNA STORIA SENZA NOME DI ROBERTO ANDÒ, 26/9 ORE 19.30, ANTEO PALAZZO DEL CINEMA
Biglietti:
€ 8,00 intero
€ 4,50 disabili e non vedenti/non udenti e accompagnatori. Prenotazione obbligatoria scrivendo a info@agislombarda.it entro martedì 25 settembre, indicando nome e cognome.

Cinema senza Barriere® by A.I.A.C.E. Milano
info@mostrainvideo.com // www.mostrainvideo.com // 02 462094

Ufficio stampa Lo Scrittoio
Antonio Pirozzi 339 5238132; ufficiostampa@scrittoio.net
Via Crema, 32 // 20135 Milano // 02 78622290-91
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Ascoli Piceno – L’Unione ciechi nazionale punta sulla provincia di Ascoli per aiutare le famiglie a gestire la pluridisabilità

Marche in primo piano nel tour informativo promosso dall’Uici per fornire ai genitori di bambini con disabilità plurime gli strumenti che favoriscono una serena convivenza e lo sviluppo armonico dei piccoli e di tutta la famiglia

Creare una rete capace di sostenere le tante famiglie con bambini che presentano disabilità plurime, tracciare un percorso comune per arrivare insieme al migliore traguardo possibile: garantire ai piccoli e ai loro genitori una convivenza e una crescita armoniose. Perché la pluridisabilità non si combatte solo dentro gli ambienti sanitari e riabilitativi ma soprattutto quotidianamente, con il lavoro domestico.
È questo l’obiettivo del tour informativo promosso dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti nazionale (Uici) e che vede in primo piano le Marche e, in particolare, la provincia di Ascoli Piceno nella quale spicca una struttura di eccellenza: L’Officina dei Sensi.

Partita da Catania nel giugno scorso, la serie di incontri tra famiglie, operatori e sanitari a livello nazionale approda ad Ascoli lunedì 24 settembre con il seminario: “Pluri-Disabilità – Formazione ed Educazione alla Famiglia: luogo di incontro, condivisione e apprendimento”. Stesso tema, ma affrontato da prospettive diverse, per gli appuntamenti di Genova (ottobre) e San Benedetto del Tronto (novembre) che ospiterà l’evento conclusivo.

Sono oltre 450 i soci iscritti alla sezione interprovinciale Uici di Ascoli Piceno e Fermo mentre sono più di 1.200, sul territorio, le persone con disabilità visiva riconosciuta.

“Ad ispirare il progetto – spiega Mirco Fava, componente della Commissione nazionale della Pluridisabilità che ha promosso i seminari – è stata l’esigenza di portare in giro per l’Italia una nuova idea di gestione del bambino con più disabilità. La nascita rappresenta per ogni famiglia una sfida complessa ed entusiasmante. Ma la complessità aumenta con l’arrivo di un figlio con disabilità plurima. Il ruolo che ogni figura professionale deve svolgere è accogliere i genitori e solo insieme a loro strutturare la storia del bambino e della famiglia. Ogni famiglia deve essere accolta, ascoltata e deve uscire dalle stanze di riabilitazione con un bagaglio pieno di strategie concrete, da trasferire e adattare alla vita quotidiana e sociale. Solo in questo modo è possibile garantire lo sviluppo armonico del bambino, del contesto famigliare, e offrirli il più elevato grado di autonomia possibile”.

In quest’ottica è stata ideata la serie di seminari itineranti attraverso cui sensibilizzare le famiglie, la società e le singole strutture Uici per creare una rete capace di sostenere le famiglie che si trovano ad affrontare una disabilità sensoriale con o senza minorazioni aggiuntive.

L’appuntamento con la tappa ascolana è per lunedì 24 settembre, presso la Bottega del Terzo Settore in corso Trento e Trieste 18, a partire dalle 14.30.

Programma seminario: “Pluri-Disabilità - Formazione ed Educazione alla Famiglia: luogo di incontro, condivisione e apprendimento”.

Programma seminario: “Pluri-Disabilità – Formazione ed Educazione alla Famiglia: luogo di incontro, condivisione e apprendimento”.

Foto Officina dei Sensi

Foto Officina dei Sensi

Sport – Showdown, Garay e Folino vincono la Coppa Italia

Si sono concluse al Centro Le Torri di Tirrenia, in provincia di Pisa, le gare valide per la coppa Italia 2017-18. In campo maschile successo di Garay (Gsd Uici Pisa Onlus) che nella classifica finale ha preceduto di un soffio Massola (Gs Liguria Non vedenti), mentre Florio (Asd Non vedenti Lucani) si è piazzato al terzo posto. Nel torneo femminile si è imposta Folino (Gsd Uici Pisa Onlus) davanti alla sua compagna di squadra Cavallaro e a Tranchina (Asd Astil). Dunque, grande festa per Garay e Folino che hanno conquistato l’ambìto trofeo. Ai vincitori e a tutti i partecipanti vanno i complimenti della Fispic per aver resto la competizione molto entusiasmante nei tre giorni di gare.

CLASSIFICA FINALE UOMINI
1 GARAY GSD UICI Pisa Onlus
2 MASSOLA ASD GS Liguria Non Vedenti
3 FLORIO ASD Non Vedenti Lucani
4 RAFFI GSD UICI Pisa Onlus
5 MONGELLI ASD UIC Bari
6 LANZILLO ASD Non Vedenti Lucani
7 PRICOCO GSD Catania Torball
8 PALUMBO GSD Milano Onlus
9 DRAGO GSD Catania Torball
10 CABRINI ASD Pol. Lodigiani Trifoglio
11 DI BARI ASD UIC Bari
12 ROS ASD Arcobaleno Onlus

CLASSIFICA FINALE DONNE
1 FOLINO GSD UICI Pisa Onlus
2 CAVALLARO GSD UICI Pisa Onlus
3 TRANCHINA ASD Astil
4 PASSERO ASD GS Liguria Non Vedenti
5 CANINO GSD Milano Onlus
6 VECERE USSCRD Capitanata
7 ANDRIGHETTI ASD Arcobaleno Onlus
8 BACHINI ASD Sportella
9 PASSALACQUA ASD Pari e Diversi
10 ORSINI ASD La Fenice
11 MACIOCE ASD Pari e Diversi
12 D12

Sport – Presentazione del Progetto “Smart Sport”: Istituto Martuscelli, 24 settembre 2018

“Se gli occhi non vedono, la mente può sempre sognare”. Sarà presentato lunedì 24 settembre alle ore 16:30 Smart Sport, il progetto sportivo di inclusione sociale, gestito dal Club Schermistico Partenopeo. All’Istituto Domenico Martuscelli verrà illustrata l’iniziativa che mira a promuovere e consolidare il binomio sport e integrazione. Pedana centro della scena. Prima di altri, il campione olimpico Sandro Cuomo, oro ad Atlanta ’96 e commissario tecnico della Nazionale italiana di spada, ha intuito che l’attività sportiva e la scherma in particolare possono dare una grande mano al benessere psicofisico degli individui. Prenderanno parte alla tavola rotonda Giorgio Scarso, presidente della FIS, e Carmine Mellone, presidente CIP Campania. Saluti introduttivi affidati a Mario Mirabile, presidente provinciale Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Napoli, a Nunziante Esposito, consigliere nazionale UICI e a Gaetano Cannavacciuolo, Consigliere delegato Regionale UICI. Relazione a cura di Ciro Taranto, membro esperto commissione nazionale sport UICI, per esplicare quanto si intende realizzare. Infine cerimonia inaugurale e taglio del nastro della nuova sala scherma, preceduta dalla premiazione di Salvatore Urso, vicecampione europeo paralimpico di nuoto nella categoria S11, tesserato Noived Napoli, società presieduta da Rocco De Icco, protagonista con il tris di medaglie conquistato ai World Para Swimming European Championships nel mese di agosto presso il National Aquatic Centre di Glasgow. Si sperimenta una nuova idea dello sport e il Martuscelli diviene un inedito laboratorio di ricerca e contaminazione, polmone verde aperto alla cittadinanza.

invito inaugurazione e tavola rotonda del progetto "Smart Sport"

invito inaugurazione e tavola rotonda del progetto “Smart Sport”

Catania – Sabato 15 e domenica 16 settembre 2018 a tutto sport: arrampicata, canoa, sci nautico, di Anna Buccheri

Autore: Anna Buccheri

Una significativa attività del fitto calendario che l’UICI di Catania ha in programma

Un’esperienza assolutamente unica è stata vissuta sabato 15 settembre 2018 sul Lago Nicoletti vicino ad Enna da 30 bambini, ragazzi e adulti della sezione territoriale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Catania fortemente voluta dalla Presidente prof.ssa Rita Puglisi che ha dichiarato: Siamo felici di questa esperienza e contenti di poter sostenere i nostri ragazzi anche nell’inserimento sportivo.
La volontà di cogliere tutte le opportunità di crescere come persone è il motore che fornisce la spinta propulsiva ad ogni scelta, ogni attività, ogni progetto dell’UICI di Catania che diventano pratica grazie all’azione del Presidente Rita Puglisi coadiuvata da un valido gruppo costituito da consiglieri, impiegati, operatori e volontari del servizio civile.
Imprescindibile è stata la presenza del plurimedagliato campione paraolimpico Daniele Cassioli vincitore di 22 titoli mondiali, 20 europei e 31 italiani, considerato il più grande sciatore nautico paraolimpico di tutti i tempi.
Altrettanto importante è stata la disponibilità del Circolo Nautico Tre Laghi del Lago Nicoletti a partire dal presidente Giovanni Sacco agli atleti e all’allenatore Anatoli Menshikov che hanno accompagnato i partecipanti nell’esperienza guidandoli tra i pontili e sulla parete di roccia dell’arrampicata.
Obiettivo comune è che giornate come questa, emozionanti e produttive da un punto di vista dell’arricchimento delle esperienze, della possibilità di spingere sempre più in là i limiti che comunque la disabilità visiva pone per agire su un potenziamento delle abilità che coinvolge le diverse dimensioni di vita di ognuno di noi (conoscitiva, emozionale, relazionale e anche estetica, perché la bellezza è in tutte le cose), possano essere la regola e non l’eccezione, la normalità e non la straordinarietà.
Domenica 16 settembre allo Spazio Mare Diving School di Catania c’è stato invece un primo approccio con la subacquea. Insomma per questi ragazzi l’acqua, dolce e salata, è diventata un elemento familiare in cui muoversi con la necessaria perizia, con soddisfazione e con gioia.
L’esperienza è servita anche ai genitori certamente a buon diritto non privi di dubbi e di perplessità all’inizio, essendo abituati a dover fare i conti giorno dopo giorno con difficoltà e impedimenti, a dover accettare rinunce per loro stessi e per i propri figli, a misurare distanze e barriere dall’apparenza sempre insormontabile. In questi due giorni i genitori hanno sperimentato anche loro che si può e si deve chiedere di più perché ogni meta che si raggiunge, ne pone subito un’altra, basta affrontare le sfide con forza di volontà e con il supporto di professionisti che conoscono il “cosa fare” e “come fare”.
Sono state due giornate all’insegna dello sport, quello sport di cui Pierre de Coubertin diceva: Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla.
Lo sport vissuto nella sua dimensione sana, infatti, ripropone valori che sono universali ed educativi perché fondati su sacrificio, applicazione, rispetto delle regole, dei compagni di squadra e degli avversari. In questo senso lo sport è un modo sano di intendere la vita, che promuove la capacità di saper godere dei successi e di saper imparare dalle sconfitte e dalle delusioni.

Beni Culturali – Il senso dell’arte: Esempi di alternanza e di accessibilità alla Galleria Spada

Martedì 25 settembre 2018 alle ore 16.30 il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, presenterà presso la Galleria Spada, diretta da Adriana Capriotti, i risultati del progetto di Alternanza Scuola Lavoro Il Senso dell’Arte, portato avanti assieme all’Associazione Culturale Sinopie.
Il progetto, svolto nell’anno scolastico 2017/2018 in relazione alle attività didattiche e formative di Alternanza Scuola-Lavoro avviate presso la Galleria Spada, ha portato alla creazione di un percorso sensoriale dedicato alle persone con disabilità visiva. Attraverso lo studio della Galleria e delle sue collezioni sono, infatti, stati realizzati ausili finalizzati alla fruizione del museo e dei principali capolavori che in esso si conservano. Il progetto proseguirà nei mesi autunnali con segmenti didattici e visite guidate in Galleria per visitatori non vedenti e per i loro accompagnatori.
L’iniziativa è riconosciuta dal Ministero per i beni e le attività culturali con il logo ufficiale dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale 2018, che indica tra i suoi obiettivi prioritari quello di “promuovere soluzioni che rendano il patrimonio culturale accessibile a tutti attraverso l’eliminazione delle barriere sociali, culturali e fisiche, tenendo conto delle persone con particolari esigenze” (art 2.2.d – Decisione (UE) 2017/864 del Parlamento europeo e del Consiglio).
Nell’occasione, saranno presentati i vari progetti realizzati dagli studenti all’interno della Galleria Spada; essi hanno avuto come finalità la conoscenza del patrimonio del museo e l’elaborazione di proposte di valorizzazione e comunicazione culturale in favore di più tipologie di visitatori. Le attività si sono svolte da gennaio a giugno 2018 e hanno visto alternarsi oltre 600 studenti, per un totale di 30 gruppi classe e di 21 istituti superiori. Gli studenti sono stati seguiti da Sinopie attraverso diversi tutors professionisti nel settore dei Beni Culturali, con esperienza pluriennale in ambito museale, e le attività svolte hanno portato alla realizzazione di performance d’arte, video, riproduzioni di opere e analisi statistiche dei visitatori della Galleria Spada che saranno oggetto di presentazione il 25 settembre p.v.

Galleria Spada
Piazza Capo di Ferro 13
00186 Roma

Info
Cell. Sinopie – 3883531375 didatticasinopie@gmail.com
www.sinopie.it

Locandina dell'evento "Il senso dell'arte"

Locandina dell’evento “Il senso dell’arte”

Sport – BXC: I Lampi Milano accedono alle semifinali

Sabato 15 settembre si è svolto uno dei concentramenti della Coppa Italia di baseball per ciechi.
I Lampi Milano, classificandosi al primo posto, si sono qualificati per le semifinali.
Di seguito i risultati:
Lampi Milano – Thunder’s 5 Milano 11 a 0
Thunder’s 5 Milano – I Patrini Malnate 9 a 7
I Patrini Malnate – Lampi Milano 0 a 13
Domenica 30 settembre i Lampi Milno affronteranno la Fiorentina BXC nella prima semifinale.
La prima classificata accederà alle semifinali in programma domenica 30 settembre a Bologna.

Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano ONLUS
Via Vivaio, 7
20122 Milano
tel/fax: +390276004839
Email: info@gsdnonvedentimilano.org
Web: www.gsdnonvedentimilano.org
twitter: https://twitter.com/Gsdnvmilano
Facebook: https://www.facebook.com/GSDNONVEDENTIMILANO

Riconoscimento di figure professionali, di Marco Condidorio

Il 10 settembre scorso, la Giunta regionale del Molise ha riconosciuto le figure professionali quali l’Operatore tiflologico e l’Educatore tiflologico.
Evento che possiamo definire epocale per il valore e la portata culturale che le stesse figure rappresentano per l’integrazione scolastica dei nostri alunni/studenti in situazione di cecità assoluta, parziale, di ipovisione lieve o grave.
Sino ad oggi, gli alunni e studenti disabili visivi si sono dovuti accontentare della figura generica dell’assistente alla comunicazione e per l’autonomia prevista dall’articolo 13, comm.3 della legge 104/92. Accontentare nel senso che, mancando un percorso curricolare formativo, che ne definisse ruoli e profilo professionale, gli stessi assistenti alla comunicazione si presentavano frequentemente e con i curricula più diversi, raramente  attinenti con le necessità specifiche dell’alunno/studente in situazione di disabilità visiva, magari con minorazione aggiuntiva.
Ciò ha comportato così sino ad oggi una sorta di caccia alle conoscenze e alle competenze, una caccia al tesoro infruttuosa e di lotteria delle competenze che, purtroppo per tutti, soprattutto per gli alunni/studenti sino a questo momento sono state alla merce del mercato cooperativistico o di quegli enti che, non avendo obblighi formativi nei confronti di una figura così importante e delicata qual è l’educatore tiflologico, quella dell’assistente alla comunicazione e per l’autonomia veniva adattata alla luce delle molteplici alternative professionali offerte, per l’appunto dal panorama piuttosto eclettico dei curricola formativi, solitamente riconosciuti per una certa prassi improntata all’empirismo didattico ed educativo  per la stessa figura, per il fatto d’essere sancita dalla legge 104/92.
E così, oltre a non rispettare le esigenze educative e tecniche dell’alunno/studente in situazione di disabilità visiva, la scarsa preparazione professionale dell’assistente alla comunicazione, tra l’altro spesso definito con titoli impropri perché fuorvianti, ma rispondenti ad una cultura distorta della sua funzione all’interno del contesto scolastico, ad uso e consumo di una corsa illogica al titolo professionale a danno, come sempre degli alunni e degli studenti ha comportato un uso caotico della professione sino a determinare una contrattazione illegittima quanto mai forzata del suo riconoscimento, che in talune occasioni ha rischiato di compromettere lo spirito della legge, che ne ha affermato il ruolo all’interno dei processi di integrazione scolastica.
Finalmente oggi, il riconoscimento dell’educatore tiflologico  sancisce l’obbligo di istituire percorsi formativi, professionali, che tengano conto della specificità del curricolo istitutivo della stessa figura, della funzione di cui è titolare legittimo, acquisito con  delibera n. 439 del 10-09-2018 della Giunta Regionale Molise, che ne riconosce la professione, dunque il ruolo specifico: esperto in scienze tiflologiche.
Il Molise da anni promuove iniziative formative al fine di dimostrare all’opinione pubblica ma, in particolare alle istituzioni e agli addetti del settore che, perché gli  alunni/studenti siano rispettati nell’esercizio del loro diritto quale è quello dell’accesso all’alfabetizzazione, anche tiflotecnologica, digitale e strumentale, non aveva alcun valore didattico, educativo l’affiancamento di figure professionalmente lontane dalle loro esigenze di alunni/studenti in situazione di disabilità sensoriale, nel caso specifico di quella visiva. Ma che, invece, nel rispetto delle specificità della minorazione visiva, ad affiancare l’alunno/studente ci deve essere una figura professionale con conoscenze e competenze nelle aree della tiflologia: tiflotecnica, tiflodidattica ed informatica.
Una professionalità che, più che una funzione didattica, spettante esclusivamente al docente per il sostegno e/o curriculare, deve esercitare il ruolo di educatore specificatamente legato alle tiflotecnologie e/o agli strumenti e materiali per lo studio delle discipline.
Anche l’insegnamento del codice Braille rientra nelle funzioni pedagogiche di quell’alfabetizzazione educativa indispensabile a permettere una reale integrazione dell’alunno/studente; così pure la conoscenza e l’uso delle cartine geografiche, di quelle scientifiche, dei grafici in rilievo o con caratteri ingranditi, per fare qualche esempio.
Per fare ciò e andando contro ad un pensiero dominante, che vorrebbe una figura omnicomprensiva sulle disabilità sensoriali o addirittura sulle criticità afferenti tutte le disabilità, un generalista del sostegno che, evidentemente non riesce a soddisfare alcuna specificità, perché si dovrebbe occupare di tutto, ma di fatto non s’occupa di nulla, abbiamo creduto sino in fondo alla professionalità dell’esperto in scienze tiflologiche qual è l’Educatore tiflologico che, come ben evidenziato nel suo stesso “titolo professionale” non vuole essere, né  ha mansioni di sostegno alla didattica disciplinare ma, attua e svolge un percorso educativo specificatamente tiflologico per tutto ciò che afferisce la conoscenza e l’uso degli strumenti per acquisire autonomia nello studio disciplinare col sostegno della didattica del docente per il sostegno.
Il Consiglio regionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti molisano, con il prezioso contributo dell’Università degli studi del Molise (UNIMOL),L’I.Ri.Fo.R. Nazionale e regionale, la stessa scuola molisana, ha istituiti vari percorsi formativi tra cui i più importanti sono stati il master universitario di primo livello 60 CFU in Typhlology Skilled Educator e l’istituzione dell’insegnamento di tiflologia teorica e applicata  presso il corso di laurea in scienze della formazione primaria per il quale sono previsti ben 6 CFU, confermato dal Senato Accademico dell’UNIMOL anche per l’a.a 2018/2019.
Il riconoscimento dunque avviene dopo un lungo percorso fatto di insidie e tante diffidenze, spesso tramutatesi in un netto rifiuto a danno degli alunni e degli studenti stessi, i quali si sono visti negare il diritto alla normalità e alla parità.
Il 10 settembre così sarà ricordata come data storica per una regione che da oltre un ventennio sta facendo scuola nel campo della tiflologia e che ha aperto la terza età della ricerca con studi, seminari volti alla formazione di figure esperte nelle scienze tiflologiche, aventi ruoli ben definiti, spendibili a sostegno del diritto allo studio e della socializzazione delle persone cieche assolute, ipovedenti lievi o gravi e/o con minorazioni aggiuntive.
Marco Condidorio

Una bella esperienza, di Gerardo Sannino

Autore: Gerardo Sannino

Anche quest’anno grazie al contributo economico dell’ I.RI.FO.R nazionale è stato organizzato da Angelina Pimpinella e Maura Delle Fave il tradizionale soggiorno per i sordociechi dall’ 1 all’ 8 settembre la località scelta, Grottammare provincia di Ascoli Piceno. Accompagnati e guidati dai volontari il gruppo sordociechi ha potuto partecipare a numerose attività socio culturali e riabilitative ad esempio: la visita al borgo medioevale di Offida, visita al centro storico di Ascoli Piceno, attività di idroterapia in acqua con esercizi ginnici, visita al centro polifunzionale “officina dei sensi” dove aiutati da un esperto di olive ascolane abbiamo riprodotto il procedimento di come fare le olive all’ascolana. È stato possibile conoscere la nuova macchina che permette in modo semplice di leggere i giornali. La sezione di Ascoli ha quindi contribuito mettendo a disposizione quando possibile i pulmini ed ha offerto un ottimo pranzo alla ”Officina dei sensi”. Molto gradita la vista di Adoriano Corradetti, componente della direzione Nazionale UICI, che in compagnia della sua gentile consorte Gigliola hanno conosciuto il gruppo dei sordociechi rendendosi personalmente conto della validità di questi soggiorni che portano allegria, evasione e speranza. In questi soggiorno così duramente colpiti dalla doppia minorazione si è vissuto momenti di allegria, festa, festeggiando i 18 anni di Lucia Varchera sordocieca di Cosenza e i 25 anni di Laura giovane volontaria di Latina. Il giorno della partenza In dono a tutti i partecipanti Adoriano Corradetti ci ha consegnato un assaggio di olive ascolane da portare in famiglia. Si ringrazia davvero l’I.RI.FO.R Nazionale la sezione di Ascoli per la riuscita di questo soggiorno che come detto porta gioia, serenità e socializzazione.
Gerardo Sannino