Il Tricolore sulla Scacchiera del Mondo

Autore: Bersan Vrioni

Campionato Mondiale di Scacchi a Squadre per Ciechi e Ipovedenti – Montenegro, 17–28 aprile 2026

Ci sono eventi sportivi che vanno oltre il risultato. Momenti in cui una partita diventa simbolo, una squadra diventa comunità, e ogni mossa racconta qualcosa di più grande. Il Campionato Mondiale di Scacchi a Squadre per Ciechi e Ipovedenti, che si terrà in Montenegro dal 17 al 28 aprile 2026, è uno di questi momenti.

Su quella scacchiera internazionale non si confronteranno soltanto strategie e preparazioni tecniche. Si incontreranno storie, percorsi di vita, sfide personali trasformate in forza, e una visione dello sport come strumento autentico di inclusione.

A rappresentare l’Italia saranno quattro giocatori selezionati dall’ASCID – Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani, membro ufficiale dell’International Braille Chess Association (IBCA), l’organismo che promuove e organizza questa prestigiosa competizione mondiale.

Questi sono i nomi degli Azzurri che porteranno il Tricolore sulla scacchiera del mondo:

 Marco Casadei, da Cesena

 Bersan Vrioni, da Viterbo

 Giancarlo Badano, da Alessandria

 Diego Poli, da Trieste

Quattro città, quattro storie, un’unica bandiera.

In quei giorni, ogni partita sarà molto più di un confronto sulla scacchiera: sarà un gesto di rappresentanza, un atto di orgoglio, un segnale forte e chiaro che lo sport appartiene a tutti. E che negli scacchi, forse più che altrove, le differenze si trasformano in valore.

Gli scacchi sono disciplina, memoria, concentrazione, visione. Ma per le persone cieche e ipovedenti sono anche autonomia, crescita personale, indipendenza. Sono uno spazio dove il limite perde centralità e lascia spazio alla capacità. Dove la mente diventa il vero terreno di gioco, libero da barriere.

È questa la forza profonda di questi eventi: unire atleti provenienti da ogni parte del mondo in nome di uno sport che non esclude, ma accoglie. Che non divide, ma connette. Che non misura solo la bravura, ma celebra la determinazione.

E allora questo non è solo un invito a seguire una competizione. È un invito a sentirsi parte di qualcosa. A sostenere questi quattro Azzurri come simbolo di un’Italia che crede nell’inclusione, nel talento, nella dignità dello sport.

Quando prenderanno vita le prime mosse in Montenegro, non saranno soli. Con loro ci sarà una comunità, un Paese, una bandiera.

E forse, davanti a quella scacchiera, ci sentiremo tutti un po’ più italiani.