Macerata – Servizio civile Nazionale – Avviso di selezione

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Sezione Provinciale di Macerata, pubblica il presente avviso di selezione per 1 posto di volontario del Servizio Civile Nazionale per l’accompagnamento dei grandi invalidi e dei ciechi civili.
Requisiti richiesti:
cittadini dell’Unione europea o cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti
non aver riportato condanne penali;
Età compresa tra 18 e 28 anni
Possesso di Diploma di Scuola Secondaria di Secondo grado
Conoscenze informatiche di base
Predisposizione al lavoro di gruppo
Possesso di patente B
Orario settimanale di servizio: 36 ore.
Retribuzione mensile: 433,80.
Le domande (allegato 2 e 3), possono essere presentate esclusivamente secondo una delle seguenti modalità:
1) con Posta Elettronica Certificata (PEC), avendo cura di allegare tutta la documentazione richiesta in formato pdf;
2) a mezzo “raccomandata A/R”;
3) consegnate a mano.
Le domande dovranno essere presentate entro le ore 14.00 del 20 aprile 2016, corredate unicamente da carta d’Identità in corso di validità (non è ammessa la patente), indirizzate a:
Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
Sezione Provinciale di Macerata
Via Lauro Rossi, 59 – 62100 Macerata
I candidati, in possesso dei requisiti previsti dal bando, saranno convocati per il colloquio di selezione che si svolgerà in data da stabilire. I titoli presentati e il colloquio di selezione concorreranno all’attribuzione del punteggio finale.

Chiavari – Settimana verde nelle dolomiti sport e relax in val di fiemme 8 giorni dal 3 all’11 settembre 2016

La Sezione di Chiavari dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus della Liguria, con l’assistenza della Scuola Alpina di Polizia di Moena, organizza una settimana verde a Cavalese in Val di Fiemme, dal 3 settembre all’11 settembre 2016. . Il soggiorno dell’anno scorso a Cavalese ha avuto un grande consenso. Abbiamo fatto gite diverse da quelle degli anni precedenti, belle, interessanti e hanno soddisfatto appieno anche coloro che volevano camminare a lungo. Cambieremo però albergo, restando sempre a Cavalese e rimanendo nel centro storico, anzi proprio sulla piazza centrale, di fronte al Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme e alla Torre Civica. All’Hotel Excelsior, in un antico palazzo del 1500 ristrutturato e arredato con mobili in stile, troveremo una calda accoglienza e saremo coccolati dalla famiglia Gilmozzi, in un ambiente romantico e rilassante. La cucina ci farà concludere con gusto le giornate che passeremo all’aria aperta. quest’anno, per agevolare coloro che arrivano con il pullman di linea da Genova, ci fermeremo 8 giorni anziché 7. Avremo così modo di fare una gita in più sabato 10. Per i nuovi iscritti, un cenno sul borgo di Cavalese, che l’anno scorso è stato molto apprezzato. Posto su di una terrazza pendio che sovrasta la vallata. Il centro storico è gradevolissimo, facile da percorrere, lastricato con piccoli cubetti di porfido, ricco di storia, di bei palazzi antichi e di negozi di ogni genere dove sarà piacevole ed interessante fare shopping. Cavalese dispone anche di un bellissimo parco per rilassanti passeggiate e di una piscina coperta. Ed ora veniamo alla nostra settimana, che sarà come sempre imperniata sulle escursioni giornaliere con le nostre amatissime e professionali guide, i poliziotti della Scuola Alpina di Polizia di Moena. Come già avvenuto l’anno scorso, potremo ampliare ancor di più la nostra conoscenza dei bellissimi dintorni della Val di Fiemme. Tutte le gite sono state apprezzate, in particolar modo l’Alpe di Pampeago, con i suoi spazi grandiosi e gli interessanti cartelloni naturalistici lungo il percorso. Il bagno nel laghetto di Bombasel al Cermis è stato eccitante e tonificante. Anche la gita dell’ultimo giorno al Passo degli Oclini a 2 quasi 2000 metri, è stata un successo. Come all’Alpe di Pampeago, grande estensione di cime tutto intorno e prati immensi dove è stato bellissimo camminare. Al rifugio si è cantato tutti insieme ed è stato un magnifico momento di coesione e di nostalgia perché la settimana era finita. PROGRAMMA DELLA SETTIMANA Arrivo all’hotel sabato 3 settembre, ognuno con i propri mezzi. A tale riguardo, si prega di comunicare le modalità di arrivo, in modo da potervi aiutare nel trasferimento all’Hotel. Dopo la cena, primo incontro fra i partecipanti e gli organizzatori, per comunicazioni riguardanti l’organizzazione pratica della settimana. Dal 4 al 10 settembre: escursioni giornaliere con percorsi che verranno di giorno in giorno definiti dai nostri accompagnatori. Coloro che invece preferiranno restare a rilassarsi in albergo e dintorni, saranno liberi di farlo. Per costoro, con preventiva richiesta agli organizzatori, sarà possibile disporre del pullmino (che anche quest’anno porteremo al seguito della settimana), per fare eventuali gite turistiche nelle Dolomiti, oppure più semplicemente per raggiungerci al rifugio nel quale andremo a pranzare. Domenica 11 settembre: in mattinata, partenza per le proprie destinazioni. Non viene richiesto l’accompagnatore, ma in albergo ognuno dovrà essere autosufficiente negli spostamenti e nelle normali pratiche quotidiane. Essendo la stagione avanzata è indispensabile avere con sé una giacca a vento e abbigliamento da montagna, adeguato sia al caldo che al freddo. Inoltre è indispensabile per tutti coloro che camminano, avere scarponcini da montagna e zaino. I bastoncini da escursionismo potranno essere eventualmente acquistati in loco.. Per chi invece desidera restare a pranzo in albergo, ricordiamo che il costo dello stesso quest’anno è di 21 Euro, comprensivo delle bevande ed è prenotabile giornalmente. La quota della settimana verde con trattamento a mezza pensione per 8 giorni, è di € 480 per la camera doppia e di € 560 per la camera singola. Le bevande a cena sono incluse. La quota comprende anche l’uso gratuito del centro benessere. Sono invece a parte i massaggi in camera, peraltro a prezzi contenuti. Inoltre, è compresa anche la card dell’ospite, che offre la mobilità gratuita in tutto il trentino e l’accesso gratuito ai musei. La quota non comprende: il viaggio andata e ritorno e il pranzo di mezzogiorno Inoltre, occorrerà pagare il pranzo ai nostri accompagnatori. A tale riguardo e solo per coloro che faranno le escursioni, a inizio settimana verrà creato un fondo comune gestito dagli organizzatori, per rendere più agevoli questi pagamenti nei rifugi dove pranzeremo. Le iscrizioni sono da confermare con il versamento di una caparra di € 100,00, entro il 3 giugno sul conto corrente bancario intestato a Unione Italiana Ciechi sezione di Chiavari, banca CARIGE contrassegnato da iban: IT58B0617531950000001879980 con la causale “anticipo settimana cavalese”. Si precisa inoltre che in caso di rinuncia, la caparra versata non potrà essere restituita. Il saldo dovrà essere versato sullo stesso conto corrente bancario inderogabilmente, per motivi organizzativi, entro il31 luglio 2016, precisando nella causale “saldo settimana Cavalese”. Tutti i partecipanti sono coperti da polizza assicurativa contro gli infortuni. Per ulteriori informazioni o chiarimenti telefonare ai seguenti organizzatori: – Luciano Frasca cell. 389 071 0527 – ufficio 010 54 96 560 – casa ore serali 010 39 53 44. – Olivieri Maria Grazia cell. 329 43 19 147 – casa ore pasti 0185 30 79 00.

Bergamo – Relazione tenuta dalla Dr.ssa Franchi Valentina, psicologa, al convegno organizzato dalla Sezione di Bergamo dell’Uici

La nascita di una perla è un evento davvero miracoloso. A differenza delle pietre o dei metalli preziosi, che devono essere estratti dalla terra, le perle sono prodotte dalle ostriche o meglio da “molluschi perliferi” che vivono nelle profondità marine. Le pietre preziose devono essere sottoposte al taglio e levigate per farne emergere la bellezza. Ma le perle non hanno bisogno di questo processo complementare. Nascono da questi molluschi con una naturale iridescenza, una lucentezza e una morbida luminosità intrinseca che nessun’altra gemma al mondo possiede.
Non è affatto scontato che un mollusco riesca  a produrre una perla. Solitamente questo avviene perché il mollusco reagisce ad uno stimolo come forma di difesa verso un’intrusione.
La formazione della perla avviene quando sui fondali marini elementi estranei al mollusco penetrano all’interno dell’epitelio, creando un’azione di forte disturbo. In breve, la perla si forma attorno ad un corpo estraneo (granello di sabbia, parassita, larva marina, frammento di conchiglia) entrato nel mollusco; questa intrusione produce una forte reazione nell’animale che, non riuscendo ad espellerla, inizia un processo d’isolamento secernendo una sostanza cristallina liscia e dura, definita sostanza madreperlacea. Fino a quando il corpo estraneo resta nel mantello (lembo cutaneo che si trova tra il guscio e il corpo dell’animale), l’ostrica perlifera continua a secernere intorno ad esso la sostanza madreperlacea, strato su strato. Dopo pochi anni, il risultato sarà quello di una bella e splendente gemma che chiameremo perla.

Resilienza: significato del concetto e sue origini

La resilienza può essere definita come il processo che permette la ripresa di uno sviluppo possibile dopo una lacerazione traumatica e nonostante la presenza di circostanze avverse.
È un termine che deriva dal latino resalio, iterativo di salio, che significa saltare, rimbalzare, per estensione danzare. Il termine è stato coniato in fisica per descrivere l’attitudine di un corpo a resistere a un urto, la capacità di un metallo di riprendere la propria forma dopo aver ricevuto un colpo non abbastanza forte da provocarne la rottura. La durezza, la resilienza, la resistenza alla fatica e alle sollecitazioni, in ingegneria, sono definite proprietà meccaniche di un corpo, ovvero i modi in cui si comporta un materiale quando è sottoposto a sollecitazioni esterne di tipo meccanico. In particolare, la resilienza è considerata la capacità che un materiale ha di sopportare sforzi applicati bruscamente, senza rompersi e senza che si propaghino fessure all’interno; il suo contrario è la fragilità. Nel linguaggio informatico, la resilienza concerne la qualità di un sistema che gli permette di continuare a funzionare a dispetto di anomalie legate ai difetti di uno o più dei suoi elementi costitutivi.
Negli anni ottanta il concetto iniziò a essere usato anche in senso figurato, venendo a indicare la nozione secondo cui dopo un trauma passibile di provocare “un’agonia psichica”, come è stata definita da un importante psicoanalista, la persona ferita nell’anima può ritornare alla vita. Il colpo è esistito nel reale, ma il soggetto riesce a riprendersi, ritornando non alla sua vita precedente – in quanto conserva la traccia del colpo nella sua memoria – ma a un’altra vita, appassionante quanto difficile.
Per ragionare secondo questo schema occorre abbandonare la causalità lineare (è stato gravemente ferito e quindi è spacciato per tutta la vita), abituandosi a considerare i problemi nel quadro di un sistema: se un elemento del sistema si rompe, come accade in seguito a un trauma, è l’insieme del sistema stesso che si modifica.

Una delle caratteristiche più interessanti che emerge dagli studi sulla resilienza è proprio la capacità di trasformare un’esperienza dolorosa in apprendimento, inteso come la capacità di acquisire delle competenze utili al miglioramento della qualità della vita e all’organizzazione di un percorso soddisfacente, in relazione al contesto di riferimento. L’evento traumatico, che in molti casi rischia di far richiudere la persona solo ed esclusivamente nella condizione di dolore, causa di azioni e comportamenti spesso nocivi, può divenire, al contrario, motore di cambiamento possibile.
È stata proposta, trattando il tema della guarigione di fronte ai traumi, oltre a quella dell’ostrica e della perla la metafora dell’albero: ferito da giovane, cresce intorno alla ferita. Durante la sua crescita la ferita diviene piccola in confronto alle sue dimensioni. I nodi e i rami, anche deformi, testimoniano gli ostacoli procurati nel tempo e superati. Il modo in cui l’albero cresce e si sviluppa esprime la sua originalità e la sua bellezza.
Vulnerabilità e risorse

Il processo di resilienza implica la possibilità di integrare i due volti – limite e capacità – nel corso del percorso di vita. L’incontro tra le risorse e i limiti, fra la parte forte e debole, non designa, da questo punto di vista, la separazione tra i due aspetti, ma al contrario la loro complementarietà e la possibile ricerca di integrazione.

La dimensione della vulnerabilità, assunta come componente complementare da associare alla dimensione risorsa, a volte non ancora compresa e conosciuta, può trasformarsi in opportunità di crescita.
L’etimologia della parola vulnerabilità deriva dal latino vulnus, che significa ferita e che può condurre ad altre parole quali lesione, strappo, bruciatura, o ancora a una ferita rimarginata che comporta sempre una cicatrice. La ferita deve essere protetta, disinfettata e fasciata: ha bisogno di tempo, spazio, cure e attenzioni particolari per potersi rimarginare in modo appropriato. L’animo umano, quando è ferito, funziona un po’ come la pelle: quando il sistema si rompe, si entra in una fase di confusione e di perdita della bussola interna che fino a quel momento aveva permesso l’orientamento, e si accede a una condizione di vulnerabilità in cui gli elementi di vulnerabilità predominano su quelli di forza. La crisi rappresenta anche una rottura: non si è più quelli di prima ma cosa si diventerà ancora non è dato saperlo.
In un primo momento la fuga può essere un percorso possibile, che ripara dalla disintegrazione totale e dalla crisi all’interno della quale ci si trova. È importante però che essa rappresenti una condizione momentanea e non di stabilità, poiché fa correre il rischio di voler interrompere il cammino per evitare di soffrire ancora.
La vulnerabilità sembra essere, in questo particolare momento storico e nella società occidentale, una condizione che spaventa, e sempre più spesso si tenta di allontanarla, negando la parte di fragilità che è in ogni uomo. Crediamo, forse troppo spesso, di essere individui invulnerabili, in grado di sopportare qualsiasi situazione, o forse i valori che sembrano caratterizzare il nostro mondo occidentale, quali il denaro, il successo, la competizione, la produttività, inducono a comportamenti di chiusura, e di negazione delle nostre stesse sofferenze quotidiane.
Un approccio resiliente alle difficoltà, viceversa, necessita di una disposizione ad abbandonare alcune delle certezze e dei propri assoluti per scoprire che ciò che non conosciamo può essere motivo di apprendimento di un qualche cosa di inaspettato; implica, inoltre, l’incontro tra l’esperienza acquisita nel corso dei tempi, che ha favorito la costruzione del percorso di vita e ha fatto assumere delle certezze e l’inatteso, il nuovo che può arrivare, la risorsa che può scaturire, nonostante le premesse e le aspettative di partenza. Necessita, inoltre, della possibilità di prendere le distanze da una modalità che giudica, interpreta, circoscrive senza lasciare vie di scampo, ancora prima di avere osservato e offerto un’occasione per il cambiamento.
Le crisi, in questo modo, possono essere assunte come elementi di ricchezza, generatrici di nuove esperienze. Esse sono da considerarsi, nonostante il dolore che possono generare e il desiderio di allontanarle, come passaggi e situazioni che immancabilmente si incontrano. Crescere implica anche entrare in crisi, ed è sinonimo della potenza creatrice che può scaturire da un momento di assoluta difficoltà.
Il benessere psichico, nei momenti di crisi, ha anche fare con la ricerca di strategie che permettano di riannodare i fili di una storia interrotta che non deve essere negata e nella quale l’evento traumatico non sarà eliminato, strategie che però contribuiranno al superare soglie di dolore che, diversamente, sarebbero molto più difficili da affrontare.
La sofferenza, infatti, può essere trasformata, elaborata, ma non negata o omessa. Il dolore può invadere e indurre a comportamenti di evitamento, di chiusura, di negazione a causa dell’impatto e delle condizioni all’interno delle quali ci si trova ad operare; a ciò si oppongono la possibilità di riannodare fili tra passato, presente e futuro e la dimensione della speranza.
La resilienza implica, dunque, la capacità di balzare fuori, di saltare, quindi è un po’ questa capacità di risposta interna di una persona ad affrontare situazioni difficili della vita, la cui assenza è definita sindrome di Charlie Brown, che indica il sentimento di impotenza tipico e naturale di colui che ha la percezione di non avere alcuna personale capacità di controllo sulla sua situazione, nessuna capacità di poterla modificare o di prevedere un aiuto, un rinforzo per riuscire a incidere su di essa.
La resilienza, quindi, non consiste in una riparazione, di un’eliminazione del danno, anzi, si parte da questo, dalla condizione di base che non può essere modificata. Uno studioso della resilienza, quando gli fu domandato: “Come posso agire per evitare di essere chiuso nella sindrome di Charlie Brown?”, rispose: “Quando un quadro rovinato dalle intemperie viene restaurato si verifica una rinascita, un abbellimento, una metamorfosi, poiché i colori tornati freschi e luminosi non sempre corrispondono a quelli originali”.
Alcuni studiosi sostengono che le persone resilienti sono felici, omettendo la dimensione del dolore e della fatica, mettendo in luce solo la dimensione della forza e della possibilità intrinseca ad ogni essere umano, rischiando di promuovere la cultura del più forte sul più debole. La resilienza, viceversa, pur essendo espressione di una via che apre le porte alla speranza e di una potenza che sorprende, ha un prezzo molto alto da pagare: affrontare le prove prima di superarle e uscirne rafforzati. La resilienza non coincide con il sogno americano in cui tutto è possibile, non corrisponde solo alla forza d’animo e nemmeno alla sola forza di volontà, e nemmeno alla felicità. Non si tratta, come abbiamo detto, di negare la dimensione del dolore ma di accoglierla, trasformarla, per non rimanere incastrati solo in essa.
Essere resilienti: la crisi come opportunità

Elemento principale della teorizzazione sulla resilienza è che le crisi, pur con tutto il carico di fatica e dolore che comportano, possono essere considerate anche come delle opportunità.
La crisi infatti ha una caratteristica particolare: porta scompiglio nel sistema di sicurezza e prevedibilità che ognuno di noi, nella sua vita, ricerca e persegue. Sentirsi sicuri e all’interno di un mondo prevedibile, infatti, è un bisogno fondamentale dell’essere umano, e un adeguato senso di sicurezza è condizione necessaria per l’equilibrio psichico. Un eccesso di tali componenti, tuttavia, se da un lato ci mette al riparo da sentimenti come ansia e paura, dall’altro impoverisce progressivamente la nostra vita, chiudendoci al nuovo, al diverso, all’imprevisto. Le crisi, in questo senso, riportano inevitabilmente nella vita delle persone queste dimensioni che, se adeguatamente affrontate, possono dare come esito non solo una buona risoluzione della crisi stessa, ma anche un arricchimento generale che forse non sarebbe stato possibile se la crisi stessa non fosse avvenuta.

Il primo passo per entrare in questo percorso e, quindi, per costruire resilienza, è conoscere di che cosa si tratta, ovvero scoprire in se stessi e negli altri gli elementi che hanno permesso di sopravvivere, resistere, trasformare e costruire.

Ma che cos’è dunque la resilienza? Può essere definita come la capacità o il processo di far fronte, resistere, integrare, costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante l’aver vissuto situazioni difficili che facevano pensare a un esito negativo.
La resilienza ha dunque due componenti:
la resistenza alla distruzione e la possibilità di preservare l’integrità nonostante circostanze difficili;
la capacità di costruire positivamente la propria vita nonostante le situazioni difficili.
Si tratta dunque non solo della resistenza ma anche del superamento della difficoltà. Comporta per la persona, quando è sottomessa a pressioni, la possibilità di proteggere la sua integrità, di costruirsi e aprirsi delle vie malgrado le circostanze difficili.
La resilienza propone di non ridurre mai una persona ai suoi problemi ma di dichiarare anche le sue potenzialità. Ciascuno deve poter trovare dentro di sè delle soluzioni, ovvero divenire responsabile del suo processo di cambiamento.

La resilienza, afferma uno dei suoi massimi studiosi, è più che resistere, è imparare a vivere. Secondo questa prospettiva, la resilienza non è mai posseduta o non posseduta in assoluto, totale, acquisita una volta per tutte, ma varia a seconda delle circostanze, della natura del trauma, del contesto e dello stadio di vita.

Queste considerazioni suscitano alcune domande: da dove viene questa forza? Quali sono i fattori e gli indicatori sottesi alla resilienza? Quali gli elementi che permettono a una persona di costruirsi un percorso capace di sviluppare resilienza di fronte a eventi critici? Quali le azioni per promuovere e costruire la resilienza? Che cosa accade tra la persona e i suoi limiti e le sue risorse, tra la sofferenza e la volontà di fuoriuscirne?

È corretto parlare di resilienza soltanto se un trauma è seguito da una certa ripresa evolutiva, da una ferita ricucita. L’esperienza traumatica però rimane iscritta nella memoria, le cicatrici rimangono come “lesioni nell’anima del vincitore battuto”. Lo sviluppo non può comunque proseguire il suo iter normale poiché il trauma è diventato parte integrante della storia della persona che, ferita, potrà proseguire uno sviluppo segnato inevitabilmente dalla ferita inferta alla sua personalità. Non sarà però solo una persona lesa, deficitaria, problematica, rinchiusa nel suo dolore. Potrà proseguire il suo sviluppo e trasformare in apprendimento la sua storia.

La resilienza si fonda dunque su un approccio multifattoriale che comprende i fattori di vulnerabilità e i fattori protettivi della persona e del gruppo (famiglia, comunità).
Gli studi sui fattori di protezione dimostrano che la protezione dipende da variabili genetiche e costituzionali, da disposizioni e caratteristiche di personalità, dal sostegno dell’ambiente (familiare ed extra-familiare) circostante e anche dal grado di comprensione, disponibilità e accessibilità sociale.
In generale, i fattori di protezione si possono dividere in fattori individuali (temperamento, capacità di riflessione e comprensione delle cose), familiari (calore umano, coesione e interesse dei familiari o di chi si prende cura), di sostegno (rete di sostegno sociale, organizzazione dei servizi sociosanitari ed educativi).
Non è detto, comunque, che se manca uno dei fattori indicati la resilienza non sia possibile; inoltre l’elenco dei fattori protettivi non deve essere considerato esaustivo e descrittore di un fenomeno in realtà molto più complesso. I fattori di protezione possono promuovere un processo di resilienza, ma non sono la resilienza, e viceversa.

Fatte queste necessarie premesse possiamo ora considerare alcune categorizzazioni proposte per i fattori protettivi.

Gli studi relativi al trauma hanno sottolineato come, in questi casi, la costruzione della resilienza fosse legata ad alcuni fattori:
la natura dell’evento (intensità, durata);
il contesto di vita (presenza o mancanza di una rete di sostegno, di una famiglia, di una comunità di appartenenza);
le caratteristiche individuali;
le competenze (capacità apprese, abilità necessarie ad affrontare una situazione traumatica e consapevolezza di essere in grado di affrontare tale situazione);
le risorse (possibilità di incontrare un contesto e persone – professionisti o meno – capaci di attivare le risorse anche latenti comunque presenti – tutori di resilienza –, e scoperta e riconoscimento di proprie risorse);
stima e fiducia in se stessi e negli altri;
l’avere un progetto e un compito da portare avanti;
la storia dei successi e dei fallimenti.

Alcuni studiosi hanno identificato un insieme di elementi, che costituiscono risorse e forze interne alla persona e sono collegate alla resilienza:
assunzione di consapevolezza: capacità di identificare i problemi, le risorse e a ricercare soluzioni personali e per gli altri ponendo attenzione ai segnali ricevuti dal contesto;
indipendenza: capacità di stabilire dei confini tra se stessi e le persone vicine;
relazioni: sviluppo di relazioni soddisfacenti con gli altri;
iniziativa: permette di controllarsi e dominare il proprio ambiente e di trovare piacere nello svolgere attività costruttive;
creatività: favorisce la possibilità di rifugiarsi in un mondo immaginario che permette di prendere le distanze dalla sofferenza interiore e di esprimere positivamente le proprie emozioni;
humour: consente di diminuire la tensione interiore;
etica: guida l’azione nelle scelte positive e negative e favorisce la compassione e l’aiuto reciproco.

Secondo altri studi, possono aiutare la promozione della resilienza:
le caratteristiche della persona, l’ambiente che la circonda, la società/cultura in cui si situa;
la ricerca di un progetto coerente capace di dare nuovi significati alla propria vita;
il sostegno della comunità (gruppo/famiglia); una comunità che si fonda sui principi della solidarietà e della fratellanza favorisce lo sviluppo della resilienza; è auspicabile quindi la costruzione di una comunità capace di accogliere, senza il bisogno di esibire, le fragilità umane, per aiutare a potenziare gli elementi di forza. Quando si è colpiti da un evento, tragico e improvviso, quando ci si trova in condizioni e situazioni difficili, non è semplice trovare le parole per comunicare, sia per chi versa in questa condizione, sia per chi si trova ad aiutare. L’impatto con la realtà dolorosa rischia di prendere il sopravvento e di non lasciare spazio ad altro. A un luogo in cui abitare, in cui costruire un noi, dove sia possibile esperire, dialogare, incontrare per incontrarsi, attivare un processo di scambio reciproco, attraverso il quale costruire, insieme, un cambiamento possibile. In molte circostanze la persona non chiede aiuto, o non pensa di poterlo trovare, ha bisogno di silenzio, di rispetto e di trovare una mano a cui rivolgersi secondo i suoi tempi, le sue modalità.
La costruzione di un percorso di aiuto reciproco, l’attivazione di sostegni può favorire la costruzione di resilienza nella persona che si trova in situazione di difficoltà e nel contempo aiutare a scoprire e dialogare con le parti ferite, nascoste, insite in ognuno.

Emerge quindi come la resilienza sia l’esito di più elementi e di più livelli (personale, relazionale, sociale). Una possibile schematizzazione di questi livelli è quella che individua, per la costruzione della resilienza, tre fattori: io ho, io sono, io posso.
Io ho, ad esempio, persone che mi circondano di cui mi fido e a cui voglio bene, che mi aiutano quando sono in pericolo o sono malato.
Io sono una persona che può piacere ed essere amata, che ha rispetto di sè e degli altri, responsabile delle proprie azioni e contenta di fare le cose per gli altri.
Io posso trovare il modo per risolvere i problemi che incontro, parlare agli altri di cose che mi spaventano o mi preoccupano e trovare qualcuno che mi aiuti quando ne ho bisogno.

In sintesi, si possono individuare alcune componenti fondamentali della resilienza:
la ricerca e conoscenza dei bisogni e soprattutto delle risorse delle persone e del gruppo, e non solo la definizione di una diagnosi chiara dei problemi;
la possibilità di mobilizzare le risorse e di non focalizzare l’attenzione solo ed esclusivamente sulle difficoltà;
la presenza di interventi con il coinvolgimento attivo della persona, del gruppo e della comunità di appartenenza;
il percorso di cura, riabilitativo, da attuare in funzione di un’attenta analisi dei bisogni;
la relazione, lo stare con, l’essere consapevoli gustando ciò che si ha.

Secondo alcuni autori la resilienza e le tappe attraverso le quali può esse costruita può essere rappresentata come una casa.
Il suolo corrisponde alla soddisfazione dei bisogni primari (alimentazione, sonno, cure primarie, ecc.).
Le fondamenta sono costituite dalle risorse e competenze personali e dalla possibilità di usufruire di contatti informali, di creare una rete solidale.
Nel giardino si trova la capacità di scoprire una coerenza e un senso nel proprio percorso di vita.
Al primo piano della casa troviamo la stima di sè, le attitudini e le competenze, lo humour. Il primo piano corrisponde alla possibilità di costruire progetti concreti, di far assumere alla persona delle responsabilità e di partecipare attivamente. Ciò esige una grande attenzione alla quotidianità, poiché molto spesso si determina attraverso gesti quotidiani; richiede inoltre che vengano valorizzate le attitudini e le competenze della persona perchè questa non sia rinchiusa solo ed esclusivamente nel ruolo di vittima.
Nel granaio vengono collocate tutte le altre esperienze, a seconda del contesto e della situazione.

Mi sembra di poter affermare, per concludere, che la resilienza, alla luce di quanto detto su vulnerabilità, trauma, fattori di protezione, mostri come la persona consti di una natura originale, complessa e solo parzialmente circoscrivibile; la persona prova emozioni e sentimenti, possiede risorse e limiti, fragilità e punti di forza; vive in un contesto, risente ed è influenzata dalla situazione culturale a cui appartiene, esprime dei valori, è circondata da altre persone, situazioni e mondi da esplorare.
La comunità è un fattore di protezione importante per la promozione della resilienza. Pensarsi abitanti in una comunità significa riconoscersi parte di un tutto in cui ognuno e ciascuno possano riconoscersi e in cui sia possibile attivare reti solidali di aiuto, scambio e confronto.

Torino – Notiziario audio 011NEWS

E’ in rete la nuova edizione del notiziario audio 011NEWS, n. 12/2016 del 25/03/2016. Di seguito il link:

Tra gli argomenti trattati:
All’interno della rivista quadrimestrale UICI/011 nasce una rubrica per dar voce ai soci
Una nuova opportunità per conoscere gli smartphone e le loro applicazioni utili nella vita quotidiana
“Fare il massimo per un’istruzione veramente inclusiva, ma mai camminare guardando indietro”. Il presidente nazionale Uici Mario Barbuto interviene nel dibattito sulle scuole speciali
Buon ascolto.

Siena – Assemblea sociale

Domenica 3 aprile 2016 si svolgerà l’assemblea sociale della sezione di Siena dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – ONLUS presso la società di Contrada dell’Istrice alle ore dieci e si concluderà con il pranzo.
Sarà l’occasione per riflettere sull’attività svolta nel 2015 e approvare il Bilancio consuntivo.
Sarà presente anche l’Istituto Cavazza di Bologna con una mostra di ausili.

Torino – Segreteria telefonica del 25 marzo 2016

COMUNICATI  DEL 25 MARZO 2016

Rubrica “La voce dei soci”

Corsi Mac, iPhone, autonomia domestica e Braille

Gruppo di auto-mutuo aiuto

Corso di Pasticceria

Tessere regionali di libera circolazione anche agli ipovedenti gravi

Manifestazione podistica “Oltre la vista… oltre la Sla”

Dispositivo Pos per pagamenti

Presenze dei responsabili dei Comitati UICI Torino

Sportello legale

Mail “dilloalpresidente”: un prezioso strumento di dialogo

Accompagnamenti UNIVoC

Calendario delle attività del Circolo dell’Amicizia fra Ciechi e Vedenti

 

 

Rubrica “La voce dei soci”

All’interno della rivista quadrimestrale UICI/011 desideriamo sperimentare una nuova rubrica: si chiama “La voce dei soci” e nasce per dare spazio ai vostri pensieri. Sugli argomenti da trattare c’è massima libertà, purché si tratti di idee costruttive, espresse in forma breve e con un linguaggio adeguato. I testi devono essere firmati dall’autore e sono da intendersi come contributi spontanei e gratuiti, nello spirito della rivista. La redazione si riserva il diritto di accogliere o no le proposte, anche a seconda dello spazio disponibile. Ci piacerebbe sperimentare la nuova rubrica già a partire dal prossimo numero della rivista, che è in lavorazione in queste settimane. Per farci avere i vostri pensieri potete scrivere una e-mail all’indirizzo ufficio.stampa@uictorino.it entro venerdì 15 aprile.

 

Corsi Mac, iPhone, autonomia domestica e Braille

Come avevamo preannunciato, stanno per iniziare vari corsi, tutti organizzati dalla nostra sezione. Si tratta di preziose occasioni per migliorare la propria autonomia e ampliare i propri orizzonti. Due dei percorsi formativi sono incentrati sulla tecnologia. Il corso per l’uso dell’I-phone (telefono di ultima generazione prodotto da Apple) si svolgerà nei locali della sezione tra marzo e giugno, durerà 10 ore suddivise in cinque incontri con cadenza distanziata, così da dare ai partecipanti il tempo di sperimentare le conoscenze apprese. E’ aperto a un massimo di 6 disabili visivi, che devono essere già muniti di I-phone. Si svolgerà invece nelle aule informatiche di corso san Martino 4 il corso per l’uso dei computer Mac, in 10 incontri settimanali tra marzo e giugno per un totale di 20 ore. Possono partecipare 4 persone, che useranno i computer presenti nella struttura, più un eventuale quinto iscritto, che però dovrà essere munito di un suo computer portatile Mac. Comunichiamo inoltre che sono ancora disponibili alcuni posti per i corsi di cucina e autonomia domestica (che si terrà presso il Centro di Riabilitazione Visiva dell’ospedale oftalmico) e per il corso di Braille. Entrambi sono aperti a piccoli gruppi di persone e hanno una durata di 20 ore. Ricordiamo che tutti i corsi sono tenuti da persone qualificate, molte delle quali con disabilità visiva, e hanno un taglio fortemente pratico, pensato per venire incontro alle necessità quotidiane. Gli orari verranno concordati anche in base al numero e alle esigenze dei partecipanti. Per tutti e quattro i corsi è necessario iscriversi contattando entro lunedì 21 marzo la nostra segreteria al numero 011 53 55 67.

 

Gruppo di auto-mutuo aiuto

Come già molte volte abbiamo sottolineato e come tanti esempi quotidianamente dimostrano, la condizione di disabilità non impedisce di vivere una vita piena e soddisfacente. Di sicuro, però, porta con sé alcune implicazioni non facili da gestire. Per questo la nostra sezione organizza un percorso di auto-mutuo aiuto, un prezioso strumento che può aiutare a migliorare il rapporto con se stessi e con gli altri, grazie a un lavoro di consapevolezza e di confronto. L’attività sarà seguita dalla dottoressa Federica Ariani, collaboratrice della nostra sezione, già impegnata nello sportello di consulenza psicologica. Gli interessati possono contattare la segreteria al numero 011 53 55 67 entro giovedì 31 marzo.

 

Corso di pasticceria

La nostra sezione organizza un corso di pasticceria pensato principalmente per persone con disabilità visiva (ma in caso di disponibilità di posti le porte sono aperte anche ai vedenti). Questa interessante esperienza, rivolta per il momento a un massimo di 10 partecipanti, si svolgerà presso il centro di formazione professionale Engim, in corso Palestro 14 a Torino. Il corso è strutturato in 5 incontri, per un totale di 20 ore. L’appuntamento è il venerdì, dalle 14.30 alle 18.30 a partire dal 22 aprile. La quota di partecipazione intera sarebbe di 200 Euro, ma la nostra sezione ha deciso di contribuire riducendo il costo a 100 Euro per i soci Uici Torino. La quota sarà invece di 150 Euro per eventuali disabili visivi non iscritti all’Uici o non in regola con il tesseramento. Per iscriversi è necessario contattare la nostra segreteria al numero 011 53 55 67 entro giovedì 31 marzo.

 

Tessere regionali di libera circolazione anche agli ipovedenti gravi

Una buona notizia sul fronte della mobilità: anche gli ipovedenti gravi, i cosiddetti “decimisti”, potranno d’ora in poi usufruire della tessera regionale di libera circolazione. A differenza dei ciechi assoluti e dei ciechi parziali, non avranno diritto ad un accompagnatore, ma la nuova normativa rappresenta comunque un decisivo passo verso l’equità. La delibera del 15 febbraio, che include i decimisti nel servizio, recepisce le indicazioni delle associazioni di categoria. In particolare l’UICI del Piemonte, attraverso il comitato autonomie, ha tenuto serrati contatti con l’amministrazione regionale. Per poter accedere al servizio i decimisti dovranno presentare il verbale attestante la condizione di disabilità. Maggiori informazioni sul nostro sito www.uictorino.it

 

Manifestazione podistica “Oltre la vista… oltre la Sla”

Puntuali e graditi come ogni anno ritornano gli appuntamenti organizzati dalla nostra Polisportiva a sostegno della ricerca sulla Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica). E com’è ormai tradizione, due sono gli eventi in programma, il primo musicale, il secondo incentrato sullo sport. Sabato 9 aprile alle ore 20.30 al teatro Vittoria di Torino (via Gramsci 4) si tiene il concerto di musica classica “Aspettando Oltre la vista… oltre la Sla”. Protagonisti il chitarrista Paolo Garganese e il pianista Francesco Mazzonetto. L’ingresso è a offerta libera. Per partecipare è necessario inviare una mail all’indirizzo polisportiva@uictorino.it. Lunedì 25 aprile, invece, si svolge la manifestazione podistica non competitiva in memoria di Piero Mallen. L’appuntamento è alle ore 9.15 al parco del Valentino. C’è posto per tutti: per adulti e bambini, per chi corre o per chi cammina. E’ possibile iscriversi direttamente il giorno della manifestazione oppure tramite il sito www.retedeldono.it/oltrelavista2016. La quota di iscrizione è di 10 Euro per gli adulti, 5 per i bambini. Anche in questo caso l’intero ricavato sarà devoluto alla ricerca contro la Sla. Maggiori informazioni sul nostro sito internet www.uictorino.it

 

Dispositivo Pos per pagamenti

Informiamo che è stato  attivato presso la nostra sezione il dispositivo Pos per pagamenti con bancomat e carte di credito. La nuova dotazione rappresenta un piccolo ma prezioso passo in avanti sul fronte della tecnologia, un modo per venire incontro alle esigenze dei soci e rendere i nostri servizi sempre più accessibili.

 

Presenze dei responsabili dei Comitati UICI Torino

Ricordiamo che i responsabili dei comitati attivi presso la nostra sezione UICI  sono a disposizione dei soci  per fornire assistenza, consulenze o informazioni, sia telefoniche sia su appuntamento, nei seguenti giorni e orari:

Comitato Anziani: tutti i lunedì dalle ore 15.00 alle ore 17.00 (previo appuntamento telefonico)

Comitato Centralinisti: tutti i lunedì dalle ore 17.00 alle ore 18.00 (previo appuntamento telefonico)

Comitato Fisioterapisti: tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 17.30

Comitato Ipovedenti: tutti i giovedì dalle ore 17.00 alle ore 18.00 (previo appuntamento telefonico)

Gruppo Informatico: tutti i venerdì dalle ore 15.00 alle ore 17.00

Comitato Pari Opportunità: tutti i venerdì dalle ore 17.00 alle ore 18.00

 

Sportello legale

VEDIAMO cosa dice la legge!!! In questi ultimi tempi, anche in conseguenza della grave crisi economica in cui versa il Paese, si stanno moltiplicando le ingiustizie subite dai comuni cittadini. Non è affatto semplice districarsi in una giungla di leggi, decreti, regolamenti, che tra l’altro cambiano velocemente. Pertanto, al fine di essere sempre più vicina alle esigenze dei soci, la sezione UICI di Torino ha disposto l’apertura di uno sportello di consulenza legale presso i propri uffici. La consulenza legale sarà offerta gratuitamente dal Presidente nonchè Avvocato Franco Lepore a tutti i soci regolarmente iscritti all’associazione. Tale servizio permetterà agli interessati di ottenere consulenze legali in diverse materie, dalle questioni di famiglia a controversie condominiali, da problemi sul lavoro a cause di risarcimento danni, dal recupero crediti a questioni di successione ecc.. i soci potranno beneficiare di una consulenza per ogni singola questione. Non potranno essere espressi pareri in ordine all’operato di altri avvocati.

L’Avv. Lepore sarà lieto di ricevere tutti gli interessati direttamente presso la sede UICI di Corso Vittorio Emanuele 63, previo appuntamento telefonico al numero 011/535567, tutti i giovedì dalle ore 17.00 alle ore 18.00. All’atto della prenotazione, invitiamo i soci a specificare genericamente la materia oggetto della richiesta della consulenza.

Mail “dilloalpresidente”: un prezioso strumento di dialogo

Ricordiamo che è attiva la casella di posta elettronica dilloalpresidente@uictorino.it, uno strumento dedicato a soci e amici che vogliano porre quesiti, segnalare iniziative, avanzare suggerimenti o critiche (purché costruttive) relative alla vita associativa del nostro sodalizio e più in generale alla condizione dei disabili visivi.

Le e-mail verranno lette personalmente dal Presidente, che risponderà nel più breve tempo possibile, compatibilmente con gli impegni lavorativi e istituzionali. L’iniziativa “dilloalpresidente” va proprio nella direzione di un contatto diretto, immediato, personale e informale: ci auguriamo che sia accolta con favore dalla base associativa.

 

Accompagnamenti UNIVoC

Si informano gli utenti che le richieste di accompagnamento potranno essere rivolte alla signora Laura, dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 15 alle ore 19 dal lunedì al venerdì, telefonando al numero 011/859523 o cellulare 333/7773309 oppure alla signora Stefania al numero 338/3173605.

 

Calendario delle attività del Circolo dell’Amicizia tra Ciechi e Vedenti

Il Circolo dell’Amicizia tra ciechi e vedenti con sede presso la Famija Turineisa in Via Po 43 a Torino comunica il programma delle proprie attività:

 

Mercoledì 30 Marzo – ELEZIONE DEL NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO

Ci auguriamo di ritrovarci veramente in tanti, per questo importante appuntamento in cui potrete esprimere il vostro voto verso i candidati. Due nuovi Soci saranno in lista, per portare al Circolo muove proposte e la loro attiva collaborazione.

 

Martedì 5 Aprile – RIUNIONE CONSIGLIO DIRETTIVO E DESIGNAZIONE CARICHE

 

Mercoledì 6 Aprile – PRESENTAZIONI COMPONENTI NUOVO CONSIGLIO

DIRETTIVO

Che offriranno agli amici una bicchierata di buon augurio per le attività     future. Seguirà, nel Salone Turchese una serata musicale, organizzata in collaborazione con la Famija Turineisa, con le canzoni di Gipo Farassino e Fred Buscaglione.

Questo evento avrebbe dovuto avere luogo mercoledì 16/3 ma, causa maltempo, è stato rimandato a questa sera. Vi aspettiamo numerosi a questa eccezionale ed imperdibile serata, portando il vostro calore ed  i vostri applausi.

 

Mercoledì 13 Aprile – CORSO “COME MIGLIORARE LA MEMORIA”

Mercoledì 20 Aprile – SALONE TURCHESE – ORE 21 – LA FAMIJA TURINEISA PRESENTA “PICCOLI CORI CRESCONO” Nel programma  “Cantabile 0 – 18”  diretti dal Maestro Giorgio Guiot.

 

Mercoledì 27 Aprile – SERATA TEATRALE – SALONE TURCHESE – ORE 21

La Compagnia “Altre Nuvole” diretta da Agnese Bistocchi present             “Palcoscenico:farse, gocce di sorrisi e buonumore”   in programma:

Visita di cortesia (Carlin All’ospedale)

Dieta benefica (Al ristorante)

La parità dei sessi

Tempi moderni

Due sordi (Monsù Pautasso e Madama Rebaudengo)

La micina di mia moglie

Ed ora, ridiamo insieme che fa bene alla salute!!!

Regia e costumi di Agnese Bistocchi.

 

 

Torino – Menu in braille nei bar e ristoranti di Torino

L’UICI sostiene le spese di trascrizione e stampa

Accogliere i clienti ciechi e ipovedenti con un menu scritto in braille (l’alfabeto a sei punti in rilievo usato dai disabili visivi): ecco l’idea che l’UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) di Torino propone a ristoranti e bar cittadini. E’ un piccolo ma prezioso segno di attenzione: anche attraverso questi dettagli si può misurare il grado di accessibilità di una città (specialmente se si tratta di un capoluogo di Regione, ormai inserito a pieno titolo nei circuiti turistici internazionali). Gli esercizi commerciali che aderiranno all’iniziativa non dovranno sostenere alcun costo: infatti le spese di trascrizione e stampa dei menu saranno interamente coperte dall’UICI Torino.
«La proposta – sottolinea il presidente UICI Torino Franco Lepore – intende incentivare la vita di relazione dei disabili visivi, facendo sì che chi non vede o vede poco possa sentirsi a casa nei locali torinesi. Naturalmente il nostro impegno sul fronte dell’accessibilità va ben oltre: da sempre lavoriamo in moltissimi ambiti, dall’istruzione alle sfide occupazionali fino alla mobilità urbana. Eppure anche questo segno ci sembra significativo. Il codice braille, infatti, la cui invenzione, a metà ‘800, ha letteralmente rivoluzionato la vita delle persone cieche, rappresenta ancora oggi un insostituibile canale di accesso alla cultura. Ci sembra quindi importante promuoverlo e farlo conoscere anche a chi vede, come strumento di integrazione e dialogo».
Il primo locale ad aver accolto la proposta è il ristorante “Masaniello è turnat”, in via Ormea 1/b a Torino, con cui l’UICI aveva già avviato una collaborazione: il menu accessibile è stato consegnato ai titolari nei giorni scorsi. «Ora ci auguriamo che molti altri ristoranti e bar seguano l’esempio» commenta il presidente Lepore. Gli esercenti interessati possono contattare la segreteria UICI Torino telefonando al numero 011 53 55 67, tutti i giorni dal lunedì al venerdì (orario 9-13; 14-18)

Macerata – Cena al buio con delitto

Luogo: Agriturismo Moretti Fonte San Giuliano 29 – 62100 Macerata Visualizza la mappa
Data: giovedì 7 aprile 2016
Inizio della cena: ore 20:30
Quota di partecipazione: 35,00 € a persona
Info e prenotazioni: Chiamare Jenny al numero 3338919664

Ma cos’è la cena al buio?
è una cena normale, come tutte le altre, con la sola differenza che la sala è completamente buia e tutti i camerieri sono non vedenti. Le persone che vi partecipano entrano in sala senza mai aver visto la dislocazione dei posti, trovandosi così a dover mangiare e …relazionarsi in un contesto completamente sconosciuto, ma al tempo stesso molto interessante e ricco di spunti emozionali. Le cene al buio hanno l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico alle problematiche dell’handicap visivo e di offrire un’esperienza indimenticabile a chi ogni giorno si misura con l’immagine e con la luce! Se siete interessati a vivere questa esperienza, non esitate a prenotare… ma fate presto perché i posti sono limitati! Il menù si compone di: antipasto, due primi, secondo con contorno, dolce e caffè. I piatti saranno a sorpresa, preparati con cura dal personale dell’Agriturismo, a base di prodotti genuini.
Il delitto
Durante la serata verrà inscenato un omicidio e sta a te scoprire chi è l’assassino! Metti in campo le tue doti investigative, segui gli indizi, evita i depistaggi e scopri chi è il colpevole! Il tutto rigorosamente al buio: utilizzando soltanto il gusto, l’olfatto e il tatto! In palio per te un ricco premio a sorpresa!

Napoli – Tutti al buio per conservare e ridare la luce. Cena al buio a San Giuseppe Vesuviano, di Giuseppe Ambrosino

Autore: Giuseppe Ambrosino

Nella serata di venerdì 11 marzo u.s., si è tenuta una cena al buio , organizzata dalla Rappresentanza della zona vesuviana e nolana dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che è stato, a detta dei partecipanti, un evento fantastico, ricco di sensazioni ed emozioni.
Nella sala completamente oscurata, gli ospiti sono stati accolti, guidati e serviti da volontari non vedenti per vivere un’esperienza davvero unica, è stato un viaggio nel buio, un itinerario che si servito del cibo per far vivere nuove sensazioni, con lo scopo di sensibilizzare e mettere alla prova le capacità sensoriali dei partecipanti, ovvero il gusto, l’udito, tatto ed olfatto prendono il sopravvento, col preciso scopo di sostituire l’unico senso mancante, quello della vista.
L’atmosfera che si è creata, è quella assolutamente festosa, dove gli ospiti sono stati intrattenuti amabilmente da un animatore non vedente, che tra una dichiarazione ed un’altra, delle autorità presenti, ha raccontato aneddoti scherzosi, facendo intonare loro canzoni classiche napoletane.
Come sempre nella vita, dopo il buio c’è la luce, infatti al termine i volontari hanno introdotto in sala una torta e tante candeline, che hanno fatto recuperare ai partecipanti, ciò che mancava, lo splendore della vista.
Ci preme ringraziare in primis le volontarie e i volontari, che hanno servito a tavola: Annamaria e Rosa ABETE, Costanza BOCCIA, Maria CORTILE, Lucia MANZO, Gaetano OREFICE, Imma PARISI, Massimo PRISCO e Daniele TROIANO; un grazie va alle volontarie del servizio civile, Marina IOVINO e Fortuna VISTO, a Giovanna AMBROSINO, Filomena CALDARELLI e Maria FORTUNATO; un ringraziamento particolare va all’onorevole Paolo RUSSO, ai sindaci di San Gennaro Vesuviano, dott. Antonio RUSSO con la sua Giunta, quello di Terzigno, dott. Francesco RANIERI, ai consiglieri regionali dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, Francesca AVINO e Gaetano CANNAVACCIUOLO, che ci hanno onorato della loro partecipazione; un sentito ringraziamento va anche a coloro e sono oltre 50, che hanno inteso partecipare alla cena, dimostrando tanta sensibilità; sì, proprio loro che con un piccolo contributo, danno la possibilità all’UICI locale, di continuare tutte le sue battaglie a favore del riscatto sociale dei non vedenti.
Per l’occasione si è festeggiato anche il trentaquattresimo anniversario dalla fondazione della rappresentanza UICI, che tanto ha fatto per i ciechi del territorio, da sempre diretta e coordinata da Vittorio CINIGLIO, anch’egli presente alla cena.
Questi trentaquattro anni di lavoro racchiudono innumerevoli attività in cui la Rappresentanza si è occupata di: istruzione, lavoro, assistenza e pensionistica, sport, tempo libero e prevenzione delle malattie della vista e della cecità.
Recentemente, in collaborazione con la sezione Provinciale dell’ Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Napoli, con un camper appositamente attrezzato e con il contributo di un oculista della Seconda Università di Napoli, sono state effettuate visite gratuite ai bambini delle classi quinte elementari delle scuole del nostro territorio. Il giorno 29 Febbraio accolti dalla scuola elementare I.C. “B. Cozzolino” di San Gennaro Vesuviano; il 1 Marzo dall’ I.C. “A. D’Avino” di Striano; infine, il 2 Marzo dall’ I.C. di San Gennarello di Ottaviano.
Tale progetto, intitolato “Occhio ai bambini”, ha avuto come scopo la prevenzione delle malattie della vista e della cecità, con particolare attenzione all’infanzia.

Torino – Notiziario audio 011News

E’ disponibile la nuova edizione del nostro audio notiziario 011NEWS numero 11 del 18 marzo 2016.
Di seguito il link:

Tra gli argomenti trattati:

* Grande successo per la giornata di prevenzione in piazza Castello: più di 400 i cittadini visitati gratuitamente
* Un corso di pasticceria per disabili visivi: ecco l’ultima sfida dell’accessibilità nella vita quotidiana
* Menu in braille nei bar e ristoranti torinesi, grazie a un’opportunità promossa dalla nostra sezione
* Ritornano le iniziative della polisportiva per sostenere la ricerca contro la Sla: nel mese di aprile il concerto e la manifestazione podistica
Buon ascolto!