Sport: partecipa al corso di subacquea dal 27 agosto al 2 settembre 2012 a San Felice al Circeo

Autore: Angela Costantino

"Albatros Progetto Paolo Pinto"  l'associazione specializzata nella didattica subacquea per non vedenti ed ipovedenti   organizza un corso  per  sommozzatori con rilascio di certificazione internazionale Albatros Progetto Paolo Pinto Scuba Blind International – Cmas  a San Felice al Circeo dal 27 agosto al 2 settembre 2012 Durante lo svolgimento del corso si apprenderà una metodologia specifica totalmente nuova  in questo campo. Un full – immersion  con la collaborazione diretta di istruttori subacquei  brevettati Albatros  con rapporto 1 allievo /1 istruttore.
Gli obbiettivi di Albatros sono l'integrazione del sub cieco con tutti i subacquei  e la possibilità di fargli eseguire le stesse identiche immersioni che fanno gli altri in qualsiasi luogo del mondo, in ogni situazione, con tutte le tecniche e le apparecchiature d'immersione conosciute, esplorando e "osservando" al meglio gli habitat sommersi più vari.
 Il  COSTO € 900,00 si intende comprensivo delle ore di docenza teoria e pratica,piscina ,  delle spese del  Kit, bombola, zavorra ed immersioni,  incluso il soggiorno in mezza pensione dal  27 agosto al 2 settembre 2012.
L'associazione Albatros inoltre darà in omaggio ai corsisti un borsone con la muta che sarà fatta su misura dalla ditta Neos Sub.
Le pinne la maschera ed i calzari dovranno essere acquistatati dai corsisti personalmente.

Gli interessati dovranno inviare al momento dell'iscrizione via mail 
 Documento personale,certificato medico per attività non agonistica  € 200,00 per iscrizione al corso.

Il presidente Angela Costantino

Lecce: Coppa Italia alla squadra salentina

Autore: Tony Donno

Il gruppo sportivo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Lecce, ha da tempo, un'eccellenza nazionale nel calcio per non vedenti:
L'ultimo alloro è recentissimo, è la coppa Italia 2011-2012, conquistata nelle finel-for di Solarino (Siracusa), lo scorso weekend (9-10 giugno).
Alla coppa Italia, partecipano le quattro squadre piazzatesi nei primi quattro posti del campionato nazionale, così a questa edizione, hanno partecipato il Lecce, la Roma, il Genoa ed il Siracusa:
Il sorteggio ha definito Lecce Roma (vittoria dei salentini 1 a 0), e Genoa Siracusa (2 a 1 per i liguri dopo i calci di rigore) in semifinale, per cui, a disputarsi la coppa domenica mattina, sono state il Genoa ed il Lecce.
È stata una finale combattuta, ricca di capovolgimenti di fronte, nella quale nonostante il grande caldo, i calciatori non hanno lesinato energie, offrendo agli spettatori uno spettacolo avvincente ed emozionante.
Nel secondo tempo, sfruttando una ripartenza dalla difesa, il bomber dei giallorossi Massimo Cervelli, si incuneava in area avversaria, e batteva il portiere ligure con un perfetto rasoterra all'angolino destro.
Trionfo meritato dei pugliesi, che confermano la capacità di saper affrontare mentalmente e tatticamente impegni del genere, carichi di pressione e tensione.
A vincere fuori dal campo però, è stata l'integrazione sociale dei non vedenti, che hanno dimostrato attraverso lo sport, come si possa regalare emozione, esattamente come per tutti gli altri.
 

Sport: No, GRAZIE, VADO DA SOLA!

Autore: Giovanna D'Angelo

Alla ricerca di emozioni forti o, probabilmente, per misurare i propri limiti, qualcuno si lancia giù con il Bungee Jumping, qualcun'altro si affida a picchetti, corde e rampini per scalare le vette più alte, qualcun altro ancora trattiene il fiato e scende a profondità estreme al limite della narcosi; io ho provato emozioni forti, imparando a camminare da sola.
Trent'anni fa ho perso la vista: tanti sogni chiusi in fondo, sbattendo il cassetto, la sensazione di non potere fermare qualcosa di inarrestabile, l'istinto di aggrapparmi, di non lasciare andare via una esistenza normale,  la necessità di appoggiarmi agli altri e cercare il braccio di qualcuno per fare 4 semplici passi tra la gente; una autonomia quasi totale dentro le mura di casa, non volendo considerare spigoli insidiosi e sportelli, lasciati sbadatamente aperti, sempre in agguato.
Istintivo viene, chiudersi in se stessi: il proprio corpo lo puoi toccare e controllare, ci si costruisce una armatura intorno, ci si sente protetti dentro le mura di casa, come una chiocciola nel guscio ma…  fuori? Ed è qui che entrano in gioco tanti altri fattori, caratteriali, ed ambientali: i miei adoratissimi genitori che riuscirono a soffocare il loro iperprotezionismo nei miei confronti,  lasciandomi libera come una normale ragazza di venti anni, libera di fare gli sbagli tipici della gioventù, dolorosamente consapevoli che mi sarei ritrovata in ogni sorta di situazione, insieme ai miei coetanei e  che ce la saremmo dovuta sbrigare da soli: fuoristrada guidati da amici, motoscafi guidati da altri ancora, piccole avventure e viaggi per mare,  per terra e per aria, sempre vissuti in prima linea ma con gli occhi degli altri. Non finirò mai di ringraziare i miei amici più vicini che mi coinvolgevano in tutto quello che normalmente affascinava i ragazzi ventenni degli anni 80 ed anche qualcosa di più particolare, pericoloso ed avventuroso. Tutto questo mi ha permesso di non chiudermi alla vita, cercare sempre di cavarmela prima da me e, soltanto dopo, chiedere aiuto ed avere sempre più stimoli ed interessi al di fuori del mio handicap. Io c'ero sempre ed ovunque; un po' superbamente, io la mente, gli altri le braccia.
E così il mio orgoglio di mantenermi al passo con i tempi, la padronanza sui computer, il mantenermi in  forma, frequentando le palestre, non tirarmi mai indietro dinanzi alle difficoltà e cercare sempre un modo per arrangiarmi nelle più svariate situazioni; negli ultimi anni il pedalare in tandem e lo spinning e progressivamente uno "sguardo" sempre più a 360° intorno a me.
L'8 Giugno appena trascorso mi sono lasciata convincere  a partecipare, più per curiosità che per una effettiva convinzione, ad un corso di Nordik Walking organizzato dall'ANI (Associazione Nordik Italiana) e condotto dal Presidente Fabrizio Lorenzoni, Fabiola Angeli e Dall'Istruttrice Patrizia Spadaccini, la più esperta delle mie guide in tandem.
" Ah, si, che bello! Un fine settimana fuori, nella Maremma Toscana, si, si certamente che ti accompagno! ma a fare che?" " Non lo so. Non ho capito bene di cosa si tratta, cara Daniela, Patrizia dice che mi coinvolgerà ed ha insistito tanto… andiamo a vedere…"
In questo spirito, curioso e vacanziero, Io e la mia amica Daniela, anche lei guida di tandem, ci siamo puntualmente presentate in una saletta dell'albergo di Castel del Piano.
Una decina di persone, provenienti da ogni parte d'Italia, alcuni neofiti, altri istruttori; io ero l'unica non- vedente, gli altri come me, che si erano prenotati, avevano dato disdetta all'ultimo momento; questo non mi preoccupò minimamente perché, sin dall'adolescenza con i miei amici, ero abituata ad essere "tredicino in mezzo all'insalata".
Fabrizio iniziò a parlare, presentando la sua associazione e continuando con teorie antropologiche, nozioni di osteopatia e ci spiegava i movimenti, le posizioni sbagliate e le contraddizioni che il corpo umano ha adottato, nel corso dei secoli, per adattarsi all'ambiente circostante. Mi veniva facile seguirlo, usava parole normali e non termini medici incomprensibili; lo ascoltavo sempre più affascinata ma con varie domande a caratteri cubitali nella mia testa: io cosa c'entro? Io aggiustare le mie posizioni sbagliate mentre cammino? io vado a braccetto , come posso modificare una postura che non mi appartiene del tutto? Chissà… forse avranno studiato un modo nuovo per  appoggiarmi, magari servendosi di uno strumento, con qualcosa?
Dalla teoria alla pratica: ci spostammo tutti in una piazzetta, prospiciente l'albergo, chiusa al traffico; purtroppo c'era un vento assai sostenuto; Fabrizio mi adattò una sorta di laccio nelle mani attaccati al quale pendevano due bastoncini, uguali a quelli che avevo usato nella mia catastrofica esperienza di sci di fondo. Iniziammo tutti a fare piccoli movimenti per sensibilizzare la pianta dei piedi, mani aperte come pronte per gattonare e bastoncini dietro; dondola, senti cosa ti dicono i tuoi piedi, avanti, indietro, di lato, raccogli informazioni dai piedi e mandale al cervelletto.
" Vediamo adesso come camminate!" Istintivamente, allungo il braccio per cercare quello di Daniela, sempre amorevolmente al mio fianco, ma… Fabrizio mi posa la mano al centro delle spalle e mi esorta a muovere qualche passo.
Non esagero se vi dico che in quel momento mi è mancato il respiro, ho sentito una scossa lungo la schiena, un vuoto allo stomaco, quasi paura. Giravo gli occhi nella ricerca di aiuto ma non trovavo vie d'uscita, non avevo scampo.
Risatina nervosa, respiro profondo "beh! Almeno non sono da sola, ho i bastoncini!"
 Iniziai a muovere i primi passi. Per darvi una minima idea di cosa prova un non-vedente quando si deve spostare, chiudete gli occhi e muovete qualche passo: credetemi, non riuscirete ad andare dritti, barcollerete come un ubriaco.
Ed è proprio questo che io dovevo sembrare, lì in quella piazzetta, dinanzi all'albergo di Castel del piano…
Non riuscivo a fare più di due passi, barcollavo, mi fermavo, per poco non cadevo.
Dentro casa mi muovo abbastanza velocemente ma lì, ero all'aperto, il vento e senza alcun punto di riferimento, soltanto due bastoncini da tirarmi dietro ed una voce accanto: emozioni forti? "Io qui ci muoio!"
 Due passi, tre passi, respira e riprova: "Mamma, papà, Danieluzza, aiutatemi voi!"
Ogni passo, una gran fatica…e poi ancora un altro…
Mi ritrovavo costretta a rimuovere posizioni scaturite da anni di cecità, dovevo dimenticarmi dell'abitudine di cercare e trovare sostegno nel braccio di qualcun altro, ora dovevo ricordarmi di una autonomia morta e sepolta, ora dovevo trovare nuovi equilibri, muovere adesso altri muscoli, riattivare adesso sensazioni tattili dimenticate.
Quattro passi , cinque, avanti ed indietro per la piazzetta, ricordarmi ogni tanto di respirare: un continuo richiamare file cestinati, un colpo di spugna su 30 anni da non-vedente, un passo in più, una conquista, uno sforzo mentale non indifferente, dimentica  di tutto: ciglia umide, respiro frammentato, labbra serrate tra i denti, orecchie purtroppo infastidite dal vento, che ci metteva pure la sua! Ogni mia terminazione nervosa al massimo della recettività, due bastoncini e Fabrizio che mi dava la direzione, ora con la voce, ora con la sua mano dietro le spalle.
Anche gli altri partecipanti al corso andavano avanti ed indietro, ascoltando i cambiamenti da adottare per migliorare la propria postura: tanti pianeti di un unico sistema, diversi nella loro tipologia, intenti nel loro moto di rotazione e di rivoluzione.
" Alza la testa, abbassa le spalle, allarga il diaframma, braccia tese, mani aperte, trascina i bastoncini, allunga il passo." 
  Mi tremavano le gambe, ero nei guai seri…
La voce rassicurante di Fabrizio e due bastoncini: ecco tutto quello che avevo per aiutarmi: il mio obiettivo, riuscire a mettere un passo dopo l'altro.
Eppure, parallelamente all'aumento dei miei passi sequenziali,  sentivo che qualcosa si stava facendo strada dentro di me, quella stessa cosa che mi fa stringere i denti nelle salite in tandem, quella stessa cosa che mi fa prendere in mano martelli e giraviti per aggiustare e riparare, quella stessa cosa che mi riporta su dopo una crisi di pianto… in una canzone la chiamano "forza della vita", io la chiamo orgoglio. Una forza che sento assai presente, il mio gancio nel cielo, la mia personale molla per andare avanti: smisurata, inarrestabile quando parte, testarda, per me vitale, per altri criticabile.
Avanti ed indietro, avanti ed indietro… un concentrato di rabbia, orgoglio, insicurezza, accenni di stupore e scintille di meraviglia: adesso riuscivo a fare una decina di passi.
Nello scrivere, il tempo sembra dilatarsi ma tutto questo si svolse nell'arco di poche ore e non esagero nel definirle una manciata di ore tra le più faticose della mia vita.
 Avevo il terrore che il mio tremore interno mi si trasferisse alle mani ed allargavo le dita delle mani per controllare che questo non accadesse: sperimentai così che, allargando le dita con i palmi sempre paralleli al terreno, acquistavo stabilità ed i bastoncini, trascinati dietro, diventavano come due binari, due appoggi stabilizzanti: forse, forse ce la potevo fare.
Tutti, istruttori e partecipanti, salimmo nelle auto, ci dovevamo spostare da qualche altra parte; quanto apprezzai quei momenti di pausa… un ronzio continuo nella testa, mani sudaticce, un tremore a fior di pelle, la gola arsa.
Lo capisco soltanto adesso che il peggio era passato.
Arrivammo al giardino Spoerri, una vasta area di campagna toscana dove questo artista ha creato sculture assai bizzarre. Le opere d'arte sono sparse, apparentemente a casaccio, ora su terreni pianeggianti ed erbosi, ora all'interno di boschetti. Tutto il gruppo si spostava ora qui, ora là, tra commenti ironici ed interrogativi ma, soprattutto, la sottoscritta camminava con i bastoncini dietro, a testa alta ed una mano dietro le spalle.
Mi sentivo un pizzico più rassicurata perché ero sul terreno; la pianura erbosa mi dava più sicurezza, le moderate discese mi richiedevano una ulteriore attenzione perché avevo da posizionare bene i  piedi a paletta, abbassare il baricentro e mantenere i bastoncini dietro; le salite non mi preoccupavano, era difficile cadere proprio lì, non dovevo rannicchiarmi in avanti bensì restare più possibile dritta verso dietro e darmi aiuto con i bastoncini.
Si, si, camminavo, adesso stavo proprio camminando.
Come una bambina alla vista di un prato, appena sentivo sotto i piedi il terreno che spianava, acceleravo il passo, potevo andare ed andavo come un treno. Prendevo fiato quando il gruppo si fermava a guardare i manufatti ed a chiedersi cosa l'artista avesse voluto comunicarci: ferma con il naso all'insù, sotto una inquietante tettoia di mannaie, sorridevo in mezzo ad una infinità di oche all'assalto di chissà cosa, posavo per la foto all'interno di una casa dal pavimento inclinato e camminavo.
Spesso mi estraniavo: una bambina in un parco giochi, un volo di pensieri fantasiosi  e camminavo. I miei compagni di corso, le loro risa, i loro incoraggiamenti e due adorabilissimi cagnetti, Merlino e Ginevra, che scorrazzavano liberi e felici. Libera e felice, anche io iniziavo a sentirmi così. Ero distratta dalla particolarità delle sculture ma camminavo. Rimasi a bocca aperta dinanzi ad un gioco assai curioso: una galleria di tubi metallici di vari diametri penzolavano da un telaio, ordinati in due file parallele ad una ventina di centimetri una dall'altra  e bisognava farsi strada tra loro.  Procedendo tra i tubi, questi urtavano tra loro, provocando come un suono di campane a festa… un vero spasso!
" A Marco mio, questo gli sarebbe piaciuto sicuro!"
Mi tuffai dentro ai tubi suonanti: una "star gate", ecco, stavo entrando in una altra dimensione , un ritrovato controllo del mio corpo, un cammino autonomo, dritta sulle mie gambe, due bastoncini ed una mano dietro le spalle.
Una volta rientrate in albergo, non riuscii a mantenere i buoni propositi della dieta e sprofondai in un sonno pesante; anche Daniela era stanca, anche lei aveva combattuto le sue battaglie ed entrambe le avevamo vinte.
Il Sabato mattina, il vento continuava ad infuriare ma il cielo era libero da nuvole: sorprendemmo Nicola, un istruttore della Sardegna, nella caffetteria che avevamo scoperto fare cornetti buonissimi; oggi era prevista una colazione al sacco e facemmo provviste per un esercito, al diavolo la dieta! Roberto era pronto ed i suoi adorabili cagnetti gli gironzolavano intorno; mancavano ancora Elisa ed Enea e Fabrizio e sua moglie Fabiola fremevano per il ritardo; ci aspettava il Parco Faunistico Amiata.
Claudia e Michele, due gentilissime guardie naturalistiche, ci guidarono per i percorsi della riserva ed io camminavo. La ginestra dei carbonai, l'asino amiatino, una lezione nell'aula didattica, alla scoperta del mondo, affascinante e misterioso, dei pipistrelli.
"Odora questo, odora quello, guarda questa corteccia e guarda come è diversa quella!"
Castagni, faggi, cavalli, daini, caprioli, salamandra "Mannaggia, quanto era dura la vita di un carbonaio!"
Ed  Oriana, la lupa? Per avere una speranza di vedere le tre lupe senza marito, bisognava salire su di un altana… e voi pensate che una donna di mare come la sottoscritta poteva lasciarsi spaventare da una scala particolarmente impervia? Niente, niente mi poteva fermare: ormai avevo la consapevolezza che ce la potevo fare, anzi, ce l'avevo fatta, camminavo in piena autonomia, aiutata da due bastoncini e da una voce accanto o da una mano tra le scapole. Testa alta, spalle dritte, mani aperte,  bastoncini ed adesso potevo permettermi anche il lusso di pensare ad altro… più camminavo e più acquistavo sicurezza.
Fabrizio mi sottopose ad un altro esperimento: dovevo fare da spola tra lui ed un altro istruttore, camminando veramente da sola, seguendo ed individuando la voce dell'istruttore di turno. Rimbalzavo come una pallina impazzita, tra gli istruttori, tutti entusiasti dei miei miglioramenti, dei miei rapidi tempi di adattamento alla nuova postura e del controllo che avevo sui miei sensi.
Ridevo tra di me e ricordavo quella volta che avevo trovato un piccolo pipistrello nello skimmer della mia piscina e del morso che mi aveva dato, quando lo avevo involontariamente stretto in mano: " Possibile che il morso del pipistrello mi abbia trasmesso una sensibilità particolare agli ultrasuoni?"
Un riposino dopo pranzo, lunga lunga su di una panchina al sole ed ero pronta per un'altra avventura. Fabrizio e Fabiola avevano deciso di modificare un po' il programma iniziale per dare la possibilità a me e Daniela, che avevamo necessità di partire all'ora di pranzo dell'indomani, di non perderci l'escursione della mattina dopo.
Trasferimento in auto alla torre di David, una collina naturale di 1200 metri, sulla quale era stato edificato un monastero. Sino ad una certa altezza si ha la possibilità di arrivare con le auto e poi si procede a piedi. "Bastoncini, a me!"
Decisamente, tra i miei antenati doveva esserci una capra perché è con energia animalesca che affrontai quella salita…
Era una gran brutta salita:  forte pendenza e pietrine, pietre, pietroni pronti a scivolare sotto i piedi. Il vento aumentava mano a mano che procedevamo nella salita e, dato che questa era davvero impervia, Fabrizio mi sosteneva dal gomito. "Brutta, davvero brutta questa salita!" Fu necessaria la massima attenzione, sia da parte mia ma maggiormente da parte di Fabrizio che cercava di pilotare i miei passi e scegliere il percorso più agevole. Salivo e pensavo: " La salita e va bè! Ma la discesa? Come farò a scendere da questa benedettissima torre? Aiuto! S.O.S.! Sara il caso di chiamare l'esercito o la protezione civile?"
Sinceramente, non so quali santi mi aiutarono ma arrivai in cima e subito mi dovetti aggrappare alla croce che si ergeva proprio lì, per non essere sbalzata via dal vento; ci permettemmo un paio di minuti di raccoglimento, seduti per terra, il mondo tutto intorno: Fantastico… magnetico. Daniela mi descriveva un panorama a 360°, impossibile non sentirsi una piccola cosa dinanzi a quella visione spettacolare della Natura. Un luogo dove regna il silenzio, lo senti calare anche dentro di te, ogni parola è superflua e ti perdi nei meandri dei tuoi pensieri.
I santi ascoltarono le mie preghiere e riuscii a discendere dalla torre però, bisogna dire la verità, poco ci mancava che Fabrizio e Fabiola mi prendessero in braccio. La fermata successiva fu una bella improvvisata a casa di un amico di Fabrizio, responsabile della comunità buddista di  Merigar. Non c'era da camminare lì e Piero ci aprì le porte di casa sua e tutto il gruppo si accomodò in soggiorno. Chiamiamola pure, questa a casa di Piero, una pausa spirituale, perché il padrone di casa ci raccontò la storia della comunità di Meringar ed i principii fondamentali della filosofia buddista.
Una ultima tappa di questa giornata campale fu, appunto, la comunità di Meringar, situata sul versante del monte Labro ma, se devo dire la mia, per essere chiamata anche "il piccolo Tibet", sono, sia il tempio, sia la stupa, costruzioni architettonicamente troppo moderne, troppo cemento, troppo vetro e niente che mi ricordasse le comunità tibetane, da me visitate insieme ai miei genitori.
In serata, dopo cena, ci ritrovammo tutti nella saletta dell'albergo dove ci venne raccontata la storia di David Lazzaretti, per alcuni il "santo David", per altri un personaggio dai molteplici lati oscuri.
Era Domenica mattina, l'ultimo giorno del corso, le campane della chiesa di Castel del piano chiamavano i fedeli a raccolta e Giovanna e Daniela gustavano una porzione doppia di cornetti ai cereali alla loro caffetteria preferita. Valigie in auto, ci mettemmo in movimento per riunirci a tante altre persone che avevano organizzato un percorso a piedi di circa 9 km. sul monte Giovi:
  "E chi li ha mai fatti 9 km. a piedi?!"
Il vento era finalmente calato e la giornata era davvero splendida; Merlino e Ginevra zampettavano insieme a noi e Daniela mi ricordava Alice nel paese delle meraviglie: i suoi splendidi capelli biondi raccolti in una coda sbarazzina, dai suoi grandi occhi azzurri, specchi del suo buon cuore,  traspariva l'entusiasmo per la realizzazione di un sogno, una passeggiata nel bosco. Ogni tanto, le chiedevo del suo ginocchio dolorante e lei mi rispondeva che non aveva alcuna importanza, troppa la felicità di trovarsi lì, incantevoli i paesaggi da contemplare, ammalianti le fragranze e gli odori della campagna. "Il gruppo delle bacchette" incuriosì parecchia gente e, secondo me, non furono poi in tanti ad accorgersi che quella donna affiancata da un uomo che ogni tanto le parlava, era una non-vedente, che aveva imparato a camminare sulle sue gambe soltanto da due giorni. Lungo il percorso, 4 fermate eco-gastronomiche e degustazione dei prodotti locali: un frantoio, una casa vinicola, un agriturismo con una splendida piscina a fagiolo immersa nel verde, ed infine, la sagra delle ciliegie. Non incontrai difficoltà degne di nota, tranne per un tratto in salita particolarmente ardito.
Camminavo spedita e tranquilla, cercando di rallentare e di allungare il passo ma, caro Fabrizio, tutta la tua esperienza e conoscenza medica non possono  spiegare la gioia che mettevo in ogni mio passo, l'incontenibile voglia di recuperare il perduto, l'entusiasmo per una autonomia riconquistata:; si, è vero, ogni tanto saltellavo e tu mi dicevi di non farlo, di accompagnare il passo, come una pantera ma, io ero contenta e, altro che saltellare, io avrei fatto salti rocamboleschi e capriole all'indietro e ruote acrobatiche per manifestare a mondo intero l'energia vitale che sentivo dentro e… chissà… chissà… forse un giorno, riuscirò a fare anche questo!
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Tra gli ipovedenti trionfa il Fano

Autore: Mario Mirabile

CASALNUOVO- Al termine della 2 giorni dedicata al calcio a 5 per ipovedenti, è la squadra dell'A.S. Adriatica Fano a vincere lo scudetto di categoria. Al centro sportivo Holly e benji sono stati 2 giorni intensi di grande sport, infatti alla presenza di tanta gente si sono date battaglia le squadre di Napoli, Pesaro, Bergamo e appunto fano. Sabato pomeriggio, nella prima semifinale, dopo il calcio d'inizio battuto dal Sindaco di casalnuovo di Napoli Antonio Peluso, l'Invicta Pesaro 2001 ha superato, al termine dei tempi supplementari, i padroni di casa dellaA.S.D. Noived Napoli per 3-1; nella seconda semifinale l'A.S. Adriatica Fano ha battuto l'Omero Bergamo con un sonoro 5-1. Domenica mattina, nella finalina per l'assegnazione del III posto, la squadra del Napoli ha sconfitto quella del Bergamo per 5-1; mentre nella finalissima tutta marchigiana, l'A.S. Adriatica Fano ha battuto l'Invicta  Pesaro per 5-3. Le gare sono state caratterizzate da grande correttezza dei protagonisti i quali hanno dato vita ad una davvero bella manifestazione di sport. Il tutto è riuscito bene, come ha affermato il Presidente dell'A.S.D. Noived Napoli Rocco De Icco, perché hanno collaborato tante persone ed ognuno ha fatto la sua parte.

CALCIO A 5 PER IPOVEDENTI. A NAPOLI SI ASSEGNA LO SCUDETTO

Autore: Mario Mirabile

 
 Napoli – sabato 12 e domenica 13 maggio, presso il centro sportivo Holly e Benji di Casalnuovo di Napoli, si svolgerà la fase finale del campionato di calcio a 5 per ipovedenti organizzato dalla FISPIC (Federazione Italiana Sport Paralimpici per Ipovedenti e Ciechi). Nello specifico sabato 12 maggio, a partire dalle ore 16.00, si affronteranno nelle semifinali la squadra del Napoli che afronterà quella di Pesaro e la squadra di Bergamo, che affronterà quella di Fano. Le vincenti, poi, si affronteranno domenica mattina per assegnare lo scudetto di categoria. L’importante manifestazione sportiva è organizzata dall’Associazione Sportiva Non ed Ipovedenti Napoli, che tra i suoi fini statutari ha quello di mettre al centro la crescita umana oltre che sportiva dei non vedenti, creando collegamenti e sinergie tra le tante associazioni impegnate nell’attenzione ai diversamente abili. A margine delle due giornate, con la collaborazione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti,  sarà presente una unità mobile oftalmica che, con la collaborazione di alcuni oculisti, effettuarà visite gratuite allo scopo di individuare  e prevenire danni agli occhi. La serata presso l’hotel san Mauro in via Casarea 45 a Casalnuovo sarà animata da un gruppo di artisti facenti parte dell’Unione Ciechi e da Germano Mona che si esibirà in skech molto divertenti. L’evento in programma a Casalnuovo,  servirà,  con l’impegno di tutti, a fare in modo che il territorio sia sempre più attento all’inclusione oltre che sociale anche sportiva dei disabili e questi si impegneranno al massimo per dimostrare come, anche con difficoltà, si possono raggiungere ottime qualità  e livelli di gioco, con garanzia di spettacolo. Perché, l’allenamento costante fa in modo che vengano fuori tutte le abilità. Per la buona riuscita dell’iniziativa, che si svolgerà contro il sistema della camorra, stanno collaborando in molti tra cui:  l’Ottica Sacco e Delta ceramiche, aziende da sempre impegnate nel campo della cecità e dell’ipovisione; la Sezione di Napoli dell’Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti; il CIP provinciale; il CONI e il Centro sportivo Holly e benji i cui gestori hanno mostrato grande sensibilità verso le problematiche dei diversamente abili.
 
 Per informazioni si può contattare Rocco De Icco, Presidente dell’A.S.D. Non ed Ipovedenti Napoli al numero 3391534092.

V Torneo Internazionale di Showdown dedicato a “Candido Cannavò”

Autore: Francesco Cusati

Istituto dei Ciechi di Milano – 27/30 aprile 2012

Al via il quinto Torneo Internazionale di Showdown – una disciplina che presenta numerose affinità con lo sport del ping pong – dedicato a Candido Cannavò, il famoso giornalista e scrittore che per tanti anni ha promosso le attività sportive per i non vedenti.

Questo sport che si gioca su un tavolo dotato di sponde, in cui lo scopo è mettere una pallina sonora nella porta del proprio avversario colpendola con un'apposita racchetta, richiede riflessi eccezionali, forza, agilità e una grande capacità di intuire le strategie dell'avversario.

Oltre 60 atleti provenienti dalla Danimarca, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia Lituania, Polonia, Olanda, Svezia e Italia si sfideranno in emozionanti partite dalle ore 8 di mattina alle ore 10 di sera nei locali dell'Istituto dei Ciechi di Milano in via Vivaio 7.

Le partite finali sono previste per lunedì 30 aprile a partire dalle ore 17.30.

Per informazioni
Francesco Cusati

cell.: 3287766360

email: francesco.cusati@fastwebnet.it

Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti Milano ONLUS
Via Vivaio, 7
20122 Milano
tel/fax: +390276004839
Email:
info@gsdnonvedentimilano.org
Web:
www.gsdnonvedentimilano.org
Codice Fiscale: 97063940155

Il goalball sbarca a Caravita: il 28 aprile prossimo in gara la Asd Real Vesuviana

Autore: Enza Cicatiello

L'inizio della manifestazione è prevista per le ore 14:00 di sabato 28 aprile prossimo, all'interno del Palazzetto dello sport di Cercola, in località Caravita, si svolgerà una delle gare di campionato di Goalball, o palla rotante, attività sportiva di squadra per i non vedenti riconosciuta dall'I.B.S.A. (International Blind Sport Association Associazione Internazionale dei Ciechi Sportivi, presente ai Giochi Paralimpici).

La manifestazione è stata patrocinata dall'amministrazione comunale di CERCOLA e SANT'ANASTASIA.

L'evento è stato promosso dall'Unione Italiana Ciechi di Napoli Rappresentanza di SANT'ANASTASIA e dalla società Real Vesuviana.

Il goalball è una sorta di pallamano giocata da atleti con disabilità sensoriale, E' uno sport di squadra che fa parte del programma dei giochi paralimpici estivi nei quali ha debuttato nell'edizione di Toronto 1976. Oggi è praticato in circa 51 Paesi tra cui l'Italia.

Sedi e Gironi campionato italiano Goalball
1° Giornata 14/15/04/2012 L'Aquila
2° Giornata 28/29/04/2012 Cercola/NA.
3° Giornata 19/20/05/2012 Avellino
4° Giornata 02/03/06/2012 Bergamo

Squadre che partecipano al torneo:

A.S.D.A.D. L'Aquilone
A.S.D. Real Vesuviana UICI.SANT'ANASTASIA
A.S.Dis. Bergamo 1
G.S. Colosimo A
A.S.Dis. Bergamo 2
G.S. ColosimoB
G.S. Nuova Realtà Campana

Torino: Polisportiva dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Torino & Avis Torino

Autore: Giuseppe Valentini

Il 25 aprile 2012 si svolgerà a Torino la settima edizione della manifestazione podistica  non competitiva, "Oltre la Vista" – manifestazione podistica su strada dedicata a tutti: atleti professionisti, amatori e disabili  – organizzata dalla A.S.D. Polisportiva UICI Torino Onlus in collaborazione con l'A.S.D. AVIS.

Il 25 aprile 2012 alle ore 9,30, con ritrovo ore 08,00, partirà per la settima volta, all'interno del parco del Valentino, e più precisamente dal viale Medaglie d'oro, la manifestazione podistica per il trofeo "Oltre la Vista". Organizzata dalla A.S.D. Polisportiva UICI Torino e dalla A.S.D. AVIS Torinese e con il patrocinio della Circoscrizione VIII e del Comune di Torino, la competizione si snoderà attraverso  un percorso di 7,5 km circa (1 km circa per i bambini).

Parteciperanno anche numerosi non vedenti che saranno guidati dai loro accompagnatori e amici. Per la prima volta ci sarà anche una camminata sportiva (fit walking) di circa km.4,850.

Al termine della manifestazione – che si svolgerà con qualsiasi condizione meteorologica – verrà assegnato anche quest'anno il secondo Trofeo Piero Mallen" alla società con il maggior numero di iscritti. A tutti sarà distribuito un pacco gara.

Il ricavato sarà devoluto al Dipartimento di Neuroscienze dell'Università degli Studi di Torino a favore della ricerca sulla Sla, malattia ancora piuttosto sconosciuta colpevole della scomparsa del nostro grande e indimenticabile amico Piero Mallen.

Le iscrizioni  si raccolgono in vari negozi sportivi di Torino (vedere volantino) al prezzo di 7 euro gli adulti e 4 euro i giovanili, (10 euro gli amici di Piero Mallen).

Per chi lo desidera è possibile la preiscrizione anche inviando una mail a:
trofeooltrelavista@gmail.com
 
Partecipiamo numerosi.
 
Info: Ivano 3389377852 – Giuseppe 3382018093

Iniziativa UICI Trieste

Autore: Marino Attini

Trieste, una bella città sul mare e la possibilità di fare un giro nel suo splendido golfo a bordo di una elegante barca a vela, attrezzata per i non vedenti, con l'assistenza di due skipper professionisti e di un coordinatore che si occupa di ogni nostra esigenza a bordo.

Questa la splendida opportunità messa a disposizione dalla sezione di Trieste dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, una opportunità riservata ai nostri soci ma anche agli accompagnatori o ai loro amici e parenti che avessero il piacere di parteciparvi.

Pensiamo a come, oltre a divertirci, potremmo fare una splendida figura coi nostri ospiti dandogli l'opportunità di trascorrere alcune ore coccolati dalla magia del vento, facendogli ammirare il nostro golfo da una posizione assolutamente particolare, fermandoci magari a prendere un caffettino a Grignano o a Porto san Rocco.
Per agevolare il più possibile le persone che hanno piacere di partecipare, sono previste due uscite settimanali di cui una pomeridiana al martedì e una mattutina al sabato. La barca si trova presso il porticciolo di Barcola (piazzale 11 settembre) e l'imbarco è stato predisposto per essere agevole per tutti. Nei mesi estivi la barca è attrezzata per chi ha il piacere di fare anche il bagno e nelle calde serate di luglio e agosto verranno organizzate delle cene in barca al tramonto.
Il costo di ogni singola uscita è di 15 euro a persona e comprende tutto, compresa l'assicurazione e l'organizzazione. Il ritrovo è fissato sempre presso il porticciolo di Barcola, pertanto eventuali necessità di trasferimento vanno gestite e pagate a parte.

Tutti possono partecipare con grande tranquillità, le persone dell' equipaggio vi seguiranno in ogni vostra necessità, non serve saper nuotare, non ci sono pericoli e la navigazione è sempre controllata. Le gite con la nostra barca a vela sono sempre condite da qualche barzelletta, una cantata e tanta allegria e tutti possono provare la meravigliosa sensazione di timonare e farsi trasportare dal vento ascoltandone il magico suono.

Partecipare ad un uscita è semplicissimo: basta rivolgersi alla nostra segreteria, per informazioni su questa attività potete contattare il responsabile, il consigliere Marino Attini al 335-1254660.

Dimenticavo: Abbiamo la fortuna e l'orgoglio di poter vantare una attività così bella e piacevole, ma la cui manutenzione è molto onerosa, cerchiamo tutti di parteciparvi affinché questa nostra splendida opportunità possa rimanere anche per i prossimi anni.

Sport: Homerus – Vela autonoma per non vedenti

Autore: Alessandro Gaoso

Egregi Signori,
come forse già saprete, la nostra Associazione si occupa di vela autonoma per non vedenti, dedicandosi quasi esclusivamente all'insegnamento ed alla pratica di questo innovativo sport,che si è diffusa in tutto il mondo fino ad essere proposta come nuova disciplina velica alle prossime Paralimpiadi.

In Italia contiamo già su numerosi atleti non vedenti e ipovedenti, e desidereremmo proporre i nostri corsi anche a tutti i Vostri Soci.

RingraziandoVi, restiamo a Vostra completa disposizione per qualsiasi eventuale chiarimento, e porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Cav. Alessandro Gaoso
Presidente
HOMERUS ASSOCIAZIONE ONLUS
Associazione Sportiva Dilettantistica
Via Provinciale 84
I – 25079 Vobarno (BS)
Tel. +39-0365-599656  Fax. +39-0365-599129
info@homerus.it
Skype: Homerus9977