QUANDO INVECCHIARE DIVENTA UN’ARTE, DI MASSIMILIANO PENNA

Autore: MASSIMILIANO PENNA

Si è svolto sabato 10 novembre, nella nuova sala presso la sede dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti a Milano, il convegno interregionale dal titolo "L'arte d'invecchiare", un'iniziativa fortemente voluta dal Consiglio Regionale Lombardo dell'U.I.C.I. e, in particolare, dalle Commissioni Regionali Anziani e Pari Opportunità.
Principalmente rivolto ai Coordinatori regionali e provinciali Anziani e Pari Opportunità di Lombardia, Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, il convegno era aperto anche a tutti coloro, Dirigenti, Soci, Volontari e Collaboratori dell'U.I.C.I., interessati ad approfondire la specifica tematica.
Numerosi gli interventi, nei quali sono stati trattati i molteplici aspetti inerenti la terza età: dal problema della solitudine fino alle necessità legate alla eventuale presenza nella persona di patologie come il deficit visivo, passando per il ruolo estremamente attivo che l'anziano può avere nel mondo del volontariato.
Moderati dalla Referente per la Commissione Regionale Pari Opportunità dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti della Lombardia Ambra Bertoni, sono intervenuti i seguenti relatori: Erica Monteneri, componente Commissione Nazionale Pari Opportunità dell'U.I.C.I. "L'evoluzione del ruolo dell'anziano negli ultimi cento anni della nostra storia"; Antonio Guaita, geriatra "La vecchiaia non è una malattia"; Maria Teresa Coglitore, psicoterapeuta "L'importanza del dialogo tra le generazioni: il ruolo dei nonni nella società contemporanea"; Bianca Petrucci, psicologa "L'autonomia e le attività di vita quotidiana per persone anziane con pluripatologie"; Cesare Barca, componente della Commissione Nazionale Anziani dell'U.I.C.I. "La vecchiaia: una conquista"; Flavia Navacchia, Componente della Commissione Nazionale Pari Opportunità dell'U.I.C.I. "La vecchiaia: un progetto di vita che abbia il fascino e la dolcezza dei colori d'autunno"; Angela Mazzetti, Referente per la Commissione Regionale Anziani U.I.C.I. della Lombardia "L'anziano attivo nel mondo del volontariato"; Eugenio Saltarel, Presidente della Sezione U.I.C.I. di Genova "L'incidenza della cecità e dell'ipovisione nell'età senile"; Stefano Tortini, Presidente Regionale U.I.C.I. Emilia Romagna "La sicurezza degli anziani anche in caso di calamità naturali".
Il 2012 è stato proclamato "Anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà fra le generazioni", e quella di sabato 10 novembre è stata un'occasione di notevole valore che ha fornito ai partecipanti una serie di elementi che, visti nel loro insieme, permettono di guardare alla terza età in maniera più serena e di rapportarsi con le persone anziane in modo più naturale.
Nell'ultimo secolo numerosi sono stati i mutamenti che hanno interessato la nostra società: da un'economia basata sull'agricoltura, in seguito all'industrializzazione si è giunti ad un radicale cambiamento che ha portato ad un massiccio spostamento delle forze lavorative dalle campagne verso le fabbriche delle grandi città.
A tale evoluzione socio-economica è strettamente legato il cambiamento che ha subito il ruolo della persona anziana all'interno della famiglia. Fino al secolo scorso, in tale contesto l'anziano rappresentava il punto di riferimento su cui contare per tutte le decisioni più importanti poiché era visto come colui che, in virtù del proprio vissuto, aveva raggiunto una tale maturità tale da consentirgli di agire sempre per il meglio dei propri cari. La sua autorità era indiscussa, e di conseguenza era considerato il fulcro della famiglia stessa.
Un deciso mutamento lo si ha negli anni 50 in pieno boom economico quando, al termine della propria vita lavorativa, la persona viene "accantonata", lasciata a se stessa, quasi come un peso da sopportare a causa delle cure di cui necessita.
Fortunatamente negli anni 80 la persona anziana viene in un certo senso rivalutata. Quest'ultima ora viene considerata con un atteggiamento decisamente più costruttivo, e anche nell'ambiente lavorativo è vista come un individuo che, grazie al proprio bagaglio di esperienze, può dare un utile contributo grazie alle competenze e alle abilità acquisite durante la propria carriera lavorativa.
Arriviamo così ai nostri giorni quando, dopo anni costellati da fatiche e soddisfazioni, ci si ritrova faccia a faccia con quella che dovrebbe essere una fase della propria vita durante la quale godersi il meritato riposo. Il condizionale è d'obbligo poiché, se è vero che l'anziano viene ormai considerato fruitore di servizi, è proprio l'offerta di servizi rivolti a quest'ultimo che molto spesso è a dir poco carente.
Il momento che stiamo attraversando è caratterizzato da una forte crisi economica e ciò fa sì che purtroppo, al fine di attuare politiche di risparmio spesso discutibili, i tagli più ingenti vadano a colpire proprio i servizi rivolti alle fasce più deboli, fra le quali proprio gli anziani. Questi, loro malgrado, si ritrovano così a dover combattere ogni giorno contro problemi di ogni tipo: dall'assistenza domiciliare inadeguata alle cure sanitarie troppo costose, per non parlare delle peripezie burocratiche nelle quali ci si deve cimentare per ottenere i servizi di cui si ha diritto.
I problemi poi aumentano a dismisura se la persona è affetta da una grave patologia come può essere il deficit visivo, o addirittura da più patologie. In tali casi risulta di fondamentale importanza un lavoro di equipe fra i vari specialisti che hanno in cura la persona stessa. Tuttavia, al fine di offrire un vero percorso riabilitativo, non è sufficiente un approccio di tipo esclusivamente medico. L'anziano è sì un paziente, ma prima ancora, appunto, una persona; una persona non solo affetta da deficit più o meno gravi, ma una persona con propri interessi, proprie abitudini e proprie aspirazioni, prima fra tutte la maggiore autonomia possibile. Al fine di garantire un recupero di tale autonomia, è però fondamentale elaborare un percorso riabilitativo che sia studiato tenendo conto delle sue reali esigenze: dagli ausili più adatti al caso specifico all'ambiente in cui egli vive abitualmente, e non semplicemente pianificato sulla carta.
La meritata conquista della vecchiaia, insomma, è sempre più legata a una moltitudine di variabili socio-economiche che mettono la persona in una posizione del tutto marginale rispetto al contenimento dei costi.
Tutto ciò, però, non deve e non può far perdere di vista ciò che gli anziani rappresentano, ovvero un immenso patrimonio di storia, di vissuto e di energie che, se opportunamente valorizzato, è in grado di sprigionare tutta l'operosità che rende unico ognuno di essi.
Alla luce di tali aspetti, assume un particolare significato l'intervento di Carolina Elena Pellegrini, Assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà Sociale di Regione Lombardia. "Un welfare che assicuri interventi a livello generale e universale – ha dichiarato Pellegrini – non è più pensabile visto l'enorme aumento dei bisogni della persona e la contestuale carenza di risorse che le istituzioni hanno a disposizione per via della grave crisi economica in atto. Assume allora una notevole importanza il ruolo che le Associazioni come l'U.I.C.I. sono in grado di svolgere, mettendo in campo quella fonte inesauribile di risorse che sono i volontari".
Si può affermare che nell'intervento dell'Assessore Pellegrini sia riassunto lo spirito intrinseco all'iniziativa. Al convegno, infatti, non si è avuto un approccio all'anziano trattando solo le tematiche afferenti i problemi di quest'ultimo; sono state sì trattate le problematiche che oggettivamente riguardano gli anziani, ma gli interventi dei vari relatori non erano volti a fornire consigli su come accudire al meglio la persona. Le relazioni presentate, viste nel loro insieme, hanno raggiunto in pieno l'obiettivo di dare uno schema di idee che sia la base per un confronto costruttivo fra le stesse persone anziane, nonché fra gli anziani e le nuove generazioni.
Una "giornata delle idee". In sostanza il convegno "L'arte d'invecchiare" è stato esattamente questo. Una giornata di idee che, se a prima vista potrebbero apparire astratte, in realtà svolgono una duplice funzione: di stimolo per le persone anziane, alle quali sono stati dati spunti per acquisire una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità ancora presenti e vivere la vecchiaia non come una malattia, ma come una nuova fase della propria vita; di richiamo per le nuove generazioni, alle quali l'iniziativa ha fornito spunti concreti per meglio capire gli anziani, spesso visti come "altro rispetto a se stessi", e in realtà più vicini di quanto non si possa pensare (si pensi ai nonni, infaticabili e pronti a dare il meglio di sé per i propri cari).
E' stata un'occasione che, si spera, abbia dato alle persone anziane spunti utili per meglio proseguire nell'"arte" di costruire pezzo per pezzo la propria quotidianità in maniera attiva e produttiva, e alle nuove generazioni qualche elemento in più per meglio interpretare le loro esigenze, i loro pregi e inevitabilmente anche i loro difetti.