L’indignazione dei ciechi veneti, Redazionale

Autore: Redazionale

Il consiglio regionale assegna alle associazioni storiche dei disabili SOLO 100.000 euro
A rischio la sopravvivenza delle sezioni provinciali

Giovedì 15 novembre a Palazzo Ferro Fini si consuma l'ennesima puntata di una vicenda, che se non riguardasse la vita di migliaia di persone, sarebbe degna di una telenovelas. Durante la sessione per l'assestamento del bilancio, il Consiglio Regionale Veneto, nonostante l'impegno di alcuni consiglieri, non trova di meglio che assegnare al fondo per il finanziamento degli enti di cui alla tabella B della L. 22/1989 la ridicola somma di euro 100.000. Per i non addetti ai lavori si tratta del contributo annuale che la Regione eroga alle associazioni storiche: Unione Ciechi, Associazione Invalidi Civili, Ente Nazionale Sordi, Associazione invalidi del lavoro e Unione mutilati per servizio. A conti fatti all'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti del Veneto resteranno poche migliaia di euro, da ripartire tra tutte le strutture associative. Rispetto al 2011 il contributo è stato tagliato dell'80%, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza delle sezioni provinciali, che erogano sul territorio diversi servizi di segretariato sociale, accompagnamento e supporto all'integrazione scolastica e lavorativa dei ciechi e degli ipovedenti veneti, solo per citarne qualcuno. Come se non bastasse lo stesso Consiglio regionale ha deciso di non finanziare un corso per operatori telefonici non vedenti, negando di fatto ai giovani veneti uno dei tradizionali sbocchi lavorativi.
Le Sezioni Provinciali dell'UICI sono costantemente impegnate alla ricerca di forme di autofinanziamento, quali lotterie, cene al buio ed iniziative culturali. Molti dei servizi erogati vengono svolti sulla base di convenzioni con enti pubblici (Comuni, Province, ASL), ma tutto questo non basta a coprire le spese ordinarie per il pagamento del personale dipendente, che solo può assicurare la continuità e la professionalità nell'erogazione dei servizi, accanto ai numerosi volontari non vedenti e vedenti.
Molti esponenti politici ritengono che si possa fare a meno delle associazioni dei disabili, perché i servizi devono essere erogati dagli Enti preposti. Tuttavia l'esperienza ci conferma che gli assistenti sociali dei Comuni, gli operatori delle Province, i tecnici ed i dirigenti delle ASL, non sono in grado di fornire assistenza specifica ai ciechi ed agli ipovedenti. Ne è prova il fatto che sono gli stessi enti pubblici a rivolgersi a noi per supportarli nel disbrigo delle faccende che riguardano i privi della vista.
Non possiamo accettare passivamente che con un tratto di penna i parlamentari veneti, che si vantano ad ogni piè sospinto di aver garantito il mantenimento dello stato sociale nonostante i tagli imposti dalla spending review, cancellino novanta anni di storia e costringano i ciechi e gli ipovedenti a mendicare i propri diritti come si trattasse di elemosina.
Facciamo appello a tutte le persone di buona volontà affinché tutto questo non accada.