La  Regione  Lazio   esclude gli studenti ciechi  e  ipovedenti  dal  diritto allo studio, di Carlo Carletti

Autore: Carlo Carletti

Nel territorio della Provincia di Latina, almeno 36 studenti con disabilità visiva frequentano  le scuole di ogni  ordine e  grado. Almeno 15 di questi studenti frequentanti le scuole dell’infanzia, delle primarie e delle secondarie  di primo grado sono privi di qualsiasi tipo di assistenza. Nessuno dei 36 studenti, fruisce dell’assistenza scolastica domiciliare. 12 studenti frequentanti le scuole secondarie di secondo grado ricevono la sola assistenza alla comunicazione, nell’ambito della loro classe, tramite il Centro Regionale S. Alessio, finanziata dall’Amministrazione Provinciale di Latina, competente soltanto per quel tipo di scuola. Altri 9 studenti delle scuole inferiori, di cui 6 di Latina, 1 di Aprilia 1 di Cisterna e 1 di Cori, ricevono la medesima assistenza alla comunicazione con l’intervento finanziario dei rispettivi  Comuni. Al cospetto di tale situazione, appare opportuno evidenziare e denunciare il totale abbandono dei 15 studenti lasciati senza alcuna forma di assistenza e il mancato rifinanziamento degli interventi scolastici domiciliari per tutti i 36 studenti, da parte della Regione Lazio. Tali interventi domiciliari sono stati interrotti dopo oltre 20 anni di risultati positivi e avevano consentito agli studenti stessi, di acquisire le necessarie conoscenze e competenze inerenti gli ausili utili per la loro miglior autonomia nell’ambito dello studio e delle relazioni sociali. Non è infatti possibile far apprendere la scrittura e la lettura del sistema Braille durante il normale orario delle lezioni dell’ intera classe, senza limitarne la partecipazione allo studente cieco o ipovedente. Lo stesso problema si riscontra anche per l’apprendimento dell’uso del computer, della sintesi vocale, della barra braille, dello scanner, della stampante, ecc., per la pratica inerente l’orientamento e la mobilità, per la conoscenza e l’uso dei vari sistemi ingrandenti per vicino e  per lontano e per l’uso  degli ausili tecnici ed elettronici utili alla loro autonomia personale. L’esperienza dimostra che se un bambino con disabilità visiva, viene adeguatamente sostenuto per fargli conseguire il più alto livello di autonomia, diviene  maggiormente competente e partecipe alle attività scolastiche e nel corso degli anni, avrà sempre meno necessità di operatori per l’assistenza alla comunicazione, dell’insegnante di sostegno e dell’assistenza scolastica domiciliare, con  la conseguente riduzione del costo degli interventi. Se i Dirigenti e i Funzionari della Regione Lazio che operano e decidono gli interventi sul diritto allo studio, disponessero di maggiori competenze nel settore della disabilità visiva o che fossero almeno disponibili e aperti al confronto con coloro che tali problematiche ben conoscono, si potrebbero individuare gli interventi più consoni ha risolvere la mortificante situazione scolastica dei bambini e dei ragazzi ciechi e ipovedenti, di fatto, attualmente esclusi dal diritto allo studio a causa delle loro scelte. La mancata comprensione e risoluzione del problema compromette irreparabilmente il percorso scolastico di questi studenti, negando loro la speranza di un possibile normale avvenire. La difficile situazione scolastica degli studenti con disabilita visiva, che già presentava alcune lacune, è decisamente peggiorata con le scelte dell’attuale Amministrazione Regionale, che ha abolito il finanziamento dell’assistenza scolastica domiciliare e ridotto gli altri servizi. L’attuale disastrosa situazione, espone anche il Presidente della Giunta Nicola Zingaretti, ad una incredibile e poco onorevole contraddizione, per aver  egli stesso, accettato il Premio Luis Braille, offertogli dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti con l’impegno di farsi carico delle problematiche connesse alla disabilità visiva, assicurando almeno ai bambini ciechi e ipovedenti, il diritto allo studio, il principale elemento che consente loro un miglior avvenire. Purtroppo è necessario prendere atto, che trascorsi almeno 3 anni di inascoltati solleciti, non è stato emanato alcun provvedimento volto a risolvere il problema. Pertanto appare più che mai giustificato il fatto che in mancanza di atti concreti e certi, da parte degli Organi decisionali della Regione, volti ad assicurare i necessari servizi per il prossimo anno scolastico, 2017-2018, i dirigenti dell’Associazione e i genitori degli studenti, dovranno, loro malgrado, mettere in atto le più idonee forme di lotta per denunciare l’attuale inaccettabile situazione ricorrendo al sostegno dell’opinione pubblica, con la certezza, che le ragioni del diritto allo studio e della dignità di questa piccola minoranza sociale troverà piena comprensione e pieno sostegno. Naturalmente è auspicabile che il buon senso e le ragioni del diritto possano prevalere nelle decisioni e negli atti degli organi decisionali della Regione Lazio, anche al fine di evitare quello che potrebbe essere un durissimo scontro sociale, al quale saremmo costretti.