La dottora non è più, di Mario Censabella

Autore: Mario Censabella

Da molti anni ero solito chiamarla così; si è spenta sabato 6 giugno a quasi 90 anni nell’ala di un antico castello lasciatole dal marito a Revere nella fertile e storica campagna mantovana.
Adriana Ronzoni è stata compagna impareggiabile e moglie del maestro Dario Formigoni che nel corso degli anni è stato Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi di Milano, Dirigente nazionale, giunta esecutiva della nostra Associazione e Presidente della Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita, di Monza.
I loro destini si sono “incrociati” quando la Dottoressa Adriana Ronzoni, pediatra, (erano i primi anni 60) si è recata all’Istituto dei Ciechi di Milano per avere lumi e conforto per una disavventura familiare: la mamma aveva perso la vista. La combinazione ha voluto che in quel momento transitasse il maestro Dario Formigoni Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi di Milano e insegnante di musica in quell’Istituto.
“…non appena l’ho visto mi sono sentita suonare in testa mille campanelli…”. Così mi ha sempre raccontato la dottora, era convinta che i ciechi avessero una marcia in più.
Formigoni era un gentiluomo, si è sentito in dovere in quella circostanza di accompagnare sino all’uscita dall’istituto quella sua nuova conoscenza.
“Censa …”, così ero chiamato da quegli indimenticabili amici… “Non dimenticherò mai come sono scesa da quello scalone, mi sembrava di volare, era lui che mi guidava”.
La vita a due aveva indotto la dottora, per una sorta di passione emozionale, a specializzarsi in oculistica anche se per il suo “lui” non vi sarebbe mai stata la possibilità di portarlo a vedere la luce.
Con loro ho trascorso qualche vacanza indimenticabile, in roulotte, in tenda, un anno, eravamo a Lido degli Estensi, la dottora per agevolarmi aveva pensato di montare la tenda, io ero solo, nell’immediata vicinanza dei servizi igienici.
Io, da dentro la tenda, sentivo la gente che transitava dire: “…ma guarda che testa, hanno piazzato la tenda in una posizione assurda…”; non sapevano che dentro c’era una talpa che sentiva tutto…
Poi le frequentazioni sono mutate, sono nate in Inghilterra Laura e Beatrice. La loro tavola era sempre imbandita per i non vedenti: buonumore, amicizia, ospitalità sempre con un buon bicchiere di vino.
L’Unione Italiana Ciechi di Milano deve molta gratitudine alla dottora per tutte le visite, le consulenze, i rapporti amicali che sempre e per nulla ha rivolto a chi non vedeva. Grande è stato il suo impegno morale quando, componente di una Commissione sanitaria per la verifica del residuo visivo si era impegnata a smascherare i falsi ciechi.
Non dimenticherò mai il suo humor, la sua sagacia, il voler essere sempre utile senza apparire.
Per entrambi i coniugi ho infinita gratitudine, a loro debbo la mia formazione associativa e umana.
Molti sono gli episodi tratti dal bagaglio delle mie memorie che possono raccontare l’eccentricità e personalità della dottora.
Amava assecondare i desideri del marito agevolando anche estemporanee scampagnate: dal belvedere della loro roulotte distribuiva piatti caldi ai loro ospiti rispondendo alle sollecitazioni del Maestro che chiedeva che altri provvedessero alla distribuzione di un buon vino fresco.
Racconto ora un piccolo episodio che configura l’ospitalità e la simpatia di quella coppia: ero a tavola e il Maestro aveva sollecitato la dottora a portare un vino particolare; quando eravamo soli lui ed io aveva il vezzo, quasi un rito, di riempirmi il bicchiere con una certa disinvoltura, il lambrusco era il suo vino preferito; (… ti piace… E io a dire con aria poco soddisfatta “…non è molto secco”, e lui “…ti offro il mio miglior vino e tu ci sputi sopra…!”
Un giorno la dottora, era ormai sola, mi ha raccontato di essere finita in un fosso (come ha fatto a uscire dalla macchina, chi l’ha aiutata? “Nessuno, da sola, avevo un male cane… mi si è fratturato lo sterno.”
Questa volta la dottora, forse, non mi leggerà, spero che anche in questa circostanza abbia a condividere.
Oggi le …ragazze Formigoni (l’omonimia con una realtà politica attuale è assolutamente casuale) gestiscono un bad & breakfast nell’ala del Castello della famiglia, in una Revere che mescola l’antico e il moderno con la dolcezza della campagna mantovana.