La Casa del Cieco di Civate, di Roberto De Capitani

Autore: Roberto De Capitani

Uno degli elementi distintivi della Casa del Cieco è sicuramente il percorso che porta dalla sua costituzione alla situazione odierna.
Mons. Edoardo Gilardi, dopo aver fondato la Casa dei Ciechi di Guerra in via Villa Mirabello, aveva incontrato le difficoltà dei ciechi civili, che a differenza dei ciechi di guerra non avevano sussidi né accompagnatori dedicati, ed il loro collocamento lavorativo era impossibile.
Cogliendo l’occasione della messa in vendita del complesso monastico medioevale dapprima benedettino, poi olivetano, soppresso dalla Repubblica Cisalpina alla fine del 1700, Mons. Gilardi lo acquistò con l’aiuto di molti benefattori. La Casa del Cieco di Civate nacque così nel 1931 come Opera Pia, con il benestare del Re e del Duce, accogliendo ciechi civili tra i venti e i trent’anni, ed era orientata a promuovere l’assistenza di tali soggetti svantaggiati, di cui l’economia e la finanza sociale non erano in grado di farsi carico, proponendosi come punto di riferimento per il sostegno e lo sviluppo di tutte le situazioni che preoccupavano le Istituzioni circa l’impatto sociale della cecità. Le prime esperienze di intermediazione con le varie Istituzioni per la soluzione di quei primi casi sociali hanno fatto sì che il bacino di utenza raggiungesse il territorio dell’intera penisola.
Ovviamente, trattandosi di un’attività assistenziale comunque non improntata a logica imprenditoriale, anche la solvibilità del beneficiario dovette essere oggetto di valutazione da parte delle varie istituzioni o amministrazioni tenute a questo per legge.
Quei giovani pur non vedendo, potevano fornire valido aiuto alle molte giovani probande e novizie delle suore di Maria Consolatrice che così poterono allevare animali e coltivare i campi, sostenendo il fabbisogno alimentare della comunità anche in tempo di guerra.
Nel tempo poi le attività si trasformarono, passando a costituire laboratori per la realizzazione di prodotti di vimini e bambù, per la produzione di spazzole di ferro per cavalli, passando successivamente alla produzione di oggetti in bachelite, per poi finire con la preparazione di ricambi per trapani ed altre apparecchiature elettriche.
I settori di intervento della Casa del Cieco, all’inizio ed in sintesi, furono i seguenti:
– solidarietà sociale: progetti di inserimento di soggetti svantaggiati o disabili nel mondo del lavoro;
ambiente ed ecologia: di produzione, distribuzione di prodotti naturali, di equilibrio ambientale;
sviluppo di laboratori al passo con l’evoluzione industriale della società;
assistenza e cura dei soggetti più deboli;
cultura ed informazioni: sostegno e stimolo di attività creative, artistiche, della libera espressione dei soggetti;
cura dell’aspetto spirituale;
formazione alle vocazioni religiose, con particolare interesse per le giovani.
Nel frattempo nel riordino legislativo l’Ente da Opera Pia divenne IPAB.
Lo sviluppo della Casa del Cieco, costante fino agli anni ’90, ha risentito bruscamente di alcuni interventi legislativi:
– nel 1986 viene emanata la prima legge della Regione Lombardia, la Legge 1 che norma i principali aspetti assistenziali e pone le premesse per il Piano Socio Assistenziale 1987-90;
– nel 1991 la Casa del Cieco viene depubblicizzata, passando da IPAB a Associazione.
Nel 1992 viene inoltrata la richiesta di diventare Casa di Riposo: questo significava accollarsi in breve tempo uno sforzo non indifferente per adeguarsi alla normativa.
Nel 1993 e negli anni seguenti il rinnovato Consiglio di Amministrazione si fece carico di questo sforzo ed arrivò a formulare un Piano Programma per la realizzazione in più anni della ristrutturazione complessiva della Casa del Cieco, che ebbe inizio nel 1997 realizzando il nuovo Reparto Protetto, per concludersi nel 2009, con il rilascio della Autorizzazione al funzionamento definitiva l’anno successivo.
Nel 2001 intanto si concluse anche l’iter burocratico per la trasformazione da Associazione a Fondazione ONLUS.
Nel 2015 viene apportata una modifica allo Statuto, inserendo la possibilità di accogliere, oltre ai ciechi ed agli anziani vedenti, quelle categorie di persone che il welfare vigente avrà indicato come prioritarie.
ATTIVITA’
Oggi la Casa del Cieco è una RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale), con 95 posti letto, dei quali 60 per lungo degenti, con concorso alla spesa da parte del Fondo Sanitario Regionale ed una retta giornaliera a carico dell’ospite, distinta in tre livelli, correlati alla assistenza necessaria.
Gli altri 35 posti, che chiameremo solventi (o privati), senza concorso del Fondo Sanitario Regionale, sono destinati ad accogliere temporaneamente persone che escono dall’Ospedale non ancora completamente rimessi, altri che vengono in vacanza, altri per necessità varie dei parenti.
Inoltre dal 2014 l’Ente ha aderito a due delle attività sperimentali regionali chiamate “Residenzialità leggera” ed “RSA aperta”.
I ciechi presenti attualmente sono solo 18 su 95 ospiti. Questo perché oggi, grazie alle battaglie iniziate nel dopoguerra per il ricoscimento dei diritti dei non vedenti (indennità, possibilità lavorative, scolastiche, sociali in genere) è possibile vivere una vita “normale” e restare a casa propria. E’ una cosa molto bella, che ciascuno si augurerebbe. Gli Enti come il nostro subentrano in caso di bisogno.
L’esempio è la trasformazione in casa di riposo del 1992: gli ospiti entrati giovani negli anni trenta cominciavano ad essere ottantenni. Emblematico il caso di un ospite entrato nel 1936 a 26 anni e morto nel 2005 a 95 anni. Possiamo proprio dire che è stata la sua casa!!!
Nel 1992 l’Ente iniziò ad accogliere la prima ospite donna ipovedente, che per paura viveva una vita quasi da claustrale oppure si profumava talmente che si faceva precedere dal suo profumo, tutt’altro che invitante. Oggi le donne sono in maggioranza.

CULTURA
Tra le ricchezze culturali di Civate spicca il complesso dell’ex monastero dapprima benedettino e successivamente olivetano, di proprietà della Casa del Cieco, con annessa la Chiesa Romanica di San Calocero, che riporta affreschi del 1100 e successivi.
Anche questo monumento nazionale è stato oggetto di restauro e reso fruibile al pubblico attraverso interventi costanti ed ancora in corso.
Dall’inizio del 2014 abbiamo un portale completamente accessibile, www.casadelcieco.org, che ha ricevuto in due anni quasi 9000 visite.

MISSIONE
I valori, ossia gli orientamenti valoriali e i principi deontologici assunti dalla Fondazione per guidare scelte strategiche, linee politiche e comportamenti operativi di tutti coloro che, a vario titolo e a livelli diversi, contribuiscono alla sua gestione, sono desumibili dallo Statuto.
La mission della Casa del Cieco si desume dal suo nome, e si articola nei seguenti punti:
Dare una Casa ed essere come una Casa
Permettere l’accesso alla Casa ai soggetti svantaggiati dell’ambito sociale ed in particolare ai ciechi
Garantire il parente in ordine alla precisione, all’efficienza della gestione e alla cura degli affidati in modo coerente con le proprie attese
Agire nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente e delle specificità culturali dei contesti territoriali in cui operiamo per una migliore qualità della vita
Si tratta di una missione estremamente ambiziosa.
La Fondazione ha, però, fin dall’inizio deciso di intraprendere questo percorso pur nella consapevolezza delle difficoltà che avrebbe potuto incontrare lungo il cammino. Bisogna infatti coniugare le procedure rigide del sistema sanitario con l’esigenza di dare risposte flessibili ai nostri ospiti, l’efficienza con la solidarietà, la partecipazione con il rispetto dei ruoli e delle funzioni, la risposta ai bisogni della società civile con l’attivazione di processi assistenziali particolari, attenti all’uomo e all’ambiente, l’attenzione per l’economia “sociale” con il tentativo di contagiare l’economia “tradizionale”, ecc. Solo grazie allo sforzo congiunto di tutti gli interlocutori che possono influenzare o essere influenzati dalla Fondazione, quest’ultima potrà perseguire il suo scopo per lungo tempo, contribuendo a rendere più sensibile il sistema sociale in ordine alle problematiche connesse alla cecità, alla solidarietà e all’ambiente e a migliorare le condizioni di vita delle fasce più deboli della società.