Il punto di vista privilegiato per chi non vede è il sapere, non la vista

Autore: Marco Condidorio

L'azione "politica" dell'U.I.C.I. molisana desidero sintetizzarla attraverso una proposizione di un grande filosofo e storico, considerato il fatto che egli di Storia e di Società certo ne sapeva probabilmente, assai di più di quanto ne sappiano gli uomini politici di questo nostro tempo: "I filosofi hanno finora soltanto interpretato il mondo in modi diversi,  ora si tratta di trasformarlo".

Ecco, dice Marx:" ora si tratta di trasformarlo". Premessa questa da cui ho inteso partire per spiegare l'azione politica, programmatica, che quotidianamente viene svolta sul territorio molisano, non solo dal sottoscritto, ma da ogni singolo dirigente, regionale e dei consigli provinciali dell'UICI molisana appunto, allo scopo di modificare o in qualche modo di costituire i fondamenti sociali, culturali e formativi per una società maggiormente recettiva e integrante, capace di rendere cittadino anche la persona maggiormente svantaggiata e per ragioni famigliari, ambientali o per essere in situazione di disabilità.

Sì perché, la società molisana, come del resto un po' in tutte le realtà regionali del nostro "bel paese", tende a privilegiare i numeri, non la qualità, il profitto e la conflittualità sociale, non le competenze e il dialogo costruttivo tra gli individui; privilegia l'estetica e il materialismo quali punti di maggiore forza per una economia atta ad esaltare la perfezione come fosse la qualità mediante cui costruire, o proporre,  la propria affermazione, il proprio potere.                                       Percorso seminariale sulla tiflologia nelle scuole molisane  " Le 
                                                   mani esplorano il  mondo per conoscerlo  e riconoscerlo"

E così abbiamo impostata la nostra azione "politica" su molteplici direttrici di cui citerò tre ambiti di intervento:
Il primo:  Conoscenza e comprensione della realtà, del territorio in cui viviamo e operiamo.
Il secondo: Sostegno alla formazione e all'istruzione.
Il terzo: promozione sul territorio regionale delle iniziative sviluppate in favore dell'integrazione umana, culturale e professionale per le persone in situazione di disabilità visiva, di cui la nostra associazione è direttamente responsabile per la progettualità e la realizzazione.

Il primo:  Conoscenza e comprensione della realtà, del territorio in cui viviamo e operiamo.
Ciò è evidentemente utile a    scoprire i punti di forza e di debolezza della società, come si muovono le istituzioni dello Stato nel territorio, se posseggono le conoscenze e hanno le competenze. Spesso funzionari, consiglieri, assessori, sindaci, presidenti di giunta o di consigli, coordinatori d'ambito  non hanno né le competenze, né gli strumenti per discriminare fra loro necessità e priorità che i cittadini presentano.
E' questo il tempo dove sembra di muoversi in una scenografia su di un palco dove è in scena un'opera del grande Pirandello, ove l'assurdo, il paradosso spiegano, senza alcuna possibilità dialettica dello spettatore, di intervenire, ma solo d'osservare, ed essendo noi spettatori ciechi, vi lascio intuire il livello di comprensibilità che tale incontro può sortire in noi, per quanto sta andando in scena.
Un esempio: noi chiediamo all'istituzione di sostenere l'integrazione scolastica per quei bambini, che oltre la cecità, magari hanno anche difficoltà motorie, o peggio sono sordi; e ci sentiamo dire: "purtroppo che possiamo fare? Vedete, i soldi che ho a disposizione per il sociale li debbo spendere per i pannoloni; il territorio ha delle priorità". Ovvio, pensiamo dentro di noi, sicuri di aver fatto la figura dei cioccolatai per aver chiesto, per aver osato pensare che l'esigenze anche di un solo bambino in età scolare, potessero essere più importanti, urgenti del fenomeno dell'incontinenza e così, sempre dentro di noi pensiamo:" ecco cosa manca ai nostri bambini in situazione di disabilità, magari plurima, l'incontinenza!".
E la scuola? Oh la scuola! Il monumento sacro della povertà: se gli studenti si debbono portare da casa la carta igienica, il sapone, forse a breve la sedia e il banco, possiamo mai pensare che agli alunni ciechi sia dato il minimo indispensabile perché possano affrontare l'iter degli studi a pari degli altri compagni?
Certo che no!
E allora? Allora dobbiamo interrompere il circolo vizioso nel quale tutto ciò che non ha senso, ha la priorità, mentre ciò che ne ha, finisce in fondo, o meglio in coda, non per essere arrivati tardi, come spesso vorrebbero farci credere, ma per quella logica perversa secondo cui la società ha priorità e tu con le tue richieste sei sempre fuori, non solo dalla traccia, ma addirittura di testa.

Secondo: Sostegno alla formazione e all'istruzione.
Il Governo regionale ha allo studio la stesura di una legge a cui stiamo   contribuendo con una nostra proposta con l'intento di fare in modo che venga istituito non solo un diritto all'istruzione per altro sancito già dalla Carta Costituzionale italiana e promosso mediante una legislazione  specifica  – seppur talvolta non rispettata e finanziata  – ma garantito un finanziamento che ci consenta di attuare iniziative in favore dell'integrazione scolastica dei nostri alunni non vedenti e in situazione di plurihandicap; garanzia che ci auspichiamo sia permanente evitando che vi siano studenti costretti ad un percorso di studi scolastico difficile se non addirittura di tipo B ovvero ridotto e/o alternativo rispetto al percorso di studi ordinario e previsto per tutti i ragazzi frequentanti la scuola.

D'altro canto è evidente come un piano finanziario non adeguato e regolamentato da leggi specifiche possa determinare una cattiva integrazione scolastica ad ogni livello creando i presupposti di quella emarginazione sociale e culturale a cui i nostri studenti purtroppo vanno incontro spesso ignari del fatto che tutto questo mini le stesse fondamenta del loro futuro di uomini, di cittadini e di professionisti.

Terzo:  promozione sul territorio regionale delle iniziative sviluppate in favore dell'integrazione umana, culturale e professionale per le persone in situazione di disabilità visiva.
E' il caso di parlare dell'Irifor Molise e della Cooperativa sociale SOS fondata nel giugno del 2010. Abbiamo inteso promuovere le iniziative formative mediante l'Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione non solo per i riconoscimenti giuridici che a livello nazionale e regionale lo stesso Ente ha ricevuto ma perché lo stesso Irifor Molise è riconosciuto in sede regionale come l'Ente che più di altri , di pari oggetto, ha saputo e realizza  progetti di formazione in favore di soggetti disabili e rivolti a personale docente e sanitario, preparando e formando operatori nel campo dell'istruzione, della riabilitazione e della formazione professionale presentandosi quale risorsa formativa più appropriata per le esigenze e le criticità del territorio molisano. Lo Stato e il privato sono latenti, il sociale o l'associativismo presenti e competenti.

Abbiamo poi voluto rispondere alle esigenze di cui sopra con la istituzione della Cooperativa sociale SOS Molise (Servizi organizzati per il sociale) poiché abbiamo compreso che la struttura associativistica purtroppo non è più sufficiente a "catturare" fondi, finanziamenti locali, nazionali ed europei per sostenere e finanziare l'attività progettuale che invece abbiamo visto essere maggiormente accessibile per il mondo della cooperazione. E' proprio il caso di dire che ci siamo gettati in una "impresa"    che solo da pochi mesi sta offrendo i primi risultati positivi. Mediante la Cooperativa SOS infatti sosteniamo l'integrazione scolastica, attraverso finanziamenti mirati e auspichiamo a breve di poter attivare tutta una serie di attività e servizi previsti all'oggetto sociale, tra questi anche quello della compravendita di materiale tiflo-informatico e tiflo-tecnico.

In questo modo l'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti del Molise assieme al mondo della cooperazione spera di accrescere la qualità delle proprie risposte, dei propri interventi in favore di quell'utenza che sempre di più soffre della ristrettezza economica e di quel riconoscimento umano e sociale utile a sentirsi parte della società non di quella parte passiva disgregante ed emarginante ma attiva integrante e competente. 

Di qui l'idea di promuovere, alla luce di uno spirito politico e filosofico come quello del grande Jean-Antoine Condorcet – fondatore dell'istituzione scolastica -, la formazione per dare dignità al "sapere" considerato che questo sia lo strumento necessario, utile, indispensabile perché ogni persona abbia una visione della realtà il più chiara e realistica possibile  e perché non sia tentato di piegare la realtà al proprio pensiero ma piuttosto sia disposto ad adeguare il proprio pensiero alla realtà senza rimanerne schiacciato o peggio escluso. Ricordiamo a tal proposito l'espressione più audace ed esemplare di Condorcet  "La natura non ha posto alcun limite al perfezionamento delle facoltà umane".