Il Convegno annuale “MACULA TODAY” – Riemergere dal buio e prevenire la cecità: presente e futuro, di Simona Fanini e Lorenzo Caruso Supervisione scientifica: Prof. Dr. Med. Andrea Cusumano

Autore: Simona Fanini e Lorenzo Caruso Supervisione scientifica: Prof. Dr. Med. Andrea Cusumano

Le possibilità di restituire la visione ai non vedenti sono state esaminate da importanti ricercatori nazionali ed internazionali in occasione del convegno annuale ‘Macula Today’ in programma a Roma, lo scorso Lunedì 2 Ottobre 2017, alle ore 16:00, al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel & Resort (Sala Terrazza Monte Mario). L’iniziativa promossa dalla Onlus Macula & Genoma Foundation, impegnata a promuovere la ricerca e l’informazione nel campo delle malattie oculari, ha ricevuto il patrocinio della Presidenza Nazionale dell’UICI e la collaborazione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Consiglio Regionale del Lazio (ONLUS) e del Comitato Regionale del Lazio della IAPB. Il convegno era rivolto in particolare ai pazienti affetti da patologie degenerative eredofamiliari della macula, oltre che ai loro familiari, alla comunità scientifica e alla stampa.

L’incontro è stato coordinato dal Dr. Michele Mirabella che ha preso parola dopo la presentazione e i ringraziamenti del Prof. Andrea Cusumano, dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Presidente della Macula & Genoma Foundation Onlus. Il primo intervento è stato tenuto dal Dottore e componente dell’ufficio della Presidenza UICI Eugenio Saltarel, il quale, ringraziando Mirabella ed i presenti, ha dato inizio al convegno. Il conduttore ha presentato al pubblico il Prof. Andrea Cusumano, Docente di Oftalmologia presso le università di Roma Tor Vergata, Rheinische Friederich -Wilhelms di Bonn e alla Cornell University di New York. Cusumano ha fatto luce sulle più recenti novità in campo oftalmologico, intervenendo riguardo il tema della Terapia Genica in oftalmologia: “presente e futuro” spiegando quale sia il modo di correggere il cattivo funzionamento di specifici geni che sono responsabili di gravi patologie oculari.
Ricollegandosi al concetto di Degenerazione Maculare legata all’Età (AMD) di tipo atrofico, prima causa di cecità legale nel mondo occidentale, il Prof. Andrea Cusumano ha introdotto e spiegato brevemente le ultime strategie terapeutiche in arrivo per questa malattia. In particolare ha parlato del Laser Pascal, e del Laser 2RT a nanosecondi e pensato da John Marshall, scienziato, presente all’evento e attivo nel campo oculistico. Le nuove cure mirano a contrastare l’evoluzione della AMD atrofica verso la sua fase terminale (atrofia geografica) e sono rispettivamente in fase di sperimentazione clinica e in uso corrente in centri altamente specializzati. Se i risultati conseguiti fino ad oggi saranno confermati, queste nuove terapie potranno portare concreto beneficio alla comunità dei pazienti. Inoltre Cusumano si è avvicinato al tema della cosiddetta “reversing blindness”. Con ciò vuol far capire che il legame con il paziente è fondamentale, questo perché, nonostante i grandi passi avanti, ancora oggi iniziare una terapia non dà alcuna certezza: si possono avere come non avere miglioramenti, ed in alcuni casi questi sono minimi. Per questo bisogna esser chiari con i pazienti che, ci tiene a rimarcare Cusumano, spesso si prestano a tali cure, non effettivamente per loro stessi, ma per essere di aiuto a coloro che presentano la stessa patologia. I modi di intervenire diventano sempre di più e tra questi, i più utilizzati sono: Optogenetica, cellule staminali e Terapia Genica. Ovviamente ci viene spiegato che prima si interviene e meglio è perché la natura della patologia stessa varia con il passare del tempo. Le modalità di cura sopracitate possono essere applicate a diverse sindromi, come quella di Usher, la malattia di Stargardt, Retinite Pigmentosa, e Coroideremia, retinoschisi legata all’X.
Quando si parla di Terapia Genica, ci spiega Cusumano, dobbiamo ricordare che il gene è una parte di un frammento di Dna ed ha la capacità di esprimere una proteina. A questa proteina corrisponde generalmente una funzione strutturale o biologica. Se il gene è assente o difettoso non ci sarà l’espressione della proteina, e quindi la funzione. Ad oggi l’ingegneria molecolare e l’ingegneria genetica ci permettono di introdurre all’interno della cellula malata, un gene terapeutico. Tale gene fa sì che la funzione dell’occhio venga ripristinata e che il Dna che occorre per esprimere la proteina mancante, venga trascritto. Per fare ciò ci serviamo dei virus, che ovviamente sono attenuati e dunque non scatenano alcuna reazione immunitaria ma permettono di trasferire il gene terapeutico al loro interno, ricominciando ad avere una funzione.
In quest’ottica, lo studio delle cellule è fondamentale. Si parla di Optogenetica, materia che nasce con l’obiettivo di trasformare delle cellule morte in recettori attivi. In questo ambito, le cosiddette opsine microbiche, hanno un ruolo fondamentale. Si tratta di proteine che permettono di rispondere agli impulsi luminosi. Grazie alle nuove tecniche, oggi siamo in grado di spostare le opsine all’interno dei neuroni e di farle esprimere nella membrana cellulare, dove queste rispondono ad un impulso. Proprio in questo modo si ripristina il funzionamento del processo visivo che è bloccato dalla mancanza o dalla perdita dei conie dei bastoncelli.Inoltre si fa riferimento alle innovazioni apportate da Serge Picaud (presente nel suddetto convegno del 2016), Direttore delle ricerche nell’Optogenetica presso L’Institut de la Vision de Paris, con i suoi tentativi di utilizzare nuove tipologie di opsine in esperimenti su macachi e topi. La necessità di trovare nuove opsine nasce dal fatto che ad oggi, la lunghezza d’onda e l’intensità scaturite da alcuni tipi di proteine, mal si sposano con la salute nel tempo della nostra struttura retinica. Tali cellule sono funzionali alla retina e ne rigenerano i recettori. Cusumano conclude parlandoci della storia di Jeffrey, primo paziente al mondo al quale è stata applicata una protesi retinica.
Il secondo ad intervenire è il Emiliano Giardina, genetista dell’Università degli studi di Roma “Tor Vergata” e del Laboratorio di Genetica Molecolare ULDM – Fondazione Santa Lucia, che è intervenuto sul tema “Medicina di precisione applicata alla AMD” , spiegando come da un’analisi del DNA di un individuo è possibile determinare il miglior percorso terapeutico da intraprendere (per quell’individuo e non per un altro) per trattare una determinata patologia oculare, aumentando così la probabilità di risposta positiva alla terapia e allo stesso tempo riducendo il rischio di eventi avversi. Giardina conclude spiegando come la conoscenza della genomica sia fondamentale per la AMD e di come, i percorsi clinici, debbano essere mirati e diversi per ognuno dei pazienti in quanto le cause che portano alla patologia possono essere diverse e dipendenti da svariati fattori, come: fumo, cibo, città e paese in cui si cresce. A margine dell’intervento di Giardina, prende la parola Marcella Marletta, Direttore Generale del Ministero della Salute, che ringrazia i presenti ed il Dott. Cusumano per il grande impegno protratto negli anni a favore dei minorati della vista, chiudendo poi con uno sguardo verso i chip retinici, i quali, dice Marletta, apriranno verosimilmente una strada sempre più ampia alla conoscenza e alla risoluzione dell’AMD.
Dopo le presentazioni di rito da parte di Mirabella, arriva il turno di John Marshall, Professore di Oftalmologia presso Institute of Ophtalmology ed il MoorsfieldsEye Hospital and University College di Londra. L’intervento di Marshall si è concentrato sul “Laser 2RT: 50 anni di scienza”, aprendo con una piccola introduzione ai fattori che agiscono sull’AMD e di come l’età sia importante, non a caso sotto i 60 anni la percentuale di probabilità che la patologia si sviluppi è dell’1% mentre sopra i 75 si alza fino al 60-70%. Poi, è stato chiarito il quesito chiave del proprio intervento, ovvero: “Cos’è il Laser 2RT?”. Questa la risposta di Marshall: “Il laser 2RT produce un impulso laser di bassissima energia, nell’ordine dei nanosecondi, e diretto nelle porzioni più esterne e periferiche della macula. Studi clinici dimostrano che l’applicazione dell’impulso laser provoca miglioramenti nelle parti di retina trattata ma anche nella porzione non trattata (macula più centrale). Pertanto questo effetto si traduce nella riduzione delle drusen e dell’edema maculare. I laser tradizionali (Argon, Kripton, ecc) utilizzano tempi di esposizione molto più prolungati (millisecondi) al confronto del laser 2RT che ha tempi di esposizione molto più ridotti (nanosecondi) producendo un effetto terapeutico migliore, in quanto preserva le strutture retiniche, molto sensibili e delicate, da gravi danni di natura coagulativa. Il laser 2RT è un trattamento ambulatoriale che non richiede ricovero in ospedale. Viene per prima installata una goccia anestetica per ridurre la sensibilità dell’occhio da trattare. Successivamente si posizione delicatamente una lente a contatto della cornea che permette di poter indirizzare lo spot laser nel punto della retina da trattare. Durante la procedura laser si può sentire solo un suono metallico, dovuto all’applicazione del laser. Inoltre il paziente può avvertire una sensazione di flash di luce dovuto al raggio laser, senza sentire alcun dolore durante la procedura laser”.
Dopo gli spunti presentati da Marshall è il turno di Carl Glittenberg, Professore presso il TopconMedical Europe di Rotterdam ed il Karl Landsteiner Institute for RetinalResearch and Imaging di Polten. Questa volta il discorso si è concentrato sui “Progressi dell’imaging con lo Swept Source OCT e con l’angio-OCT nelle patologie retiniche”. A riguardo ha spiegato che: “Ad oggi è l’OCT in commercio più veloce al mondo e il primo swept-source OCT a eseguire anche l’angiografia retinica senza la necessità di iniettare il colorante. Topcon ha sviluppato un nuovo strumento: il DRI OCT-Triton, un OCT con tecnologia swept source per l’imaging del polo posteriore, utilizzando una lunghezza d’onda di 1.050nm. La velocità di scansione è pari a 100.000 A-scans/sec. Grazie alla lunghezza d’onda di 1.050nm, il DRI OCT-Triton penetra maggiormente in profondità rispetto agli OCT convenzionali con lunghezza d’onda pari a 850nm. La visualizzazione di tessuti oculari come coroide e sclera è ottenuta in un lasso di tempo incredibilmente breve. 1.050nm – Il DRI OCT-Triton, DeepRange Imaging, visualizza strutture con elevati dettagli non solo retinici, ma anche della coroide arrivando fino alla sclera. Garantisce una elevata qualità nell’imaging delle strutture anatomiche profonde e presenta tomografie ad alta sensibilità grazie al ridotto scattering”.
Poi, ancora sulla questione delle protesi retiniche, importante l’intervento del Dott. Mahi Muquit, Docente presso il Vitreo-Retinal Consultant, MoorsfieldsEye Hospital di Londra, che, ripercorrendo la storia di tali protesi, ha affermato: “Cosa succede esattamente dopo l’impianto? La protesi retinica ripristina una “vista” diversa da quella naturale che aveva il paziente prima della cecità. Può essere descritta come una vista “in un certo senso pixelizzata”, composta da punti di luce che, nella situazione ottimale, coprono il campo visivo centrale di 20°. Può essere paragonato ad un righello da 30 cm tenuto a braccio teso. L’impianto di una retina artificiale nei pazienti con retinite pigmentosa è sicura e dà risultati incoraggianti soprattutto considerando l’impatto sulla qualità di vita del paziente. Tuttavia, è fondamentale fare un’accurata selezione del paziente che può essere sottoposto a questo tipo di intervento. Inoltre, bisogna considerare la necessità di una riabilitazione post-operatoria abbastanza intensa. In genere, infatti, occorre del tempo per imparare a interpretare le immagini prodotte dal sistema e i risultati variano da paziente a paziente. Alcuni sono in grado di distinguere facilmente le forme, identificare caratteri di grandi dimensioni e individuare sorgenti luminose, mentre altri, con il loro sistema, non sono in grado di interpretare le informazioni spaziali sulla scena visiva. In seguito all’intervento chirurgico di impianto, il paziente torna in clinica diverse volte nei mesi successivi per il follow-up medico, per personalizzare il sistema e per ricevere formazione sul suo utilizzo. Una volta completate configurazione e formazione, i pazienti possono cominciare a usare il dispositivo a casa. A questo punto, i pazienti sono pronti per seguire sessioni di riabilitazione tenute da un terapista di ipovisione. Queste sessioni hanno lo scopo di insegnare ai pazienti come interpretare e usare le loro nuove abilità visive nella vita quotidiana”.
L’ultimo degli interventi degli esperti è del Prof. Benedetto Falsini, Docente presso l’Istituto di Oftalmologia, Università Cattolica S. Cuore e la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma. Questa volta, si è fatta luce riguardo le “Metodiche avanzate di elettroretinografia nelle degenerazioni retiniche”. Falsini ha spiegato questa innovativa tecnica con le seguenti parole: “L’elettroretinografia è una tecnica diagnostica impegnata in oculistica per misurare graficamente i potenziali di azione dei fotorecettori retinici quando vengono stimolati da un impulso luminoso. Il tracciato su carta prodotto da questo esame è detto elettroretinogramma, consiste nella registrazione dei potenziali elettrici che si generano nella retina come risposta ad una stimolazione luminosa. L’esame viene svolto secondo questa procedura: 1) Vengono instillate delle gocce di anestetico e poi posti 5 elettrodi: uno sulla fronte, due a livello dei canti esterni e due nel fornice congiuntivale. 2) Prima dell’esame è necessario l’adattamento al buio rimanendo in una zona scura per più o meno 15 minuti. 3) Infine si viene posizionati dinanzi ad una cupola che emetterà dei flash luminosi. Il risultato è un tracciato che evidenzia la funzionalità retinica. Esistono diversi tipi di elettroretinografia: c’è quello di flash (ovvero quello appeno spiegato) e quello di pattern (invece della luce ci sono una serie di quadrati bianchi e neri da osservare). Falsini si sposta a parlare dei suoi ultimi studi, raccontando che, dal 2012 i suoi sforzi si sono concentrati sull’attivazione di una metodica di sondaggio funzionale della retina, che consente ai pazienti con delle degenerazioni molto avanzate, di poter misurare la funzionalità della loro stessa retina. Il fulcro degli studi del Dott. Falsini si sviluppa nell’Analisi Statistica di questi segnali. L’analisi ci permette di capire quando ci troviamo davanti a segnali microscopici e soprattutto se questi possono essere effettivamente considerati reali o meno. Nel primo caso, il passo successivo è stabilire se i segnali analizzati possono essere utilizzati all’interno delle cliniche come campioni o termini di paragone. L’analisi si è concentrata su pazienti affetti dalla Sindrome di Usher, vale a dire, un tipo di Retinite Pigmentosa Sindromica. Per facilitare il tutto, Falsini ed i suoi collaboratori hanno dato vita allo sviluppo di un software, chiamato HK Loop Electrode, capace di misurare la variabilità del segnale.
Infine, il convegno si conclude con i ringraziamenti da parte di Andrea Cusumano a Claudio Cola, Presidente Regionale del Lazio dell’I.RiFo.R. e dell’UICI, la Dr.ssa Simona Fanini ed il Dott. Antonio Giarnieri, Autore del canale televisivo TV2000, da sempre vicino alle iniziative legate ai minorati della vista.
A chiusura del tutto, un’inaspettata e gradita sorpresa da parte di Pippo Baudo che, dopo aver assistito all’evento, è intervenuto ringraziando i presenti ed i vari Dottori per il loro impegno, rimarcando la propria simpatia nei confronti del Dott. Cusumano e di chiunque si spenda per la causa dei non vedenti. Mirabella ha poi ringraziato a sua volta ed ha messo fine al meeting.