Il cieco, questo sconosciuto: l’impegno dell’I.Ri.Fo.R. per superare la cultura degli stereotipi

Autore: Luciano Paschetta

In questi ultimi anni, a leggere i giornali e a sentire certe trasmissioni radiotelevisive, si ha l'impressione che, nonostante i ciechi italiani abbiano raggiunto buoni livelli di emancipazione sociale e di integrazione socio-lavorativa, l'immagine che "l'italiano medio" ha del disabile visivo, sia sostanzialmente simile a quella che aveva un secolo fa.

A meno di pensare alla malafede dei giornalisti, non si spiegano diversamente articoli che parlano di "falsi ciechi" che: "…camminano da soli sul marciapiede, fermano un autobus alzando la mano, danno informazioni ai turisti su come raggiungere i luoghi, fanno la spesa da soli, curano il giardino, piantano l'ombrellone in spiaggia e, addirittura, aprono e chiudono a chiave il portoncino di casa". Affermazioni simili dimostrano come nell'immaginario collettivo permanga l'idea che la mancanza della vista porti all'incapacità di fare ogni cosa, con una totale dipendenza dall'"altro": non è difficile trovare anziani ciechi inseriti, per la sola mancanza della vista, nelle strutture per "non autosufficienti".

Non vanno meglio le cose sul piano della conoscenza degli strumenti utilizzati dai disabili visivi per l'accesso alla cultura: si va dalla pubblicazione di articoli che considerano come "novità" degna di segnalazione la costituzione di una audioteca o il fatto che un non vedente lavori con il PC, alla constatazione della scarsa informazione degli insegnanti sulle possibilità di apprendimento, sugli strumenti didattici e le modalità di insegnamento per i disabili visivi, per non parlare della disinformazione sulle tematiche specifiche della minorazione visiva di psicologi, neuropsichiatri ed educatori in genere.

L'integrazione generalizzata dei disabili sembra che, anziché favorire abbia "offuscato" la conoscenza dei disabili visivi e delle loro capacità e potenzialità e, in questa nostra società dell'informazione, diventa sempre più difficile, per una realtà relativamente piccola come quella dei non vedenti, "informare" sulle nostre tematiche e farsi conoscere.

L'I.Ri.Fo.R., Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione, nel realizzare la propria "mission" di ente di formazione, sta cercando di porre rimedio a questo stato di cose, potenziando le attività rivolte ai "vedenti".

Per questo sta agendo in particolare su due fronti: creare uno strumento di informazione/formazione di "massa", di facile ed immediato accesso, rivolto a genitori, docenti, educatori, operatori dei servizi e a tutti coloro che, per motivi diversi, si trovino a dover interagire con un disabile visivo e, nel contempo, operando in "rete" con l'università, per la formazione specialistica di una figura che sia in grado di "disseminare" informazione sulle capacità e sulle modalità di una corretta relazione ed un corretto approccio educativo con i disabili visivi, figura, questa, prevista dalla legge 104/92, ma finora dimenticata da tutti: quella dell'"assistente/facilitatore all'autonomia e alla comunicazione”.