Grandi contenuti e auliche riflessioni al Convegno regionale dell’UICI, svoltosi nei giorni scorsi a Cosenza. Il presidente Regionale dell’Unione Annamaria Palummo: “Una preziosa occasione di formazione”, di Pierfrancesco Greco

Autore: Pierfrancesco Greco

La comunicazione oltre il buio e l'integrazione delle diversità: una questione di civiltà
da Cosenza
Quali strategie comunicative adottare, al fine di rendere agevole ai non vedenti e agli ipovedenti la fruizione dei tesori custoditi nella magia dell'arte, della cultura, dell'ambiente, dell'informatica, del sapere, in genere? Questo il quesito attorno cui s'è, con successo, enucleato il convegno, vertente sul tema, articolato e copioso di contenuti, "Comunicare oltre il buio – come informare per integrare ed includere", che s'è svolto lo scorso 15 dicembre, in due tranche, tra mattina e pomeriggio, presso il Teatro Morelli di Cosenza. In particolare, l'evento, organizzato e promosso dal Consiglio Regionale della Calabria dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il patrocinio, tra gli altri, della Regione Calabria, della Provincia di Cosenza, del Comune di Cosenza e dell'Università della Calabria, ha costituito una preziosa occasione per sensibilizzare, grazie al contributo di insigni relatori, che hanno nobilitato di aulici contenuti il simposio, la pubblica attenzione sull'interrelazione esistente tra comunicazione e disabilità, in questo caso visiva, e, quindi, sulla dimensione connessa all'accessibilità della conoscenza per le summenzionate categorie svantaggiate. Una materia attualissima e cruciale: del resto, nel mondo odierno, quella afferente alla comunicazione costituisce una tematica, straordinariamente ampia, complessa e articolata. "In tempo segnato dall'incertezza e dalla crisi – ha spiegato nella sua intensa relazione introduttiva Annamaria Palummo, Presidente Regionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti -, non solo economicamente intesa, ma teleologicamente espressa e individualmente vissuta, il tema in questione costituisce una preziosa occasione di studio e riflessione per comprendere la dimensione che Pascoli definisce, ne Il Fringuello Cieco,  la dimensione del tacito oblio, ossia la cecità. In particolare, il titolo di questa bella discussione, ovvero Comunicare oltre il buio – come informare per integrare ed includere, può essere considerato una richiesta d'aiuto, un appello a considerare la limitazione sensoriale della cecità e dell'ipovisione oltre l'handicap da essa scaturente, a causa dell'assenza di interventi mirati, sia da parte degli Enti preposti, sia da parte della società in genere; un passaggio volto al superamento della barriera visiva". Una tematica, cui guardare con apicale interesse, essendo essa  la strada privilegiata attraverso cui avviarsi verso l'enucleazione di sconfinate categorie analitiche, dal cui sviluppo sarà possibile definire quegli strumenti interpretativi risultanti fondamentali in ordine alla comprensione delle infinite sfaccettature in cui la realtà esistenziale trova i suoi colori, la sua poesia, la sua quotidianità, le sue peculiarità, i suoi aspetti più rigogliosi e significativi. In questo senso, la comunicazione, posta in correlazione con uno dei più rilevanti tra i succitati aspetti socio-esistenziali della contemporaneità, ovvero quello connesso al mondo della disabilità, diventa elemento assolutamente dominante contestualmente alla risoluzione dei diversi aspetti critici legati ad una qualsiasi limitazione sensoriale o fisica. Nello specifico, focalizzando la questione sui valori e sulle particolarità riguardanti la limitazione visiva, appare chiaro come la barriera del buio potrà essere definitivamente superata se si procederà verso la costruzione di nuovi paradigmi e modelli di comunicazione, "per mezzo dei quali rendere la realtà accessibile", come esplicitato dal Presidente provinciale dell'UICI di Cosenza, Pietro Testa, e da quello di Vibo Valentia, Giovanni Barberio. "Comunicare oltre il buio si può", ha sottolineato in proposito Roberto Grandinetti, giornalista e garbato moderatore di un convegno regionale "dal titolo – ha proseguito – positivo e propositivo, promosso da un'associazione di volontariato e promozione sociale, quale l'UICI, che nel corso degli ultimi anni ha raggiunto risultati straordinari, un tempo forse impensabili. Essa, del resto, non rappresenta più una semplice spalla per i non vedenti e gli ipovedenti, ma è arrivata ad offrire loro gli strumenti che, uniti ai giusti valori, permettono loro di essere protagonisti della vita quotidiana, in tutte le sue manifestazioni. Per i ciechi, il non vedere diventa altro vedere, alimentato dalla voglia di confrontarsi con i vedenti, facendo entrare questi ultimi nel mondo di chi non vede, condividendo conoscenze, metodi, codici e strumenti comunicativi e introducendo, contestualmente ad prospettiva paritaria, i vedenti nel buio, in modo da farli uscire da esso con una luce in più", ha osservato Grandinetti, citando quale "momento esemplificativo di tale processo quello delle cene al buio". Un'integrazione fondata sulla condivisione dei sensi, dunque, in una società globale ove "il senso della vista – ha messo in risalto la Palummo –  è totalizzante, per dare informazioni e per riceverle, dal momento che tutto può essere definito attraverso una semplice icona o un carattere che racchiude e sintetizza il pensiero umano. Al contrario, il cieco che, come ben spiegava il professor Mario Mazzeo, nella sua opera Il bambino cieco a scuola, soffre della mancanza del panorama visivo, si trova a dover rappresentare la realtà attraverso canali sensoriali completamente diversi, con una difficoltà immane nel costruire l'atto percettivo tramite sequenze analitiche derivanti dal tatto, dall'udito, dall'olfatto, dal gusto. Accedere alle informazioni, significa, quindi, avere i percorsi ben definiti, nonchè attivare ogni forma di supporto e semplificazione, trovante concretizzazione nei cosiddetti ausili per la comunicazione.  Strumenti e materiali, questi, indispensabili in questo settore ai fini della possibile conoscenza, tramite i sensi vicarianti, quali olfatto, udito, gusto e tatto; strumenti insostituibili, dovendo, ad esempio, un libro in nero diventare un libro parlato, una lettera stampata di Gutemberg tramutarsi in forma iconizzata nei magici puntini di Braille, una cartina geografica assumere la foggia di un plastico in rilievo, un percorso pedonale quella di un vettore tattile, un'informazione video quella della sintesi vocale; insomma, il mondo che normalmente viene percepito con il colpo d'occhio, ovvero attraverso l'immediatezza del canale visivo e del suo senso globale, deve trovare nuova e diversa costruzione cognitiva per mezzo dell'esplorazione aptica, ovvero quella compiuta, come già accennato, dall'attivazione dei recettori che si trovano sotto i polpastrelli delle dita di una mano, dall'udito, dall'olfatto, dal gusto e da tutte le percezioni propriocettive, estrinsecantesi nel corpo, nel suo movimento e nella relazione che si instaura tra esso e l'ambiente circostante. Percezioni, che devono essere stimolate e guidate, non avendo l'apprendimento i presupposti pedagogici della spontaneità e della naturalezza, considerata la scarsa o, addirittura, assente autonomia e mobilità. Tanto, faticoso e lungo è, come si può intuire, il lavoro volto a preparare e a predisporre percorsi accessibili nella scuola, nella sfera privata, nell'ambiente, nella realtà quotidiana" come ha avuto modo di illustrare nel suo intervento la storica dell'arte Nella Mari, la quale ha elaborato una relazione incentrata sul "ruolo dei servizi educativi di musei per la diffusione di una cultura dell'accessibilità universale ai contenuti del patrimonio culturale", enucleando i tratti principali del progetto Cassio, volto proprio alla socializzazione della cultura nell'universo di chi non vede. E se il Geologo Pasquale Chiodo e il dirigente nazionale dell'UICI Giuseppe Bilotti, hanno precisato alcune questioni inerenti alla tematica dell'accessibilità all'immanenza, l'uno focalizzando il discorso sulle "aree naturali urbane" e sul diritto dei ciechi a "vivere appieno la libertà della quotidianità", l'altro parlando della "comunicazione per la mobilità, inerentemente all'autonomia nella fruizione delle città tecnologiche", il docente dell'Unical Luciano Romito ha magistralmente orientato le sue considerazioni sul ruolo che il non vedente può avere contestualmente all'organizzazione e alla salvaguardia della legalità, delineando nel soggetto affetto da minorazione visiva e nelle sue precipuità "un nuovo e efficiente volto di trascrittore forense". Un orizzonte, questo, in cui prendono forma l'enorme potenzialità e il fondamentale ruolo sociale di cui può essere investito anche chi non vede; un orizzonte, questo, in  cui non possono trovare più posto "quelle barriere fisiche e quei pregiudizi che rendono vana – ha ripreso il Presidente Regionale Palummo – la possibilità di integrare e includere la limitazione sensoriale. Integrazione ed inclusione, ovvero i due elementi valoriali e sostanziali fondamentali in cui si estrinseca la costruzione di una realtà accessibili a tutti; quella realtà che ha bisogno di tempo, di progettazione, di una cultura orientata alla differenziazione, oltre che un di sapere analitico e non massificato, di volontà politica a rendere duraturi gli interventi mirati all'integrazione e all'inclusione". Argomenti impegnativi, straordinariamente interessanti, scientificamente corposi, socialmente rilevanti, in merito ai quali hanno relazionato docenti universitari, esperti del settore, rappresentanti del mondo culturale ed artistico, con l'obiettivo di definire il quadro sinottico di un assunto esistenziale, quello relativo al legame tra Comunicazione e disabilità visiva, la cui collettiva cognizione appare fondamentale contestualmente al superamento di quelle barriere antropologiche e culturali che, accanto a quelle architettoniche, ancora oggi, costituiscono il maggior ostacolo alla costruzione di una società realmente giusta, eguale, libera, in funzione della quale, ha esplicitato il Presidente Palummo "l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti lavora sul campo, ove è essa stessa operatore di cambiamento, spesso forzando chiusure culturali e mentali e rivendicando il diritto alla libertà, all'autonomia e alla piena espressione della propria personalità; un'attività, attraverso cui vogliamo anche superare la considerazione vittimistica e anacronistica del cieco povero e mendicante, privo della sogno di poter condividere con dignità le bellezze offerte dalla realtà immanente. Oggi, strumenti quali il bastone bianco evolution e la sintesi vocale, correlati al braille, aprono l'immagine buia e tetra del cieco, chiuso nelle mura domestiche, rendendolo protagonista della corsa verso il sapere e la conoscenza". Un sogno, questo, che ha contrassegnato l'esistenza dell'ideatore del celebre sistema di letto-scrittura per i non vedenti, quel Louis Braille che, come ha con passione illustrato Giuseppe Terranova, Vicepresidente Nazionale dell'UICI, "per noi ciechi è una personalità, una guida, un maestro; è colui il quale ci ha liberati, con il suo genio e la magia dei suoi puntini, dalle catene e dal condizionamento delle tenebre, collocandoci in una dimensione umana di pari dignità sociale e giuridica. Una personalità, quella di Braille, a cui è strettamente legata l'attività dell'UICI, che cominciò la sua azione puntando sull'istruzione, sulla cultura, trovando nell'insegnamento di Braille il fattore precipuamente rilevante del riconoscimento legislativo ai nostri diritti di persone libere. Partendo dalla cultura, abbiamo dunque conquistato, successivamente, gli altri diritti, che sono poi i diritti di vivere, di approfondire le nostre conoscenze direttamente, senza l'ausilio di altri strumenti, i quali, pur agevolando diverse nostre attività, non potranno mai sostituire il braille, la sua capacità di farci entrare in comunione con un testo, con un poesia, con la bellezza dell'ingegno e dei sentimenti umani". Una questione, questa, affrontata, nel corso dei lavori, con acume anche dal professor Vito Romagno, autorevole e storico dirigente dell'UICI e attuale presidente nazionale dell'Univoc, l'organizzazione di volontariato che collabora con l'Unione nel prestare assistenza ai non vedenti, il quale, nel porre l'accento "sul braille e sull'importanza fondamentale del suo apprendimento" ha inteso enucleare le peculiarità di questo sistema, che "non è solo un mezzo di comunicazione, ma soprattutto un elemento di base per la conoscenza autonoma; tramite infatti, il tatto si percepisce, in prima persona il senso della realtà e si sedimenta il processo cognitivo". Un processo propedeutico alla comprensione dell'immanente, di un mondo, di una società, in cui il summenzionato concetto di integrazione, assume una valenza direttamente connessa ai diritti umani e alla dimensione del welfare, come ha avuto premura di spiegare, in un intervento articolato e copioso di contenuti, il professor Pietro Fantozzi, docente dell'Università della Calabria, il quale, prendendo le mosse da un'analisi sociologica connessa ai vincoli sociali e alle barriere culturali verso l'integrazione con cui si trovano a doversi continuamente confrontare coloro i quali vivono situazioni di disabilità, ha abilmente collocato le dinamiche attraverso cui si costruiscono i meccanismi dell'integrazione in una prospettiva strettamente legata alla nuove politiche in cui trova oggi espressione il moderno stato sociale. "Il welfare, a cui inizialmente, i governi hanno guardato per paura dei poveri e successivamente, per rispondere a determinati bisogni, vive oggi, sull'onda della crisi sociale politica ed economica che stiamo vivendo, una nuova fase, che è quella di costruire un progetto sulle persone, di caratterizzare il welfare in una dimensione collettiva, ma anche specificamente individuale, organizzando i presupposti del benessere in una visione totalizzante. Oggi il tema del welfare e dell'integrazione è proprio questo, è il tema dei diritti umani, che vede tutti noi sullo stesso piano. Integrazione, significa, costruire su un'orizzontalità, tenendo presente che la disabilità, nel creare situazioni di difficoltà, di vincolo, crea anche situazioni di reciprocità legate alla sensibilità che quel vincolo stesso può determinare, in una prospettiva di diversa, nuova visibilità. In questa fase di crisi, la costruzione dell'integrazione è l'unica strada possibile per il welfare; del resto, le altre producono situazioni di benessere caduco, determinante spesso dipendenza. Al contrario, noi abbiamo bisogno di un benessere che sollecita nell'ambito della comunità quell'elemento di coesione che Polanyi identifica nella reciprocità, ovvero nell'unica prospettiva in grado di farci cogliere nella disabilità una profonda ricchezza, risultante determinante per la costruzione sociale della vita e per la costruzione stessa dei meccanismi di reciprocità e solidarietà che sono necessari nella coesione di un sistema. Questo – ha asserito Fantozzi – è il punto centrale: il tema della comunità, oggi, nel grande cammino dell'integrazione, trova fondamento nel modo in cui noi costruiamo la reciprocità, da ricostruire in chiave moderna, dentro una società in cui la disabilità diventa fattore determinante nello sviluppo delle tecnologie, basti pensare ai progressi scientifici fatti nel campo della ricerca connessa alla disabilità visiva; è una cosa straordinaria, è in questo modo che costruiamo la reciprocità, rendendoci conto come l'orizzontalità sia l'unico modo per ricostruire una comunità frammentata dal sussidio, dalla monetizzazione, dal consumo. Noi dobbiamo costruire questa comunità sulla base di elementi motivazionali, che purtroppo non si trovano nella vita sociale, ma nella vita di chi tenta di rimuovere i limiti, i vincoli all'interno dei quali vive e a partire dai quali tutta la società prende senso. Una costruzione – ha concluso Fantozzi – da definire sulla base di politiche sinergiche intercorrenti tra le associazioni del terzo settore, come l'UICI,  e le istituzioni – rappresentate in seno al simposio dall'Assessore Regionale al bilancio Giacomo Mancini jr -, nel quadro di un panorama culturale aperto alle nuove forme del diritto e del superamento di ogni discriminazione". "Al riguardo  – ha affermato Annamaria Palummo -, in Calabria si sta aprendo una bella sinergia con le istituzioni massime, che non solo riconoscono i diritti formali, ma rispondono, seppur ancora in misura minore rispetto alle nostre aspettative ed esigenze, alle sollecitazioni per la messa in atto di interventi integrati in un sistema di welfare precario, continuamente minato dalla carenza di risorse. Nello specifico, abbiamo sperimentato, recentemente, la formazione mirata al collocamento obbligatorio, con progetti di work experience per operatori addetti al settore della comunicazione, a seguito di un bando della Regione Calabria; stiamo tentando di aprire la pista per la professione di perito fonico; vorremmo che venisse istituita la figura di istruttore di orientamento e mobilità; stiamo lavorando, a seguito della Convenzione, siglata recentemente con l'Assessorato Regionale alle Politiche Sociali, per incrementare gli interventi di prevenzione e di integrazione dei pluriminorati, ai  sensi della legge 284/97; nell'ambito scolastico, ci adoperiamo, inoltre, per facilitare l'inserimento dei nostri bambini, cercando di rimuovere gli ostacoli burocratici, che, di fatto, negano il diritto allo studio, dando supporto con il nostro centro di documentazioni ed ausili tiflodidattici.  Il convegno, in questo senso, e in questo particolare momento di plumbeo cambiamento, può aiutarci ad interpretare i reali bisogni di una dimensione esistenziale: quella dimensione accomunante tante donne, tanti uomini, tanti bambini, che, oltre il buio, devono poter rintracciare elementi di forza per continuare a sperare, per vincere l'insopportabile isolamento imposto dalle convenzioni della società dell'immagine verso la conoscenza della realtà, sia essa virtuale, naturale o sociale". Una sfida impegnativa, un obiettivo da raggiungere insieme; l'obiettivo di un'universalità comunicativa che, nel corso dei secoli, solo la musica è riuscita a far propria. "Quell'universalità comunicativa – ha concluso Annamaria Palummo – in cui trova senso il già menzionato concetto di conoscenza, il medesimo che, nella stessa misura in cui risulta ostacolata dall'aridità dei linguaggi e dei codici comunicativi dominanti, trova, viceversa, facile percorso di condivisione nella musica, nella magia del suo linguaggio universale, accarezzante i nostri sensi sulle ali oniriche delle note, del loro colore, della loro fragranza; realmente oltre il buio".  La musica, ovvero il linguaggio universale per eccellenza; il medesimo che ha dato colore e ulteriore contenuto, al convegno, il quale, nel pomeriggio, dopo un breve buffet lunch, ha ospitato il Concerto della "Giovane Orchestra" dell'Istituto Comprensivo di Cerisano, diretto dal professor Fabrizio Zecca, il quale ha portato il suo importante contributo al convegno, oltre che con le armoniose carezze dei suoi allievi, anche con una emozionante relazione sulla musica, ovvero sul suo essere "un'arte, un linguaggio universale, in grado di volare oltre la cortina del buio, raccontando la vita, l'universo, le sensazioni e traducendole in emozioni, senza l'ausilio della luce, ma fluttuando, unicamente, sulle ali della sensibilità, oltre la razionalità; quella sensibilità da aggredire, quella razionalità da sconvolgere, al fine di entrare nei cuori di tutti noi. La musica, un linguaggio culturale ed universale puro, un codice comunicativo unico, in cui trovare la strada per l'ascolto ed il confronto tra gli individui, verso il raggiungimento di una migliore armonia tra le genti, verso una sinfonica convivenza civile, verso quell'integrazione tra le civiltà, tra le unicità e le specificità individuali, trovanti nella musica, nella sua funzione sociale, nel suo essere frutto della collaborazione tra mente e cuore, tra pensiero e sentimento, la sua apoteosi". Parole, quelle di Zecca, che hanno trovato, poco dopo, esemplificativa e magica espressione nell'esibizione dei suoi ragazzi: una maniera dolce per interiorizzare i contenuti del meeting e per iniziare ad assaporare le atmosfere delle prossime festività natalizie, la cui celebrazione, si spera, possa essere momento di riflessione e crescita per la nostra interiorità di donne e uomini, membri di un consesso sociale, da migliorare, conoscere e vivere insieme, oltre il buio del nostro individualismo.
Pierfrancesco Greco