Gli scambi culturali che arricchiscono

Autore: Massimo Vita e Monica Dubiel

Un anno fa ricevevo una e-mail da una ragazza straniera che non conoscevo ma che ho deciso di contattare per capire cosa voleva davvero e poco tempo dopo organizzavo il suo arrivo a Siena e nella sezione.
Devo dire che all'inizio ero scettico, ma i fatti mi hanno dato torto e sono contento di aver dato fiducia a una persona che si è rivelata piena di risorse.
Adesso che l'esperienza sta per finire, posso dire che abbiamo trascorso un bel tratto di strada insieme e certamente la sezione cercherà di ripetere questo tipo di esperienza.
Monica ha lavorato con noi seguendo un pluriminorato che vive con noi in sezione quotidianamente e ha tenuto anche lezioni di spagnolo oltre a seguire e dare il suo fattivo contributo a tutte le attività sezionali.
I soci di ogni età hanno stretto con lei un ottimo rapporto di amicizia e si sta organizzando una recita per salutare questa splendida ragazza che a fine aprile ci dovrà lasciare.
Mi piace riportare qui di seguito le riflessioni di Monica in risposta ad alcune domande.

D. Come sei venuta in contatto con la sezione di Siena?

R. L'anno scorso ho cominciato a studiare italiano. Dopo aver finito il corso volevo venire in Italia per praticare la nuova lingua. Ho deciso di partecipare ad un programma dell'Unione Europea (Erasmus training) che offre una borsa di studio alle persone che vogliono fare un tirocinio fuori del proprio paese. Cercavo un posto per fare questo tirocinio in Italia. Ho inviato centinaia di e-mail a diverse organizzazioni e anche a tutte le sezioni dell'Unione. La sede di Siena era una tra le 10 sezioni che mi hanno risposto e una delle 4 che hanno accettato la mia richiesta.

D. Che impressione hai avuto dal contatto con la nostra organizzazione prima di conoscerla direttamente?

R. Quando per la prima volta ho letto il sito web dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti mi ha sorpreso perché faceva tante cose. Ero davvero impressionata vedendo tante iniziative che in Polonia non esistono.
Ma, quando ho mandato il mio curriculum a tutte le sezioni e solo 10 mi hanno scritto qualcosa, quando domandavo notizie su alcune altre organizzazioni che si occupavano di persone non vedenti e non avevo nessuna risposta, ho pensato che l'Unione era abbastanza chiusa.

D. Come definiresti la tua esperienza a Siena?

R. Siena è una città totalmente diversa dalle città in cui vivo abitualmente in Polonia.
La mia città di residenza, ha 400 mila abitanti, Varsavia dove studio ovviamente è ancora molto più grande. Anche lo stile di vita della città è diverso. Per questo ci è voluto un po' di tempo per abituarmi. Mi trovo benissimo, tanto nella città come nel lavoro. Ho conosciuto persone molto buone. Quando ho avuto problemi per i primi giorni nel trovare la residenza e poi per andare in Polonia per le vacanze, la sezione mi ha aiutata anche con l'aiuto della sezione di Firenze.

D. La realtà che hai trovato è quella che immaginavi?

R. Ora è la terza volta che sono in Italia, quindi conosco abbastanza la realtà italiana. Ci sono molte differenze fra Polonia e Italia ma, gran parte di queste sono superabili; per esempio: a colazione non si mangia quasi nulla mentre la cena dura due ore. Ci sono anche cose che ancora mi fanno arrabbiare, ossia la modalità di guida e di parcheggio degli automezzi.
Se vado da sola e trovo una machina lasciata sul marciapiede devo camminare in strada, e sapendo come guidano, mi sembra molto pericoloso. Nell'ufficio abbiamo un amico che si muove sulla sedia a rotelle. Qualche volta quando facciamo una passeggiata, non possiamo passare su alcuni marciapiedi perché qualche imbecille ha lasciato la sua vespa sulla rampa. Sfortunatamente queste situazioni non sono eccezionali.

D. Cosa consiglieresti alla dirigenza della sezione?

R. Parlando di supporto alle persone non vedenti si devono ricordare tre elementi molto importanti: abilitazione, integrazione e indipendenza.
La sezione di Siena mi sembra molto attiva. Si organizzano corsi di computer, di musica, di ballo e molti altri eventi. La comunità dei ciechi senesi mi pare molto integrata, tanto tra di loro quanto con le persone vedenti. Ma il problema che vedo è che i soci sono molto dipendenti dal servizio civile o dalle loro famiglie. Le persone non vedenti non camminano da sole, hanno paura di prendere un pullman, non vanno senza compagnia anche se devono andare in luoghi conosciuti.
Non è molto difficile imparare come muoversi in una città così piccola e tranquilla come Siena. Io ho cominciato ad andare in ogni parte della città dalla prima settimana e per questo mi sembra strano che la gente che abita qui da tutta la sua vita non lo fa. Non voglio dire che il servizio di accompagnamento che offre la sezione non è necessario, perché ovviamente ci sono molte situazioni in cui la persona non vedente ha bisogno di aiuto.
Forse si dovrebbe maggiormente incoraggiare i soci a rendersi indipendenti.

D. In quali attività ti sei sentita più coinvolta?

R. Mi occupo soprattutto di insegnare inglese e spagnolo. Comunque quello che mi piace di più è una recita che prepariamo con i nostri soci. Con un amico scriviamo i dialoghi, con altri prepariamo i costumi. Cerchiamo la musica e la scenografia. Ogni settimana si fanno anche le prove. Tutto insieme è molto divertente.

Come si può notare questa ragazza ha le idee chiare e ha fornito un ottimo contributo alla crescita della sezione.
Penso che dagli scambi internazionali si possa avere un arricchimento e anche delle forze giovani che ci aiutino nelle nostre attività.