Finalmente anche in Sicilia si può fare… Decima giornata nazionale del Braille, di Peppino Re

Autore: Peppino Re

“Vedo con le mie dita”
Martedì 21/02/2017
Aula Magna – Istituto Alberghiero ”Karol Wojtyla”
Plesso di Via Lizio Bruno n. 1 (Monte Po)
Catania

Una esperienza di coralità
Da quando è stata istituita la “Giornata Nazionale del Braille, ho sempre partecipato alle varie manifestazioni organizzate dall’Unione, che hanno avuto esiti e significati diversissimi. Ma, questa ultima, organizzata dal Consiglio Regionale siciliano svoltasi a Catania il 21 febbraio u.s. Io la ricorderò per la sua coralità, per la pluralità di voci e di toni che hanno finito per trascinarci nel mondo caleidoscopico della scuola, della integrazione, e di un sistema di scrittura e lettura come il Braille, che sa trovare spazio anche in questo momento di accanita multimedialità. Niente a che vedere con passate edizioni con un personaggio al centro e tanti altri che gli parlano addosso. E le esperienze e le situazioni che sono comparse e che, dopo un po’. Si diluivano, sono risultate autentiche e non costruite come contorno.
La giornalista Sarah Donzuso  ha preso in mano la locandina della manifestazione, già ricca e frastagliata, e l’ha fatta cominciare con una riflessione sul “buio”, letta da Francesca Panzica, un aspetto che, come è noto, è stato fin troppo spesso legato alla non vedenza e che costituisce ancora oggi motivo di timore e di angoscia rimossa. Poi, spente le luci, ha fatto partire un filmato curato dalla sezione di Caltanissetta, sulla vita di Louis Braille con un bambino di tre anni (le petit Louis), che si acceca con un punteruolo, e le espressioni con cui viene valutato questo incidente, quelle di chi si rassegna perché il bimbo non avrà futuro, e di chi invece ci crede perché si può tentare di resistere alla sventura;  poi l’idea,  la genialità della scoperta di un codice a sei puntini; e, infine, quei tanti non vedenti suoi posteri, che hanno potuto usufruire di questa risorsa per trovare le vie della cultura e della emancipazione.
Tutti d’accordo, forse, per lo meno a posteriori, e, per le vicende di un altro. ma il prof. Stefano, Salmeri, con la sua calma di insegnante cinquantasettenne ci riporta a come la nostra generazione si è misurata con la minorazione visiva, quando la cecità, sempre grave e imprevista trascina una famiglia nello sconforto e porta se stessi ad una esperienza difficile da vivere come diversità problematica nella società infantile e adulta. Ti manca il quotidiano che diventa banale, devi studiare in modo diverso, devi sopperire a un senso che manca con gli altri, quadruplicando lo sforzo, “studiando sedici ore” dice Stefano, se vuoi vincere anche il “premio Pirandello” e vedere riconosciuti i tuoi saggi come ricerche documentate e di valore. La cecità come fatica supplementare per raggiungere i traguardi che sono comunque, difficili per tutti, basta pensare alla fatica che fa un atleta per ottenere dei primati.
Ma, se la cicità sa diventare fatica per potercela fare, coniugata da Noemi e da Francesco essa diventa una esperienza leggera che funziona. Questi due bambini nelle loro classi sono stati la novità e gli insegnanti li hanno fatti diventare stimoli didattici, accoglienza e ricchezza. E Sarah, da par sua, ha intervistato giornalisticamente le delegazioni delle due classi presenti, i bambini, gli insegnanti e la preside, e in tutti, la sana curiosità e l’iniziale difficoltà è diventata accoglienza e amicizia. Già, può funzionare. Ma quando? Quando vi sono famiglie impegnate, operatori aperti, classi curiose, e soprattutto disabili che desiderino esserci, ed esperti come Nando Sutera del Centro di Consulenza tiflodidattica di Catania, che indirizzano lo sforzo umano e didattico verso un traguardo. Ma quante volte ci sono tutte queste condizioni?
Per le due ragazze che hanno preparato le loro canzoni questo non è certamente un problema. Ma, una delle due invece si blocca. Parte con la base musicale ma poi non le riesce di andare avanti. E, se questo è accettabile al karaoke serale, diventa frustrante con il pubblico. Ha una difficoltà, l’emozione. Davanti a quel pubblico non gli esce la voce e ricomincia, finché non trova il modo di andare senza basi e canta da sola splendidamente.
E a Stefano che aveva esposto la fatica di ieri risponde idealmente Ignazio Grillo, attualmente studente di un liceo classico di Salemi che vive la sua generazione dalle vicinanze di un Centro intitolato a Peppino Impastato. Lo sforzo di risvegliarsi da una realtà di oppressione per trovare una legalità contemporanea. Peppino Impastato che entra, per suo tramite, nella decima giornata del Braille.
Chi sta dietro questi percorsi di integrazione che appaiono così travolgenti in questa manifestazione?
La dott.ssa Linda Legname, da un anno commissaria straordinaria del Consiglio regionale U.I.C.I. presenta la sua squadra, e, fa chiamare sul palco dalla piccola Noemi  , uno per uno, i i nove dirigenti delle sezioni territoriali siciliane, il nuovo Presidente della Stamperia regionale Braille   avv. Nino Novello (il non vedente catanese della Lega delle Cooperative, e della “Città del sole”, il direttore Pino Nobile e i dipendenti della stamperia che si interfacciano con le famiglie e le sezioni territoriali per la produzione dei libri in braille…
Ecco il risultato raggiunto dopo un lavorìo e un travaglio ancora in corso. Eppure, per chi conosce il punto di partenza da cui si è mossa Linda, questa foto  ti fa intravvedere una situazione che ti fa credere in un futuro dignitoso possibile.
Dopo tutto, la storia sa sempre ricominciare e istituzioni e associazioni sanno trovare nel nuovo contesto significati e valori che, forse già avevano ma che, smarriti, vanno eternamente ritrovati.