Emergenza lavoro per i ciechi e gli ipovedenti, di Annamaria Palummo

Autore: Annamaria Palummo

Un sit in davanti alle Prefetture per sensibilizzare l'attenzione del Ministro Fornero e rivendicare un diritto di dignità e libertà

In tempi travagliati, quali quelli attuali, la tematica concernente l'occupazione assume articolate e complesse sfaccettature, che interessano i vari aspetti e le diverse vicende dell'esistenza; quell'esistenza contestualmente a cui la dimensione del lavoro risulta essere un presupposto fondante, costituente, invero, la prima, vera, irrinunciabile libertà, prodromo di dignità e, quindi, dell'effettiva, logica e umana felicità. Il lavoro, ovvero la libertà, una libertà che è un bene prezioso per l'intera umanità, ma che "per i ciechi e gli ipovedenti è prezioso due volte perché rappresenta la strada maestra per l'integrazione sociale", ha, in proposito evidenziato Tommaso Daniele, Presidente Nazionale dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, il quale, nei giorni scorsi, facendosi portavoce del disagio montante tra gli associati da egli rappresentati, ha elaborato una lettera al Ministro Elsa Fornero, in cui risultano ben compendiati i fattori più rilevanti attorno a cui si sta determinando quella che Daniele, non a torto, descrive come un'emergenza: l'emergenza lavorativa zavorrante la quotidianità dei ciechi e degli ipovedenti: "recenti dati statistici – afferma il presidente nella missiva – riferiscono che un giovane su tre è senza lavoro; i giovani ciechi ed ipovedenti sono praticamente disoccupati e attendono dal Governo un segnale concreto che possa rappresentare una inversione di tendenza". In questo senso, nella nostra Regione qualcosa è stato fatto, nonostante le difficoltà punteggianti l'attuale fase storica, economica ed occupazionale. In particolare, di recente, la Regione Calabria, Assessorato alle politiche sociali ha emanato un bando per la progettazione di work experience per disabili sensoriali, che ha permesso a molti ciechi ed ipovedenti calabresi di seguire un corso di formazione orientato all'acquisizione delle dovute competenze per svolgere le mansioni di centralinisti e operatori di call center, ai sensi della legge 113/85 e del Decreto Salvi 2000. I nostri cechi ed ipovedenti hanno avuto, quindi, l'opportunità di abilitarsi al lavoro e di sentirsi tutelati nel loro diritto di esprimere la propria professionalità e competenza. Eppure i nuovi 60 qualificati formatisi in questo ambito, non hanno concrete aspettative di lavoro, a causa dei tagli alla spesa pubblica, del blocco delle assunzioni e della tecnologia esasperante, che induce a preferire le voci sintetiche alle voci umane. Che dramma! Un dramma, di fronte a cui nessuno deve assistere inerte; nessuno, ad iniziare dal ministro Fornero, la quale ha il dovere politico e morale di ascoltarci, e dai nostri prefetti, che, peraltro, ci hanno già aiutato nelle nostre rivendicazioni, e che, ne siamo sicuri, saranno sempre con noi, ovvero al fianco dei ciechi ed ipovedenti inoccupati, dai quali proviene pressante, all'indirizzo della nostra Unione, la domanda di una azione decisa, forte affinché la loro problematica venga, finalmente, conosciuta dalle autorità di Governo. Quel Governo chiamato ad esaminare le problematiche esposte e a dare risposte concrete alle doverose rivendicazioni provenienti dai ciechi e dagli ipovedenti italiani, i quali rischiano di pagare un prezzo oltremodo alto in questa difficile fase congiunturale, "che – evidenzia al riguardo Daniele –  mette in secondo piano i valori della solidarietà e della coesione sociale sacrificando i più deboli", come, appunto, i minorati della vista, i quali avanzano al ministro richieste risultanti quasi tutte "a costo zero", volte a dare soluzione ad una situazione non più sostenibile. Una situazione che l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha inteso affrontare energicamente, ponendo in essere una serie di iniziative volte a far emergere chiaramente tale spinosa questione; su tutte un sit in presso le Prefetture di tutte le province d'Italia il 27 settembre 2012, con lo scopo di consegnare al Prefetto la summenzionata lettera indirizzata al Ministro, con l'obiettivo di farla trasmettere allo stesso, unitamente ad una richiesta di appuntamento di una delegazione dell'Unione, guidata dal Presidente Nazionale, per ottenere quella giustizia che da almeno dieci anni, in materia di lavoro, si sta chiedendo. Quella giustizia, quel diritto al lavoro, inalienabile per tutta la collettività, che per i ciechi e gli ipovedenti rappresenta la "luce che ritorna", ovvero la garanzia di quella sicurezza dell'esistenza, ove germoglia la dignità: in definitiva, la "luce" che dona linfa e calore alla vita, quella vita in cui esprimere quella sensibilità e quei valori in cui trova senso la nostra condizione di donne e uomini liberi.

Il Presidente Regionale
dell'U.I.C.I della Calabria
D.ssa Annamaria Palummo