È una vita che ti sto aspettando, di Anna Buccheri

Se un libro fosse solo la trama, allora questo libro è sicuramente un romanzo rosa, dal respiro romantico in uno stile contemporaneo. Ci sono un lui, Giordano, e una lei, Jenifer/Jen, sono giovani e belli, si incontrano per la prima volta bambini, a 7 anni. Lei capisce subito che lui è l’amore, rimanendo folgorata in quello che riconosce come l’inizio della fine, della propria fine. Dai 7 ai 14 anni però saranno solo compagni di classe, prima alle elementari e poi alle medie. Si perdono di vista per 7 anni. Si incontrano di nuovo, per caso, all’università, e il destino stavolta decide diversamente, intrecciando le loro vite per sempre.
La letteratura rosa è considerata di serie B, ma i sentimenti non vanno solo vissuti, hanno bisogno anche di essere narrati per essere riconosciuti, a partire dalla loro ritualità, nella grammatica dei gesti e nella loro ripetitività che però è sempre unicità quando li viviamo in prima persona, essendo emozioni che si ripropongono ogni volta sempre nuove, sempre intimamente nostre.
Classica è la struttura del romanzo e classico è lo svolgimento della storia, che procede tra ritrosie, gelosie, incomprensioni, crisi, gioie, fraintendimenti, confidenze agli amici più cari, chiamati a rivestire il ruolo di confidenti e consiglieri, consolatori e complici. E centrale nel libro è l’amicizia: tutto è condiviso e narrato a costruire una storia che sa coniugare coralità e soggettività mantenendo la freschezza dell’opera prima.
Moderno è il linguaggio, che è quello dei giovani di oggi: veloce, trasparente, immediato. Contemporanei sono i luoghi in cui i personaggi si muovono: aule di università, baretti e localini dove i ragazzi si ritrovano abitualmente, ma anche SPA per la cura della persona nella sua globalità.
I capitoli si sviluppano dando voce in parallelo ad entrambi i protagonisti. Conosciamo così i pensieri, le emozioni, le sensazioni, le ansie, i trasalimenti, la confusione, sia di Jenifer che di Giordano. Entrambi devono fare i conti con l’impreparazione che coglie chi si innamora, chi deve imparare a dare un nome a ciò che gli sta accadendo, che è qualcosa di forte, di totale, di pervasivo; qualcosa che ti trascina via da te stesso, una specie di vortice che non sai dove ti porterà e che intanto ti toglie il respiro, ti ruba ogni certezza, ti attrae senza che tu possa opporre resistenza. È già nel titolo in quel ti sto aspettando che dice la tenacia dell’amore, il suo continuo rinfocolarsi al di là di tutto, di ogni ragione e a dispetto di qualsiasi smentita.
Allora anche Jenifer e Giordano cercano di rifugiarsi nell’amicizia, chiamano così il loro rapporto all’inizio, chiedendosi addirittura reciprocamente consigli su possibili appuntamenti con altri.
Si possono provare infatti le stesse cose anche per altri; è il senso di tutto, che cambia: la gradazione, le sfumature, l’intensità; si vorrebbe fosse solo un’attrazione come tante, ma non è così.
La sera del compleanno di Jen, Giordano le dedica “Come nelle favole” di Vasco Rossi; due mesi dopo ascoltano in macchina “Forse un angelo” e “Potrei” degli Studio 3, mentre al concerto di Paolo Meneguzzi (idolo di Jen) lei canta sul palco “Non capiva che l’amavo” rivolta a Giordano. Ogni storia d’amore ha la sua canzone, la sua playlist, la sua colonna sonora: abbiamo sempre bisogno delle parole di qualcun altro quando non sappiamo dire, quando non sappiamo più parlare da soli, quando non troviamo le parole per esprimere quella cosa inesprimibile che è l’amore.
Molto tenera è la reciproca dichiarazione d’amore quando alla vigilia di Natale Giordano dice “Sono tre mesi che ti aspetto, ti amo” e Jen gli risponde “Tre mesi sono pochi. Io è una vita che ti sto aspettando”, allora Giordano le assicura “Se io sono stato il tuo primo amore, tu sarai l’ultimo mio amore”.
Con sensibilità nel libro si presentano le situazioni. Grande attenzione è riservata ai personaggi trattati come persone, resi veri come veri sono i loro gesti e la passione con cui agiscono. Molta cura è dedicata ai particolari descritti con la giusta misura, senza inutili lungaggini.
E, come lettrice, ho sognato anch’io, un romantico sogno, bello e avvolgente, partecipando alla vacanza di tre giorni a Venezia. Specialmente, da lettrice accanita quale sono, per la tappa alla Libreria Acqua Alta.