Consiglio Regionale Toscana – L’inno dell’Unione: una buona occasione di confronto, di Antonio Quatraro

Autore: Antonio Quatraro

Una associazione vive e cresce se vi è condivisione, la più larga possibile, di idee, di azioni, ma anche di sensibilità.
Qualche giorno fa Salvatore Maugeri, amico di lunga data, scrive alla sezione Fiorentina ed al consiglio regionale esprimendo il suo parere sulla questione.
Maugeri, componente del gruppo nazionale di docenti, con una lunga militanza associativa, che lo ha portato anche ad incarichi importanti, rappresenta l’associazione a livello provinciale e talvolta a livello regionale nei gruppi di lavoro istituzionali che si occupano di Scuola, ma soprattutto, come altri soci fiorentini, affianca il lavoro del centro di consulenza tiflodidattica, anche partecipando agli incontri con insegnanti e famiglie.
Di seguito quindi la sua nota e la mia risposta.

Al Consiglio Provinciale dell’Unione Italiana Ciechi
e p.c. al Consiglio regionale della Toscana
Ho seguito il penoso dibattito sulla decisione di dare un inno all’unione. Trovo la cosa fuorviante rispetto ai veri e urgenti problemi dei ciechi e il fatto, a mio avviso, denota anche una certa debolezza della dirigenza nazionale. Debolezza nel senso che è meglio far discutere i non vedenti di “aria fritta”, anziché di temi seri come impegno e proposte per le prospettive future dell’organizzazione. Credo inoltre che, se l’intento era quello di far sentire i soci più uniti e partecipi dell’organizzazione, sarebbe stato opportuno indire un referendum tra tutti i soci, e non affidare la decisione a piccoli gruppi
elitari. Pur consapevole che la voce di un socio ha scarso peso, se isolata, mi sembra corretto e giusto manifestare il mio pensiero. Non condivido la
scelta di dare all’unione un inno e non ritengo gli inni prescelti idonei a rappresentare tutti noi ciechi. Mi ritengo libero quindi di uscire dall’aula
tutte le volte che si iniziasse un’assemblea con l’inno dei ciechi, manifestando pubblicamente la mia dissociazione.
Saluti
Salvatore Maugeri
Firenze, 22 agosto 2017

Caro Salvatore,
il consiglio regionale non ha preso posizioni sulla questione. Le sezioni sono state invitate a nominare da 5 a 10 membri di una giuria popolare, o, se lo ritengono, ad esprimere parere contrario. Quanto alla questione della opportunità o meno di avere un inno, vale la pena notare che la nostra unione è nata in primo luogo sull’onda e nello spirito delle società di mutuo soccorso ottocentesche, che, come si sa, diedero luogo al primo partito operaio ed al primo sindacato operaio. Nicolodi, che comunque proveniva da una famiglia benestante, ma aveva una visione ampia del problema, ha fatto propri alcuni grandi valori
delle società di mutuo soccorso, ora poco citate, e fin dagli inizi l’unione è stata al tempo stesso società di mutuo soccorso, quindi con l’obiettivo di
essere noi stessi di aiuto agli altri che venivano indicati come i compagni d’ombra, e di porsi a rappresentare tutti i ciechi, mettendo in conto tutte quelle
azioni che ora si chiamano advocacy, lobbing, e simili. In italiano noi usiamo termini come azione di sensibilizzazione, pressione, fare massa critica, cercare alleanze, eccetera.
Tornando alla questione dell’inno, il partito operaio e poi il sindacato che ne trasse origine, aveva un proprio inno, e quelli meno giovani lo ricorderanno sicuramente. Così come un inno lo ebbero anche i principali partiti della Sinistra Italiana, parlamentare ed extraparlamentare, per dire che anche chi
contestava la Sinistra istituzionale, ha tuttavia ritenuto importante avere un proprio inno.
Del resto molti altri movimenti e/o associazioni, di ispirazione filantropica, civile o religiosa, senza parlare delle tifoserie, hanno un canto che fa parte della loro carta di identità.
Le sensibilità si evolvono naturalmente, quindi, non trovo nulla di strano se uno o più soci, una o più sezioni, ritengano l’inno questione obsoleta.
Non credo invece che la discussione sull’inno e le operazioni di scelta dell’inno vadano a diminuire l’importanza del dibattito sui grandi temi, così come non è successo per il partito operaio e per i partiti di sinistra.
Poi, come ripeto, la presidenza nazionale ha dato ampia facoltà alle sezioni di esprimersi, anche, se credono, rifiutando la proposta. L’importante sarebbe non lasciarsi prendere dallo spirito di tifoseria, e dare all’inno l’importanza che ha nelle intenzioni del presidente nazionale e della direzione nazionale.
Conclusioni: Il progresso umano passa sicuramente attraverso salti di continuità, costituito dalla azione di persone straordinarie nei vari campi: profeti, santi, scienziati, artisti, leaders, ecc., ma il progresso è anche il frutto del lento cammino di condivisione fra persone comuni, che, coralmente, si sforzano di accompagnarsi, e accompagnare (da cum e panis), era proprio il camminare insieme e condividere il pane, tipico dei pellegrini.
Antonio Quatraro