Catania – Il Braille e la XII Giornata Nazionale: 21 febbraio 2019, di Anna Buccheri

Andy Wahrol ha detto in un’intervista: «Io vedo tutto così, la superficie delle cose, una specie di Braille mentale, mi limito a passare le mani sulla superficie delle cose».
Ecco, il Braille è questo che fa: dà l’accesso alle cose, permette di accostarsi alla cultura, di leggere e quindi dare alla mente materiale su cui lavorare, di scrivere e quindi di comunicare con il mondo e con se stessi.
Ma è qualcosa di altro ancora. Leggere e scrivere significa creare un legame fondamentale tra pensiero e linguaggio, significa avere un pensiero e un linguaggio, significa maturare, crescere, scegliere, essere, diventare se stessi: uomini e donne.
Scrivere richiede una maturità psicofisica, una capacità di prensione del mezzo con cui si scrive, una capacità di muoversi con proprietà nel microspazio, una capacità di dosare la pressione da esercitare sul foglio. Scrivere è anche il passaggio dall’astratto del nostro pensiero al concreto del segno sul foglio, dal cervello alla mano. Tutto questo il Braille lo ha reso possibile ai disabili visivi, liberandoli da un mutismo forzato che non consentiva loro di esprimere desideri, riflessioni, emozioni, o anche, più semplicemente, di annotare un appunto e di svolgere compiti quotidiani dai più banali (una nota della spesa) a quelli scolastici e lavorativi.
Il Braille ideato nel 1821 e perfezionato da Louis Braille per tutta la vita ha meritato una giornata che lo celebra: il 21 febbraio, Giornata Nazionale del Braille istituita dalla legge n. 126 del 3 agosto 2007.
I puntini Braille hanno liberato il disabile visivo dalla situazione di chi doveva essere grato della sua condizione di beneficiario esclusivamente di azioni filantropiche, di quella carità che risolve nell’immediato (e solo questioni di ordine materiale), impedendo però di creare i presupposti per costruire un presente e un futuro da soggetti attivi. Il Braille ha consentito invece al disabile visivo di diventare protagonista del proprio apprendimento e artefice del proprio destino.
Il Braille è rivoluzionario anche per la sua semplicità, per la logica matematica che costruisce ogni segno, per un totale di 64 combinazioni (compreso lo spazio vuoto), secondo 5 serie di 10 segni ciascuno, più altri 13 segni; forse non si è sottolineata e si sottolinea la multisensorialità del Braille. Infatti il dato più evidente è che il tatto è il senso privilegiato, ma il Braille richiede un coinvolgimento più globale della persona, un controllo delle microprassie, un’esattezza dei movimenti che mette in azione il senso cinestesico, la bimanualità. E poi c’è anche l’udito: per chi usa la tavoletta e la dattilobraille, quel ticchettio sotto le dita che produce lettere e parole, mentre scrivi; quel fruscio che a volte è quasi un “grattare” che ti parla: racconta, informa, trasmette.
E il Braille, strumento di integrazione e cultura, è insostituibile e per niente superato, non temendo la tecnologia, ma anzi sapendola incontrare e trovandovi un mezzo di nuove opportunità per bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne che vogliono essere se stessi con gli altri, con le stesse opportunità, cittadini e cittadine che costruiscono e sanno scommettersi.