Accessibilità dei siti universitari

Giovedì 10 giugno 2021 dalle ore 10 alle ore 12

Le Università e il tema dell’accessibilità Web: opportunità, normative ed esempi concreti

Come e perché rendere i siti Web universitari accessibili a tutti, indipendentemente dalle disabilità dell’utente? Perché lavorare sulla User Experience del proprio portale di Ateneo e quali le normative vigenti?

Lo scopriremo insieme durante il webinar organizzato da Siteimprove con la collaborazione di Sapienza Università di Roma, al quale parteciperanno alcuni tra i più importanti esperti del settore. Parleremo non soltanto degli obblighi normativi previsti da AgID ma anche della grande opportunità che l’Accessibilità digitale rappresenta per le università sia pubbliche che private, portando ad esempio il progetto svolto sul portale Web dell’Università Sapienza.

I relatori:

• Claudio Celeghin, Responsabile Servizio Web e Comunicazione online presso AgID

• Roberto Scano, Esperto di normazione tecnica nell’ambito dell’accessibilità dei prodotti ICT

• Fabrizio Caccavello, Esperto di User Interfaces e sviluppo accessibile

• Prof. Giuseppe Lapietra, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti

• Francesco Barcellona, Responsabile Settore Sviluppo Portali Web presso Sapienza Università di Roma

• Roberta Cammarata, Senior Customer Success Manager presso Siteimprove

L’evento vedrà anche la partecipazione del Prof. Alberto Marinelli, Prorettore alle Tecnologie innovative per la comunicazione presso Sapienza.

Di seguito il link alla piattaforma Zoom dove è possibile effettuare l’iscrizione per partecipare al Webinar: https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_9txNm_qMRQK2GYTuAfE-Qg

Pubblicato il 09/06/2021.

Microsoft sceglie gli Accessibility Days per lanciare Soundscape in Italia

La nuova app che supporta la mobilità delle persone con deficit visivo è stata rilasciata durante la tre giorni dedicata all’accessibilità. Ecco il bilancio, più che positivo, dell’evento italiano che ha superato anche i confini europei

“Il risultato che non ti aspetti? Quando ci siamo resi conto che Microsoft non stava ‘solo’ presentando ‘Soundscape’ in diretta dagli Accessibility Days, ma che aveva scelto proprio il nostro palcoscenico virtuale per lanciare e rilasciare in Italia la nuova app che supporta la mobilità delle persone con deficit visivo. Quell’istante ci ha ripagato di tutto lo sforzo compiuto per l’organizzazione della nostra tre giorni che quest’anno è stata particolarmente impegnativa e che è riuscita a centrare obiettivi persino fuori portata”.

Sauro Cesaretti, cofondatore insieme a Stefano Ottaviani degli Accessibility Days, il più grande appuntamento italiano sull’accessibilità e l’inclusività delle tecnologie digitali, tira le somme della quinta edizione, in rete dal 20 al 22 maggio scorsi, che è riuscita a superare i confini europei conquistando consensi e adesioni anche dagli Stati Uniti. “Pensiamo a quando questo evento è nato, nel 2017 ad Ancona, e lo guardiamo oggi, con tutte le restrizioni dell’ultimo anno ma anche con le grandi opportunità offerte dal web, e ci sentiamo orgogliosi per i risultati ottenuti”.

I numeri

Oltre 1.200 iscritti, più di 50 sessioni, 115 speaker, 50 ore di diretta: Accessibility Days 2021 ha superato in tutto le edizioni precedenti, anche nelle adesioni. “La presenza di alte cariche dello Stato, come il Ministro per la Disabilità, e di aziende internazionali come Facebook e Microsoft dagli Stati Uniti e dal Regno Unito – sottolinea Stefano Ottaviani –, insieme alla ormai storica collaborazione con Rai Accessibilità e all’intervento di prestigiose Università italiane ci hanno permesso di offrire agli iscritti sessioni di altissima qualità, in cui le informazioni e gli aggiornamenti si sono fusi perfettamente con progetti e proposte tesi a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità”.

L’Accessibility Game

“Siamo molto soddisfatti per i risultati ottenuti con la prima edizione dell’Accessibility Game – spiega Ottaviani –, la sfida che abbiamo lanciato a tutti i professionisti che progettano e sviluppano applicazioni di qualità chiedendo di mettersi alla prova con i nostri esperti per verificare se davvero i loro siti sono fruibili da tutti. Abbiamo ricevuto 50 proposte, un risultato che ha superato le nostre aspettative per un progetto che contiamo di ripetere ogni anno”.

I servizi per l’accessibilità

“E’ stato uno degli obiettivi primari: fornire servizi per l’accessibilità. E siamo felici di averlo raggiunto – racconta Sauro Cesaretti –. Quindi non solo parlare di accessibilità ma realizzare l’accessibilità. Il nostro è uno dei pochi eventi gratuiti a includere una serie di servizi pensati per garantire la fruizione a tutti: dalla traduzione nella lingua italiana dei segni alla sottotitolazione manuale, alla traduzione in lingua italiana delle sessioni in inglese, per tutte le conferenze. Servizi svolti da professionisti coinvolti grazie al supporto di sponsor e donazioni che mai come in questa edizione hanno contribuito all’evento. Noi stessi siamo riusciti a utilizzare nuovi strumenti che aumentano a dismisura l’autonomia delle persone con disabilità. Dietro le quinte degli Accessibility Days ci sono organizzatori con deficit visivo, come me, e proprio grazie a questi prodotti anche nella fase organizzativa siamo riusciti a lavorare in autonomia, che è stata la parola chiave di quest’anno e che rappresenta il baricentro di ogni edizione”.

Tutti i contenuti saranno disponibili sul canale YouTube https://www.youtube.com/accessibilitydays

Pubblicato il 03/06/2021.

Accessibility Days 20-22 maggio 2021

Autore: Mario Barbuto

Mi è gradito comunicarvi che in occasione del Global Accessibility Awareness Day (GAAD), dal 20 al 22 maggio si terranno gli Accessibility Days, l’appuntamento italiano più importante dedicato all’accessibilità e l’inclusività delle tecnologie digitali.

L’iniziativa, a causa delle misure restrittive per il contenimento del COVID, anche quest’anno si svolgerà online ed è rivolta a sviluppatori, designer, maker, creatori, editori di contenuti e a tutte le persone che sono interessate o si occupano di tecnologie digitali, non ultimo il mondo della scuola, che con la didattica a distanza ha dovuto rivoluzionare i tradizionali metodi d’insegnamento.

Il programma delle conferenze è molto nutrito, l’accessibilità verrà declinata nelle forme più varie: dalla scuola al lavoro, dall’arte alla domotica, dal turismo inclusivo alla matematica, dallo sport ai social network.

All’evento è riconfermata la storica collaborazione con Rai Accessibilità che propone una sessione su “RAI e Gallerie degli Uffizi: nuove forme di accessibilità museale”; Superabile e Inail propongono: “Pensare accessibile”, l’esperienza del Contact Center per la disabilità; mentre la Scuderia Ferrari Club Riga “Esperienza inclusiva per gli appassionati di automobilismo”.

La scuola sarà in primo piano con “I siti web delle università italiane alla prova dell’accessibilità”, “Insegnare online in modo accessibile ed efficace” e “Didattica inclusiva e comunicazione accessibile attraverso le audiopenne”.

Nelle tre giornate, ampio spazio verrà dedicato anche ad audiogame, musica e storytelling. Le tre track saranno animate da molte personalità illustri, tra cui lo scrittore Iacopo Melio che, con una riflessione su inclusione, diversità e accessibilità, trarrà le conclusioni dell’evento.

Una novità dell’edizione di quest’anno è “Accessibility Game”, in cui gli organizzatori chiedono alle aziende che producono o sono proprietarie di App e siti web di mettersi in gioco e verificare, attraverso gli esperti di Accessibility Days, se ad un’alta qualità corrisponda anche un’elevata accessibilità di ciò che realizzano.

Anche la nostra Unione ha voluto contribuire alla buona riuscita degli Accessibility Days, collaborando ad arricchire il programma e offrendo supporto per la traduzione degli interventi di alcuni ospiti internazionali. Nella keynote session di sabato 22 maggio, dalle ore 09:00 alle 10:15, avrò il piacere di sottolineare il valore e l’importanza della sensibilizzazione della società civile rispetto ai temi dell’accessibilità. La sessione “Microelettronica e comunicazione: le nuove frontiere della mobilità e dell’autonomia personale per la disabilità visiva”, prevista per venerdì 21 maggio, dalle 18:00 alle 19:00 in track 2, sarà curata dal Componente della Direzione Nazionale UICI Marino Attini, e da Paolo Visentin esperto in telecomunicazioni e intelligenza artificiale. Sempre alle ore 18:00 di venerdì, in track 1, è previsto l’intervento di Gillian Terzis “From the Facebook team: Accessible Design at Scale”. Inoltre, la nostra Unione ha coinvolto Microsoft per una imperdibile sessione su “Inclusive Tech Lab” e su “Microsoft Soundscape”, un innovativo sistema per consentire alle persone con disabilità visiva di diventare più autonome nell’esplorazione dell’ambiente circostante. Sarà possibile seguire gli interventi di Facebook e di Microsoft in lingua italiana, con la preziosa opportunità di rivolgere domande agli esperti.

Maggiori informazioni sul programma sono disponibili nell’app per dispositivi IOS e Android o sul sito dell’evento (https://accessibilitydays.it/2021/it/). Per partecipare, basterà iscriversi collegandosi al seguente link:

https://accessibilitydays.it/2021/it/iscriviti-conference

Pubblicato il 20/05/2021.

CheFirma: una interessante firma elettronica remota gratuita

Autore: Nicola Ferrando

In questo articolo non parlerò del concetto di firma elettronica e del suo valore legale, ma illustrerò un servizio che presenta un aspetto peculiare, che lo rende molto interessante per tutti coloro che non sanno se e quando effettivamente dovranno usare la firma elettronica e tuttavia vogliono averne una pronta all’uso. Si tratta di cheFirma, la firma elettronica proposta da LetteraSenzaBusta.com in collaborazione con Intesi Group. La particolarità di questo servizio è che, a differenza di tutti gli altri servizi analoghi, non prevede il pagamento di un canone annuale, ma solo il pagamento di una cifra ogni volta che si appone una firma elettronica, una marca temporale o un contrassegno digitale. Parliamo di € 5,99 per la firma elettronica e € 0,99 per la marca temporale e il contrassegno digitale. È evidente che, se si pensa di dover utilizzare il servizio dieci volte in un anno l’importo può risultare non particolarmente conveniente, ma per una persona che non sa neppure se gli capiterà di usare il servizio o che ha solo la necessità di firmare digitalmente la domanda di partecipazione ad un concorso pubblico, la mancanza di un canone fisso annuale e magari di un vincolo pluriennale può rappresentare una opzione interessante.

Il primo passo per poter utilizzare il servizio cheFirma è registrarsi sul sito www.letterasenzabusta.com. Questo sito offre servizi postali, quali l’invio di una raccomandata, di un telegramma o di una disdetta. Da qualche tempo ha aggiunto il servizio di firma elettronica chiamato cheFirma. Se non si è già registrati, occorre cliccare sul link Registrati gratis. Si apre la pagina di registrazione, nella quale dovremo inserire i nostri dati personali e scegliere una password. È necessario riempire tutti i campi, compreso il numero di cellulare, che ci servirà per completare la creazione della firma elettronica. Una volta compilato ed inviato il modulo di registrazione, riceveremo una mail contenente un link da cliccare per confermare la validità della nostra mail.

A questo punto possiamo cliccare sul link Login ed inserire le nostre credenziali.

Nella nuova pagina che ci si presenta individuiamo il link Firma digitale. Potete leggere tutte le spiegazioni e quindi cliccare sul link Attivazione. Come sempre è opportuno leggere le spiegazioni, quindi cliccare su Attivazione Firma Digitale gratis. Nella nuova pagina che si apre è necessario confermare i propri dati, scegliere una password, che può essere anche diversa da quella usata per accedere a letterasenzabusta.com, quindi dovrete caricare le immagini della vostra carta d’identità e del codice fiscale. Il tutto è completamente accessibile. È importante essere in possesso di 4 file contenenti ciascuno una faccia del documento, altrimenti il sistema non li accetta.

Dopo aver caricato le immagini dei documenti, si deve scegliere il metodo di identificazione. Il sistema offre due possibilità: se si possiede SPID, il sistema pubblico di identità digitale, lo si può utilizzare, altrimenti si dovrà ricorrere alla video identificazione. Se si ha fretta, si può effettuare la video identificazione immediatamente pagando circa € 25, altrimenti si può programmare un appuntamento per i giorni successivi. La video identificazione viene effettuata tramite il programma Zoom. Durante la video identificazione sarà necessario confermare a voce i propri dati e mostrare all’operatore gli originali dei documenti. L’operatore vi guiderà indicandovi come ruotare o spostare il documento in modo da allinearlo con la telecamera del vostro computer o smartphone. Tenete presente che vi verrà chiesto anche di pronunciare il numero della vostra carta d’identità.

Alla fine della procedura riceverete una mail che vi consentirà di compiere l’ultimo passo: la generazione del certificato di firma elettronica. In questa fase vi verrà inviato tramite sms un codice OTP da inserire nell’apposito campo.

Per firmare i propri file si deve utilizzare l’apposita procedura presente sul sito www.letterasenzabusta.com. È possibile firmare in formato PAdES, CAdES e XAdES a seconda del tipo di file che si vuole generare. La procedura, accessibile anche mediante browser mobile, consente di caricare un file presente sul proprio dispositivo, scegliere il tipo di firma, aggiungere eventualmente la marca temporale e il contrassegno digitale, pagare la prestazione con carta di credito o Postepay e scaricare il file firmato digitalmente.

Avendo provato personalmente il servizio, mi sento di consigliarlo a tutte quelle persone che non devono fare un uso professionale e periodico della firma elettronica.

Aggiornamento del 30 Aprile 2021.

Su sollecitazione di un lettore ho contattato il servizio clienti di Letterasenzabusta.com, il quale mi ha comunicato che non è previsto un tempo massimo per l’inserimento dell’OTP numerico che viene inviato tramite sms dopo aver effettuato il pagamento della singola operazione di firma elettronica, il che è sicuramente un grosso vantaggio rispetto a molti altri servizi analoghi, che invece richiedono di inserire l’OTP in un tempo molto breve.

Inoltre proprio oggi è stato comunicato a tutti gli iscritti alla newsletter di Letterasenzabusta.com che a partire da Lunedi 3 Maggio 2021, la Video Identificazione Online per ottenere la Firma Digitale cheFirma! NON sarà più gratuita. Sarà infatti richiesto un costo operatore RAO pari a Euro 9,90 (iva inclusa). Rimane gratuita l’identificazione mediante SPID.

Per eventuali ed ulteriori spiegazioni, scrivere a: Nicola Ferrando, nicola.ferrando@libero.it

CheFirma: una interessante firma elettronica remota gratuita

Autore: Nicola Ferrando

In questo articolo non parlerò del concetto di firma elettronica e del suo valore legale, ma illustrerò un servizio che presenta un aspetto peculiare, che lo rende molto interessante per tutti coloro che non sanno se e quando effettivamente dovranno usare la firma elettronica e tuttavia vogliono averne una pronta all’uso. Si tratta di cheFirma, la firma elettronica proposta da LetteraSenzaBusta.com in collaborazione con Intesi Group. La particolarità di questo servizio è che, a differenza di tutti gli altri servizi analoghi, non prevede il pagamento di un canone annuale, ma solo il pagamento di una cifra ogni volta che si appone una firma elettronica, una marca temporale o un contrassegno digitale. Parliamo di € 5,99 per la firma elettronica e € 0,99 per la marca temporale e il contrassegno digitale. È evidente che, se si pensa di dover utilizzare il servizio dieci volte in un anno l’importo può risultare non particolarmente conveniente, ma per una persona che non sa neppure se gli capiterà di usare il servizio o che ha solo la necessità di firmare digitalmente la domanda di partecipazione ad un concorso pubblico, la mancanza di un canone fisso annuale e magari di un vincolo pluriennale può rappresentare una opzione interessante.

Il primo passo per poter utilizzare il servizio cheFirma è registrarsi sul sito www.letterasenzabusta.com. Questo sito offre servizi postali, quali l’invio di una raccomandata, di un telegramma o di una disdetta. Da qualche tempo ha aggiunto il servizio di firma elettronica chiamato cheFirma. Se non si è già registrati, occorre cliccare sul link Registrati gratis. Si apre la pagina di registrazione, nella quale dovremo inserire i nostri dati personali e scegliere una password. È necessario riempire tutti i campi, compreso il numero di cellulare, che ci servirà per completare la creazione della firma elettronica. Una volta compilato ed inviato il modulo di registrazione, riceveremo una mail contenente un link da cliccare per confermare la validità della nostra mail.

A questo punto possiamo cliccare sul link Login ed inserire le nostre credenziali.

Nella nuova pagina che ci si presenta individuiamo il link Firma digitale. Potete leggere tutte le spiegazioni e quindi cliccare sul link Attivazione. Come sempre è opportuno leggere le spiegazioni, quindi cliccare su Attivazione Firma Digitale gratis. Nella nuova pagina che si apre è necessario confermare i propri dati, scegliere una password, che può essere anche diversa da quella usata per accedere a letterasenzabusta.com, quindi dovrete caricare le immagini della vostra carta d’identità e del codice fiscale. Il tutto è completamente accessibile. È importante essere in possesso di 4 file contenenti ciascuno una faccia del documento, altrimenti il sistema non li accetta.

Dopo aver caricato le immagini dei documenti, si deve scegliere il metodo di identificazione. Il sistema offre due possibilità: se si possiede SPID, il sistema pubblico di identità digitale, lo si può utilizzare, altrimenti si dovrà ricorrere alla video identificazione. Se si ha fretta, si può effettuare la video identificazione immediatamente pagando circa € 25, altrimenti si può programmare un appuntamento per i giorni successivi. La video identificazione viene effettuata tramite il programma Zoom. Durante la video identificazione sarà necessario confermare a voce i propri dati e mostrare all’operatore gli originali dei documenti. L’operatore vi guiderà indicandovi come ruotare o spostare il documento in modo da allinearlo con la telecamera del vostro computer o smartphone. Tenete presente che vi verrà chiesto anche di pronunciare il numero della vostra carta d’identità.

Alla fine della procedura riceverete una mail che vi consentirà di compiere l’ultimo passo: la generazione del certificato di firma elettronica. In questa fase vi verrà inviato tramite sms un codice OTP da inserire nell’apposito campo.

Per firmare i propri file si deve utilizzare l’apposita procedura presente sul sito www.letterasenzabusta.com. È possibile firmare in formato PAdES, CAdES e XAdES a seconda del tipo di file che si vuole generare. La procedura, accessibile anche mediante browser mobile, consente di caricare un file presente sul proprio dispositivo, scegliere il tipo di firma, aggiungere eventualmente la marca temporale e il contrassegno digitale, pagare la prestazione con carta di credito o Postepay e scaricare il file firmato digitalmente.

Avendo provato personalmente il servizio, mi sento di consigliarlo a tutte quelle persone che non devono fare un uso professionale e periodico della firma elettronica.

Per eventuali ed ulteriori spiegazioni, scrivere a: Nicola Ferrando, nicola.ferrando@libero.it

Digitale Terrestre DVB T2?

Autore: Rocco Clementelli

Di cosa si tratta?

Nessuna materia fantascientifica, si tratta di frequenze di trasmissione dei segnali delle nostre TV, i canali attraverso i quali ci arrivano al nostro televisore di casa tutti i programmi che trasmette la RAI, Mediaset e tutti gli altri operatori televisivi.

Anche se stiamo ancora in piena pandemìa, in questi giorni si sente parlare sempre di più di questo cambio di frequenze televisive e, soprattutto, del passaggio al nuovo Digitale Terrestre denominato appunto DVB T2.

Questo nuovo protocollo di trasmissione non compatibile con vecchi televisori e anche con quelli di pochi anni fa, ci vedrà costretti a cambiare questo elettrodomestico, oppure, danno minore, ci costringerà ad aggiungere al nostro tv un decoder. Questa seconda opzione, anche se meno onerosa, ancora una volta ci porterà ad avere più telecomandi. Inoltre, non sono da escludere anche tanti fastìdi di ricezione e di montaggi sui nostri tv, anche se moderni, ma non abilitati al nuovo protocollo di trasmissione. ma andiamo per ordine.

come prima cosa verifichiamo se la nostra tv e pronta a decifrare il dvdt2.

Per saperlo, ci basterà sintonizzare il canale 100 oppure il 200. Se apparirà una schermata che ci informa, appunto, della presenza del protocollo, possiamo tirare un sospiro di sollievo: il televisore è abilitato.

Se invece appare un canale, provate a risintonizzare tutti i canali. Fatto ciò, se proprio non appare lo schermo blu con il messaggio, allora bisogna cambiare tv o, come dicevo in precedenza, dobbiamo dotarci di un decoder.

Se proprio non possedete un televisore abbastanza recente ed avete un televisore di vecchia concezione, Questa potrebbe essere una buona occasione per acquistare qualcosa di nuovo e soprattutto accessibile.

Infatti, da qualche tempo, le case produttrici di televisori hanno integrato nei loro “Smart tv” la tecnologia assistiva, con l’uso di sintesi vocali belle, gestite da veri e propri screen reader, in grado di gestire il mondo televisione quasi completamente: vedi sintonizzazione canali, volume, guida programmi, eccetera. Inoltre, solo nei canali rai, anche la gestione delle audio descrizioni. Da tener presente che le audio descrizioni sono presenti sui canali Rai, ma solo se nei programmi è stato implementato ed è quindi disponibile.

Per verificare se si dispone della possibilità di avere le audio descrizioni, basta cercare il tasto giallo, per alcuni TV è il penultimo in basso a destra, ultima riga, e intorno ad esso ci sono tutte le altre funzioni che possono appunto servire alla buona gestione dei canali e delle altre funzionalità in autonomia .

Questi nuovi televisori vengono definite Smart tv. Ma cosa sarebbe in pratica un televisore denominato con la parola Smart?

Le Smart tv sono provviste di connessione a internet ed hanno un sistema operativo proprio come i nostri pc e smartphone. Sono in grado di navigare in internet, ma soprattutto sono capaci di trasmettere in streaming, naturalmente tramite le app scaricabili da Play Store, tutti i programmi nelle varie piattaforme quali “NETFLIX, AMAZON PRIME, YOUTUBE, RAI PLAY, Disney plus” e molto altro…

Questi contenuti sono fruibili tramite connessione Wi-Fi, o tramite LAN cablata, e sono più o meno gestibili dagli screen reader presenti a bordo dei televisori. Non a caso, quelli che ho citato sopra sono appunto già accessibili e solo se abbiamo sottoscritto un abbonamento con chi gestisce queste piattaforme.

Le Smart tv sono tutte chiacchierone, nel senso che sono tutte dotate di screen-reader?

Purtroppo no!

Infatti, al momento della stesura di questo articolo, la gamma di tv dotate di screen-reader è limitata a 3 marchi: ” SONY, ANDROID TV. LG, WESO TV. Tizen (Smart HUB) di Samsung”.

Come capire se sono parlanti e, quindi, dotate di screen-reader?

In merito alla prima Sony, si tratta di tv Smart Android e, appunto, è il sistema operativo di Google che sapientemente la casa a sviluppato per gestire i televisori Smart, e come in ogni Android, è presente il TalkBack che permette di gestire a pieno tutto il mondo tv e anche diverse piattaforme streaming. Ma la Sony ha fatto qualcosa in più; nelle impostazioni è presente alla voce accessibilità, anche uno Screen reader, chiamato semplicemente così, che in scioltezza gestisce il suo sistema in maniera discreta e sapiente.

Dico discreta,) in quanto tale screen reader parla, ma se vogliamo ad esempio sapere di che canale si tratta e che film è in onda, dobbiamo premere un tasto e la tv partirà con descrizione e appunto numero canale; le tv SONY che ci permettono di fare questo e avere l’accessibilità sono i modelli Android da 43 pollici in su. Vi basterà sapere appunto che è installato Android e poi il resto si attiva nelle impostazioni.

La seconda casa che consente la gestione con screen reader del suo tv è la LG che, in ogni televisore Smart con sistema operativo WEB SO, dalla versione 3.5 in poi, ha integrato il lettore di schermo, appunto denominato da LG “guida vocale”, .

In questo caso, la LG ha sviluppato in proprio un ottimo sistema operativo basato su Linux, ovviamente, riscrivendo il sistema operativo proprio per i tv. Tanto è valido questo sistema operativo che circa 20 altre case produttrici di televisori hanno deciso di installarlo nei loro prodotti. Questo ci consentirà nei prossimi anni di avere altri marchi con le sintesi vocali già installate.

LG ha fatto qualcosa di fantastico, in quanto, le sue tv Smart partono dalla piccolissima 24 pollici a salire, quindi, abbiamo modo di poter scegliere sia le dimensioni, sia il prezzo. Si può prendere una piccola 24 pollici a meno di 200 euro. Praticamente quanto un normalissimo tv anonimo.

Cosa dobbiamo tener conto quando prendiamo una lg?

Il sistema operativo deve essere come sigla “web so 3.5” e versioni successive. Versioni precedenti non vanno bene. Un’altra cosa è da tener conto: per quale mercato è stata prodotta. Questa informazione conta moltissimo, perché, anche se i modelli sono uguali per tutti i paesi, in tv non prodotti per il mercato italiano, dicasi “mercato parallelo”, potrebbe avere qualche differenza nel sistema operativo e vanificare l’acquisto.

Il terzo marchio produttore di tv con una guida vocale, è la coreana Samsung. Questa casa è stata la prima a presentare un prodotto accessibile per i non vedenti, almeno nel mercato Italiano.

Senza soffermarci sulla qualità del prodotto televisore Samsung e su quale modello scegliere, perché questo, come per le altre marche, dipende dai gusti e dai prezzi, vediamo cosa ci offre.

La Smart tv Samsung ha un suo sistema operativo “Tieni (Smart HUB) di Samsung.” nato con base Linux e sviluppato in collaborazione dal colosso coreano, è riuscito a creare una notevole piattaforma semplice e completa, ove ha integrato la sua guida vocale che permette la gestione in autonomia del televisore e di qualche app. Vedi Amazon Prime e poco altro.

Ovviamente tutto il televisore è accessibile e programmabile. In pratica, se dobbiamo usare i canali classici, tutto funziona in maniera facile e accessibile.

Anche su questa Smart tv, come su Sony, la presenza dello screen-reader si può trovare su modelli da 40 pollici in su.

Qualche tempo fa, si parlava di inserirlo in modelli più piccoli ed economici, vedi LG, ma di questo attualmente ancora non abbiamo conferme.

In conclusione, rispetto a 4 o 5 anni fa, abbiamo un po’ di scelte per un nuovo televisore, con scelte di prezzi piccoli con la 24 LG, o esagerati, vedi i mega 80 pollici Oled, da migliaia di euro.

Per fare una scelta oculata, soprattutto dobbiamo capire bene cosa vogliamo farci con la tv, quindi, dobbiamo valutare che, per esempio, la Sony Android rimane la scelta più valida per chi ama i canali streaming, con la possibilità di uno Store ricco e con accessibilità più concreta nelle app. D’altronde, le altre hanno una maggior prosodìa nei canali tv, cosa che magari a molti potrebbe essere utile, mentre non hanno un’accessibilità come la Sony.

Nota non da poco: quasi tutte queste Smart tv sono compatibili con i nostri assistenti vocali in domotica, vedi “AMAZON ALEXA E GOOGLE OME”.

Addirittura alcune hanno l’assistente vocale integrato e si può interagire con esso tramite un telecomando opzionale che è provvisto di microfono e di un tasto dedicato.

Questo mondo accessibile, purtroppo, ancora non si può attivare in piena autonomia. Per la prima attivazione e, successivamente per la configurazione, oltre ad una connessione ad Internet, è necessario un occhio in prestito, perché bisogna attivare lo screen-reader. La rete internet, invece, serve per poter scaricare i pacchetti vocali per la lingua italiana.

Successivamente, se servisse utilizzare il televisore senza connessione, ovviamente tutto quello collegato alla parte Smart non potrà funzionare, è possibile farlo. Comunque, una volta attivato lo screen-reader, la sintesi vocale continuerà ad assisterci in tutte le funzionalità del televisore.

Pur essendo prodotti Smart, quindi intelligenti, è doveroso specificare che si tratta di Tv che, anche se dotate di sistema operativo e di assistenza vocale, sono sempre strumenti limitati che ci consentono di fare tanto, ma per il momento non tutto, e non li dobbiamo considerare come i pc, gli smartphone, i Tablet, eccetera. La cosa importante è che abbiamo la possibilità di scegliere tra tre marchi e tanti modelli e che la scelta non è poca.

Inoltre, finalmente abbiamo la soddisfazione di sapere cosa sta trasmettendo in quel momento un determinato canale e questa possibilità che, fino a qualche anno fa ci era preclusa, è veramente grande.

Far conoscere ai disabili visivi questo tipo di prodotto in questo momento di cambiamento delle frequenze televisive sicuramente servirà ad orientare qualcuno nella scelta di un televisore adeguato alle proprie esigenze, ma volutamente ho deciso di non entrare nelle specifiche tecniche e nei dettagli dei vari modelli, perché come sicuramente immaginerete, la scelta è talmente ampia che una tale spiegazione particolareggiata non sarebbe stata utile, ma anche perché le tecnologie si aggiornano talmente in fretta che un modello uscito oggi, domani potrebbe già essere vecchio.

Per ulteriori spiegazioni, scrivere a: Rocco Clementelli, cle.rocco@gmail.com

FirmaOK di Poste: come usarla con il software di firma BIT4ID

Autore: Nunziante Esposito

Dopo aver usato la firma di poste Italiane con molta soddisfazione da più di sei anni, si è presentato un problema strano e di non facile soluzione: non era possibile installare le marche temporali e non era possibile, quindi, apporle all’occorrenza. Siamo stati per circa un mese un poco in apprensione mentre i tecnici di Poste Italiane cercavano di risolvere il problema.

Sia ben inteso, per chi fosse ancora in possesso delle marche temporali e per tutto il resto, il dispositivo di firma è rimasto efficiente e funzionante in piena autonomia per tutto.

Perché eravamo preoccupati?

Purtroppo, anche se gli altri gestori dei dispositivi di firma digitale su pendrive stanno cercando di adeguare ai nostri bisogni i loro software e, inoltre, nel frattempo  la firma digitale remota di Aruba risulta completamente accessibile, questo strumento di poste Italiane è, e rimane per il momento, l’unico strumento di firma su pendrive che possiamo usare ancora in piena autonomia anche su un computer non attrezzato per un disabile visivo.

Il problema che si è presentato con il programma firmaOK di Poste Italiane per le marche temporali è questo: non si tratta di un cattivo funzionamento del software della firma, ma solo una variazione del fornitore delle marche temporali avvenuta da poco e di conseguenza, l’impossibilità di poterle installare ed usare per i dispositivi di FirmaOK.

Contattato uno dei Dirigenti responsabili ICT di Poste Italiane, ho fatto presente il problema. Il servizio tecnico si è immediatamente attivato per capire e risolvere questa anomalia che si è presentata ad alcuni soci dell’Unione che avevano acquistato da poco un nuovo pacchetto di marche temporali che non è stato possibile installare e configurare.

Ho chiamato telefonicamente l’utente e nostro socio, Gabriele Mancini di Pisa che ci aveva informato dei problemi che stava vivendo con la firma digitale, l’ho messo in contatto con i tecnici di Poste Italiane che, pur se non hanno ancora risolto definitivamente il problema di compatibilità dei nuovi pacchetti di marche temporali con FirmaOK, hanno trovato una soluzione risolutiva al problema, indicando a Gabriele Mancini quello che doveva fare per risolvere il suo problema.

Infatti, gli hanno indicato di effettuare l’installazione del software di firma Bit4ID che consente di poter utilizzare il software di firma digitale FirmaOK e quindi, di poter firmare e marcare i documenti firmati con i certificati contenuti nel dispositivo di firma digitale di Poste Italiane.

In pratica, il programma di bit4id riconosce i certificati sulla pendrive di FirmaOK di poste italiane permettendo l’apposizione della firma e la marcatura temporale.

Vediamo quello che ha dovuto fare Gabriele per poter riattivare la possibilità di marcare i documenti che deve firmare sul lavoro. Queste sue indicazioni sono il suggerimento che ha voluto dare nel caso si presentasse questo stesso problema anche ad altri.

Dalle indicazioni fornite da Gabriele, per ovviare a questo problema fare quanto segue:

1. Scaricare ed installare il programma Firma4ng dal sito ufficiale di Bit4ID. Lo stesso software si può scaricare anche dal sito di Infocamere.

2. Con l’icona dal desktop, avviamo  il programma Firma4ng e si apre la schermata principale del software.

3. Premiamo Freccia giù fino al pulsante firma e premiamo invio.

4. Si apre la gestione risorse di Windows 10 e cerchiamo il file da firmare. Selezionato il file, premiamo invio per caricarlo nel software di firma.

5. Attendiamo qualche secondo, tempo che occorre per sincronizzare i certificati di firma con il sito di Poste Italiane.

6. Premiamo tab fino alla casella di controllo “richiedi timestamp”. Se abbiamo bisogno di apporre anche la marca temporale, premiamo barra spaziatrice per attivare la casella.

7. Premiamo il tasto Tab fino al pulsante avanti e premiamo invio per confermare.

8. Se vogliamo leggere il documento che stiamo firmando, premere invio sul comando per aprire il file in gestione risorse. Letto il file, premiamo alt più F4 per chiuderlo.

9. Premiamo Tab fino alla casella di controllo “dichiaro di aver preso visione del documento” e premiamo la barra spaziatrice per attivare la casella.

10. Premiamo Tab fino al pulsante avanti e premiamo invio.

11. Premiamo Tab fino alla casella combinata servizio di timestamp, la apriamo con alt più freccia giù e impostiamo la voce su “firma facile, marca temporale” e premere invio per confermare.

12. Solo la prima volta, premiamo Tab fino ai campi per inserire le credenziali delle marche temporali, inseriamo Userid e password. Se le credenziali fossero state già inserite e salvate precedentemente, andiamo avanti fino al pulsante avanti e premiamo invio per confermare.

13. Inseriamo il <pin di FirmaOK che permette di firmare il documento con i certificati che sono sulla pendrive.

14. Premiamo Tab fino al pulsante avanti e premiamo invio per confermare il tutto.

15. Attendere qualche secondo, il tempo che dal sito vengono controllati i certificati e si apre una finestra che fornisce la conferma delle operazioni eseguite sul file.

Se tutto è andato a buon fine, nella stessa cartella che contiene il file da firmare, viene creato il file firmato e marcato digitalmente. Al file firmato e marcato viene aggiunta nel nome del file la parola “signed che significa firmato, e, nel caso non si stesse firmando un file PDF che mantiene la sua estensione originale, il file assumerà come estensione il suffisso P7M.

Questa è la soluzione del problema che i tecnici di Poste Italiane risolveranno al più presto per rendere compatibili i nuovi pacchetti di marche temporali con il software di firma digitale FirmaOK.

Nunziante Esposito, nunziante.esposito@uici.it

Firma Digitale e disabili visivi, lo stato dell’arte

Autore: Nunziante Esposito

Quando si parla di firma digitale, la memoria va molto lontano ed i ricordi sono tantissimi, tutti belli. Un periodo in cui l’entusiasmo la faceva da padroni e tutto sembrava semplice, tutto risolvibile, soprattutto quando il Parlamento Italiano, nel 2004,  approvò la legge 04/2004 sull’accessibilità.

Purtroppo, dopo poco tempo dovemmo constatare che la realtà era ben diversa ed abbiamo dovuto smettere di sognare, riportando i piedi a terra, per affrontare i problemi che dal 1998 stavamo combattendo per l’autonomia dei ciechi e degli ipovedenti in campo digitale.

Nell’affrontare questi problemi, abbiamo sempre messo tanto entusiasmo, entusiasmo che non è mai diminuito nonostante gli anni passati, ma viene lo sconforto perché i problemi sono sempre gli stessi.

La situazione attuale, però, è più che positiva, perché non siamo nella stessa situazione di quando avevamo quasi 20 anni in meno. Infatti, oltre a poter sempre annoverare come dispositivo di firma digitale accessibile quello di Poste Italiane che si può utilizzare senza problemi sia con NVDA, sia con Jaws, e lo si può usare anche con un Mac, anche gli altri gestori di firma Digitale hanno fatto progressi non indifferenti.

Avendo seguito fin dalle prime versioni gli sviluppi dei tre dispositivi di firma digitale più importanti in Italia, Infocert, Poste Italiane e Aruba, ecco di seguito una breve cronistoria e l’attuale stato dell’arte.

Quando nel 2003 venne affrontato il discorso dall’Unione, tramite  la Commissione OSI, questi tre dispositivi erano completamente inaccessibili con le tecnologie assistive che si usavano allora.

Contattati i responsabili di questi tre fornitori di dispositivi di firma digitale, fu una delusione enorme, nonostante nel frattempo fosse stata approvata la legge Stanca.

Infatti, Poste Italiane, la prima  che ci diede ascolto, dopo la prima riunione nella quale ci fu promesso di intervenire subito, non ci ha dato più ascolto. Aruba, invece, non ci ha mai dato ascolto, nemmeno negli ultimi tempi, e non abbiamo mai potuto interloquire con qualche loro dirigente.

Subito dopo, contattata  la società Infocert, avemmo subito un ottimo rapporto di collaborazione e poco dopo, cominciammo a collaborare con i loro tecnici che, nel 2006, ci fornirono un dispositivo di firma digitale accessibile. Peccato che questa società non ha continuato a sviluppare questo software che, nel 2009, non era più utilizzabile.

Nel frattempo Poste Italiane, senza nessuna collaborazione da parte nostra, rese disponibile il suo dispositivo di firma digitale remota che risultò completamente accessibile. Anche questa fu una delusione, perché dopo appena tre anni, Poste Italiane ha messo fuori produzione questo dispositivo e ci siamo ritrovati di nuovo senza firma digitale accessibile.

La delusione fu talmente tanta che inviai una lettera di protesta molto pesante al responsabile di Poste per i servizi digitali e, con mia grande sorpresa, fui contattato quasi subito.

Fatte le mie rimostranze per telefono, il Funzionario di Poste mi promise di mettermi in contatto con la ditta che aveva creato il software e dopo pochi giorni fui contattato dagli ingegneri della ditta di Napoli che con la mia collaborazione hanno reso il dispositivo di firma digitale di Poste Italiane accessibile.

La situazione attuale è molto migliorata. Di problemi gravi non ne abbiamo, perché, mentre Infocert ha reso accessibile il suo software su pendrive dopo un incontro di chiarimento avuto tre anni fa con l’Unione, e dopo che Aruba ed Infocert hanno reso disponibili i loro dispositivi di firma digitale remota accessibile, possiamo ritenerci molto sodisfatti di quello che abbiamo disponibile.

Inoltre, per un caso fortuito e dopo una richiesta di assistenza chiesta da alcuni dipendenti delle PA della Sardegna, ho scoperto che quella che è stato sempre ritenuto un dispositivo di firma digitale inaccessibile, quella di Aruba su pendrive, era possibile usarla con una furbata.

Infatti, dopo averla installata ed essermi reso conto che la schermata iniziale era inaccessibile da tastiera, ma che si poteva usare con il mouse, mi sono reso conto che all’interno della cartella di installazione c’erano i file eseguibili per avviare tutte le funzionalità che, per chi vede, si avviano con il mouse fisico.

L’esperienza ha fatto il resto. Infatti, mi ha fatto immediatamente comprendere che, avviando questi file eseguibili, si poteva bypassare il menu inaccessibile. Inoltre, creando delle icone sul desktop per ogni file eseguibile, si potevano usare tutte le funzionalità direttamente da desktop.

Pur avendo praticamente disponibili i dispositivi dei tre principali gestori di firma digitale in Italia, qualche precisazione è doverosa farla per fornire delle informazioni precise che consentiranno a tutti di scegliere meglio il dispositivo più adatto alle proprie esigenze. La situazione reale è questa:

1. Dispositivo su pendrive di firma di Poste Italiane: ha mantenuto tutte le sue peculiarità di accessibilità. Unico rammarico: non hanno più reso disponibile la firma digitale remota.

2. Dispositivo su pendrive di Infocert: Anche se hanno fornito un software che si inserisce nella pendrive e consente di usare la firma digitale in modo accessibile, se non è installato il software per noi inaccessibile sul computer con il quale si deve usare il dispositivo di firma, quando si firma un documento, la firma risulta non valida. Questo problema si verificò anche con il vecchio software quando non lo potemmo più usare nel 2009.

Si comprende benissimo che, pur avendo sulla pendrive il software portatile e che si può firmare, se dobbiamo firmare dei documenti su un computer dove il software di Infocert non è installato, non possiamo firmare documenti perché la firma risulterebbe non valida. Alternativa in questo caso sarebbe quella di portarsi il proprio computer e firmare con quello.

3. Dispositivo di firma digitale remota di Infocert: questo dispositivo, acquistabile on line, non è stato mai provato direttamente da me, ma ho informazioni fornite da conoscenti che lo hanno usato. E’ accessibile. C’è però da considerare che costa molto di più dello stesso dispositivo che offre Aruba.

4. dispositivo su pendrive di Aruba: questo dispositivo ha un software che ha un menu iniziale  inaccessibile, ma come spiegato sopra, con una furbata lo si usa ed è accessibile in ogni sua parte. Rispetto ai dispositivi di Poste e di Infocert, costa qualche cosa in più. Inoltre, come per il dispositivo di Infocert, anche questo lo si può usare solo se sul computer è installato il software, quindi, stesso discorso fatto sopra per il dispositivo di Infocert.

5. Dispositivo di firma digitale remota di Aruba: questo dispositivo di firma si utilizza molto bene attraverso la sua app su iOS. Anche per questo dispositivo, se la si deve usare da computer, c’è bisogno di installare un software, altrimenti non è possibile firmare documenti tramite browser su computer. Anche da computer è completamente accessibile. Non è stata provata con uno smartphone Android, quindi, non sappiamo se è accessibile per Android.

In conclusione, analizzando questa panoramica cronologica che ho fatto in questo articolo, non solo è possibile poter scegliere il dispositivo di firma digitale più adatto alle proprie esigenze, ma si comprende facilmente che se non si usa abitualmente un iPhone o se si deve utilizzare il dispositivo di firma con un computer sul quale non è installato il software di firma, la soluzione più pratica, e che non vi costringe a portarvi dietro il vostro PC, è sicuramente FirmaOK di Poste Italiane su pendrive.

Altra considerazione da fare e giusto per ricordarlo, con i dispositivi di firma digitale su pendrive, abbiamo la possibilità di installare sulla pendrive stessa una versione portabile di NVDA che ci consente di poter utilizzare il dispositivo anche su un computer di terzi dove non è installato uno screen-reader.

Nunziante Esposito, nunziante.esposito@uici.it

Accessibilità dei servizi digitali: dalle sanzioni alle opportunità

Autore: Roberto Scano

L’accessibilità può essere un’occasione di miglioramento della qualità dei servizi e non solo un obbligo da rispettare per evitare una sanzione dirigenziale nel caso delle pubbliche amministrazioni o una sanzione fino al 5% del fatturato per le grandi aziende. Vediamo perché.

Se il vostro fornitore di servizi digitali, durante una riunione operativa, vi chiedesse: “quali utenti volete escludere dai vostri servizi?” probabilmente sobbalzereste sulla sedia dicendo: “nessuno!”. Questa è la normale reazione che ognuno di noi avrebbe ad una proposta del genere, in quanto è pensiero comune che un servizio digitale sia fatto per raggiungere il maggior numero di utenti possibili, al fine di proporre informazioni, servizi o prodotti commerciali.

Ma se il vostro fornitore non ve lo chiedesse e, per sua ignoranza o incapacità, lasciasse fuori parte dell’utenza, creandovi un danno che potrebbe andare dalla perdita di potenziali utenti fino ad una sanzione che può raggiungere il 5% del vostro fatturato?

Questa imbarazzante situazione è purtroppo largamente diffusa sia nel settore delle PA che nel settore privato, e deriva da una problematica di cui si parla da anni, ma sempre girandoci intorno: le competenze digitali, sia di chi fornisce che di chi acquista prodotti ICT.

Nello specifico, sto parlando di competenze in tema di accessibilità informatica, ossia l’acquisto di soluzioni ICT (hardware, software, documenti, app mobili, ecc.) sviluppate secondo criteri internazionali (standard) in modo che possano garantire di essere utilizzate dalla maggior parte degli utenti, comprese le persone con disabilità.

Si, perché proprio questa fascia di utenza è quella oggetto di discriminazione da parte di servizi della PA e di aziende del settore privato.

Accessibilità, autonomia e standard.

Per comprendere meglio il problema partiamo da due concetti di base: autonomia e standard.

L’autonomia delle persone con disabilità è sacrosanta, e deve essere garantita in quanto le persone con disabilità non sono utenti di serie b e quindi devono avere le medesime possibilità che abbiamo noi di ottenere informazioni e servizi da siti web della PA così come prodotti e servizi da aziende del settore privato, il tutto in completa autonomia.

Se un utente con disabilità desidera utilizzare un servizio della PA (esempio: poter richiedere documenti come un referto medico, pagare un servizio on line), deve poterlo fare in autonomia, senza richiedere aiuto a terzi, anche a tutela della riservatezza delle informazioni a cui accede.

Allo stesso modo, se un cliente con disabilità intende fruire di un servizio (es: home banking, accesso ad aree riservate di compagnie di telecomunicazioni, assicurazioni, prenotazioni alberghiere, taxi, ecc.) o vuole conoscere meglio un prodotto e acquistarlo on line (tramite servizi e-commerce), deve poterlo fare in autonomia, senza alcuna discriminazione rispetto agli altri utenti.

Impedire l’autonomia delle persone con disabilità, significa discriminarle rispetto agli altri utenti, e ciò fornisce la possibilità alla persona discriminata di agire contro il soggetto che la discrimina, grazie alla LEGGE 1 Marzo 2006, n. 67 “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni”. Basta una veloce ricerca con Google per vedere quanti siano i casi, anche nel nostro paese e anche di risalto mediatico, come il recente caso dell’app IO che non consentiva agli utenti non vedenti, in autonomia, di poter richiedere il bonus vacanze.

Questa norma non solo impone la rimozione della barriera (fisica o digitale) riscontrata dall’utente con disabilità, ma prevede pure un risarcimento per tale soggetto discriminato.

E gli standard?

Esistono da anni, tanti, troppi per utilizzare ancora oggi la scusa: questo tema dell’accessibilità è complicato, una cosa di nicchia, che fa realizzare prodotti brutti e di pessima qualità. Le prime regole di accessibilità, nate per il web, risalgono al 5 maggio 1999. Sono quasi 22 (ventidue) anni quindi che il tema dell’accessibilità è pubblico e ben documentato per chi sviluppa soluzioni web. E questo tema si è sviluppato nel corso degli anni, con la pubblicazione dell’ultima versione delle regole di accessibilità (WCAG 2.1) il 5 giugno 2018, portando i maggiori player che operano nel settore della produzione di strumenti di sviluppo a rendere accessibili i prodotti.

Da Microsoft a Google, Apple, sino alle community di prodotti open source come WordPress si sono adoperate per garantire strumenti che consentano il rispetto di questi standard, aiutando quindi a garantire una maggiore inclusione degli utenti con disabilità. Attualmente in Europa lo standard di riferimento per l’acquisto dei prodotti ICT si chiama EN 301549 v. 2.1.2, in Italia disponibile gratuitamente sul sito dell’ente di normazione nazionale (previa registrazione) come UNI 301549:2018.

In questo standard sia il committente che il fornitore possono trovare tutte le informazioni utili a capire quali siano i requisiti di accessibilità da applicare ai propri prodotti.

La pandemia e la discriminazione digitale.

Durante il periodo pandemico, c’è stata una forte crescita del miglioramento dell’accessibilità da parte dei grandi player per alcune specifiche disabilità.

Pensiamo solo al diffondersi delle dirette on line su social come Facebook in cui venivano condivise informazioni importanti, che ha portato Facebook a garantire una sottotitolazione in tempo reale per ogni diretta consentendo quindi alle persone sorde di poter comprendere tali contenuti.

Purtroppo, lato PA e aziende, non vi è stata medesima attenzione. In rete si possono riscontrare ancora oggi moltissime pubblicazioni effettuate in modo discriminatorio, a partire da documenti scansionati pubblicati nei siti delle PA, all’impossibilità di fruire di servizi on line sia nel settore pubblico che nel settore privato.

Pensiamo ad esempio al periodo di lockdown forte, in cui era vietato spostarsi oltre qualche centinaio di metri da casa, che ha portato quindi alla diffusione di soluzioni e-commerce sia da parte dei piccoli commercianti che delle grandi catene di distribuzione. Purtroppo, in quest’ultimo caso molti servizi risultavano non essere accessibili ed impedivano a clienti con disabilità di procedere all’acquisto di prodotti e servizi. Non meglio se la passa la PA dove gran parte dei servizi implementati “last minute” per soddisfare le richieste dell’utenza erano totalmente inaccessibili: la prenotazione di un appuntamento presso gli uffici, di un esame, del vaccino sono state vere e proprie barriere.

Perché capita tutto questo?

Tornando all’inizio dell’articolo ripongo la domanda: perché nascono soluzioni che non sono per tutti, e discriminano utenti, facendo perdere nel settore privato anche potenziali clienti?

La risposta è poco confortante: perché vi è una pessima qualità delle forniture ICT. Si, utilizzo proprio il termine qualità in quanto l’accessibilità è una delle caratteristiche di qualità di un prodotto e, in assenza di essa, un prodotto non si può definire di qualità.

Rievocando le parole di Tim Berners-Lee, inventore del web, il web fu inventato per consentire a tutti, indipendentemente dalle disabilità di poterlo utilizzare.

Tutto questo capita nonostante vi siano normative ben chiare sia per la PA che per il settore privato. Per la PA esiste la Legge 4/2004, conosciuta come Legge Stanca che obbliga, pena nullità, a inserire il tema dell’accessibilità nei contratti di fornitura. Obbliga pure le PA ad effettuare una dichiarazione pubblica di accessibilità (entro il 23 settembre per i siti web a partire dallo scorso anno ed entro il 23 giugno per le app mobili a partire da quest’anno), ovvero di conformità dei propri servizi rispetto alle regole internazionali citate sopra.

La responsabilità del tema a livello centrale di ogni PA ricade sul Responsabile per la Transizione Digitale (RTD), che chiaramente dovrà “suddividerla” con i vari responsabili interni all’amministrazione in quanto il tema impatta in ogni attività (dalla gestione documentale, agli acquisti, alla trasparenza amministrativa, ecc.).

Attenzione che questo vale anche per il settore privato, attualmente per le aziende con fatturato superiore ai 500 milioni di euro di media nell’ultimo triennio. Per questi ultimi, a seguito di segnalazione di inaccessibilità da parte di utenti all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) viene fissato un termine di adeguamento che, se non rispettato, comporta una sanzione amministrativa che può arrivare al 5% del fatturato.

Come si verifica l’accessibilità.

La domanda più frequente che mi viene posta è sempre la stessa: ma come verifico l’accessibilità?

E la mia risposta è sempre la stessa: dipende. Dipende dalla tipologia di sito web, di servizio erogato. In alcuni casi ci si può aiutare con degli strumenti automatizzati di verifica che però non possono garantire un’analisi completa di tutti i criteri necessari per definire un servizio accessibile.

Vi è pertanto necessità di competenze interne e/o acquisizione di consulenti esterni con capacità di valutazione di siti web, applicazioni web e app mobili.

È importante anche il coinvolgimento degli utenti con disabilità, in quanto una verifica meramente tecnica non consente di identificare eventuali criticità nell’uso dei prodotti ICT da parte delle persone con disabilità. È per tale motivo che la normativa vigente prevede anche delle verifiche di usabilità con il coinvolgimento delle persone con disabilità.

Che succederà in futuro.

Quanto detto sopra è già vigente, ricordando che l’utente con disabilità può sempre utilizzare la legge n. 67 del 2006 per una tutela diretta verso qualsiasi tipo di PA o azienda, anche se l’azienda non rientra nel fatturato superiore ai 500 milioni di euro.

In un futuro non lontano, (entro giugno 2025), come previsto dall’European Accessibility Act , tutti i prodotti e servizi ICT immessi sul mercato europeo dovranno essere accessibili. Ciò significa che già da oggi, chi non ha ancora pensato al tema dell’accessibilità ha pochi anni per adeguare le soluzioni ICT e la necessità di adeguamento chiaramente ricade sia nel cliente finale ma soprattutto nel fornitore che dovrà pianificare una transazione verso soluzioni conformi.

Oggi l’accessibilità non è più come nel 1999, dove per garantire una soluzione accessibile era necessario creare qualcosa di “brutto” o “parallelo” al servizio principale. Con le regole di accessibilità vigenti è possibile creare siti web di alta qualità, aggiungendo delle caratteristiche “invisibili” agli utenti che non necessitano di tecnologie assistive. Oggi il design for all esiste, basta applicarlo nel modo corretto.

Roberto Scano – Presidente IWA Italy (International Web Association Italia).

Come segnalare i problemi di accessibilità per i servizi digitali di PA ed aziende

Autore: Roberto Scano

Quante volte ci è capitato di imbatterci in problemi di accessibilità di siti, servizi web o applicazioni mobili delle PA e di aziende e molte volte ci siamo detti: “ecco, l’ennesimo problema di accessibilità!”, abbiamo chiuso il sito e siamo passati altrove.

Grazie anche a questo comportamento, spesso le PA e le aziende non ricevono comunicazioni sulle problematiche di accessibilità riscontrate dalle persone con disabilità e pertanto non possono migliorare i servizi. In altri casi invece, la modalità con cui l’utente segnala non è adeguata per una risoluzione del problema.

Come scrivere ai gestori dei servizi digitali.

La calma è la virtù dei forti.

Prima di arrabbiarsi verso la pubblica amministrazione o l’azienda nei cui servizi troviamo problemi di accessibilità, pensiamo sempre che il problema che abbiamo riscontrato potrebbe essere un errore non voluto, una distrazione, un problema non ancora identificato. Per tale motivo il consiglio è di scrivere a questi soggetti.

Scrivere alle Pubbliche Amministrazioni.

Stavate cercando un documento importante nella pubblicità legale (albo), della modulistica e le avete trovate in formato PDF ma come scansione di documenti cartacei? Non riuscite ad utilizzare un servizio di prenotazione di servizi della PA o una determinata app in quanto ha delle criticità sotto l’aspetto dell’accessibilità? In questi ed altri casi penso sia giunta l’ora di scrivere alla pubblica amministrazione inadempiente rispetto alle normative vigenti in materia di accessibilità.

Nel caso delle pubbliche amministrazioni la modalità di contatto da utilizzare si chiama meccanismo di feedback, ossia una modalità di contatto accessibile che la PA deve rendere disponibile agli utenti per questa tipologia di segnalazione.

Dove si trova questo meccanismo di feedback?

Accedendo al sito web dell’amministrazione, dovreste identificare a piè di pagina del sito una voce “Dichiarazione di accessibilità”, che vi porterà ad una pagina dedicata del sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) in cui troverete tali riferimenti.

Come esempio, porto proprio la pagina relativa al sito dell’AgID.

All’interno della dichiarazione di accessibilità compare quindi il link al meccanismo di feedback di AgID nonché un link alla procedura di attuazione.

Cerchiamo quindi di capire meglio di cosa si parla per agire nel modo corretto:

1. il meccanismo di feedback  va utilizzato come primo contatto ufficiale con l’amministrazione, segnalando dettagliatamente il problema riscontrato. L’amministrazione ha trenta giorni di tempo  per risolvere il problema in modo soddisfacente per l’utente.

2. la procedura di attuazione si attiva ove l’amministrazione non risponda nei tempi previsti o nei casi in cui la risposta non sia stata considerata soddisfacente dall’utente. Inviando una segnalazione tramite la procedura di attuazione , si attiva il Difensore Civico per il Digitale il quale, dopo attenta valutazione, si attiva e dispone eventuali misure correttive (art. 3-quinquires legge n. 4/2004).

In ogni caso va ricordato che le problematiche di accessibilità effettivamente riscontrate sono rilevanti “ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili e comporta responsabilità dirigenziale e responsabilità disciplinare ai sensi degli articoli 21 e 55 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ferme restando le eventuali responsabilità penali e civili previste dalle norme vigenti”, ai sensi dell’art. 9 della legge n. 4/2004).

In tutti i casi di particolare urgenza, la persona con disabilità può comunque utilizzare la legge 67/2006, già oggetto di articoli nel nostro sito, ovvero può attivarsi in sede giudiziaria per richiedere sia la rimozione delle problematiche di accessibilità che un indennizzo per il danno subito.

Scrivere alle aziende.

Non riuscite ad acquistare un prodotto in un sito e-commerce, prenotare un taxi o effettuare delle operazioni postali e/o bancarie on line perché le procedure non sono accessibili, ad esempio, con lettori di schermo? In questo caso è arrivata l’ora di scrivere alle aziende inadempienti.

Come primo tentativo consiglio sempre un contatto alla casella e-mail ufficiale, o se si vuole qualcosa di più formale, tramite PEC. Se l’azienda non rende pubblicamente disponibile la PEC è sufficiente collegarsi al sito registroimprese.it che contiene i dati ufficiali delle Camere di Commercio tra cui, appunto, l’indirizzo PEC ufficiale.

Consiglio di scrivere sempre in modo non offensivo, descrivendo chiaramente la problematica e facendo presente che tale situazione è discriminatoria rispetto agli altri utenti / clienti del servizio. In questo caso non essendoci tempistiche definite per legge, consiglio comunque di richiedere una risposta soddisfacente con risoluzione del problema sempre entro 30 giorni, come avviene per le pubbliche amministrazioni.

Se volete saltare questo primo passo, potete saltare direttamente a quanto prevede la legge n. 4/2004 che obbliga all’accessibilità i soggetti diversi dalle pubbliche amministrazioni che “offrono servizi al pubblico attraverso siti web o applicazioni mobili, con un fatturato medio, negli ultimi tre anni di attività, superiore a cinquecento milioni di euro” (art. 3 comma 1-bis). In rete trovate diversi siti web, come ad esempio reportaziende.it, in cui rendono visibile il fatturato dell’ultimo anno utile, che può già far comprendere se l’azienda rientra o meno tra i destinatari della legge. Come per le pubbliche amministrazioni, anche per le aziende con fatturato inferiore a quello previsto dalla legge n. 4/2004 la persona con disabilità può comunque utilizzare la legge 67/2006, già oggetto di articoli nel nostro sito, ovvero può attivarsi in sede giudiziaria per richiedere sia la rimozione delle problematiche di accessibilità che un indennizzo per il danno subito.

Utilizzando invece la procedura ufficiale, sarà necessario inviare richiesta formale (ovvero sottoscritta dall’utente con firma digitale e/o corredata di copia di documento d’identità valido) da inviare all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) utilizzando i contatti ufficiali (preferibile via PEC).

La richiesta può essere redatta in carta semplice, non essendoci attualmente una procedura automatizzata. Consiglio l’uso di una comunicazione formale come da esempio seguente:

“Oggetto: segnalazione inaccessibilità servizi digitali della società XYZ.

 Il sottoscritto ABC, con la presente segnala la non conformità dei servizi digitali della società XYZ, riscontrando le seguenti problematiche che mi impediscono la fruibilità dei loro servizi:

– Problema n. 1.

– Problema n. 2.

– Problema n. X.

Ai sensi di quanto previsto dall’art. 9 comma 1-bis si richiede all’Agenzia per l’Italia Digitale, dopo aver ravvisato le suddette violazioni, di fissare un termine congruo per l’eliminazione delle infrazioni stesse da parte del trasgressore, con applicazione delle sanzioni previste in caso di inottemperanza alla diffida di adempimento.

Resto in attesa di comunicazioni eleggendo la presente casella PEC come modalità di contatto per il procedimento.

Distinti saluti.

ABC

Conclusioni.

Nell’articolo sono riportate le diverse modalità di contatto con l’amministrazione per la risoluzione delle problematiche di accessibilità, da quelle più amichevoli a quelle meno accondiscendenti verso l’inadempimento e la relativa creazione di barriera digitale verso specifiche disabilità.

Lo scopo di queste modalità non deve essere di tipo “vendicativo” verso un soggetto, ma deve avere sempre una valenza di miglioramento dei servizi digitali della pubblica amministrazione e delle aziende rimuovendo sempre più quegli errori di progettazione e sviluppo che innalzano barriere digitali verso le persone con disabilità.

Roberto Scano, https://www.webaccessibile.org/legge-stanca/come-segnalare-i-problemi-di-accessibilita-per-i-servizi-digitali-di-pa-ed-aziende/#content