Sintesi dei lavori del Consiglio Nazionale del 16 settembre 2021

Autore: Vincenzo Massa e Segreteria di Presidenza

Il 16 settembre alle ore 15:00 si è riunito il Consiglio Nazionale in modalità on line per esaminare il testo della proposta di legge sul riconoscimento della disabilità.

È stato approvato il verbale del 6 luglio 2021.

È stata esaminata e approfondita la Proposta di Legge “riconoscimento della disabilità”. I consiglieri hanno dato il proprio contributo con osservazioni, riflessioni e alcuni suggerimenti per  modifiche del testo da indicare all’organo competente e avere in questo modo una legge che possa migliorare, garantire, tutelare i diritti e l’inclusione  delle persone con disabilità.

Nelle sue conclusioni, il Presidente ha sottolineato tutte le pecche strutturali della proposta in esame, indicando soprattutto la lontananza storica e culturale della norma in discussione dalla tradizione e dalle conquiste centenarie dell’Unione. Una proposta più rivolta alla disabilità intesa come patologia da curare che come condizione di partenza per la conquista dell’inclusione come punto di arrivo di un percorso di vita segnato dall’istruzione, formazione, occupazione, diritto alla mobilità, alla cittadinanza attiva, ecc… Infine, ha evidenziato la grande confusione che la legge causerebbe, il rischio di vuoto normativo per abolizione di leggi come la 104, la 328 e altre, senza alcuna chiarezza circa le norme sostitutive.

Sono stati nominati all’unanimità i componenti supplenti dell’Organo di controllo nelle persone del: dott. Francesco Buono e dott. Giorgio Dei Ghingaro dei quali il Consiglio ha avuto modo di valutare i qualificati curriculum.  

Sono state ascoltate le comunicazioni del Presidente, delle signore e dei signori Consiglieri.

Il Consiglio Nazionale si è concluso alle ore 17:50.

Pubblicato il 17/09/2021.

Università Italiane: Test di accesso preclusi alle persone con disabilità visiva e non solo…

“Bisogna ritrovare la forza di indignarci quando la sensibilizzazione e la promozione della consapevolezza dimostrano di essere inutili chimere. Indignarci quindi ed agire di conseguenza in tutte le sedi istituzionali” è il fermo commento di Mario Barbuto, presidente nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, di fronte ad una ennesima situazione discriminante, rilevata dall’UICI e dall’Agenzia Iura, che riguarda in questo caso l’accesso ai corsi universitari. “Non stiamo parlando di un videogame – prosegue Barbuto – È il test che rende possibile iscriversi all’università e provare a costruire un futuro di dignità. Un test che, nonostante decenni di norme e standard nazionali ed internazionali continua a risultare ancora non accessibile”.

Ma veniamo ai fatti che evocano responsabilità di alto livello e su cui già UICI anticipa, solo per iniziare, interrogazioni parlamentari alla Ministra competente (Maria Cristina Messa). Ormai da qualche anno l’accesso a molti corsi universitari è condizionato da test di ingresso. Il sistema prevalente per la propedeutica fornitura di materiali di preparazione, la simulazione di test e poi la sua esecuzione è la Piattaforma SEB (Safe Exam Browser) e poi il Test Online CISIA (TOLC). Il candidato studente si iscrive alla piattaforma, si prepara al test e poi lo esegue (anche da remoto). Sempre che non sia cieco. Infatti, per stessa ammissione di chi di recente ha adottato il sistema, SEB (un browser che si scarica sul proprio PC) e TOLC non sono accessibili, non rispondono cioè agli standard fissati in Italia già nel 2004. Il sistema è gestito e fornito agli atenei italiani dal Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso (CISIA), consorzio senza fini di lucro, formato esclusivamente da Atenei statali. 53 Atenei e le Conferenze di Ingegneria, Architettura e Scienze. Il che riguarda la stragrande maggioranza degli studenti italiani.

Di fronte a questa evidenza – che UICI ha presentato al CISIA e alla Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità – non si sono ottenute risposte circa il motivo della scelta di un sistema realizzato nel mancato rispetto degli standard nazionali ed internazionali di accessibilità. Si è al contrario proposto quello che impropriamente è definito un “accomodamento ragionevole”: consentire al candidato cieco o ipovedente di svolgere la prova su un modulo PDF accessibile appositamente realizzato dal CISIA. Perché un modulo PDF sia accessibile è necessario rispettare alcune regole di base sufficientemente note e consolidate presso i professionisti. Orbene, alla prima prova dei fatti nemmeno il cosiddetto “l’accomodamento ragionevole” ha funzionato. Il 13 settembre u.s. un candidato cieco si è presentato presso una sede dell’Ateneo patavino, per la concordata esecuzione del test su modulo PDF. E questo si è rivelato, agli stessi responsabili dell’Ateneo, inaccessibile per chiunque e quindi la persona non vedente non ha potuto eseguire il test.

“Questo accade oggi nel nostro Paese a distanza di quasi vent’anni dalla Legge sugli standard sull’accessibilità (2004), a dodici dalla ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e mentre la UE continua a ribadire la priorità dell’accessibilità di luoghi e strumenti. Questa vicenda è emblematica e non può finire qui” conclude Barbuto ribadendo:1. che le Leggi dello Stato vanno rispettate sempre e comunque;2. che la nostra associazione e le sue diramazioni tecniche da sempre sono a disposizione e hanno dichiarato la propria disponibilità ad offrire consulenza e assistenza tecnica gratuita.

L’immagine ritrae un laureato ripreso di spalle che indossa tocco e toga accademica e in sovrimpressione la dicitura: “UNIVERSITÀ ITALIANE: TEST DI ACCESSO PRECLUSI ALLE PERSONE CON DISABILITÀ VISIVA E NON SOLO…”

Pubblicato il 15/09/2021

Consiglio Nazionale 16 settembre 2021 – diretta online

Autore: Mario Barbuto

Care amiche e cari amici, Giovedì 16 settembre dalle ore 15:00 si terrà la riunione del Consiglio Nazionale.

Per chi fosse interessato, sarà possibile seguire on line sulla nostra SlashRadio la diretta dei lavori del Consiglio Nazionale collegandosi all’indirizzo http://www.uici.it/radio/radio.asp

Per sistemi IOS e MAC, la stringa sarà: http://94.23.67.20:8004/listen.m3u

in alternativa accedere alla nostra app Slash Radio Web di Erasmo Di Donato.

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Colgo l’occasione per augurare buon ascolto a chi vorrà ascoltarci.

Pubblicato il 07/09/2021.

I componenti la Direzione Nazionale condividono e sostengono il pensiero del Presidente Barbuto

Dopo l’articolo di ieri apparso sulla stampa associativa, i componenti la Direzione Nazionale avvertono la necessità di esprimere la loro piena condivisione di quanto ha scritto il Presidente.
Noi siamo qui per attuare le indicazioni congressuali, senza farci distrarre da sollecitazioni che non hanno nulla a che vedere con il nostro lavoro.
Il Presidente ha esposto i fatti e le deliberazioni adottate dalla Direzione, dove non ci sono né
maggioranze, né opposizione, né correnti né veleni, ma solo persone al servizio dell’Unione.

Link all’articolo: http://giornale.uici.it/articolo-di-massimo-vita-e-replica-del-presidente-nazionale/

Pubblicato il 25/08/2021

Articolo di Massimo Vita e replica del Presidente Nazionale

Pubblichiamo un articolo inviato e sollecitato da Massimo Vita e la
successiva replica del Presidente Nazionale.

Democrazia e partecipazione, di Massimo Vita

L’Unione è di tutti

Per farla vivere ci vuole trasparenza

Da tempo non scrivo alla stampa associativa per tante ragioni ma due argomenti hanno attirato la mia attenzione e spero stimolino un reale dibattito associativo.

La ristrutturazione della sede nazionale e il fitto di via Belsiana.

Due temi apparentemente tranquilli ma che a mio avviso necessiterebbero di una attenzione di tutta l’associazione.

I locali di via Belsiana, si dice, siano stati affittati a una cifra esigua ma quello che più mi pare inconcepibile è che non risulta essere stata fatta una gara pubblica per il loro affidamento.

Da molto tempo si discuteva se non fosse stato meglio riservare qui locali ai dirigenti che frequentano Roma e all’improvviso si fittano a un privato senza alcun avviso pubblico come fu fatto per gli ex locali dell’I.Ri.Fo.R.

Spero di avere informazioni sbagliate perché se fossero giuste ci troveremmo difronte a una scelta poco rispettosa di tutti i principi di trasparenza e di buona amministrazione.

Molto più grave è la faccenda della ristrutturazione dei locali della sede nazionale in via Borgognona.

Ho visto i documenti pubblicati sul sito ma in essi non compare alcuna delibera che li approva e mi chiedo come mai.

Forse la direzione non li ha visionati?

Dalle tavole che mi sono state descritte da un amico tecnico si evince, per esempio, che il salone delle riunioni viene drasticamente ridotto a favore di locali adibiti ad appartamento.

Scompare la stanza che oggi ospita il direttore generale e non si capisce come mai si estende l’appartamento oggi riservato al presidente e si continuano a spendere soldi per ospitare i dirigenti negli alberghi.

Dopo la ristrutturazione si dovrà risolvere anche la questione della residenza del direttore generale.

Allora, non era meglio e più conveniente ospitare tutti in via belsiana lasciando tutta la sede nazionale agli uffici?

Come si può continuare a svolgere le attività formative e le riunioni collegiali senza una sala idonea?

Spero, sinceramente, che il presidente nazionale e i componenti  della direzione vogliano fugare i miei dubbi ma allo stesso tempo invito i colleghi presidenti, i componenti della direzione e del consiglio nazionale a far sentire la propria voce.

A conclusione vorrei sapere se corrisponde al vero che il componente della direzione Lapietra si è opposto alle scelte del presidente.

Amiche ed amici, salvaguardare la partecipazione democratica e la trasparenza è prezioso se non si vuole assistere al declino della nostra associazione.

Massimo Vita

La psicosi del dibattito, di Mario Barbuto

Chiedo scusa ai lettori e ai nostri soci se rispondo alle sollecitazioni che mi sono giunte il 14 agosto scorso. La risposta, infatti, rischia di essere lunga e sicuramente noiosa.

 Formulo tuttavia qui una promessa solenne: non accadrà mai più.

Non accadrà mai più che il Presidente debba sentirsi in obbligo di rispondere di qualsiasi attività associativa a ogni soffiar di vento, a ogni sorgere di curiosità più o meno giustificata di chiunque, soprattutto quando il vento soffia e la curiosità insorge il 14 di agosto. Sono infatti previsti nel nostro Statuto tempi, Organi, procedure, modalità e sedi per rispondere di ogni atto compiuto e delibera adottata, senza doversi piegare sempre e comunque a chi è posseduto dalla sindrome del dibattito che diviene sovente psicosi da dibattito.

In questa lunga narrazione, partiamo da una semplice sequenza temporale:

le attività della Sede Nazionale, come noto e comunicato urbi et orbi, sono sospese dal 16 al 20 agosto per un brevissimo periodo di ferie. La struttura pertanto chiude venerdì 13, ultimo giorno lavorativo e riapre lunedì 23, primo giorno di ripresa.

Il Presidente, assolte le ultime incombenze preferragostane tra le quali il sopralluogo di nove ditte in vista della loro partecipazione alla gara di appalto per i lavori di risanamento della sede in via Borgognona, l’incontro con il sottosegretario all’Istruzione Rosario Sasso, l’esame e autorizzazione di 45 progetti della campagna “La prevenzione non va in vacanza” e di 74 progetti di “Ri-Gioco la mia parte”, la conclusione della fase di formazione dei volontari del Servizio Civile Universale, l’accoglienza all’On. Matteo Salvini in visita al nostro Centro polifunzionale di Cosenza, la presenza a uno degli eventi della prevenzione della cecità e altro ancora, la mattina di venerdì 13 agosto, finalmente, ritiene di poter dare inizio ai suoi dieci giorni di ferie estive.

Ritiene! Ma si sbaglia! Perché ancora una volta non ha fatto i conti con la sindrome da dibattito. Quella che colpisce a periodi alterni il nostro amico presidente della sezione territoriale di Siena Massimo Vita il quale, non il 13, bensì proprio il 14 agosto, per augurare buone ferie e sereno riposo, mette insieme e fa circolare un testo al veleno, allo scopo, dice lui, di suscitare e animare il dibattito. Sempre quel dibattito che Massimo nostro scrisse di voler suscitare circa un anno fa, quando si dimise inaspettatamente da vicepresidente nazionale dell’Irifor, mentre infuriavano gli effetti più pesanti della pandemia, nel pieno delle celebrazioni del centenario, a quattro mesi dal Congresso, dopo aver ricoperto la carica per circa quattro anni e mezzo, con pieni poteri operativi e gestionali da me conferitigli nella più totale fiducia e convinzione. Quel dibattito tanto invocato, dal quale tuttavia Massimo risultò pressoché assente nelle assemblee precongressuali, nei cinque seminari tematici di preparazione e nel Congresso stesso, dal quale però lo tenne lontano forse anche l’insorgere di un grave problema familiare. Quel dibattito, dunque, al quale non prese parte, chiedendomi invece, prima in via confidenziale, successivamente in forma pubblica, di essere proposto alla carica di presidente del Congresso, salvo poi propagandare la teoria di astenersi dal voto per l’elezione delle cariche associative nazionali: presidente e ventiquattro Consiglieri.

Ancora alcune settimane or sono, Massimo nostro, sempre in via confidenziale, mi ha chiesto di far parte del prossimo consiglio di amministrazione della biblioteca di Monza. Ed ecco, puntuale, come l’altra volta, dopo breve tempo, la sua uscita pubblica: allora per propugnare l’astensione dal voto in Congresso, ora per tornare a invocare ossessivamente il dibattito, per sapere se l’immobile di via Berlsiana in Roma è stato affittato mediante avviso pubblico e se la ristrutturazione di via Borgognona è stata stabilita secondo un regolare iter deliberativo.

Potevi, caro Massimo, semplicemente scrivermi.

Come cerco di fare sempre e con tutti, pur nei limiti del mio tempo, ti avrei risposto e sarei stato ben felice di darti ogni utile chiarimento con dati e documenti alla mano.

Invece no!

Il 14 agosto, Massimo Vita diffonde un documento velenoso e insinuante, lo distribuisce a destra e a manca, minaccia di mandarlo, come dice proprio lui, testuali parole di un suo messaggio vocale, “all’universo mondo se non sarà inserito nel Giornale On Line”, facendo finta di dimenticare un piccolo, insignificante dettaglio: dal 14 al 22 agosto, anche l’ufficio Stampa, come tutta la Sede Nazionale, rimane chiuso per quella settimana di ferie.

Ora siamo al 23, caro Massimo, ed ecco pubblicato il tuo documento al fiele. Parola per parola. Con tutte le insinuazioni e illazioni delle quali è infarcito. Non già per aver ceduto alle tue minacce, ma semplicemente perché da quando faccio il Presidente, qui si pubblica tutto, in piena democrazia e trasparenza, senza tuttavia restare prigionieri della psicosi del dibattito o di quello che dietro questa psicosi si vuole mascherare e nascondere.

Ecco, caro Massimo, chi ti informa o ti rigira messaggi a te non destinati, ti ha forse detto che io ti avrei “screditato”, parole tue. Io, invece, nel condividere il tuo capolavoro con i componenti della Direzione, semplicemente affermavo – e affermo tutt’ora – che sono proprio questi tuoi comportamenti ondivaghi e volatili che rischiano purtroppo di screditarti.

Sei tu, temo, il carnefice e la vittima di te stesso.

Veniamo ora alle invocate risposte che, ribadisco, non sarebbero affatto dovute in questa sede.

Esse sono comunque semplici, limpide, trasparenti.

In primo luogo, rassicuro te e tutti che non vi è alcun dissenso e tanto meno opposizione in seno alla Direzione Nazionale, né credo, come tu insinui, che Peppino Lapietra voglia farsene alfiere e bandiera. In merito, i componenti della Direzione stessa potranno confermare in ogni momento questa mia affermazione.

 La Direzione, per altro, a rigore di Statuto, viene proposta al Consiglio Nazionale direttamente dal Presidente e, una volta nominata, ne costituisce il supporto e il sostegno.

Veniamo piuttosto alla questione dell’affittanza e dell’avviso pubblico, pur dovendo io qui precisare che scrivo supportato soltanto dalla mia memoria, poiché, appunto mentre scrivo, non sono in grado di consultare documenti e dati, considerato che rientro a Roma lunedì pomeriggio 23 agosto.

Qualcuno, molto opportunamente, ha già ricordato come non vi siano disposizioni regolamentari in materia di locazione che prevedano procedure di avviso pubblico; di conseguenza, le sezioni e le sedi regionali che amministrano patrimonio immobiliare associativo, pertanto, mai provvedono ad affittare mediante avviso pubblico, preferendo piuttosto la via dell’assegnazione diretta.

 Nel 2016, messa fine su mio impulso personale allo scempio finanziario, economico e organizzativo di una sede Irifor nazionale posta in via del Tritone, abbiamo proceduto ad affittare quei locali, mediante avviso pubblico. La società prescelta, Tritone Immobiliare, proponeva un affitto con clausole di incremento che dovevano scattare man mano che i tre piani dell’immobile venivano ristrutturati e messi in opera, con tempi ben determinati e fissati. Ma ahimé, quei tempi, purtroppo, venivano sistematicamente disattesi e i relativi incrementi di canone, naturalmente  dilazionati e posticipati il più possibile.

Con l’avvento della pandemia, poi, non abbiamo più visto canoni tra aprile e dicembre 2020, mentre per il 2021 siamo stati costretti a rinegoziare gli importi mensili, riducendoli del 50 percento. Nel contempo abbiamo fin qui resistito ai tentativi della Tritone Immobiliare, per convincerci a vendere l’immobile di via del Tritone mediante permuta e consentire loro di entrarne in possesso, attuati con il pretesto di essere costretti dalla crisi a continuare a canone dimezzato anche per il 2022 e chissà per quanto tempo ancora.

Vai a fidarti dei partners trovati con avviso pubblico!

In tempi precedenti alla mia presidenza, dismesse le attività del CNT, anche via Belsiana venne posta in affitto mediante avviso pubblico. La proposta più favorevole venne da una società che aprì una sorta di

B and B di fascia alta con cinque camere da letto. Questa, infatti, è la capienza massima dell’immobile.

Dopo breve tempo, la società cedette il contratto ad altra entità che provvide, a nostra totale insaputa, a eseguire ulteriori lavori di ammodernamento con l’installazione di grandi vasche idromassaggio in alcune camere.

A seguito di un controllo, venne notificato all’Unione un verbale di infrazione da parte dei vigili urbani del comune di Roma, quale conseguenza della esecuzione abusiva di quelle installazioni. Al verbale avrebbe dovuto seguire, da parte nostra, una denuncia per l’esecuzione di lavori non autorizzati, ma nessuna sollecitazione giunse allora in tal senso al Presidente né da parte della Segreteria Generale, né della Direzione Generale.

Quel verbale, nel frattempo, proseguì il proprio iter e venne in mano all’autorità giudiziaria la quale formulò una imputazione penale personale nei confronti del sig. Mario Barbuto per aver messo a rischio l’incolumità e la sicurezza pubblica.

Alcuni mesi fa, è giunta, finalmente, la sentenza di assoluzione del tribunale di Roma, dopo un calvario durato circa tre anni, tante preoccupazioni e consistenti oneri di ogni genere.

Il pagamento dei canoni di affitto, intanto, era stato interrotto da tempo, ma i locali di via Belsiana restavano per noi indisponibili dato il prolungarsi della vicenda giudiziaria, mentre si dovette provvedere anche, a nostre spese, al ripristino delle condizioni strutturali precedenti, alterate dai lavori non autorizzati.

Solo da un paio di mesi l’immobile è ritornato nella nostra piena disponibilità, rimanendo comunque circa 60 mila Euro di canoni non riscossi che si hanno fondatissime ragioni di ritenere non verranno incassati mai più.

Evviva le affittanze mediante avviso pubblico!

Nella riunione di Direzione, credo nel giugno scorso, ho formulato la proposta di procedere con assegnazione diretta, accolta, compresa e condivisa all’unanimità, fondamentalmente per tre ragioni principali:

  1. Gli oneri elevati e privi di reale convenienza di una eventuale destinazione dell’immobile per i dirigenti;
  2. La necessità di valorizzare il bene, mediante un impiego efficace, opportuno e redditizio, pur in un contesto molto problematico del Paese, dovuto alla persistente pandemia e alle conseguenti incertezze del mercato;
  3. La difficoltà di reperire operatori affidabili, per non trovarsi a ripercorrere il cammino rischioso del recente calvario vissuto dall’Unione e personalmente da chi scrive.

Un uso diretto delle cinque stanze per accogliere i dirigenti potrebbe soddisfare la richiesta di tre, quattro persone, non di più, considerata la presenza degli accompagnatori. Le stanze resterebbero inutilizzate e prive di redditività per molti giorni dell’anno; i costi per la manutenzione, la biancheria e le pulizie risulterebbero alti, a fronte di un risultato non sempre garantito ai livelli migliori; il reclutamento e la gestione del personale necessario a provvedervi, comporterebbe per l’Unione un aggravio di oneri e responsabilità. Continua pertanto a rimanere più conveniente la sistemazione dei dirigenti nei loro giorni di presenza a Roma, stimati in una quarantina l’anno, presso le numerose sistemazioni alberghiere dei dintorni, le quali offrono quasi sempre soluzioni a costi molto contenuti. Senza dimenticare, inoltre, che potrebbe essere definito a latere del contratto, un accordo a speciali condizioni per l’uso di qualche camera della stessa via Belsiana.

Il canone di affitto concordato per via Belsiana, per il primo anno è pari a 18 mila Euro ai quali si aggiungono ulteriori diecimila Euro di sponsorizzazione del Premio Braille, per un totale di 28 mila Euro annui, pari a un canone mensile di oltre 2.300 Euro. Si tenga conto che gli ultimi canoni pre pandemia, per altro mai riscossi, come accennato prima, erano pari a circa 3.200 Euro. Negli anni seguenti sono previsti incrementi progressivi del canone, fino a giungere, credo nel 2025, a una corresponsione aggiuntiva percentuale sugli utili di gestione. Da subito, inoltre, l’affittuario si fa carico di tutte le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, ivi compreso il necessario adeguamento e abbellimento delle camere per offrire un’accoglienza di livello superiore.

L’affittuario è un prestigioso operatore turistico di Paestum già impegnato da anni con le nostre strutture territoriali e regionali della Campania, dall’aprile 2016 socio onorario della nostra Associazione. Persona, dunque, di assoluta affidabilità, rientrante senza ombra di dubbio tra gli “amici dell’Unione”. Coloro che certo non agirebbero mai in modo abusivo per farti finire dinanzi a un tribunale penale.

 Nel tirare le somme di questa vicenda triste, dunque, possiamo concludere che i due affidamenti conferiti con avviso pubblico hanno condotto a perdite finanziarie notevoli, non ancora finite, oltre a cause civili e penali con il rischio concreto di una condanna per il sottoscritto. Rischio che personalmente non intenderei correre mai più.

Quando penso invece ai due affidamenti diretti di questi ultimi sei sette anni, uno a Olympic Beach per Tirrenia, uno allo Studio legale Carta e in seguito ad altra società per un ufficio a Roma, rafforzo la mia convinzione che affidabilità e certezza valgono ben di più di qualche Euro offerto a volte da operatori spregiudicati e senza scrupoli, a rischio di vedere presto l’intero canone dimezzato o addirittura azzerato, per non dire delle conseguenze peggiori da noi vissute che abbiamo già riassunto qui in precedenza.

Questa mia convinzione è stata condivisa e fatta propria da tutti i componenti della Direzione Nazionale che voglio ringraziare ancora una volta anche qui, per la sensibilità e la solidarietà verso il proprio Presidente.

E infine veniamo alla ristrutturazione della sede di via Borgognona 38 e 42 che forse dovremmo più precisamente definire risanamento, recupero, considerate le condizioni di degrado strutturale in cui versano da anni i locali, soprattutto in alcune aree. Del resto, chi ha avuto occasione di venire in via Borgognona, già ben conosce e ricorda i pavimenti irregolari e traballanti, i vetri tintinnanti, i solai pericolanti, gli elementi di riscaldamento e raffrescamento rumorosi all’inverosimile, nonché provvisti, ufficio per ufficio, di apposita bacinella di raccolta dell’acqua di scolo, da sostituire varie volte al giorno. Per non dire delle condizioni indecorose delle porte, dei servizi igienici, degli impianti elettrici tutti fuori traccia o canalizzati mediante centinaia di metri di canaline plastiche posate a parete e a pavimento.

Dunque che vi fosse e vi sia l’esigenza di un lavoro profondo di recupero strutturale, del resto mai realizzato, pare a me e “all’universo mondo”, come dice Massimo Vita, questione evidente e indilazionabile. Tanto più che le attuali norme straordinarie di rilancio dell’edilizia consentono ora, e fino al 30 giugno 2022, un significativo recupero di alcune categorie di spese.

Fin dal 2010 erano state accantonate risorse destinate alla ristrutturazione straordinaria della Sede, poi distratte dallo scopo e impiegate nel 2011 per risanare un bilancio altrimenti negativo per il secondo esercizio consecutivo che avrebbe comportato un rischio concreto di commissariamento dell’Unione da parte dello Stato. Faccenda triste e amara che qui non mette davvero conto di rievocare nei dettagli.

Vennero poi anni bui! Quelli della cassa integrazione per i dipendenti e delle risorse finanziarie ridotte al lumicino in legge di bilancio, con ripetuti e risicati salvataggi grazie a provvedimenti straordinari della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dal 2015, ripristinate finalmente le risorse assegnate all’Unione dal Parlamento, progressivamente incrementate negli anni seguenti fino al 2021, abbiamo avviato un’opera di accumulazione volta a ristabilire le risorse da destinare finalmente alla ristrutturazione della sede che diveniva di giorno in giorno sempre meno rinviabile.

All’inizio di quest’anno, dopo aver vissuto pericolosamente una pandemia, celebrato il centenario di fondazione, svolto il Congresso, insediato gli Organi e dato un assetto organizzativo alle attività della dirigenza nazionale, nel mese di febbraio ho chiesto all’Arch. Giulia Quintiliani e ai suoi collaboratori e consulenti tecnici di predisporre un piano di ristrutturazione e un capitolato di appalto per assegnare i lavori che interesseranno in modo pesante la nostra sede, temo almeno per un anno, con conseguenti disagi soprattutto per noi che la viviamo e frequentiamo giorno per giorno.

L’arch. Quintiliani, professionista di alto livello e di sicura affidabilità, segue l’Unione da oltre vent’anni, occupandosi di tutte le problematiche strutturali e delle misure relative alla sicurezza degli immobili e degli uffici.

In occasione di una ristrutturazione tanto profonda avevo provato a immaginare una sede più nuova e più bella, luminosa, ariosa, nutrita di spazi di lavoro comuni, ampi e fruibili nel quadro di una concezione più moderna dell’organizzazione e gestione degli uffici e dei servizi. Via tutte quelle porte chiuse e quei corridoi bui e deserti che improntano oggi la struttura, concepita e vissuta ancora come un ufficio ministeriale di vecchio stampo.

Dopo approfonditi sondaggi e accertamenti strutturali che hanno interessato la sede per due o tre settimane, il responso purtroppo infrangeva buona parte dei miei desideri, poiché rivelava una abbondante presenza di pareti portanti non eliminabili che obbligano a una rimodulazione degli spazi non tanto ampia quanto avrei desiderato realizzare. Qualcosa, tuttavia, sarà possibile fare, collegando alcune attività d’ufficio che ora sono circoscritte in stanze diverse e separate, con relativi disagi, perdite di tempo e di efficienza nella esecuzione del lavoro. In contemporanea, infatti, ho avviato un ripensamento radicale della nostra organizzazione d’ufficio e del modo di lavorare e gestire pratiche, attività e servizi, approfittando anche della revisione in corso delle procedure d’archivio e protocollo, condotta insieme ai tecnici della ditta fornitrice del software, una tal “Pro. Digi” di Siena, non prima però di aver dovuto chiudere in via bonaria una controversia assai pericolosa che ci avrebbe esposto in tribunale a gravi rischi di soccombenza.

La ricomposizione dei diversi settori di lavoro e conseguentemente le opere di ristrutturazione si fonda dunque sul princìpi organizzativi della unificazione delle competenze disponibili, della comunicazione circolare permanente tra settori e soprattutto tra le risorse interne a ciascun settore, della semplificazione dei procedimenti con relativa eliminazione di gerarchie obsolete e ridondanti che appesantiscono i processi lavorativi.

Le modifiche strutturali saranno, purtroppo, minime, ma si potrà procedere comunque a una parziale ricomposizione degli uffici, alla collocazione ergonomica delle postazioni di lavoro, equipaggiate con apparati elettrici, connessioni internet e strumenti di comunicazione video e audio; all’ampliamento, messa a norma e miglior fruizione dei servizi igienici per il personale, i dirigenti e i visitatori; alla creazione di spogliatoi e deposito per il personale ausiliario; alla istituzione di una sala comune di ristoro e pausa pranzo per tutto il personale e i dirigenti, dotata dei dispositivi e dei comfort maggiormente in uso. Verrà eliminata la cosiddetta “cucina”, nonché ogni traccia di permanenza notturna di chicchessia all’interno della struttura che deve divenire definitivamente complesso moderno di uffici, un centro di servizi efficiente e funzionale, senza alcuna velleità di accoglienza pseudoalberghiera.

In aprile la Direzione ebbe modo di esaminare e approvare, con un solo voto di astensione, il progetto e l’incarico agli architetti professionisti per la stesura del disciplinare e capitolato tecnico necessario al Presidente per l’indizione della gara d’appalto. In quella circostanza, il componente Lapietra manifestò appunto la propria astensione, motivata, a suo avviso, dalla mancanza dei dettagli di ricomposizione ufficio per ufficio e soprattutto da paventate complicazioni d’ordine condominiale. In verità, gli architetti avevano iniziato un lavoro di costruzione tridimensionale delle mappe dei due piani, che non erano però riusciti a portare a compimento, ma che dava già anche ai meno avvertiti conoscitori degli spazi un’idea molto concreta delle opere previste, proprio perché, lo ripeto ancora una volta, le modifiche strutturali eseguibili sono minime.

In questo quadro, per consentire al Presidente la fruizione della propria area dedicata, oggi praticamente invivibile, conferendole quella necessaria funzionalità e dignità abitativa, il progetto prevede la riapertura di una porta d’accesso già esistente e ora murata sul pianerottolo esterno del civico 42 e la realizzazione di una parete di separazione dal resto dei locali della sede. Per recuperare all’area riservata all’accoglienza del Presidente una stanza e una finestra oggi del tutto mancanti, inoltre, sarebbe previsto il restringimento del salone Enzo Tioli per una superficie di circa quindici metri quadrati.

Dal 2014, anno della mia elezione a Presidente, il salone ha ospitato forse un paio di riunioni del Consiglio Nazionale, varie sessioni di esami ECDL con sei, otto partecipanti, alcuni eventi di portata un po’ più ampia e ultimamente le riunioni allargate on line via Zoom, grazie all’installazione di un apparato tecnico dedicato ad alte prestazioni. Ma nessuna attività formativa.

Ho dato il mio assenso a inserire la variante nel progetto considerato che rispetto alla situazione attuale, l’edificazione della parete sottrarrebbe non più di sei posti a sedere, consentendo comunque lo svolgimento di tutte le attività sopra citate, ivi comprese eventuali sedute del Consiglio Nazionale. A ogni buon conto, già dalla fine di luglio, ho concordato con i componenti della Direzione a procedere a un esame di dettaglio della variante ed eventualmente a cancellarne l’attuazione ove si dovesse ritenere di dare maggiore importanza e superiore priorità a un po’ di spazio in più per una ipotetica riunione del Consiglio, comunque effettuabile, piuttosto che offrire una condizione abitativa dignitosa e vivibile alla presenza pressoché quotidiana del Presidente a Roma.

Dal 3 al 5 settembre prossimo, in un ritiro di tutti i componenti della Direzione presso una struttura monastica nei dintorni di Roma, all’interno della fitta e corposa agenda di lavori, troveremo di certo dieci minuti per esaminare serenamente l’ipotesi e decidere in piena coscienza e assoluta libertà individuale.

La Direzione di luglio, visto il disciplinare di gara, ha approvato all’unanimità la costituzione della commissione che provvederà all’aggiudicazione, prevista per il 31 agosto prossimo, con le seguenti modalità:

Le offerte pervenute saranno sottoposte all’esame della Commissione che provvederà a:

  • Acquisire le password di apertura dei files contenenti le offerte che verranno fornite dagli offerenti soltanto dopo la scadenza dei termini di presentazione, come appresso indicato;
  • Eseguire una verifica preliminare del rispetto dei termini e delle formalità di presentazione delle offerte e dell’integrità e regolarità dei files pervenuti;
  • Controllare la documentazione presentata, inclusa attestazione di avvenuto sopralluogo, e procedere all’ammissione delle ditte la cui documentazione risulti regolare;
  • Provvedere all’apertura dei files contenenti le offerte economiche;
  • aggiudicare l’appalto, sulla base del ribasso percentuale maggiore, più prossimo al valore determinato dalla media aritmetica dei ribassi percentuali di tutte le offerte ammesse, con esclusione del venti percento, rispettivamente, delle offerte di maggior ribasso e di quelle di minor ribasso, arrotondando all’unità inferiore.

L’aggiudicazione sarà possibile solo in presenza di almeno cinque offerte ammesse ai sensi del presente disciplinare di gara.

In caso di offerta con più di tre decimali saranno considerati solo i primi tre decimali.

In caso di discordanza tra l’importo in cifre e in lettere, l’aggiudicazione avverrà in base al ribasso percentuale indicato in lettere.

In caso di offerte vincenti a pari merito, si procederà all’affidamento dell’appalto per sorteggio.

La Committente si riserva la facoltà di non procedere all’aggiudicazione se nessuna offerta risulti conveniente o idonea in relazione all’oggetto dell’appalto, ovvero in presenza di meno di cinque offerte ammesse, come prima specificato.

Nelle giornate del 3, 4 e 5 agosto gli incaricati di nove ditte interessate all’appalto hanno effettuato il sopralluogo nei locali della sede, guidati dall’arch.Quintiliani e ora attendiamo l’invio delle offerte che ci auguriamo numerose, fruttuose e convenienti, in modo da procedere senza intoppi all’aggiudicazione, alla quale seguirà un complesso momento di definizione e stipula del contratto e di predisposizione delle varie fasi lavorative che dovranno necessariamente svolgersi per settori distinti e tempi separati, in modo da continuare a garantire sempre, ogni giorno dell’anno, la funzionalità e l’operatività della nostra struttura nazionale.

Durante lo svolgimento di tutta questa complessa procedura, ho sempre sentito forte la vicinanza dei componenti della Direzione e mi sono avvalso in maniera continuativa del sostegno e dell’aiuto concreto della vicepresidente UICI Linda Legname e del vicepresidente Irifor Vincenzo Massa ai quali non ho ancora trovato modo, occasione e tempo di dire grazie. La loro presenza pressoché quotidiana mi ha sollevato da molte incombenze che ho appoggiato sulle loro spalle, dove ho trovato sempre una sponda collaborativa preziosa che ha facilitato il mio lavoro e lo svolgimento delle attività dell’intera struttura associativa nazionale.

Giunto al termine di questa lunga esposizione, nel timore di essere incorso comunque in qualche imprecisione di memoria, sfinito da una fatica espositiva durata almeno un paio di giorni, nel respingere con sdegno ogni insinuazione e illazione, ricordo che l’Unione è sottoposta ogni momento alle verifiche dell’Organo di Controllo, almeno mensilmente alle osservazioni e agli accertamenti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ogni anno all’opera ispettiva della Corte dei Conti.

E detto questo, credo di non dover aggiungere altro e di non dover prendere lezioni in materia di trasparenza e regolarità delle procedure, tanto meno da chi si protegge dietro lo schermo un po’ iipocrita del dibattito.

Trasparenza non significa sospetto. Dibattito non vuol dire illazione. Democrazia non è l’equivalente di insinuazione.

Sospetto, illazione e insinuazione, in tempi non tanto lontani, portavano dritto dritto dinanzi al collegio dei probiviri.

Oggi è tutta un’altra vita.

Mario Barbuto

Pubblicato il 23/08/2021.

Visite guidate rivolte alle persone cieche o ipovedenti presso Castel dell’Ovo

Abbiamo ricevuto richiesta da parte del Segretariato regionale MiC per la Campania di promuovere visite guidate rivolte alle persone cieche o ipovedenti presso Castel dell’Ovo in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (GEP), manifestazione promossa dal 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee. L’obiettivo è di rafforzare lo stretto legame tra i luoghi della cultura con i rispettivi territori e con le loro identità culturali.

      Per l’anno 2021 le GEP si svolgeranno il 25 e il 26 settembre pp.vv. e, per l’occasione, il Segretariato regionale MiC per la Campania ha programmato, di concerto con il SAAD, quattro visite guidate a Castel dell’Ovo, dove ha anche sede l’Istituto, proponendo un percorso di conoscenza multisensoriale. Per ciascuna giornata saranno proposte due visite guidate durante le ore mattutine, con partenza alle ore 9.30 e alle ore 11.30.

      Le visite saranno contingentate e limitate a un massimo di 15 persone, aperte al pubblico e su prenotazione. Il personale Segretariato provvederà, inoltre, a garantire il rispetto delle norme vigenti di contenimento epidemiologico assicurando le eventuali disposizioni di sicurezza che l’Ente riterrà opportuno indicare ad integrazione.

     I gruppi interessati dovranno prenotarsi entro e non il 31 agosto rivolgendosi a – saad.progetti@unisob.na.it

      Ricordiamo che, utilizzando la stessa mail, è, altresì, possibile richiedere informazioni per poter organizzare altre visite presso i musei che hanno aderito alla rete “Campania tra le mani” di cui anche la nostra Unione fa parte.

Monopattini elettrici – Audizione presso la IX commissione della Camera dei deputati

Autore: Mario Barbuto - Presidente Nazionale

Trasporti, Poste e telecomunicazioni

AC 2675, Rosso e altri.

L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti che rappresenta e tutela per legge e per statuto i Diritti e gli interessi delle persone non vedenti, ipovedenti e con disabilità aggiuntive, in relazione al tema, dinanzi a questa onorevole commissione parlamentare, desidera evidenziare alcuni elementi di criticità e proporre qualche spunto di orientamento per una disciplina del monopattino elettrico quale veicolo di locomozione urbana.

Rimane fermo il giudizio di positività circa l’estensione dell’uso del monopattino in ambito urbano per favorire la mobilità sostenibile e la semplificazione del traffico veicolare delle nostre città. Tale giudizio si alimenta con numerose ragioni già evidenziate in maniera opportuna in questo e in altri ambiti di discussione, sulle quali non riteniamo sia necessario insistere oltre.

La diffusione tanto rapida del mezzo, tuttavia, ha determinato una progressiva crescita delle criticità dovute in parte a una mancanza di normativa specifica, in parte a una incomprensibile trascuratezza nell’osservanza delle disposizioni comunque vigenti. Il monopattino, infatti, già è assoggettato alla disciplina che regola l’impiego e la circolazione dei velocipedi che purtroppo, però, quasi mai viene invocata, rispettata e fatta rispettare.

L’assenza di norme specifiche, l’inosservanza di quelle comunque esistenti e il vorticoso sviluppo del mezzo nelle nostre città hanno causato e causano due ordini di problematiche legate alla pericolosità di un uso improprio:

– Pericolosità dovuta alla silenziosità del veicolo, alla sua possibile velocità, all’indeterminatezza degli spazi e delle aree entro cui la sua circolazione sia consentita.

– Pericolosità dovuta a modalità di parcheggio del tutto prive di regole. Vere e proprie forme di abbandono del mezzo sui marciapiedi che dovrebbero essere dedicati esclusivamente o in grande prevalenza alla viabilità pedonale.

Entrambe le ragioni di pericolo sopra elencate, hanno già causato vari incidenti alle persone con disabilità visiva, qualcuno anche grave, con necessità di intervento sanitario presso il pronto soccorso.

Senza pretesa di anticipare e suggerire le soluzioni più idonee che rimangono comunque nella prerogativa di questa commissione e del Parlamento, abbiamo apprezzato il metodo di lavoro istruttorio basato sul confronto con le associazioni dei cittadini e degli altri soggetti interessati al tema, tra i quali le aziende di distribuzione o noleggio del monopattino con le quali risulta quanto mai opportuna l’instaurazione di un dialogo permanente di lavoro.

Tra le azioni di maggiore efficacia da porre in essere, segnaliamo:

Campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte agli utilizzatori di monopattini per un uso virtuoso e consapevole del mezzo.

Misure volte a scoraggiare i comportamenti non virtuosi, già adottate da alcune amministrazioni comunali, d’intesa soprattutto con i gestori dello sharing.

Presenza sul veicolo sia di segnalatore acustico, sia di limitatore di velocità. In particolare, la segnalazione acustica obbligatoria è già stata adottata per le auto elettriche, confermando la necessità di dare rilievo e soluzione al tema della silenziosità dei mezzi circolanti su strada.

Definizione e delimitazione delle aree di transito e degli spazi di parcheggio del monopattino, compatibilmente con le esigenze di pedonalità urbana sicura e sostenibile disciplinata da regolamenti comunali.

Divieto assoluto di percorrenza sui marciapiedi dedicati alla mobilità pedonale.

Adozione di adeguate sanzioni da parte della Polizia Urbana in presenza di violazione di norme.

Confidiamo in una soluzione rapida e adeguata, magari non la migliore in assoluto, ma la più efficace e celere possibile, per mettere fine alle situazioni di criticità e di condizionamento grave del Diritto alla mobilità da parte di tutti i cittadini, soprattutto in presenza di deficit sensoriali gravi quali la disabilità visiva, alcuni dei quali oggi risultano condizionati a tal punto dalla paura di rimanere vittime di incidenti da monopattino da sentirsi costretti a ridurre o addirittura evitare del tutto ogni loro uscita dalla propria abitazione in modalità di mobilità autonoma.

Mario Barbuto – Presidente Nazionale

Venticinquesima edizione del concorso “Beretta-Pistoresi”

      È indetto il concorso per l’assegnazione delle borse di studio “Beretta-Pistoresi”, giunto, quest’anno, alla venticinquesima edizione.

      La selezione è riservata ai Soci della nostra Unione che si siano diplomati o laureati tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2020 e che, alla predetta data del 31 dicembre, non abbiano compiuto i quaranta anni di età.

      Il termine ultimo per la presentazione delle domande di partecipazione è fissato al 31 ottobre 2021.

     Di seguito il bando del concorso:

BANDO DI CONCORSO PER L’ASSEGNAZIONE
DELLE BORSE DI STUDIO “BERETTA – PISTORESI”

Art. 1. Natura del concorso
In esecuzione delle volontà testamentarie di Lidia Teresa Beretta ed Elena Pistoresi, l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti bandisce annualmente quattro borse di studio per i Soci che, nell’anno solare precedente, abbiano conseguito titoli di studi di secondo o terzo livello. Le borse sono assegnate per merito, mediante concorso articolato in quattro sezioni.

Art. 2. Requisiti di ammissione e causa di esclusione
Alla corrente edizione del concorso, possono partecipare gli iscritti all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti che alla data del 31 dicembre 2020 non abbiano compiuto i quaranta anni di età e che, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2020, abbiano conseguito uno dei seguenti titoli:
A. Diploma di istruzione secondaria superiore;
B. Diploma accademico, di primo o secondo livello, rilasciato da conservatorio di musica o da istituto musicale autorizzato;
C. Laurea (L);
D. Laurea magistrale (LM).

Art. 3. Causa di esclusione
I Soci che, in precedenti edizioni del concorso, si siano aggiudicata una borsa di studio sono esclusi dalla possibilità di concorrere nuovamente per la medesima borsa.

Art. 4. Borse di studio
Sono bandite:
A. Una borsa del valore di 1.000,00 Euro per i Soci che abbiano conseguito diploma di istruzione secondaria superiore;
B. Una borsa del valore di 1.500,00 Euro per i Soci che abbiano conseguito laurea;
C. Una borsa del valore di 2.000,00 Euro per i Soci che abbiano conseguito diploma accademico di primo o secondo livello, rilasciato da conservatorio di musica o da istituto musicale autorizzato;
D. Una borsa del valore di 2.500,00 Euro per i Soci che abbiano conseguito laurea magistrale.

Art. 5. Presentazione delle domande di partecipazione
Le domande di partecipazione vanno presentate entro il 31 ottobre 2021, tramite raccomandata postale o posta elettronica certificata, indirizzata a:

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Sede Nazionale
Via Borgognona, 38 – 00187 Roma
archivio@pec.uiciechi.eu.

Nella domanda di partecipazione, i concorrenti devono indicare la tipologia di borsa di studio alla quale desiderano candidarsi e dichiarare i seguenti elementi:

  • cognome e nome;
  • luogo e data di nascita;
  • residenza;
  • iscrizione all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, numero di tessera e Sezione Territoriale di appartenenza;
  • titolo di studio, anno di conseguimento e istituzione rilasciante;
  • voto di diploma o di laurea;
  • votazioni riportate al primo quadrimestre dell’ultimo anno di scuola, se in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore;
  • votazioni riportate agli esami previsti nei piani di studio, se in possesso di laurea, di diploma accademico musicale o di laurea magistrale.

I concorrenti devono, altresì, dichiarare di candidarsi a una borsa di studio di cui non sono mai risultati vincitori in precedenti edizioni del concorso.
Devono, infine, indicare un recapito telefonico e l’indirizzo di posta ordinaria o di posta elettronica presso il quale desiderano ricevere le comunicazioni relative al concorso.
Per la firma in calce alla domanda non occorre autenticazione.
Le domande incomplete o pervenute oltre il termine saranno escluse, a giudizio insindacabile della commissione esaminatrice.

Art. 6. Commissione esaminatrice
La Commissione esaminatrice è costituita dal Presidente Nazionale dell’Unione, o da un suo delegato, e da due componenti, nominati dalla Direzione Nazionale della stessa Unione.
La Commissione forma quattro distinte graduatorie di merito, sulla base dei punteggi di diploma o di laurea, e, in caso di parità, sulla base della media delle votazioni riportate al primo quadrimestre dell’ultimo anno di scuola o agli esami previsti nei piani di studio, universitari, accademici o magistrali.

Art. 7. Proclamazione dei vincitori
Sulla base delle risultanze espresse dalla commissione esaminatrice, la Direzione Nazionale proclama vincitori delle borse di studio i concorrenti collocati al primo posto nelle quattro graduatorie di merito.
Gli esiti del concorso sono resi pubblici mediante i canali informativi dell’Unione e sono comunicati personalmente ai singoli concorrenti, all’indirizzo di posta ordinaria o elettronica indicato nella domanda.
I vincitori delle borse di studio sono tenuti a comprovare la regolarità delle dichiarazioni rese nelle domande di partecipazione.
Entro trenta giorni dalla comunicazione dei risultati concorsuali, ciascun vincitore farà pervenire all’indirizzo dell’Unione già indicato, mediante raccomandata postale o posta elettronica certificata, con certificazione in originale o copia autenticata:

  • titolo di studio e anno di conseguimento;
  • voto di diploma o di laurea;
  • votazioni riportate al primo quadrimestre dell’ultimo anno di scuola, se vincitore della borsa riservata ai Soci con diploma di istruzione secondaria superiore;
  • votazioni riportate agli esami previsti nel piano degli studi, se vincitore della borsa riservata ai Soci in possesso di laurea, di diploma accademico musicale o di laurea magistrale.

Il vincitore che non produca la certificazione richiesta, o le cui dichiarazioni risultino in tutto o in parte non veritiere, decade dal beneficio.
In tal caso, si procederà alla proclamazione di altro vincitore, secondo l’ordine della graduatoria di merito.

Art. 8. Responsabilità
La partecipazione al concorso implica l’accettazione senza riserve del presente regolamento.
Spetta esclusivamente alla Direzione Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti il giudizio finale sui casi controversi e su quanto non espressamente previsto.

Art. 9. Trattamento dei dati personali
Tutte le informazioni raccolte nell’ambito del presente concorso saranno tutelate ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.

Comunicazione del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale

Comunicazione del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale inerente alla vaccinazione in favore dei Volontari del Servizio civile universale.

            Con “comunicazione” del 23 luglio u. s., pubblicata sul proprio sito, il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, facendo riferimento alla “comunicazione della Struttura di supporto commissariale per l’emergenza COVID-19 del 7 giugno u.s.”, fornisce alcune indicazioni affinché si giunga alla somministrazione del vaccino Anti COVID-19 ai volontari del servizio civile universale di cui alla legge n. 64/2001 e al decreto legislativo n. 40/2017, tutti di età compresa tra i 18 e i 28 anni.

Più in particolare il Dipartimento – in attuazione di quanto previsto nella citata nota commissariale – evidenzia che la vaccinazione è essenziale per gli operatori volontari impegnati in progetti afferenti a programmi di intervento attivi nel settore dell’assistenza, in ambiti di azione riconducibili al “Sostegno, inclusione e partecipazione delle persone fragili nella vita sociale e culturale del Paese” e alla “Tutela del diritto alla salute per favorire l’accesso ai servizi e garantire l’autonomia e il benessere delle persone”, in strutture preposte all’assistenza sanitaria e socio-sanitaria e dedicate alla “cura” dei fragili.

Pertanto, laddove le strutture regionali non abbiano già intrapreso o pianificato le attività di somministrazione dei vaccini per i volontari attualmente in servizio, o di prossimo impiego, si rappresenta l’urgenza di provvedere a rendere operativa tale indicazione. In particolare si legge nell’avviso dipartimentale che la soluzione più idonea sotto il profilo organizzativo, per accelerare le relative procedure, sia che tutte le sedi territoriali di attuazione progetto segnalino direttamente alle competenti strutture sanitarie regionali i nominativi degli operatori volontari già in servizio, o di prossimo impiego, da sottoporre a vaccinazione, dopo aver acquisito il loro consenso.

Il presente comunicato dovrà essere portato a conoscenza di tutti gli operatori volontari.